Il popolo palestiense: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, a un giornale olandese nel 1974: il popolo palestinese non esiste, il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte.



Pallywood

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I palestinesi e i bambini

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Hamas Exploitation of Civilians as Human Shields

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Sempre con Israele!!!

Sempre con Israele!!!

Gilad Shalit

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mercoledì 25 novembre 2009

E se si potesse risolvere così la questione?

Israeli Dog Vs. Arab Dog

The Israelis and Arabs realized that if they continued fighting, they would someday end up destroying the whole world, so they decided to settle their dispute with an ancient practice: a duel of two, like David and Goliath. This time it would be a dog fight. The negotiators agreed each side would take five years to develop the best fighting dog they could. The dog that won the fight would earn its people the right to rule the disputed areas. The losing side would have to lay down its arms for good.
The Arabs found the biggest, meanest Dobermans and Rottweilers in the world.
They bred them together and then crossed their offspring with the meanest Siberian wolves.
They selected only the biggest, strongest puppy of each litter, fed it the best food and killed all the other puppies.. They used steroids and trainers in their quest for the perfect killing machine.
After the five years were up, they had a dog that needed iron prison bars on its cage. Only expert trainers could handle this incredibly nasty, ferocious beast. When the day of the big dog-fight finally arrived, the Israelis showed up with a very strange animal, a Dachshund that was 10 feet long.
Everyone at the dog-fight arena felt sorry for the Israelis. No one there seriously thought this weird, odd-looking animal stood any chance against the growling beast over in the Arab camp. The bookies all took one look and predicted the Arab dog would win in less than a minute.
The cages were opened.
The Dachshund slowly waddled toward the center of the ring.
The Arab dog leaped from his cage and charged the giant wiener-dog. As he got to within an inch of the Israeli dog, the Dachshund opened its jaws and swallowed the Arab ast whole in one bite. There was nothing left but a small puff of fur from the Arab killer-dog's tail floating to the ground.
The stunned crowd of international observers, bookies and media personnel let out a collective gasp of disbelief and surprise.
The Arabs approached the Israelis, muttering and shaking their heads in disbelief. "We do not understand," said their leader, "our top scientists and breeders worked for five years with the meanest, biggest Dobermans, Rottweillers and Siberian wolves. They developed an incredible killing machine of a dog".
The Israeli General replied.
"Well, for five years we have had a team of Jewish plastic surgeons in Beverly Hills, California, working to make an alligator look like a Dachshund."



Il nano pazzo colpisce ancora...

Per la serie: come ti rivoluziono l'ONU o la democrazia ... questa sconosciuta riporto la seguente notizia che testimonia, caso mai ce ne fosse bisogno, il grado di "democrazia" e civiltà" del dittatore iraniano.

Gerusalemme, 22 Novembre 2009 – Il ministro degli esteri iraniano avrebbe offerto una ingente somma di denaro alle Isole Salomone perché il piccolo Stato di Oceania smetta di appoggiare Israele alle Nazioni Unite. È quanto risulterebbe da un rapporto ottenuto dal ministero degli esteri israeliano. A seguito dell’offerta, le Isole Salomone avrebbero cambiato il loro atteggiamento verso Israele fino a votare a favore dell’adozione del rapporto Goldstone.


(Fonte: Israele.net)

lunedì 23 novembre 2009

1.000 terroristi per liberare Gilad!

Alla fine i criminali di hammaz hanno gettato in tavola le loro carte: per liberare Gilad Shalit, il soldato che i terroristi rapirono 3 anni e mezzo fa in territorio israeliano, pretendono che Israele scarceri 1.000 (dico MILLE) terroristi!
I criminali giocano su vari livelli senza dubbio:
innanzi tutto mirano ad ottenere il massimo da Israele, ben sapendo quanto sia importante per il popolo israeliano e per il governo ottenere il ritorno a casa di Gilad, per accreditarsi come vincitori agli occhi della popolazione palestinese;
e in secondo luogo vogliono ottenere un successo nei confronti di Israele, dopo la sonora batosta subita con l'Operazione Cast Lead, prima dello svolgimento delle elezioni palestinesi.

Per Israele è un dovere morale fare di tutto per riportare a casa il suo soldato rapito: nessuno viene lasciato indietro, e questo viene ritenuto una debolezza dagli arabi che invece non tengono in alcuna considerazione la loro stessa vita (si massacrano tranquillamente senza farsi troppi problemi) e anzi dichiarano apertamente anche nelle loro moschee di "amare la morte più di quanto voi amate la vita".
Per Israele e per la religione ebraica, ogni signola vita è importante, e va protetta e difesa, la differenza è sempre e solo tutta qui: da una parte c'è chi ama e dall'altra c'è chi odia.

ONORE A ISRAELE!
FREE GILAD SHALIT!
FREE RON ARAD!


"Contesi, non occupati. Così si insegna la storia" Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&sez=120&id=32167

"Restituisci subito questo giocattolo a Filippo!" Il povero bambino cui viene rivolta questa intimazione dirà "sì mamma", oppure "no" e si prenderà un rimbrotto, oppure si metterà a piangere, sentendo di essere oggetto di un'ingiustizia, perché il giocattolo è suo, non di Filippo, cui per qualche ragione la madre ritiene di darlo a lui, perché è più piccolo, o figlio di un amica, o perché vuole che il suo bambino impari a essere "buono". Il bambino potrà piangere e rifiutarsi ma difficilmente sarà in grado di capire di essere stato incastrato da un meccanismo linguistico di "presupposizione" che gli studiosi di pragmatica chiamano "implicatura". Qualcosa che si debba "restituire" infatti per definizione appartiene all'altro. Per citare il classico esempio di Bertarand Russell, se io dico "l'attuale re di Francia è calvo", voi potete accettare questa frase come vera o negarla come falsa, ma anche in questo caso l'esistenza di un re di Francia è data per scontata.


Perché vi racconto questi scampoli di filosofia del linguaggio (che dopotutto è il mio mestiere?) Perché la propaganda funziona spesso a questo livello. Il caso dei territori e del blocco delle costruzioni negli insediamenti funziona assolutamente in questa maniera. I palestinesi chiedono che siano loro "restituiti" i territori "occupati", che siano bloccati o addirittura abbattuti gli insediamenti "abusivi", o in maniera più colorita e efficace sul piano propagandistico le "colonie". Israele rifiuta di farlo e rimanda la questione a una trattativa di pace. Ma come il bambino che non vuole "restituire" il giocattolo a chi non è affatto il suo vero proprietario, così in questo caso resta stabilito nel discorso che i palestinesi avrebbero "diritto" ai territori, ne sarebbero i "legittimi" proprietari. Si parli di Gilo e dei suoi appartamenti, di case rubate dagli arabi ai loro proprietari ebrei fra il '49 e il '67 e restituite dai tribunali ai loro legittimi proprietari, della presenza ebraica a Ebron, che è durata ininterrottamente da quattromila anni fino ai pogrom del '29: dappertutto sembra che gli arabi abbiano un diritto esclusivo a tutto ciò che sta al di là della linea di armistizio del '49, la famosa linea verde e che gli ebrei di lì debbano assolutamente sparire.

Ci sono mille ragioni per negare questa pretesa, oltre ai diritti storici di un ininterrotto legame molte volte millenario:
  • che la "linea verde" è una linea armistiziale non diversa da quella stabilita alla fine della guerra del '67;
  •  che non c'era prima in quei territori né c'è mai stato uno Stato palestinese cui essi sarebbero stati sottratti,
  • che Giordania ed Egitto li occuparono alla fine del mandato britannico contro la decisione dell'Onu;
  •  che essi furono nel '67 fra gli stati aggressori contro Israele e che il diritto internazionale all'autodifesa implica anche il trasferimento di territori a scopi difensivi;
  • che la deliberazione della Società della Nazioni che diede inizio al mandato britannico negli anni Venti riguardava l'intero territorio di Israele, West Bank e Gaza e Giordania e che una divisione fu fatta allora dagli inglesi;
  • che il comportamento aggressivo e terrorista delle organizzazioni palestinesi, il loro rifiuto di accettare davvero il diritto di Israele e la loro incapacità di esercitare quel monopolio delle armi che è il presupposto di ogni Stato richiede il controllo sul territorio, eccetera eccetera.   

 Il fatto fondamentale è che lo stato giuridico dei Territori non è di essere "occupati", ma di essere "contesi" e destinati a essere attribuiti con una trattativa fra stati interessati.

Ma qui scatta la presupposizione, l'implicatura o l'"effetto giocattolo", debitamente alimentato non solo dalla propaganda palestinese ma anche da tutti coloro che in Occidente ritengono che gli arabi vadano favoriti in quanto sono "più deboli", "Terzo mondo vittima del colonialismo" o più cinicamente perché controllano il petrolio. Questa valutazione è chiaramente stata accettata dai mezzi di comunicazione e dal loro pubblico: tutti credono che Israele si rifiuti di "restituire" ai palestinesi quel che è "loro".

Noi siamo adulti, non abbiamo le difficoltà di espressione del bambino del mio esempio. Dobbiamo quindi non solo discutere il rifiuto di Israele di sottoporsi alle pressioni di chi vuole che "restituisca" le "colonie"; ma non stancarci mai di spiegare e rispiegare perché il senso implicito del "restituire" è sbagliata sul piano storico, giuridico e morale, perché non vi è alcun "diritto" di cui i palestinesi siano titolari sul territorio conteso, ma solo una pretesa.

Ugo Volli

Minacce iraniane

Ci risiamo, gli scagnozzi del nano pazzo di Teheran riprendono a minacciare Israele: il generale Ahmad Mighani, comandante dell’unità di difesa antiaerea, ha dichiarato che «Risponderemo a eventuali attacchi contro i nostri siti nucleari colpendo gli interessi israeliani e americani nella regione».
Da domenica sono in corso in Iran delle imponenti manovre militari che hanno lo scopo di coordinare al meglio le forze della difesa antiaerea, i Guardiani della Rivoluzione e i famigerati Basiji che tanto si sono distinti nella feroce repressione delle proteste anti Ahmadinejad per la difesa dei siti nucleari iraniani.
Prendere atto di queste minacce è un dovere da parte di Israele: l'Iran è un pericolo, il suo dittatore pazzo è un pericolo per Israele e per la pace nel mondo.

domenica 22 novembre 2009

Ancora razzi! Per chi non lo sapese....

Sabato mattina, i soliti bastardi criminali di hammazz hanno bombardato Israele con i loro fottuti razzi: obiettivo la città di Sderot.
In risposta a questo vile attacco, le forze aeree israeliane hanno distrutto due fabbriche clandestine di armi nel nord e nel centro di Gaza e un tunnel nella zona di Rafah.
Dalla fine dell'Operazione Cast Lead sono stati 270 i razzi e i colpi di mortaio con i quali i criminali di hammazz hanno bombardato Israele: nell'anno precedente i razzi erano stati 3300. Nell'ultimo mese ne sono stati sparati 15.
Israele non può e non deve tollerare alcun attacco contro il suo territorio e i suoi cittadini.


Gaza: “Rapisci un soldato israeliano e vinci 1,4 milioni di dollari”

Gaza, 18 Novembre 2009 – L’associazione Waad, un ente di beneficenza legato a Hamas, che al suo vertice presenta Fathi Hammad, Ministro dell’Interno del Governo (?) di Hamas (anche se altre fonti dicono sia legato a Fatah), offre una taglia di 1,4 milioni di $ a chiunque renda possibile il sequestro di un soldato israeliano. L’organizzazione, che ha sede nella striscia di Gaza, ha inviato e-mail a persone che vivono in Israele sollecitandole a rapire militari a scopo ricatto. L’offerta è arrivata via e-mail anche a vari media palestinesi.

Il direttore del Waad, Usama Kahlout, ha affermato che questa ignobile offerta è in risposta alla proposta effettuata da alcuni gruppi israeliani alla cittadinanza di Gaza, nella quale venivano richieste, dietro ricompensa in denaro, notizie sul soldato israeliano Gilad Shalit, rapito nell’estate del 2006 ed ancora oggi in mano dei terroristi di Hamas.

Tg2 Dossier: Tel Aviv

All'indirizzo sotto indicato potrete vedere il bellissimo servizio di Claudio Pagliara, andato in onda ieri sera su Rai 2.

http://www.tg2.rai.it/dl/tg2/RUBRICHE/PublishingBlock-8f49a286-7527-4264-9979-72b4aca618d8.html

giovedì 19 novembre 2009

Ancora razzi!

Cronache dal fronte:
i criminali terroristi di hammazz, che tanto sono amati dai sinistri PACIFINTI, hanno bombardato Israele con un razzo kassam dalla Striscia di Gaza e fatto esplodere un ordigno contro forze israeliane che pattugliavano il confine a sud di Karni. Durante l'ultimo mese sono tati lanciati circa 15 tra proiettili di mortaio e razzi, contro Israele. In risposta a quest'ultimo attacco, le forze aeree israeliane hanno distrutto una fabbrica di armi e due tunnel utilizzati per il contrabbando nella zona di Rafah.

Israele dovrà sempre rispondere colpo su colpo: per sopravvivere deve mantenere alta la concentrazione perchè in suoi nemici non avranno pietà!

dalemmah non dirigerà la politica estera europea!

L'abbiamo scampata bella: baffino l'ineffabile, quello che andava a braccetto con i terroristi di hezbollah a Beirut è stato sonoramente trombato e non sarà il ministro degli esteri europeo. Nei giorni scorsi diverse voci davano per certa la sua elezione alla nuova carica politica nell'ambito della C.E. e onore più grande per lui non poteva esserci. Invece le cose non sono andate come immaginava. Nonostante l'aiuto promesso dal Presidente del Consiglio Silvio Berlsuconi ( e ora i soliti sinistri diranno che prorpio a causa di questo strano sostegno le cose non sono andate bene) i parlamentari europei hanno preferito una persona di secondo piano per l'ambita poltrona degli esteri.
Che dire, alla fine una giustizia c'è!

VIVA ISRAELE!

martedì 17 novembre 2009

Kolno'a Festival a Roma

E' uiniziato sabato sera e proseguirà fino a mercoledì il Kolno'a Festival di Roma che si svolge alla Casa del Cinema a Villa Borghese.
Interessante manifestazione cinematografica che ci permette di conoscere la cinematografia israeliana da vicino sia attraverso i films (anche famosi come Valzer con Bashir, Lebanon e Il gardino di limoni) che soprattutto attraverso interessantissimi documentari sulla vita in Israele e sul popolo ebraico.
http://www.pitiglianikolnoafestival.com/

sabato 14 novembre 2009

Abbattere il muro dell’odio

di Eldad Beck

Il festival internazionale che ha celebrato il ventesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino ha offerto l’occasione per un rilancio, da parte della oliata macchina propagandista anti-israeliana, della campagna contro la barriera di sicurezza. Una campagna che gode di ampi sostegni in tutto il mondo.


Nella semplicistica percezione di molti europei, già da tempo la barriera difensiva è diventata la nuova versione del Muro di Berlino. Il che ha creato un consenso piuttosto vasto attorno alla richiesta di azioni che portino alla “caduta” del “muro israeliano” in nome dei sacri principi di libertà umana e fratellanza universale.

A fronte di quest’attacco globale, appare dunque necessario chiarire un concetto che, in teoria, dovrebbe essere del tutto ovvio, anche se molti preferiscono ignorarlo: a parte alcuni (scarse) similarità nell’aspetto esteriore, in realtà il Muro di Berlino e la barriera di sicurezza israeliana sono due cose completamente diverse. Il Muro di Berlino teneva separati i membri di una stessa nazione che aspiravano invece – più o meno – a riunirsi in un’unica struttura politica. Viceversa, la barriera di sicurezza segna – più o meno – quello che sarebbe il futuro confine fra due nazioni che non vogliono condividere lo stesso Stato, e che anzi vogliono suddividere in due Stati separati il paese che si trovano a condividere.

È sorprendente come, proprio coloro che per tanto tempo si sono battuti per il diritto dei palestinesi ad un loro Stato, chiedano ora di smantellare la barriera di sicurezza: dopo tutto questa barriera non fa che avvicinare quella divisione geografica e politica del paese che dovrebbe costituire la base per la separazione in due entità statuali. La continua accusa che si tratti di una “barriera da apartheid” svela quali sono le vere ragioni dei propagandisti palestinesi e dei loro sostenitori: che evidentemente non sono davvero interessati a dividere la terra e a coesistere accanto a Israele, quanto piuttosto ad accaparrarsi tutto il paese.

In realtà esiste un altro muro, in Medio Oriente, che i contestatori della barriera di sicurezza si rifiutano di vedere, e contro il quale si guardano bene dal battersi, anche se è questo il muro che davvero perpetua il conflitto tra ebrei e arabi: è il muro dei boicottaggi e dell’isolamento imposto dalla maggior parte del mondo islamico contro Israele sin da quando è nato.

Nonostante i trattati e le notevoli concessioni offerte da Israele nell’intento di promuovere il cammino verso la pace, il muro dell’ostracismo rimane in piedi praticamente intatto. Di più, negli ultimi tempi, in seguito alle lievi aperture che accompagnarono il periodo di Oslo, quel muro è diventato persino più spesso.

Col procedere degli anni, l’eventuale smantellamento di questo muro di ostilità è diventato – anche agli occhi dell’occidente – una sorta di premio che Israele potrà ricevere se e quando aderirà a tutte le richieste degli arabi. E invece le cose andrebbero forse viste in una prospettiva totalmente diversa, e cioè: soltanto l’abbattimento del muro dell’isolamento e dell’ostilità che circonda Israele potrebbe permettere un vero avanzamento del processo di pace; soltanto questo passo promuoverebbe la riconciliazione fra israeliani ed arabi e fra ebrei, musulmani e cristiani.

Finché il muro dell’odio verso Israele resterà in piedi, le parti non potranno nemmeno conoscersi e sarà impossibile contrastare i pregiudizi che alimentano le fiamme del conflitto.

Questo “muro mediorientale” è stato costruito molto tempo prima della barriera di sicurezza israeliana, ed è questo muro il vero responsabile dell’esistenza della barriera difensiva israeliana.

Tutti coloro che sostengono di voler sinceramente promuovere la pace dovrebbero innanzitutto mobilitarsi per la causa dell’abbattimento del muro che isola Israele come ‘conditio sine qua non’ di qualunque processo di riconciliazione: giacché il muro dell’odio contro Israele è il vero erede del Muro di Berlino.

(Da: YnetNews, 11.11.09)

Non ci sono più ebrei nello Yemen.

E' ufficiale: la comunità ebraica dello Yemen ha cessato di esistere dopo che gli Stati Uniti e Israele ne hanno messo in salvo gli ultimi 60 superstiti nel corso di quest'anno.
Datava 2.500 anni la presenza ebraica nello stato della penisola arabica e, come in tutti i luoghi sotto dominio islamico, gli ebrei avevano avuto periodi di alterne forutune, ma le cose erano decisamente peggiorate dopo la nascita di Israele nel 1947, tanto da costringere il nuovo stato a imbastire una complessa operazione di soccorso denominata "tappeto volante", per mettere in salvo oltre 40.000 persone in pochi mesi.
Quello che nessuno vuole ricordare e tenere in evidenza è che mentre gli arabi lamentavano la "cacciata" di 700.00 loro "fratelli" dalle loro terre ad opera di Israele, nello stesso identico momento storico gli arabi cacciavano circa 800.00 ebrei da tutti i paesi del Mediterraneo! Questi però non divenivano dei profughi per diritto divino ed ereditario, ma venivano integrati nel nuovo stato entrando a farne parte come CITTADINI.
L'odio arabo per gli Ebrei e per Israele (da loro visto come un'onta da lavare con il sangue) non ha permesso a suo tempo di giungere ad un accordo: potrà permetterlo ora dopo altri 60 anni di violenze?

venerdì 13 novembre 2009

Maccabi Tel-Aviv vs Virtus Roma 92 a 90!

Ieri il Maccabi Tel-Aviv ha battuo la Virtus Roma per 92 a 90 al termine di un tempo supplementare.
Gara piena di errori da parte di entrambe le squadre specie nei tiri da tre e nei rimbalzi sia in difesa che in attacco. La compagine israeliana ha chiuso il primo quarto in parità 17 a 17, poi ha provato ad allungare ma Roma ha cercato di tenere testa e è passata in vantaggio ache di otto punti. Il Maccabi recuperava nel finale del tempo regolamentare con un canestro da tre di Wisniewski che fissava il punteggio sul 73 pari. Nel tempo supplementare il Maccabi e la Virtus non entusiasmano per il gioco ma, grazie ai rimbalzi finalmente efficaci e ai tiri da tre che entrano a canestro, gli israeliani arrivano al 90 pari e, con due tiri liberi che Eidson non fallisce, si aggiudicano la vittoria.

mercoledì 11 novembre 2009

Relazione del Gen. Ashkenazi sul riarmo dei terroristi

Il Comandante in capo dell'Esercito Israeliano, generale Gabi Ashkenazi, durante una riunione del Comitato Affari Esteri e Difesa, ha comunicato che hezbollah è in possesso di decine di migliaia di missili, e una piccola percentuale di questi è in grado di coprire un raggio di 300 chilometri. Ha inoltre confermato che durante il periodo di relativa calma dei mesi precedenti, al confine nord e a Gaza, hammaz e hezbollah si sono costantemente riarmate con missili e razzi.
Inoltre ha reso noto che le due nuove batterie antimissili del sistema difensivo Iron Dome, appositamente stdiato per contrastare i razzi Katyusha e i Qassam, sarà operativo nel 2011.

Ricordo del discorso di Herzog all'Assemblea dell'ONU

129. Statement in the General Assembly by Ambassador Herzog on the item "Elimination of all forms of racial discrimination", 10 November 1975.

Immediately after the adoption of Resolution 3379, Ambassador Herzog rose to denounce the resolution, those who voted for its adoption and expounded at length on the origin and meaning of Zionism. He said that Israel was not bound by this resolution and will not abide by it. Text:

It is symbolic that this debate, which may well prove to be a turning point in the fortunes of the United Nations and a decisive factor as to the possible continued existence of this Organization, should take place on 10 November. This night, 37 years ago, has gone down in history as the Kristallnacht, or the Night of the Crystals. This was the night of 10 November 1938 when Hitler's nazi stormtroopers launched a co-ordinated attack on the Jewish community in Germany, burnt the synagogues in all the cities and made bonfires in the streets, of the Holy Books and the Scrolls of the Holy Laws and the Bible. It was the night when Jewish homes were attacked and heads of families were taken away, many of them never to return. It was the night when the windows of all Jewish businesses and stores were smashed, covering the streets in the cities of Germany with a film of broken glass which dissolved into millions of crystals, giving that night the name of Kristallnacht, the Night of the Crystals. It was the night which led eventually to the crematoria and the gaschambers, to Auschwitz, Birkenau, Dachau, Buchenwald, Theresienstadt, and others. It was the night which led to the most terrifying holocaust in the history of man.

It is indeed fitting, that this draft, conceived in the desire to deflect the Middle East from its moves towards peace, and born of a deep, pervading feeling of anti-Semitism, should come up for debate on this day which recalls one of the tragic days in one of the darkest periods of history. It is indeed fitting that the United Nations, which began its life as an anti-Nazi Alliance, should, 30 years later, find itself on its way to becoming the world centre of anti-Semitism. Hitler would have felt at home on a number of occasions during the past year, listening to the proceedings in this form and, above all, to the proceedings during the debate on Zionism.

It is a sobering reflection indeed to consider to what this body has been dragged down, if we are obliged today to contemplate an attack on Zionism. For this attack constitutes not only an anti-Semitic attack of the foulest type, but also an attack in this world body on Judaism, one of the oldest-established religions in the world, a religion which has given the world the human values of the Bible, a religion, from which two other great religions, Christianity and Islam, sprang - a great and established religion that has given to the world the Bible with its Ten Commandments; the great prophets of old, Moses, Isaiah, Amos; the great thinkers of history, Maimonides, Spinoza, Marx, Einstein; many of the masters of the arts; and as high a percentage of Nobel Prize winners in the world, in the sciences, the arts and the humanities, as has been achieved by any other people on earth.

One can but ponder and wonder at the prospect of countries, which consider themselves to be part of the civilized world, joining in this first organized attack on an established religion since the Middle Ages. Yes, to these depths are we being dragged by those who propose this draft resolution to the Middle Ages.
The draft resolution before the Third Committee was originally a resolution condemning racism and colonialism, a subject on which consensus could have been achieved, a consensus which is of great importance to all of us and to our African colleagues in particular. However, instead of this being permitted to happen, a group of countries, drunk with the feeling of power inherent in the automatic majority, and without regard to the importance of achieving a consensus on this issue, railroaded the Committee in a contemptuous manner by the use of the automatic majority, into bracketing Zionism with the subject under discussion. Indeed, it is difficult to speak of this base move with any measure of restraint.
I do not come to this rostrum to defend the moral and historical values of the Jewish people. They do not need to be defended. They speak for themselves. They have given to mankind much of what is great and eternal. They -have done for the spirit of man more than can readily be appreciated in a forum such as this one.
I come here to denounce the two great evils which menace society in general and a society of nations in particular. These two evils are hatred and ignorance. These two evils are the motivating force behind the proponents of this draft resolution and their supporters. These two evils characterize those who would drag this world organization, the idea of which was first conceived by the prophets of Israel, to the depths to which it has been dragged today.

The key to understanding Zionism lies in its name. In the Bible, the westernmost of the two hills of ancient Jerusalem was called Zion. The period was the tenth century B.C. In fact, the name "Zion" appears 152 times in the Old Testament referring to Jerusalem. The name is overwhelmingly a poetic and prophetic designation. The religious and emotional qualities of the name arise from the importance of Jerusalem as the Royal City and the City of the Temple. "Mount Zion" is the place where God dwells according to the Bible. Jerusalem or Zion, is a place where the Lord is King according to Isaiah, and where he has installed his King David, as quoted in the Psalms.

King David made Jerusalem the capital of Israel almost 3,000 years ago, and Jerusalem has remained the capital ever since. During the centuries the term "Zion" grew and expanded to mean the whole of Israel. The Israelites in exile could not forget Zion.

The Hebrew psalmist sat by the waters of Babylon and swore "If I forget thee, 0 Jerusalem, let my right hand forget her cunning". This oath has been repeated for thousands of years by Jews throughout the world. It is an oath which was made over 700 years before the advent of Christianity, and over 1,200 years before the advent of Islam.

In view of all these connotations, Zion came to mean the Jewish homeland, symbolic of Judaism, of Jewish national aspirations.

Every Jew, while praying to his God, wherever he is in the world, faces towards Jerusalem. These prayers have expressed for over 2,000 years of exile the yearning of the Jewish people to return to its ancient homeland, Israel. In fact, a continuous Jewish presence, in larger or smaller numbers, has been maintained in the country over the centuries.

Zionism is the name of the national movement of the Jewish people and is the modern expression of the ancient Jewish heritage. The Zionist ideal, as set out in the Bible, has been, and is, an integral part of the Jewish religion.

Zionism is to the Jewish people what the liberation movement of Africa and Asia have been to their peoples. Zionism is one of the most stirring and constructive national movements in human history. Historically, it is based on a unique and unbroken connection, extending some 4,000 years, between the People of the Book and the Land of the Bible.

In modern times, in the late 19th century, spurred by the twin forces of anti-Semitic persecution and nationalism, the Jewish people organized the Zionist movement in order to transform its dream into reality. Zionism, as a political movement, was the revolt of an oppressed nation against the depredations and wicked discrimination and oppression of the countries in which anti-Semitism flourished. It is indeed no coincidence at all, and not surprising, that the sponsors and supporters of this draft resolution include countries which are guilty of the horrible crime of anti-Semitism and discrimination to this very day.

Support for the aim of Zionism was written into the League of Nations Mandate for Palestine, and was again endorsed by the United Nations in 1947, when the General Assembly voted by an overwhelming majority for the restoration of Jewish independence in our ancient land.

The re-establishment of Jewish independence in Israel, after centuries of struggle to overcome foreign conquest and exile, is a vindication of the fundamental concepts of the equality of nations and of self-determination. To question the Jewish people's right to national existence and freedom, is not only to deny to the Jewish people the right accorded to every other people on this globe but is also to deny the central precepts of the United Nations.

For Zionism is nothing more - and nothing less - than the Jewish people's sense of origin and destination in the land, linked eternally with its name. It is also the instrument whereby the Jewish nation seeks an authentic fulfilment of itself. And the drama is enacted in the region in which the Arab nation has realized its sovereignty in 20 States, comprising a hundred million people in four and a half million square miles, with vast resources. The issue therefore is not whether the world will come to terms with Arab nationalism. The question is, at what point Arab nationalism, with its prodigious glut of advantage, wealth and opportunity, will come to terms with the modest but equal rights of another Middle Eastern nation to pursue its life in security and peace.

The vicious diatribes on Zionism voiced here by Arab representatives, may give this Assembly the wrong impression, that while the rest of the world supported the Jewish national liberation movement, the Arab world was always hostile to Zionism. That is not the case. Arab leaders, cognizant of the rights of the Jewish people, fully endorsed the virtues of Zionism. Sheriff Hussein, the leader of the Arab world during the First World War, welcomed the return of the Jews to Palestine. His son, Emir Feisal, who represented the Arab world in the Paris Peace Conference had this to say about Zionism on 3 March 1919:

"We Arabs, especially the educated among us, look with deepest sympathy on the Zionist movement... We will wish the Jews a hearty welcome home... We are working together for a reformed and revised Near East, and our two movements complement one another. The movement is national and not imperialistic. There is room in Syria for us both. Indeed, I think that neither can be a success without the other."

It is perhaps pertinent at this point to recall, that in 1947, when the question of Palestine was being debated in the United Nations, the Soviet Union strongly supported the Jewish independence struggle. It is particularly relevant to recall some of Mr. Andrei Gromyko's remarks on 14 May 1947, one year before our independence:

"As we know, the aspirations of a considerable part of the Jewish people are linked with the problem of Palestine and of its future administration. This fact scarcely required proof.. During the last war, the Jewish people underwent exceptional sorrow and suffering. Without any exaggeration, this sorrow and suffering are indescribable. It is difficult to express them in dry statistics on the Jewish victims of the fascist aggressors. The Jews in the territories where the Hitlerites held sway, were subjected to almost complete physical annihilation. The total number of Jews who perished at the hands of the Nazi executioners is estimated at approximately six million ...".

"The United Nations cannot and must not regard this situation with indifference, since this would be incompatible with the high principles proclaimed in its Charter, which provides for the defence of human rights, irrespective of race, religion or sex..."

The fact that no Western European State has been able to ensure the defence of the elementary rights of the Jewish people and to safeguard it against the violence of the fascist executioners, explains the aspirations of the Jews to establish their own State. It would be unjust not to take this into consideration and to deny the right of the Jewish people to realize this aspiration. Those were the words of Mr. Andrei Gromyko at the General Assembly session on 14 May 1947.

How sad it is, to see here a group of nations, many of whom have but recently freed themselves from colonial rule, deriding one of the most noble liberation movements of this century, a movement which not only gave an example of encouragement and determination to the people struggling for independence, but also actively aided many of them during the period of preparation for their independence or immediately thereafter.

Here you have a movement, which is the embodiment of a unique pioneering spirit, of the dignity of labour, and of enduring human values, a movement which has presented to the world an example of social equality and open democracy, being associated in this resolution with abhorrent political concepts.

We, in Israel, have endeavored to create a society which strives to implement the highest ideals of society - political, social and cultural - for all the inhabitants of Israel, irrespective of religious belief, race or sex. Show me another pluralistic society in this world in which, despite all the difficult problems among which we live, Jew and Arab live together with such a degree of harmony, in which the dignity and rights of man are observed before the law, in which no death sentence is applied, in which freedom of speech, of movement, of thought, of expression are guaranteed, in which even movements, which are opposed to our national aims, are represented in our Parliament.

The Arab delegates talk of racism. It lies not in their mouths. What has happened to the 800,000 Jews who lived for over 2,000 years in the Arab lands, who formed some of the most ancient communities long before the advent of Islam? Where are those communities? What happened to the people, what happened to their property?

The Jews were once one of the important communities in the countries of the Middle East, the leaders of thought, of commerce, of medical science. Where are they in Arab society today? You dare talk of racism when I can point with pride to the Arab Ministers who have served in my Government; to the Arab deputy speaker of my Parliament; to Arab officers and men serving of their own volition in our defence, border and police forces, frequently commanding Jewish troops; to the hundreds of thousands of Arabs from all over the Middle East crowding the cities of Israel every year; to the thousands of Arabs from all over the Middle East coming for medical treatment to Israel; to the peaceful coexistence which has developed; to the fact that Arabic is an official language in Israel on a par with Hebrew; to the fact that it is as natural for an Arab to serve in public office in Israel as it is incongruous to think of a Jew serving in any public office in any Arab country, indeed being admitted to many of them. Is that racism? It is not. That is Zionism.

It is our attempt to build a society, imperfect though it may be - and what society is perfect? - in which the visions of the prophets of Israel will be realized. I know that we have problems. I know that many disagree with our Government's policies. Many in Israel, too, disagree from time to time with the Government's policies, and are free to do so, because Zionism has created the first and only real democratic State in a part of the world that never really knew democracy and freedom of speech.

This malicious resolution, designed to divert us from its true purpose, is part of a dangerous anti-Semitic idiom which is being insinuated into every public debate by those who have sworn to block the current move towards accommodation and ultimately towards peace in the Middle East. This, together with similar moves, is designed to sabotage the efforts of the Geneva Conference for peace in the Middle East...

We are seeing here today but another manifestation of the bitter anti-Semitic, anti-Jewish hatred which animates Arab society. Who would have believed that in the year of 1975 the malicious falsehoods of the Elders of Zion would be distributed officially by Arab Governments? Who would have believed that we would today contemplate an Arab society which teaches the vilest anti-Jewish hate in the kindergartens? Who would have believed that an Arab Head of State would feel obliged to indulge publicly in anti-Semitism of the cheapest nature when visiting a friendly nation? We are being attacked by a society which is motivated by the most extreme form of racism known in the world today. This is the racism which was expressed so succinctly in the words of the leader of the Palestine Liberation Organization (PLO), Yasser Arafat, in his opening address at a symposium in Tripoli, Libya, and I quote: "There will be no presence in the region except for the Arab presence". In other words, in the Middle East, from the Atlantic Ocean to the Persian Gulf, only one presence is allowed, and that is the Arab presence. No other people, regardless of how deep are its roots in the region, is to be permitted to enjoy its right of self-determination.

Look at the tragic fate of the Kurds of Iraq. Look at what happened to the black population in southern Sudan. Look at the dire peril in which an entire community of Christians finds itself in Lebanon. Look at the avowed policy of the PLO, which calls, in its Palestine Covenant, for the destruction of the State of Israel, which denies any form of compromise on the Palestine issue, and which, in the words of its representative only the other day in this building, considers Tel Aviv to be occupied territory. Look at all this and you see before you the root cause of the pernicious resolution brought before this Assembly. You see the twin evils of this world at work: the blind hatred of the Arab proponents of this resolution, and the abysmal ignorance and wickedness of those who support them.

The issue before this Assembly is not Israel and is not Zionism. The issue is the fate of this Organization. Conceived in the spirit of the prophets of Israel, born out of an anti-Nazi alliance after the tragedy of the Second World War, it has degenerated into a forum which was this last week described by one of the leading writers in a foremost organ of social and liberal thought in the West as, and I quote:

"rapidly becoming one of the most corrupt and corrupting creations in the whole history of human institutions... almost without exception those in the majority come from States notable for racist oppression of every conceivable hue..."

"Israel is a social democracy,...

... its people and Government have a profound respect for human life, so passionate indeed that, despite every conceivable provocation, they have refused for a quarter of a century to execute a single captured terrorist. They also have an ancient but vigorous culture, and a flourishing technology. The combination of national qualities they have assembled in their brief existence as a State is a perpetual and embittering reproach to most of the new countries whose representatives swagger about the United Nations building. So Israel is envied and hated, and efforts are made to destroy her. The extermination of the Israelis has long been the prime objective of the Terrorist international; they calculate that if they can break Israel, then all the rest of civilization is vulnerable to their assaults".

And then he goes on to conclude:

"The melancholy truth, I fear, is that the candles of civilization are burning low. The world is increasingly governed not so much by capitalism, or communism, or social democracy, or even tribal barbarism, as by a false lexicon of political cliches, accumulated over half a century and now assuming a kind of degenerate sacerdotal authority... We all know what they are..."

Over the centuries it has fallen to the lot of my people to be the testing agent of human decency, the touchstone of civilization, the crucible in which enduring human values are to be tested. A nation's level of humanity could invariably be judged by its behaviour towards its Jewish population. It always began with the Jews but never ended with them.

The anti-Jewish pogroms in Czarist Russia were but the tip of the iceberg which revealed the inherent rottenness of the regime which was soon to disappear in the storm of revolution. The anti-Semitic excesses of the Nazis merely foreshadowed the catastrophe which was to befall mankind in Europe.

This wicked resolution must sound the alarm for all decent people in the world. The Jewish people, as a testing agent, has unfortunately never erred. The implications inherent in this shameful move are terrifying indeed.

On this issue, the world as represented in this hall has divided itself into good and bad, decent and evil, human and debased. We, the Jewish people, will recall in history our gratitude to those nations, who stood up and were counted, and who refused to support this wicked proposition. I know that this episode will have strengthened the forces of freedom and decency in this world and will have fortified them in their resolve to strengthen the ideals they so value. I know that this episode will have strengthened Zionism as it has weakened the United Nations.

As I stand on this rostrum, the long and proud history of my people unravels itself before my inward eye, I see the oppressors of our people over the ages as they pass one after another in evil procession into oblivion. I stand here before you as the representative of a strong and flourishing people which has survived them all and which will survive this shameful exhibition and the proponents of this resolution. I stand here as the representative of a people one of whose prophets gave to this world the sublime prophecy which animated the founders of this world Organization and which graces the entrance to this building:

"...nation shall not lift up sword against nation, neither shall they learn war any more." (Isaiah ii, 4)

Three verses before that, the Prophet Isaiah proclaimed

"And it shall come to pass in the last days... for out of Zion shall go forth the law, and the word of the Lord from Jerusalem." (Isaiah, ii, 2 and 3)

As I stand on this rostrum, the great moments of Jewish history come to mind as I face you, once again outnumbered and the would-be victim of hate, ignorance and evil. I look back on those great moments. I recall the greatness of a nation which I have the honour to represent in this forum. I am mindful at this moment of the Jewish people throughout the world wherever they may be, be it in freedom or in slavery, whose prayers and thoughts are with me at this moment.

I stand here not as a, supplicant. Vote as your moral conscience dictates to you. For the issue is not Israel or Zionism. The issue is the continued existence of the Organization which has been dragged to its lowest point of discredit by a coalition of despotisms and racists.

The vote of each delegation will record in history its country's stand on anti-Semitic racism and anti-Judaism. You yourselves bear the responsibility for your stand before history, for as such will you be viewed in history. But we, the Jewish people, will not forget.

For us, the Jewish people, this is but a passing episode in a rich and an event-filled history. We put our trust in our Providence, in our faith and beliefs, in our time-hallowed tradition, in our striving for social advance and human values, and in our people wherever they may be. For us, the Jewish people, this resolution, based on hatred, falsehood and arrogance, is devoid of any moral or legal value. For us, the Jewish people, this is no more than a piece of paper, and we shall treat it as such.

Maccabi Tel Aviv-Virtus Roma

Domani sera alle 20.30, al Palalottomatica di Roma si svolgerà l'incontro di basket per l'Eurolega tra la Virtus Roma e il Maccabi Tel-Aviv.

NO, dalemmah MINISTRO DEGLI ESTERI EUROPEO PROPRIO NO!!!



E questo sarebbe l'esponente di prestigio che rappresenta l'Europa?
O forse è il giusto rappresentante di eurabia???
Io non voglio che l'Europa venga rappresentata da massimo dalemmah, amico di hezbollah e comunista!
Il governo italiano non deve cadere nella trappola della "candidatura italiana che onora il paese"!
E' una grossa stupidaggine per non dire peggio! dalemmah non mi rappresenta e non rappresenta certo l'Italia e la gente che ha votato questo governo. Spero che Berlusconi riesca a evitare la trappola.
Di sicuro porterà l'Europa e l'Italia indietro nel tempo: a quando i paesi europei facevano a gara per compiacere gli arabi "tollerando" il loro terrorismo assassino contro Israele e gli Ebrei pur di aver salva la loro integrità territoriale.

martedì 10 novembre 2009

9 novembre 1938: la notte dei cristalli

Nelle celebrazioni per la caduta del muro di Berlino avvenuta 20 anni fa, quanti hanno fatto caso alle parole del cancelliere tedesco Angela Merkel che ricordava quanto di orrbile acacduto in Germania quella stessa notte del 9 novembre di 51 anni prima?
Credo pochissimi, perchè il clima di festa non invitava certo a ricordare un fatto doloroso come quello che aveva sconvolto la vita degli ebrei nella Germania in preda al delirio nazista e che segnava il punto di non ritorno per le loro vite.
L'evento preso a pretesto per dare sfogo all'odio bestiale che covava nella società tedesca fu l'assassinio a Parigi del diplomatico tedesco Ernst von Rath, da parte di un giovane esule ebreo, Hirsch Grynszpan.
In quella notte vennero date alle fiamme 119 sinagoghe, saccheggiati 7500 negozi di ebrei, 91 tedeschi di religione ebraica vennero uccisi e 26000 chiusi nei campi di concentramento.
Io oggi vorrei che la gente parlasse anche di questa tragedia: da quel giorno in poi infatti il destino degli ebrei in europa era segnato.

domenica 8 novembre 2009

Condannato all'ergasotolo il terrorista che assassinò due soldati.

La Corte Militare della Samaria ha condannato a due ergastoli e a trenta anni il terrorista palestinese Riad Arafat, che nel gennaio del 2005 assassinò i soldati israeliani Ariel Buda e Joseph Attia e ne ferì alti tre nei pressi di Ariel.
Che marcisca in prigione questo assassino criminale!

LIBANO: HEZBOLLAH CENSURANO IL DIARIO DI ANNA FRANK, PROMUOVE SIONISMO

(ASCA-AFP) –
Beirut, 6 nov –

Promuoverebbe il sionismo. Con questa motivazione il Diario di Anna Frank e’ stato censurato da una scuola del Libano dopo una campagna promossa dai militanti Hezbollah.
Il testo, considerato un classico della letteratura, raccoglie le memorie di una giovane ebrea che ha vissuto in clandestinita’ prima di entrare nei campi di concentramento.
La controversia e’ scoppiata quando gli Hezbollah hanno saputo che alcuni estratti del libro erano stati inclusi nel programma di una scuola inglese privata ad ovest di Beirut.
Il canale televisivo degli Hezbollah, Al-Manar, ha trasmesso un programma in cui veniva criticato aspramente il libro accusato di affrontare la persecuzione degli ebrei in modo ”drammatico, teatrale”.
Questo modo di raccontare la storia ”e’ pericoloso”, ha spiegato l’emittente. Un membro del consiglio scolastico, Jimmy Shoufani, ha detto all’Afp che per evitare disordini dopo la polemica il testo e’ stato tolto dal programma scolastico.
Il movimento Hezbollah, che nel 2006 ha combattuto una guerra devastante contro Israele, si e’ sempre rifiutano di consegnare le armi sostenendo che sono necessarie per proteggere il Libano dall’aggressione israeliana.
Hanno paura anche del Diario di Anna Frank!
Non sanno come affrontare le parole di una ragazzina olandese di 60 anni fa che ha vissuto sulla propria pelle le persecuzioni naziste e ha regalato al mondo delle meravigliose pagine di letteratura.
Questo sono gli arabi!
Questo è quello che intendono per cultura!
Boicottare, odiare, combattere, distruggere: sono gli unici verbi che conoscono bene.
L'Europa deve opporsi a queste follie!
Pensierino per dalemmah: cosa pensa di questa nuova sortita dei suoi amici di hezbollah?

TV palestinese: “Nessuna storia ebraica in questa terra”

Nabil Alqam, storico palestinese e alto funzionario dell’Olp, nega che la nazione ebraica abbia mai avuto alcun legame storico con la Terra d’Israele. Lo rende noto Palestinian Media Watch, che cita un’intervista rilasciata da Nabil Alqam lo scorso 22 ottobre all’emittente televisiva ufficiale dell’Autorità Palestinese: nell’intervista l’esponente palestinese dapprima nega alcune migliaia di anni di documentata storia ebraica in Terra d’Israele, poi “la sostituisce con 4 o 5mila anni di fittizia storia palestinese”. Ricordando che Israele negli ultimi anni ha reso di pubblico dominio numerosi reperti archeologici, tra cui monete con scritte in ebraico e sigilli con nomi di personaggi menzionati nella Bibbia, Palestinian Media Watch afferma che probabilmente Alqam intende replicare a questi ritrovamenti quando accusa Israele d’aver creato “simboli artificiali israeliani”. “Come mai – ha detto Nabil Alqam nell’intervista (diffusa in inglese da Palestinian Media Watch) – l’occupazione [Israele] si preoccupa di rubare, di furto [culturale], di distorcere e cancellare il retaggio palestinese? Poiché cerca una storia [nel Paese], mentre il retaggio è una storia che dimostra il nostro legame con la terra… [Il retaggio palestinese] ha una profondità storica di quattromila-cinquemila anni. E qui [Israele] cerca di rubare questi simboli per creare simboli e identità israeliana falsi”.
Poche settimane fa Saleh Rafat, membro del comitato esecutivo dell’Olp, ha accusato Israele d’aver rubato persino “la cucina, l’abbigliamento e l’architettura” che erano di origine palestinese, per sostenere che fanno parte della storia ebraica. Rafat ha negato che sia mai esistito un Tempio ebraico e ha detto che i tunnel presso il Muro Occidentale del Monte del Tempio non sarebbero altro che i resti di un vecchio acquedotto. “Noi rivitalizziamo questo retaggio [palestinese] – ha detto Saleh Rafat alla televisione Al-Filistiniya (Fatah) lo scorso 15 ottobre – e noi ci aggrappiamo ad esso per contrastare tutti i tentativi da parte di Israele, dell’occupazione israeliana, di rubare il retaggio nazionale e di falsificarlo sostenendo che è il loro retaggio: anche i tunnel che cercano di scavare sotto la Moschea di al-Aqsa e sotto Gerusalemme. Molti di questi tunnel sono vecchi tunnel che portavano acqua a Gerusalemme, e loro sostengono che stanno cercando un presunto Tempio”.

(Da: Jerusalem Post, 5.11.09)

Di fronte a dichiarazioni simili, lo sconcerto e lo stupore per la sfrontataggine araba o meglio per l'odio arabo nei confronti degli ebrei e di Israele (perchè di questo si tratta: di odio allo stato puro! Di odio che arriva a mistificare la storia e a deviarla per adattarla alla loro follia) sono abissali.
Vorrei sentire cosa dice Repubblica o san toro di queste dichiarazioni. Vorrei sapere cosa ne pensa il manifesto o i sinistri in genere; vorrei sapere consa ne pensa dalemmah che va a braccetto con i criminali di hezbollah e che ritiene Israele responsabile sempre e comunque di qualsiasi cosa negativa che succede in questo mondo.... e che ha sempre l'onere di fare il primo passo e di dimostrare qualcosa!
Israele non deve dimostrare proprio niente a nessuno!
Sono gli arabi che devono dimostrare qualcosa a Israele!
Sono loro che devono dimostrare con i fatti di volere la pace!!!

sabato 7 novembre 2009

D’Alemmah: quell’amicizia con Hezbollah pesa come un macigno


di Fiamma Nirenstein

Massimo D’Alema commentando ieri l’ipotesi che egli, ex ministro degli esteri italiano diventi ministro degli esteri europeo, secondo Repubblica ha detto una delle sue frasi classiche, quelle in cui da del cretino a un po’ di gente: «Una nomina italiana a ministro degli Esteri d’Europa è una questione di grande interesse nazionale, non un pastrocchio da piccolo interesse di bottega. Se qualche imbecille non lo capisce, peggio per lui». Ha ragione. E io sono, mi sembra, fra questi imbecilli.
Una scelta per D’Alema implica una quantità di piani politico-ideologici: parla di scelte che riguardano la politica italiana; di Weltanschaung, la sua visione del mondo; delle attuali scelte degli italiani per l’Europa. Non c’è dunque solo la questione che è stata maggiormente messa in rilievo, il segnale di buona volontà fra le parti politiche, la buona novella che quando si tratta dell’interesse nazionale si deve e si può sotterrare un’ascia di guerra ormai insanguinata. Da questo punto di vista sarebbe una buona cosa che tutti concordassero su una candidatura italiana quale che ne sia la parte politica.
Ma c’è di mezzo l’Europa e il messaggio che l’Italia le vuole lanciare in un momento che non è delicato solo per noi, ma per il Vecchio Continente alla ricerca di ruolo, di spazi, di significato. Durante la sfortunata discussione che ha portato all’esclusione di Tony Blair dal ruolo di premier europeo, il primo ministro ungherese Gordon Bajnai l’ha detto chiaramente: forse innanzitutto dovremmo definire il contenuto che attribuiamo al ruolo, e poi scegliere l’uomo di conseguenza. Tony Blair è stato, credo, messo da parte per il suo altissimo profilo, perché la sua storia di sostegno alla guerra in Iraq, la sua figura energica e aggiornata nella lotta al terrorismo non corrisponde a un’attitudine ancora volutamente fumosa e tecnocratica dell’Europa, di queste 27 nazioni in cerca d’autore che non sanno ancora dove sono dirette e quindi scelgono spesso l’ovvio rispetto alla politica.
Date la dinamica per cui la cancellazione di Blair dalla presidenza consente ai socialisti europei la poltrona del ministro degli esteri, è apparso, fra altri candidati importanti, anche il nome di D’Alema. Ora D’Alema ha sicuramente un curriculum straordinario per le sue qualità di politico e per le magnifiche sorti e progressive della nostra sinistra: la sua caratterizzazione riguarda, e penso che lui stesso concorderebbe, molto di più il suo spirito che le sue idee, e disegna di fatto un personaggio molto peculiare, con tratti che lo rendono contrapposto a quelli che potrebbero essere oggi i fini ideali dell’Italia in Europa.
L’attuale elettore del governo in carica è nettamente atlantista, la politica estera che suggerisce nasce in contrapposizione netta con quella del governo Prodi e con quella di D’Alema; rompe, anche se ha un grande interesse per il mondo arabo e per il Mediterraneo e vi costruisce alleanze, con la antica politica andreottiana, la sua politica non è di «equivicinanza», come tante volte ha proclamato D’Alema, perché non ci può essere la stessa distanza con una democrazia e con una dittatura.
L’anno scorso a un convegno dell’Aspen il ministro Franco Frattini e Massimo D’Alema ebbero a discutere della questione israeliano-palestinese: il fine era due stati per due popoli, ma Frattini aveva un’evidente propensione a considerare Israele parte del suo, del nostro paesaggio interiore e i palestinesi responsabili di ogni futuro sviluppo di un processo di pace, mentre per D’Alema cadeva su Israele tutto l’onere della pace e sui palestinesi brillava la stella dell’innocenza.
Per D’Alema Arafat è stato un amico, mai ha condannato le sue responsabilità nell’Intifada del terrore e del rifiuto di Camp David;
il fatto che gli Hezbollah avessero rappresentanti in parlamento li rese per il suo giudizio esenti dall’accusa di terrorismo, e glieli ha fatti scegliere come compagni nella famosa passeggiata di Beirut dopo la guerra del 2006; icona, mi dispiace, indimenticabile. Quanto a Hamas, D’Alema conosce le cronache del terrorismo e ne ha certo letto anche la Carta antisemita, pure ha ripetuto alquanto che occorre dialogarci e pensa di estrarne accordi, di nuovo perché sono stati eletti.
Una visione impraticabile politicamente nell’era della diffusione di massa dell’estremismo islamico; inoltre Hamas proprio per iniziativa italiana è stato collocato nella lista delle organizzazioni terroriste. L’invincibile profonda convinzione di un torto originario di Israele è forse quello che porta D’Alema a chiamare la guerra di difesa israeliana a Gaza «spedizione punitiva» anche se ha sempre ritenuto invece che i 500 morti civili serbi sotto le bombe Nato siano stati legati a una guerra giusta, quella voluta anche da lui.
L’Europa ha davanti responsabilità colossali: l’Iran ci sfida con indicibile arroganza, il terrorismo internazionale e ci inonda di sangue in Afghanistan e in Pakistan, come è accaduto la settimana scorsa, Hamas rifiuta l’accordo don Abu Mazen… se D’Alema sarà il ministro degli Esteri Europeo, se vale la speranza che questo ristabilisca qualche concordia a casa, una volta che poi egli compia le scelte che gli sono tipiche, stavolta come ministro degli Esteri europeo, non creerà questo invece un insanabile scontro di visioni del mondo nell’ambito dell’Europa stessa e proprio fra noi italiani?

La nave piena di armi...

La nave "brutalmente" sequestrata dai soliti "cattivissimi" israeliani, in realtà era piena di sacchetti di polietilene e di aiuti umanitari!
Chi non ci credesse può visionare il video di seguito indicato:

http://www.jpost.com/servlet/Satellite?cid=1194419829128&pagename=JPost%2FPage%2FVideoPlayer&videoId=1257455200497


e rendersi conto dei "reali" e "pacifici" propositi dei criminali di hezbollah con i quali dalemmah andava a passeggio per le vie di Beirut!

mercoledì 4 novembre 2009

Sequestrata nave con carico di armi per i terroristi.

Nella giornata di ieri, unità speciali della marina israeliana hanno intercettato e bloccato una nave battente bandiera di Antigua 100 miglia al largo delle coste di Israele.
Ad un primo controllo sono state scoperte armi e munizioni camuffate da carico civile.
La nave veniva fatta attraccare al porto di Ashdod per essere sottoposta a una ispezione più approfondita dalla quale emergevano missili anticarro, proiettili di mortaio e razzi del tipo di quelli con qui i criminali terroristi di hezbollah hanno bombardato Israele durante la seconda guerra del Libano. Il Presidente Israeliano Shimon Peres ha dichiarato che "l'Iran aveva promesso di non inviare armi e ha infranato la legge internazionale. L'importantza della cattura di questa nave è enorme ed ha un grande valore politico".
Il Primo Ministro Netanyahu ha detto che le armi trovate a bordo della nave sarebbero state utilizzate per colpire le città e i villaggi israeliani e si è congratulato con l'esercito, la marina e le agenzie di intelligence per il successo di questa operazione antiterrorismo.
Questa notizia va a beneficio di quanti vanno a passeggio per le vie di Beirut con i terroristi di hezbollah e ritengono che quei criminali siano dei possibili interlocutori al tavolo delle trattative.
CON I TERRORISTI NON SI TRATTA!

Visita in Israele dell'Ammiraglio J. Stavridis

Il Comandante di EUCOM dell'esercito degli Stati Uniti è arrivato in Israele per una breve visita durante lo svolgimento dell'esercitazione congiunta Juniper Cobra 10.
Visiterà lo Yad Vashem e la città di Gerusalemme.
Questa visita, insieme alle manovre militari congiunte, sembra quasi una risposta alle minacce missilistiche iraniane e allo spostamento della Turchia verso Siria e Iran: gli Stati Uniti hanno capito che in quell'area l'UNICO e AFFIDABILE alleato sul quale potranno sempre contare è lo stato di Israele.
Speriamo che Barak Hussein Obama comprenda bene quale errore possa essere tendere la mano a chi la respinge...

martedì 3 novembre 2009

Tel Aviv prossimo obiettivo dei razzi di hammazz.

Il capo dell'Intelligence Militare, Generale Amos Yadlin, durante una riunione del Comitato della Difesa e Affari Esteri della Knesset, ha dichiarato che Tel Aviv e la sua area metropolitana sono i prossimi obiettivi dei razzi di hammazz.
Secondo fonti di intelligenze infatti, sembra che i terroristi abbiano effetttuato dei test in mare lanciando razzi di fabbricazione iraniana in grado di colpire obiettivi a 60 km di distanza. Questo è il "frutto" dell'intensa attività di rifornimento avviata in seguito alla distruzione degli arsenali durante l'Operazione Cast Lead: attraverso i tunnel di Gaza passa di tutto e di certo non è difficile far passare anche i razzi iraniani.

lunedì 2 novembre 2009

“Querelateli”

di Yair Lapid
Sedevamo nel patio piccolo e ben curato dell’abitazione dell’ambasciatore d’Israele a Londra, Ron Prosor. Una pioggerella leggeva cadeva a intermittenza rinfrescando gradevolmente l’aria inglese, ma i volti intorno alla tavolata restavano scuri. La conversazione verteva sull’occupazione dei mass-media britannici da parte da parte di elementi anti-israeliani.
Prosor è un signore grosso e sorridente, con una voce bassa e morbida, ma il suo sorriso svanisce quando parla del modo in cui viene accolto da manifestanti anti-israeliani ogni volta che va in una università britannica per una conferenza.
Dovreste leggere alcune delle cose che scrivono qui su di noi, sospira. Non saprei nemmeno da che parte cominciare a rispondergli.
Non risponda, dico io, li citi in giudizio.
Uno dei presenti, un influente avvocato di Londra, alza lo sguardo: cosa intende per citarli in giudizio? chiede.
Che c’è di così complicato? replico. Esattamente come loro minacciano di trascinare in tribunale gli ufficiali delle Forze di Difesa israeliane, noi dovremmo citare loro in giudizio. Ogni giornalista che parlasse di noi come di “criminali di guerra” o “assassini di bambini” dovrebbe sapere che il giorno dopo il suo giornale sarà raggiunto da una causa per diffamazione da un milione di sterline a nome dello Stato di Israele.
E cosa ci guadagneremmo? chiede qualcun altro.
I giornali non amano le cause, spiego. Fanno perdere tempo, costano soldi, l’assicurazione legale del giornale aumenta il premio, gli azionisti si domandano com’è accaduto di finire in quel pasticcio, e il direttore si imbestialisce quando scopre che dovrà perdere almeno due giorni per andare a testimoniare su un articolo che non aveva nemmeno letto.
Ma la stampa non si schiererebbe contro di noi? chiede Prosor.
E io: Non esiste “la stampa”. Questa è una delle professioni più competitive al mondo, dove tutti aspettano soltanto di vedere gli altri cadere. Pensate davvero che l’Independent si preoccuperebbe se voi querelaste il Guardian? Ne sarebbero solo contenti.
Ma chi ci rappresenterebbe? chiede qualcun altro.
Lui, rispondo indicando l’avvocato che siede con noi, e un centinaio di altri come lui. Se c’è qualcosa che non manca al popolo ebraico sono gli avvocati. Ogni capitale occidentale vanta almeno cinque grandi studi d’avvocati ebrei, e molti di loro sarebbero probabilmente lieti di rappresentare lo stato di Israele contro il nuovo antisemitismo.
L’avvocato alza gli occhi: può funzionare, dice, io potrei occuparmi di Londra.
Verremo attaccati per questo, sospira Prosor.
E allora? rispondo. Non ci attaccano già comunque?

(Da: YnetNews, 30.10.09)

E se si cominciasse anche in Italia a citare in giudizio tutti coloro che insultano Israele?
Se si citassero in giudizio tutti coloro che minacciano chi difende Israele?

sabato 31 ottobre 2009

Le persecuzioni di cui non si parla mai!

Ci sono delle persecuzioni delle quali non si parla mai, sono quelle che hanno riguardato e riguardano tutt'ora gli ebrei che risiedevano o che ancora risiedono nei paesi arabi.
Solo coloro che non vogliono studiare la storia e che vogliono far finta di non sapere, continuano pervicacemente a ignorare il triste destino di circa 800.000 (si...OTTOCENTOMILA!!!) ebrei che dal 1948 sono stati cacciati da tutti o quasi i paesi arabi alla nascita di Israele.
Per la maggior parte costoro, sono emigrati in Israele e sono diventati cittadini del nuovo stato a tutti gli effetti e non profughi, sbattuti in campi profughi dai loro stessi correligionari, come accaduto agli arabi che abbandonarono VOLONTARIAMENTE (o meglio su pressione degli eserciti arabi che promettevano il loro ritorno in tempi brevi "non appena ributtai a mare gli ebrei") le loro case l'indomani della proclamazione dello stato di Israele.
Quegli ebrei sono stati defraudati di tutti i loro averi dalla sera alla mattina, hanno perso case e attività, sono dovuti fuggire con i vestiti che avevano addosso senza neanche poter portare via un libro o una foto (come accaduto agli ebrei libici) e nessuno ha mosso un dito per loro: non le Nazioni Unite o ONU che dir si voglia, non gli organi di informazione, non i politici o gli attivisti sinistri e sinistrati che amano lodare l'operato dei loro "protetti" palestinesi ma volutamente ignorano tutto il resto. Non è stata creata una organizzazione che si occupasse esclusivamente di loro e che stabilisse per loro (caso unico al mondo tra tutti i popoli in conflitto) il diritto a "fregiarsi" del titolo di profugo per discendenza diretta di padre in figlio, di madre in figlia.
Ora accade che i 330 ebrei che ancora vivono nello Yemen siano da anni sottoposti a feroci persecuzioni tanto da indurre Israele prima e gli USA ora a fare qualcosa per metterli in salvo. Isarele a suo tempo aveva accolto centinaia di yemeniti facendoli diventare cittadini israeliani, gli USA ora hanno provveduto ad accogliere 60 di questi sul loro territorio perchè si trovavano in situazione di grave pericolo.
120 hanno dichiarato di volersi trasferire in Israele, 100 circa vogliono raggiungere gli Stati Uniti e 20-30 circa vogliono restare nel loro paese dove sono nati e dove hanno vissuto.

Il rapporto Goldstone: l'ultima bufala ONU!

Ebbene si, anche in questo caso (come dopo Mohammed Al Durra, il "massacro" di Jenin, il "bombardamento" della scuola ONU a Gaza ecc. ecc.) siamo arrivati alla ritrattazione e alla sconfessione di quanto scritto nel rapporto Goldstone...dallo stesso Goldstone!
Come ricorderete, la pubblicazione del rapporto opera del giudice sudafricano di origine ebraica aveva suscitato reazioni di condanna contro Israele, tacciato di aver commesso dei crimini di guerra durante l'operazione Cast Lead.
Si è scoperto poi che il suddetto giudice non ha mai messo piede a Gaza, nè lo hanno fatto suoi emissari, che non sono state ascoltate le autorità israeliane e che il tutto si è basato sulle testimonianze dei criminali di hammaz. Addirittura, se non fosse stato per Human Rights Watch, non si sarebbe neanche potuto ascoltare la fondamentale testimonianza del colonnello britannico Richard Kemp che ha ben spiegato come l'esercito israeliano abbia cercato in tutti i modi di salvaguardare la vita dei civili palestinesi, mettendo in evidenza le reali responsabilità di hamas nei lutti che hanno colpito la gente di Gaza. Emblematica la frase dell'alto ufficiale britannico: "Signor Presidente, Israele non aveva altra scelta che quella di difendere la propria popolazione, e impedire a Hamas di attaccarla coi razzi. E – torno a ripetere – per salvaguardare i diritti dei civili in zone di combattimento, le Forze di Difesa israeliane hanno fatto più di qualunque altro esercito nella storia della guerra".
Robert Bernstein, il fondatore di Human Rights Watch, l’organizzazione non governativa internazionale che si occupa della difesa dei diritti umani, non si è più trattenuto, dichiarando che i recenti rapporti diffusi dall’organizzazione che ha guidato per vent’anni stanno «aiutando quelli che vogliono trasformare Israele in uno stato paria». Sul New York Times del 20 ottobre, Bernstein scrive che «mentre il Medio Oriente è popolato da regimi autoritari con un curriculum sui diritti umani spaventoso, negli ultimi anni Human Rights Watch ha scritto di gran lunga molte più condanne contro Israele per violazioni del diritto internazionale che contro qualunque altro paese della regione». Prosegue quindi denunciando che «Human Rights Watch ha perduto la prospettiva critica su un conflitto che ha visto Israele ripetutamente aggredito da Hamas e Hezbollah, due organizzazioni che si accaniscono contro i cittadini israeliani e usano la propria stessa gente come scudi umani. Hamas e Hezbollah hanno deliberatamente scelto di fare la guerra da aree densamente popolate, trasformando i loro quartieri in campi di battaglia, e continuando a defraudare i palestinesi di qualunque chance di ottenere la vita pacifica e produttiva che meriterebbero».

venerdì 30 ottobre 2009

In ricordo di Rabin

14 anni va il Primo Ministro israeliano Yitzhak Rabin veniva assassinato a Tel Aviv da un estremista ebreo. La cerimonia in suo ricordo si è svolta alla presenza dei vertici militari e politici che si sono stretti ai familiari del grande uomo politico scomparso.

Acqua: “È Israele che rispetta i patti, a differenza dei palestinesi”

La gestione delle risorse idriche fra israeliani e palestinesi si basa su un accordo ad interim fra le due parti, e in particolare sull’articolo 40 dell’Allegato III che concerne la questione dell’acqua dolce e delle acque reflue.
Secondo tale accordo, ai palestinesi spettano ogni anno 23,6 milioni di metri cubi di acqua. All’atto pratico, essi hanno accesso ad una quantità di acqua almeno doppia di questa cifra.
Israele ha rispettato tutti i suoi obblighi previsti dall’accordo sull’acqua riguardo alle forniture di quantità addizionali ai palestinesi, superando anche largamente le quantità obbligatorie.
I palestinesi, per contro, hanno significativamente violato i loro impegni previsti dall’accordo sull’acqua, con particolare riguardo a questioni importanti come lo scavo illegale di pozzi (ne hanno scavati più di 250 senza autorizzazione da parte della Commissione Congiunta sull’Acqua) e la gestione delle acque reflue (i palestinesi non costruiscono impianti di trattamento delle acque reflue nonostante il loro impegno a farlo e i cospicui fidanzamenti internazionali stanziati a questo scopo).
I dati relativi al consumo di acqua dolce naturale mostrano chiaramente il trattamento corretto da parte di Israele delle esigenze palestinesi. Nel 1967 il consumo israeliano pro capite di acqua dolce naturale era di 508 metri cubi all’anno. Nel 2008 tale consumo è vistosamente sceso a 149 metri cubi per persona all’anno. Le cifre palestinesi per lo stesso consumo sono passate da 86 metri cubi nel 1967 a 105 nel 2008.
Israele si è offerto di fornire ai palestinesi acqua desalinizzata, ma questa opzione è stata sistematicamente respinta per ragioni politiche.Mentre dal 1967 Israele ha significativamente ridotto il suo uso di acqua fresca naturale, ridimensionando in modo consistente il gap fra consumo israeliano e palestinese, non si capisce in base a quali elementi reali Amnesty International possa parlare di “politiche discriminatorie” verso i palestinesi.
Gli autori del rapporto hanno scelto di ignorare tutti i dati, i documenti e i rapporti di parte israeliana, sebbene contengano fatti verificabili presentati in totale trasparenza. Questo discutibile approccio, che consiste nel trascurare sistematicamente il materiale di fonte israeliana facendo assegnamento esclusivamente sulle accuse palestinesi, suscita seri dubbi sulle reali intenzioni degli autori del rapporto e dell’organizzazione stessa che lo firma.

(Comunicato del portavoce del ministero degli esteri israeliano, 27.10.09)

martedì 27 ottobre 2009

“Gli scavi migliorano la stabilità del Monte del Tempio”

Nonostante le recenti accuse in senso contrario, l’ingegnere capo dei lavori al tunnel archeologico del Muro Occidentale (“del pianto”) a Gerusalemme ha ribadito giovedì scorso che gli scavi archeologici effettuati da Israele non sono affatto “sotto” il Monte del Tempio (alla cui sommità si trova la spianata delle Moschee), non pregiudicano in alcun modo la stabilità strutturale del Monte stesso e dell’area circostante ed anzi hanno contribuito a migliorare “di dieci volte” quella stabilità.
“Si sono fatte molte chiacchiere circa una instabilità [che sarebbe causata dagli scavi archeologici in corso nell’area]: mi sia permesso assicurare tutti che negli ultimi anni abbiamo al contrario migliorato di almeno dieci volte la stabilità strutturale del sito e che in effetti abbiamo rafforzato il sito là dove prima sussisteva un pericolo di crolli”, ha dichiarato l’ingegnere capo Ofer Cohen durante una visita al tunnel organizzata dall’ufficio stampa governativo.
Stando in piedi in una sezione del tunnel conosciuta come “la Hall delle Epoche” – per via dei lavori archeologici e di successivo rafforzamento che coprono un periodo che va dal Primo Tempio fino ad oggi – Cohen e i partecipanti alla visita guidata sembravano minuscoli a fronte di una serie di enormi travi di acciaio che sono state posizionate per impedire ai muri di franare. “Per coloro che sostengono che il nostro lavoro starebbe causando instabilità strutturale, qui si vede che è vero esattamente il contrario”, ha sottolineato Cohen.
Sia il tour che i commenti di Cohen giungono a ridosso delle roventi tensioni innescate circa tre settimane fa a Gerusalemme quando chierici palestinesi e parlamentari arabi-israeliani hanno lanciato un’ondata di accuse contro i lavori archeologici israeliani attorno e – secondo loro – sotto il Monte del Tempio. Il che ha provocato giornate di tumulti e di scontri violenti fra facinorosi arabi e polizia della città.
Le accuse più esplicite sono state rilanciate quando una delegazione dell’Alto Comitato di Monitoraggio Arabo, accompagnata da alcuni parlamentari arabi, ha visitato la moschea di al-Aqsa, lo scorso 7 ottobre, nel momento delle massime tensioni nella zona, e ha poi tenuto una conferenza stampa nei pressi di una delle entrate al Monte del Tempio. “Vi sono scavi israeliani ufficiali sotto il Monte del Tempio – ha sostenuto in quell’occasione il parlamentare arabo-israeliano Jamal Zahalka (del partito Balad) – che potrebbero mettere in pericolo la moschea di al-Aqsa se per esempio vi fosse un terremoto”.
Non è stato l’unico. Lo sceicco Raed Salah, leader del Movimento Islamico israeliano Frazione Nord, insieme ad altri chierici palestinesi, ha sostenuto in quei giorni – e continua a sostenere – che il governo d’Israele nutrirebbe nefandi piani volti a destabilizzare le fondamenta strutturali degli edifici sul Monte del Tempio, costruirvi una sinagoga e organizzare un’invasione militare della moschea di al-Aqsa.
Affrontando di petto queste accuse, il rabbino capo del Muro Occidentale Shmuel Rabinovitz si è rivolto ai giornalisti durante la visita di giovedì scorso ribadendo dichiarazioni, che aveva già ripetuto alcune settimane fa, con cui spiegava che la Halacha (legge religiosa ebraica) proibisce chiaramente ad ogni ebreo osservante di accedere al complesso del Monte del Tempio. “Voi oggi qui avete visto molte nuove scoperte – ha detto Rabinovitz ai partecipanti al tour – e sono tutte all’esterno del Monte del Tempio. E questo non per qualche preoccupazione di ordine politico, ma perché la legge ebraica vieta rigorosamente a qualunque ebreo di entrare nel complesso del Monte del Tempio. Secondo la legge ebraica – ha spiegato – abbiamo il divieto persino di toccare il complesso del Monte, a maggior ragione di entrarvi, e chiunque dica che stiamo scavando sotto il Monte è come se chiamasse la notte giorno e il giorno notte: mente nel mondo più assoluto”.Rabinovitz ha poi attribuito ai leader religiosi l’onere di evitare ulteriori provocazioni nell’area dicendo: “Questa non dovrebbe essere una questione di polizia, non dovrebbe arrivare a questo. I leader religiosi dovrebbero essere quelli che impediscono a queste cose di accadere”. Ed ha aggiunto: “Se io vedessi un ebreo che viene a pregare con un mucchio di pietre da scagliare sui musulmani, lo manderei via immediatamente”, facendo chiaro riferimento alle numerose carriole piene di pietre che la polizia ha trovato sulla spianata del Tempio poche settimane fa, costringendola a chiudere temporaneamente e poi a limitare gli accessi al sito. I tumulti che ne seguirono sono stati i peggiori a Gerusalemme dopo quelli scoppiati nei quartieri orientali della città durante la campagna anti-Hamas nella striscia di Gaza lo scorso gennaio.
Il portavoce dell’ufficio stampa governativo Danny Seaman ha spiegato al Jerusalem Post che il tour, che ha visto la partecipazione di decine di giornalisti stranieri e locali, rientra nello sforzo di contrastare la marea di voci incontrollate riguardo agli scavi archeologi israeliani nell’area, cercando di portare il massimo di trasparenza possibile sui lavori che vengono effettivamente fatti. “Abbiamo pensato che, quando le tensioni si sono un po’ attenuate e la vicenda era momentaneamente uscita dal circolo delle news, fosse il momento giusto per offrire ai giornalisti questa visita approfondita. A mio parere – ha concluso Seaman – un giornalista informato è un giornalista migliore, che sarà in grado di distinguere fra critiche e calunnie”.
(Da: Jerusalem Post, 23.10.09)

Notizie dal fronte...

I criminali di hezbollah hanno bombardato Israele da un villaggio nel sud del Libano chiamato Houla.
Il razzo katyusha ha colpito nelle vicinanze di Kiryat Shmona nell'Alta Galilea e non ha fortunatamente causato feriti.
La risposta israeliana non si è fatta attendere e nel giro di un 'ora aerei israeliani hanno colpito le strutture dei terroristi nel paese dei cedri: sembra che siano stati sparati anche colpi di artiglieria
L'esercito ha definito il bombardamento dei terroristi un grave incidente e che la responsabilità del fatto è da addebitare al governo libanese.



Ahmadinejad.. ancora lui!

Ebbene si, il nano pazzo di Teheran, terminati gli effetti dei tranquillanti che per qualche giorno lo avevano fatto stare buono da una parte, ha ricominciato a straparlare come al suo solito e a vomitare le sue solite frasi farneticanti che lo hanno reso "famoso" in tutto il mondo.
Stavolta il palcoscenico sul quale si è esibito è stato quello offerto dalla visita di salamelecchi resa dal primo ministro islamico turco Er Dogana: nel bel mezzo della riunione con il suo nuovo amichetto, il pazzo criminale ha detto testualmente "... il regime sionista è una minaccia per tutte le nazioni..." ESAGERATO!!!!!
Possibile che uno stato grande poco più della Lombardia e con circa sei milioni di abitanti possa essere considerato una minaccia per tutto il mondo? Allora è vero che gli Ebrei sono così potenti!
Un miliardo di arabi, decine di nazioni islamiche (alcune ricchissime e bene armate) e tutti si sentono minacciati dal piccolo Davide Israele! Certo che un nemico così temibile come Israele forse è meglio non andare a stuzzicarlo... A buon intenditore...poche parole

lunedì 26 ottobre 2009

La maggioranza degli americani vede Israele come un leale alleato!

Un sondaggio condotto dalla Anti Defamation League ha evidenziato che la maggioranza degli americani (67%) dimostra più simpatia verso Israele che verso i Palestinesi e sostiene l'azione militare Israeliana per prevenire lo sviluppo di armi nucleari da parte dell'Iran.
Per gli americani Israele è un alleato affidabile e forte e il 57% di essi è favorevole ad una azione militare israeliana contro il programma nucleare iraniano. Addirittra il 64% ritiene che Israele è seriamente impegnato nella ricerca di un accordo di pace con i palestinesi e il 51% ritiene che gli stessi siano responsabili del fallimento dei colloqui di pace. Inoltre la maggior parte sostiene la soluzione dei due stati per i due popoli e che la nascita dello stato palestinese debba essere condizionata alla fine delle violenze e all'accettazione della legittimazione di Israele.
Speriamo che anche Barak Hussein Obama comprenda che Israele è il suo migliore alleato e che non lo sacrifichi sull'altare della accondiscendenza totatel e incondizionata verso l'Islam.

domenica 25 ottobre 2009

Violenze a Gerusalemme

Ancora disordini nella capitale israeliana in seguito alla "chiamata alle armi" dei leader islamici contro quello che ritengono un tentativo di "conquista" del Monte del Tempio (o spianata delle moschee) ad opera di gruppi religiosi ebrei ortodossi.
La polizia israliana ha dovuto usare granate stordenti e lacrimogeni per disperdere le centinaia di manifestanti che erano in assetto da guerriglia con pietre, molotov e bastoni.
Si registrano 9 feriti tra gli agenti negli scontri e 25 tra i palestinesi; 19 sono gli arrestati.
Gli arabi hanno stabilito che gli ebrei, a casa loro, nella loro capitale, non hanno il diritto di pregare sul loro luogo più sacro! E' inaudito!
VIVA ISRAELE!

Vogliono boicottare Israele anche nel calcio!

Ci risiamo: dopo la guerriglia urbana scatenata dalla feccia islamica e antiisraeliana di Malmoe in Svezia, che ha impedito al pubblico di assistere agli incontri tra Israele e la nazionale scandinava con assalti alla polizia e incendi di pullman e negozi, le organizzazioni specializzate nell'odio verso Israele ne hanno escogitata un'altra delle loro. Curiosi??
Ebbene, hanno chiesto alla FIFA di espellere Israele da tutte le competizioni relative alla qualificazione dei prossimi mondiali di calcio che si svolgeranno in Sud Africa.
Il delirio di onnipotenza che pervade questi odiatori professionisti raggiunge sempre nuove vette.

Festival Internazionale della Filatelia






















Si sta svolgendo a Roma, presso il Palazzo dei Congressi dell'Eur, il Festival Internazionale della Filatelia che vede, tra i paesi ospiti, la partecipazione dello stato di Israele. Per coloro che fossero interessati, si possono acquistare francobolli israeliani e avere l'annullo postale creato appositamente per la manifestazione.




























Interessante anche il francobollo della Croazia, dedicato alla Sinagoga di Zagabria distrutta (come mi ha spiegato la hostess croata) .

Premiato Claudio Pagliara!

Anche se non rimarchevole ritardo, vi segnalo che il grandissimo giornalista Claudio Pagliara è stato insignito, direttamente dal Presidente Napolitano, di un prestigioso riconoscimento per il lavoro che svolge quotidianamente da Gerusalemme: il premio Saint Vincent.
Siamo tutti grati al lavoro encomiabile che svolge l'inviato della Rai in Israele e gli auguriamo di cuore di continuare per molto tempo ancora a trasmettere i suoi meravigliosi servizi da Gerusalemme e Tel Aviv.
Grazie Claudio!!!

2° Festival Internazionale di Letteratura Ebraica



A Roma si svolgerà dal 24 al 28 ottobre il 2° Festival della Letteratura Internazionale Ebraica presso la Casa dell'Architettura, in piazza Manfredo Fanti, 47.

E' un appuntamento interessante per entrare in contatto con autori israeliani e conoscere i loro libri.

martedì 20 ottobre 2009

Esercitazione congiunta IDF-U.S. ARMY

Una esercitazione congiunta tra le IDF e U.S. Army, chiamata Juniper Cobra 10, avrà inizio quest'anno per la quinta volta e sarà la più grande del suo tipo condotta in Israele.
Comincerà domani e avrà lo scopo di mettere alla prova il coordinamento e la cooperazione tra i due eserciti con particolare attenzione alla difesa aerea.
L'esercitazione è alla base della cooperazione a lungo termine tra Israele e Stati Uniti e sarà una importante opportunità per entrambi: durante il periodo di esercitazione un certo numero di militari americani saranno posizionati vicino aree popolate.

Le dichiarazioni del Colonnello inglese Richard Kemp

Quello che segue è il testo completo della dichiarazione del colonnello Richard Kemp rilasciata per conto di UN Watch alla 12esima sessione speciale del Consiglio Onu per i Diritti Umani, dedicata al Rapporto Goldstone (Ginevra, 16 ottobre 2009).
Nota: il giudice Goldstone, autore del rapporto che ha innescato il voto del Consiglio di condanna contro Israele ma non contro Hamas, si era rifiutato di ascoltare la testimonianza del colonnello Richard Kemp durante i lavori della Commissione d’indagine sulla guerra nella striscia di Gaza da lui presieduta. Per questo UN Watch gli ha ceduto il proprio spazio di interevento: perché la voce di quest’uomo, che ha combattuto per difendere la democrazia contro Saddam Hussein, al-Qaeda e i talebani, fosse udita all’Onu e nel resto del mondo
"Grazie Signor Presidente. Sono stato il comandante delle forze inglesi in Afghanistan. Ho prestato servizio con la NATO e le Nazioni Unite; ho assunto il comando di truppe nell´Irlanda del Nord, la Bosnia e la Macedonia; e ho partecipato alla Guerra del Golfo. Ho speso un tempo considerevole in Iraq fin dall´invasione del 2003, e ho lavorato sul tema del terrorismo internazionale con il Joint Intelligence Committee del governo britannico.
Signor Presidente, basandomi sulle mie conoscenze e la mia esperienza, posso affermare questo: Durante l´operazione Cast Lead (Piombo Fuso), le forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno fatto il possibile per salvaguardare i diritti dei civili nelle zone di combattimento, più di qualsiasi altro esercito nella storia.
Israele ha fatto tutto questo nonostante si confrontasse con un nemico che deliberatamente ha piazzato la sua capacità militare dietro la popolazione civile utilizzandola come scudo umano.
Hamas, come Hizballah, sono degli esperti nel pilotare l´agenda dei media. Ambedue avranno sempre delle persone pronte a concedere interviste nelle quali si condannano le forze Israeliane per crimini di guerra. Queste organizzazioni sono esperte nelle messa in scena e nel distorcere gli avvenimenti.
La IDF ha dovuto affrontare una sfida di una portata sconosciuta a noi Britannici. E molti mass media e associazioni internazionali per i diritti umani hanno automaticamente, pavlovianamente presunto che la IDF si trovasse nel torto, che stessero abusando dei diritti umani.
La verità è che la IDF ha preso delle misure straordinarie per fornire ai civili di Gaza informazioni sulle aree diventate obiettivo militare, distribuendo più di 2 milioni di volantini, ed effettuando più di 100.000 chiamate telefoniche.
Molte missioni che avrebbero potuto colpire la capacità miliare di Hamas sono state annullate al fine di prevenire vittime civili. Durante il conflitto, la IDF ha permesso il transito di aiuti umanitari verso Gaza. E fornire aiuti virtualmente nelle mani del tuo nemico è, nella tattica miliare, una cosa del tutto inimmaginabile. Ma la IDF si è presa questo rischio.
Nonostante tutto, certamente delle vittime civili innocenti sono state uccise. La guerra è caos ed è piena di errori. Ci sono stati errori da parte dei Britannici, Americani ed altre forze in Afghanistan ed in Iraq, e molti di questi possono essere attribuiti all´errore umano. Ma un errore non è un crimine di guerra.
Più di ogni altra cosa le vittime civili sono state una conseguenza del modo di combattere di Hamas. Quest´organizzazione deliberatamente ha provato a sacrificare la sua popolazione civile.
Signor Presidente, Israele non ha avuto altra scelta per difendere la sua popolazione, per fermare Hamas e i suoi lanci di missili.
E lo dico di nuovo: le forze di Difesa Israeliane hanno fatto il possibile per salvaguardare i diritti dei civili nelle zone di combattimento, più di qualsiasi altro esercito nella storia.

Grazie, Signor Presidente" Col. Richard Kemp
Traduzione di Filippo Lobina

lunedì 19 ottobre 2009

Aggiornamenti sugli attacchi palestinesi ai cittadini Israeliani.

Lo scorso sabato pomeriggio un cittadino Israeliano è stato ferito in modo grave dal lancio di bombe incendiarie effettuato da alcuni palestinesi nei pressi della cittadina di Beit Hagay.
L'uomo è riuscio a raggiungere un incrocio ed è stato poi subito condotto in ospedale da una ambulanza del Maghen David Adom. Sempre nella stessa giornata, si è verificato il lancio di pietre contro veicoli di cittadini israeliani da parte di palestinesi nei pressi di Beit Ur al-Fauqa e di Surif. Fortunatamente non si sono registrati feriti ma solo danni ai veicoli.
Questo è quello che deve subire quotidianamente la popolazione civile israliana: bombardamenti con razzi, missili e colpi di mortaio, lanci di bombe incendiarie, sassaiole contro i veicoli, impossibilità a recarsi a pregare nei luoghi sacri per il pericolo di linciaggio da parte degli arabi... quale altra nazione tollererebbe anche solo la minima parte di tutto questo???
E chi è che viene messo sempre sotto accusa? Israele ovvio! Non esiste miglior capro espiatorio al mondo!!!
arraffat, con i suoi "insegnamenti" aleggia ancora sul medio oriente, difficilmente si potrà mai arrivare ad un accordo con chi vuole sempre e solo uccidere gli Ebrei!
VIVA ISRAELE!

mercoledì 14 ottobre 2009

La Turchia è sempre più ostile a Israele.

Prima dell'avvento di Erdogan la Turchia era un paese con il quale Israele aveva solidi legami economici, politici e militari.
Ma ora, dopo l'elezione del leader estremista, le azioni contro Israele testimoniano la nuova linea politica di Nakara: insulti al Presidente della Repubblica Peres, cancellazione all'ultimo momento della partecipazione di Israele a manovre militari congiunte (per fortuna USA, Italia e NATO hanno annullato la loro partecipazione), le parole di Erdogan che testimoniano la profonda avversione del popolo turco per Israele e infine, la realizzazione di un programma televisivo nel quale vengono mostrati i militari israeliani come mostri assetati di sangue e assassini che uccidono i palestinesi.
E' ora che Israele si faccia una ragione di aver perso un alleato (a ben vedere l'unico) tra i paesi islamici, e si dimostri più cauto nel vendere alla Turchia materiale militare e tecnologia all'avanguardia che potrebbe essere utilizzato contro il popolo israeliano.

Aggiornamento razzi....

Ieri un altro razzo è stato usato dai bastardi terroristi criminali nazipalestinesi di hammazz per bombardare Israele: è il 65° (sessantacinquesimo!!!!) negli ultmi tre mesi, il 250° (duecentocinquantesimo!!!!!) dalla fine dell'Operazione Cast Lead e il 750° (settecentocinquantesimo!!!!!!!) dal 1 gennaio 2009. Nel 2008 Israele ha subito un bombardamento di 3330 (tremilatrecentotrenta) tra razzi e colpi di mortaio.
In risposta a questo attacco criminale, le Forze Aeree Israeliane hanno ditrutto due tunnel utilizzati per il contrabbando di armi tra Gaza e l'Egitto.
I palestinesi non hanno acqua, fogne, cibo, lavoro, ma spendono milioni di dollari per bombardare Israele: se non è puro autolesionismo questo....

I terroristi corrono a nascondere le armi....

Immagini e foto riprese da un drone israeliano dopo l'esplosione di una casa a Tiro nel sud del Libano, mostrano con ogni evidenza terroristi di hezbollah trasportare razzi Katyusha e altre armi fuori dalla casa distrutta, caricarli su dei camion e nasconderli in un'altra casa della zona. Il video mostra il lavoro di decine di persone giunte sul luogo dell'esplosione, le armi verranno poi trasportare nel villaggio di Dir Kanun A-Nahar per essere nascoste. Solo più tardi sul luogo dell'esplosione giungeranno le forze militari libanesi e dell'UNIFIL (evidentemente i criminali di hezbollah hanno dato loro il permesso di arrivare una volta che le operazioni di sgombero erano state ultimate). Il possesso di armi da perte di hezbollah nel sud del Libano, a sud del fiume Litani, è una gravissima violazione della Risoluzione nr. 1701 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, e purtroppo questa non è certo l'unica vilazione, lo scorso luglio un'altra casa utilizzata come deposito di armi era esplosa nel sud del Libano.

martedì 13 ottobre 2009

Un contrappasso per i film di Ken Loach

Il regista britannico Ken Loach sarà anche contrario alla proiezione di qualunque film israeliano nei festival internazionali, ma in realtà i suoi film – ironia della sorte – serviranno per promuovere esattamente questo. Nurit Shani, CEO della Lev Cinemas and Films, ha infatti annunciato mercoledì scorso che gli utili ricavati dalla distribuzione in Israele del nuovo film di Loach “Looking for Eric” (“Il mio amico Eric”) saranno investiti nella distribuzione di film israeliani sia all’interno che all’estero.“Negli anni scorsi – ha spiegato Shani introducendo l’anteprima di “Looking for Eric” al Festival internazionale del cinema di Haifa – Ken Loach ha espresso numerose critiche contro Israele e le sue scelte politiche. Sono convinta che sia pieno diritto di un artista manifestare le proprie opinioni e pertanto ho sempre continuato a far proiettare i suoi film. Purtroppo però, nel corso dell’ultimo anno ho scoperto che Ken Loach stesso non condivide affatto questa mia posizione. L’innovativo artista, che personalmente considero un grande umanista, si è rivelato una persona che non rispetta la libertà d’espressione di quelli che hanno opinioni diverse dalle sue: un artista che non ha letto o non ha capito Voltaire; un artista che fa di tutto per ridurre al silenzio i suoi colleghi, i registi israeliani, impedendo loro di dare voce alle loro opinioni e di vedere i loro film proiettati in giro per il mondo”.
Nel corso dell’ultimo anno Loach ha guidato una campagna di boicottaggio contro il Festival internazionale del cinema di Edimburgo i cui organizzatori avevano deciso di proiettare il film israeliano “Surrogate” con il sostegno finanziario dell’ambasciata d’Israele. Successivamente ha preso parte attiva alla campagna di boicottaggio contro il programma “City to City” del Festival internazionale di Toronto, centrato su film riguardanti Tel Aviv. Loach ha anche annunciato l’intenzione di boicottare il festival internazionale del cinema di Melbourne, “colpevole” d’aver usato finanziamenti del governo israeliano per coprire le spese di viaggio degli artisti israeliani invitati all’evento. Gli organizzatori del festival hanno risposto che non intendono “piegarsi a ricatti”.
Dopo aver ricordato che è da vent’anni che distribuisce in Israele i film di Loach, Nurit Shani ha spiegato di non poter nascondere il suo disgusto per queste recenti prese di posizione del regista. “Considero questi gesti di Loach come un atto di ipocrisia – ha detto – Un bruciante schiaffo in faccia alla democrazia e allo spirito umanistico dei suoi film. I suoi film sono le opere di un grande regista, ma le sue azioni sono quelle di una persona meschina”.
Di conseguenza Shani ha deciso di donare gli utili in Israele del film “Looking for Eric” e del prossimo film di Loach alla distribuzione di film israeliani all’estero. “Sono convinta – ha detto – che il modo migliore per combattere la censura, e non c’è altro modo di definire le azioni di Loach se non come un tentativo di censura, sia quello di garantire che le voci di Israele, la creatività di Israele così diversificata e affascinante venga sentita forte e chiara sia in Israele che nel resto del mondo”.
Il film Looking for Eric” (“Il mio amico Eric”), presentato all’ultimo festival di Cannes, è in programma nelle sale israeliane per l’inizio di novembre.

(Da: YnetNews, 11.10.09)

A proposito delle bufale...

http://www.malainformazione.it/schede/67/index.htm?c1255212262

ogni commento è superfluo....

lunedì 12 ottobre 2009

Morto un terrorista di hezbollah.

E' di due morti il bilancio di una esplosione avvenuta in un villaggio libanese vicino la città di Tiro.
Secondo alcune fonti, l'esplosione sarebbe avvenuta nella casa di Abd al-Nasser Issa (un alto esponente di hezbollah) mentre insieme ad altri terroristi stava preparando dei razzi o delle bombe: a conferma di quanto sopra, sono state udite altre esplosioni dopo la prima che ha distrutto la casa, segno che nell'edificio si trovavano grandi quantità di esplosivo.
che dire.... uno de meno!!!!

domenica 11 ottobre 2009

In ricordo di Stefano Gaj Tachè

Ieri 9 ottobre ricorreva il 27 anniversario dell'assassinio di Stefano Gaj Tachè, bimbo di soli due anni trucidato dall'odio e dalla violenza sanguinaria dei criminali fedajn del criminale sanguinario di arraffatt.
I criminali lanciarono granate sulla folla dei fedeli che uscivano dal Tempio di Roma dopo la cerimonia di Shabat: ci furono 37 feriti oltre la morte del piccolo Stefano.
Pochi giorni prima a Roma era arrivato il farabutto arraffat che era stato ricevuto con tutti gli onori dalla classe politica italiana all'epoca connivente con il terrorismo palestinese nella speranza di evitare all'Italia attentati e morti.
Certo poco importava se gli attentati erano contro ebrei o israeliani, l'importante era evitare vittime "italiane" e danni al paese...
Dal 9 ottobre 1982 un bimbo ha cessato di vivere perchè ebreo e perchè usciva da una sinagoga: c'è differenza tra il nazismo e il terrorismo?
NO!!!

La Turchia rifiuta la partecipazione di Israele a manovre congiunte.

Sono state annullate le previste esercitazioni congiunte della Turchia con la Nato gli USA l'Italia e Israele denominate "Anatolian Eagle".
La causa è nell'irritazione americana per il rifiuto del governo di Ankara ha posto alla partecipazione di Iraele alle suddette manovre.
E' un ulteriore segnale del deteriorarsi dei rapporti con Gersalemme: la Turchia ha dichiarato che non poteva permettere che gli F-16 israeliani dell'Operazione Cast Lead partecipassero a queste manovre.
La cancellazione è avvenuta in seguito al fatto che sia gli USA che la Nato hanno rifiutato di partecipare se non partecipava anche Israele: questo vuol dire essere alleati!
Queste esercitazioni vengono effettuate tra paesi alleati allo scopo di testare la difesa reciproca: se uno stato rifiuta ad un alleato la partecipazione per motivi di opportunismo politico e per compiacere i fondamentalisti islamici quello stato non è un alleato sicuro e affidabile!
Chi garantisce la Nato che la Turchia non faccia il doppio gioco?
Fuori la Nato dalla Turchia!
No alla Nato in Europa!

VIVA ISRAELE!

Ancora attacchi palestinesi...

Un cittadino Israeliano è stato ferito da colpi di pietre lanciati da palestinesi contro l'auto sulla quale viaggiava nel villaggio di Hawara a sud di Nablus. L'esercito ha arrestato un palestinese nei pressi della Tomba dei Patrirchi a Hebron che era in possesso di un coltello, durante ulteriori controlli i militari hanno rinvenuto nei pressi del villaggio di Asira, dieci bombe incendiarie pronte per essere usate .
Se mai qualcuno continuasse a credere che i palestinesi vogliono la pace, ecco che questi fanno di tutto...per smentirsi!
Non si può fare la pace con chi tenta di ucciderti in ogni momento!

venerdì 9 ottobre 2009

Cronache dal fronte nord...

Oggi è stata ferita in modo grave una donna israeliana a nord-est di Ramallah.
La donna è stata colpita alla testa e ha riportato la frattura del cranio a causa dei lanci di pietra che hanno colpito l'auto sulla quale viaggiava: l'uomo alla guida, anchesso colpito ma in maniera non grave è risucito a condurre la vettura in una zona sicura dove ha potuto avvertire le forze di sicurezza che hanno provveduto a trasportarli in ospedale.

Per chi afferma che Gerusalemme non è mai stata una città ebraica...

Riportata alla luce la scalinata centrale della Gerusalemme del Secondo Tempio
Una strada a scalinata scoperta da poco nella Città di David rappresenta, metaforicamente, “l’ultimo resto di indipendenza degli ebrei a Gerusalemme”, ha detto di recente Uri Goldflam, di Shalhevet Education and Consulting. La strada ricollega gli ebrei che persero l’indipendenza nel 70 e.v. con il popolo ebraico di oggi, dice Goldflam. “Si consideri il simbolismo: allora gli ebrei si nascosero sotto la scalinata per sfuggire ai romani; oggi, come popolo libero, gli ebrei possono di nuovo camminare sopra quella strada. Dopo 2.000 anni, quei gradini non sono più avvolti nel silenzio”.
La sezione larga da uno a due metri di una strada a scalinata che si ritiene fosse la via centrale di Gerusalemme durante il periodo del Secondo Tempio è stata scoperta negli scavi alla Cisterna di Shiloah Pool, nella Città di David.Situato 550 metri a sud del Monte del Tempio, lo scavo è condotto sotto la guida di Ronny Reich dell’Università di Haifa, e di Eli Shukron, della Antiquities Authority.
“I pellegrini [ebrei] iniziavano di qui l’ascesa al Secondo Tempio. Questa è la punta più meridionale della strada, una sezione della quale è già stata scoperta lungo la facciata occidentale del Monte del Tempio”, spiega Reich.
La portata limitata dello scavo di 40 metri dipende dalla vicinanza del sito alla proprietà della chiesa greco-ortodossa e, dall’altra parte, alla proprietà del fondo religioso del Waqf musulmano. Nessuno dei due ha concesso il permesso per ulteriori scavi sulle loro proprietà.
Spiega Goldflam che “una volta la strada era l’arteria principale di Gerusalemme, dove tutti – ebrei, pagani, romani, ebrei-cristiani, compreso Gesù – calpestavano gli stretti gradini. Si ritiene perfino che Gesù abbia usato le pozze d’acqua adiacenti alla strada nell’episodio della guarigione del cieco”. Lungo la strada “si possono vedere i blocchi che furono rimossi per strappare la popolazione dai nascondigli e portarla alla morte” all’epoca della caduta di Gerusalemme, aggiunge Goldflam.La strada lastricata di pietra venne scoperta originariamente tra il 1894 ed il 1897 da Frederick J. Bliss e Archibald C. Dickey, del British Palestine Exploration Fund, i quali però ricoprirono l’area di terra alla fine del loro scavo. Altre sezioni della strada sono già state scavate e poi ricoperte, anche durante scavi nel 1937 (sotto Mandato Britannico) e dal 1961 al 1967 (sotto occupazione giordana). L’archeologa americana Julia Iatesta attribuisce i molteplici scavi sul sito negli ultimi cento anni all’intenzione degli archeologi “di estrarre tutto quello di cui avevano bisogno dal sito (ogni singola volta) per poi ricoprire l’area, vecchia di duemila anni, per non esporla agli elementi atmosferici e al pubblico”.

(Da: Jerusalem Post, 17.09.09)

giovedì 8 ottobre 2009

“Gerusalemme è sempre stata araba e islamica”

Il capo magistrato islamico dell’Autorità Palestinese, lo sceicco Tayseer Rajab Tamimi, ha ribadito mercoledì che - a suo dire - non esiste nessuna prova a sostegno della tesi secondo cui gli ebrei sarebbero vissuti in passato a Gerusalemme, né che vi sia mai esistito un Tempio ebraico (lo stesso, per inciso, di cui parlano i Vangeli).
Tamimi sostiene che anche gli archeologi israeliani avrebbero “ammesso” che Gerusalemme non è mai stata abitata da ebrei.
Tamimi, che ricopre la più alta carica religiosa dell’Autorità Palestinese, ha fatto queste affermazioni - ampiamente riprese dalla stampa araba - in risposta alle dichiarazioni rilasciate all’inizio della settimana dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu secondo il quale Gerusalemme non può essere considerata “un insediamento” giacché sono gli ebrei che “l’hanno edificata tremila anni fa”.
“Le affermazioni di Netanyahu sono senza fondamento – dice Tamimi – Gerusalemme è ed sempre stata una città araba e islamica”. Tamimi sostiene che tutti gli scavi archeologici condotti da Israele dopo il 1967 “non sono riusciti a dimostrare una storia o una presenza degli ebrei a Gerusalemme né che il loro presunto tempio sia mai esistito”.
Il leader religioso palestinese denuncia come bugiardi Netanyahu e “tutti i rabbini e le organizzazioni estremiste ebraiche” per la loro affermazione che Gerusalemme in passato fosse una città ebraica, e accusa Israele di distorcere i fatti e di falsificare la storia “con l’intento di cancellare il carattere arabo e islamico di Gerusalemme”.
Tamimi accusa inoltre Israele di aver lanciato una campagna di “pulizia etnica” per cacciare gli arabi dalla città. “Profanando i suoi luoghi sacri, espellendo i suoi abitanti arabi e demolendo le loro case e confiscando le loro terre e i loro edifici a Gerusalemme – ha detto – Israele cerca, con l’uso delle armi, di trasformarla in una città ebraica, e questa è una flagrante violazione di tutti i valori religiosi, legali, morali e umani”.
[Per la cronaca, nei quarant’anni successivi alla riunificazione del 1967 la percentuale della popolazione ebraica in tutta la città di Gerusalemme è scesa dal 74 al 66% mentre, nello stesso periodo, la percentuale della popolazione araba è cresciuta dal 28 al 34%.]
(Da: Jerusalem Post, israele.net, 27.08.09
Ogni commento a questo articolo sarebbe superfluo, eppure giova continuare a riportare certe notizie affinchè i sostenitori a oltranza dei palestinesi cerchino di aprire gli occhi e si rendano conto della stupidità di certe affermazioni negazioniste che quotidianamente vengono fatte fda esponenti palestinesi o arabi o mussulmani che dir si voglia.
Gli arabi sono i campioni mondiali di ribaltamento della storia, riescono a negare l'evidenza dei fatti pur di affermare le loro idee: e questo è a dir poco preoccupante.

Nobel per la chimica a una israeliana.

Il Premio Nobel per la Chimica 2009 è stato assegnato all’israeliana Ada E. Yonath, del Weizman Institute, insieme a Thomas A. Steitz (Usa) e Venkatraman Ramakrishnan (UK).

“Bambini, massacriamo gli ebrei”

Un popolare programma televisivo di Hamas per bambini, che normalmente dà consigli come “date ascolto ai genitori” e simili, ha mandato in onda alla fine del mese scorso un appello a “massacrare” degli ebrei. Lo riferisce Palestinian Media Watch, ente dedicato al monitoraggio costante dei mass-media palestinesi.
Tutti gli ebrei devono essere “cancellati dalla nostra terra”, dice Nassur, un pupazzo ospite nel programma settimanale “I pionieri di domani”, diffuso dalla tv di Hamas Al-Aksa, rivolgendosi a un piccolo spettatore che ha telefonato durante la puntata del 22 settembre scorso. “Noi li vogliamo massacrare – aggiunge il pupazzo rivolgendosi alla giovane conduttrice – cosicché vengano espulsi dalla nostra terra… dovremo farlo massacrandoli”.
Nan Jacques Zilberdik, l’analista di Palestinian Media Watch che ha tradotto in inglese il programma, spiega che “I pionieri di domani”, trasmesso dalla striscia di Gaza, è fruibile via satellite in tutto il mondo. Si tratta di un programma che spesso e volentieri mescola consigli pratici con l’indottrinamento all’odio. “Generalmente il programma trasmette ai bambini anche messaggi positivi come quello di bere latte o di chiedere ai genitori il permesso prima di fare qualcosa, ma vi si trovano anche messaggi inquietanti come l’appello ad uccidere gli ebrei”.
Zilberdik spiega inoltre che, dal monitoraggio generale dei mass-media palestinesi operato dalla sua organizzazione, non emerge mai nessuna contestazione o sconfessione dei messaggi di indottrinamento all’odio inseriti nei programmi per bambini. E questa non è certo la prima volta che Palestinian Media Watch documenta contenuti carichi di odio nei programmi per bambini palestinesi. Nel 2007 l’ente non governativo israeliano tradusse e rese noto il personaggio di una sorta di Mickey Mouse palestinese che invocava lo sterminio degli ebrei. In seguito all’ondata di indignazione suscitata un po’ in tutto il mondo, in una successiva puntata gli autori del programma di Hamas fecero morire il personaggio, ucciso a botte da un “israeliano” che lo interrogava (sempre sotto gli occhi dei piccoli spettatori), per poi sostituirlo rapidamente con un altro personaggio analogo, che esprimeva identici sentimenti.
Riportiamo qui di seguito alcuni dialoghi tratti dalla traduzione in inglese della puntata del programma trasmesso da Al-Aksa tv il 22 settembre scorso.
Il pupazzo Nassur: “Non vi sarà più nessun ebreo o sionista, a Dio piacendo. Saranno cancellati”.
La giovane conduttrice Saraa: “Cacciati via”.
Nassur: “E proprio come visitiamo la Qaaba [alla Mecca] … tutti visiteranno Gerusalemme”.
(Un bambino di sette anni in collegamento telefonico racconta di suo padre, membro delle Brigate Izzadin Kassam di Hamas, “morto come shahid”, martire).
Nassur, rivolto al bambino: “Che cosa vuoi fare agli ebrei che hanno ucciso tuo padre?”
Il bambino al telefono: “Voglio ucciderli”.
Saraa: “Noi non vogliamo fargli nulla, solo espellerli dalla nostra terra”.
Nassur: “Noi vogliamo massacrarli (nidbah-hom), cosicché saranno espulsi dalla nostra terra, giusto?”
Saraa: “Sì, giusto. Noi li espelleremo dalla nostra terra usando tutti i mezzi”.
Nassur: “E se non vogliono andarsene con le buone, con le parole e i colloqui, dovremo farlo massacrandoli (shaht)”.

(Da: Jerusalem Post, 4.09.09)

I mussulmani non giocano con i gay!

La notizia che proviene da Parigi sembra non suscitare l'ira della sinistra pacifinta e forcaiola: una squadra di calcio formata da mussulmani, il Creteil bebel, si è rifiutata di scendere in campo per affrontare il Paris Foot Gay, una compagine composta da omosessuali. Queste le motivazioni per l'annullamento dell'incontro: «Siamo spiacenti - hanno scritto i calciatori - ma tenuto conto del nome della vostra squadra e conformemente ai principi della nostra, composta da musulmani praticanti, non possiamo giocare contro di voi. Le nostre convinzioni sono di gran lunga più importanti di un semplice incontro di calcio. Scusateci - concludono - di avervi avvertito così in ritardo».
Non c'è da meravigliarsi di certo, visto come i gay vengono trattati nelle società islamiche, che anche in eurabia si cominci a trattarli allo stesso modo, quello che stupisce è il silenzio totale degli organi di informazione di sinistra, di solito pronti a scagliarsi contro gli omofobi.
L'allenatore del Paris Foot Gay è un omosessuale di origine marocchina: stupito dell'annullmaneto dell'incontro, ha dichiarato che nella sua squadra militano giocatori ebrei, mussulmani, omosessuali ed etero e che sono assolutamente contro l'omofobia.
Di sicuro la sua presa di posizione è ammirevole e dimostra il suo integramento nella socità civile francese ma il comportamento dei mussulmani "osservanti" ne evidenzia l'eccezione e mette in luce di come sia radicato in Francia l'islam più oltranzista e intollerante.
Che Bat Yeor e Oriana Fallaci ci proteggano!

martedì 6 ottobre 2009

Gli ebrei? Non hanno alcun diritto in Israele!

Lo so è paradossale, ma è quanto accade in questi giorni a Gerusalemme: gli arabi stanno scatenando una isterica e indegna gazzarra a suon di lanci di pietre, insulti e accoltellamenti di poliziotti, perchè gli ebrei hanno osato andare sulla Spianata del Tempio (quindi roba loro giusto?). Ergo si deduce che gli ebrei, in casa loro (perchè Gerusalemme è casa loro ed è la capitale dello stato democratico degli ebrei) non sono liberi di andare dove vogliono e di pregare dove vogliono. Il precedente illustre certo non mancava: quando Ariel Sharon fece la sua passeggiata sulla Spianata del Tempio quel grandissimo bastardo di arraffatt scatenò la seconda intifada che costò migliaia di vittime civili israeliane.
Ora ci riprovano, e per qualche giorno hanno cercato di mettere a ferro e a fuoco Gerusalemme: i sinistri pacifinti nulla hanno avuto da ridire contro una simile esplosione di violenza (d'altronde nulla avevano avuto da ridire sulle violenze scatenate dai mussulmani di tutto il mondo per le vignette danesi) e hanno fatto passare in silenzio la notizia.
La tracotanza, la violenza, la falsità e l'arroganza che stanno dimostrando per l'ennesima volta gli arabi nei confronti degli ebrei sono sotto gli occhi di tutti...tranne di coloro che non vogliono vedere!

domenica 4 ottobre 2009

Gilad Shalit in due minuti

Due minuti e quarantadue secondi di video: questo è quanto hanno concesso i terroristi di hammazz in cambio della liberazione di 21 terroriste.
Finalmente però si sa qualcosa di Gilad: i suoi genitori, parenti, amici e tutto il popolo di Israele hanno potuto vedere e ascoltare il ragazzo rapito oltre 3 anni fa in territorio israeliano.
Indossa una uniforme verde e sembra stia bene, è sicuramente provato e lo si deduce dal modo in cui parla ma sta bene.
Ancora una volta, facendo leva sulla voglia di Israele di portare finalmente a casa il suo soldato, hanno ottenuto qualcosa, ma ancora una volta si evidenzia quanto sia diverso il concetto di vita per gli arabi: la visione di un breve filamto che dimostra l'esistenza in vita e in salute di Gilad vale 21 donne, così come i corpi di due soldati israeliani morti (Eldad Regev e Ehud Goldwasser trucidati al confine con il Libano) valevano la liberazione del pluriomicida kuntera e di qualche centinaio di altri terroristi.
Ora non si sa per quanto tempo dovrà restare in mano agli assassini di hammazz, forse verrà usato per scopi politici (le non troppo imminenti elezioni politiche che potrebbero vedere una vittoria dei criminali che governano Gaza dopo il colpo di stato) e per ottenere la liberazione di altri terroristi, ma la speranza è che torni comunque il prima possibile a casa.
FREE GILAD SHALIT!!!

martedì 29 settembre 2009

Il discorso di Netanyahu all'ONU

Discorso del Primo Ministro d’Israele, sig. Benjamin Netanyahu, alla 64a sessione dell’Assemblea Generale dell’ ONU.

New York, 24 settembre 2009 -
Signor Presidente, Signore e Signori, circa 62 anni fa le Nazioni Unite riconobbero il diritto degli Ebrei - popolo antico di 3500 anni - ad un proprio stato nella patria dei propri antenati.
Oggi sono qui come Primo Ministro di Israele, lo stato ebraico, e vi parlo a nome del mio paese e del mio popolo. Le Nazioni Unite furono fondate dopo la carneficina della seconda guerra mondiale e gli orrori dell’Olocausto. Avevano il compito di prevenire la possibilità del ricorrere di tali orrendi eventi. Nulla minaccia alla base quel compito essenziale più dell’attacco sistematico alla verità.
Ieri il Presidente dell’Iran era su questo stesso podio a sputare le sue ultime tiritere antisemite. Soltanto pochi giorni prima aveva ripetuto che l’Olocausto è una bugia. Il mese scorso sono stato in una villa in un sobborgo di Berlino chiamato Wannsee. Là il 20 gennaio 1942 dirigenti nazisti di alto grado si ritrovarono dopo un buon pasto a decidere come sterminare il popolo ebraico. Gli appunti dettagliati di quell’incontro sono stati conservati dai successivi governi tedeschi. Ecco qui una copia di quegli appunti, in cui i Nazisti davano istruzioni precise su come portare a compimento lo sterminio degli Ebrei. Si tratta di una bugia?
Il giorno prima di andare a Wannsee, a Berlino mi hanno consegnato i disegni originali per la costruzione del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, dove furono assassinati un milione di Ebrei. Anche questa è una bugia?
Lo scorso giugno il Presidente Obama ha reso visita al campo di concentramento di Buchenwald. Il Presidente Obama ha reso tributo a una bugia?
E che dire dei sopravvissuti di Auschwitz che sulle braccia ancora portano tatuato il numero impresso loro dai Nazisti? Anche quei tatuaggi sono bugie? Un terzo del popolo ebraico morì in quell’inferno.
Quasi tutte le famiglie ebree furono colpite, inclusa la mia. I nonni di mia moglie, le due sorelle ed i tre fratelli di suo padre, e tutte le zie gli zii e i cugini furono assassinati dai Nazisti. Anche questa è una bugia?
Ieri su questo podio ha parlato l’uomo che dice che l’Olocausto è una bugia. A voi che avete rifiutato di venire qui ad ascoltarlo, e a voi che siete usciti in segno di protesta: sia lode a voi. Avete mostrato dirittura morale e onorato i vostri paesi.
Ma a voi che avete dato ascolto a questo negatore dell’Olocausto io dico a nome del mio popolo, il popolo ebraico, e di tutte le persone per bene in ogni parte del mondo: non vi vergognate? Non avete pudore? Appena sei decenni dopo l’Olocausto voi legittimate un uomo che nega che sei milioni di Ebrei siano stati assassinati e giura di eliminare lo stato ebraico.
Che vergogna! Che presa in giro della Carta dell’ONU!
Forse qualcuno di voi crede che quest’uomo e il suo odioso regime minaccino soltanto gli Ebrei. Sbagliate. La storia ha provato più volte che quando si inizia con l’attaccare gli Ebrei si finisce col travolgere anche gli altri.
Questo regine in Iran si alimenta di un fondamentalismo estremista che ha fatto irruzione sulla scena mondiale tre decenni fa, dopo essere rimasto latente per secoli.
Negli ultimi trenta anni questo fanatismo ha attraversato il globo con violenza omicida e con imparziale sangue freddo nella scelta delle sue vittime. Ha spietatamente macellato Musulmani e Cristiani, Ebrei e Induisti, e molti altri ancora.
Benchè abbiano diverse origini, gli aderenti a questa fede spietata vogliono riportare l’umanità al Medio Evo. Ovunque possono, costoro impongono una società irreggimentata e arretrata in cui le donne, le minoranze, i gay e chiunque non paia seguace della vera fede è brutalmente sottomesso.
La lotta contro questo fanatismo non è uno scontro di religioni nè uno scontro di civiltà. E’ uno scontro fra la civiltà e la barbarie, fra il 21° e il 9° secolo, fra coloro che glorificano la vita e coloro che glorificano la morte. L’arretratezza del 9° secolo non può tener testa al progresso del 21° secolo.
Il richiamo della libertà, il potere della tecnologia, l’ampiezza della comunicazione vinceranno sicuramente. Il passato non può davvero trionfare sul futuro. E il futuro offre a tutti i popoli magnifiche riserve di speranza. Il progresso avanza a velocità esponenziale.
Sono passati secoli fra la macchina da stampa e il telefono, decenni fra il telefono e il personal computer, soltanto pochi anni fra il personal computer e internet. Quello che pochi anni fa sembrava irraggiungibile oggi è già obsoleto, e a malapena possiamo immaginare le evoluzioni future. Troveremo la chiave del codice genetico. Cureremo l’incurabile. Allungheremo la vita. Troveremo una alternativa economica ai combustibili fossili e ripuliremo il pianeta.
Sono orgoglioso che il mio paese, Israele, sia all’avanguardia in questo progresso e traini l’innovazione nelle scienze e nella tecnologia, in medicina, biologia, agricoltura e acqua, energia e ambiente. Ovunque si sviluppino, queste innovazioni offrono all’umanità un futuro illuminato da promesse mai immaginate prima. Ma se il fanatismo più primitivo ottiene le armi più micidiali, la direzione della storia può invertirsi per un periodo di tempo. E come avvenne con la tardiva vittoria sul Nazismo, le forze del progresso e della libertà vinceranno soltanto dopo che l’umanità avrà pagato un terribile prezzo in sangue e in beni.
E’ per questo che il maggiore pericolo oggi per il mondo è il coniugarsi del fanatismo religioso con le armi di sterminio di massa.
Il compito più urgente per questo consesso è impedire che i tiranni di Teheran si impossessino di armi nucleari. Gli stati membri dell’ONU saranno all’altezza della sfida? La comunità internazionale saprà tener testa a un dispotismo che terrorizza il proprio popolo che coraggiosamente chiede libertà? Agirà contro i dittatori che hanno frodato apertamente le elezioni e sparato agli Iraniani che protestavano, soffocandoli nel loro sangue?
Si opporrà ai più pericolosi sostenitori e perpetratori di terrorismo al mondo? Soprattutto saprà la comunità internazionale impedire che il regime terrorista dell’Iran sviluppi armi nucleari, mettendo in pericolo la pace nel mondo intero? Gli Iraniani si stanno coraggiosamente opponendo a questo regime. Le persone di buona volontà in tutto il mondo sono dalla loro parte, come le migliaia di persone che stanno protestando qui fuori. Sarà l’ONU dalla loro parte?
Signore e signori, il giudizio sull’ ONU non è ancora emesso, ma gli indizi recenti non sono incoraggianti. Invece di condannare i terroristi e i loro protettori in Iran, qui alcuni hanno condannato le loro vittime.
E’ esattamente quello che ha fatto un recente rapporto ONU su Gaza, che ha messo sullo stesso piano i terroristi e le loro vittime. Per otto lunghi anni Hamas ha lanciato da Gaza migliaia di missili, mortai e razzi sulle città israeliane vicine. Anno dopo anno questi missili sono stati deliberatamente sparati sui nostri civili: l’ONU non ha votato neppure una condanna di questi attacchi criminali. Non abbiamo sentito una parola - neppure una - da parte del Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU (istituzione dal nome quanto mai fuorviante).
Nel 2005 Israele, nella speranza di favorire la pace, si ritirò unilateralmente fin dall’ultimo centimetro di Gaza. Smantellò 21 insediamenti e trasferì più di 8000 Israeliani. Non abbiamo avuto pace. Abbiamo avuto invece una base terrorista sostenuta dall’Iran a 50 miglia da Tel Aviv. La vita nelle città e nei paesi vicini a Gaza divenne un incubo. Gli attacchi dei razzi di Hamas, vedete, non soltanto continuarono, ma si moltiplicarono per dieci.
Anche allora l’ONU tacque. Dopo otto anni di attacchi senza interruzione, Israele fu obbligata a rispondere. Come avremmo dovuto rispondere?
Beh, c’è un solo esempio nella storia in cui migliaia di razzi vennero sparati su una popolazione civile. Fu quando i Nazisti lanciarono razzi sulle città inglesi durante la Seconda Guerra Mondiale. In quella guerra gli Alleati rasero al suolo le città tedesche, facendo centinaia di migliaia di morti.
Israele decise di comportarsi diversamente. Di fronte a un nemico che commetteva un doppio crimine di guerra perchè sparava su una popolazione civile riparandosi dietro a una popolazione civile, Israele tentò di condurre attacchi mirati contro i lanciarazzi.
Non era un compito facile, perchè i terroristi sparavano dalle case e dalle scuole, usavano le moschee come depositi di armi e trasportavano gli esplosivi sulle ambulanze. Israele, invece, cercò di ridurre al minimo i morti avvisando i civili palestinesi di lasciare le zone di attacco. Abbiamo lanciato innumerevoli volantini sulle loro case, mandato migliaia di SMS, chiamato migliaia di cellulari per chiedere alla popolazione di andarsene.
Nessun altro paese si è mai data tanta pena per allontanare dalla zona di pericolo la popolazione civile nemica. Eppure di fronte a un caso tanto chiaro di aggressione, chi ha scelto di condannare il Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU? Israele. Una democrazia che si difende legittimamente dal terrorismo è moralmente impiccata e squartata, e per di più dopo un processo ingiusto.
In base a questi principi distorti, il Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU avrebbe mandato alla sbarra Roosevelt e Churchill come criminali. Che perversione della verità. Che perversione della giustizia. Signori delegati all’ONU, intendete accettare questa farsa? Se lo fate, l’ONU tornerà ai suoi giorni più bui, quando i peggiori violatori dei diritti umani sedevano a giudicare le democrazie rette dalla legge, quando il Sionismo fu considerato razzismo, quando una maggioranza automatica poteva dichiarare che la terra è piatta.
Se questa Assemblea non respinge la relazione del Consiglio, manda ai terroristi in tutto il mondo il messaggio che il terrore paga, che se lanci attacchi contro zone densamente popolate la fai franca.
E condannando Israele questa Assemblea sferrerebbe un colpo mortale alla pace. Ecco perchè. Quando Israele lasciò Gaza, molti sperarono che gli attacchi missilistici sarebbero cessati. Altri pensarono che, se non altro, Israele sarebbe stata legittimata all’auto-difesa. Quale legittimazione? Quale auto-difesa?
La stessa ONU che si rallegrò per l’uscita di Israele da Gaza e promise di sostenere il nostro diritto all’autodifesa ora ci accusa - accusa il mio popolo, il mio paese - di crimini di guerra ? E per che cosa? Per esserci difesi con senso di responsabilità. Che presa in giro! Israele si è giustamente difesa dal terrorismo.Questa relazione squilibrata e ingiusta è un banco di prova per i governi. Vi schierate con i terroristi o con Israele? Dovete rispondere ora. Ora, non più tardi. Perchè se chiederete ad Israele di assumersi altri rischi per la pace, dobbiamo sapere -oggi- che domani sarete al nostro fianco. Soltanto se sappiamo di aver diritto a difenderci possiamo ancora correre altri rischi per avere la pace. Signore e Signori, Tutta Israele vuole la pace.
Ogni volta che un leader arabo cercò davvero la pace, noi abbiamo fatto pace. Abbiamo fatto pace con l’Egitto di Anwar Sadat. Abbiamo fatto pace con la Giordania di Re Hussein. E se i Palestinesi vogliono davvero la pace, io e il mio governo e il popolo di Israele faremo pace. Ma vogliamo una pace vera, difendibile, definitiva.
Nel 1947 questa Assemblea stabilì due stati per due popoli - uno stato ebraico e uno stato arabo. Gli Ebbrei accettarono la decisione. Gli Arabi la rifutarono. Chiediamo ai Palestinesi di fare finalmente quello che hanno rifutato per 62 anni: dire sì allo stato ebraico. Proprio come a noi si chiede di riconoscere uno stato nazionale palestinese, ai Palestinesi si deve chiedere di riconoscere lo stato nazionale degli Ebrei.
Gli Ebrei non sono conquistatori stranieri in Israele. Questa è la terra dei nostri padri. Sul muro di questo grande edificio è incisa la grande visione biblica della pace: ‘Le nazioni non alzeranno la spada sulle nazioni. Non conosceranno più guerra’. Queste parole furono dette dal profeta ebreo Isaia 2800 anni fa nel mio paese, nella mia città, sulle colline della Giudea e per le strade di Gerusalemme. Non siamo stranieri in questa terra. E’ la nostra patria.
Benchè così strettamente legati a questa terra, noi riconosciamo che ci vivono anche i Palestinesi, che vogliono una casa propria. Vogliamo vivere fianco a fianco con loro, due popoli liberi che vivono in pace, dignità e prosperità. Ma dobbiamo avere sicurezza.
I Palestinesi avranno tutti i poteri necessari per il pieno autogoverno, eccetto quei pochi poteri che possono essere un pericolo per Israele. Per questo uno stato palestinese deve essere de-militarizzato in modo reale. Non vogliamo un’altra Gaza, un’altra base terroristica iraniana sopra Gerusalemme e sulle colline a pochi chilometri da Tel Aviv.
Vogliamo la pace. Credo che la pace si possa raggiungere. Ma soltanto se respingiamo le forze del terrore, guidate dall’Iran, che vogliono distruggere la pace, eliminare Israele e scardinare l’ordine mondiale. La scelta per la comunità internazionale è se vuole tener testa a quelle forze, o vuole lasciar loro spazio. Più di 70 anni fa Winston Churchill denunciò la ‘riconfermata incapacità dell’umanità ad imparare’, la maluagurata abitudine delle società civili a dormire finchè il pericolo quasi le soffoca.
Churchill deprecò quella che definì ‘mancanza di previsione, indisponibilità ad agire quando è semplice e facile farlo, poca chiarezza di idee, confusione nelle valutazioni, finchè si arriva all’emergenza, finchè l’istinto di auto conservazione non alza la sua voce dissonante’.
Parlo qui oggi con la speranza che il giudizio di Churchill sulla ‘indisponibilità ad imparare dell’umanità’ si riveli questa volta errato. Parlo qui oggi con la speranza che impariamo dalla storia - che questa volta riusciamo a prevenire il pericolo.
Nello spirito delle parole eterne pronunciate da Giosuè oltre 3000 anni fa, siamo forti e d’animo coraggioso. Affrontiamo il pericolo, assicuriamo il nostro futuro e, col volere di Dio, costruiamo una pace che duri nelle generazioni future.

Notizie dal fronte...

I terroristi di hammazz hanno bombardato Israele con due razzi qassam: il primo ha colpito l'aerea vicino Eshkol verso le sette di sera e il secondo (dopo circa un'ora e mezzo) la zona di Ashdod.
Non si segnalano danni o feriti fortunatamente.
Dei terroristi hanno sparato con un fucile contro un cittadino israeliano nei pressi di Shvut Rachel. L'uomo, ferito ad una mano è riuscito a guidare fino al suo villaggio dove è stato medicato dalle forze di sicurezza. E' il quarto attentato nel giro di quattor mesi e, secondo i cittadini e gli amministratori locali, la recrudescenza di attacchi ha coinciso con l'allentamento dei controlli e la rimozione dei posti di blocco.
Come si potrà facilmente notare, i palestinesi sono sempre pronti a colpire, testano continuamente le capacità difensive e reattive israeliane perchè sperano prima o poi di riuscire a fare una strage.