Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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martedì 29 aprile 2008

Olmert: “Profondo rincrescimento”


Profondo rincrescimento: lo ha espresso il primo ministro israeliano Ehud Olmert aprendo martedì la riunione del governo, a proposito della morte, lunedì a Beit Hanoun (striscia di Gaza), di una madre palestinese e dei suoi quattro figli. “A nome del governo e dello stato di Israele – ha detto Olmert – desidero esprimere il più profondo rincrescimento per il tragico incidente in cui sono rimasti uccisi una madre e i suoi quattro bambini. Siamo anche addolorati – ha poi aggiunto – per i nostri bambini che da anni vengono incessantemente bersagliati, compreso il piccolo che ha perduto una gamba alcune settimane” a causa di un Qassam palestinese. “Siamo addolorati per il fatto che dei civili vengano colpiti, e ci rincresce che Hamas continui a operare dall’interno di zone abitate da civili esponendoli a conseguenze che non sono affatto nelle nostre intenzioni e che anzi le contraddicono, ma che diventano inevitabili a causa del fatto che siamo costretti a difendere i nostri cittadini. Sono convinto che il nostro rincrescimento è più autentico, sincero e addolorato di quello delle organizzazioni terroristiche, che si fanno scudo dei loro civili”. Olmert ha sottolineato che proseguono le indagini sull’incidente da parte delle Forze di Difesa israeliane, che lunedì ribadivano la valutazione secondo cui la strage sarebbe stata causata dall’esplosione a catena di alcuni ordigni che venivano trasportati da una cellula di terroristi presa di mira dalle forze aeree israeliane. “Per tutta la mattina – ha ricordato Olmert introducendo martedì la riunione del governo – sono piovuti Qassam palestinesi sulle comunità di civili nel sud di Israele, e uno ha centrato in pieno un’abitazione. Ieri (lunedì) non meno di diciotto missili Qassam palestinesi erano stati lanciati sulle città attorno alla striscia di Gaza ed era stata colpita una casa a Sderot, fortunatamente senza causare vittime. Mi auguro – ha concluso il primo ministro israeliano, alludendo agli sforzi egiziani per mediare una tregua – che le organizzazioni terroristiche vogliano cessare il loro fuoco indiscriminato, e mi rincresce che invece continuino senza sosta. Finché le organizzazioni terroristiche continueranno a fare fuoco dalla striscia di Gaza sui nostri cittadini del sud, le Forze di Difesa israeliane continueranno ad operare contro di loro”.Scrive l’editoriale di Yediot Aharonot che il tragico incidente nella striscia di Gaza “e stato un errore operativo, non morale. Coloro che sparano regolarmente e deliberatamente sui nostri civili determinano di conseguenza che anche dei loro civili possano restare uccisi per errore, di tanto in tanto. Non è né bello né giusto, ma è un dato di fatto. Esprimiamo profondo dolore, ma non abbiamo da chiedere scusa”.

(Da: YnetNews, Jerusalem Post, 29.04.08)

Nella foto in alto: Terroristi manovrano armi ed esplosivi in mezzo ai bambini palestinesi nella striscia di Gaza (foto d’archivio)

Uccisa dall'esplosivo dei terroristi la famiglia palestinese


Sarebbe stata la deflagrazione dell’esplosivo portato dai terroristi centrati dai tiri dei militari israeliani a causare la morte di una madre palestinese e dei suoi quattro bambini. È quanto emerge da una prima inchiesta condotta dalle Forze di Difesa israeliane sulle circostanze esatte del tragico incidente occorso lunedì a Beit Hanun, nella parte nord della striscia di Gaza.Secondo i primi risultati dell’indagine, due terroristi palestinesi sono stati individuati nei pressi alla casa dove si trovava la famiglia Abu Meatak. A quel punto forze aeree israeliane sparavano e colpivano i due terroristi, che però stavano trasportando ordigni esplosivi i quali di conseguenza sono esplosi provocando una seconda deflagrazione che investiva l’edificio e provocava la strage della famiglia. Una portavoce militare israeliana ha riferito che lunedì i terroristi avevano ripetutamente aperto il fuoco contro i soldati a partire da zone abitate, dalle quali spesso vengono lanciati missili Qassam verso Israele. “Si tratta dell’ennesimo caso di uso dei civili come scudi umani da parte dei terroristi”, ha aggiunto la portavoce.La Jihad Islamica palestinese ha riconosciuto lunedì che due suoi uomini sono stati uccisi a poca distanza dall’abitazione della famiglia colpita. “La responsabilità del tragico incidente ricade interamente sulle spalle di Hamas, che opera deliberatamente dall’interno di zone popolate da civili portandovi anche grandi quantità di esplosivi”, hanno affermato lunedì fonti delle Forze di Difesa israeliane. In precedenza anche il ministro della difesa Ehud Barak aveva attaccato Hamas, dicendo che il gruppo jihadista palestinese è responsabile di tutti gli attacchi che provengono dalla striscia di Gaza, che è sotto il suo controllo, e degli effetti delle risposte a cui sono costrette le Forze di Difesa israeliane, comprese le vittime civili involontariamente colpite lunedì. “Le Forze di Difesa israeliane – aveva detto Barak – agiscono e continueranno ad agire contro i terroristi Hamas all’interno della striscia di Gaza”.

(Da: Jerusalem Post, YnetNews, Ha’aretez, 28.04.08)

Nella foto in alto: Terroristi mescolati a civili palestinesi aprono il fuoco verso i soldati israeliani (foto d'archivio)

lunedì 28 aprile 2008

hammazz: la tregua è solo una mossa tattica... non avevamo dubbi in proposito

Hamas accetterebbe un cessate il fuoco proposto dall’Egitto solo come una mossa “tattica” nella sua lotta contro lo stato d’Israele. Lo ha detto esplicitamente sabato scorso il capo del Politburo di Hamas con base a Damasco Khaled Mashaal in un’intervista alla tv al-Jazeera, facendo riferimento a una tregua di sei mesi proposta dall’Egitto tra Israele e la striscia di Gaza controllata da Hamas. Nell’intervista, Mashaal ha detto che il suo movimento è disposto a cooperate, ma ha aggiunto subito dopo: “E’ una tattica nella conduzione della lotta. E’ normale, per un movimento di lotta armata che opera nell’interesse del popolo, in certi momento intensificare (gli attacchi), in altri tirarsi un po’ indietro. E’ così che deve essere condotta la battaglia, e Hamas sa come farlo. Nel 2003 ci fu un cessate-il fuoco – ha continuato il leader di Hamas – e poi le operazioni sono riprese”. Detto questo, Mashaal ha aggiunto che Hamas starebbe ancora aspettando la risposta ufficiale di Gerusalemme all’offerta di tregua avanzata dal suo gruppo, e ha minacciato “un’esplosione di violenza” se Israele dovesse respingere l’offerta.
(Da: YnetNews, Jerusalem, Post, 26.04.08)
Se qualcuno aveva ancora dei dubbi in proposito sulle "buone intenzioni" di hammazz è stato subito svegliato... ora dovrà farsene una ragione: un gruppo terroristico è un gruppo terroristico, un lupo non diventa agnello!
Kadima Israel!

domenica 27 aprile 2008

I sinistri pacifinti non conoscono vergogna!

Il 25 aprile in tutte le città italiane si sono svolte manifestazioni per ricordare l'anniversario della liberazione del paese dal nazifascismo.
Anche quest'anno a Roma (come a Milano) nel corteo che partiva da Porta S. Paolo, era presente un gruppo di sopravvissuti ai campi di sterminio che, insieme ad esponenti della comunità ebriaca e a partigiani ebrei, sfilavano raccolti sotto lo striscione della gloriosa Brigata Ebraica.

Ebbene, un paio di persone, ignoranti e accecate dall'odio e dalla propaganda antisemita, hanno avuto il "coraggio" di insultare due di questi reduci come Piero e Alberto Terracina rispettivamente di anni 80 e 87!

Il "sommo sprezzo del pericolo" evidenziato dai due contestatori ha permesso di "vendicare l'offesa" della presenza dello striscione e delle bandiere israeliane che avrebbero volentieri dato alle fiamme per poter dimostrare al mondo la loro ..."imbecillità"!
La madre degli imbecilli è sempre incinta... ma a volte esagera!
Onore al merito alla gloriosa Brigata Ebraica, ai suoi caduti e ai suoi superstiti: hanno combattuto e si sono sacrificati per liberarci dal nazifascismo, nessuno deve mai dimenticarlo!

25 aprile: ricordiamo la Brigata Ebraica

dal sito: http://www.anpiravenna.it/cart52b.htm
Sul finire del 1944 il rallentamento delle operazioni militari alleate rinvigorì i tedeschi ed i fascisti. Frequenti furono i rastrellamenti di uomini da mandare al lavoro nelle industrie mentre, con numerosi bandi precetto. Il Ministro della difesa della Repubblica di Salò, Rodolfo Graziani, minacciava la pena di morte per i disertori ed i ribelli armati. Le azioni antipartigiane presero di mira ripetutamente le valli piemontesi, l’Oltrepo pavese, la Liguria e l’Emilia Romagna: tra le numerose vittime cadevano anche molti partigiani ebrei, tra cui il “più giovane partigiano d’Italia”, Franco Cesana, morto a soli 13 anni, il 14 settembre 1944, sull’Appennino modenese quando operava come staffetta presso la formazione “Scarabello” della divisione “Garibaldi”. In quei giorni entrava in azione un nuovo gruppo impegnato nella Resistenza: la “Brigata Ebraica”.
Nell’inverno del 1944, il governo inglese, dopo moltissime esitazioni, autorizzava la formazione di una brigata di 5000 ebrei volontari da inviare in Europa per combattere contro i nazi-fascisti. La brigata combatté con coraggio sotto la propria bandiera (bianca ed azzurra con la stella di David azzurra al centro); quella stessa bandiera che, il 14 maggio 1948, diventerà la bandiera dello Stato di Israele. La “Brigata Ebraica” era composta di soli volontari: circa il 20% provenienti dalla Palestina, il rimanente dal resto del mondo (soprattutto dalle grandi comunità ebraiche polacche e russe). Dal punto di vista militare la brigata era composta da un battaglione di fanteria corazzata. Dopo la costituzione ed un breve periodo di addestramento in Egitto, l’unità fu fatta sbarcare nell’Italia del sud e risalì la penisola lungo il versante adriatico.
La “Brigata Ebraica” contribuì a liberare gran parte dell’Emilia Romagna dai nazi-fascisti; in modo particolare fu impegnata in furiosi e sanguinosi combattimenti in terra di Romagna, lungo la zona d’operazione corrispondente allo sfondamento della “Linea Gotica” nella valle del Senio, nei pressi di Imola. In quella battaglia, la “Brigata Ebraica” portò a termine uno dei pochi assalti frontali, a baionetta sguainata, di tutto il fronte italiano. Molti storici sostengono che quella battaglia fu la più sanguinosa di tutta la campagna d’Italia; la “Brigata Ebraica”, composta da soli volontari, con formazione prevalentemente non militare, registrò numerose perdite. A commemorare tutti coloro che diedero la propria vita per liberare questa parte della nostra Patria, è stata posta una lapide presso il cimitero militare di Piangipane. In Piazza Garibaldi a Ravenna una lapide di marmo (posta il 15 maggio 1995 nel 50° anniversario della Resistenza e Liberazione) ricorda gli ebrei assassinati dai nazi-fascisti residenti, rastrellati e catturati nella provincia di Ravenna ed i 45 giovani volontari della Brigata Ebraica caduti nella terra di Romagna per la Libertà.
La “Brigata Ebraica” partecipò alla liberazione delle principali città romagnole: Ravenna, Faenza, Russi, Cotignola, Alfonsine ed Imola. Nel 1945, nello schieramento delle truppe alleate a sud del fiume Senio, la “Brigata Ebraica” combatté insieme ai gruppi di combattimento “Friuli” e “Cremona”. Al termine delle ostilità belliche, nel maggio del 1945, la “Brigata Ebraica” ricevette l’ordine di trasferirsi a Tarvisio, punto strategico per la fuga dei sopravissuti ebrei europei alla barbarie nazi-fascista. Contemporaneamente, i membri più attivi della brigata furono inviati in tutte le nazioni europee per aiutare le popolazioni ebraiche a ritornare a vivere, in modo particolare furono impegnati nell’opera di assistenza agli orfani ed agli ebrei che scelsero di andare a vivere in Israele.
Gli ebrei italiani furono molto attivi nei vari movimenti antifascisti; molti furono inviati al confino (Carlo Levi, Raffaele Cantoni, Vittorio Foa, Emilio Sereni, Umberto Terracini, ecc..), altri furono torturati ed assassinati (i fratelli Carlo e Nello Rosselli, Leone Ginzburg, Matilde Bassani, Mario Jacchia, Eugenio Curiel, Eugenio Colorni, Emanuele Artom, Ildebrando Vivanti, Enzo Sereni, Rita Rosani, Riccardo Pacifici, Nathan Cassuto, ecc..). Delle migliaia di ebrei italiani deportati lagher nazi-fascisti pochissimi ritornano nelle loro case (Primo Levi, uno di questi, testimoniò questa sofferenza infinita nei suoi libri). Solo a Roma, dal rastrellamento del vecchio ghetto del 16 ottobre 1943 fino alla liberazione della capitale (4 giugno 1944) i deportati furono, complessivamente, 2091 (1067 uomini, 743 donne, 281 bambini). Di questi deportati nei campi di sterminio ritornarono 73 uomini, 28 donne e nessun bambino. Alla fine del 1945, quando l’Italia riscopriva la libertà e la democrazia, la piccolissima Comunità Ebraica Italiana (circa 41.000 persone al momento del censimento delle famigerate leggi razziali del 1938), iniziava a contare le sue vittime. Secondo i più recenti dati forniti dalla “Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea” di Milano, ammontano a 7049 martiri, tra i quali i 77 ebrei uccisi alle Fosse Ardeatine insieme ad altri 258 italiani ed alle migliaia di uomini, donne e bambini assassinati nei campi di sterminio nazi-fascisti.
Ogni anno, una delegazione di reduci, combattenti e loro familiari proveniente da Israele, accompagnata dall’Ambasciatore di Israele in Italia, dagli addetti militari israeliani, dalle autorità politiche e militari della Provincia e del Comune di Ravenna, rende onore ai gloriosi combattenti della “Brigata Ebraica”, presso il cimitero militare di Piangipane, che ha contribuito a liberare la nostra terra dalla barbarie nazi-fascista. Al riguardo è importante ricordare che il 25 Aprile 2003, in Piazza Venezia (Foro Traiano) a Roma, è stata organizzata un’importante cerimonia per ricordare la “Brigata Ebraica”, con il patrocinio del Comune di Roma, della Comunità Ebraica Italiana, dall’Associazione Italia-Israele e dell’Associazione Amici di Israele. A tale cerimonia hanno partecipato il Sindaco di Roma, On. Walter Veltroni, ed il Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Roma, Rav. Riccardo Di Segni. La storia eroica ed avventurosa dei combattenti della “Brigata Ebraica” si può leggere in un bel libro di recente pubblicazione (H. Blum “La Brigata”, Edizioni Il Saggiatore 2002).
* Professor Cesare Baccini, direttore del Laboratorio di Farmacologia e Tossicologia nell'Ospedale di Ravenna, docente universitario di Biochimica, Tossicologia e Chimica-Fisica Biologica nelle università di Pisa, Bologna, Modena

martedì 22 aprile 2008

Reporter in zona di guerra

Da L'OPINIONE del 22 aprile 2008:
I reporter e i fotoreporter di guerra sanno che il loro mestiere non è il più tranquillo del mondo. La loro importanza è enorme, basti pensare a tutte quelle guerre piccole e grandi, l’Africa è piena, che non sono coperte dall’informazione internazionale dove si consumano, nel silenzio e nella certezza dell’impunità i crimini più infami, uccisioni, torture, stupri contro i nemici e contro le popolazioni civili. Qualche giorno fa durante lo scontro a fuoco che è seguito all’attacco che alcuni Terroristi di Hamas hanno compiuto in Israele vicino al Kibbutz Beeri, un fotoreporter della Reuters è rimasto ucciso da un colpo di cannone sparato da un Tank Israeliano. Da quel momento le immagini dell’accaduto, in parte girate dallo stesso sventurato, hanno fatto il giro del mondo con le solite accuse all’esercito israeliano. Premesso che la sua morte, come la morte dei tre militari israeliani che erano di pattuglia al confine fra Israele e la striscia di Gaza, come la morte di coloro che vorrebbero tanto continuare a vivere dignitosamente, sia da una parte che dall’altra, fa venire il disgusto a chi veramente ama la pace, premesso ciò, dicevo, per capire cosa è successo dobbiamo analizzare i fatti. Guardando la Jeep su cui viaggiava il fotoreporter si vede la scritta Tv sul cofano del motore, ma la Jeep è nascosta da alta vegetazione che sta ai lati della strada. Pensate davvero che un puntatore di un tank che si trova a circa un chilometro dall’obiettivo e che guarda da una feritoia di pochi centimetri possa vedere una scritta Tv sul cofano di una macchina in movimento dietro la vegetazione e al seguito di altre macchine in una zona dove sono in corso combattimenti? I reporter di guerra sanno che i loro veicoli debbono essere bianchi come le ambulanze, perché la sua auto era grigia? Una cosa che chi in zona di guerra non è mai stato non può sapere, è che i razzi anticarro RPG di fabbricazione sovietica, che sono il terrore dei carristi, per essere usati debbono essere messi in spalla, esattamente come una telecamera. Quando un puntatore vede anche a distanza di qualche chilometro un uomo a piedi con una cosa qualsiasi in spalla, credete davvero che possa star li a chiedersi : “Mi sta riprendendo o mi vuole ammazzare?” Non so se i lettori se lo ricordano, perché la notizia come al solito fu passata in sordina, ma alcuni mesi fa terroristi di Hamas, con una Jeep, quella volta sì bianca, con le scritte Press e Tv sia sul cofano sia sugli sportelli, cercarono di entrare, carichi di esplosivo, all’interno di uno dei kibbutz di frontiera. Solo la prontezza dei militari di guardia riuscì a fermare una strage. Scrissi allora che non capivo come mai i Reporter che lavorano in zona, non protestarono con i dirigenti di Hamas contro questa iniziativa che in futuro li avrebbe messi in pericolo. Purtroppo, c’è da immaginarlo, dopo quel giorno la scritta Press o Tv non è più un salvacondotto che garantisce una certa sicurezza, e se la situazione è questa non è certo colpa dei soldati israeliani che non può più fidarsi di certi simboli, ma di chi ha cambiato le regole del gioco usandoli per fini militari.
Michael Sfaradi

domenica 20 aprile 2008

Operazione militare antiterrorismo

Durante una operazione militare antiterroristica condotta nella zona di Balata, le IDF hanno ucciso in un conflitto a fuoco Hani Muhammad Hasan Al-Kabi il terrorista responsabile del fallito tentativo di avvelenamento dei pasti nel ristorante di Ramat Gan durante la festvità di Purim.
L'uomo era responsabile di diversi altri attentati tra i quali: progettazione di attacchi suicidi, agguati contro le forze di Difesa con diversi soldati feriti e posizionamento di ordigni esplosivi nella carcassa di una pecora.
L'esercito ha inoltre arrestato Sammer Mustafa Abi-lil assistente di Al-Kabi in possesso di 2 M-16, munizioni e altre attrezzature.

Il Golfo non è tutto persico

Da un editoriale di Ha'aretz

Il ministro degli esteri del Sultanato di Oman, Yusef Bin Alawai Bin Abdullah, ha accettato di lasciarsi brevemente fotografare dai reporter all’inizio del suo incontro con il ministro degli esteri israeliano Tzipi Livni, lunedì scorso, all’Hotel Sheraton di Doha (Qatar). Negli ultimi otto anni, da quando lo scoppio della cosiddetta intifada al-Aqsa ha portato all’interruzione dei rapporti (di basso profilo) fra i due paesi, i ministri degli esteri d’Israele e Oman si sono incontrati per lo più solo in segreto, in capitali europee o a margine dei lavori dell’Assemblea Generale dell’Onu.Quando si tratta dei rapporti del mondo arabo con Israele, i progressi si misurano in millimetri. Pertanto, sebbene possa sembrare solo un episodio secondario, il gesto simbolico del ministro dell’Oman non deve essere minimizzato, specie alla luce del fatto che non era stato sollecitato da una richiesta israeliana. Se l’Oman questa settimana ha dunque fatto un passetto di un millimetro verso Israele, il Qatar – che ha invitato la Livni al Forum di Doha – ha fatto un notevole passo di qualche metro. Anche il ministro israeliano ritiene che il Qatar si sia spinto avanti per quanto possibile. Basta guardare i titoli dei giornali pubblicati a Doha o i servizi su Al Jazeera per capire che il Qatar non solo non si sente imbarazzato per i suoi legami con Israele, ma anzi non esita a parlarne pubblicamente. Qatar e Oman sono i due esempi più rilevanti, ma anche altri stati del Golfo sembrano aver maturato un cambiamento circa Israele. Negli ultimi due anni vi sono stati diversi incontri, ancorché riservati, tra la Livni e i suoi colleghi del Bahrain e degli Emirati Arabi Uniti. Un altro esempio considerevole è l’iniziativa di pace saudita del marzo 2002: sebbene Israele non possa accettare alcuni dei suoi articoli, l’iniziative ha messo per la prima volta sul tavolo la possibilità di un accordo pan-arabo per la normalizzazione con Israele.Cos’hanno di diverso Qatar e Oman da Damasco e Beirut? A quanto pare, la distanza fisica dal conflitto e il fatto che la maggior parte dei paesi del Golfo non hanno mai attivamente combattuto una guerra con Israele sono fattori che fanno la differenza. Un’altra ragione è il mercato. La necessità di risolvere la questione palestinese è sentita nei regimi del Golfo, ma essi non sono meno preoccupati per la stabilità regionale, la crescita economica, le borse mondiali e le possibilità di investimento e sviluppo. C’è poi un ulteriore fattore in gioco: il riallineamento regionale rispetto a vecchi schieramenti obsoleti, e la paura condivisa per un asse estremista sciita guidato dall’Iran che, una volta dotato di armi nucleari, potrebbe ridurre all’irrilevanza la ricchezza dei paesi del Golfo.La visita della Livni in Qatar e i suoi incontri con i leader del Golfo non sono senza precedenti. Ma ora è stato gettato un ponte più ampio e più aperto tra Israele e questi paesi, e vi è una maggiore possibilità di sviluppare un dialogo sostanziale, sincero, diretto e senza che Israele debba accattivarsi ogni interlocutore per ottenere una stretta di mano davanti alle telecamere. Certo, la strada per la normalizzazione è ancora lunga e la sfiducia di fondo sulle intenzioni israeliane non è destinata a scomparire domani né fra un anno. Ma una dimostrazione di serietà da parte di Israele sulla soluzione due popoli-due stati potrebbe accelerare il processo. Alla fine potremmo scoprire che la pace coi paesi del Golfo sarà una pace calorosa.

(Da: Ha’aretz, 17.04.08)


Nella foto in alto: L’incontro lunedì scorso a Doha fra il ministro degli esteri dell’Oman, Yusef Bin Alawai Bin Abdullah e il ministro degli esteri israeliano Tzipi Livni

Continuano gli attacchi terroristici

Siamo in piena Pesach ma gli attacchi terroristici continuano peggio di prima: ieri, nel corso di un tentativo di infiltrazione in territorio israliano, otto soldati delle IDF sono stati feriti all'incorcio di Kerem Shalom vicino il confine di Gaza, dall'esplosione di un'autobomba. Tre terroristi sono stati uccisi sul posto dai militari.
Questo è stato il quinto attacco dall'ultimo fine settimana: la strategia di hammazz (che forse si sente chiusa in un angolo) è quella di osare operazioni sempre più rischiose in ottemperanza del disegno criminale di distruzione di Israele.

giovedì 17 aprile 2008

Appello per partecipare alla Fiera del Libro di Torino

"Cara Amica, Caro Amico,
faccio parte del gruppo di ebrei cattivi che oggi esprimono il loro pieno sostegno ad Israele che in occasione della fiera del libro di Torino del prossimo 8 maggio, sarà l’ospite d’onore per il suo 60esimo compleanno.
Sono cattivo perché voglio andare a Torino a manifestare pacificamente per il mio Paese che si vede attaccato da coloro che ritengono inopportuna qualsiasi celebrazione in suo onore.
Da coloro che quotidianamente fanno pressioni agli organizzatori della manifestazione culturale affinché Israele non vi partecipi. Perché è un paese invasore che ha ucciso e uccide centinaia di migliaia di palestinesi, costretti a vivere in campi profughi, nella fame e nella disperazione.
Perché li condanna all’assedio impedendo loro il permesso di uscire dai confini di Gaza, effettuando omicidi mirati e tagliando l’elettricità negli ospedali.
Nel gruppo ci sono persone che sono stanche di osservare una realtà distorta che vuole prevalere a tutti i costi e che pensa di essere dalla parte della ragione guardando la realtà col paraocchi e cercando di imbavagliare la nostra Storia e il nostro pensiero.
Credo sia giunta l’ora di farla finita di leggere di quel che accade senza far nulla e che si debba andare a Torino perché ci sono ragioni pressanti che non possono e non devono essere ignorate.
Perché oggi qualcuno vorrebbe farci intendere che non basta che Israele abbia vinto 5 guerre, abbia vinto la paura dal terrore degli attentati quotidiani nelle sue città; abbia resistito ad ogni forma di sopruso volto al suo annientamento e alla sua cancellazione dalla cartina geografica.
E’ perché soprattutto siamo il popolo del Libro per antonomasia, che vince gli Oscar e i Nobel, che contribuisce da sempre nella cultura, nelle scienze e nella tecnologia.
Noi, popolo che alcuni vorrebbero fossimo senza patria per deriderci come l’eterno popolo della diaspora; noi che nella preghiera ci rivolgiamo ad oriente perché è da lì che nasce la nostra storia; noi che ricordiamo e che non permetteremo mai più quel che è stato; noi che siamo fieri di avere oggi uno Stato di nome Israele, non possiamo mancare a questo importante appuntamento in difesa della nostra nazione.
Pesah, la festa della Libertà, è alle porte. Mangiare la matzà e fare il seder non solo devono farci ricordare il pericolo scampato da chi voleva fiaccare la nostra identità ebraica fino a farci scomparire con una schiavitù che sembrava incontrovertibile, ma devono farci riflettere sulle nuove minacce che assumono forme sempre più subdole e nocive contro di noi e contro il futuro dei nostri figli.
Vieni con noi e aiutaci a sostenere le ragioni d’Israele! "


per info e prenotazioni fieratorino@gmail.com


Yoram Debach

mercoledì 16 aprile 2008

La "corretta informazione sui palestinesi"

Le regole dell'informazione "corretta" su i palestinesi.

Interessante compendio delle regole che ogni buon giornalista deve seguire per potersi occupare con tranquillità (personale e lavorativa) dei palestinesi e del medio oriente.

Regola numero 1 : In Medio Oriente sono sempre gli Israeliani che attaccano per primi, e sono sempre i palestinesi che si difendono. Quella palestinese è sempre una motivata "resistenza all'invasore sionista".

Regola numero 2 : Gli Israeliani non hanno il diritto di colpire civili : questo è terrorismo e colonialismo.

Regola numero 3 : I palestinesi hanno il diritto di colpire i civili israeliani, di lanciare razzi sulle città e farsi esplodere in mezzo alla gente: questa è legittima difesa...

Regola numero 4 : Quando i palestinesi uccidono i civili Israeliani, le potenze occidentali e l'ONU si girano dall'altra parte e tacciono!!. Questa si chiama « reazione della comunità internazionale » (e nemmeno questo sempre avviene, ormai, n.d.r.).
Regola numero 5 : Gli Israeliani non hanno diritto di catturare terroristi palestinesi (ops volevo dire "miliziani"), quale che sia il loro numero.
Regola numero 6 : I palestinesi hanno diritto di rapire quanti israeliani vogliono e tenerli prigionieri per anni (Ron Arad se lo ricorda qualcuno?) o di scambiare i loro poveri resti con centinaia di terroristi rinchiusi nelle carceri israeliane (d'altronde per loro che amano la morte, la vita non vale molto... ). Basta che pronuncino la parola magica « sionista».

Regola numero 7 : Quando dite "Israele", bisogna far sempre seguire l'espressione : « sostenuto dal Grande Satana Americano».
Regola numero 8 : Quando dite hammazz, hezbollah etc. , non bisogna mai aggiungere «sostenuti dall'Iran e dalla Siria » perchè potrebbe far intendere che si tratti di un conflitto squilibrato.

Regola numero 9 : Non parlare mai di « civili israeliani trucidati», nè di risoluzioni dell'ONU contro gli atti terroristici, nè di violazioni del diritto internazionale negli stessi Territori Palestinesi contro le donne, i Cristiani e gli omosessuali, nè di convenzioni di Ginevra. Questo rischia di turbare i telespettatori e i radioascoltatori.

Regola numero 10 : I palestinesi parlano italiano meglio degli israeliani: è per questo che gli si da la parola ogni volta che sia possibile, Così possono spiegare le precedenti regole (dalla 1 alla 9).
Regola numero 11 : Se non siete d'accordo con queste regole o se ritenete che favoriscano una delle parti in conflito a scapito dell'altra ebbene siete dei pericolosi anti islamici e pre di più incapaci di multiculturalità.

Benché la stragrande maggioranza dei giornalisti della carta stampata e della televisione si attengano scrupolosamente a questi dettami di buon giornalismo, i palestinesi e i loro amici di casa nostra non si mostrano mai soddisfatti dell'informazione che viene data in casa nostra sulle "prodezze" compiute quotidianamente da hammazz a danno del popolo Israeliano.

martedì 15 aprile 2008

Ancora attacchi contro Israele

In giornata sono stati lanciati dei colpi di mortaio contro il kibbutz di Ein HaSholsha che hanno distrutto il tetto di una abitazione.
La popolazione civile non ha fortunatamente subito altre conseguenze.
L'esercito ha condotto una operazione nella striscia di Gaza per colpire i responsabili del lancio di alcuni qassam che hanno poi sparato contro i soldati dei missili anti carro.

hammazz vuole conquistare l'Italia!

L'11 aprile (a quanto pare sto numero 11 è na fissa per gli arabi!) un predicatore, nonchè parlamentare, di hammazz ha tenuto un "bel" sermone inneggiante alla pace e all'armonia! "Molto presto, ad Allah piacendo, Roma sarà conquistata come lo fu Costantinopoli... Oggi Roma è la capitale dei cattolici, è la capitale dei crociati che ha dichiarato la propria ostilità all'Islam e ha impiantato in Palestina i fratelli delle scimmie e dei maiali... La loro capitale sarà un avamposto delle conquiste dell'Islam, che si estenderà in Europa nella sua interezza e poi si dirigerà alle due Americhe e perfino all'Europa dell'est..."
Quando si dice parlare per metafore....
Soprattutto non si può dire che nascondano i loro intenti, qui in Italia tutti si scandalizzano per le parole della Lega, tutti hanno da ridire per come Umberto Bossi parla, e poi nessuno fiata quando si sentono simili minacce!
Spero che tra i primi atti del nuovo presidente della Camera ci sia il ricollocamento nella sua posizione originale del dipinto fatto togliere da Bertinotti e raffigurante la Battaglia di Lepanto.

L'Italia cambia pagina!

Finalmente è arrivato il cambiamento.
Il popolo Italiano ha dato un segnale forte e inequivocabile: basta con la miriade di partiti e partitini che fanno gazzarra in parlamento, basta con le buffonate e le assurdità: per la prima volta da quando è stata fondata la Repubblica non ci saranno dei comunisti seduti alla Camera dei Deputati e al Senato!
Un risultato così eclatante va festeggiato.
Ed ora sicuramente ci sarà un grande lavoro da fare per Berlusconi, ma potrà farlo forte di una maggioranza che lo mette al riparo di imboscate e ricatti: la Lega Nord non sarà un pericolo ma una grande forza al servizio del cambiamento del paese.
Il premier israeliano Olmert ha già invitato il presidente del consiglio in Israele per festeggiare il 60° anniversario dell'indipendenza e il cavaliere ha prontamente accettato: le cose sono cambiate, l'Italia va a rendere omaggio ad una nazione democratica e civile e non ai terroristi di hammazz o hezbollah.
Don't worry Israel, Italy is behind you!
Let's go!!!

venerdì 11 aprile 2008

Sgozzata tartaruga gigante: il suo sangue "come il Viagra"

Una rara tartaruga gigante catturata su di una spiaggia vicina a Gaza City è stata macellata e mangiata la scorsa notte da pescatori palestinesi, secondo i quali il suo sangue è afrodisiaco ed ha altre qualità terapeutiche. Mentre la gola della tartaruga veniva tagliata di fronte ad una folla di curiosi, uno dei pescatore ha detto che un sorso del suo sangue era «buono come il Viagra», il famoso farmaco contro l’impotenza. I pescatori hanno raccolto il sangue e lo hanno poi offerto a bambini sofferenti per traumi e ad adulti con problemi alla schiena. Bambini sono stati visti più tardi usare una parte del guscio come tavola da surf. Basandosi sulla descrizione delle dimensioni e del guscio della tartaruga, l’esperto israeliano Yaniv Levy ha detto di credere che l’esemplare ucciso fosse una tartaruga liuto (Dermochelys coriacea), la più grande delle tartarughe marine, molto rara nel Mediterraneo e a rischio estinzione. Gli esemplari adulti di solito pesano fra i 300 e i 500 chili. Altre tre tartarughe nell'ultimo anno sono state uccise dai pescatori della zona.

Guerra chimica contro Israele!

Due palestinesi di Nablus sono stati arrestati dallo Shin Bet e dalla Polizia per aver tentato di avvelenare i pasti del ristorante "Grill Express" di Ramat Gan in Hayarkon street dove lavoravano.
Entrambi hanno 21 anni e i loro nomi sono Ahmed Abu-Riyal e Mustafa Salum; erano stati reclutati da due militanti di una cellula della Brigata Martiri di Al Aqsa (Hani Kabi e Husni Tsalag entrambi ricercati) e lavoravano illegalmente in Israele.
I loro capi avevano fornito il veleno (incolore, inodore e insapore) da spargere sui cibi serviti nel ristorante, che avrebbe fatto effetto dopo circa quattro ore dall'ingestione e durante questo lasso di tempo avrebbero potuto avvelenare e uccidere il maggior numero possibile di avventori del ristorante.
L'avvelenamento dei pasti nei ristoranti è considerato un attacco strategico e già in passato le organizzazioni terroristiche hanno tentato di reclutare cuochi e camerieri palestinesi dei locali israeliani.
I due mancati attentatori di Ramat Gan hanno confessato che i loro capi avvevano considerato anche l'ipotesi di utilizzarli per infiltrare degli attentatori suicidi in Israele.
Questa notizia non fa altro che evidenziare come in ogni modo, in ogni momento e con qualunque mezzo i palestinesi cerchino di uccidere i cittadini israeliani.

mercoledì 9 aprile 2008

Attacco terroristico a Nahal Oz

Oggi pomeriggio c'è stato un attacco terroristico al terminal di rifornimento di carburante situato vicino al kibutz di Nahal Oz nei pressi della striscia di Gaza.
Preceduti da un fuoco di copertura di mortai, quattro terroristi, che sembra avessero pianificato da tempo l'attacco con lo scopo di rapire dei soldati o dei civili in territorio israeliano, sono penetrati in modo non ancora precisato in Israele e all'interno del terminal che distribuisce il carburante a Gaza hanno aperto il fuoco da distanza ravvicinata contro due civili israeliani che lavoravano nel complesso trucidandoli brutalmente. Sembra che abbiano anche lanciato delle bombe a mano contro i due lavoratori del terminal: Oleg Lipson, 37 e Lev Cherniak, 53, entrambi residenti a Beersheba.
Due terroristi sono stati uccisi dall'esercito subito intervenuto ma gli altri due sono riusciti a rientrare a Gaza.
Questa è l'ennesima risposta di "pace" di hammazz!
Ancora una volta danno prova di tutta la loro volontà distruttiva e portatrice di morte.
Nessuna tregua con hammazz!
VIVA ISRAELE!

domenica 6 aprile 2008

Sosteniamo Shurat Hadin

If you are outraged by the WAQF's wanton destruction of Jewish artifacts on the Temple Mount, frustrated by the Israeli government's failure to act, angered by the world's indifference and fearful for Jerusalem's future, we ask you to make a generous contribution to Shurat HaDin's criminal prosecution of the Islamic WAQF.

In order to make a tax-deductible donation in the US, please make out your checks to:
PEF - Israel Endowment Fund
(Please earmark it for "Shurat HaDin")
and mail it to:
Shurat HaDin
c/o PEF - Israel Endowment Fund
317 Madison Avenue, Suite 607
New York Ny, 10017
USA

Other Donations please make out to:
Shurat HaDin - Israel Law Center
and mail to:
Shurat HaDin - Israel Law Center
11 Havatikim St.

http://www.israellawcenter.org/index.php

giovedì 3 aprile 2008

Venti di guerra...

I segnali sono sempre più inquietanti: sembra che l'Iran abbia fornito alla Siria delle sofisticate stazioni di ascolto delle comunicazioni militari israeliane.
E siccome i siriani temono che Israele possa attaccare preventivamente i loro alleati libanesi di hezbollah, si stanno preparando alla guerra richiamando in servizio i riservisti.
Il fatto drammatico è che i terroristi libanesi hanno rimpinguato i loro arsenali distrutti da Israele nella guerra del 2006 ottenendo nuovi e potenti missili in grado di colpire Tel Aviv e Gerusalemme: di fatto tutto il territorio di Israele è sotto la minaccia missilistica, ad esclusione di Ber Sheva la capitale del Negev.
E per fortuna che gli arabi parlano di pace e invece gli israeliani sono i soliti guerrafondai!
Queste notizie non le troveremo sui nostri mezzi di informazione: speriamo solo di non dover leggere un drammatico seguito.

Un articolo sulla storia della dissidente islamica Wafa Sultan

Dal FOGLIO del 2 aprile 2008:
Time Magazine l'ha annoverata tra i cento intellettuali più influenti al mondo. La sua seconda esistenza, dopo quella di esilio dalla Siria molti anni fà è iniziata il 21 febbraio 2006, durante un'epica apparizione su Al Jazeera a fianco dell'islamologo Ibrahim al Khouli, nella trasmissione "Al itijah al muakes" (Controcorrente). "E' una guerra tra una mentalità che appartiene al medioevo e una che appartiene al XXI secolo - disse Wafa Sultan - è una guerra tra civiltà e arretratezza, barbarie e razionalità, libertà e oppressione, democrazia e dittatura. E' una guerra tra quelli che trattano le donne come bestie e quelli che le trattano come esseri umani". il video fa il giro del mondo, in poche ore viene visto da oltre un milione di persone. Su Al Jazeera Wafa viene ripetutamente definita "eretica" e apostata da imam e predicatori. Wafa Sultan viene salutata da molti come "un rigenerante esempio di razionalità" scrive John Broder sul New York Times e da altri come un'infedele che merita solo di morire. I riformisti islamici l'hanno elogiata per aver saputo dire in arabo e sul network televisivo più seguito in arabo quello che pochi musulmani oserebbero dire perfino in privato". Le autorità religiose siriane la accusano di infedeltà e l'imam della moschea al Hasan, a Damasco, proclama una condanna per apostasia, tramire una fatwa durante il sermone del 24 febbraio: "Questa apostata nuoce alll'islam più di quanto non abbiano nuociuto le vignette sul profeta Muhamamd". Wafa ha incontratto il marito nel 1975, all'Università di Aleppo e ha assistito all'assassinio del suo professore di medicina, Yousif al Yousif. I terroristi riempirono il suo corpo di pallottole gridando "Allah Akbar !". Pochi giorni fa Wafa Sultan è tornata su Al Jazeera, incappando nella furia scomunicatrice di Yusuf al Qaradawi, capo del Consiglio europeo per la fatwa e la ricerca con base a Londra e anima della fratellanza musulmana in Europa. "Ogni fede che decapita gli oppositori è destinata a trasformarsi in terrorismo e tirannia" ha detto la dottoressa Sultan. "Se vuoi cambiare il corso degli eventi, devi riconoscere e rispettare il diritto alla vita degli altri, devi insegnare amore, pace e coesistenza ai tuoi figli. Devi rispettare il diritto all'esistenza di Israele. Io posso denunciare i palestinesi come gli israeliani. Hamas ha scelto e dovete pagare il prezzo delle vostre scelte. Io sono certa che Israele voglia la pace, ma fintanto che manterrete questi insegnamenti di odio, rancore e terrorismo, non sarete in grado di fare la pace". L'islamista egiziano Tal'at Rmeih dice che "una gang controlla l'Occidente e non puoi criticare Israele e l'Olocausto. Tutti quelli che criticano l'Olocausto sono processati". Il moderatore le fa notare che ci sono dubbi sul numero esatto di ebrei uccisi durante l'Olocausto. "Perché vuole che neghi i fatti ? Perché vuoi che neghi l'Olocausto" ribatte Sultan. Da allora vive in una località segreta insieme con la sua famiglia. Anche due anni fa era stata la difesa dell'ebraismo a scatenare le ire islamiste: "Gli ebrei vengono da un immane tragedia, quella dell'Olocausto, e hanno chiesto al mondo di essere rispettati, con la loro cultura, non con il terrore, con il loro lavoro, non piangendo e lamentandosi. L'umanità deve la maggior parte delle scoperte del progresso scientifico del XIX e XX secolo a scienziati ebrei. 15 milioni di persone, sparse per il mondo, si sono unite e hanno guadagnato i loro diritti attraverso il lavoro e la cultura. Non abbiamo visto un singolo ebreo farsi saltare in aria in un ristorante tedesco. Non abbiamo visto un singolo ebreo bruciare una chiesa. Non abbiamo visto un singolo ebreo protestare ammazzando innocenti". Qaradawi l'ha additata alla umma islamica. "Questa donna, che maledice Allah, il suo Profeta, la nazione islamica, la sharia, la fede islamica e la sua cultura". Qaradawi ha chiesto e ottenuto le scuse dell'emittente qatariana per aver ospitato la voce di Wafa Sultan. Qaradawi ha anche invitato la blasfema a leggere la Torah: "Il concetto di annichilimento origina nella Torah, quello in cui credono Bush e la destra cristiana. Io biasimo al Jazeera che ha consentito a questa donna di apparire sul canale e di dire queste cose". Minacce di morte sono arrivate sulla segreteria telefonica di Wafa Sultan. Uno dei messaggi recitava: "Oh, sei ancora viva ? Aspetta e vedrai". Poi un messaggio in arabo per posta elettronica: "Se c'è uno che ti ucciderà quello sono io". In attesa della prossima apparizione su al Jazeera. "Sono ispirata da ogni singolo istante della mia vita in America" dice la psichiatra siriana. "Questa esperienza di camminare liberamente per strada senza essere accusata di essere una puttana è una benedizione e un'esperienza e una benedizione per la quale sarei disposta a morire pur di difenderla".

Ancora sull'educazione dei bambini palestinesi.

Guardare con attenzione il video proposto, c'è la traduzione in inglese delle parole..

http://www.infolive.tv/en/infolive.tv-20675-israelnews-hamas-childrens-tv-shows-boy-stabbing-president-bush-death-white-hou

martedì 1 aprile 2008

Ancora missili su Sderot!

Nessuno lo dice, nè i giornali nè le televisioni, ma su Sderot continuano a lanciare missili!
Ieri ne sono caduti due su Sderot, a testimonianza del fatto che per hammaz i civili Israeliani continuano ad essere solo ed esclusivamnete dei target da colpire: non hanno dignità di persone, non meritano rispetto come lo pretendono per loro stessi e allora giù missili!
Israele non può permettersi di trattare con terroristi che disprezzano la vita degli Israeliani solo perchè "Ebrei", Israele non deve cedere ai ricatti di assassini criminali che hanno come unico scopo quello di provocare il definitivo sterminio del popolo Ebraico.
E questo lo devono capire tutti quei politicanti europei che parlano a sproposito e sulla pelle dei cittadini Israeliani di pace con hamas, la stessa ANP da una parte parla di pace (fedele agli insegnamenti di arraffatt) e in Cisgiordania permette la divulgazione di programmi per bambini che incitano all'odio, alla violenza e addirittura al martirio.