Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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domenica 28 dicembre 2008

Israele affama Gaza???

http://www.road90.com/watch.php?id=dx7iNRR9Dw

Questo è il "governo" di hammazz!!!

Hamas ha recentemente approvato un disegno di legge islamista che introduce frustate, taglio di arti ed esecuzioni capitali per impiccagione e crocifissione come pene standard nel codice penale in vigore nella striscia di Gaza. Ne ha dato notizia mercoledì il quotidiano pan-arabo edito a Londra al-Hayat.Secondo al-Hayat, il disegno di legge è già stato approvato in prima e seconda lettura dal parlamento di Gaza con l’unanime voto favorevole di tutte e tre (sic) i parlamentari presenti alla seduta. È improbabile che il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) sia disposto a ratificare il disegno di legge dopo la terza lettura, come previsto dalla costituzione palestinese. Ma Hamas non avrebbe per questo alcun problema ad applicare la nuova legislazione nella striscia di Gaza, che è sotto suo completo controllo. Il disegno di legge contempla 214 articoli. L’articolo 59 afferma che “qualunque palestinese riconosciuto colpevole d’aver levato le armi contro la Palestina a favore del nemico; d’aver negoziato contro gli interessi della Palestina con un governo straniero; d’aver messo in pericolo l’esistenza della Palestina commettendo atti di aggressione contro un paese straniero… sarà condannato alla pena di morte”. Analoga sorte spetta a chiunque sia trovato colpevole “d’essersi associato a un esercito straniero in guerra con la Palestina o d’aver favorito una tale azione; d’aver intrapreso atti volti a demoralizzare il popolo palestinese in uno dei suoi movimenti di resistenza; d’aver spiato la Palestina o d’aver intrapreso azioni di spionaggio in tempo di guerra”. L’articolo 84 stabilisce che chiunque sia trovato colpevole “d’aver bevuto, venduto o prodotto vino sarà punito con quaranta frustate… d’aver bevuto e molestato la gente sarà punibile con quaranta frustate e tre mesi di carcere”. La frusta verrà usata anche su chiunque “si sia dato al gioco d’azzardo, abbia offeso i credo religiosi, abbia diffamato la personalità altrui”.Il disegno di legge autorizza inoltre i tribunali a comminare il taglio di arti, per lo più quello della mano destra, a danno di chi venga riconosciuto colpevole di furto in flagranza di reato.
Dove sono le organizzazioni per i diritti umani? – si domanda il giornalista di YnetNews, Roee Nahmias.
(Da: YnetNews, Jerusalem Post, 24.12.08)

" Mai più esitazioni contro il nemico, Gerusalemme dice basta al terrore"

Di seguito si riporta l'articolo di Fiamma Nirenstein su "Il Giornale" di oggi.
L’attacco di Israele a Hamas e’ stato duro, deciso, tutte le sue strutture sono state prese di mira, Hamas senza piu’ esitazione e’ stata considerata dopo lunga riflessione come un nemico vero, pericoloso, strategico, e non come talvolta lo si fantastica in Europa, un’organizzazione estremista ma in fondo periferica. Cerchiamo di capire contro chi e che cosa Israele si e’ mossa ieri, senza la consueta retorica dell’occupazione dato che Gaza non e’ piu’ occupata dall’agosto del 2005.
Siamo stati testimoni di tutta la storia di Hamas. C’eravamo, quando dall’87 Hamas, costola della Fratellanza Islamica comandata dallo sceicco Ahmad Yassin, si dette una carta costitutiva che promette morte ai cristiani e agli ebrei. E anche mentre cresceva prendendo sempre la strada della violenza. E quando nel 94 innovo’ la guerra contro Israele con l’uso massivo del terrorismo suicida; quando Yassin chiese pubblicamente a uomini e donne di Gaza di uccidere gli ebrei con le cinture esplosive, e essi seminarono distruzione in misura ancora sconosciuta. Quando nel 96 ha stabilito la base di Khaled Masha’al a Damasco cosi’ da costruire l’alleanza strategica che oggi dona a Hamas molto denaro e armi iraniane e il ruolo di protagonista nella jihad mondiale. C’eravamo quando Hamas si e’ opposto a ogni compromesso con Israele, compreso gli accordi di Oslo; quando ha sottolineato in rosso sangue la politica di Arafat rendendo la jihad e il terrore contro civili innocenti la parte piu’attiva di tutta la politica palestinese. Quando ha cominciato a costruire un vero esercito devoto alla distruzione di Israele, allenato e armato da hezbollah e iraniani. E nessuno puo’ dimenticare quando nel 2005 Sharon sgombero’ Gaza e la consegno’ ai palestinesi sperando che ne facessero un inizio di stato indipendente e una Singapore del medio Oriente, ed essi fecero una macelleria dei loro fratelli di Fatah e poi una rampa di lancio per i missili Kassam. Abbiamo presente, checche’ dicano oggi, le opinioni dei moderati, a partire da Abu Mazen per continuare con Egitto e Giordania, su Hamas come nemico mortale. E oggi vediamo con sgomento il rapimento di Gilad Shalit, uno dei piu’ crudeli che si siano mai visti, senza una notizia, una foto, una visita della Croce Rossa per quasi tre anni. Nelle settimane scorse, mentre aumentava la pioggia dei missili su Israele fino a arrivare a novanta mercoledi’ scorso, si moltiplicavano le notizie sulla crescente forza militare di Hamas, con 17mila uomini nell’esercito, e armi nuove di provenienza siriana e iraniana. Israele ha chiesto in tutti i modi a questo autentico Hamastan indipendente, di smettere di bombardare i suoi cittadini.Ma Hamas aveva gia’ annunciato una settimana prima di non voler rinnovare la thadia, la tregua con Israele. Olmert appariva patetico quando pregava venerdi dalla tv Al Arabiya.”Non vogliamo sangue, non ci costringete ad attaccarvi, sara’ molto dura”. Lo sara’, perche’ Israele spara su Hamas e non su Gaza, e ci vorra’ quel che ci vorra’ per costringerlo, e questo e’ il suo scopo, ad accettare una thadia in cui e’ chiaro che non si spara e, forse, si discute del rilascio di Shalit.Per ora sembra di capire che i centocinquanta obiettivi colpiti ieri abbiano tutti a che fare con la grande struttura di Hamas che occupa gran parte di Gaza City, ormai capitale organizzata del Hamastan. La centrale di polizia di Hamas conta, per esempio, molte vittime. L’alto numero dei morti e’ certo legata alla sorpresa e all’ora inconsueta, le 11,30, in cui gli israeliani hanno attaccato. Tutti i poliziotti, gli ufficiali, i funzionari erano probabilmente al lavoro. Per ora e difficile dire quanti innocenti siano stati coinvolti. Ma certo e’ dura per tutti, palestinesi e israeliani, da ieri sera tutti, al sud, nei bunker e nei rifugi mentre piovono i missili. La guerra finira’ quando Israele pensera’ di aver messo Hamas in condizione firmare una nuova thadia e forse quando i cittadini di Gaza capiranno che il loro governo non ha un interesse predominante al suo bene, ma a quello della Jihad Islamica.

Oggi come al tempo di arraffatt



L'esercito di Israele difende i suoi cittadini.
I terroristi si nascondono dietro le donne e i bambini, hanno imparato bene la lezione del criminale arraffatt!!!

sabato 27 dicembre 2008

C'è un tempo per la guerra e un tempo per la pace.

Ora è il tempo della guerra.
Questo perchè hammazz ha voluto questa guerra, ha sistematicamente violato la tregua e ha provocato in tutti i modi Israele per indurlo ad attaccare e alla fine è riuscita nell'intento di scatenare la guerra.
E' risaputo che solo quando colpisce Israele, il gruppo terroristico al potere nella Striscia, riesce a catalizzare i consensi tra la popolazione palestinese, e, avendo dimostrato di non essere in grado di provvedere alle necessità della gente, ha ripiegato nell'unica cosa che riesce a fare: bombardare con razzi e colpi di mortaio il territorio israeliano.
Dopo mesi di provocazioni e una "tregua" solo di fatto, dal 19 dicembre ha ripreso a bombardare Israele in maniera sistematica provocando distruzione feriti e un morto.
Le forze aeree israeliane hanno bombardato questa mattina le infrastrutture, le caserme, i depositi di armi e le stazioni di polizia di hammazz, provocando oltre 150 morti tra i terroristi. Purtroppo ci sono anche perdite tra i civili a causa del fatto che i vigliacchi terroristi posizionano le loro basi tra la popolazione per evitare di essere colpiti.
L'operazione israeliana denominata "Piombo Fuso" per il momento andrà avanti con bombardamenti di aerei ed elicotteri, ma non si esclude un intervento anche delle truppe di terra per smantellare definitivamente le postazioni di lancio dei razzi dei terroristi. Tutti i piloti impegnati sono rientrati alle basi.
Giova ribadire un concetto: i soli responsabili di quanto accaduto sono i terroristi di hammazz che, con il bombardamento del territorio israeliano hanno costretto il governo e l'esercito ad avvaire questa operazione.

venerdì 26 dicembre 2008

Operativo il sistema di allerta contro i razzi

Da ieri sera è operativo, in tutti i centri abitati che si trovano nel razzio di 30 km dalla Striscia di Gaza, un sistema di allerta contro i razzi.
La notizia è stata data dall'Home Front Command delle IDF, il sistema di allerta dovrebbe garantire ai cittadini delle aree minacciate dai bombardamenti dei terroristi palestinesi, un minimo di preavviso (comunque non superiore ai 15 secondi!) per cercare di mettersi in salvo.

lunedì 22 dicembre 2008

Restauro dei rifugi antimissile!

Il Keren HaYesod, ha rivlto un appello per un progetto di Priorità Nazionale per Israele: il restauro dei rifugi pubblici antimissile.
Durante la guerra del 2006, il nord di Israele è stato sottoposto ad un bombardamento incessante dai terrorsti di hezballah che ha costretto un milione di israeliani a cercare la salvezza nei rifugi che si rivelavano però inadeguati e cadenti: risalivano a oltre 40 anni prima, non avevano porte di sicurezza, elettricità, servizi sanitari e ventole per l'aria perchè progettati per offrire riparo per brevi periodi.
Il governo decideva quindi di restaurare questi rifugi: da allora ne sono stati rimessi a posto ben 2000, ma ce ne sono migliaia di altri da adeguare e per questo ha chiesto l'aiuto al Keren HaYesod per poter garantire una più efficace protezione e sicurezza ai cittadini di Israele.
Occorrono circa $ 15.000 per restaurare un rifugio antimissile.

Per maggiori informazioni contattare

Keren HaYesod
Corso Vittorio Emanuele II 173, Roma 00186
Tel. 06/6868564 - 06/68805365
Fax. 06/6875833
e-mail: kerenh@tiscali.it

Nuovo IBAN IT33C0300205022000400971137

sabato 20 dicembre 2008

11 razzi... il bombardamento continua

11 i razzi sparati dai terroristi di hammazz contro Israele dalle 8 e 50 di questa mattina: nessun ferito fortunatamente ma ingenti danni ad un edificio di un kibbutz .
La risposta dell'aviazione Israeliana non esi è fatta attendere: colpite quattro rampe di lancio dei maledetti razzi e ucciso uno dei terroristi.

venerdì 19 dicembre 2008

La fine della "tregua"

E così è finita la "tregua": forse nessuno se ne era accorto, ma in questi mesi c'era stata una "tregua" durante la quale invece che hammazz, a bombardare Israele con i qassam erano i terroristi di altre organizzazioni.
Oggi i razzi che hanno colpito Israele sono stati quattro e seguono le decine dei giorni scorsi.
Il ministro delle Infrastrutture Ben-Eliezer ha dichiarato che "dal nostro punto di vista, quando la tregua è finita, è finita, e le IDF agiranno con tutta la loro capacità offensiva con lo scopo di far cessare il bombardamento. C'è un limite a quello che Israele è in grado di accettare" e, aggiungo io, questo limite è stato superato da un pezzo.
Ora resta da vedere come intendono agire i militari e i politici: lo stesso ministro della Difesa Barak, ha più volte dichiarato che una operazione militare a Gaza è l'ultima decisione che verrà presa, perchè iniziare una guerra in un territorio densamente popolato comporta mettere in preventivo troppe perdite tra i civili palestinesi e questo Israele non lo vuole.

giovedì 18 dicembre 2008

Bollettino dei razzi

Sono stati 23 i razzi che hanno martellato Israele nella giornata di ieri: uno di questi è esploso nelle vicinanze di un centro commerciale affollato di persone, causando fortunatamente solo tre feriti per le schegge, diverse persone sotto shock e ingenti danni alle auto e al supermercato stesso. In seguito a questo, l'aviazione ha bombardato tre postazioni di lancia razzi pronte all'uso, nelle vicinanze di Beit Hanun nel nord della striscia di Gaza.
Appare sempre più evidente che il ritiro unilaterale dalla striscia di Gaza, voluto dall'ex premier Ariel Sharon per cercare di dare una svolta allo stallo della situazione tra israeliani e palestinesi, si sta amaramente ritorcendo contro Israele: la zona che prima era controllata dagli insediamenti ebraici è divenuta una zona dalla quale i palestinesi possono colpire liberamente Israele e questo non potrà continuare per molto tempo ancora.
I palestinesi stanno sicuramente provocando Israele per scatenarne la reazione, cosa che li porterebbe nuovamente al centro dell'attenzione mondiale come le "vittime dell'aggressione sionista", e stanno cercando al contempo di unire le forze islamiche contro Israele con l'appoggio del nano pazzo di Teheran che minaccia a ogni piè sospinto di sterminare gli Ebrei e di cancellare il loro stato dalle mappe geografiche.
Si sta avvicinando un periodo di grande pericolo per Israele e per il mondo libero e democratico in generale: la destabilizzazione pianificata e perseguita dall'estremismo islamico sembra sul punto di sfociare in qualcosa di incontrollabile.

mercoledì 17 dicembre 2008

L'infamia delle leggi antiebraiche del 1938

Dal sito della Presidenza della Camera:
discorso del presidente della Camera Gianfranco Fini al convegno “Settant’anni dalle leggi antiebraiche e razziste, per non dimenticare”, nella sala della Regina a Montecitorio.
"Rievochiamo oggi una pagina vergognosa della storia italiana. Le Leggi antiebraiche e razziste approvate nel 1938 e che hanno rappresentato uno dei momenti più bui nelle vicende del nostro popolo. Approfondiremo quel triste capitolo storico con l’aiuto di Renzo Gattegna, Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, dello storico Michele Sarfatti e di Nedo Fiano, testimone dell’orrore di Auschwitz. Una testimonianza sulla necessità di mantenere viva la memoria di quegli eventi presso i giovani ci verrà dalla studentessa Zoe Brandizzi. Saluto e ringrazio gli oratori per l’importante contributo che si apprestano a fornire al convegno. Settant’anni fa, gli ebrei italiani furono colpiti, come uomini e come cittadini, da provvedimenti che stabilirono assurde discriminazioni nella vita economica e civile; l’allontanamento dagli uffici pubblici, dalle banche e dalle assicurazioni; o la proibizione di avere dipendenti o di possedere terreni e aziende. Particolarmente odiose furono le discriminazioni ai danni dei bambini e dei ragazzi o quelle che prevedevano il divieto dei matrimoni misti. Un esempio tra i tanti Rita Levi-Montalcini, Premio Nobel e Senatore a vita. A causa del “Manifesto della razza” dovette abbandonare patria, famiglia , affetti, sicurezze e lavoro; l’ospedale presso cui lavorava. Tutto. E trovare rifugio in Belgio, attrezzando in cucina un piccolo laboratorio di fortuna. Poi, l’invasione nazista; il rifugio ancora in Italia,a Firenze; sulle colline di Asti e infine a Torino. La professoressa Levi-Montalcini fu tra quanti – con le parole di Primo Levi- “sperarono di poter sopravvivere per poter raccontare”. Con la memoria di questa infamia dobbiamo fare i conti, dopo settant’anni, come nazione e come cittadini. Farli senza infingimenti e senza ambiguità. Il fatto che tali provvedimenti siano stati approvati a Montecitorio provoca un sentimento di tristezza, pur nell’ovvia considerazione che la Camera dei deputati della Repubblica italiana non ha nulla a che vedere con l’Assemblea che il fascismo aveva svuotato di qualsiasi contenuto democratico. La circostanza verrà ricordata in una lapide che sarà scoperta in questa Sala al termine del convegno. Vogliamo che il ricordo della vergogna di settant’anni fa sia di ammonimento per difendere e promuovere sempre i valori libertà e dignità della persona sanciti dalla Carta costituzionale italiana. Oggi fare seriamente i conti oggi con l’infamia storica delle Leggi razziali significa avere il coraggio di perlustrare gli angoli bui dell’anima italiana. Il che vuol dire sforzarsi di analizzare le cause che la resero possibile in un Paese profondamente cattolico e tradizionalmente ricco di sentimenti d’umanità e solidarietà. Tra queste cause c’è certamente l’anima razzista che il fascismo rivelò pienamente nel 1938, ma che era comunque già presente nell’esasperazione nazionalistica che caratterizzava il regime. Segni inequivocabili di razzismo s’erano già manifestati nella politica coloniale. Vale la pena ricordare la campagna propagandistica - “faccetta nera” - che fu lanciata subito dopo la guerra d’Etiopia contro quella che era definita la “piaga del meticciato”. Un Regio Decreto del 1937 vietò le “relazioni matrimoniali” tra gli italiani e quelli che erano chiamati i “sudditi delle colonie africane”. L’odiosa iniquità delle Leggi razziali si rivelò in modo particolare a quegli ebrei che avevano aderito al fascismo. Tra i nomi più noti c’è quello di Guido Jung, che era stato ministro delle Finanze tra il 1932 e il 1935. Oppure quello di un intellettuale come Ettore Ovazza, che aveva partecipato alla fondazione del Fascio di Torino e che nel 1937 aveva confutato un libello antisemita di Paolo Orano. Ma l’ideologia fascista non spiega da sola l’infamia. C’è da chiedersi perché la società italiana si sia adeguata, nel suo insieme, alla legislazione antiebraica e perché, salvo talune luminose eccezioni, non siano state registrate manifestazioni particolari di resistenza. Nemmeno da parte della Chiesa cattolica. A giustificazione potremmo addurre il carattere autoritario del regime - che certo non tollerava manifestazioni di esplicito dissenso - oltre naturalmente alla propaganda pervasiva e al controllo totale dell’informazione e ancor più dell’educazione e dell’istruzione esercitato per un quindicennio. Però dovremmo anche riconoscere che alla base della mancata reazione della popolazione ci furono altri elementi che può risultare scomodo riconoscere. Penso alla propensione al conformismo. Penso ad una possibile condivisione - sotterranea e oscura, negata ma presente – di una parte della popolazione dei pregiudizi e delle teorie antiebraiche. Penso soprattutto a una vocazione all’indifferenza più o meno diffusa nella società di allora. Proprio “Gli Indifferenti” si intitolava il romanzo d’esordio di Moravia, pubblicato nel 1929, con il quale lo scrittore dipingeva quella che a lui appariva già allora come l’inerzia morale della società borghese italiana di fronte all’essenza della persona umana. Lo ricordo perché rileggere gli scrittori può servire a cogliere quelle significative sfumature sociali che possono talvolta sfuggire al meritorio lavoro scientifico degli storici. Denunciare la inequivocabile responsabilità politica e ideologica del fascismo non deve insomma portare a riproporre lo stereotipo autoassolutorio e consolatorio degli “italiani brava gente” . La memoria - ha scritto Elena Loewenthal – non è di per sé uno “scudo inossidabile di fronte al male”. Non lo è se non sappiamo trasformarla in esperienza storica produttiva di insegnamenti. Ciò non significa ignorare o trascurare il coraggio di quegli italiani che seppero opporsi alla barbarie del razzismo e dell’antisemitismo, soprattutto dopo il ’40 nel tempo orribile della Shoah. I nomi di alcuni di quei valorosi sono noti. Pensiamo a Giorgio Perlasca. Oppure al questore di Fiume, Giovanni Palatucci, che salvò cinquemila ebrei e che pagò il suo coraggio e la sua straordinaria umanità con l’internamento a Dachau, dove morì a soli 36 anni. Oppure al Console di Salonicco, Guelfo Zamboni, che sottrasse centinaia di ebrei al terribile destino della deportazione. A queste personalità straordinarie dobbiamo aggiungere tanti altri italiani, sconosciuti ma non meno straordinari, che si prodigarono per salvare gli ebrei spesso a rischio della propria vita. Vale la pena ricordare che le storie di tanti di quegli umili eroi sono raccolte in un bel libro uscito all’inizio del 2006 per cui ho avuto l’onore di scrivere la prefazione: “I giusti d’Italia”, curato dal direttore del centro ricerche dello Yad Vashem, Israel Gutman. Tutte quelle storie costituiscono motivo di legittimo orgoglio per l’intero popolo italiano. Ricostruire con rigore la vergogna delle Leggi razziali, guardare senza reticenza dentro l’anima italiana non serve soltanto per raccontare il passato nella sua completezza. Serve anche e soprattutto a preservare il nostro popolo dal rischio di tollerare in futuro, tra inerzia e conformismo, altre possibili infamie contro l’umanità. Ha detto il presidente Napolitano, commemorando nel gennaio scorso il Giorno della Memoria che “bisogna ricordare gli atti di barbarie del nostro passato per impedire nuove barbarie, per costruire un futuro che si ispiri a ideali di libertà e di fratellanza fra i popoli”. Ammoniva Primo Levi che un orrore accaduto nel passato può sempre riaccadere nel futuro. Magari non nelle stesse forme e non con gli stessi pretesti ideologici. Dobbiamo avere la consapevolezza che il fanatismo nemico dei diritti dell’uomo, che purtroppo agisce ancora oggi in tante parti del mondo, può dilagare nel torpore delle democrazie. Per questo dobbiamo mantenere sempre desta e vigile la coscienza dei cittadini. Una democrazia vigile e attenta deve saper contrastare con efficacia l’antisemitismo nelle vecchie e nuove forme ideologiche che questo oggi assume. C’è l’antisemitismo esplicito dell’estrema destra e del neonazismo. C’è quello mascherato da antisionismo dell’estremismo no-global e dell’ultrasinistra. E c’è quello, ammantato di pretesti pseudo-religiosi, dell’islamismo radicale. E’ un antisemitismo, quest’ultimo, che tende ad assumere spesso gravi forme terroristiche, come accaduto recentemente a Mumbai, dove i terroristi hanno assaltato anche il Centro ebraico facendo otto vittime. Le Istituzioni devono impedire che, di fronte a questi fenomeni, si producano fenomeni d’assuefazione nell’opinione pubblica. Un campanello d’allarme lo ha lanciato recentemente Angelo Panebianco, quando ha notato, sempre a proposito della tragedia di Mumbai, che presso gli europei tende a manifestarsi indifferenza nei confronti dell’antisemitismo presente in buona parte del mondo islamico, come se fosse inevitabile, quasi naturale. Oggi, come settant’anni fa, un’ideologia che sopprime i diritti dell’uomo e propugna l’annientamento di uno Stato e lo sterminio di un popolo può produrre grandi tragedie e sofferenze nella complicità silenziosa di una società distratta e indifferente. Come ci ha insegnato Hannah Arendt, il mistero della propagazione del male è un mistero banale. In uno dei suoi libri più famosi, che si intitola appunto “La banalità del male”, scritto a proposito del processo ad Adolf Eichmann che si celebrò a Gerusalemme nel 1960, la filosofa così descrisse l’imputato, reo di aver pianificato materialmente la deportazione degli ebrei nei campi di sterminio: “Le azioni erano mostruose, ma chi le fece era pressoché normale, né demoniaco né mostruoso. Solo grigio e incolore”. Sono parole che devono scuotere ancor oggi le nostre coscienze, perché il male si può riprodurre. Per questo è un dovere ricordare l’infamia di 70 anni fa. Ricordare. Cioè ri excorde. Riportare al cuore.
Perché accanto al giudizio della storia ci sia il dovere morale di una profonda indignazione."
Onorevole Fini: grazie per le sue parole!
Grazie per il suo impegno!

Bollettino dei razzi

Prosegue il bombardamento palestinese del territorio israeliano: dopo gli 11 razzi e colpi di mortaio di ieri, stamattina sono già 8 i razzi che hanno colpito la zona a ovest del Neghev ad opera della Jihad Islamica.
Il gruppo terroristico ha comunicato che intende incrementare il lancio di razzi in questi giorni che precedono la fine della "tregua" proclamata da hammazz, e ha dichiarato inoltre che "i nostri razzi non si fermeranno e sarà come una pioggia sopra tutte le città "sioniste" intorno la Striscia di Gaza".
Nessun dubbio che quelli che stanno per arrivare saranno i giorni più critici per Israele e soprattutto per i cittadini di Sderot, Ashkelon e zone limitrofe, e come sempre nessun sinistro pacifinta protesta contro il bombardamento del territorio israeliano...

martedì 16 dicembre 2008

Bollettino dei razzi

Sono una decina i razzi e i colpi di mortaio sparati dai palestinesi di Gaza contro Israele.
Ancora una volta nessun ferito, se si esclude un ragazzo in stato di shock a causa del razzo caduto in prossimità del campo di calcio sul quale si stava allenando con la sua squadra, e nessun danno grave.
L'aviazione israeliana ha distrutto una delle rampe di lancio dei razzi vicino Khan Younis.
Ucciso invece ieri un terrorista palestinese, comandante della Jihad islamica a Jenin, mentre tentava di sfuggire alla cattura.
Per il momento ancora nessuna vera reazione da parte di Israele al bombardamento palestinese: sicuramente i vertici politici e militari stanno discutendo se e quando dare il via a una operazione in profondità nella striscia di Gaza ma le incognite e i problemi che ne deriverebbero non sono di lieve entità e questo induce alla prudenza lo stesso ministro della Difesa e i comandi militari.

Spettacolo ripugnante!!!

Da un editoriale del Jerusalem Post
L’adunata di massa organizzata domenica da Hamas a Gaza per celebrare il proprio 21esimo anniversario è stata uno spettacolo rivoltante per qualunque israeliano. Con quella crudeltà che è il marchio di fabbrica dell’organizzazione islamista palestinese, il raduno contemplava anche una offensiva messa in scena in cui una comparsa nei panni dell’ostaggio israeliano Gilad Shalit implorava libertà in ebraico piagnucolando, per la gioia della folla, “mi mancano mamma e papà”.
A Hamas non può importare di meno del dolore deliberatamente inflitto ai genitori di Shalit a più di novecento giorni da sequestro del figlio. Nel momento in cui celebra il proprio 21esimo compleanno, Hamas non presta la minima considerazione al fatto che a Shalit è stata negata la più basilare libertà personale nei suoi 20esimo, 21esimo e 22esimo compleanni. Anzi, lo scopo è proprio quello di mettere il dito sulla piaga sperando di far montare, all’interno di Israele, la pressione dell’opinione pubblica sul governo affinché accetti il genere di “scambio” assurdamente squilibrato che Hamas pretende: un soldato, sequestrato mentre era regolarmente in servizio di guardia all’interno dei confini di Israele, in cambio della scarcerazione in massa di centinaia se non migliaia di palestinesi detenuti per reati contro la sicurezza del paese, compresi assassini manifesti.
Ma la totale insensibilità di Hamas esibita nell’adunata di domenica non dovrebbe disgustare soltanto gli israeliani. Dovrebbe dare da pensare al mondo intero, e in primo luogo ai correligionari di Hamas.
Il dichiarato proposito di Hamas di perseguire l’eliminazione di Israele, il trattamento disumano che riserva a Schalit, l’uso cinico delle aree abitate palestinesi come basi di lancio per i mai cessati attacchi di razzi contro Israele, il sanguinoso golpe contro il governo dell’Autorità Palestinese nella striscia di Gaza: tutto questo, così come le campagne di attentati suicidi, viene perseguito ufficialmente in nome dell’islam.
“Qualcuno potrebbe domandarsi in cosa consista lo spirito dell’islam”, medita un sito web basato in Canada intitolato appunto Spirito dell’Islam. La sintetica risposta è che la fede si può definire come “una buon equilibrio tra conoscenza e azione, un armonioso amalgama di pace, gentilezza, giustizia, onestà, integrità e rispetto”.
Purtroppo non è questo l’islam, secondo la definizione di Hamas. E non è tale l’approccio all’islam propugnato da Hezbollah, l’altrettanto feroce “grande fratello” di Hamas in Libano. Né lo è quello del loro comune Stato sponsor, l’Iran, che ora cerca di dotarsi di armi nucleari per perseguire la sua volontà di annientare Israele.
Hamas sostiene di rappresentare un islam umano. Uno dei suoi leader a Gaza, Mahmoud Zahar, ha sostenuto la scorsa settimana che Shalit viene trattato bene perché “l’islam tratta bene gli ostaggi”. Ma lo stesso Zahar ha dovuto ammettere che Hamas ha sempre costantemente respinto ogni richiesta di far vedere l’ostaggio alla Croce Rossa, come prevedrebbe il diritto internazionale.Hamas sostiene di rappresentare un islam umano, eppure – dopo il ritiro unilaterale di Israele dalla striscia di Gaza – risolse di far soffrire la propria stessa gente intensificando il fuoco oltre confine, e distruggendo in questo modo l’occasione che si offriva ai palestinesi di avviare il processo di costruzione del loro Stato. Ora Hamas minaccia di porre fine a sei mesi di “cessate il fuoco” fra Gaza e Israele – un concetto molto relativo, che ha già perso gran parte del suo significato – rischiando di innescare altre inutili violenze.
Va dato atto che la maggior parte della comunità internazionale ha finora resistito all’idea di legittimare Hamas almeno finché non riconosce il diritto di Israele ad esistere, non abbandona il terrorismo e non accetta quanto previsto dagli accordi israelo-palestinesi già firmati. Ma la comunità internazionale talvolta perde di vista il fatto che le sofferenze a Gaza, quando Israele cerca di sventare gli attacchi ai suoi civili, sono diretta conseguenza della indisponibilità di Hamas ad accettare queste condizioni minime.
Persino ai leader israeliani talvolta sfugge l’impossibilità di trattare con questa trista e irriducibile Hamas. Tuttavia, anche se si sono tirate addosso le critiche dei sostenitori della linea “Shalit libero ad ogni costo”, purtroppo le recenti dichiarazioni del ministro degli esteri Tzipi Livni e del potenziale ministro della difesa del Likud Moshe Ya’alon non hanno fatto che dare voce a un tardivo buon senso. La scorsa settimana, parlando a un gruppo di liceali di Tel Aviv, la leader di Kadima ha detto: “Tutti noi vogliamo riportare Gilad a casa, ma (in guerra) c’è sempre una dose di rischio di subire perdite e non è sempre possibile riportare tutti a casa”. Domenica, parlando a radio Galei Tzahal, l’ex capo di stato maggiore Ya’alon ha chiesto retoricamente: “Siete disposti a cedere lo Stato di Israele in cambio di un prigioniero?”. Le pretese di Hamas sono insaziabili perché la sua opposizione a Israele è assoluta. Un’organizzazione che ha decimato la sua stessa gente quando ha preso il potere a Gaza nel giugno 2007 non si fa nessuno scrupolo nello strumentalizzare, prendere in ostaggio, uccidere la nostra gente.
Israele non può permettersi illusioni in fatto di fronteggiare, emarginare e infine sconfiggere Hamas. Coloro che aderiscono a un islam davvero diverso da questo, a un islam di “pace, gentilezza, giustizia, onestà, integrità e rispetto” dovrebbero condividere questo obiettivo.

(Da: Jerusalem Post, 15.12.08)

Che bella religione....

“Trucidate gli ebrei come a Hebron nel ’29; fatevi esplodere a Gerusalemme e Tel Aviv”
Quelli che seguono sono brani da sermoni di leader religiosi arabi islamici tenuti in solidarietà con la striscia di Gaza, trasmessi dalle emittenti tv Al-Manar e Al-Aqsa il 3 e il 5 dicembre 2008.
Sceicco Himam Sa'id, guida suprema della Fratellanza Islamica in Giordania: “Oh nobile Gaza, leva alta la testa. Voi avete fatto levare alto il capo dei musulmani. E voi, gente di Hebron, voi state combattendo una guerra contro gli ebrei, e lo sapete fare bene. Abbiamo visto come, in un giorno del 1929, avete trucidato gli ebrei di Hebron [riferimento al pogrom arabo del 23 agosto 1929 che, con 67 morti, pose fine alla plurisecolare presenza ebraica a Hebron]. Oggi, trucidateli sulla terra di Hebron, uccideteli in Palestina. Levatevi, o genti di Palestina, tutte le genti di Palestina, levatevi in difesa della Moschea Al-Aqsa, levatevi in difesa di Nablus e di Hebron. Levatevi e affrontate le forze di Sicurezza Preventiva [dell’Autorità Palestinese]. Non abbiate paura di loro, giacché sono dei conigli. Anche i lupi, non temeteli, oh leoni! […] Oh giovani, cosa direte al governo di Giordania? Espelli l’ambasciatore ebreo da Amman. Amman è pura e l’ambasciatore ebreo non deve contaminare il suo suolo. Si richiami l’ambasciatore giordano dalla Palestina [sic]. Solo i mujahideen [combattenti del jihad] dovrebbero stare in Palestina, non ambasciatori, né ministri, né qualunque rappresentante di questa nazione [giordana]. Non si riconosca l’ambasciatore di questa nazione [giordana] in Palestina. La Palestina è la terra del jihad, del sacrificio e dell’addestramento. Noi diciamo a questo governo [giordano]: basta con la normalizzazione dei rapporti con gli ebrei, basta con tutto l’import-export con gli ebrei. I nostri mercati sono pieni di frutta e verdura ebraica. I commercianti che importano questa frutta e verdura sono dei traditori, dei collaborazionisti. Diteglielo, fate sentire la nostra voce. La posizione degli studiosi religiosi è che chiunque commerci con gli ebrei è un traditore e un collaborazionista”.
Husan Abdallah, dell’Associazione libanese degli studiosi islamici: “A nome dell’Associazione degli studiosi islamici, io dico: la tregua con l’entità sionista [Israele] è priva di senso. La soluzione è rinnovare la lotta armata in modo ancora più forte e più efficace. Fate di nuovo esplodere i vostri corpi puri a Gerusalemme e a Tel Aviv e in tutte le città occupate di Palestina, giacché questo nemico non capisce altro linguaggio che quello della forza. […] Al coraggioso popolo egiziano diciamo: sollevati e abbatti il confine artificiale, porta cibo e medicine ai tuoi fratelli assediati a Gaza. Il popolo egiziano deve mettere in campo un’azione di violenza, anche a rischio della galera, anche a rischio di morire: saranno martiri in nome di Allah”.
Osama Hamdan, rappresentante di Hamas in Libano: “Il nostro obiettivo è liberare tutta la Palestina, dal fiume [Giordano] al mare [Mediterraneo], da Rosh Hanikra a Umm Al-Rashrash [Eilat]. Da Gaza, signori… noi non vogliamo uno Stato di 364 chilometri quadrati, e non vogliamo uno Stato da mendicare al tavolo dei negoziati. Un tale Stato non esisterà mai. Ciò che vogliamo è uno Stato libero, che preservi il proprio onore, che sia di 27.000 chilometri quadrati: la grandezza della Palestina nella sua interezza [equivalente a Israele più Cisgiordania e striscia di Gaza]”.
(Da: memri.org, 10.12.08)

venerdì 12 dicembre 2008

Ancora minacce iraniane

Il presidente iraniano (non vale neanche la pena scrivere il suo nome) durante una delle consuete manifestazioni anti israeliane organizzate dal suo regime, è tornato ad auspicare la scomparsa di Israele dalla faccia della terra.
Non siamo nuovi ai proclami di questo sedicente politico, imbevuto di farneticanti idee naziste e costretto a mantenere il potere con pugno di ferro come nelle "migliori" dittature; per distogliere l'attenzione della sua opinione pubblica dai gravi probelmi economici interni, ancora una volta non riesce a far di meglio che a dare la colpa di tutto agli Ebrei, invocando quindi la dissoluzione del loro Stato. Deve aver capito che è pronta una mossa militare da parte di Israele nei confronti della sua politica nucleare, e cerca quindi di attirare l'attenzione del mondo su di se.
Il suo delirio di onnipotenza distruttiva sembra averlo del tutto obnubilato, rendendolo incapace di dismettere i panni del difensore dell'Islam che si è cucito addosso: e Israele intanto si prepara ad affrontare seriamente la minaccia iraniana.

Ucciso un ebreo nello Yemen

A Rida, nello Yemen del nord, un ebreo yemenita è stato assassinato a colpi di kalashnikov in pieno giorno.
L'assassino, un pilota militare di 29 anni, che due anni fa aveva assassinato la moglie e aveva evitato il carcere offrendo una compensazione economica alla famiglia della vittima, ha assalito Moshe Yaish-Nahari di 35 anni (fratello del rabbino della città) in un mercato e al grido di "Ebreo, accetta il messaggio dell'Islam" lo ha trucidato. L'uomo, arrestato, durante l'interrogatorio ha dichiarato che "questi ebrei devono convertirsi all'Islam".
Moshe avrebbe dovuto trasferirsi in Israele tre anni fa, aveva già venduto la casa ed era pronto al viaggio per raggiungere il cognato che vive ad Ashkelon ma il padre aveva cambiato idea e lo aveva convinto a rimanere nello Yemen

Razzi e sassi

Continua il bombardamento di razzi da parte di hammazz: ancora una volta, fortunatamente, non si registrano vittime della "politica dei razzi" adottata dai terroristi palestinesi. Ormai il bombardamento è ripreso con "regolarita" dopo la "tregua", è come se i terroristi stessero provocando deliberatamente Israele con tutti i mezzi per scatenare una reazione violenta dell'esercito e poter così attirare nuovamente le condanne di tutto il mondo nei confronti dello Stato Ebraico.
Si devono registrare inoltre numerosi lanci di pietre da parte dei palestinesi nei confronti di automobilisti israeliani nei dintorni di Betlemme.

giovedì 11 dicembre 2008

Due popoli, due stati!

Il ministro degli Esteri Israeliano, Tzipi Livni, parlando agli studenti di una scuola di Tel Aviv ha ripetuto con forza questo concetto: due popoli due stati.
Le aspirazioni nazionalistiche degli arabi che vivono in Israele possono realizzarsi solo in un futuro stato Palestinese.
"La mia soluzione per mantenere lo Stato di Israele ebraico e democratico, è avere due stati-nazioni con concessioni sicure e con chiare linee di demarcazione. E fra le altre cose, io sarò anche in grado di avvicinare i residenti Palestinesi di Israele, quelli che noi chiamiamo Arabi Israeliani, e dire loro "la vostra soluzione nazionale risiede altrove"
Questa è la strada per cercare di arrivare ad una soluzione: separazione tra i due popoli, creazione di uno stato palestinese, sviluppo economico e sociale degli arabi, ogni altro percorso conduce in un vicolo cieco.
KADIMA ISRAEL!
KADIMA TZIPI!
PER SEMPRE CON ISRAELE!

Grazie a te Sandra Samuel!

Da pagina 2 de Il FOGLIO dell'11 dicembre 2008, ecco l'articolo di Giulio Meotti
"Una tata indiana è diventata l’ultima mamma eroica di Gerusalemme":
Il suo nome finirà in una targa nel viale dei Giusti al memoriale Yad Vashem di Gerusalemme. Ogni albero porta il nome di un non ebreo che ha salvato vite ebraiche durante l’Olocausto. Sandra Samuel però non vuole essere chiamata “eroina”. “Sono anche una madre: c’è qualcuno che in quel momento pensa di morire quando c’è un bambino così prezioso?”. A rischio della propria vita, Sandra ha salvato Moshe Holtzberg dalla furia dei terroristi islamici che a Mumbai hanno trucidato gli israeliani che gestivano un centro lubavitch. I genitori di Moshe, Gavriel e Rivka Holtzberg, sono stati torturati e giustiziati. Lei era incinta. Ieri la notizia che Sandra sarà insignita del titolo di “Giusta fra le nazioni”, prima indiana al fianco di nomi quali Oscar Schindler, il francescano Maximilian Kolbe e l’italiano Giorgio Perlasca. Quando i terroristi sono entrati alla Nariman House di Mumbai, Sandra era nascosta in una stanza con un inserviente, vi passò tutta la sera, poi quelle grida, “Sandra, Sandra”, era Moshe che la chiamava. Sandra ha seguito la voce, poteva mettersi in salvo, invece è rimasta. L’altro dipendente ha cercato di dissuaderla, ma Sandra è uscita dal nascondiglio, al piano di sopra ha trovato Moshe fra quattro cadaveri e in una pozza di sangue. Il bambino stringeva un peluche. I terroristi le hanno sparato dal tetto quando Sandra è corsa fuori con Moshe. “Non un colpo, o venti, ma centinaia di proiettili”. Il giorno dopo Moshe ha compiuto due anni. E’ il simbolo vivente dell’eccidio degli ebrei di Mumbai. Doveva morire per mano di gente che a Kabul ha riempito di tritolo carretti di dolci per bambini e in Iraq i bambini li ha legati nei sedili delle auto per superare i checkpoint e farsi saltare in aria con loro. Sandra non ha passaporto israeliano, le è stato procurato un visto tramite i buoni uffici del rabbino Yitzchak David Grossman, un prozio di Moshe, fondatore dell’orfanatrofio più grande di Israele, il Migdal Ohr. “Sandra è luce nelle tenebre”, dicono i fedeli lubavitcher in Israele. Lei ha raccontato alla Cnn quanto accadde al centro ebraico. Si pente per non aver fatto ancora di più per gli Holtzberg. “Ancora oggi penso che avrei dovuto mandare il bambino e fare qualcosa per il rabbino e sua moglie”. Come recita la tradizione ebraica, “al mondo esistono sempre trentasei giusti; loro non sanno di esserlo e nessuno sa chi sono; ma quando il male sembra prevalere, essi si oppongono. E questo è uno dei motivi per cui Dio non distrugge il mondo”. Il suo albero a Gerusalemme affiancherà quello di Sempo Sugihara, il console giapponese in Lituania che stampò visti per salvare dai nazisti seimila ebrei e morirà in miseria; di Raul Wallemberg, lo svedese che salvò oltre tremila ebrei ungheresi e scomparve in un gulag russo; della contessa tedesca Maria Helena Francoise Isabel von Maltzan, che nascose, nutrì e curò oltre 60 ebrei in casa propria a Berlino. Mentre le sale cinematografiche si stanno riempiendo di pellicole sui bambini ebrei nei campi di concentramento, non commuove l’opinione pubblica occidentale la sorte di questo piccolo ebreo vivo, Moshe Holtzberg, orfano la cui sola colpa è appartenere a un’antica dinastia vittima di persecuzioni. Israele onora intanto con la più grande delle onoreficenze una tata indiana che ha rischiato di essere falcidiata per salvare un bambino dalla sorte segnata. Sandra è una donna dall’aspetto fragile e minuto, ma il suo gesto è eterno come il carrubo, l’albero del viale dei Giusti.

venerdì 5 dicembre 2008

Bollettino dei razzi

Nove, dico NOVE razzi sono stati sparati da Gaza contro Israele e solo un miracolo ha impedito che ci fossero vittime!
I palestinesi continuano nel loro "sport" preferito: il terrorizzare la vita degli israeliani, e approfittano del fatto che ancora una volta le IDF non hanno risposto ai loro attacchi.
Ora che Israele ha scelto di non rispondere colpo su colpo ai bombardamenti si ode un "assordante silenzio" da parte dei sinistri pacifinti pacifiniti nazicomunisti islamici di casa nostra!
Ora nessuno dice nulla, nessuno trova da protestare contro i razzi arabi che martellano Sderot e dintorni, ma in fondo bisogna capirli 'sti personaggi: gli israeliani sono i "cattivi", per loro gli unici ebrei "buoni" sono quelli morti! Sono quelli sterminati nelle camere a gas, sono quelli fucilati in massa nei boschi lituani e gettati nei fiumi, sono quelli stipati nei vagoni merci per giorni e giorni senza acqua e cibo e trucidati nelle camere a gas, sono quelli sui quali si facevano esperimenti "scientifici"...
L'ebreo che si difende non va bene, deve limitarsi a subire, solo gli arabi possono difendersi...
Il comunismo, se lo conosci lo eviti!!!

giovedì 4 dicembre 2008

Evacuata la casa contesa

L'esercito ha provveduto ad evacuare la casa oggetto di disputa tra Israeliani e Palestinesi ad Hebron.
Dopo giorni di rivolta, con lanci di pietre, auto incendiate e feriti vari da ambo le parti, l'esercito ha provveduto a sgomberare quella che era stata definita "Casa della Pace" dai coloni che ne reclamavano la proprietà.
Il ministro degli esteri Tzipi Livni ha affermato che queste persone "rischiano di portare Israele nel selvaggio west" e le scene viste oggi durante lo sgombero sembravano di vera e propria guerriglia: i militari e i poliziotti hanno dato l'assalto alla casa occupata e trascinato via i coloni con la forza mentre al di fuori diversi giovani israeliani lanciavano pietre contro i palestinesi in uno scenario da incubo.
Ancora una volta la democrazia viene rispettata in Israele, lo stato provvede a punire chi sbaglia (in questo caso degli ebrei) e lo fa con fermezza: quanti governanti arabi avrebbero fatto lo stesso al loro posto?
E intanto Gilad Shalit continua ad essere prigioniero dei terroristi di hammaz senza che possa ricevere visita da organismi internazionali, come invece è garantito ai prigionieri palestinesi da Israele...

lunedì 1 dicembre 2008

La tragedia di Mumbai

Passerà moltissimo tempo prima che si comprenda veramente la portata dell'attacco portato dai terroristi in India.
Verranno scritti migliaia e migliaia di articoli in tutto il mondo, ma solo chi è stato duramente colpito da questa spaventosa tragedia porterà per sempre su di se e con se il dolore immenso per la morte di parenti, amici o conoscenti.


Tra queste persone ci sarà anche il piccolo Moshe Zvi Holtzberg che a soli due anni ha visto trucidare la propria mamma e il proprio papà da assassini spietati, che deliberatamente hanno sparato su delle persone innocue e pacifiche, che non stavano facendo nulla di male, non "occupavano terre arabe" e non odiavano nessuno!


Chissà per quanto tempo Moshe continuerà a chiamare la sua mamma e il suo papà, chissà quando riuscirà a capire che non verranno da lui perchè sono morti; vicino a lui ci sarà la sua tata indiana Sandra Samuel, che lo ha salvato da morte certa e che ora è la persona che lo accoglie tra le sue braccia e che cerca di consolare il suo pianto disperato insieme al nonno Shimon e alla nonna Yehudit. Lo strazio per la storia di questo bambino non colpisce nessuno, nessuno ne parla, nessuno farà di lui un martire come Mohammed Al Durra, nessuno scatenerà violenze in suo nome, e per fortuna, perchè coloro che amano questo bambino penseranno solo a farlo crescere e a farlo diventare un uomo giusto e buono come lo era il suo papà.


La stanza dove sono stati trucidati Gavriel e Rivka















Gavriel e Rivka Holtzberg, due giovani felici e sorridenti
















Moshe in braccio al suo papà Gavriel, quando la sua vita era ancora felice.