Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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mercoledì 25 febbraio 2009

Continuano a provocare.... poi piangono!

Continuano a bombardare Israele e poi piangono se Israele reagisce! Qualcuno capisce la logica che anima i criminali di hammazz?
Qualcuno capisce perchè debbano odiare a tal punto da non pensare ad altro che alla distruzione di Israele?
Invece di costruire uno stato hanno voluto la guerra perenne, invece di costruire una società di vita hanno costruito una società dimorte, che sforna bambini destinati ad odiare e a uccidere. Non sono in grado di pensare ad un futuro di pace per se stessi e per i propri figli, e quindi vogliono imporre un futuro di morte e di dolore anche a Israele: quello che non hanno capito è che la forza della vita è più forte del loro odio e della loro cieca follia distruttiva.
In risposta ai loro razzi, Israele oggi ha lanciato una serie di attacchi contro i tunnel attraverso i quali fanno penetrare armi a Gaza: capiranno che la distruzione di Israele è una utopia e che vivere in pace può essere, deve essere l'unica soluzione????

Progetto Egitto. Documentazione sull'antisemitismo

Quelli che seguono sono estratti da un discorso fatto dal religioso egiziano Ahmad Abd Al-Salam, che è andato in onda sulla TV Al-Nas il 28 Gennaio 2009
Per vedere questa clip, andate qui: http://www.memritv.org/clip/en/2035.htm
Per vedere questa clip e le altre dovete fare il login/registrarvi alla MEMRI-TV, all'indirizzo: http://subscriptions.memri.org/content/en/member_registr_tv.htm la registrazione è gratuita.

Gli Ebrei "compiono numerosi sforzi nella cospirazione per corrompere la nazione islamica... questo perchè noi li odiamo"

Ahmad Abd Al-Salam: "Gli Ebrei non falliranno nel corrompere i credenti. Cosa significa questo? Gli Ebrei non si dimenticano mai -usano il massimo impegno giorno e notte, nella cospirazione su come corrompere la nazione islamica, la nazione guidata dal Profeta Maometto".
"Voglio che voi, telespettatori Musulmani, immaginiate gli Ebrei seduti ad un tavolo, mentre cospirano su come distruggere i Musulmani ed i loro affari terreni e religiosi. Gli Ebrei non falliranno nel corromperti e questo perchè noi li odiamo".
Gli Ebrei "infettano il cibo con il cancro e lo spediscono ai paesi islamici"
"Gli Ebrei cospirano giorno e notte per distruggere gli affari terreni e religiosi dei Musulmani. Gli Ebrei cospirano per distruggere l'economia dei Musulmani. Gli Ebrei cospirano per infettare il cibo dei Musulmani con il cancro. Si tratta di Ebrei che infettano il cibo con il cancro e lo spediscono ai paesi Musulmani"
"Noi odiamo gli Ebrei perchè non risparmiano nessuno sforzo nello spogliare le ragazze Musulmane dai loro vestiti"; "Le tentazioni sessuali... sono una cospirazione degli Ebrei"
"Noi odiamo gli Ebrei perchè loro non risparmiano nessuno sforzo per strappare i vestiti alle ragazze Musulmane. Gli Ebrei cospirano per avere ragazze Musulmane, ed addirittura sposare donne Musulmane, che dopo indosseranno vestiti stretti o trasparenti".
"Gli Ebrei non falliranno nel corrompervi, e questo è il motivo per cui noi li odiamo. Gli Ebrei cospirano per distruggere i Musulmani. Gli Ebrei cospirano per portare i giovani Musulmani verso il basso della tentazione sessuale. Le tentazioni sessuali, che sono diffuse in tutto il mondo, sono frutto della cospirazione degli Ebrei".--

Traduzione di In Difesa di Israele - indifesadisraele@gmail.com -
Facebook: http://it-it.facebook.com/people/Difendere-Israele/1132177495 ;
Myspace: http://www.myspace.com/indifesadisraele

lunedì 23 febbraio 2009

Continua il lancio delle scarpe...

Seguendo la moda portata alla ribalta dal giornalista iracheno a Bagdad qualche tempo fa, ora coloro che odiano Israele e i suoi cittadini, hanno un altro "strumento" da utilizzare contro il "nemico sionista": le scarpe.
Lanciare le scarpe a qualcuno è un simbolo di grande disprezzo nel mondo islamico e pochi giorni fa ne aveva fatto le spese anche l'ambasciatore israeliano a Stoccolma, dove doveva parlare per spiegare le ragioni dell'operazione militare Cast Lead. Lo scorso sabato, un riservista israeliano che avrebbe dovuto prendere la parola ad un convegno ad Amsterdam, voluto dall'Organizzazione Sionista mondiale. Ebbene mentre parlava tre giovani (all'apaprenza olandesi) hanno lanciato contro di lui 4 scarpe.
I "democratici" nazicomunisti decidono se e quando qualcuono può parlare, riservandosi (sorta di pasdaran dei poveri) il diritto di censurare chi non gradiscono. L'europa sta collassando lentamente su se stessa prima di trasformarsi definitivamente in eurabia come preconizzato da Bat Yeor

domenica 22 febbraio 2009

I media "riscrivono" la guerra nella Striscia


Gaza, Croce Rossa: "Mai usato il fosforo"
Il fosforo bianco. Le immagini di bambini insanguinati. I missili sopra i tetti dei palazzi Onu. Il conflitto tra Israele e Hamas si è combattuto nella Striscia di Gaza e sui Media.
Dal 27 dicembre al 18 gennaio la guerra scatenata su giornali, televisioni, siti internet ha condizionato l'opinione di tutto il mondo. Ma a ormai un mese di distanza dal giorno in cui l'esercito israeliano ha fatto rientro nei propri confini, alcuni numeri e fatti vengono riscritti.
Fosforo bianco
Durante il conflitto Israele è stato accusato di utilizzare bombe al fosforo bianco nei combattimenti nella Striscia di Gaza. I sospetti erano stati avanzati dall'Ong americana Human Rights Watch e dal sottosegretario dell'Onu con delega per gli Affari Umanitari, John Holmes. L'Iran chiese a riguardo anche un'inchiesta internazionale. Ma a quanto sembra non è stato fatto uso di fosforo bianco durante il conflitto. Il 14 gennaio, il presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa, Jacob Kellenberger, ha riferito al New York Times che non sono state trovate prove dell'uso illegale di fosforo da parte di Israele. Questa è anche la linea dell'Israel Defence Force.
Assalto all'Unrwa
Il 6 gennaio i media riportavano la notizia di un attacco israeliano alla scuola dell'Unrwa, l'agenzia dell'Onu, piena di profughi a Jabaliya, facendo 42 morti tra i civili. I primi di febbraio, però, proprio l'Unrwa ha smentito la notizia. Sul giornale canadese The Globe John Ging, direttore esecutivo dell'agenzia a Gaza, ha ammesso che i proiettili israeliani non hanno fatto vittime nella scuola. Le morti, spiega, ci sono state ma fuori dall'edificio dell'Onu: «Erano persone esposte al tiro dei mortai di Hamas e ai cecchini appostati nelle strade».

Aiuti umanitari
Prima della fine dei combattimenti sono entrati nella Striscia di Gaza quarantamila tonnellate di aiuti umanitari. Il governo di Israele ha ricevuto una lettera di ringraziamento dalla Croce Rossa Internazionale. I media, però, durante il conflitto, hanno accusato a più riprese lo Stato «ebraico» di non far passare gli aiuti. Una delle ragioni per cui non sempre il sostegno umanitario è arrivato alla popolazione civile è che Hamas confiscava i beni che da Israele arrivavano a Gaza. A proposito, il 28 gennaio la Mezza Luna giordana ha condannato le milizie. Il 6 febbraio la stessa agenzia dell'Onu, l'Urnwa, ha annunciato la sospensione dell'introduzione degli aiuti umanitari a causa di Hamas, che aveva appena confiscato dieci camion carichi di riso e farina. Due giorni prima il portavoce dell'Urnwa, Christopher Gunnes, aveva spiegato che 3.500 coperte e 400 razioni di cibo, destinati agli abitanti di Gaza, erano state sequestrate da Hamas. Episodi simili si sono verificati il 12, 19 e 20 gennaio.

Vittime civili
Come ha anche ricordato il Corriere il 21 gennaio scorso, Hamas denunciava 1300 vittime civili durante il conflitto. Ma finita la guerra i numeri hanno iniziato a «sgonfiarsi». Cifre e nomi precisi non sono stati forniti dai miliziani. E anche mettendo a confronto più fonti, quelle che circolano non combaciano ma non arrivano a parlare di 1300 morti. Secondo un medico dell'ospedale Al Shifah, nella Striscia, i civili deceduti potrebbero essere tra i 500 e i 700 al massimo. Israele invece afferma che due terzi dei palestinesi morti erano membri di organizzazioni terroristiche. Channel 2 ha riportato la relazione dell'intelligence militare e del Coordinatore delle attività di governo nei Territori, elencando 1134 palestinesi deceduti di cui 673 appartenevano ufficialmente ad Hamas e altri gruppi terroristici. Ma della cifra totale, spiega la relazione, solo 288 erano civili innocenti. Inoltre, l'uso dei palestinesi come scudi umani è stato a più riprese confermato dagli stessi abitanti della Striscia di Gaza.

Fabio Perugia
15/02/2009

venerdì 20 febbraio 2009

I nostri soldati hanno rischiato la vita per evitare vittime civili

Mentre un po’ in tutto il mondo vanno moltiplicandosi i tentativi di trascinare ufficiali e dirigenti israeliani davanti alla Corte Penale Internazionale dell’Aja per presunti crimini di guerra, il ministro della giustizia israeliano Daniel Friedmann ribadisce che le Forze di Difesa israeliane hanno adottato ogni misura possibile, durante la controffensiva anti-Hamas nella striscia di Gaza, per evitare l’uccisione di civili. “La situazione è esattamente quella opposta – dice Friedmann – E’ l’esercito israeliano che difende i civili”. Intervenendo alla Conferenza dei presidenti delle maggiori organizzazioni ebraiche americane tenutasi a Gerusalemme mercoledì scorso, il ministro ha ribadito che le Forze di Difesa si sono mosse nel rispetto del diritto internazionale e che Israele non ha commesso crimini di guerra. Bisogna sempre ricordare, ha aggiunto, che Israele combatte contro il terrorismo sin dalla sua nascita e che molte volte i soldati israeliani hanno messo a rischio la loro vita pur di evitare di colpire civili innocenti. “Hamas vuole distruggere le nostre vite, cerca deliberatamente di uccidere bambini ebrei – ha continuato Friedmann – e da tempo si è capito che vogliono vedere colpita anche la loro stessa popolazione civile perché quello è il solo modo che hanno di fare pressione su di noi. Più civili restano uccisi meglio è per Hamas, perché così possono mostrare i morti in televisione e guadagnarsi simpatie a livello internazionale”. Per Friedmann, è ormai assodato che Hamas usa ospedali, moschee e scuole per immagazzinare armi e munizioni e per nascondere i suoi terroristi. “Una scuola dovrebbe essere un luogo dedicato allo studio, non un covo per terroristi – dice il ministro – L’esercito israeliano ha fatto di tutto per salvaguardare la popolazione civile di Gaza: preavvertiva persino i civili prima di colpire gli edifici, anche se in certi casi l’avvertimento ha ottenuto l’effetto paradossale di vedere i civili accorrere verso l’edificio anziché abbandonarlo. I soldati spesso hanno rischiato la vita pur di evitare di colpirli”. Friedmann ha poi criticato i paesi che cercano di incriminare i dirigenti israeliani. “Israele si è distinto da tutti gli altri paesi in guerra per il suo strenuo tentativo di preavvertire dei pericoli che correvano i civili. E da dove vengono le accuse di crimini di guerra? Uno dei maggiori accusatori è il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad! Criminali di guerra che hanno commesso le peggiori nefandezze tentano di nascondersi dietro le accuse a Israele per continuare coi loro delitti. Fanno un uso distorto del diritto internazionale e umanitario, ma noi speriamo che il mondo capisca come stanno le cose e come al contrario Israele, sul piano del rispetto dei civili, sia un caso addirittura eccezionale. Si consideri cosa accade in Cecenia e cosa accade in Iraq e come i civili vengono colpiti in Afghanistan, e nessuno che parli di Corte Internazionale”.
Circa le minacce di incriminazioni davanti alla corte dell’Aja, Friedmann ha concluso dicendo: “In ultima analisi confidiamo di riuscire a convincere i parlamentari degli altri paesi a lasciar perdere questi querele; cerchiamo di farlo in modo conforme al diritto internazionale e speriamo di riuscire a convincerli che si tratta di procedimenti completamente fuori luogo”.
(Da: YnetNews, 18.02.09)

martedì 17 febbraio 2009

Continuano i lanci di razzi

I terroristi di hammazz continuano (anche se non direttamente) a bombardare il territorio israeliano, costringendo l'esercito a contrattaccare.
Razzi qassam sono stati sparati da Gaza contro Israele nella mattianta di ieri, e in risposta aerei israeliani hano bombardato tre tunnel nel sud della striscia di Gaza.

Nuove frontiere della medicina

In Israele, al Technion di Haifa, il dr. Haick e la sua equipe, stanno mettendo a punto un nuovo sorprendente dispositivo medico: una sorta di "naso" elettronico in grado di avvertire la presenza di tumori in un essere umano! In pratica il dispositivo è in grado di distinguere le persone sane da quelle malate e più specificamente di distinguere il tipo di cancro e dove è annidato. Sperimentato su cento pazienti, ha dimostrato la sua validità nel 92% dei casi. Tutti sappiamo che una delle cose più difficili da fare è individuare tempestivamente l'insorgenza del cancro per poter poi intervenire in maniera efficace. Questo nuovo dispositivo, una volta messo a punto, metterà in condizione il medico di fare una precocissima diagnosi e avviare le cure del caso. La scoperta si basa sulla constatazione che il naso dei cani è in grado di identificare le molecole cancerogene e il dispositivo funziona proprio come il sistema olfattivo del cane.
I primi incoraggianti risultati sono solo un inizio, il dispositivo dovrà essere testato a lungo prima di poter essere utilizzato, ma è sicuramente un grandissimo passo avanti nella lotta ai tumori.

Il mondo si è bevuto le false cifre di Hamas

Quattro settimane dopo la conclusione della controffensiva israeliana anti-Hamas nella striscia di Gaza, domenica le Forze di Difesa israeliane hanno aperto il dossier delle vittime palestinesi presentando al Jerusalem Post una panoramica decisamente contrastante con le cifre palestinesi che finora hanno costituito la base di ogni analisi del conflitto.
Mentre il Palestinian Center for Human Rights, le cui cifre sul numero di caduti sono state ampiamente citate in tutto il mondo, parla di 895 civili di Gaza uccisi nei combattimenti, pari a più di due terzi del totale dei morti palestinesi, le cifre mostrate dalle Forze di Difesa israeliane al Jerusalem Post pongono il numero di civili morti a meno di un terzo del totale.
Alla comunità internazionale è stata data un’impressione ampiamente distorta delle vittime a causa dei “falsi rapporti” di Hamas, spiega Moshe Levi, capo dell’Ufficio di collegamento e coordinamento delle Forze di Difesa israeliane, incaricato di compilare le cifre.
A titolo di esempio di tale distorsione, Levi cita l’incidente occorso alla scuola dell’Unrwa di Jabalya il 6 gennaio, nel quale gli iniziali rapporti di fonte palestinese sostenevano falsamente che bombe israeliane avessero colpito in pieno l’edificio uccidendo più di 40 persone, quasi tutti civili. Invece, dice Moshe Levi, in quell’incidete morirono 12 palestinesi: nove operativi di Hamas e tre non combattenti. Inoltre, come le stesse Nazioni Unite hanno successivamente ammesso, i militari israeliani non fecero altro che rispondere al fuoco, e nel farlo non colpirono affatto l’edificio della scuola. “Sin dall’inizio Hamas ha sostenuto che fossero state uccise 42 persone, ma coi nostri sistemi di controllo noi potevamo vedere che venivano fatte arrivare solo poche lettighe per evacuare le persone” continua Levi, e aggiunge che l’Ufficio di collegamento ha contattato il Ministero della sanità dell’Autorità Palestinese per chiedere i nomi delle vittime: “Ci è stato risposto che Hamas nasconde il numero esatto dei morti”.A causa di questa disinformazione, continua Levi, le Forze di Difesa israeliane stanno pensando di creare un “team di risposta” per gli eventuali prossimi conflitti, il cui compito sarebbe quello di raccogliere informazioni, analizzarle e diffondere il più rapidamente possibile dei rapporti che smontino le invenzioni di Hamas (anche se diffondere una menzogna è sempre più rapido e più semplice che diffondere una verità accertata e controllata, specie in tempo di guerra).
Basando il lavoro sulla cifra ufficiale palestinese di 1.338 morti, Levi spiega che l’Ufficio di collegamento ha finora identificato più di 1.200 caduti palestinesi, che nel suo rapporto di 200 pagine vengono elencati con il loro nome, il numero d’identità ufficiale dell’Autorità Palestinese, le circostanze della morte e, dove è il caso, il gruppo terrorista a cui erano affiliati.
L’Ufficio afferma che 580 di questi 1.200 sono stati senza alcun dubbio identificati come membri attivi di Hamas e di altri gruppi terroristi. Circa 300 –donne, bambini sotto i 15 anni e uomini sopra i 65 anni – sono stati classificati come non combattenti. Tra le donne, tuttavia, c’erano anche diverse terroriste, tra cui almeno due donne che hanno tentato di farsi esplodere vicino alle unità della Brigata Givati e della Brigata Paracadutisti. Classificati come non combattenti anche mogli e figli di Nizar Rayyan, un comandante militare di Hamas che rifiutò di lasciare che i suoi famigliari abbandonassero la sua abitazione anche dopo che era stato avvertito da Israele che l’edificio stava per essere bombardato.
I 320 non ancora identificati sono tutti giovani maschi adulti: casi per cui il processo di identificazione deve ancora essere completato, ma le Forze di Difesa stimano che per almeno due terzi si tratti di operativi di gruppi terroristici.
L’Ufficio di collegamento ha fornito al Jerusalem Post diversi nomi di caduti che le fonti palestinesi avevano classificato come “personale medico”, ma che secondo l’Ufficio erano invece combattenti di Hamas, come ad esempio Anas Naim, nipote del ministro della sanità di Hamas Bassem Naim, ucciso nel corso di scontri a fuoco con i soldati israeliani il 4 gennaio nel quartiere Sheikh Ajlin della città di Gaza. Dopo gli scontri, la stampa palestinese diede notizia dell’uccisione di Naim dicendo che era un medico della Mezzaluna Rossa palestinese. L’Ufficio di collegamento, invece, è in possesso di fotografie pubblicate sul sito web di Hamas in cui Naim è in posa con tanto di lanciarazzi e mitra Kalashnikov.
Levi sottolinea comunque che in nessuna occasione i civili sono mai stati presi deliberatamente di mira, e che anzi venne fatto tutto il possibile per cercare di ridurre al minino le vittime involontarie (autenticamente) civili.Il lavoro sulle liste dei caduti, avviato già durante la controffensiva sotto la direzione di Levi, viene portato avanti da una squadra speciale sotto la guida dell’Ufficio di collegamento che coordina i suoi sforzi con i servizi di sicurezza, operando sulla base di informazioni e cifre diffuse dal ministero della sanità di Hamas, dai mass-media attivi a Gaza e da altre fonti palestinesi e dell’intelligence israeliana.
(Da: Jerusalem Post, 16.02.09)

domenica 15 febbraio 2009

Shalit forse è morto


Questo è il lancio di agenzia di poco fa.
Ovviamente i terroristi di hammazz non sanno come sta Shalit (ma allora chi lo tiene prigioniero?), e ovviamente non lo hanno ucciso loro (sono stati i "cattivissimi" israeliani che hanno bombardato Gaza ad ucciderlo mentre magari fungeva da SCUDO UMANO?)
Olmert ha dichiarato ieri che una eventuale tregua con hammazz DEVE necessariamente includere il RILASCIO del caporale Gilad Shalit prigioniero da due anni e mezzo dei terroristi che lo hanno rapito in territorio israeliano.

Molti cittadini israeliani hanno annullato le loro schede elettorali scrivendoci sopra "Il paese vuole Gilad Shalit", moltissimi militari hanno votato così: il paese è unito su questo: Gilad DEVE tornare a casa!


I messaggi dell'elettorato

Da un articolo di Herb Keinon
L’elettorato israeliano ha parlato e il suo messaggio appare piuttosto confuso, come è avvenuto spesso negli ultimi venticinque anni. Da un lato ha promosso Tzipi Livni indicando di non aver recuperato piena fiducia in Netanyahu e anche di voler dare un colpo di freni a quella che appariva chiaramente come una svolta a destra. Dall’altro lato, gli elettori hanno effettivamente svoltato a destra nel momento con il blocco dei partiti di destra che marca una netta vittoria sulla sinistra mentre laburisti e Meretz perdono significativamente terreno. E anche in questo c’è un messaggio, come nel fatto d’aver negato ancora una volta a Netanyahu il trionfo inizialmente prospettato.Il messaggio della vittoria del blocco della destra è: “basta”. Basta con le cessioni territoriali che non portano da nessuna parte, basta con l’autocontrollo militare che fa solo aumentare il disprezzo verso Israele. E questo deterioramento delle posizioni della sinistra se lo possono tranquillamente attribuire Hamas, Hezbollah e l’Iran.
All’estero il successo del “neofascista” Lieberman e il recupero dei “falchi” del Likud verrà considerato ed etichettato come una “ricetta per il disastro”. Ma coloro che scrivono quei titoli e quelle analisi non stanno nei nostri panni e non vivono nella nostra casa. Ecco, invece, come si presenta la nostra casa dopo quindici anni dall’avvio del processo di pace di Oslo, dopo che abbiamo espressamente accettato di creare uno stato palestinese e che abbiamo dimostrato coi fatti la disponibilità a sgomberare territori e insediamenti: attentatori suicidi che cercano costantemente di aggirare la nostra staccionata, razzi Katyusha che piovono sul tetto, missili Qassam che entrano dalle finestre, Hezbollah che prende a calci la porta sul retro e il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad che minaccia di far saltare l’intero edificio. Questa è la realtà che gli israeliani si sono ritrovati davanti, ogni mattina, negli ultimi quindici anni e questa è la realtà che ha forgiato il risultato del 10 febbraio.
Vuol dire che il processo diplomatico è finito? No, ma il fatto che la Livni non potrà formare una coalizione di governo senza partiti di destra indica che gli israeliani vogliono imboccare una nuova direzione. Hanno la sensazione che la strada attuale del negoziato con un’Autorità Palestinese priva di vera autorità sui palestinesi abbia poso senso, ed esigono maggiore reciprocità.
È stato scritto tantissimo, in questi anni, su quanto fossero frustrati i palestinesi per il fatto che un processo di pace di più di dieci anni non avrebbe portato alcun reale cambiamento nella loro vita. Le elezioni del 10 febbraio e il rafforzamento della destra – nonostante la vittoria di stretta misura della Livni – dimostrano quanto sono frustrati gli israeliani per il fatto che un processo di pace di più di dieci anni non ha migliorato affatto la loro vita, per cui ora sono molto scettici rispetto a tale processo, e sono alla ricerca di nuove direttrici.
Qualcuno dirà che il 10 febbraio gli israeliani non hanno fatto nient’altro che votare le loro paure. E già. E per dire la verità c’è sicuramente di che aver paura, quaggiù, per gli israeliani. Anzi, oggi ci sono più motivi di paura che di speranza per gli israeliani. Se i leader arabi e palestinesi intonassero una litania diversa da quella cantata finora, e se i loro comportamenti fossero coerenti e compatibili con questa nuova musica, allora gli israeliani – che per la grande maggioranza vogliono sinceramente la pace e sono disposti ad accettare la soluzione “due popoli-due stati” – li abbraccerebbero, come si è visto in passato.
Ma gli israeliani, come dimostrano queste elezioni, sono diventati molto sospettosi e aspettano di vedere se palestinesi e mondo arabo saranno all’altezza della situazione e imboccheranno davvero una nuova strada.

(Da: Jerusalem Post, 11.02.09)

domenica 8 febbraio 2009

Unrwa strumentalizzata per fini politici e terroristici

James Lindsay, già alto funzionario dell’Unrwa, l’agenzia Onu per gli aiuti ai profughi palestinesi (e loro discendenti), ha pubblicato la scorsa settimana un rapporto nel quale critica diverse pratiche dell’organizzazione e la accusa di eccessiva ingerenza negli aspetti politici anziché in quelli umanitari del suo mandato.
Lindsay, che è stato consulente legale e consigliere generale dell’ dell’Unrwa dal 2002 al 2007, afferma nel suo rapporto che l’agenzia ha bisogno di serie riforme se vuole rispondere in modo adeguato all’accusa d’aver strumentalizzato politicamente la questione dei profughi palestinesi.
Tra le raccomandazioni formulate da Lindsay figurano
  1. la necessità che l’Unrwa ponga fine all’assistenza a centinaia di migliaia di profughi e discendenti di profughi palestinesi oggi cittadini giordani a tutti gli effetti, ma che continuano ad essere qualificati come profughi;
  2. la necessità di passare dal sistema dell’assistenza garantita in base allo “status di profugo”, per la quale chi è definito profugo riceve aiuti anche quando gode di un tenore di vita nettamente migliore di tanti altri, a favore di un sistema basato sui “bisogni effettivi”;
  3. la necessità di evitare il coinvolgimento in questioni politiche con prese di posizioni unilaterali e finanziando la pubblicazione di libri scolastici che incoraggiano la discriminazione;
  4. la necessità di condurre controlli molto più accurati sul background degli impiegati dell’agenzia, in gran parte palestinesi, per rimediare al rischio di assumere e stipendiare (col denaro dell’Onu) palestinesi appartenenti a organizzazioni terroristiche né di prestare loro aiuti in natura;
  5. la necessità di permettere a chi lo voglia di andarsene dai campi-profughi grazie ad una più lungimirante politica di prestiti.
Andrew Whitley, direttore dell’ufficio di rappresentanza dell’Unrwa a New York, ha seccamente respinto il rapporto di Lindsay accusando l’autore di essere tendenzioso e prevenuto.


(Da: Haaretz, 8.02.09)

A quanto pare le cose che da sempre dice Israele a proposito dell'UNRWA e del discutibile diritto che si sono arrogati i palestinesi di essere considerati profughi per discendenza (caso unico al mondo di trasmissione per nascita dello status di profugo!) COME SEMPRE, si dimostrano vere, e solo un assurdo clima di mafiosa omertà impedisce che venga squarciato il velo di menzogne che avvolge da sempre ogni cosa che riguarda i palestinesi.

sabato 7 febbraio 2009

chavez, il nano di ahmadinejad, colpisce ancora!

Dilaga l'antisemitismo: assalita la sinagoga, bruciati i libri sacri
CORRISPONDENTE DA NEW YORK
Dalle strade residenziali dell’Upper West Side alle monocamera nell’East Village, fino alle case di Miami con vista sull’oceano, i telefoni hanno iniziato a squillare dall’alba. A chiamare da Caracas sono stati genitori, nonni e zii raccontando a figli e nipoti in America quanto avvenuto nella notte. «Hanno dissacrato la sinagoga di Mariperez», «hanno gettato in terra i rotoli della Torà», «hanno lasciato scritte insultanti», «erano armati». Sono centinaia gli ebrei venezuelani che negli ultimi anni hanno abbandonato il loro Paese a causa di Hugo Chávez rifugiandosi soprattutto a New York e Miami, da parenti ed amici, per iniziare una nuova vita.La grande fuga è iniziata fra il 2004 e il 2005, quando Chávez mandò per la prima volta la polizia a bussare alle case degli ebrei per «censire le presenze», sapere in quanti abitavano in quali case. Per i più giovani è stato un campanello d’allarme al quale ne sono seguiti altri: gli insulti lanciati da Chávez nella notte del Natale 2006 nei confronti di «alcune minoranze discendenti da coloro che hanno crocefisso Gesù», la diffusione del libello antisemita zarista «Protocolli dei savi anziani di Sion», le scritte «Judios perros» (ebrei cani) sulle mura di centri ebraici, gli insulti via radio contro personaggi noti accusati di non essere abbastanza chavisti, le minacce di morte ai rabbini. Ad ogni scossa di odio il flusso di partenze verso l’America è aumentato. Le famiglie si sono divise: a Caracas restano genitori e nonni, molti dei quali ancora riconoscenti al Paese che li accolse durante la Seconda guerra mondiale, mentre ad andare via sono le nuove generazioni che non vedono futuro possibile. «È triste pensare che i miei nonni trovarono la libertà a Caracas nel 1942 fuggendo dall’Austria e oggi la stessa Caracas sia pericolosa per noi», dice un veterinario di 32 anni, che non dà il nome «per timore di vendette contro i miei». La violenza di quanto avvenuto nella notte fra venerdì e sabato ha sorpreso anche i più prudenti su Chávez. Alle 22 un gruppo di almeno quindici uomini armati, a volto scoperto, è arrivato alla sinagoga Tiferet, la più antica di Caracas, ha sfondato i portoni, ammanettato le guardie ed è penetrato nella sala di preghiera dissacrandola: i rotoli della Torà (il Pentateuco) sono stati gettati in terra, gli arredi e i libri sacri strappati, i tallit (scialli di preghiera) usati per pulirsi le scarpe, urinandoci sopra. Lo scempio è durato fino alle 3 del mattino, quando il blitz si è concluso con il furto degli archivi - gli indirizzi degli iscritti - e l’uso di pennarelli rossi per disegnare immagini del Diavolo e lasciare scritte come «Morte a tutti», «Maledetti ebrei» e «Israele assassina».
Gli aggressori si sono ritirati senza che nessuno li fermasse e l’indomani mattina i leader della comunità, che conta 15 mila anime, hanno deciso di chiudere i locali. «Mai nella storia del Venezuela siamo stati vittime di una simile aggressione - sono state le parole del presidente Elia Faranche -, ci sentiamo minacciati, intimiditi, attaccati». Proprio Faranche pochi giorni fa aveva chiesto alla polizia di proteggere la sinagoga dal rischio di attacchi ma si era visto opporre un rifiuto. Centinaia di persone, ebrei e non, ieri mattina si sono assiepati di fronte alla «Tiferet» in una veglia di solidarietà alla quale il ministro degli Esteri, Nicolas Maduro, ha risposto promettendo di «punire i responsabili», nell’ambito di un discorso molto duro nei confronti di Israele «colpevole di crimini a Gaza». Poi sulla vicenda è intervenuto anche il presidente Hugo Chavez: «Noi condanniamo le azioni contro la sinagoga di Caracas, perchè la violenza va condannata e noi la condanniamo, venga da dove venga».
Ma proprio il crescendo di critiche da parte del governo venezuelano contro Israele durante la crisi di Gaza - culminate nella rottura dei rapporti diplomatici - ha portato ad un aumento di atti antiebraici. Per Abraham Foxman, presidente dell’Anti-Defamation League (Adl), quanto avvenuto evoca la «Notte dei cristalli» del 1938 quando i nazisti devastarono le sinagoghe tedesche e, assieme al Centro Wiesenthal, imputa a Chávez «una campagna di odio, incrementata con il pretesto della guerra Israele-Hamas. Se non è stata promossa, è stata certo almeno tollerata». Anche Israele chiama in causa il presidente: «I venezuelani non sono razzisti né antisemiti, simili atti non avrebbero potuto avvenire senza l’avallo delle autorità più alte», afferma il portavoce Yigal Palmor.

Firmiamo la petizione per dichiarare hamas CRIMINALE DI GUERRA!!!

Firmiamo questa petizione!
To: UN Secretary General

Mr Ban Ki-Moon
United Nations
Office of the Spokesperson for the Secretary-General United Nations,
S-378 New York, NY 10017 Tel. 212-963-7162, Fax. 212-963-7055
Thursday, January 8, 2009 /EMYM
The Honorable Secretary-General, Mr Ban Ki-moon!
Subject: Hamas leadership to be brought to trial for War Crimes Your Excellency!
We, the Take-A-Pen international public advocacy organization, request decisive action regarding a severe case of war crimes. In the recent years and in the present ongoing military conflict the Hamas terrorist organization ruling in Gaza has committed a large number of diverse war crimes, as defined by International Law. The form of warfare the Hamas movement inflicted both on the Gaza population and on Israel has caused much suffering and heavy losses and damage both to Israel's civilian population and to the entire Gaza Strip. The Hamas regime has fired 6,300 rockets targeting Israeli civilians. In Gaza the Hamas stored rockets and other weaponry and ammunition primarily in residential areas; in houses, mosques, and schools. Thousands of rocket and mortar grenade attacks were launched from within these areas, obliging Israeli military response which inevitably led to great suffering of the population and damage to property. According to International Law any source of fire on civilian targets is a legitimate target itself. If that source of fire was located among civilians it still remains a legitimate target; and if that vicinity invites fire in return, causing casualties among the local population, these casualties are the full and sole responsibility of the party placing them deliberately in harm's way. In this case Hamas is fully responsible both for the deliberately targeted Israeli civilian casualties and for the civilian casualties of its own population used by Hamas as a human shield.
Your Excellency, Mister Secretary General!
We demand that the Hamas leadership be brought to international justice without delay, and tried for the following war crimes:
- Shooting rockets and grenades purposely on civilian targets in Israel.
- Shooting these rockets from within Palestinian civilian compounds such as schools or in close proximity of hospitals or residential buildings.
- Storing weapons and ammunition in schools, mosques, public offices and buildings and the sort. - Regularly using their own civilians as human shield; particularly children, often forced to be in the most dangerous spots.
- During fighting with the Israeli forces the Hamas fighters, who wore uniforms at the beginning, changed to civilian clothing or IDF uniforms and continued to fight.
- Hamas fighters have routinely hid among civilians in hospitals
- To the kidnapped Israeli soldier, Gilad Schalit, Hamas did not provide the most elementary rights of war prisoners, such as information given to the other side and Red Cross visits, rights Israel grants even to convicted Hamas terrorists.
- Children and minors were routinely used by Hamas for military tasks, both battle and auxiliary. The Hamas regime has also educated, indoctrinated and trained children and minors to murderous hatred, to will and techniques to kill.
- The Hamas leadership embezzled aid money received for the peaceful needs of Gaza's population and used these extensive funds for war efforts; weaponry, military equipment and constructions, and an enormous military build-up.
A failure to prosecute the Hamas leadership in International Court would, no doubt, lead to their war crimes growingly become normative behavior, and to more of the same humanitarian catastrophes, to millions of victims of oppression and killings undefended by the UN. Mr Secretary General, we would appreciate your considered reply, which, with your permission, we would publish, along with this letter. We shall follow your relevant activities with great honor, high expectations, and deep moral support.
Sincerely,

The Undersigned

venerdì 6 febbraio 2009

In ricordo delle vittime del terrorismo palestinese

http://www.mfa.gov.il/MFA/Terrorism-+Obstacle+to+Peace/Memorial/2000/In+Memory+of+the+Victims+of+Palestinian+Violence+a.htm

In ricordo di Tali e delle sue bambine

L'attacco sulla strada che conduce a Gush Katif
Ammazzati dall'esercito 4 palestinesi, gli attentatori
Gaza, agguato ai coloni israeliani
Uccisa una madre e quattro figlie Proprio nelle ore in cui i militanti del Likud votavano il referendum sul piano di ritiro da Gaza voluto da Sharon
La famiglia massacrata: si è salvato il padre con altri due figli

GAZA - Uno degli episodi più efferati dell'intifada palestinese è avvenuto stamane vicino Khan Yunes nel sud della striscia di Gaza quando due membri di un commando hanno sterminato a sangue freddo una madre ebrea di 34 anni, incinta di otto mesi, e quattro sue figlie di età compresa fra gli 11 e i 2 anni. L'attentato è stato rivendicato dalla Jihad islamica. Gli assalitori sono stati abbattuti a loro volta da militari israeliani che si trovavano nelle vicinanze. In serata, una prima risposta di Israele: un raid ha colpito con due missili gli studi di Radio al-Quds, emittente vicina ad Hamas, che si trovano a Gaza in un edificio di una quindicina di piani che si chiama Torre Palestina. Non si ha notizia di feriti. Forse obiettivo dell'attacco era qualcuno che in quel momento si trovava negli studi. I primi soldati giunti sul luogo dell'attentato - un crocevia nella zona di Khan Yunes, nel sud della striscia di Gaza - hanno subito notato una Citroen bianca uscita di strada con cinque cadaveri a bordo, quelli dei componenti della famiglia Hatuel. Da una prima ricostruzione è emerso che i due terroristi hanno sparato alla donna, che stava lasciando la striscia di Gaza per recarsi in territorio israeliano attraverso il valico di Kissufim, e l'hanno fatta uscire di strada. Quando l'automezzo si è fermato, i due si sono avvicinati di corsa e hanno crivellato di colpi, facendo fuoco attraverso i finestrini, la madre e le figlie. Poi hanno ingaggiato una feroce battaglia con altri israeliani in transito, fra cui soldati a bordo di una jeep. L'attentato è stato subito rivendicato dalla Jihad islamica e dai Comitati di resistenza popolare: un gruppo armato attivo nel sud della Striscia. Da Damasco, il leader della Jihad islamica Ramadan Shallah ha sostenuto che la uccisione di donne e bambini israeliani è in questo caso lecita "in quanto hanno deciso spontaneamente di andare a vivere in una zona di guerra". Così facendo Hilà Hatuel (11 anni), Hadar (9), Roni (7) e Merav (2 anni) - le quattro bambine uccise a sangue freddo - sarebbero dunque, a suo parere, "alla stregua di soldati".


La famiglia Hatuel (il padre è il preside di una scuola, nel sud di Israele) si era trasferita a Katif, 60 famiglie, nel sud della Striscia, una decina di anni fa. Tali, la madre, era una assistente sociale. In caso di attentati ai vicini di casa, sarebbe toccato proprio a lei l'ingrato compito di sostenere la famiglia colpita. Nei mesi scorsi gli Hatuel avevano deciso di allargare la loro abitazione, per fare più spazio al figlio che stava per nascere. Il completamento dei lavori di restauro era coinciso con le dichiarazioni del premier Ariel Sharon sulla necessità di ordinare un ritiro unilaterale da Gaza (e lo sgombero degli ottomila coloni che vi risiedono) nel contesto di una più vasta politica di disimpegno dai palestinesi che include anche la costruzione di una vasta barriera di separazione con la Cisgiordania. Come molti altri coloni di Gaza, gli Hatuel avevano deciso di ingaggiare battaglia politica con il premier che - alcuni decenni prima - era stato proprio uno degli architetti della colonizzazione ebraica della Striscia. Allo scopo di influenzare il voto dei membri del Likud - chiamati oggi ad esprimersi sulla politica di Sharon - Tali aveva dunque caricato stamane nella sua utilitaria quattro figlie, assieme alle quali contava di recarsi nella sede del Likud di Ashqelon (a sud di Tel Aviv). Là avrebbe fatto la sua parte "per difendere la casa" dalla minaccia dello sgombero. Uscita dall'insediamento di Katif, ha incrociato la automobile di un vicino di casa, Yitzhak Fitussi, e lo ha salutato allegramente dal finestrino con gesti della mano. Poi è giunta al ponte che porta al valico di Kissufim e al territorio israeliano: ma là l'aspettava la morte.
(2 maggio 2004)

Altra bugia smascherata: Israele non colpì la scuola dell'ONU!!!

41 civili uccisi, insieme a due terroristi, da colpi di cannone delle Forze di Difesa israeliane sparati verso una scuola dell’Unrwa a Gaza durante la recente controffensiva anti-Hamas non si trovavano all’interno dell’edificio bensì all’esterno di esso. È quanto emerge da un’inchiesta del quotidiano di Toronto “Globe and Mail”, basata su testimonianze palestinesi. Al momento tutti i mass-media riportarono la notizia di fonte palestinese secondo cui colpi di cannone israeliani avevano centrato in pieno la scuola. Le Forze di Difesa israeliane dichiararono che i colpi erano diretti contro un commando di terroristi che agiva nelle immediate vicinanze della scuola, e che uno dei proiettili poteva essere andato fuori bersaglio colpendo l’edificio dell’Unrwa. Ora un insegnate palestinese della scuola in questione dichiara ai giornalisti del “Globe and Mail”, a patto di non vedere pubblicato il proprio nome, d’aver visto all’interno dell’edificio solo dodici persone ferite da schegge, “ma nessun morto”.“E’ quando sono uscito – continua il testimone – che ho visto l’inferno: corpi dappertutto, morti e feriti. C’erano anche tre miei studenti fra i morti, ma erano fuori dalla scuola”.
John Ging, direttore delle operazioni Unrwa a Gaza, cerca di addossare a Israele la colpa per la confusione nelle notizie: “Hanno detto che avevano risposto al fuoco di un commando che sparava dalla scuola, ma rileggete le mie dichiarazioni: io non ho mai detto che qualcuno era stato ucciso dentro la scuola”.
Tuttavia “Globe and Mail” cita un rapporto settimanale ufficiale dell’Onu diffuso tre giorni dopo il fatto, nel quale si affermava che “il bombardamento israeliano ha colpito direttamente due scuole dell’Unrwa”, parole che certamente contribuirono a spargere in tutto il mondo la falsa idea che Israele mirasse alle scuole.
(Da: Jerusalem Post, 2.02.09)

L'UNRWA sospende la distribuzione degli aiuti

E così alla fine, anche l'UNRWA si è arresa: dopo che per la seconda volta in questa settimana convogli di cibo e medicinali destinati alla popolazione civile sono stati sequestrati dai terroristi di hammazz, ha deciso di sospenderne la distribuzione. Una decisione così grave testimonia quale sia la situazione a Gaza: il gruppo terroristico, che con un colpo di mano militare ha preso il controllo del territorio, spadroneggia in perfetto stile mafioso sui cittadini che afferma di voler "difendere" e "liberare" dall'"oppressore sionista". Il tutto salvo poi comportarsi come e peggio di delinquenti comuni: sequestrano camion con viveri e medicine per distribuirli ai loro affiliati (impedendo che i "rivali di Fatah ne beneficino) e per rivenderli al mercato nero (affamando due volte la popolazione civile, obbligano i ragazzi a imbracciare i fucili in tenera età e a diventare dei terroristi a 16 anni, impongono la presenza di rampe di lancio di razzi e mortai sui terreni e sulle abitazioni di civili consapevoli (loro si che lo sanno bene, non come i pacifinti sempre pronti a sbraitare contro le forze di difesa israeliane) del fatto che Israele evita di colpire intenzionalmente obiettivi civili, reintroducono le pene corporali, la crocefissione, la tortura e tutto questo senza che NESSUNO dica nulla! Nè una parola ad annozero di San Toro, nè una parola di d'alemmah ferrando caruso o di oliver ibn dilibert che dir si voglia. Il silenzio assordante della sinistra colpisce ancora....

Le prove contro hammazz

Nuaf Atar parla dell’uso delle scuole come base per lanciare razzi contro Israele; Zabhi Atar rivela che Hamas usa le tessere alimentari per indurre palestinesi ad arruolarsi nei suoi ranghi; Hamad Zalah dice che Hamas si è impadronita delle forniture di cibo Unrwa inviate nella striscia di Gaza e si rifiuta di distribuirle ai palestinesi vicini a Fatah.
Sono tre esempi del tipo di testimonianze rilasciate da uomini di Hamas e Jihad Islamica arrestati dalle Forze di Difesa israeliane durante la controffensiva anti-Hamas nella striscia di Gaza del mese scorso. Alcuni dettagli sulle loro deposizioni sono stati recentemente diffusi alla stampa dai servizi di sicurezza israeliani.
Dei più di cento palestinesi fermati durante le tre settimane di operazioni, molti sono stati già rilasciati: solo poche decine – membri di Hamas e di altri gruppi terroristici – sono ancora agli arresti. Non si esclude che alcuni possano essere scarcerati in futuro nel quadro di uno scambio per la liberazione di Gilad Shalit.
Nuaf Atar, 25 anni, vive ad Atatra, nella parte nord-occidentale della striscia di Gaza. È stato catturato da paracadutisti israeliani l’11 gennaio. Nella sua deposizione, Atar afferma che i funzionari governativi di Hamas “si impadroniscono” degli aiuti umanitari che Israele lascia passare verso Gaza perché siano distribuiti gratuitamente alla popolazione, e li rivende al mercato nero. Hamas, continua Atar, piazza la rampe di lancio per sparare i razzi verso Israele a ridosso degli edifici scolastici perché i suoi operativi sanno che le forze aeree israeliane evitano di bombardare quelle aree. E aggiunge che i palestinesi che cercano di opporsi all’utilizzo dei loro terreni da parte di Hamas come basi di lancio vengono immediatamente “gambizzati” con armi da fuoco.
Altro resoconto interessante è quello di Raji Abed Rabo, 22 anni, affiliato alla Jihad islamica, residente nel campo di Jabalya (striscia di Gaza settentrionale). Abed Rabo racconta agli investigatori d’essere stato reclutato dall’organizzione all’età di 17 anni e d’aver iniziato la sua militanza diffondendo propaganda anti-israeliana. Nel 2006 entrò nell’Fplp (Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina) dove iniziò l’addestramento militare. Nel 2007 tornò alla Jihad Islamica, assegnato alla cellula di Jabalya. Il suo compito era quello di esplorare e raccogliere informazioni sui movimenti delle Forze di Difesa israeliane lungo il confine fra Israele e striscia di Gaza. Abed Rabo stoccò armi nella sua abitazione, mine comprese, e venne messo a parte di un certo numero di tunnel da utilizzare per attaccare di sorpresa i soldati in territorio israeliano e prenderli in ostaggio. Racconta inoltre di un grande bunker costruito sotto l’ospedale Shifa, nella città di Gaza, usato come nascondiglio da un certo numero di alti esponenti di Hamas durante le settimane di combattimenti.
Anche Hamad Zalah, 29 anni, è di Jabalya ed è stato fatto prigioniero il 21 gennaio. Agli investigatori racconta d’essere stato torturato da Hamas, insieme al fratello, nel quartier generale di Jabalya a causa della sua affiliazione a Fatah e della sua intenzione di accendere una candela alla memoria di Yasser Arafat. Dice d’essere stato frustato e picchiato con cavi elettrici. Nel 2007 uomini di Hamas spararono e uccisero suo fratello, che era agente di guardia presso l’abitazione di alto funzionario dell’Autorità Palestinese a Gaza. Da quando Hamas, nel 2007, ha preso il controllo sulla striscia di Gaza, racconta Zalah, l’organizzazione terrorista ha assunto anche il controllo sugli aiuti umanitari, rifiutandosi di distribuirli ai palestinesi affilati a Fatah.
Amad Hamed, 35 anni, di Beit Hanun, è stato arrestato il 5 gennaio. Nella sua deposizione dice che nel 2006 ha iniziato a condurre ricognizioni per conto di Hamas e ad addestrarsi in vista di un attentato suicida da compiere in Israele. Due suoi fratelli vennero uccisi dai soldati nel 2006 e nel 2007. Hamed riferisce di un campo d’addestramento allestito in un club sportivo presso una moschea a Khan Yunis (striscia di Gaza meridionale) e di un secondo campo di fronte al municipio di Beit Hanun. Tre mesi fa Hamed accettò che venissero piazzati razzi, lanciarazzi e barili di esplosivo in un terreno di proprietà della sua famiglia a Beit Hanun.
(Da: Jeruslem Post, 2.02.09)

mercoledì 4 febbraio 2009

Lancio di razzi e riposta israeliana

Anche oggi (sebbene nessuno ne parli) i terroristi di hammazz hanno continuato a sparare razzi, a bombardare il territorio israeliano!
Un missile Grad ha compito Ashkelon, e la riposta israeliana non si è fatta attendere: le forze aeree hanno colpito cinque tunnel, una rampa di lancio dei maledetti razzi e un avamposto di hammazz.
Questo è il modo in cui i terroristi interpretano la parola "tregua"!
E c'è gente che parla di trattare con hammazz solo perchè ha "vinto" le elezioni... anche l'imbianchino pazzo austriaco aveva vinto le elezioni... sappiamo tutti come è andata a finire..

Un piccolo esempio della disinformazione contro Israele

Il giorno in cui scoppiò l'intifada, Tuvia Grossman viaggiava su un taxi per visitare il Muro Occidentale. Involontariamente diventò famoso in tutto il mondo - e fu quasi ucciso.

Il 30 settembre 2000, il New York Times, Associated Press e altre importanti agenzie di stampa pubblicarono la foto di un giovane uomo, insanguinato e ferito, inginocchiato sotto un poliziotto israeliano che brandisce un randello. La didascalia lo identifica come una vittima palestinese delle recenti agitazioni, con la chiara implicazione che sia stato il soldato israeliano a colpirlo.
La vera identità della vittima venne alla luce quando il dottor Aaron Grossman di Chicago spedì questa lettera al Times: "Riguardo alla foto del soldato israeliano e del palestinese a pagina 45, sul Monte del Tempio, il palestinese è in realtà mio figlio, Tuvia Grossman, uno studente ebreo di Chicago. Lui e due suoi amici sono stati tirati fuori dal loro taxi a Gerusalemme da un gruppo di arabi palestinesi, e sono stati seriamente picchiati e feriti.
Quella foto non può essere stata scattata al Monte del Tempio, perché non ci sono stazioni di servizio sul Monte del Tempio, e sicuramente nessuna con un'insegna in ebraico, come quella che si può chiaramente vedere dietro il soldato israeliano che sta cercando di proteggere mio figlio dalla folla". In risposta, il New York Times pubblicò un'incerta correzione che identifica Tuvia Grossman come uno "studente americano in Israele", non come un ebreo picchiato dagli arabi. La "correzione" inoltre dice che "il signor Grossman è stato ferito nella Città Vecchia a Gerusalemme", nonostante il fatto sia accaduto nel quartiere arabo di Wadi al Joz, non nella Città Vecchia. In risposta all'indignazione del pubblico per l'errore originale e per l'inadeguata correzione, il New York Times ripubblicò la foto di Tuvia Grossman, questa volta con la didascalia corretta, con l'articolo completo riguardo al suo quasi-linciaggio per mano dei rivoltosi palestinesi.

La foto di Tuvia Grossman sanguinante divenne un simbolo della lotta per assicurare che Israele riceva la cronaca corretta che ogni nazione merita.

Degno di nota anche il fatto che il centro d'informazione palestinese, www.islam.net riportasse la foto nel suo sito come un simbolo della lotta palestinese.

Lettera aperta per un abitante di Gaza

Pubblichiamo una lettera aperta, scritta da un riservista in missione a Gaza, rivolta ai padroni della casa di cui il suo gruppo si è servito come base.
Il testo è stato pubblicato originariamente su Maariv. La traduzione in italiano è di Yuval Segev, con la collaborazione del nostro lettore Giorgio Montersino, che ci ha inviato il testo.
Lettera aperta per un abitante di Gaza:
Ciao, mentre tutto il mondo osserva la distruzione di Gaza, tu torni nella tua casa. È vero, è intatta, ma noterai che qualcuno è stato lì mentre tu non c’eri. Quella persona ero io. Ho pensato molto a quale potrà essere la tua reazione quando rientrerai in casa tua. Cosa proverai quando capirai che i soldati di Tsahal hanno dormito sui tuoi divani, si sono coperti con le tue coperte. Ho immaginato che ciò ti renderà triste e amareggiato. E ti offenderà profondamente sapere dell’ingresso, nello spazio intimo della tua vita, di quelli che sono considerati i tuoi nemici. Sono convinto che mi odii di un odio vero, e che non hai la minima voglia di starmi ad ascoltare. Ma è importante per me scriverti queste cose, nella speranza che tu abbia voglia di ascoltarmi. Ho passato lunghi giorni in casa tua. Ho avvertito la tua presenza e quella della tua famiglia in tutta la casa, ho visto le foto che hai appeso al muro e mi hanno fatto pensare alla mia famiglia. Ho visto i profumi di tua moglie, sul cassettone, e mi hanno fatto pensare a mia moglie. I giochi dei tuoi bambini e i loro libri di inglese. Il tuo computer, con il cordless vicino allo schermo, esattamente come l’ho sistemato anche io, a casa mia. Vorrei che capissi che il disordine che hai trovato in casa tua è dovuto alla nostra ricerca di bombe e di tunnel (che abbiamo trovato in altre case!). Ho tentato di trattare con cura tutto ciò che immaginavo fosse importante per te. Quando abbiamo dovuto spostare la scrivania, ho scollegato i fili del computer e li ho sistemati sul pavimento, esattamente come farei con il mio, e ho coperto il computer con un pezzo stoffa. I vestiti che abbiamo dovuto muovere, spostando gli armadi, ho provato a rimetterli in ordine, ovviamente non come avresti fatto tu, ma almeno in modo da non perdere le cose. Lo so – la grande distruzione, le tracce dei colpi sulle mura, le case dei tuoi vicini trasformate in un mucchio di calcestruzzo e detriti – rendono ridicolo ciò che ti scrivo. Ma comunque, vorrei che tu mi capissi, che ci capissi, e rivolgessi la tua rabbia e le tua critiche nella giusta direzione. Ho deciso di scrivere questa lettera dopo essere stato a casa tua. Vedo che sei intelligente, razionale, alcuni della tua famiglia vanno all’universita, i tuoi bambini studiano l’inglese, sei collegato a internet. Non sei stupido, vedi quello che ti succede intorno. Dunque certamente sapevi che dal tuo quartiere sono stati lanciati dei razzi Qassam verso le città israeliane. Come potevi vedere questi lanci e non pensare che un giorno avremmo detto “basta”? Non hai pensato che fosse ingiusto sparare dei razzi sui civili innocenti, gente che come te vuole soltanto vivere una vita normale? Quanto tempo pensavi che saremmo rimasti seduti e in silenzio, senza reagire? E immagino quello che dirai, ”non sono io, è Hamas”, la mia intuizione mi dice che non sei un loro fan. E se guardi bene la triste realtà in cui vivi, se riesci a non ingannare te stesso, dando tutta la colpa all’occupazione, arriverai alla semplice conclusione che è Hamas il tuo reale nemico. La realtà è così semplice che può capirla anche un bambino: Israele ha lasciato la Striscia di Gaza, evacuato i suoi abitanti e le basi militari. Abbiamo continuato a darvi elettricità e merce, nonostante il ritiro (e questo lo so bene, perché durante i miei giorni di servizio ho dovuto sorvegliare diverse volte i passaggi e ho visto centinaia di camion pieni che entravano ogni giorno nella non-assediata Gaza). Nonostante tutto ciò, inspiegabilmente, irrazionalmente, Hamas ha continuato a sparare razzi sulle città israeliane. Per tre anni siamo stati in silenzio, abbiamo stretto i denti, ma alla fine non abbiamo più potuto sopportare, e siamo entrati nella Striscia e nel tuo quartiere, per allontanare tutti quelli che vogliono ucciderci. È una realtà dolorosa, ma molto semplice da descrivere. Quando concorderai con me sul fatto che Hamas è il tuo nemico, ed è il motivo per cui il tuo popolo è arretrato e in miseria, capirai anche che il cambiamento deve venire da te. So bene che le cose che scrivo sono più facili da dire che da fare, però non vedo un’altra via. Tu, che sei collegato al mondo e ti curi dell’educazione dei tuoi figli, dovresti portare avanti, con i tuoi amici, una resistenza popolare a Hamas. Ti giuro, se gli abitanti di Gaza si fossero preoccupati di costruire strade, scuole, industrie e istituti culturali, invece che di cercare qualcuno a cui dare la colpa di tutto, di contrabbandare armi attraverso i tunnel e infiammare continuamente l’odio per i vicini israeliani, la tua casa non sarebbe stato perquisita, adesso. Se i vostri capi non fossero corrotti e guidati dall’odio per le persone, la tua casa non sarrebbe stato messa a soqquadro. Se qualcuno avesse gridato, all’inizio, che non c’erano giustificazioni per sparare razzi sui civili innocenti, io non sarei entrato, da soldato, qui nella tua cucina. “Non abbiamo soldi”, mi dirai, ma in realtà avete a disposizione più di quanto si può immaginare. Ancora prima che Hamas prendesse il controllo di Gaza, ai tempi di Yasser Arafat, milioni, se non miliardi di dollari, donati da vari paesi del mondo, sono stati spesi per comprare armi o sono stati depositati nei conti bancari dei vostri capi. I paesi del Golfo, gli Emirati Arabi, vostri fratelli, gente come voi, sono tra i paesi più ricchi del mondo. Se ci fosse stata una qualche solidarietà tra i paesi arabi, e cioè se avessero avuto un qualche interesse a supportare il popolo palestinese, la vostra condizione sarebbe molto diversa. Pensa a Singapore: la superficie di Singapore non è molto più grande di quella della Striscia di Gaza, ed è il secondo paese più densamente popolato al mondo. Ma nonostante ciò, Singapore è un paese sviluppato, prospero e ben organizzato. Perché voi no? Amico mio, vorrei chiamarti per nome, ma ovviamente non lo farrò in publico. Voglio che tu sappia che io approvo al 100% ciò che ha fatto il mio Paese, il mio Esercito, e ciò che io stesso ho compiuto. Ma compatisco il tuo dolore, mi dispiace per la distruzione che trovi in questo momento nel tuo quartiere. E posso dirti che a livello personale, ho fatto di tutto per limitare i danni in casa tua. Credo che noi abbiamo in comune più di quanto tu immagini. Io sono un civile, la mia professione non è militare, e non ho relazioni con l’esercito, nella mia vita privata, però, ogni volta che qualcuno mi attacca, sento il dovere di uscire di casa, indossare la divisa e difendere la mia famiglia. Non ho intenzione di tornare a casa tua da soldato. Ma sarò lieto di sedere con te, da ospite, sul tuo bellissimo balcone, e bere un tè, insaporito con la salvia del tuo giardino. L’unica persona che può rendere questo possibile, sei tu. Prenditene la responsabilità, curati della tua famiglia, del tuo popolo, e inizia a controllare il tuo destino. Come, non lo so. Forse la storia degli ebrei può esservi d’esempio. Gli ebrei, che si sono risollevati dalla più grande tragedia del XX secolo, e hanno costruito un paese florido e prospero, invece di abbandonarsi all’autocommiserazione. È possibile. È un’impresa che puoi realizzare! Io sarò lì per te, ti darò una mano, per sostenerti ed aiutarti. Ma solo tu puoi mettere in moto le ruote della storia.
Tuo,
Yshai
Riservista IDF-
Traduzione in italiano: Yuval Segev-
Editing: Giorgio Montersino-
Traduzione condotta sul testo originale di Yshai Goldplam, da Maariv NRG:
http://www.nrg.co.il/online/1/ART1/844/757.htmlhp=0&loc=8&tmp=4507
http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90

domenica 1 febbraio 2009

I crimini di hammazz!!! 2

GLI SCUDI UMANI DI HAMAS
Scrive il Der Spiegel (23.01.09):
La casa di Hail, un uomo sulla trentina, ha subiti danni leggeri: ci sono fori di proiettile sulle pareti del salotto e i vetri delle finestre sono rotti. Hail ha anche scoperto, dopo il cessate il fuoco, che i miliziani avevano usato la sua casa come base per le loro operazioni. La porta di casa era aperta e c’erano cavi elettrici nel corridoio. Quando Hail ha seguito i cavi, è arrivato alla casa del suo vicino che a quanto pare Hamas aveva minato. Mentre era seduto all’ingresso pensando a cosa fare, è arrivato un uomo: era di Hamas e aveva dimenticato qualcosa in casa sua. Hail lo lasciò entrare e l’uomo tornò fuori con un giubbetto antiproiettile, un lanciarazzi e un cinturone di munizioni. Un’ora dopo arrivò alla porta un combattente della Jihad Islamica che scomparve sul tetto per poi riapparire con una scatola di munizioni. “Hanno abusato delle abitazioni civili per i loro scopi – dice Hail con evidente disprezzo, pur cercando di mantenere modi educati – e questo non è giusto”.
Pur di ridurre al minimo le vittime civili, nella sua guerra contro Hamas Israele ha adottato misure senza precedenti come quella di effettuare migliaia di telefonate d’avvertimento agli abitanti delle zone a rischio. “Credo che nessun altro esercito nella storia delle guerre umane si sia mai spinto tanto avanti nello sforzo di ridurre al minimo le vittime fra civili e innocenti”, ha dichiarato alla BBC il colonnello britannico Richard Kemp.
Ciò nondimeno, di vittime civili ve ne sono state e non poche. Ma le cifre diffuse da Hamas e acriticamente rilanciate dalla maggior parte dei mass-media sono state molto gonfiate, ad esempio annoverando automaticamente fra i “civili” tutti i minorenni, compresi gli adolescenti che combattono nelle file dei gruppi armati, e tutte le donne, comprese le terroriste.
Secondo le valutazioni israeliane, dei circa 1.100-1.200 morti palestinesi, i civili erano 250. Il resto erano quasi tutti terroristi, probabilmente anche la piccola parte non ancora identificata trattandosi per lo più di giovani maschi sulla ventina.
Hamas è responsabile, sia moralmente sia in base al diritto internazionale, della maggior parte di queste vittime civili, avendo deliberatamente usato la popolazione locale come scudi umani: commettendo cioè un crimine di guerra. Sino al punto di impedire con le armi a gruppi di civili, bambini compresi, di allontanarsi dalle zone di combattimento; o di impadronirsi delle ambulanze per trasportare terroristi armati.Anche le distruzioni sono state esagerate.
Tim Butcher, un giornalista del Telegraph che conosce bene la striscia di Gaza, ha scritto (20.01.09): “Non c’è stato nessun bombardamento a tappeto di aree estese, nessun bombardamento di interi quartieri. I bersagli venivano scelti e poi colpiti, e quasi sempre con munizioni di precisione. Gli edifici vicini subivano chiaramente qualche danno e naturalmente ci sono stati degli errori, ma nella maggior parte dei casi ho visto che il vero danno è stato subito dall’obiettivo prescelto. Anzi, in generale sono rimasto colpito da quanto Gaza appaia esteriormente inalterata”.
I lanci di razzi da parte di Hamas, continuati per tutta la durata della controffensiva, costituiscono un doppio crimine di guerra: non solo vengono mirati sistematicamente contro i civili (circa il 15% della popolazione israeliana vive nel loro raggio di gittata), ma oltretutto vengono cinicamente lanciati a partire da postazioni a ridosso di abitazioni, scuole, ospedali, magazzini degli enti d’assistenza, moschee, edifici pubblici, e dallo stesso palazzo che ospita studi tv della stampa estera: fatti documentati non solo dai filmati aerei delle Forze di Difesa israeliane, ma anche dai mass-media internazionali.
Ha scritto Rod Nordland (Newsweek, 20.01.09): “Improvvisamente vi fu un terrificante rombo, peggio dell’esplosione di una bomba. Era un altro razzo Qassam di Hamas che veniva lanciato verso Israele, e la rampa di lancio mobile era stata schiaffata nel bel mezzo di quattro edifici residenziali, con tutti gli appartamenti pieni di abitanti”.“Una cosa è evidente – si legge in una nota del ministero degli esteri israeliano – Finché verrà incolpato Israele, e non Hamas, di tutte le vittime civili, Hamas continuerà a usare i civili come bersagli e come scudi umani, infrangendo ogni più elementare norma del diritto umanitario internazionale”.
Per fortuna la verità incomincia a venire a galla, tanto che anche il Commissario Europeo per lo Sviluppo e gli Aiuti Umanitari Louis Michel, in visita nella striscia di Gaza, ha dichiarato: “Hamas ha una schiacciante responsabilità per quanto è accaduto a Gaza”, e ha aggiunto: “'Lo dico di proposito da qui: Hamas è un movimento terroristico e deve essere denunciato in quanto tale” (AFP, 26.01.09).
Chissà se i komunisti italici leggeranno mai questi giornali!
Chissà se i sinistri pacifinti che si sono strappati le vesti per "la strage di Gaza" si sentiranno dei perfeti imbecilli o continueranno stupidamente a dare credito a tutte le stronzate che dice hammazz!
Un dato di fatto emerge chiaramente: Israele diceva la verità!
Israele non ha colpito deliberatamente i civili!
Israele non ha effettuato nessun bombardamento a tappeto!
Israele ha avvertito i civili in tutti i modi (telefonate, volatini in arabo) dell'inizio dei bombardamenti: se ci sono stati dei morti la SOLA e UNICA responsabilità è e resterà di hammazz!!!
I palestinesi dovrebbero ribellarsi e cacciare questi criminali, e poi dedicarsi a costruire il loro stato!

I crimini di hammazz!!! 1

HAMAS USAVA LE AMBULANZE PER TRASPORTARE I COMBATTENTI

Scrive il Sydney Morning Herald (26.01.09):
Civili palestinesi residenti a Gaza durante le tre settimane di guerra con Israele raccontano le difficoltà d’essere rimasti in mezzo, fra Hamas e soldati israeliani, nel momento in cui gli estremisti del movimento islamista che controlla la striscia di Gaza cercavano di impadronirsi delle ambulanze. Mohammed Shriteh, 30 anni, è un autista di ambulanze immatricolato e addestrato dalla Mezzaluna Rossa Palestinese. Il suo primo giorno di lavoro è stato l’1 gennaio, sesto giorno di guerra, nel quartiere al-Quds. “Per lo più la guerra non era così frenetica o caotica come pensavo – dice Shriteh – Ci coordinavamo con gli israeliani prima di raccogliere i malati, perché loro hanno tutti i nostri nomi e i nostri numeri di documento e così non ci sparavo addosso”. Shriteh prosegue raccontando che il pericolo più immediato era piuttosto rappresentato da Hamas, che cercava di attirare le ambulanze nel cuore delle battaglie per portare al sicuro i suoi combattenti.

Di nuovo razzi!

Il lupo perde il pelo ma non il vizio: i terroristi palestinesi hanno ricominciato a bombardare Israele. Nella sola giornata di oggi hanno sparato 4 kassam e 13 colpi di mortaio provocando il ferimento di 3 persone (due militari e un civile): uno dei razzi è caduto tra due asili nella Regione di Eshkol.
Israele al momento non ha ancora reagito agli attacchi: l'esercito ha dichiarato che hammazz "sta rispettando il cessate il fuoco e che gli attacchi provengono da altri gruppi terroristici". Come già accaduto durante la "tregua" di sei mesi, quello che non fanno i criminali di hammazz lo fanno gli altri gruppi terroristici! La gente ha dimenticato che durante la cosidetta "tregua" diversi razzi e colpi di mortaio furono sparati da Gaza verso Israele e che Israelesi era limitato a colpire solo ed esclusivamente terroristi e rampe di lancio.

Notizie in breve


“I palestinesi non sono i nostri nemici – ha detto giovedì il primo ministro israeliano Ehud Olmert visitando al Sheba Medical Center di Tel Hashomer i soldati feriti durante la controffensiva nella striscia di Gaza – Il fatto che pazienti palestinesi ricoverati qui ricevano le migliori cure è la migliore dimostrazione di ciò che Israele ha sempre sostenuto: il popolo palestinese non è nostro nemico, il nostro nemico è Hamas”.
30/01/2009

Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha decorato il terrorista infanticida Samir Kuntar in una cerimonia tenutasi giovedì a Teheran in onore di ex “prigionieri politici iraniani e del mondo”. Kuntar è arrivato in Iran dal Libano accompagnato dai capi terroristi Mustafa Dirani e Abdel Karim Obeid, i responsabili del sequestro dell’aviatore israeliano Ron Arad, anch’essi anni fa scarcerati da Israele nonostante di Ron Arad non si sia saputo più nulla. Anche loro sono stati onorati per il loro impegno “a sostegno del popolo palestinese e della resistenza libanese"