Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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Sempre con Israele!!!

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venerdì 30 novembre 2007

O' Jerusalem


Andate a vedere questo film!

E' uscito il 23 novembre e non so quanto resterà in programmazione.

A Roma viene proiettato in tre sale in orari strani, ma vale la pena organizzarsi per andare a vederlo.

E' tratto dal libro di Lapierre e Collins "Gerusalemme Gerusalemme" ed è finalmente un film obiettivo sull'origine del conflitto voluto dagli arabi, contrari alla nascita dello stato di Israele.

http://www.ojerusalem-lefilm.com/flash/lefilm.html
http://www.ojerusalem-lefilm.com/

martedì 27 novembre 2007

La barriera di sicurezza

Chi non ha sentito parlare di "muro della vergogna" (o peggio di "muro dell'apartheid") in riferimento alla BARRIERA di sicurezza che lo Stato di Israele sta erigendo da anni, per impedire l'accesso sul suo territorio ai terroristi suicidi (mi rifiuto di definirli kamikaze, non hanno nulla a che fare con gli aviatori nipponici che andavano a morire per l'Imperatore schiantandosi contro obiettivi MILITARI)?
Penso nessuno, eppure se osservassimo con attenzione, scopriremmo che il 97% (si avete letto bene... 97%!) della BARRIERA è costituito da una rete metallica protetta da sensori e solo il 3% da un muro di cemento armato alto anche 9 metri.
Già questo fatto di per se basterebbe a chiarire il carattere NON definitivo di questo manufatto, dove è stato possibile infatti, è stato deviato il suo tracciato, per evitare troppe sofferenze alle popolazioni arabe, ma, laddove le violenze (leggasi tiri di cecchini contro CIVILI israeliani) non potevano essere controllate in altro modo, si è deciso di erigere un muro in cemento armato per restituire tranquillità alle popolazioni delle città israeliane duramente colpite dal terrorismo.
Sicuramente ci sono dei problemi per i villaggi arabi e per gli abitanti che debbono sottostare a minuziosi controlli e tortuosi giri per andare da un posto ad un altro, ma va da se che tutto questo cesserebbe nell'istante in cui cesserebbero le violenze da parte araba e si arrivasse a parlare seriamente di pace.
Uno dei primi passi DEVE essere necessariamente il riconoscimento di Israele da parte araba, solo allora si potrà cominciare a trattare.
Ma lo scandalo suscitato nel mondo dalla BARRIERA difensiva israeliana, non ha trovato pari risonanza quando si è trattato di parlare, obiettivamente, di altre barriere che dividono popoli e nazioni: eppure esistono diverse barriere (ed altre sono allo studio) sparse in tuto il mondo, persino nella "pacifica" e "civilissima" Eurabia... pardon... Europa!
Qualche esempio?
Per cominciare si potrebbe parlare della barriera che divide gli U.S.A e il Messico: si, esiste una barriera tra questi due stati eretta dal governo statunitense, per tentare di arginare il fenomeno dell'immigrazione clandestina dal paese latino americano.
Si potrebbe poi continuare con la barriera che divide Cipro in due stati, o con quella tra la Corea del Nord e la Corea del Sud, quella tra India e Pakistan, quella tra l'Arabia Saudita e lo Yemen, quella tra Botswana e Zimbabwe, e che dire di quella che divide cattolici e protestanti nella "civilissima" Irlanda del Nord? Ma non è finita, ne esiste una persino in Olanda e una nei territori spagnoli in Nord Africa: Ceuta è interamente circondata da una barriera anti immigrazione!
La caratteristica comune di molte di queste barriere è che devono tenere lontani i ponteziali immigrati clandestini (sicuramente meno pericolosi di assassini imbottiti di esplosivo, chiodi e biglie di acciaio pronti a farsi esplodere in bar, autobus, centri commerciali, discoteche, ristoranti ecc.) dai paesi ricchi.
Ne è allo studio una addirittura in Polonia (anche lì cominciano ad essere preoccupati dell'immigrazione incontrollata dai paesi limitrofi) che sembra si avvalga della collaborazione ... degli esperti israeliani!

La storia recente

La terra di Israele, dopo la fine del Regno, fu sempre in mani straniere:

nel 70 d.C. venne conquistata Gerusalemme da Tito
nel 135 d.C. vennero soffocate nel sangue le ultime rivolte ebraiche
dal IV secolo al 636 fu nelle mani di Bisanzio
dal 636 al 1099 nelle mani degli arabi
dal 1099 al 1291 dei crociati
dal 1291 al 1517 dei mamelucchi
dal 1517 al 1917 nei turchi ottomani
dal 1917 al 1948 sotto mandato britannico.

Non fu mai in nessun momento della sua storia uno stato arabo vero e proprio, separato e distinto.

Allo stesso tempo nessuno può negare una costante presenza ebraica nei secoli ad Askelon, Haifa, Cesarea e Gerusalemme

Nel XIX sec. gli ebrei che vivevano in quei territori erano 25 mila su 450 mila abitanti

In Europa per lo più vivono in realtà distinte e separate nei paesi che li ospitano

La rivoluzione francese porta due idee: uguaglianza dei cittadini e libertà delle nazioni.
Gli ebrei in Europa si chiedono “perché come gli altri popoli non abbiamo una terra?
Non abbiamo una nazione completa?”
Da qui derivarono due tendenze: assimilazione al mondo circostante e nazionalismo ebraico.

Barnet Livtvinoff (“La lunga strada per Gerusalemme” – Il Saggiatore, Milano 1968 p. 13) scrive “Il sionismo come idea politica data dalla presa della Bastiglia”.

Nel 1862, un rabbino ortodosso di Posen Zevi Hirsh Kalisher (“Derishat Zion” - La ricerca di Sion) diceva “erano maturi i tempi per insediarsi in Palestina, poiché gli ebrei dell’europa orientale avevano bisogno di un rifugio e quelli dell’Europa occidentale sufficienti ricchezze per attuare un progetto”
Solomon Grayzel (“Storia degli ebrei” – Fondazione della Gioventù ebraica. Roma 1864) scrive che Kalisher trovò appoggio al suo progetto in Cremieux - ebreo francese, prima ministro e poi oppositore di Napoleone III - nel filantropo Rotschild e in Sir Moses Montefiori –influente uomo politico ebreo inglese- e così venne fondata nel 1869 in Palestina con i fondi della “Alliance Israelite Universelle” la prima colonia agricola presionista: Mikveh Israel (Speranza di Israele)
L’Alliance Israelite Universelle era stata fondata (per iniziativa della comunità israelita di Francia) come espressione di solidarietà ebraica internazionale a seguito della sommossa antiebraica di Damasco del 1844.

Negli stessi anni Moses Hesse, un filosofo ebreo tedesco seguace di Hegel, nel suo libro "Roma e Gerusalemme" (1862) sostenne la necessità della fondazione di uno stato ebraico per eliminare la discriminazione sociale che colpiva gli ebrei in Europa.

Un medico ebreo russo Leo Pinsker dopo i sanguinosi pogrom russi del 1881-1882 nel saggio "Autoemancipazione ebraica" sostiene che gli ebrei devono guadagnarsi la libertà con i loro sforzi scegliendo non l’assimilazione ma l’emancipazione come popolo e come nazione.

Lord Byron scriveva:
“the wild dove has its nest
the fox its cove
man kind their country
Israel but the grave”

(La colomba selvatica ha il suo nido/ la volpe la sua tana/ gli uomini hanno il loro paese/ ma Israele non ha che il sepolcro)

Tutte queste idee e sogni si sarebbero esaurite nel nulla se un giornalista ebreo ungherese Theodor Herzl non fosse rimasto scosso dalle manifestazioni di piazza antisemitiche avvenute a Parigi durante i giorni del processo Dreyfus e, sebbene fosse del tutto “assimilato” riscoprì l’ebraismo in “modo improvviso e incontenibile”.

Il sionismo nasce con una pubblicazione di Herzl del 1896 “Lo stato ebraico” e, come scrive Luciano Tas in Shalom nel 1975 “furono gli ebrei dell’Europa orientale ad accogliere lo scritto di Herzl come la voce dell’ultimo profeta di Israele” in quanto erano coloro che più soffrivano la loro “condizione di ebrei” : pogrom e leggi inique rendevano la vita per questi poveri ebrei un vero inferno.

Nel 1897, la Palestina era senza identità politica, amministrata dal corrotto impero turco, con un’agricoltura arretrata, scarsi commerci e nessuna industria, priva di strade di comunicazione: eppure è proprio verso questa terra che si dirigeranno i primi pionieri sionisti.

Chaim Weizmann diceva “per essere sionisti non occorre essere pazzi, ma giova…”

I pogrom del 1881 avevano spinto migliaia e migliaia di ebrei verso gli Stati Uniti e solo poche centinaia si diressero verso la Palestina. Herzl non pensò mai esclusivamente alla Palestina per dare rifugio e una nazione agli ebrei di tutta Europa: si pensò all’Argentina nelle proprietà di un barone francese, si pensò ad un territorio in Uganda offerto dalla Gran Bretagna, o al Mozambico… perfino a una parte di Africa italiana…
Ma ormai si è cominciata a formare una coscienza di popolo e di nazione che spinge a “tornare” in Palestina.

Nel 1902 nasce il Fondo Nazionale Ebraico (KKL Keren Kajameth Leisrael) che acquista acri di terreno incolto sia dai grandi proprietari (effendi) che vivevano al Cairo a Damasco e a Beirut, sia dai piccoli proprietari (fellahim): questi terreni acquistati a prezzi esorbitanti saranno la base dice Lea Sestieri ne “Gli Ebrei nella storia di tre millenni – Crucci , Roma 1980 p. 282) “per la ricostruzione della sede nazionale”.

Nel 1945 lo jishw (entità ebraica della terra d’Israele) possiede 1.750.000 dunam (10 dunam= 1 ettaro).

Le terre comprate dagli ebrei scrivono Derogy e Gurgand in “La morte in faccia” (Rizzoli, Milano 1975 p. 375) “erano soltanto dune e paludi; non è un caso se le terre fertili di Samaria non sono state loro vendute. Ma “gli effendi - dice il Koestler – hanno venduto ad alti prezzi terre grame (nel 1944 gli ebrei pagarono 1000/1100 dollari per acro terreni aridi e semi aridi quando nello stesso periodo i ricchi terreni dello Iowa per esempio venivano pagati 110 dollari per acro…. Fonti del Ministero dell’Agricoltura U.S.A.) eppure più tardi se ne pentono perché l’esempio delle coltivazioni ebraiche ha attirato contadini arabi, che si dedicano a nuove culture più redditizie e, cosa peggiore per gli effendi, acquistano una nuova coscienza di uomini. Saranno spesso i vecchi proprietari ad aizzarli contro le colonie ebraiche.

Nathan Weinstock (critico del sionismo) riconosce che i “pionieri ebrei hanno prosciugato paludi, dissodato terre ingrate, rinverdito colline” (Storia del sionismo” 2 voll. Samonà e Savelli, Roma 1970)

Nel 1914 i coltivatori erano 11 mila, nel 1941 diventeranno oltre 100 mila.

Sull’esempio di Degania, nacquero nel paese un gran numero di Kibbutzim che plasmarono ebrei di nuovo stampo che volevano lavorare la terra con le loro mani, consideravano una bestemmia sfruttare il lavoro altrui. “Vivevano di un pane ebraico – scrive B. Litvinoff – cresciuto su terra ebraica protetto da fucili ebraici. Ad essi va il merito di aver impedito al sionismo di degenerare in un movimento di colonizzazione in senso convenzionale”

1917: Dichiarazione Balfour.
Essa diceva che la Gran Bretagna “vedeva con favore la fondazione in Palestina di un Focolare nazionale per il popolo ebraico…”
Incorporata nel trattato di pace alla Conferenza di San Remo del 25 aprile 1920, riceverà una prima interpretazione limitativa nel memorandum Churchill del 1922 che intendeva quella espressione solo come un impegno ad uno sviluppo crescente dell’insediamento ebraico. Si riconosce dunque lo jishw ma si respingeva, implicitamente, una ipoteca su un futuro stato
La dirigenza sionista in quel momento accettò l’interpretazione limitativa accantonando ma non rinunciando al progetto, vicino o lontano, di un vero e proprio stato o entità riconosciuta.

La politica inglese di parziale equilibrio fra popolazione ebraica e popolazione araba fino alla vigilia della seconda guerra mondiale rende sempre più difficili i rapporti fra movimento sionistico e Inghilterra tanto che nel 1939 in un “Libro Bianco”, ricordato come un evento funesto, la Gran Bretagna limita drasticamente l’immigrazione ebraica e l’acquisto delle terre. Il Libro Bianco che di fatto contraddiceva la lettera e lo spirito della dichiarazione Balfour ha impedito a migliaia di ebrei di sfuggire alla Shoà.
Il 1° settembre 1939 hitler invade la Polonia e questo frenò l’ostilità ebraica ma non l’intransigenza inglese nei loro confronti.
Il “Patria” un mercantile con 1800 persone a bordo che nel novembre 1940 gli inglesi stavano per dirottare verso le Mauritius dopo il divieto di sbarco ad Haifa, viene sabotato dall’Haganà (esercito di civili ebrei.. non esistevano formazioni militari) per impedirne la partenza.
Il piroscafo rumeno Struma carico di profughi arrivato sulle coste della Turchia dopo essere stato respinto dagli inglesi, venne respinto anche dai Turchi e colato a picco nel Mar Morto … 775 passeggeri morti.

Ben Gurion dichiarò comunque “combatteremo la guerra come se non vi fosse il libro bianco e combatteremo il libro bianco come se non vi fosse la guerra."
C’era infatti un nemico molto più pericoloso per ebrei e inglesi: hitler.

Churchill accettò che si formasse una brigata di 26.000 ebrei dalla Palestina (La “Jewish Brigade Group”) che avrebbe combattuto con onore e grandi sacrifici di giovani vite anche in Italia negli effettivi dell’VIII armata del generale Alexander .

La rigidità britannica nell’applicazione del libro bianco non si attenuò neppure quando cominciarono a filtrare le prime notizie sugli orrori nazisti: mentre a Londra il parlamento inglese decretava un minuto di silenzio in segno di lutto per gli ebrei d’Europa, in Palestina continuavano a respingerli…

A guerra conclusa, la totale insensibilità inglese per il dramma dei campi di sterminio esasperò gli ebrei, che non tolleravano più l’arroganza di molti ufficiali inglesi.

Golda Meir (“La mia vita” Mondadori Milano 1976, p. 187) scrive "erano assai spietati e non erano solo le misure punitive a volte assai crudeli a rendere la situazione intollerabile; a esse si aggiungeva la consapevolezza che in ogni occasione essi aiutavano e favorivano gli arabi quando addirittura non li sobillavano contro di noi…”

domenica 25 novembre 2007

Origini di Israele

Intorno all'anno 1000, le 12 tribù di Israele si diedero un ordinamento statale derivante da una forte unità politica, religiosa e sociale e crearono il Regno di Israele che rimase in vita fino al 135 d. C. quando venne distrutto dall'Impero Romano.
Questo piccolo regno si estendeva sui territori che si trovavano ad est del fiume Giordano fino alla costa del Mar Mediterraneo.
Atto della creazione del regno fu l'incoronazione del re Saul (databile storicamente intorno al 1022 a.C.) mentre la sua definitiva distruzione fu dovuta ad una nuova rivolta ebraica (succesiva all'episodio di Masada del 73) contro Roma tra il 132 e il 135 d. C., guidata da Simone Bar Kokhba.
Sconfitti i rivoltosi, l'imperatore Adriano cercò invano di cancellare ogni traccia di presenza ebraica: trasformò radicalmente Gerusalemme, le cambiò il nome in Aelia Capitolina, ne vietò l'ingresso agli ebrei.
Anche il nome della Terra d'Israele viene cambiato in Palestina, termine forse derivato da Filistei, popolo indoeuropeo che aveva abitato la fascia costiera tra il XII e il VII secolo a.e.v.