Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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Sempre con Israele!!!

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mercoledì 28 maggio 2008

Sventato attacco suicida

Il 18 maggio, grazie all'accortezza del caporale Michal Ya'akov, è stato sventato un attentato suicida in Israele.
Un ragazzino con indosso una cintura esplosiva, si era avvicinato ad un posto di controllo israeliano, ma il suo modo di fare aveva messo in allarme subito il caporale.
Il sospetto rifiutava di esibire la propria carta di identità e al passaggio sotto il metal detector faceva suonare gli allarmi: il militare chiedeva in arabo al ragazzo di alzare la maglietta e a quel punto si poteva vedere chiaramente che indossava una cintura con dell'esplosivo collegato con un dispostivo per farlo detonare. Il caporale, visto che il ragazzo rifiutava di eseguire i suoi ordini di alzare le braccia e stendersi a terra avvertiva del pericolo imminente i colleghi della Poliza Militare e uno degli ufficiali provvedeva ad abbattere l'aspirante suicida.
La quotidianità in Israele è anche questa purtroppo: combattere il terrorismo sempre, sospettare di chiunque, perchè chiunque può portare la morte in maniera devastante in qualsiasi momento.
La notizia del presunto rogo di "Bibbie e Vangeli" è stata subito amplificata, questa no: il solito doppio standard di valutazione dei mezzi di informazione su Israele colpisce ancora.


martedì 27 maggio 2008

Forza, create i mostri. Una volta di piu' che fa? 23/05/2008

Leggendo gli articoli dei media italiani sui supposti roghi di vangeli in Israele la mia primissima reazione e' stata un forte mal di stomaco. Poi ho guardato Maariv e la seconda reazione e' stata un rabbia cieca ma non sapevo contro chi. Contro Maariv che a mio modo di vedere aveva fabbricato uno scoop su niente? Contro gli accusati? Non sapevo proprio come calmarmi, sapevo che non poteva essere vero ma sapevo anche che non aveva importanza, la smentita non sarebbe stata letta da nessuno.
Non esiste che gli ebrei brucino i libri, non e' mai successo nella storia. Allora?
Allora questa mattina ho preso il telefono e ho chiamato l'ufficio del sindaco di Or Yehuda, una cittadina vicino a Tel Aviv situata esattamente dove si trovava la citta' biblica di Kfar Ono.

Mi ha risposto Yona , la segretaria , le ho spiegato la situazione e dopo 20 minuti ho ricevuto la telefonata del vice sindaco Uzi Aharon.E' stata una telefonata lunga e e molto chiarificatrice.

D. Shalom Uzi, vorrei spiegarle cosa sta succedendo in Italia a causa di questa notizia diffusa da Maariv. Lei lo sa che tutto quello che succede in Israele viene ampliato e deformato dai media. Lei lo sa che ogni cosa che noi diciamo o facciamo viene vista subito in chiave antiisraeliana. Vorrei quindi che mi dicesse cosa e' successo.

R. Tutto e' stato esagerato ed e' uscito di proporzione, adesso le spiego. Qui, nella nostra citta', noi siamo invasi da eserciti di missionari di tutte le specie, cristiani protestanti, cristiani cattolici, ebrei di Gesu' , messianici. Sono tantissimi. Vanno di casa in casa, soprattutto dove ci sono ragazzi molto giovani, li aspettano fuori di scuola, li sommergono di pubblicazioni, di giornaletti, di libretti. Sono instancabili e pressanti.
Noi li abbiamo pregati piu' volte di lasciar perdere. per noi il proselitismo e' vietato, non cercheremmo mai di convertire all'ebraismo chi pratica un'altra religione ma non possiamo tollerare che altri lo facciano con noi prendendo di mira soprattutto i piu' deboli, i ragazzi, i piu' facili da convincere.

D. Si, ho sentito anche di persone che si sono ribellate a questa situazione con una certa violenza.

R. Purtroppo si ma sono terribili, li fai uscire dalla porta e rientrano dalla finestra. i loro figli vanno a scuola con i nostri e passano il loro tempo a leggergli la vita di Gesu', la verita' del Vangelo, gli parlano di miracoli.

D. mi dica allora cosa e' successo l'altra sera.

R. Me lo hanno spiegato i ragazzi perche' io non ero presente. Lei sa che da tutta la settimana si fanno i fuochi di Lag baOmer e i fuochi si alimentano con la carta. Ai ragazzi sono venuti in mente tutti i giornaletti dei missionari e sono andati dai loro amici a raccogliere carta, giornali, tra cui anche quelli del "fattaccio", libriccini, la maggior parte non sapeva nemmeno cosa fossero, e li hanno usati per accendere i falo' di Lag ba Omer prima di aggiungervi tronchi di alberi, legni di tutti i generi, cartoni ecc.

D. Dunque tutto qui? Nessun disprezzo per i libri e pubblicazioni cristiane?

R. Assolutamente no, queste cose non fanno parte della nostra cultura e lei lo sa. Lo dica.

Dunque, come supponevo il fatto, realmente accaduto, e' stato completamente deformato e ingigantito facendo passare i ragazzi di Or Yehuda come dei mostri intolleranti.
Maariv probabilmente lo ha fatto perche' ai giornali israeliani, quasi tutti di sinistra, non pare vero di dare addosso ai religiosi creando in Israele, dove la gente vive e lascia vivere, dove nessuno ti chiede di che religione sei, imbarazzo e rabbia, esattamente come era successo a me prima di avere delle spiegazioni.
I giornali italiani hanno preso la palla al balzo per dipingere Israele come un paese razzista contro le altre fedi e tutti hanno scritto quasi le stesse cose, scopiazzando gli uni dagli altri.
Israele fa sempre notizia, in Cina decine di migliaia di morti, in Birmania decine di migliaia di morti, a Gaza gettano bombe contro i negozi e le case dei cristiani ma i media italiani trovano il tempo per scrivere che in Israele "si bruciano i libri dei cristiani" con la solita analogia , soffiata quasi senza volere....come facevano i nazisti..., viene citato Heine...si parla addirittura di orrore.
Come sempre, e ho detto anche questo al vicesindaco, siamo noi i principali accusatori di noi stessi. Sempre pronti a chiedere scusa prima ancora di sapere, sempre pronti a condannarci da soli, sempre pronti a prenderci a scudisciate per cose non fatte. Quando le cose vengono chiarite e smentite e' troppo tardi perche' togliere dalla testa della gente le accuse a Israele e' praticamente impossibile.
Scrivono di giornaletti bruciati ma c'e' il silenzio stampa sulla morte taroccata di Mohamed al Durra, l'icona della sinistra mondiale, in nome della quale Israele e' stato maledetto. Ha vinto il processo Philippe Karsenty, il giornalista che aveva denunciato France 2 e il suo reporter per aver manipolato il video.
Mohamed al Durra non e' stato ucciso dagli israeliani, e' stato colpito dai palestinesi e forse e' persino sopravvissuto ma per mesi, per anni, siamo stati messi in croce , insultati, accusati di ammazzare i bambini, demonizzati.
I media adesso tacciono, hanno trovato altri mostri israeliani da sbattere in faccia alla gente pronta a odiare: i ragazzi ebrei che per fare la festa di Lag baOmer hanno bruciato dei giornali tra i quali anche quelli di missionari rompiscatole.
Terribile colpa.
Come sempre, come da copione, Israele deve discolparsi e spiegare. Che stanchezza!

Bene, e' la serata di Lag ba Omer, vado a vedere i fuochi qui sotto casa e portero' anch'io qualche giornale da bruciare. Tranquilli, non possiedo nessuna pubblicazione messianica.

Deborah Fait

dal sito www.informazionecorretta.com

Una questione di confini?

L’amministrazione Bush vorrebbe che israeliani e palestinesi concordassero un confine cosicché tutto il resto – Gerusalemme, insediamenti, l’occupazione, i profughi, l’acqua – possa andare a posto. Ciò presuppone che i palestinesi considerino il loro conflitto con Israele come un conflitto centrato essenzialmente su una questione di confini. Magari fosse così.Già la mappa stabilita dagli inglesi nel 1921-23 disegnava dei confini che dividevano la Palestina Mandataria fra una sede nazionale ebraica a ovest del fiume Giordano (ciò che oggi è Israele, Cisgiordania e striscia di Gaza), e un’area a est del Giordano preclusa all’insediamento ebraico (ciò che oggi è la Giordania). La risposta araba a quella mappa fu: non è una questione di confini.Nel 1937 la Commissione Peel offrì altri confini. La Transgiordania naturalmente rimaneva in mani arabe, e anche quasi tutto quello che restava a ovest del Giordano sarebbe stato arabo. Agli ebrei veniva data una striscia di terra che andava da Tel Aviv verso nord, lungo la piana costiera, e qualche pezzo di Galilea. Ma gli arabi dissero: non è una questione di confini.Una terza mappa, proposta dall’Onu nel 1947 con la risoluzione 181 dell’Assemblea Generale – il Piano di Spartizione – divideva la Palestina a ovest del fiume Giordano (la Palestina a est era diventata il regno hashemita di Transgiordania): agli ebrei veniva dato un indifendibile territorio a scacchiera, diviso in tre parti la maggiore delle quali era l’arido deserto meridionale del Negev; Gerusalemme, epicentro delle aspirazioni ebraiche sin dal 70 e.v., avrebbe dovuto essere internazionalizzata; uno stretto corridoio avrebbe collegato le tre parti di Israele: per andare in Galilea gli ebrei avrebbero dovuto passare attraverso la Palestina araba. Gli ebrei accettarono il piano. Ma gli arabi dissero: non è una questione di confini.Il 15 maggio 1948 – sessanta’anni fa – gli eserciti egiziano, giordano, saudita, siriano e libanese, insieme a irregolari palestinesi, cercarono di strangolare Israele alla nascita. Il loro fallimento generò le Linee Armistiziali del 1949: Cisgiordania, striscia di Gaza, alture del Golan e Gerusalemme est finirono in mani arabe. Non c’era nessuna “occupazione” israeliana. Gli ebrei chiesero: ora possiamo vivere in pace? Ma gli arabi dissero: non è una questione di confini. Nel maggio di quarantun anni fa (1967) le truppe egiziane entrarono nel Sinai mentre Gamal Abdel Nasser dichiarava una “guerra totale”. I siriani, da parte loro, promettevano un “annientamento”. Persino re Hussein pensò che fosse giunto il momento di colpire. Invece, anziché distruggere Israele, gli arabi persero altro territorio. Il cuore del patrimonio ebraico, Giudea e Samaria (Cisgiordania), era ora nelle mani di Israele, così come il Monte del Tempio di Gerusalemme. Anche così, gli ebrei dissero: scambiamo delle terre in cambio di pace. Ma alla fine di agosto 1967 i leader arabi, riuniti a Khartoum, diedero la loro risposta: no alla pace, no ai negoziati, no al riconoscimento.Dieci anni dopo, con l’elezione di Menachem Begin, il coraggioso Anwar Sadat venne alla Knesset con un messaggio: “Vi diamo davvero e sinceramente il benvenuto a vivere tra di noi in pace e sicurezza”. Egitto e Israele concordarono un confine e firmarono un trattato di pace. Gli arabi ostracizzarono l’Egitto e Sadat venne assassinato. La pace non è mai veramente sbocciata, ma perlomeno il confine ha tenuto.Poi, nel 1993, Yitzhak Rabin si assunse un rischio strategico straordinario, trasferendo parti della Cisgiordania ad una Autorità Palestinese creata per l’occasione: Hebron, Betlemme, Ramallah, Nablus, Jenin, Gerico, Tulkarem e Kalkilya passarono tutte sotto piena giurisdizione palestinese. Altro territorio venne posto sotto il controllo civile dell’Autorità Palestinese, che si assunse anche la responsabilità per i centri a popolazione palestinese nella striscia di Gaza. In quel tempo divenne normale vedere in giro per Israele le targhe verdi dell’Autorità Palestinese, i posti di blocco vennero ridotti al minimo, la comunità internazionale investì grandi quantità di denaro nelle aree palestinesi. Finalmente i palestinesi avevano i parametri di uno stato in formazione: un orizzonte politico. Le parti dovevano ancora dirimere questioni assai complicate, ma la realtà sul terreno era enormemente migliorata. Nel 2000 a Camp David Ehud Barak offrì la sua visione di uno stato palestinese concretamente realizzabile. La controfferta di Yasser Arafat fu l’intifada al-Aqsa, una mattanza di attentati suicidi in tutta Israele e di imboscate a fuoco sulle strade di Cisgiordania, che costarono la vita a più di mille israeliani. Evidentemente, per Arafat, non era una questione di confini.Perché gli israeliani prendano sul serio, ora, un “auto-accordo” su confini, i palestinesi dovrebbero innanzitutto dichiarare, una volta per tutte, che il loro contenzioso con Israele riguarda davvero i confini. E che accettano il diritto d’Israele di esistere come stato ebraico sovrano. Se lo faranno, tutto il resto potrà andare a posto.
(Da: Jerusalem Post, 15.05.08)

mercoledì 21 maggio 2008

Come ti falsifico la storia!

Per chi avesse ancora dei dubbi sull'attendibilità dei mezzi di "informazione" palestinese consiglio di leggere questo articolo tratto da Israele.net

Quelli che seguono sono alcuni brani della trasmissione per bambini “Pionieri di domani”, trasmessa il 9 maggio 2008 dalla tv Al-Aqsa (Hamas), poi diffusa con sottotitoli in inglese da MEMRI.

Assud: Nonno, dove vivevi? In quale città?
Nonno: Vivevamo nel posto più bello della Palestina,
Assud: Dove?
Nonno: Mio caro, tu non hai mai visto un posto così. Vivevo a Tel Al-Rabi' [“collina della primavera”, traduzione dall’ebraico: Tel Aviv]. Che posto stupendo!
Assud: Non c’è nessun posto che si chiama Tel Al-Rabi'. Cosa succede, nonno, sei diventato senile?
Nonno: Non sono senile. La mia testa funziona benissimo. Come puoi dire che sono senile? Questo posto si chiamava Tel Al-Rabi', ma i sionisti e gli ebrei hanno ebraicizzato il nome in Tel Aviv. Da dove salta fuori questa Tel Aviv? Era Tel Al-Rabi' da generazioni, sulla terra di Palestina, vicino a Giaffa. Io lo so, ho i documenti e le prove, ho qui tutte le carte. È tutto qui, dai giorni degli inglesi e anche prima. È terra nostra: i campi, gli alberi, le case. Potrei persino mostrarti la chiave. E tu mi dici che sono senile? Io ho le prove.
Assud: Perdonami, nonno, non è colpa mia. È colpa del programma scolastico, che non ci insegna che Tel Aviv era Tel Al-Rabi’ e viceversa.
Nonno: No, caro mio. Impara da me. Io lo so, e ho le carte e i fatti della terra. Hanno inventato tutti questi nomi. È tutta una bugia. Tutti i nomi sono stati ebraicizzati dagli ebrei.
[Ndr: Tel Aviv venne fondata nell’aprile 1909 da una sessantina di famiglie ebree, su dune sabbiose totalmente disabitate, acquistate poco a nord di Giaffa, come mostrano anche le immagini dell’epoca].

(Da: MEMRI, 9.05.08)

Per vedere il filmato (con sottotitoli in inglese):http://www.memritv.org/clip/en/1766.htm

Questi cialtroni, presunti storici e giornalisti vogliono farci credere che Tel Aviv "era" una città araba!
Tel Aviv, come sanno tutte le persone che hanno un minimo di conoscenza dei fatti storici, venne fondata sulla sabbia da 60 famiglie ebree che cento anni fa avevano acquistato i lotti (DISABITATI) e li avevano divisi tra loro.
Dopo aver fatto passare Gesù per palestinese e aver affermato che i mussulmani sono arrivati prima degli ebrei e dei cristiani (pudore zero!) siamo tutti curiosi di vedere quali altre sublimi mete di pensiero riusciranno a raggiungere

venerdì 9 maggio 2008

lunedì 5 maggio 2008

Secondo hammazz "Gli ebrei hanno pianificato l'Olocausto".... poveri noi... che altro inventeranno questi criminali????

I leader ebrei hanno architettato l’assassinio di massa di ebrei handicappati allo scopo di non doverli sostenere, e questo assassinio è ciò che gli ebrei chiamano “Olocausto”. È quanto sostiene un documentario speciale trasmesso lo scorso 18 aprile dall’emittente televisiva Al Aqsa, di Hamas. Palestinian Media Watch, ente dedicato al monitoraggio di mass-media e libri di testo in lingua araba, ha individuato e tradotto i contenuti del filmato e ne ha caricato una parte su YouTube con il titolo “Stravolgimento di Hamas dell’Olocausto: Gli ebrei hanno pianificato l’Olocausto per uccidere ebrei handicappati”. Secondo la voce narrante del documentario, il primo ministro d’Israele David Ben Gurion stabilì che gli ebrei “disabili ed handicappati sono un peso per lo Stato”, dopo di che “i satanici ebrei (le immagini mostrano un ebreo hassidico in abito tradizionale) escogitarono un malvagio complotto per sbarazzarsi di disabili ed handicappati (le immagini mostrano pile di corpi scheletrici) con modalità cervellotiche e criminali”.“Si tratta della televisione ufficiale di Hamas – spiega il direttore di Palestinian Media Watch, Itamar Marcus – Appartiene alla leadership di Hamas che la controlla totalmente, e viene diffusa via satellite in tutto il mondo di lingua araba”. Il programma in questione è dedicato soprattutto all’Olocausto, ma non mancano i consueti paragoni con la situazione palestinese dove le stragi (ad opera di cristiani libanesi) nei campi di Sabra e Shatila vengono definite “un olocausto”, e Israele viene accusato di perpetrare un “olocausto palestinese”.“Gli ebrei – continua la voce narrante del documentario di Hamas mentre passano immagini di Golda Meir, Moshe Dayan e Ben Gurion – furono i primi a inventare i metodi del male e dell’oppressione”. Il filmato sostiene che i leader ebrei accusarono i nazisti del massacro di ebrei perpetrato da loro stessi “affinché gli ebrei apparissero come perseguitati e potessero approfittare della simpatia internazionale”. Viene poi intervistato un “esperto” - Amin Dabur, capo del Centro Palestinese di Ricerche Strategiche – il quale spiega che “l’Olocausto israeliano, tutta questa faccenda, è solo una frottola e fa parte di un perfetto show messo in piedi da Ben Gurion. La cifra di sei milioni di vittime ebree è pura propaganda”. Nella trasmissione resta qualche discordanza fra accusare gli ebrei stessi per il massacro degli ebrei, o negare del tutto che il massacro abbia mai avuto luogo. Secondo “l’esperto” Amin Dabur, Ben Gurion era interessato ad avere “la gioventù forte ed energica (per Israele), mentre tutti gli altri – i disabili, gli handicappati, la gente con particolari necessità – vennero mandati a morire, se la cosa può essere storicamente dimostrata”: frase quest’ultima che si riferisce alla tesi spesso sostenuta dalla tv di Hamas, da leader iraniani e da altre voci nel mondo musulmano, secondo cui lo sterminio nazista degli ebrei dovrebbe ancora essere dimostrato.Conclude Dabur: “Furono mandati a morire dagli ebrei, così che ci sarebbe stato un Olocausto e Israele avrebbe potuto approfittarne per avere la simpatia del mondo”.
(Da: Jerusalem Post, Ha’aretz, 1.05.08)

giovedì 1 maggio 2008

Sventoliamo le bandiere israeliane!

L'8 maggio si inaugura il Salone del Libro di Torino.
Come molti sanno, il paese ospite d'onore quest'anno è Israele che proprio l'8 maggio festeggia il 60° anniversario della sua rinascita.
Le polemiche che da mesi si susseguono instancabilmente sui mezzi di informazione sono disgustose: la solita sinistra intollerante e fomentatrice di odio, ha organizzato una campagna di boicottaggio disgustosa perchè non è concepibile, per le loro menti malate, che Israele possa essere considerato ospite d'onore da qualche parte.
Non è concepibile che non ci siano riferimenti ai palestinesi (ma dico io, non si può parlare solo di Israele una volta tanto?), alla loro letteratura e ai loro problemi: Israele è "condannato" a subire questo ossessivo e infaticabile "bilanciamento" con i palestinesi.
Di più: "illustri" docenti universitari e "filosofi" si sono gettati anima e corpo nel boicottaggio, promuovendo "conferenze" "dibattiti" e "manifestazioni" che hanno l'unico dichiarato scopo di demonizzare Israele, il suo popolo e la sua voglia di VIVERE!
Loro possono tranquillamente andare in giro, sventolare la bandiera palestinese e bruciare quella israeliana, ma guai a fare il contrario: torna di nuovo il concetto che per loro è "inconcepibile" sventolare bandiere israeliane (figuriamoci bruciarne una palestiense... scoppierebbe la guerra civile!).
Il Salone del libro verrà inaugurato dal Presidente della Repubblica che però non potrà essere accolto all'ingresso da bandiere israeliane perchè il Questore di Torino, per motivi di ordine pubblico, ha vietato qualsiasi tipo di manifestazione all'esterno della Fiera.
Non è stato però vietato il corteo che il 10 maggio si svolgerà per le vie della città per protestare contro Israele e che forse purtroppo vedrà di nuovo bruciare bandiere israeliane.
Spero che le forze dell'odine impediscano questo oltraggio alla bandiera di un paese democratico, sovrano e amico dell'Italia.

VIVA ISRAELE!

Yom HaShoà

Oggi è il giorno in cui in Israele si ricordano i sei milioni di ebrei sterminati dalla folle e sanguinaria ideologia nazista.
Il paese per due minuti si ferma: chiunque e ovunque si trovi, al suono delle sirene che per tutto il tempo non smettono di far sentire il loro lamento, si blocca.
Chi sta guidando scende dal proprio mezzo e rimane fermo.
Anche la frenetica Tel-Aviv si ferma, come la religiosa Gerusalemme.
Senza distinzione.
Non c'è forse modo migliore per ricordare chi è stato trasportato sui carri bestiame, torturato, gassato e bruciato più di sessanta anni fa.
Non importa se ci si trova nel traffico della città o in una strada di campagna, il suono delle sirene è udibile ovunque e tutti, indistintamente, si bloccano per due minuti che sembrano lunghissimi.
Una prova di quanto il popolo Israeliano sia coeso e un tutt'uno.
Una dimostrazione che "mai più" potrà accadere qualcosa anche di solo lontanamente paragonabile all'orrore nazista.
Passati i due minuti la vita riprende come prima, ma ogni persona in Israele porta dentro di se la consapevolezza del dolore incancellabile che è stato inferto al popolo ebraico.
Lunga vita a Israele!