Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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Sempre con Israele!!!

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Lettori fissi

domenica 30 marzo 2008

"L'educazione" dei bambini palestinesi è importante!

L'educazione si sa è importante, ma per i palestinesi ha un ruolo centrale: i loro figli debbono essere "educati" a diventare dei martiri e per farlo non hanno alcuno scrupolo: insegnano da subito che gli ebrei sono dei "sionisti" dei "terroristi" e dei "criminali" e per farlo si avvalgono di personaggi grotteschi che vengono fatti morire poi nei modi più assurdi e sempre a causa degli israeliani: emblematici i casi del "topolino" terrorista Farfur, e dell'ape Nahul del 2007 ai quali si è aggiunto il coniglio Assud che potete vedere in questo video:
Si può pensare di crescere i figli in un odio così spietato?
Si può pensare di inculcare nei bambini il desiderio della morte e del "martirio"?
Per noi è impossibile ma evidentemente per loro no!

Il falso "Olocausto palestinese" in mostra a Gaza

Una mostra a Gaza che ritrae Israele che brucia bambini palestinesi nei forni: è l’ultima novità in fatto di demonizzazione di Israele e banalizzazione della Shoà. L’ha organizzata un gruppo palestinese denominato Comitato Nazionale per la Difesa dei Bambini dall’Olocausto, ed è stata inaugurata a fine marzo col titolo “Gaza: una mostra per descrivere le sofferenze dei bambini nell’Olocausto”. Titolo quanto mai ingannevole: anziché illustrare – come si potrebbe pensare – il genocidio nazista degli ebrei d’Europa, la mostra dipinge Israele come il colpevole del “vero” Olocausto, e i bambini palestinesi che vengono “bruciati” da Israele nel modellino di un forno crematorio con tanto di svastica e stella di Davide. Stando a quanto scrive il quotidiano di Ramallah Al-Ayyam, “la mostra include un grande forno dentro al quale dei bambini vengono bruciati. L’immagine parla da sé”. Netta la condanna dell’Organizzazione Sionista d’America, secondo la quale “evidentemente non ci sono limiti alla perversione raggiunta dall’educazione e istigazione all’odio in campo palestinese”.“Nel corso degli anni – dice il presidente dei sionisti americani Morton Klein – abbiamo visto ogni sorta di degenerazione, compresi i bambini indottrinati e trasformati in attentatori suicidi, e la pubblica esaltazione di stragisti e assassini di massa. Ora vediamo palestinesi, sia di Hamas che di Fatah, descrivere gli israeliani come sterminatori nazisti, senza insegnare assolutamente nulla sulla vera Shoà, quella di cui l’allora leader dei palestinesi Haj Amin el-Husseini fu di fatto attivo partecipe. Husseini non solo orchestrò campagne per l’assassinio degli ebrei nel Mandato Britannico, ma divenne anche fedele alleato dei nazisti adoperandosi con determinazione per accelerare la deportazione e l’uccisione degli ebrei. Dipingere gli israeliani come sterminatori nazisti significa in sostanza affermare che quello ebraico è un popolo malvagio che dovrebbe essere distrutto, come lo fu il regime nazista. Finché i palestinesi non saranno seriamente chiamati a rispondere della loro promessa di porre fine a questa educazione all’odio e all’assassinio, non ci sarà da aspettarsi alcuna vera pace”.“Ci troviamo di fronte a qualcosa di diverso – spiega Itamar Marcus, di Palestinian Media Watch – Già in passato i palestinesi hanno spesso paragonato le politiche di Israele alla Shoà” ma nel corso degli ultimi anni, Palestinian Media Watch ha documentato uno “spaventoso incremento” nell’utilizzo del termine “Olocausto” nei mass-media palestinesi. Marcus dice che ora viene usato “regolarmente, più volte la settimana e più volte in ogni articolo”, anziché una volta al mese, come avveniva in precedenza. Il che suscita serie preoccupazioni a vari livelli. “L’utilizzo di questo termine – spiega Marcus – ha senza dubbio permeato la società palestinese, e oggi viene usato come un termine della storia palestinese”. Una volta adottato su larga scala, serve a delegittimare gli israeliani facendoli passare per aggressori e ipocriti. Inoltre, aggiunge lo studioso, lo stravolgimento del linguaggio sulla Shoà costituisce una forma di istigazione all’odio che, sebbene non inciti all’aggressione violenta in modo diretto, tuttavia è altrettanto pericolosa. Marcus paragona il discorso attuale e la promozione dell’odio a quelli che imperversavano nel periodo 1996-2000 quando “nella società palestinese veniva pompato odio in modo incessante”. Una volta instillati nella popolazione “odio, paura e la sensazione che la vendetta sia più che legittima, l’esplosione della violenza non è che il passo successivo della spirale terroristica. A lungo termine, il pericolo più grande per la pace – conclude Marcus – è la promozione dell’odio. E questa è del genere peggiore: in quei ragazzi imprimerà l’odio per sempre”.
(Da: Jerusalem Post, 26.03.08)

Nella foto in alto: Ragazzini palestinesi davanti al modellino che rappresenta un forno crematorio “israeliano” in cui vengono gettate bambole raffiguranti bambini palestinesi

giovedì 27 marzo 2008

Nuovi pericoli per Israele!


Si addensano nuovi pericoli su Israele.

Sembra un tragico disegno ben orchestrato da una mente criminale: si avvicina il giorno in cui si festeggerà il 60° anniversario della nascita di Israele e i segnali di nuove e terrificanti minacce si fanno sempre più insistenti.

Secondo fonti dei servizi di sicurezza e dell'esercito israeliano, gli hezbollah, con l'aiuto della Siria e dell'Iran, hanno ricostituito i loro arsenali missilistici, distrutti dall'offensiva israeliana del 2006, contemporaneamente hammazz, a Gaza, avrebbe ricevuto sempre dall'Iran nuove armi, oltre a materiale per costruire razzi più precisi e a più lunga gittata, in grado di colpire in profondità il territorio israeliano.

Mentre da una parte un popolo e una nazione intera si avvicinano con animo gioioso al giorno in cui festeggiare una data storica, dall'altra parte un popolo è pronto a distruggere ancora una volta ogni prospettiva di pace in nome di un odio cieco e senza tregua!

Si ripete la storia di sessanta anni fa, quando gli Ebrei si rimboccarono le mani per costruire uno stato e difenderlo mentre gli Arabi si rimboccavano le mani per fare la guerra e "ricacciare gli Ebrei in mare"!

Sono rimasti fermi al 1948, sono cresciuti nel loro odio e nella violenza distruttrice che non ascolta e non perdona.

mercoledì 26 marzo 2008

Un rifugio improbabile

Da un articolo di Seth Freedman
"Anche se siamo musulmani, il mondo islamico non ha fatto nulla per proteggerci" dice Yassin, un profugo la cui drammatica fuga dal Darfur alla fine lo ha portato tre anni fa in Israele. E’ stato uno dei primi darfuriani a riuscire ad entrare in Israele attraverso la frontiera con l’Egitto, e ha dedicato la sua vita ad aiutare i suoi connazionali che hanno compiuto lo stesso pericolosissimo viaggio.Yassin, un gioviale ex-architetto trentenne, è ora direttore di Bnei Darfur [Figli del Darfur], un’organizzazione che aiuta i profughi sudanesi a integrarsi nella società israeliana, e che finalmente la settimana scorsa ha ricevuto lo status di ente non-profit dal governo israeliano. Seduto nel suo ufficio nel centro di Tel Aviv, Yassin dipinge un ritratto straziante del modo in cui i profughi darfuriani sono maltrattati dalle autorità, fredde e indifferenti, in Egitto, che è il primo porto di rifugio per i molti che fuggono dalla violenza in Sudan. I figli del Darfur hanno paura di uscire di casa in Egitto per timore di essere aggrediti, spiega Yassin, ricordando il massacro di decine di profughi dopo una protesta fuori dal quartier generale dell’UNHCR nel 2005. "Non è che l’Egitto non si prenda cura dei profughi in generale – aggiunge – Dopo tutto, trattano molto bene i somali. Tuttavia, quando si tratta di noi, è diverso. E’ colpa del razzismo”. Non è d’aiuto il fatto che i darfuriani accusino gli altri musulmani di genocidio, dice Yassin, osservando che gli stati musulmani che appoggiano il governo sudanese sostengono a loro volta che i profughi collaborano con gli “stati nemici” in occidente. "Tutti i paesi arabi appoggiano il governo del Sudan: il nostro problema è con la Lega Araba” dice Yassin scuotendo la testa, pensando al dramma della sua gente.Dopo aver assistito al massacro di quasi tutta la sua famiglia durante un attacco della milizia al suo villaggio, fuggì per rifugiarsi in Egitto, ma presto fu costretto ad andarsene. Dopo l’accoglienza gelida e spesso violenta ricevuta dai profughi da parte degli egiziani, Yassin decise che le cose non potevano andare peggio sul versante israeliano del confine, nonostante l’indottrinamento anti-israeliano introiettato col latte materno in Sudan. "In patria il governo controllava tutti i media – dice – Le stazioni televisive, la radio, i giornali, tutti erano molto ostili verso Israele. Lo descrivevano come uno stato nemico pieno di assassini, e la causa di tutti i problemi del mondo”. Sorride del paradosso per cui Israele si è rivelato l’unico paese dove lui e gli altri profughi hanno infine potuto trovare un rifugio, anche se all’inizio non è stato facile. "Quando l’esercito mi ha prelevato [per ingresso illegale], ho passato cinque giorni alla base in una stanzetta con cinque egiziani. Le condizioni erano terribili, e uno dei giudici era molto crudele e minacciava di espellermi di nuovo in Egitto. Mi disse che non ero il benvenuto in Israele perché ero di un paese nemico. Ma alla fine fui trasferito in una prigione più grande nel sud”.Rimase 14 mesi in prigione, dove si legò ad altri profughi darfuriani e fondò un gruppo informale di supporto per aiutarsi a vicenda, insegnando inglese, arabo ed ebraico a quelli che avevano bisogno di istruzione. Dopo qualche mese, la stampa israeliana cominciò a interessarsi della vicenda della crisi dei profughi, e presto diverse ONG e organizzazioni umanitarie diedero inizio a campagne per la loro scarcerazione. Se ne occupò anche l’Onu e infine molti dei profughi furono scarcerati e mandati a lavorare nei kibbutz del posto. Tuttavia, una volta liberi, dovettero affrontare il pericolo dello sfruttamento da parte di datori di lavoro che approfittavano della loro mancanza di permessi di lavoro e di diritti, costringendoli a lavorare per una miseria in condizioni terribili. Di nuovo, l’intervento delle ONG locali fece cambiare idea al governo, che concesse a 600 dei 750 profughi lo status di residenza temporanea “A5”, mentre gli altri ricevevano protezione come richiedenti asilo politico. Il resto è storia recente. Yassin e i suoi amici hanno formato Bnei Darfur, e hanno avuto un successo incredibile nella loro missione di creare una comunità auto-sufficiente "che non rappresenti un salasso per la società israeliana". Ogni profugo ha un lavoro, una casa e accesso all’assistenza medica. "I soli senza lavoro sono quelli appena arrivati, e ce ne occupiamo al più presto", dice Yassin. I bambini sono stati inseriti nelle scuole israeliane, dove imparano l’ebraico e fanno amicizia con i ragazzi del paese: il futuro appare oggi ben più roseo per quelli che sono riusciti a entrare in Israele. Molti israeliani hanno sposato la causa dei darfuriani, perché agli ebrei nel corso di tutta la loro storia è stato spesso negato rifugio da parte di stati indifferenti, e perché gli ebrei israeliani ritengono di dover ricordare il proprio travagliato passato quando trattano con le vittime di oggi. Tuttavia, mentre il modo in cui Israele – alla fine – ha accolto i profughi merita ammirazione, rimane aperto il problema che riguarda i profughi palestinesi. Ma il problema del cosiddetto “diritto al ritorno” dei palestinesi non è cosa di cui Yassin desideri parlare. Per quanto lo riguarda, Israele ha provveduto alla sua gente come nessun paese arabo avrebbe fatto, e di questo è eternamente grato. E in termini dell’immagine di Israele agli occhi dei profughi oltre che del mondo esterno, accettare i darfuriani che nessuno voleva è stata una mossa nello stesso tempo accorta e ammirevole.
(Da: commentisfree.guardian.co.uk, 24.03.08)

lunedì 24 marzo 2008

Cambiamenti in Italia!

Nei giorni scorsi l'evento politico internazionale è stato sicuramente il coraggioso e fermo discorso del cancelliere tedesco alla Knesset.
Questo discorso era stato preceduto in Italia da una dichiarazione di Fini che affermava in maniera esplicita che il prossimo ministro degli affari esteri italiano sarebbe stato sicuramente più favorevole a Israele.
Successivamente Berlusconi dichiarava a Yediot Aharonot che " sarebbe bellissimo fare il primo viaggio da presidente del Consiglio eletto proprio in Israele", evidenziando ancora di più quale potrebbe essere l'orientamento politico internazionale dell'Italia in caso di successo elettorale del PdL; a queste parole si uniscono quelle del Presidente della Regione Lombardia, Formigoni, che durante il suo recente viaggio in Israele ha detto "chiaramente al Presidente dello Stato di Israele Shimon Peres che il diritto all’esistenza nella sicurezza dello Stato Ebraico è punto irrinunciabile di ogni trattativa. I nemici di Israele sono i nostri nemici perché Israele rappresenta una parte della nostra identità. Lo Stato Ebraico è l’espressione della vitalità di valori e di ideali essenziali per tutti, quali la democrazia, la laicità, la centralità della persona e dei suoi diritti inviolabili."
Queste affermazioni così nette sono una inversione di tendenza sia nel panorama politico europeo che italiano: forse stiamo per assistere ad un cambiamento di portata epocale che potrà essere di esempio anche per gli altri stati europei che sembrano tentennare di fronte al problema degli attacchi sulle città israeliane ad opera di hamas.

sabato 22 marzo 2008

Boicottate Israele? Allora boicottate tutto!!!

Dedicato a chi vuole il boicottaggio della Fiera del Libro, e di qualunque altro prodotto che si richiami agli ebrei.

L'umorista Sam Levinson, quando qualcuno lanciava un boicottaggio di prodotti israeliani, dava questa risposta:
"Viviamo in un mondo libero, e avete il diritto di non amare gli ebrei. Ma se non li amate, vi suggerisco di boicottare anche questi altri prodotti di ebrei:

- Il test Wasserman per la sifilide
- La digitalina inventata dal Dott. Nuslin
- L'insulina, scoperta dal Dott. Minofsky
- L'idrato di cloro, scoperto dal Dott. Lifreich
- Il test della difterite scoperto dal Dott. Schick
- Le vitamine scoperte dal Dott. Funk
- La streptomicina scoperta dal Dott. Woronan
- La pillola contro la polio del Dott.Sabin
- Il vaccino contro la polio del Dott. Salk

Boicottateli, dunque!
La coerenza del fanatismo richiede che accettiate la Sifilide, il Diabete, le Convulsioni, la Malnutrizione, la Poliomielite, la Tubercolosi. Ce l'avete con noi ? Fate attenzione, non vi sentirete bene....

Qualcuno mi ascolta?

Qualcuno mi ascolta?
Da un tema di Eden Lieberman (13 anni, Kibbutz Nir-Am)
Mi è difficile spiegare cosa sta passando la mia famiglia: lo stress, le telefonate di mio padre ogni cinque minuti, la tensione che ci fa litigare fra di noi.
Di recente quattro Qassam sono caduti sul mio kibbutz, compreso uno che ha centrato la piscina. La radio ha detto che non c’erano state vittime. Ma mentre camminavo sulla stradina che porta alla piscina, io una vittima l’ho vista: un uccello, una colomba.
Proprio una colomba, il simbolo della pace e della serenità, è stata colpita alla testa dalle schegge. Vederla mi ha fatto provare rabbia e odio, e per un momento ho capito davvero in che realtà ci tocca vivere. Lo so che qualcuno dirà che era “solo una colomba”, ma per me il simbolo è chiaro: Hamas sa bene che noi esistiamo, ma fa di tutto per colpirci.
Provo un misto di frustrazione e confusione, paura e debolezza, dolore e rabbia. Ma più di tutto provo la sensazione che nessuno stia ascoltando.
Vivo una continua tempesta di emozioni che non vuole passare. Mi sono così ben impratichita che mi sembra di essere un campione olimpionico dello sprint scappa-dal-Qassam. La mia reazione al suono delle sirene è assurda. Non posso neanche descriverla a parole: non si può spiegare questa sensazione a qualcuno che non ci è passato.
Finora Dio ha protetto me e la mia famiglia, ma non so fino a quando potrà salvaguardarci.
È importante per me cogliere questa occasione per invitare tutti i ministri del governo israeliano a visitare e pernottare nel nostro kibbutz. Almeno per una notte vorrei che provassero quello che io provo sempre, ogni giorno, per tutto il giorno.
Ma nonostante tutto, io non ho ancora perso la speranza: la speranza che un giorno le cose qui possano andare bene.

(Da: YnetNews, 19.03.08)

venerdì 21 marzo 2008

Onore al merito per Angela Merkel

Il cancelliere tedesco Angela Merkel, pronunciando alla Knesset il più forte discorso di amicizia e sostegno a Israele che un politico europeo abbia mai pronunciato ha dato un esempio di grande coraggio e di come si debba portare avanti la lotta al terrorismo fondamentalista di matrice islamica.
Il sostegno incondizionato della Germania a Israele e alla sua sicurezza è una certezza che non ammette repliche e che lascia quasi senza fiato.
La Germania non teme certo ritorsioni per questo suo schierarsi a favore di Israele, come non le ha temute quando ha ricevuto con tutti gli onori il Dalai Lama, incurante del berciare isterico di Pechino. Nell'occasione ha dato una dimostrazione di come uno stato sovrano non debba mai farsi condizionare da chi vuole mettere il bavaglio agli altri e nel contempo si è elevato al di sopra di tutti i governi europei che hanno avuto paura di ricevere in forma ufficale il capo spirituale del Tibet nel timore di "offendere" il governo cinese che nel frattempo faceva seguire ogni visita del Dalai nei paesi europei da una serie di note di protesta violente e arroganti.
La perenne responsabilità della Germania per l'orrore della Shoà, riaffermata con vigore dal cancelliere tedesco, è la base sulla quale si è costruito negli anni un profondo sentimento di difesa dall'antisemitismo e di sostegno a Israele; oggi i "comuni ideali di democrazia, libertà e rispetto della dignità umana" sono la forza sulla quale contare per contrastare chi come hamas nega il diritto di Israele ad esistere e vuole colpire deliberatamente i civili israeliani; sono la forza che consente alla Germania di dire al presidente iraniano che non potrà mai avere le tanto desiderate bombe atomiche per "finire il lavoro" iniziato dall'imbianchino pazzo austriaco.
Onore al merito dunque per il coraggio e l'onestà intellettuale di chi come il cancelliere tedesco non teme di dire "espressamente, a questo punto, che tutti i governi, tutti i cancellieri federali prima di me sono stati pienamente consapevoli della particolare responsabilità storica della Germania per la sicurezza di Israele. Questa responsabilità storica è parte della ragion di stato del mio Paese. Per me, nella mia veste di cancelliera tedesca, la sicurezza di Israele non può mai essere negoziabile" e di affermare inoltre che "la Germania si schiera decisamente in favore della prospettiva di due Stati, entro frontiere sicure e nella pace - Israele per il popolo israeliano, la Palestina per il popolo palestinese.

Solidarietà a Fiamma Nirenstein!

L'ignobile vignetta di Vauro apparsa su il manifesto del 13 marzo, è l'ennesima dimostrazione di come la sinistra sia sempre pronta ad attaccare chi "osa" difendere Israele, chi "osa" essere dalla parte dell'unica democrazia del medio oriente!
Il pretesto è dato dal fatto che la bravissima giornalista italiana ha pensato di accettare la candidatura nelle file del PdL, (l'unica formazione politica in Italia che si sia sempre dichiarata a fianco di Israele specialmente nella sua lotta al terrorismo) dove però ci sono candidati come Ciarrapico (che non ha rinnegato il fascimo) e Alessandra Mussolini (che non ha mai fatto mistero del suo pensiero sull'operato del nonno). La specchiata onestà e amicizia verso Israele di Fini (memorabile la sua visita personale in Israele e allo Yad Vashem) e Berlusconi che ha dichiarato che il prossimo governo italiano sarà un vero amico di Israele e non andrà certo a braccetto dei terroristi di hezbollah, hanno convinto Fiamma che candidarsi nel PdL fosse la cosa giusta e personalmente non posso che approvare la sua decisione di scendere finalmente in campo.
Nel panorama politico italiano c'è bisogno di persone come Fiamma, che siano pronte a far sentire la voce della maggioranza silenziosa che non scende in piazza per devastare e mettere a soqquadro le città per affermare i propri ideali.
Grazie Fiamma!
VIVA ISRAELE!

mercoledì 19 marzo 2008

E' possibile "trattare" con gente simile?

Può Israele sperare di trovare degli interlocutori disposti a parlare di pace?
A giudicare dal video e da come si continua a fomentare l'odio, la strada per la pace è molto, troppo lontana.
Bisogna tenere sempre a mente che la pace si fa in due, e che non ci può essere sempre e solo una parte diposta a fare concessioni in cambio di niente.
Questo di chiede a Israele: restituzione di terre, rientro nei confini del 67 e diritto di ritorno dei "profughi", ossia la morte dello Stato Ebraico in quanto tale e il coronamento del sogno arabo di "estirpare l'entità sionista".
Qui sotto c'è il link e poi la traduzione dell'intervento del terrorista.

http://www.jpost.com/servlet/Satellite?pagename=JPost/Page/VideoPlayer&cid=1194419829128&videoId=1205420714950

Da un comizio del parlamentare di Hamas Fathi Hammad,trasmesso il 29 febbraio 2008 sulla tv on Al-Aqsa:

Fathi Hammad: “I nemici di Allah non sanno che il popolo palestinese ha sviluppato proprie tecniche di morte e di perseguimento della morte. Per il popolo palestinese, la morte è diventata un’ impresa nella quale eccellono le donne, così come tutto il popolo che vive su questa terra. Gli anziani eccellono in questo, così come i mujahideen (combattenti della jihad) e i bambini. Ecco perché tutti costoro hanno formato scudi umani fatti di donne, bambini, anziani e mujahideen, allo scopo di sfidare la macchina del bombardamento sionista. È come se dicessero al nemico sionista: Noi desideriamo la morte, voi desiderate la vita”.

martedì 18 marzo 2008

Israele dovrebbe distruggere l'atomica iraniana

Stratega kuwaitiano: “Israele dovrebbe distruggere l’atomica iraniana”

La distruzione della capacità nucleare iraniana sarebbe nell’interesse dei paesi arabi del Golfo e sarebbe “meno imbarazzante” se se ne occupasse Israele anziché l’America. È quanto sostiene, in un’intervista pubblicata domenica, Sami al-Faraj, analista kuwaitiano già consigliere governativo, oggi a capo del Kuwait Center for Strategy Studies. Ufficialmente il Kuwait, come gli altri stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo, propugna una soluzione con mezzi pacifici dello stallo tra Teheran e il resto del mondo, e sostiene che non permetterebbe agli Stati Uniti di usare il suo territorio per qualunque azione militare contro l’Iran. Tuttavia, ad una domanda del quotidiano Al-Siyassah circa le conseguenze di un eventuale raid israeliano sui reattori nucleari iraniani, al-Faraj ha risposto che la cosa non sarebbe poi così grave. “Onestamente – ha affermato – otterrebbero un risultato di grande valore strategico per i paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo, bloccando la tendenza dell’Iran a conquistare l’egemonia in tutta la regione”. Ed ha aggiunto: “Se fosse stroncata sul nascere per mano israeliana sarebbe per noi meno imbarazzante” che se lo fosse per mano americana. Al-Faraj ha ricordato le pesanti ingerenze di Teheran in Iraq, in Libano, nei territori palestinesi, e la sua continua istigazione al conflitto fra musulmani sunniti e sciiti. “La domanda – ha continuato – è cosa farebbe se fosse una potenza nucleare. Dobbiamo dire pane al pane, e dire che sotterrare sul nascere le ambizioni nucleari iraniane sarebbe nell’interesse degli stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo” e di altri paesi della regione. Nonostante tre serie di sanzioni decretate dalle Nazioni Unite, l’Iran continua a rifiutarsi di sospendere il processo di produzione di uranio arricchito.Al-Faraj ha anche ricordato che i sei paesi arabi del Consiglio di Cooperazione del Golfo – Arabia Saudita, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Oman e Bahrain – hanno “offerto” a Teheran di cooperare nella realizzazione di un impianto congiunto per la produzione di energia nucleare esclusivamente ad uso civile, ma l’Iran ha respinto la proposta.Attualmente Kuwait, Bahrain e Qatar ospitano basi militari americane nel loro territorio.
(Da: Jerusalem Post, 11.03.08)

Il Darfur? una cospirazione ebraica e occidentale


Da un articolo di Steven Stalinsky

La regione Sudanese del Darfur ha iniziato a comparire nei titoli dei mass-media a partire dal febbraio 2003 con notizie di massacri, stupri, mutilazioni e alter atrocità perpetrate dal governo sudanese e da milizie arabe ad esso alleate, i Janjaweed, ai danni di civili sudanesi musulmani ma di colore. Poco dopo, i mass-media arabi e iraniani hanno iniziato a pubblicare servizi in cui questi eventi venivano spiegati come frutto di un complotto. La campagna disinformativa ha visto attivamente impegnati i più influenti quotidiani e canali televisivi arabi e iraniani, ed ha ricevuto il sostegno di eminenti personalità mediorientali religiose, capi di stato, accademici e altri notabili. Secondo questa versione dei fatti, ciò che realmente starebbe accadendo nel Darfur implicherebbe: piani segreti concepiti per creare uno stato cristiano nel Sudan; il tentativo ebraico di annettere il grande paese africano come una provincia dello Stato d’Israele; sforzi da parte del governo americano per assumere il controllo del petrolio, dell’uranio e di altre risorse naturali sudanesi; complotti ad opera di candidati alla presidenza degli Stati Uniti; il tentativo da parte di Washington di deviare l’attenzione mondiale dalle sue operazioni in Iraq; congiure da parte di ebrei, massoni, Nazioni Unite e Unione Africana. Anche i Protocolli dei Savi di Sion sono stati menzionati nel corso di questa campagna come prova dell’esistenza di una cospirazione alla base dei fatti nel Darfur. Parallelamente alle teorie cospiratorie, si andato sviluppando sui mass-media arabi e iraniani un secondo fenomeno, e cioè la tendenza a minimizzare o addirittura negare le atrocità che hanno luogo nel Darfur. Tra i negazionisti su annoverano dirigenti sudanesi e iraniani e mass-media arabi controllati dai rispettivi governi. Si tratta di un fenomeno che ha tratti estremamente simili a quelli del negazionismo della Shoà, tanto è vero che molti di coloro che diffondono una versione edulcorata della tragedia del Darfur sono gli stessi che in questi stessi anni hanno più volte riproposto le teorie negazioniste sullo sterminio nazista degli ebrei.

Un’ampia e documentata antologia (in inglese) di questa campagna in corso sui mass-media arabi e iraniani è consultabile in: http://www.memri.org/bin/latestnews.cgi?ID=IA42208

(Da: memri.org, 14.02.08)

In alto, vignetta pubblicata su Al-Ahram Weekly (Egitto), 8-14 febbraio 2008:

il macellaio America taglia pezzi di Sudan sanguinolento mentre i cani Israele e Gran Bretagna aspettano con la bava alla bocca

domenica 16 marzo 2008

Appello per Israele!

Vi invito ad aderire all'appello per Israele promosso dal grandissimo Magdi Allam sul suo sito!

http://www.magdiallam.it/appelloperisraele

Vittime innocenti del terrorismo!


Perdere una gamba è un trauma che Uri Bar-Lev, comandante del distretto sud della polizia israeliana, conosce bene. Quando aveva vent’anni, perse una gamba in un combattimento con i terroristi nel Libano meridionale. Di qui la promessa che Bar-Lev ha fatto martedì a Osher Twito, otto anni, che ha perso una gamba lo scorso 9 febbraio a causa di un missile Qassam palestinese caduto sulla città di Sderot. “Camminerai di nuovo e quando uscirai dall’ospedale giocheremo a calcio insieme”, ha detto Bar-Lev al piccolo ferito, nel corso della sua seconda visita al reparto di terapia intensiva del Centro Medico Sheba di Tel Hashomer. Due giorni fa Osher Twito ha infine saputo d’aver perso una gamba e da allora sta faticosamente cercando di adattarsi alle conseguenze permanenti della mutilazione. “Avendo perso una gamba, so cosa sta attraversando – ha detto Bar-Lev uscendo dalla visita, sottolineando quanto la prova sia più dura nel caso di un bambino – Mi tengo in contatto con la famiglia, e continueremo ad offrire supporto ventiquattr’ore su ventiquattro. Sappiamo che Osher è tifoso del Liverpool e stiamo progettando di organizzargli un viaggio in Inghilterra dove potrà assistere a una partita”. Twito è tuttora sottoposto a terapia intensiva per stabilizzare le condizioni della gamba che i medici sono riusciti a salvare. Per questo è stato trasferito dall’ospedale Barzilai di Ashkelon al centro specializzato di Tel Hashomer. Bar-Lev, racconta l’agente della polizia di quartiere Batsheva Zitun che lo ha accompagnato nella visita, ha voluto mostrare al bambino il proprio arto artificiale per dimostrargli “che tornerà a camminare sulle sue gambe. Quando Bar-Lev gli ha promesso che giocheranno insieme a pallone – continua la poliziotta – Osher lo ha guardato con uno sguardo che diceva tutto. Il messaggio, per lui, è che potrò tornare a fare tutto come prima”. Sfiniti, i genitori del bambino non lasciano mai il suo letto pur continuando a seguire da vicino anche i progressi dell’altro figlio, Rami, di 19 anni, anch’egli ferito, seppur meno gravemente, dal qassam lanciato dalla striscia di Gaza. Subito dopo lo schianto, il piccolo Osher aveva perduto conoscenza e aveva avuto bisogno di respirazione artificiale, ma da allora ha continuato a migliorare in modo costante. “Il fatto che Bar-Lev abbia subito la stessa sorte – dice la madre Iris – è di grande incoraggiamento per Osher, e aiuta molto anche noi”.

(Da: Jerusalem Post, 12.03.08)

Nella foto in alto: Uri Bar-Lev con il piccolo Osher Twito

Hamas ai civili Israeliani: "vi vogliamo morti!"

A cosa punta Hamas? Non è un segreto. Anzi, il messaggio che Hamas rivolge direttamente agli israeliani (in inglese e persino in ebraico) è inequivocabilmente chiaro: “Voi siete il nostro bersaglio, vi vogliamo morti”. Lo stesso giorno, il 26 febbraio scorso, in cui il movimento jihadista palestinese cercava di inscenare (con scarso successo) una manifestazione di donne e bambini alla frontiera fra la striscia di Gaza ed Israele, il sito web ufficiale di Hamas pubblicava un poster che raffigura dei caduti israeliani e alcuni terroristi pesantemente armati con lo slogan (in inglese ed ebraico): “La morte sta arrivando”. Nei giorni successivi, con l’aumento dei lanci di razzi e missili sulle città israeliane, la propaganda di Hamas volta a spiegare che la morte dei civili israeliani è il suo vero obiettivo si è fatta ancora più esplicita. Basta vedere gli ultimi poster messi on-line sui siti di Hamas, con didascalie che non lasciano spazio ad alcun dubbio. In uno di questi, forse il più ripugnante e significativo, sono raffigurati dei bambini di Sderot rannicchiati in un rifugio durante un attacco di qassam palestinesi, e lo slogan recita: “Sionisti, nascondetevi bene”. Un altro manifesto mostra l’ingresso della città israeliana di Ashkelon bombardato da granate palestinesi, e la scritta: “Scordatevi della sicurezza”.

(Da: Intelligence and Terrorism Information Center, 2.03.08)

Sosteniamo Israele



Principalmente, non smettere di fare tutto quello che abbiamo fatto sinora: non cessare di sostenere la causa ISRAELIANA sui giornali, sulle riviste, su internet, al bar, per strada, ecc.; non cessare di sbugiardare le menzogne dei mezzi di disinformazione ufficiale IN MANO AI SINISTRI E ALLE LOBBY ARABE; non permettere AI COMUNISTI E AI LORO AGENTI PALESTINESI e alla cosiddetta "società civile" di lanciare l'anatema su ogni forma d'opposizione AL TERRORISMO PALESTINESE: I LORO DISCORSI ANTISEMITI E ANTISIONISTI VANNO COMBATTUTI SEMPRE E COMUNQUE!!! E poi organizzarci, laddove non si sia già provveduto, ed agire: creando siti internet, associazioni, opere d'assistenza, gruppi di pressione, movimenti civili, ecc. in sostegno della causa ISRAELIANA. Non dobbiamo dimenticare mai che la causa DI ISRAELE è anche la causa dell'Europa, e che ieri come oggi LA SHOA' DEGLI EBREI si consuma a difesa di tutta L'EUROPA, PER EVITARE CHE DIVENTI EURABIA!!!


sabato 15 marzo 2008

giovedì 13 marzo 2008

D'Alema, inconfondibile!

Dichiarazione del ministro degli esteri italiano "Hamas controlla un pezzo importantissimo del territorio palestinese e se si vuole la pace bisogna coinvolgere chi rappresenta una parte importante del popolo palestinese. E poi, non dimentichiamoci mai che Hamas vinse le elezioni...".
Del resto – ha aggiunto - "con chi si negozia la pace? Con i nemici, con gli amici non c'è bisogno di negoziare".
Piccata la risposta dell'ambasciatore israeliano in Italia Gideon Meir: "Chi ci invita ad aprire trattative con Hamas in effetti ci invita a negoziare sulle misure della nostra bara e sul numero dei fiori da mettere nella corona".
"Fino a quando Hamas non cambierà le sue posizioni e non accetterà le condizioni della comunità internazionale, chi invita ad un dialogo con quest'organizzazione terroristica in pratica blocca il negoziato tra Israele e Abu Mazen".

mercoledì 12 marzo 2008

Il muro egizio

Sembra incredibile, ma anche gli egiziani di Mubarak, i fratelli egiziani, si sono messi a costruire un muro tra loro e i palestinesi!
Ma come, non erano "cattivi" gli Israeliani che con la "scusa" di difendersi dai terroristi suicidi che uccidono civili a tradimento avevano cominciato a costruire un "muro" (VERO NOME BARRIERA DIFENSIVA!!!) di separazione dai palestinesi???
Gli egiziani da cosa si devono difendere?
Non ci sono attentati contro di loro, hanno ancora meno "scuse" dei "perfidi dominatori colonizzatori" Israeliani, eppure sono lì a costruire muri... chissà che belle parole troveranno i politicanti di sinistra per giustificare gli egiziani, chissà se faranno marce di protesta sotto l'ambasciata d'Egitto, chissà se boicotteranno i prodotti egiziani, le vacanze in Egitto, gli scrittori egiziani e via dicendo!
Voglio vedere Diliberto, Fassino, Bertinotti, Caruso e compagnia cantando gridare il loro sdegno per questo orrore, il loro rammarico per la costruzione di muri e non di ponti (quanto piace questa frase ai pacifisti!!!!).
Vedremo mai adesivi NO WALL! sul muro egiziano?
Vedremo mai solerti volontari pacifinti scagliarsi contro la polizia egiziana a presidio del nuovo muro?
Non so perchè ma ho il vago sospetto che non vedremo neanche finti muri, messi dai bravi ragazzi all'università di Torino, per protestare contro l'Egitto come fecero a suo tempo contro Israele!
La sinistra non ha coerenza, ma soprattutto non è obiettiva nei confronti di Israele!
VIVA ISRAELE!

martedì 11 marzo 2008

La menzogna di Bakri!

Bakri: “Vero il mio film, anche se non ho controllato”
Mohammed Bakri, il regista e attore arabo-israeliano autore del film “Jenin, Jenin”, ha testimoniato domenica scorsa davanti alla Corte distrettuale di Petah Tikva nel quadro del processo per diffamazione intentato contro di lui da cinque riservisti israeliani. Il giudice ha chiesto alle parti di arrivare a un patteggiamento, proposta per ora respinta dagli avvocati. Il film di Bakri, che si presenta come un documentario, è costruito in modo tale da accusare di crimini di guerra le Forze di Difesa israeliane che hanno combattuto contro terroristi palestinesi nella battaglia del campo palestinese a Jenin durante l’Operazione Scudo Difensivo del 2002. I cinque riservisti israeliani, che hanno combattuto in quella battaglia perdendo diversi compagni, accusano il regista di averli diffamati. Una delle scene più controverse del film è quella che mostra un mezzo blindato israeliano che avanza verso un gruppo di palestinesi e una voce che grida: “Sta per schiacciarli”. La scena immediatamente successiva mostra dei corpi che vengono rimossi, creando la falsa impressione che il mezzo blindato abbia effettivamente ucciso dei palestinesi inermi. Alla domanda del procuratore Amir Tytunovich su perché avesse montato in quel modo le scene, Bakri ha risposto di non aver mai immaginato che qualcuno pensasse davvero che il tank avesse schiacciato i palestinesi. Bakri ammette che nessun tank israeliano ha schiacciato alcun palestinese, anche se il fotografo, la cui voce è quella che si sente gridare fuori campo, evidentemente pensava che sarebbe successo. In tribunale Bakri ha continuato a sostenere che il suo film non contiene alcuna menzogna, sostenendo anche di non aver mai ammesso che il montaggio di quelle scene fosse fuorviante. Ma Tytunovich ha mostrato alla Corte le immagini di un’intervista televisiva in cui Bakri ammetteva di aver sbagliato dicendo che, se dovesse rifare il film, non rimonterebbe le scene in quel modo “anche solo per evitare quello che si dice adesso”. Bakri ha ribadito alla Corte d’essere pronto a giurare che tutto ciò che c’è nel film è vero per il semplice fatto che crede alle persone che ha intervistato, anche se non ha controllato tutto perché – ha detto – “non sono un detective, né un poliziotto, né un avvocato”. Quando le Forze di Difesa israeliane, nell’aprile 2002, lanciarono un raid con truppe di terra contro le basi terroristiche del campo di Jenin dove venivano organizzati continui attentati suicidi contro le città israeliane, fonti palestinesi fecero circolare in tutto il mondo la notizia che si stesse compiendo un “massacro” con più di 500 civili palestinesi uccisi. Pochi giorni dopo, un ministro dell’Autorità Palestinese dichiarava all’agenzia di stampa UPI che il numero dei civili palestinesi “massacrati” era nell’ordine delle “migliaia”, gettati da Israele in “fosse comuni sotto gli edifici rasi al suolo”.
Successive indagini internazionali indipendenti, compresa quella delle Nazioni Unite, stabilirono che in quei durissimi combattimenti casa per casa erano morti, in realtà, 52 palestinesi, in gran parte terroristi armati, e 23 soldati israeliani.
(Da: Ha’aretz, 9.03.08)

Alla faccia della storia!!!

“Mai esistito un tempio ebraico a Gerusalemme”
La Moschea di Al Aqsa (sul Monte del Tempio, a Gerusalemme) non è mai stata il luogo di un tempio ebraico. Lo ha ripetuto lunedì lo sceicco Raed Salah, capo del Movimento Islamico israeliano-Ramo settentrionale, durante una conferenza stampa convocata a Gerusalemme per rispondere a coloro che, nei giorni scorsi, dopo l’attentato alla scuola religiosa di Mercaz Harav ad opera di un arabo-israeliano, avevano chiesto l’espulsione dalla città dei residenti con documenti israeliani che partecipano ad atti di terrorismo.“Coloro che invocano l’espulsione di palestinesi residenti a Gerusalemme est sono stupidi e isterici e meritano di finire in pattumiera” ha affermato Salah, che ha poi proseguito negando l’esistenza di qualunque legame storico fra ebrei e Gerusalemme, e negando che sia mai esistito un tempio ebraico sul Monte del Tempio. “Queste pretese degli ebrei sono solo grandi menzogne: essi non hanno alcun diritto su neanche un granello di polvere”, ha dichiarato.Secondo Salah, Israele starebbe scavando vasti tunnel sotto la moschea di Al Aqsa allo scopo di minarne le fondamentali . “Siamo in un momento cruciale – ha detto il leader islamico – La moschea di Al Aqsa è in pericolo ed è sotto occupazione, e Gerusalemme è in pericolo perché è sotto occupazione”.Lo scorso gennaio il procuratore generale Menahem Mazuz aveva già avviato un procedimento a carico di Salah accusandolo di istigazione alla violenza e al razzismo per un discorso tenuto un anno fa contro gli scavi archeologici condotti in prossimità della Porta Mughrabi che dà accesso alla spianata delle Moschee sul Monte del Tempio. Durante quel sermone, tenuto nel quartiere Wadi Joz di Gerusalemme il 16 febbraio 2007, Salah aveva sollecitato i suoi sostenitori a lanciare una “terza intifada” per “salvare la moschea di Al Aqsa, liberare Gerusalemme e porre fine all’occupazione”. Salah aveva accusato gli ebrei di voler “costruire un loro tempio mentre il nostro sangue è sui loro abiti, sulle loro soglie, nel loro cibo e nelle loro bevande”, e aveva concluso: “Non siamo noi quelli che mangiano il pane inzuppato nel sangue dei bambini”.

(Da: Jerusalem Post, 10.03.08)

"Quei ragazzi hanno un nome" di Guido Guastalla

l'analisi di Guido Guastalla su Il Tirreno del 9 marzo 2008 (Pagina 7)


Questi sono i nomi degli otto studenti uccisi a Gerusalemme nella Yeshivà Merkaz HaRav:
Yochai Lipshitz HYD, 18 anni, di Gerusalemme;
Neria Cohen HYD, 15 anni di Gerusalemme;
Yonosan Ytzchak Eldar HYD, 16 anni di Shilo;
Yonadav Chaim Hirschfeld HYD, 19 anni di Kochav Hashachar;
Roie Roth HYD , 18 anni di Elkana;
Segev Peniel Avichayil HYD, 15 anni di Neve Daniel;
Avraham Dovid Moses HYD, 16 anni di Efrat;
Doron Tronoch HYD, 26 anni di Ashdod.

Dare loro un nome, il loro nome, significa santificarli come persone, sottrarli all’anonimato a cui il loro carnefice voleva costringerli, restituirequella dignità e quella umanità così importanti e fondamentali per chi crede nella santità e nella sacralità della vita. Sulle pareti della sinagoga Pinkas di Praga, così come nei luoghi dell’olocausto ebraico nell’Europa orientale e nella sala centrale dello Yad Vashem di Gerusalemme i nomi dei martiri sono elencati con la minuzia scrupolosa di chi vuol restituire loro, nel ricordo dei vivi, la dignità di una esistenza umana recisa da una malvagità assoluta ma altrettanto umana.
Le aule di una yeshivà non sono mai vuote, neppure di notte, e quelle della Merkaz HaRav non facevano eccezione. Fondata dal rabbino Avraham Hitzchak Hacohen Kook nel 1924 si distingueva da quelle ultraortodosse perché si fondava sull’ insegnamento che per lui era il comandamento più importante: “ vivere nella terra di Israele”. Da qui sono usciti i leader più prestigiosi del sionismo religioso nel dopoguerra: questa azione assume quindi il significato simbolico di un attacco ai fondamenti etico-religiosi di cui si sostanzia il diritto all’esistenza di Israele; non è un caso che anche nelle sue ultime dichiarazioni Tariq Ramadan, nel riconoscere l’esistenza (di fatto) di Israele non fà parola del suo diritto ad esistere!
Wiesel parlando di Rashi (forse il più grande commentatore medioevale vissuto all’epoca della prima crociata) riporta le sue parole di commento alla Genesi :”Popoli del mondo state attenti! Cristiani e musulmani stanno facendo una guerra per un pezzo di terra? Quella terra non appartiene a nessuno di loro, ma al popolo di Israele”. Anche allora, durante i pogrom e le persecuzioni nei centri di studio e di preghiera, vecchi insegnanti e appassionati discepoli, giorno e notte, fino all’ultimo respiro si immersero nello studio della Torah e del Talmud.. A pochi passi di distanza, barbari esagitati, ebbri del di odio e di sangue affilavano i coltelli. Conclude Wiesel :”Questo fu il nostro modo di lasciare un messaggio alle generazioni future: gli assassini hanno fatto il loro mestiere, e noi il nostro”. Sono passati quasi novecento anni e tutto sembra rimasto immutato: gli assassini continuano a fare il loro mestiere, a gioire della morte che si danno e che procurano, e i maestri e gli allievi delle yeshivot continuano a studiare il Talmud, dove il grande Hillel al pagano che voleva apprendere l’intera Torah, rapidamente, nel tempo che riusciva a stare in piedi su un piede solo risposte: “Quel che non vuoi che gli altri facciano a te, non farlo agli altri”.
Rashi dice Wiesel è innanzitutto una celebrazione della memoria e: “Il futuro dell’umanità è radicato nella memoria”
Ma l’Europa e l’Occidente sembrano essersi dimenticatì della memoria. Nonostante le parole appassionate di Oriana Fallaci, di Magdi Allam, di Giuliano Ferrara e di tanti altri, l’Europa sembra che preferisca guardare da un’altra parte, distratta dai suoi affari e interessi, immemore di quel tradimento dei chierici su cui Julien Benda scrisse una indimenticabile invettiva negli anni trenta e dei tragici disastri della seconda guerra mondiale, culminati nella Shoah.
Mentre l’Iran di Achmanjdejad, affila i coltelli dell’olocausto nucleare e nel frattempo arma le mani di Hetzbollah e Hamas di missili e terroristi suicidi, noi condanniamo la vittima perché, a nostro parere, eccede nella legittima difesa e continuiamo a guarda da un’altra parte e ad occuparci dei nostri affari che ci sembrano comunque più importanti.
Svegliati Europa, svegliati Occidente ! Se non riprendiamo in mano i valori, quei valori giudaico-cristiani, greco-romani, medioevali, umanistici e illuministici che dalla Torah al Vangelo, da Socrate a Platone, da Aristotile a Seneca, da Agostino a Tommaso, da Maimonide a Bacone, da Machiavelli a Hobbes, da Cartesio a Spinoza, da Locke a Hume, da Kant fino ai maestri dei nostri giorni come Popper, Hayeck, Strass, che hanno segnato il percorso difficile, drammatico e doloroso attraverso cui siamo giunti alla definizione dei diritti universali dell’uomo, naturali e indisponibili, la nostra civilizzazione è arrivata al capolinea. In chi attacca, distrugge e semina morte nei luoghi di culto, di studio e di preghiera deve essere individuato il nuovo odio che animava i criminali nazisti. Il nemico non si combatte più in quanto tale ma come incarnazione del male assoluto che deve essere estirpato, sradicato, annullato. L’Occidente non si illuda: per l’islamismo fondamentalista oggi Israele, domani l’Europa e l’Occidente tutto.

domenica 9 marzo 2008

Why Are Jews So Powerful?

Un interessante articolo in inglese del Dr. Farrukh Saleem (pakistano):

There are only 14 million Jews in the world; seven million in the Americas , five million in Asia, two million in Europe and 100,000 in Africa . For every single Jew in the world there are 100 Muslims. Yet, Jews are more than a hundred times more powerful than all the Muslims put together. Ever wondered why?
Jesus of Nazareth was Jewish. Albert Einstein, the most influential scientist of all time and TIME magazine's 'Person of the Century', was a Jew. Sigmund Freud -- id, ego, superego -- the father of psychoanalysis was a Jew. So were Paul Samuelson and Milton Friedman.
Here are a few other Jews whose intellectual output has enriched the whole humanity: Benjamin Rubin gave humanity the vaccinating needle. Jonas Salk developed the first polio vaccine. Alert Sabin developed the improved live polio vaccine. Gertrude Elion gave us a leukaemia fighting drug. Baruch Blumberg developed the vaccination for Hepatitis B. Paul Ehrlich discovered a treatment for syphilis (a sexually transmitted disease). Elie Metchnikoff won a Nobel Prize in infectious diseases.
Bernard Katz won a Nobel Prize in neuromuscular transmission. Andrew Schally won a Nobel in endocrinology (disorders of the endocrine system; diabetes, hyperthyroidism). Aaron Beck founded Cognitive Therapy (psychotherapy to treat mental disorders, depression and phobias). Gregory Pincus developed the first oral contraceptive pill. George Wald won a Nobel for furthering our understanding of the human eye. Stanley Cohen won a Nobel in embryology (study of embryos and their development). Willem Kolff came up with the kidney dialysis machine.
Over the past 105 years, 14 million Jews have won 15-dozen Nobel Prizes while only three Nobel Prizes have been won by 1.4 billion Muslims (other than Peace Prizes).
Why are Jews so powerful? Stanley Mezor invented the first micro-processing chip. Leo Szilard developed the first nuclear chain reactor. Peter Schultz, optical fibre cable; Charles Adler, traffic lights; Benno Strauss, Stainless steel; Isador Kisee, sound movies; Emile Berliner, telephone microphone and Charles Ginsburg, videotape recorder.
Famous financiers in the business world who belong to Jewish faith include Ralph Lauren (Polo), Levis Strauss (Levi's Jeans), Howard Schultz (Starbuck's), Sergey Brin (Google), Michael Dell (Dell Computers), Larry Ellison (Oracle), Donna Karan (DKNY), Irv Robbins (Baskins & Robbins) and Bill Rosenberg (Dunkin Donuts).
Richard Levin, President of Yale University, is a Jew. So are Henry Kissinger (American secretary of state), Alan Greenspan (fed chairman under Reagan, Bush, Clinton and Bush), Joseph Lieberman, Maxim Litvinov (USSR foreign Minister), David Marshal (Singapore's first chief minister), Issac Isaacs (governor-general of Australia), Benjamin Disraeli (British statesman and author), Yevgeny Primakov (Russian PM), Barry Gold water, Jorge Sampaio (president of Portugal), John Deutsch (CIA director), Herb Gray (Canadian deputy PM), Pierre Mendes (French PM), Michael Howard (British home secretary) and Robert Rubin (American secretary of treasury).
In the media, famous Jews include Wolf Blitzer ( CNN ), Barbara Walters (ABC News), Eugene Meyer ( Washington Post ), Henry Grunwald (editor-in-chief Time), Katherine Graham (publisher of The Washington Post ), Joseph Lelyyeld (Executive editor, The New York Times), and Max Frankel (New York Times).
At the Olympics, Mark Spitz set a record of sorts by wining seven gold medals. Lenny Krayzelburg is a three-time Olympic gold medalist. Spitz, Krayzelburg and Boris Becker are all Jewish.
Did you know that Harrison Ford, George Burns, Tony Curtis, Charles Bronson, Sandra Bullock, Billy Crystal, Paul Newman, Peter Sellers, Dustin Hoffman, Michael Douglas, Ben Kingsley, Kirk Douglas, Cary Grant, William Shatner, Jerry Lewis and Peter Falk are all Jewish? As a matter of fact, Hollywood itself was founded by a Jew. Among directors and producers, Steven Spielberg, Mel Brooks, Oliver Stone, Aaron Spelling (Beverly Hills 90210), Neil Simon (The Odd Couple), Andrew Vaina (Rambo 1/2/3), Michael Man (Starsky and Hutch), Milos Forman (One flew over the Cuckoo's Nest), Douglas Fairbanks (The thief of Baghdad) and Ivan Reitman (Ghostbusters) are all Jewish.
To be certain, Washington is the capital that matters and in Washington the lobby that matters is The American Israel Public Affairs Committee, or AIPAC. Washington knows that if PM Ehud Olmert were to discover that the earth is flat, AIPAC will make the 109th Congress pass a resolution congratulating Olmert on his discovery.
William James Sidis, with an IQ of 250-300, is the brightest human who ever existed. Guess what faith did he belong to?
So, why are Jews so powerful?
Answer: Education.
The writer is an Islamabad-based freelance columnist

Le parole di un grande giornalista sui palestinesi

Profughi palestinesi, vittime degli stati arabi.
Che i profughi palestinesi siano delle povere vittime, non c'è dubbio. Ma lo sono degli stati arabi, non d'Israele. Quanto ai loro diritti sulla casa dei padri, non ne hanno nessuno perché i loro padri erano dei senzatetto. Il tetto apparteneva solo a una piccola categoria di sceicchi, che se lo vendettero allegramente e di loro propria scelta. Oggi, ubriacato da una propaganda di stampo razzista e nazionalsocialista, lo sciagurato fedain scarica su Israele l'odio che dovrebbe rivolgere contro coloro che lo mandarono allo sbaraglio. E il suo pietoso caso, in un modo o nell'altro, bisognerà pure risolverlo. Ma non ci si venga a dire che i responsabili di questa sua miseranda condizione sono gli «usurpatori» ebrei. Questo è storicamente, politicamente e giuridicamente falso.
Dal «Corriere della Sera», Indro Montanelli, 16 settembre 1972

Quanto è grande Israele!

Eh si, "tutta" quella terra in mano agli Ebrei... insopportabile per gli arabi, come possono far nascere uno stato palestinese?
Non c'è spazio per loro...

Deceduto il soldato ferito

Il sergente della Brigata Givati, Liran Banai di 20 anni (da Ashkelon), gravemente ferito alcuni giorni fa da una bomba fatta esplodere al passaggio del mezzo sul quale viaggiava con altri militari (uno dei quali era deceduto sul colpo), durante l'intervento dell'esercito a Gaza, è deceduto stamane a causa delle gravi ferite riportate, che avevano costretto i medici dell'ospedale Soroka di Beesheba ad amputargli entrambe le gambe.

sabato 8 marzo 2008

Gerusalemme, capitale di Israele

Leggendo i giornali o guardando i notiziari, sempre più spesso si sente "il governo di Tel Aviv ha detto" o, al massimo dell'ipocrisia "Tel Aviv ha ordinato..."
Sembra sfuggire ai giornalisti un dettaglio che non è di poco conto: la capitale di Israele E' Gerusalemme!
A Gerusalemme ha sede la Knesset!
A Gerusalemme ha sede il governo!
Ora mi chiedo, perchè si ostinano a negare il diritto ad Israele di eleggere Gerusalemme come sua capitale?
I diktat dei paesi arabi in proposito sono ferocemente rispettati dagli europei ma anche dall'America che, nonostante avesse cominciato a pensare di trasferire la sede diplomatica da Tel Aviv a Gerusalemme, ha dovuto sospendere l'iniziativa.
Quindi gli Israeliani, a casa loro, non sono padroni di stabilire quale sia la loro capitale, e nel resto del mondo si finge di credere che sia anocora Tel Aviv!
I paradossi non finiranno mai, ma questo è sicuramente uno dei più incredibili!

Viva Israele!

venerdì 7 marzo 2008

Siamo ostaggi dei terroristi!!!

L’Onu e il mondo sono in ostaggio dei paesi arabi e dei terroristi!
E’ questo quello che emerge nelle assemblee di quella che una volta era l’Organizzazione delle Nazioni Unite e che si appresta a diventare l’Organizzazione delle Nazioni della Ummah!
La Libia (paese finanziatore del terrorismo e condannato per questo al risarcimento delle vittime provocate nei cieli inglesi) ha impedito che si raggiungesse l’accordo di unanimità di condanna dell’atto terroristico di ieri sera a Gerusalemme nella scuola rabbinica "Merkaz ha-Rav" perché non c’era un riferimento agli avvenimenti di Gaza!!!
Ancora una volta mostrano il loro vero lato, altro che moderati, altro che rispetto per gli altri!
Leggete Eurabia di Bat Ye’or: è questo che vogliono, annichilirci, prostrarci e farci passare per imbecilli!
Come giustamente ha detto l’ambasciatore russo Churkin, “l’attentato di Gerusalemme meritava di essere trattato a parte”, ma per loro no, bisogna sempre e comunque infilarci la questione palestinese, in qualunque occasione!
Sempre la Libia si era resa protagonista lo scorso sabato al Consiglio dell’Onu perché nella risoluzione di condanna degli scontri a Gaza il lancio di razzi palestinesi verso Israele non doveva essere considerato come atto di terrorismo!

giovedì 6 marzo 2008

Chi vuole la pace?

Ancora sangue in Israele: a Gerusalemme poche ore fa, due terroristi si sono introdotti in una yeshivà ed hanno brutalmente massacrato 8 religiosi!
I terroristi erano travestiti da ebrei ortodossi ed indossavano delle cinture esplosive.
Ancora dei civili massacrati: questa volta sono giovani studenti di un collegio rabbinico, trucidati mentre erano intenti ai loro studi in biblioteca: uno dei raggazzi uccisi aveva solo 15 anni! Ci sono anche una decina di feriti di cui tre in gravi condizioni.
Uno dei terroristi è stato ucciso da uno degli studenti che fortunatamente era armato.
Ancora giovani vite stroncate dall'odio e dalla ferocia assassina di chi non sa fare altro che prendersela con i civili.
Anche in questo luttuoso evento che colpisce Israele, i mezzi di infomazione italiani dimostrano (tranne in rari casi) la loro faziosità: attualmente (ore 22.02) il sito http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=73522 nel riportare la notizia dell'eccidio nel collegio rabbinico, la correda con una "bella foto" di palestinesi in rivolta (scattata di giorno) che nulla c'entra con l'evento in argomento, mentre le immagini che vengono proposte da http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=20154&sez=HOME_NELMONDO sono attinenti; http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/esteri/medio-oriente-39/gerusalemme-collegio/gerusalemme-collegio.html non può fare a meno di evidenziare che il collegio rabbinico sia "un noto centro di studi ebraici vicino al movimento dei coloni" come se questo possa giustificare l'eccidio di 7 ragazzi per di più studenti, quindi NON militari e che mai saranno militari!!!
Le notizie comunque sono sempre messe in relazione con i raid Israeliani su Gaza tanto per non perdere di vista la cosa.
Al telegiornale di Rai 1 delle 22.30 si sono viste le immagini da Gaza: macchine in giro, clacson strombazzanti, bambini che ridevano e cantavano, terroristi che sparavano raffiche di kalashnikov in aria, altri terroristi che distribuivano caramelle... questi sono gli arabi che vogliono la pace???

Pax Christi o pax hammazzi?

Oggi alle 19 su Radio2 Rai, durante l'ascolto del programma Caterpillar, è stato intervistato tale Don Naldino di Pax Christi che si trova a Gerusalemme per un viaggio insieme al suo gruppo.
Sono bastate poche parole pronunciate dal Don per farmi sobbalzare:
"in questa terra occupata da 40 anni è tutto distrutto" .... "il muro che divide...."
Siamo alle solite: Israele è responsabile di tutto, Israele "occupa" Israele "costruisce il muro" gli arabi si limitano solo a subire quindi, non fanno nulla, sono solo delle vittime!!!
E' questo il messaggio che continua inesorabilmente a passare sui mezzi di informazione, e la gente che non ha tempo o voglia di informarsi autonomamente non può far altro che "credere" a qualsiasi fandonia!
Nessuno deve aver mai detto al pio uomo di chiesa che una risoluzione ONU del novembre 1947 sanciva il diritto di nascita di due stati: uno per gli Ebrei e uno per gli Arabi.
Nessuno deve aver spiegato al Don che gli arabi invece di edificare una nazione, hanno attaccato lo stato ebraico (5 contro 1) con il dichiarato scopo di distruggerlo e di ributtare gli Ebrei in mare!
Nessuno deve avergli spiegato che con il passare dei decenni Israele ha subito diversi attacchi, si è difeso ed ha consolidato le sue posizioni, ma, in nome della "pace" ha finito con il cedere territori (Sinai e Gaza) in cambio di.... TERRORE, ATTENTATI SUICIDI, ODIO, DISPREZZO INTERNAZIONALE!
Nessuno ha spiegato al buon Don Naldino che la BARRIERA DI SICUREZZA è appunto una barriera (metallica) per oltre il 97% del suo percorso ed è invece un muro nel resto, nei punti in cui i cecchini arabi si dilettano a sparare sugli israeliani o nelle migliori delle ipotesi a tirare sassi!
Nessuno deve inoltre avergli spiegato che la barriera ha evitato migliaia di vittime civili israeliane a seguito di centinaia di attentati suicidi sventati!
Se questa è la pax Christi, speriamo di non dover vedere mai una pax hammazzi!

VIVA ISRAELE!!!

martedì 4 marzo 2008

Terre in cambio di pace?

Sembra sia passato un secolo da quando Israele ha deciso "motu proprio" di andare via da Gaza. 9000 persone sono state sradicate dalle loro case e sono state portate in altre zone del paese per permettere agli arabi di "non avere più scuse", per consentire loro di "costruire" qualcosa.
Ma cosa sono riusciti a costruire da allora?
Nulla!
Il vuoto!
Non hanno avviato una economia, hanno distrutto le sinagoghe (loro che pretendono rispetto per Maometto e per la loro religione sono i primi a non dare rispetto agli altri) e le serre lasciate dagli Israeliani e hanno costruito fabbriche di armi e laboratori dove assemblare razzi e cinture esplosive.
Per la loro mentalità il disimpegno da Gaza è una vittoria della loro politica di terrore: non è stata una dimostrazione di volontà di pace, ma una dimostrazione di debolezza e, rianimati dalla cosa, si sono fatti più aggressivi e violenti.
Ritornando ai 9000 cittadini israeliani costretti a lasciare tutto quello che avevano costruito in tre generazioni, qualcuno ha notato che nessuna di quelle persone evacuate da Gaza vive in un campo profughi?
Non mi risulta che in Israele ci siano dei profughi assistiti da organizzazioni internazionali, che che l'ONU si sia preoccupata di cercare loro una casa o di istituire una agenzia apposita e distribuire fondi!
Questo è quello che ha fatto Israele, ha lasciato terre in cambio di pace!
Prima di questo, Israele aveva evacuato i suoi cittadini dalle città del Sinai conquistato: in nessun caso nella storia del mondo, un paese vincitore di una o più guerre come è Israele ha MAI ceduto i territori conquistati!
Ma Israele lo ha fatto per dimostrare la sua buona volontà, per dimostrare al mondo intero chi vuole realmente fare la pace.
E cosa ha ottenuto????
Bombe, razzi, terroristi suicidi... gogna internazionale...
Agli arabi non interessa vivere in pace con Israele, vogliono solo la sua distruzione.

domenica 2 marzo 2008

Amicizia ebraico-cristiana

Aumenta l’interesse cattolico per il mondo ebraico
Intervista al presidente dell’Amicizia ebraico-cristiana di Valencia
di Inmaculada Álvarez
VALENCIA, giovedì, 28 febbraio 2008 (ZENIT.org)
Cresce l’interesse dei cattolici per il mondo ebraico, per i nostri “fratelli maggiori nella fede”, ha affermato il presidente e fondatore dell’associazione Amicizia ebraico-cristiana di Valencia. Francisco Fontana Tormo, cattolico e neurochirurgo, ha ricevuto a novembre, dal Parlamento israeliano, il Premio Samuel Toledano, per il suo contributo al dialogo fra ebrei e cristiani. In questa intervista rilasciata a ZENIT, Fontana parla del suo lavoro e della sua Associazione, e dello stato delle relazioni ebraico-cristiane. In cosa consiste il riconoscimento che ha ricevuto e che significato ha per lei? Fontana: "Il Premio Samuel Toledano è stato istituito dalla famiglia Toledano in memoria di Samuel Toledano, capo della comunità ebraica di Madrid, morto nel 1996. Il Premio è assegnato annualmente a due ricercatori, uno israeliano e l’altro spagnolo, per opere in favore della ricerca sul passato ebraico in Spagna, dei rapporti fra Spagna e Israele e delle relazioni fra ebrei, cristiani e musulmani. Talvolta viene assegnato un diploma per il riconoscimento di un lavoro - non di ricerca ma concreto - nell’ambito di queste aree. Nel mio caso ho ricevuto un diploma per le mie attività di promozione in favore della reciproca conoscenza fra ebraismo e cristianesimo e del mantenimento di buoni rapporti fra le due religioni, come presidente e fondatore dell’Amicizia ebraico-cristiana di Valencia. Per me è stata una grande gioia ricevere questo premio, per quanto riguarda il riconoscimento da parte degli ebrei delle relazioni ebraico-cristiane e, d’altra parte, è stata una forte emozione poiché mi è stato consegnato da Isaac Navon, il quinto Presidente di Israele, nella Knesset, il Parlamento israeliano. E' stata anche un’occasione per tornare a visitare Israele." Qual è il fondamento su cui poggia il dialogo ebraico-cristiano? Fontana: "Abbiamo una concezione molto simile delle questioni fondamentali della morale e della dottrina. Abbiamo molti punti in comune: l’importanza della religione per la vita personale e comunitaria; la dignità fondamentale dell’essere umano, creato a immagine e somiglianza di Dio; Dio come datore dei Dieci Comandamenti; una storia della salvezza che inizia da Abramo, padre della fede.Abbiamo la Bibbia in comune: l’Antico Testamento - o Talmud ebraico - fa parte della Bibbia cristiana. La Chiesa è stata sempre considerata come innestata nell’antico Israele. “Se è santa la radice, lo saranno anche i rami. Tu [...] sei stato innestato al loro posto, diventando così partecipe della radice e della linfa dell’olivo” (Romani 11,16-17). In che modo l’Olocausto ha influito su questo dialogo? Fontana: "L’Olocausto è stato determinante per la riapertura del cristianesimo ai rapporti con il popolo ebraico. Lo sterminio di sei milioni di ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale ha indotto le Chiese cristiane a porsi delle domande sulle proprie responsabilità in tale immane catastrofe e se e in che misura un cristianesimo antiebraico abbia costituito un terreno fertile per la persecuzione nazista. La Chiesa ha pubblicato il documento “Noi ricordiamo: una riflessione sulla Shoah”, che è stato come un velo che si è tolto. La Chiesa cattolica ha preso atto che Dio non rompe l’Alleanza con il suo popolo - l’Alleanza non è mai venuta meno, e questo viene detto chiaramente. Inoltre, la creazione del moderno Stato di Israele, riportando in vita lo Stato ebraico dopo quasi 1.900 anni dalla diaspora fra le nazioni è un fatto eccezionale e senza paragoni nella storia dell’umanità." La visione del mondo ebraico su Gesù Cristo e sulla Chiesa è cambiata? Fontana: "Molto lentamente ma inesorabilmente, il mondo ebraico sta cambiando la sua percezione della Chiesa cattolica. La visita del Papa Giovanni Paolo II in Israele e i suoi gesti come la preghiera presso il Muro del piano sono stati fondamentali. In quell’occasione lasciò una preghiera bellissima: “Dio dei nostri padri, tu hai scelto Abramo e la sua discendenza perché il tuo Nome fosse portato alle genti: noi siamo profondamente addolorati per il comportamento di quanti nel corso della storia hanno fatto soffrire questi tuoi figli, e chiedendoti perdono vogliamo impegnarci in un’autentica fraternità con il popolo dell’alleanza”. Questo è stato un segnale molto importante agli occhi degli ebrei. Da parte ebraica, non essendoci un’autorità centrale come la figura del Papa per la Chiesa cattolica, esistono molte voci talvolta anche discordanti. Ma nel 2002 è stato pubblicato un manifesto, firmato da più di 150 rabbini, intitolato “Dabru Emet” (Dire la verità), in cui si riconosce il cambiamento avvenuto nella Chiesa cattolica e si fa appello a proseguire su questo cammino di riconciliazione e di collaborazione fra ebrei e cristiani." È cambiata anche la visione dei cattolici sul mondo ebraico? Fontana: "Anche la Chiesa cattolica sta cambiando, sebbene molto lentamente perché le sue dimensioni non le consentono cambiamenti bruschi. La gerarchia ecclesiastica ha pubblicato molti documenti ufficiali in cui vengono illustrate le posizioni dottrinali della Chiesa. Il documento principale è la dichiarazione “Nostra Aetate” del Concilio Vaticano II e i documenti complementari quali gli “Orientamenti e Suggerimenti per l’Applicazione della Dichiarazione Conciliare Nostra Aetate” e “Circa una corretta presentazione degli Ebrei e dell’Ebraismo nella Predicazione e nella Catechesi della Chiesa cattolica”. Con questi documenti la Chiesa cattolica fissa la propria posizione rispetto al popolo ebraico. Esiste peraltro proprio una Commissione della Santa Sede per i rapporti religiosi con l’ebraismo. Ma una cosa sono i documenti ufficiali e un’altra è la realtà vissuta dai fedeli. Il cambiamento è molto lento, ma è già in atto. È in aumento l’interesse dei cattolici a conoscere la realtà degli ebrei e ad andare bene d’accordo con loro. I cattolici stanno prendendo atto del fatto che gli ebrei sono un popolo che prega, che mantiene ferma la propria fede, che mantiene le proprie tradizioni - un esempio per tutti in questi tempi di forte secolarizzazione. “I nostri fratelli maggiori nella fede”, come disse Giovanni Paolo II." A che punto è il dialogo e quali sono le prospettive? Fontana: "Attualmente si è arrivati a rompere il ghiaccio. L’ambiente non è di ostilità, ma anzi vi è il desiderio di incontrarsi e persino di collaborare su specifici temi. Esistono progetti di assistenza internazionale ai bisognosi, fra Caritas e analoghe istituzioni ebraiche, nei Paesi africani, per esempio.Ma gli obiettivi sono ancora da raggiungere. Nell’ambito del dialogo ebraico-cristiano, i temi teologici non sono ancora stati affrontati in modo approfondito. Diciamo che siamo nella fase dei convenevoli e degli argomenti che non generano contrasti. La figura di Gesù Cristo, nel significato che ha per i cristiani, è difficile da affrontare per gli ebrei, così come lo è per i cristiani il tema dei precetti della Legge di Mosè. D’altra parte esistono temi su cui dialogare: la creazione, la caduta, la redenzione, la figura del Messia e le interpretazioni di ogni religione, gli aspetti che sono condivisi e quelli che non lo sono. Tutto il resto rimane un compito per il futuro."

Operazione nel nord della Striscia di Gaza

L'esercito israeliano ha avviato nei giorni scorsi una operazione nel nord della striscia di Gaza a seguito dei ripetuti lanci di razzi contro Sderot, Askhelon e le città vicine.
Durante l'operazione sono morti 2 soldati: il sergente Doron Asulin di 20 anni (di Beersheba) e il sergente Eran Dan-Gur di 20 anni (di Gerusalemme) appartenenti entrambi alla Brigata Golani.
Un ufficiale e sei soldati sono stati inoltre feriti e trasportati all'ospedale Soroka di Beersheba per le cure del caso.
L'intervento dell'esercito ha comunque permesso di individuare e distruggere delle postazioni lancia missili e l'uccisione di 25 terroristi.