Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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martedì 31 marzo 2009

I primi cento anni di Tel Aviv-Giaffa (1909-2009)


La città di Tel Aviv-Giaffa si prepara a celebrare il suo centesimo compleanno e moltissimi eventi d’ogni genere segneranno le celebrazioni del centenario: festival all’aperto, mostre d’arte, eventi sportivi, esposizioni storiche e numerosi progetti comunitari. Le celebrazioni avranno inizio all’inizio di aprile, anniversario della fondazione della città cento anni fa, e continueranno per tutto il 2009.Tel Aviv, la prima città ebraica moderna, venne fondata l’11 aprile 1909. Quel giorno diverse decine di famiglie si riunirono sulle dune di sabbia della spiaggia poco a nord di Giaffa per assegnare lotti di terra appena acquistata per creare un nuovo quartiere che chiamarono Ahuzat Bayit, in seguito noto come Tel Aviv (collina della primavera). La città si espanse rapidamente con massicce ondate di immigrazione negli anni ’20 e’30 e la conseguente fioritura dell’architettura in stile Bauhaus (oggi patrimonio dell’umanità Unesco). Lo status di Tel Aviv come la città più creativa, liberale e tollerante del paese fu ulteriormente rafforzato quando Giaffa entrò a far parte della municipalità nel 1949. Nel corso dei decenni, la città è fiorita fino a diventare il centro degli affari e della cultura di Israele, sviluppando un’atmosfera unica che fonde elementi mediterranei e metropolitani.

“Cent’ anni dopo, la visione dei fondatori della nostra città, che guardavano le dune di sabbia e vedevano il potenziale per una città vivacissima, si è avverata – dice il sindaco Ron Huldai – Tel Aviv-Giaffa è una città fiorente e cosmopolita che 400.000 residenti sono fieri di chiamare casa”.

I principali eventi del centenario comprendono:

• 1-2 aprile: Conferenza internazionale sull’innovazione urbana

• 4 aprile: Cerimonia di apertura in piazza Rabin

• 24 aprile: Maratona internazionale

• 27 maggio: Little Tel Aviv's White Night – nostalgico festival notturno nelle strade della città

• 16 giugno: L’orchestra della Scala esegue il Requiem di Verdi al parco Ganei Yehoshua-Yarkon

• 17 giugno: Blue Mediterranean festival a Giaffa

• 9 settembre - 9 ottobre: Biennale d’arte

• 19-22 ottobre: Settimana della Moda

Per una lista completa degli eventi del centenario, si veda il centennial website (in inglese) :http://www.tlv100.co.il/EN/Pages/EngHome.aspx Vi saranno eventi speciali per celebrare lo spirito di Tel Aviv-Giaffa anche in altre città del mondo, come New York, Vienna, Copenhagen e Parigi, con la ricostruzione delle spiagge di Tel Aviv a Central Park e lungo le rive della Senna, del Danubio e dei canali di Copenhagen.

In preparazione delle celebrazioni del centenario, la città si anche lanciata in quindici importanti progetti di rinnovamento di alcuni dei gioielli di Tel Aviv-Giaffa. Tra questi: ricostruzione del porto di Giaffa con l’aggiunta di un nuovo e grande parco a sud; restauro del quartiere dei Templari di Sarona che diventerà un’area di cultura e divertimento, così come la stazione ferroviaria di Manshia appena restaurata alla periferia di Giaffa; la passeggiata a mare verrà estesa da Bat Yam a Herzliya; il cimitero di Trumpeldor Street dove sono sepolti molti fondatori della città è stato restaurato; saranno aggiunte nuove ali alla Cinemateque e al Tel Aviv Museum of Art. Anche lo storico teatro Habima è in corso di ristrutturazione.


(Da: MFA,24.02.09)

Come si diffondono “testimonianze” infondate

Le accuse mosse di recente a soldati israeliani d’aver deliberatamente sparato e ucciso civili palestinesi durante la controffensiva anti-Hamas dello scorso gennaio nella striscia di Gaza sono risultate totalmente infondate ad un inchiesta interna immediatamente condotta dalle forze armate, e ormai quasi completata. Lo ha anticipato mercoledì al Jerusalem Post una fonte interna delle Forze di Difesa israeliane.
Gli investigatori hanno esaminato le accuse mosse da giovani ex-allievi del corso pre-militare “Rabin” durante una sessione di gruppo tenuta in febbraio, poi trascritte e pubblicate su un bollettino interno dell’accademia.Le presunte “testimonianze” sono state successivamente riprese e rilanciate, come fossero già comprovate, da una parte della stampa israeliana e per poi finire sulle prime pagine dei mass-media di tutto il mondo.
Durante la sessione di gruppo tenuta all’accademia, un soldato in particolare aveva accusato un tiratore scelto d’aver aperto il fuoco contro una madre palestinese e i suoi due bambini nella piena consapevolezza che si trattava di civili, dopo che il comandante dell’unità aveva detto loro di dirigersi verso una zona off-limits.
“Tutti i soldati che hanno partecipato a quella sessione di gruppo sono stati sentiti – spiega la fonte militare – non per punizione, ma per capire se avessero assistito personalmente ai fatti che riferivano. Da tutte le testimonianze che abbiamo raccolto possiamo concludere con certezza che nessuno dei soldati che hanno mosso le accuse ha assistito di persona ai fatti che ha poi raccontato. Era tutto fondato su voci e sentito dire. Ad esempio, nel caso dei supposti spari contro la madre coi bambini, ciò che è realmente accaduto è che un tiratore scelto ha sparato dei colpi d’avvertimento per avvertirla che stavano entrando nella zona off-limits. Lo sparo non era nemmeno rivolto nella loro direzione. A quel punto il comandante della squadra è corso su per le scale dell’edificio palestinese, ha raggiunto il tetto e ha chiesto al tiratore perché diavolo sparasse ai civili. Il tiratore ha risposto di non aver sparato su civili, ma i soldati al primo piano dell’edificio hanno sentito solo la domanda gridata dal comandante. Da lì ha preso il via la diceria, che poi si è andata spargendo. Possiamo affermare con la massima certezza – continua la fonte – che il tiratore non sparò contro la donna e i suoi figli. Più tardi, il comandante della compagnia ha parlato con il tiratore e con il suo superiore. Dunque sappiamo per certo che quel ‘crimine’ semplicemente non è mai avvenuto”.
Falsa anche una seconda accusa di spari contro civili, anche se in questa fase non è ancora possibile divulgarne tutti i dettagli. “Stiamo indagando tutte le denunce – sottolinea la fonte – per verificare se si tratta di incidenti che hanno effettivamente avuto luogo, e trarre le necessarie conclusioni. Purtroppo, pur di accaparrarsi una specie di scoop, certi organi di stampa hanno ripreso e rilanciato queste storie (senza alcuna verifica). È disdicevole che dei mass-media si facciano portavoce in tutto il mondo di questo genere di deformazioni”.
Il danno all’immagine d’Israele causato dalle accuse, aggiunge l’ufficiale, difficilmente potrà essere riparato, indipendentemente dai risultati delle indagini. “E’ disdicevole che dei mass-media si lascino usare in questo modo per diffondere le manipolazioni della propaganda palestinese. Basterebbe ricordare l’accusa a Israele d’aver ucciso 48 civili in una scuola Onu di Gaza: in realtà morirono sette persone, di cui quattro erano terroristi armati, ed erano tutte all’esterno dell’edificio scolastico. Anche l’Onu ha ritirato l’accusa e si è scusato, ma ormai il danno è fatto e rimane”.
(Da: Jerusalem Post, 25.03.09)

Chi vuole la pace? Chi rispetta il vicino?

Si era verificato un piccolo miracolo pochi giorni fa in Israele: una orchestra di ragazzi palestinesi della città di Jenin ha tenuto un concerto nella città israeliana di Holon, su invito del sindaco, in onore dei sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti.
I ragazzi, che già altre volte avevano suonato in Israele, erano come sempre contenti di poter andare "di là", di poter avere contatti con gli israeliani e l'evento era stato un successo, era stata una cosa molto apprezzata daigli stessi reduci.
Tutto questo potrebbe fare da cornice ad un qualche evento piacevole correlato e invece ha avuto come triste epilogo l'allontanamento della direttrice dell'orchestra Wafa Younis dal suo incarico per aver "disonorao" l'Islam.
Suonare musica davanti ad un gruppo di anziani sopravvissuti ai campi di sterminio, per gli adulti di Jenin, della Cisgiordania è un affronto e un disonore.
Quello che doveva essere un gesto di distensione e di avvicinamento tra i due popoli è stato trasformato ancora una volta in un orribile gesto di intolleranza e di odio.
Spero che quella orchestra di giovani musicisti palestinesi possa, un giorno non troppo lontano, tornare a suonare non solo ad Holon ma anche in tutta Israele

giovedì 26 marzo 2009

Israele colpì un convoglio di armi nel Sudan


A gennaio, un attacco aereo condotto da veicoli non identificati, ha distrutto un convoglio di tir che trasportava armi di contrabbando, dirette dal Sudan alla Striscia di Gaza via Egitto, ditruggendolo completamente.

In principio era stata accusata l'aviazione americana del bombardamento, ma dal Pentagono è arrivata la smentita e una conferma indiretta che il raid aereo sia stato opera della IAF.

La notizia è trapelata solo ora, a causa dell'imbarazzo del governo sudanese nell'ammettere il fatto: il primo minitro israeliano Olmert ha dichiarato che "Noi agiremo ovunque possiamo colpire infrastrutture terroristiche e le colpiremo e continueremo a colpire per incremetare la deterrenza". Sembrerebbe un messaggio destinato all'Iran che persiste nella sua politica di corsa all'arsenale atomico: il premier ha infatti continuato dicendo che "coloro che dovevano sapere sanno, e coloro che dovevano sapere sanno che non c'è posto nel quale Israele non possa operare. Non c'è proprio alcun posto"

La guerra è la guerra

Come disse il generale George Patton: “Ricordatevi bene una cosa: nessun bastardo ha mai vinto una guerra morendo per la propria patria, ma facendo morire il bastardo dall'altra parte per la sua”.

Soldati e ufficiali israeliani respingono le accuse di immoralità

Sono molti i soldati israeliani che hanno preso parte alla controffensiva anti-Hamas del gennaio scorso nella striscia di Gaza che respingono pubblicamente le accuse di condotta immorale mosse nei giorni scorsi. “Non credo proprio che ci fossero soldati che cercavano di uccidere palestinesi senza ragione”, dice Assaf Danziger, 21 anni, della Brigata Givati, rimasto ferito tre giorni prima della conclusione delle operazioni. “Quello che è accaduto laggiù – continua – non era piacevole per nessuno. Noi desideravamo che finisse il prima possibile, e cercavano di evitare qualunque contatto con civili innocenti”. Secondo Danziger, ai soldati erano stati dati ordini specifici di aprire il fuoco solo contro terroristi armati o persone che ponevano una minaccia. “Non ci sono stati casi di vandalismo gratuito in nessuno degli edifici che abbiamo occupato. Abbiamo fatto solo quello che era indispensabile. Nessuno ha sparato apposta ai civili, i civili ci passavano accanto liberamente”.
Un altro soldato della brigata paracadutisti che ha preso parte al conflitto definisce “sciocchezze" le accuse. “E’ vero – dice – che in guerra la moralità può essere interpretata in molti modi e che ci sono sempre degli idioti che si comportano in modo sbagliato. Ma la stragrande maggioranza dei soldati ha rappresentato Israele con onore e con un alto grado di moralità. Ad esempio, in tre separate occasioni il mio comandante di compagnia ha controllati le borse dei suoi uomini perché non vi fosse nulla di rubato. Chi aveva preso anche le cose più piccole, come delle caramelle, veniva severamente redarguito. Ci era proibito dormire nei letti dei palestinesi anche quando non avevamo un altro posto, e non abbiamo toccato il loro cibo anche quando non avevamo avuto abbastanza da mangiare per due giorni di seguito”.
Secondo un riservista che ha trascorso una settimana a Gaza durante la controffensiva, le accuse di comportamento immorale sono “fantasie”. “Dovunque siamo stati abbiamo cercato di causare il minimo danno possibile – dice il riservista – Abbiamo lasciato alcune case persino più pulite di come le abbiamo trovate. Abbiamo anche pulito un frigorifero che puzzava veramente. In un’occasione – ricorda il soldato – venimmo informati che un’attentatrice suicida si stava dirigendo verso di noi, ma anche quando la donna si è avvicinata e ha superato un certo punto ci siamo limitati a sparare in aria o nelle sue vicinanze. Anche quando ci siamo imbattuti in negozi abbandonati, non ci è nemmeno venuto in mente di prendere qualcosa. Una volta un soldato ha preso una scatola di cibo, ma l’ha immediatamente lasciata quando tutti gli abbiamo gridato dietro”.Idan Zuaretz, ufficiale della Givati, nota che “in ogni Guerra c’è una piccola percentuale di soldati problematici, ma si deve guardare alla cosa in una prospettiva più ampia e non giudicare tutto l’esercito sulla base di singoli incidenti isolati”. Inoltre Zuaretz, comandante di compagnia, mette in dubbio l’integrità dei soldati che hanno reso le controverse testimonianze. “Se era una questione che gli bruciava tanto – chiede – come mai sono rimasti zitti fino ad ora? Sul piano etico e morale, erano obbligati a darsi da fare per fermare quello che dicono che stava accadendo, e non aspettare due mesi per essere ascoltati durante un qualche esoterico dibattito”. Secondo l’ufficiale, le Forze di Difesa israeliane hanno fatto di tutto e hanno adottato la tecnologia più avanzata pur di evitare di colpire la popolazione civile. “Ne ho viste di cose, ma anch’io sono rimasto colpito dal livello di professionalità dimostrato dall’esercito – dice – Il giorno in cui siamo venuti via da Gaza ho personalmente dato ordine ai miei uomini di lasciare tutti i nostri generi di conforto nell’ultima casa che avevamo occupato. Alcuni riservisti hanno persino lasciato una busta con qualche banconota per la famiglia palestinese”.“Abbiamo avviato un attento esame delle cose che sono state pubblicate nei giorni scorsi, ma posso comunque affermare che le Forze di Difesa israeliane sono uno degli eserciti col più alto standard morale nel mondo. Non bisogna mai dimenticare in che area ci troviamo ad operare, dove Hamas trasforma interi quartieri abitati in zone di combattimento ed edifici di pubblica necessità in arsenali di munizioni”. Lo ha dichiarato lunedì il capo di stato maggiore israeliano Gabi Ashkenazi parlando a giovani reclute del genio alle quali ha ricordato: “A sessant’anni dall’indipendenza, Israele deve ancora difendersi e ora è il vostro turno”.“Non credo proprio che i soldati israeliani abbiamo preso di mira civili palestinesi a sangue freddo – ha continuato il capo di stato maggiore – Naturalmente attendiamo i risultati dell’inchiesta, ma la mia netta impressione è che i soldati si siano comportati complessivamente in modo etico e secondo i nostri valori e principi: se ci sono stati incidenti, si tratta di casi isolati”. Nonostante le difficili condizioni in cui sono state condotte le operazioni della controffensiva anti-Hamas nella striscia di Gaza, secondo Ashkenazi le Forze di Difesa israeliane hanno fatto grandi sforzi per cercare di evitare perdite civili. “Abbiamo disseminato di volanti le zone prima delle operazioni – ha ricordato – e abbiamo avvertito i civili attraverso i mass-media, abbiamo contattato più di 200.000 famiglie per telefono e abbiamo estensivamente adottato il sistema dei colpi di avvertimento: tutto all’unico scopo di prevenire danni ai civili. Si può senz’altro affermare che abbiamo fatto tutto il possibile (come nessun altro esercito ha mai fatto) pur di non colpire civili che non fossero implicati nei combattimenti. Conosco le nostre forze armate da molti anni, ho seguito i preparativi di questa operazione ed ero presente sul campo durante il suo svolgimento: ho visto il nostro esercito agire in modo corretto e appropriato”. Il paese, ha concluso Ashkenazi, può essere fiero dell’operato dei suoi soldati che hanno combattuto contro Hamas nella striscia di Gaza.Le Forze di Difesa israeliane hanno ribadito lunedì che ai soldati erano state date precise istruzioni, in particolare nel senso di “esercitare la massima attenzione per non colpire installazioni e veicoli medici” tanto che in parecchie occasioni i soldati hanno evitato di aprire il fuoco verso nemici combattenti a causa della presenza nelle vicinanze di personale sanitario. D’altra parte, ricordano le fonti militari israeliane, Hamas ha fatto “ampio uso di edifici, veicoli e uniformi mediche per camuffare le sue attività terroristiche” e ha usato persino ambulanze per trasportare armi e munizioni: “Il deprecabile e illegale sfruttamento da parte di Hamas della tutela garantita dalle Forze di Difesa israeliane al personale e alle strutture sanitarie sta all’origine del fatto che in alcune occasioni tali strutture siano state effettivamente colpite nel corso della battaglia”.
(Da: Jerusalem Post, YnetNews, 23.03.09)

lunedì 23 marzo 2009

1000 terroristi per mille giorni

E' questa l'atroce equiparazione che fanno i criminali di hammazz: vogliono che Israele rilasci mille terroristi (alcuni dei quali si sono macchiati di atroci stragi) per liberare il caporale Gilad Shalit, ormai nelle loro mani da mille giorni!
Un terrorista al giorno, è questo il prezzo che Israele deve pagare per ogni singolo giorno di brutale, feroce e disumana prigionia del povero Gilad.
Non ha potuto ricevere neanche la visita della Croce Rossa Internazionale!
Non si sa come sta, e dove sta!
FREE GILAD SHALIT!

domenica 22 marzo 2009

Sventato attentato ad Haifa

C'erano 100 kg di esplosivo e centinaia di biglie d'acciaio nella Subaru parcheggiata vicino ad un centro commerciale di Haifa, che la polizia della città è riuscita a disinnescare ieri sera prima che provocasse una strage.
I terroristi avevano studiato bene la situazione: l'auto rubata era stata riempita di esplosivo e biglie di acciaio per rendere più letali gli effetti dell'esplosione, l'avevano parcheggiata vicino ad altre auto (per "sfruttare" anche l'inevitabile susseguirsi di esplosioni a catena dei serbatoi degli altri veicoli), nelle vicinanze di un grande centro commerciale che non richiedeva ai conducenti di sottoporsi ai controlli di sicurezza come nel resto del paese. Il centro all'ora del fatto era frequentato da centinaia di famiglie con bambini e sarebbe stata una strage spaventosa.

venerdì 20 marzo 2009

Domani sit-in a Pescara

Ricordo a tutti gli interessati, l'appuntamento di domani mattina alle 11 a Pescara davanti alla sede del Comitato oragnizzatore dei Giochi del Mediterraneo per protestare contro la vergognosa esclusione di Israele su diktat dei paesi arabi!

1000 giorni di rapimento

Siamo arrivati a mille giorni dal rapimento del caporale Gilad Shalit.
Una enormità di tempo per questo ragazzo in mano ai terroristi criminali di hammazz che mai hanno pemesso alla Croce Rossa Internazionale di fare visita al rapito (non si può parlare di prigioniero, il soldato è stato rapito in territorio israeliano dopo che i terroristi avevano colto di sorpresa la pattuglia della quale faceva parte).
Si sono mossi un po tutti per cercare di arrivare alla liberazione di Gilad: anche il presidente francese Sarkozy ha tentato senza successo una mediazione.
E ora hammazz minaccia di rapire altri soldati perchè "Israele non mostra sufficiente flessibilità"!!!
La faccia tosta di questi criminali ha qualcosa di sconvolgente: loro rapiscono un ragazzo in territorio isareliano, negano qualsiasi contatto tra lui e la sua famiglia che si sta battendo con tutti i mezzi per arrivare alla sua liberazione, impediscono persino a organizzazioni umanitarie di avvicinarlo, chiedono... anzi no PRETENDONO la liberazione di centinia e centinaia di terroristi con le mani macchiate di sangue e poi, quando sembra che si è vicini ad un accordo, quando Israele sembra pronto a un nuovo e doloroso sacrifico per tentare di riportare a casa un suo figlio, i criminali cambiano le carte in tavola, PRETENDONO più prigionieri in cambio e fanno saltare le trattative...
Ovviamente, agli occhi del mondo gli unici responsabili del fallimento devono essere i CATTIVISSIMI Israeliani che non hanno acconsentito alle loro infami e oltraggiose richieste, e quindi via alla solita campgna mediatica di disinformazione nella quale sono dei maestri insuperabili.,

giovedì 19 marzo 2009

L’equazione mediorientale in una parola: missili

(…) Non credo che, a migliaia di chilometri di distanza, nessuno possa realmente capire. Si considerino con attenzione ai risultati delle elezioni in Israele e si vedrà che una chiara maggioranza dell’elettorato ha votato per partiti che si sono esplicitamente espressi a favore di un eventuale stato palestinese in Cisgiordania e striscia di Gaza, e che solo il 6% dei voti è andato a partiti che rifiutano categoricamente questa prospettiva.
Dunque, come si spiega il comportamento apparentemente incomprensibile di questi elettori? Quale comun denominatore – a parte le malvagie intenzioni attribuite dagli osservatori stranieri – può spiegare la continua occupazione della Cisgiordania con il rischio demografico incombente, e la rabbia furibonda e mal compresa di questa nazione israeliana etichetta come l’unica colpevole di ogni malefatta e, quando invece è vittima, come certamente meritevole delle malefatte che subisce? Ebbene, sembrerà incredibile, ma in tutto questo abbacinante e intricato bazar che è l’equazione mediorientale, tutto ciò si spiega con una sola parola: missili.
Furono i missili di Saddam Hussein del 1991 che ci portarono in questo processo di pace, e sono i missili palestinesi che oggi, giorno dopo giorno, stanno seppellendo quella pace una palata dopo l’altra. Fondamentalmente sono i missili, e non il razzismo, ciò che ha portato Avigdor Lieberman fin dove si trova oggi. E più di ogni altro fattore, sono i missili ciò che può spiegare cosa è accaduto alla sinistra israeliana, al Meretz e soprattutto al partito laburista.
Quando Saddam Hussein lanciò 39 missili balistici su Tel Aviv, su Haifa e su Dimona, mutò radicalmente il modo in cui gli israeliani consideravano l’importanza attribuita al mantenimento dei territori per ragioni di sicurezza. Tutt’a un tratto la minaccia arrivava da 1.500 chilometri di distanza, e dunque che senso aveva restare aggrappati e insediarsi stabilmente sui colli di Samaria, in Cisgiordania, o sulle dune sabbiose della striscia di Gaza settentrionale? Fu quello il principale fattore che spianò la strada all’avvio di ciò che sarebbe diventato noto come processo di pace, a partire dalla conferenza di Madrid dell’autunno 1991.
Nel 2005, neanche un giorno dopo che le forze israeliane avevano finito di sgomberare fino all’ultimo ebreo dalla striscia di Gaza, i palestinesi montarono rampe di lancio sulle rovine degli insediamenti appena abbandonati. E puntarono i loro missili non solo su Sderot, ma anche su alcuni di quei kibbutz che erano stati fra i più attivi sostenitori della causa di una Palestina indipendente a fianco di Israele. Questo gesto, e le migliaia di missili che seguirono, cambiarono di nuovo completamente gli israeliani, ponendo fine repentinamente al concetto di “terra in cambio di pace”: giacché nessuno qui, nemmeno il più ardente sostenitore dell’indipendenza palestinese in Cisgiordania, è disposto a lasciare che l’aeroporto Ben-Gurion, Tel Aviv e Gerusalemme finiscano sotto la costante minaccia di missili nemici. Tutt’a un tratto si è creato un nuovo consenso, e il processo di pace, il movimento pacifista e con esso i laburisti e il Meretz hanno ricevuto il benservito.
Dieci anni fa il leader dei libanesi Hezbollah, Hassan Nasrallah, elettrizzò gli estremisti islamisti, e in particolare quelli palestinesi, affermando che Israele era insicuro e fragile come una tela di ragno: una bella spallata di attentati suicidi e l’intera ragnatela sarebbe andata in pezzi.
Non ha funzionato. Il terrorismo suicida, di fatto, ha rafforzato e unificato Israele. Agli occhi del mondo post 11 settembre, poi, il terrorismo suicida stava mutato gli israeliani da cattivi in vittime, e i palestinesi dall’immagine di un novello David in quella di una versione raccapricciante e abominevole di Golia.
Ma ora Hamas guarda oltre. A questo punto, il miglior modo per distruggere Israele è lasciarlo esattamente com’è: dosare, regolare le salve di missili lanciati sui civili israeliani giusto quel tanto da renderli accettabili al resto del mondo ma assolutamente intollerabili per gli israeliani, e poi sedersi ed aspettare che demografia ed esasperazione facciano il miracolo. Nessuna meraviglia che i capi di Hamas ritenuti moderati si dichiarino disposti a una tregua anche di 50 anni: a quel punto gli arabi avranno semplicemente cancellato Israele dalla mappa geografica con la demografia e il voto.
Una chiara maggioranza degli ebrei israeliani lo sa bene. Ma non ho mai incontrato un solo israeliano, elettori del Meretz inclusi, che sia disposto a cedere la Cisgiordania quando già oggi Ashkelon è nel mirino dei tiratori e i missili partono senza soste. (…)

(Da: Ha’aretz, 17.03.09)

mercoledì 18 marzo 2009

Olmert sul caso Shalit: “La nostra generosa offerta è stata respinta”

Il primo ministro israeliano Ehud Olmert ha parlato martedì sera alla tv dello stallo nelle trattative per la liberazione di Gilad Shalit, l’ostaggio israeliano sequestrato da Hamas nella striscia di Gaza da quasi mille giorni.“Non accetteremo di scarcerare altri detenuti oltre alle centinaia che avevamo accettato di rilasciare – ha detto Olmert – Non trasmetteremo a Hamas un’ennesima ulteriore offerta. Tutti i ministri concordano con la conclusione dei nostri inviati (alle trattative del Cairo) che la condizioni attualmente imposte da Hamas rendono impossibile il completamento dei colloqui per portare a casa Gilad Shalit. Il governo israeliano, finché è sotto la mia guida, non accetterà i diktat di Hamas. Le offerte fatte da Israele, e che avevo approvato, erano molto generose e significavano scarcerare centinaia di terroristi, compresi assassini responsabili della morte di decine di israeliani, in cambio del rilascio di Shalit. Queste offerte sono state respinte”.
“Per anni – ha continuato Olmert – ci siamo adoperati senza sosta, in modi riservati, coraggiosi e senza precedenti, per riportare a casa i nostri figli. È quello che abbiamo fatto anche per riportare a casa Gilad, finora invano. Parleremo con chiunque sia possibile, non risparmieremo nessuno sforzo. In tutti questi anni abbiamo avuto incontri attraverso numerosi canali, in diversi luoghi del mondo, in Medio Oriente e oltre, per cercare di aprire una strada che portasse al successo gli sforzi fatti per liberare Gilad. Siamo stati aiutati da diversi mediatori, leader e capi di stato, e da rappresentanti non ufficiali. Non abbiamo risparmiato nessuno sforzo. Ma, purtroppo, ci siamo trovati di fronte a un’entità crudele e assassina, spietata e senza sentimenti umani. Voglio dire qui, a nome dello Stato di Israele e del suo governo, che abbiamo dei limiti e che non li supereremo. Non siamo un paese sconfitto. Un popolo che vuole vivere e che è circondato da paesi ostili, minacciato da organizzazioni terroriste assassine, non può cedere, non vuole cedere e non cederà ai loro diktat. Ma continueremo gli sforzi per portare a casa Gilad – ha concluso il primo ministro israeliano – La sua famiglia sa che io e tutto il governo siamo totalmente votati a questo obiettivo. Questo è ciò che ho fatto e questo è ciò che faremo”.

(Da: YnetNews, 17.03.09)

Sit-in a Pescara

Sabato 21 marzo si terrà a Pescara dalle 11.00 alle 14.00, davanti alla sede del Comitato organizzatore, un sit-in di protesta conto l'esclusione di Israele dai Giochi del Mediterraneo, pretesa da sempre dai paesi arabi. Questo per mettere in evidenza una volta ancora quanto sia profondo l'odio per Israele da parte di tutti i paesi mussulmani. Non è vero che esistono dei moderati tra loro, non possiamo credere ancora a questa favola. Se fosse veramente così, non accadrebbero queste cose. Gli atleti israeliani potrebbero competere con quelli marocchini o libici o siriani... ma l'odio e la politica impediscono anche questi eventi che potrebbero essere portatori di dialogo e di nuove speranze. Si può cercare il dialogo con chi non tollera neanche la tua presenza ad una manifestazione sportiva? Si può pensare di sedersi ad un tavolo di trattative con chi pensa solo a come ucciderti?
Di seguito l'intervista a Enzo Biassoni a proposito dell'esclusione di Israele dai Giochi del Mediterraneo.

lunedì 16 marzo 2009

Nuovo attentato

Due agenti di polizia israeliani sono stati uccisi a sangue freddo domenica sera mentre pattugliavano la statale 90 che costeggia il Giordano nei pressi di Nablus.
Un veicolo si è avvicinato alla loro auto e un uomo ha sparato uccidendo sul polpo il conducente: l'altro agente è morto in seguito al ribaltamento del mezzo.
Questo vile attentato, pianificatoda tempo, si è verificato non a caso proprio quando il governo Olmert (in attesa di passare le consegne a Netanyahu) cerca di ottenere la liberazione del caporale Gilad Shalit.

domenica 15 marzo 2009

Attacchi con bulldozer

Non è stata data da nessun organo di informazione la notizia dell'attacco avvenuto 2 settimane fa a Gerusalemme da parte di un terrorista arabo che, alla guida di un bulldozer, si è scagliato contro un'auto della polizia sbattendola contro un autobus. Il terrorista è morto dopo che un poliziotto ed un tassista lo avevano colpito con le loro armi.
L'ennesimo attacco con bulldozer a Gerusalemme, dopo i tre che avevano causato diverse vittime civili la scorsa estate, mette in evidenza ancora una volta quali siano i "sentimenti" che animano la parte araba della città nei confronti degli israeliani.

venerdì 13 marzo 2009

Troppo bello per essere vero

In occasione di Purim (carnevale ebraico), il Jerusalem Post pubblica le notizie che vorrebbe poter dare davvero.
  • Il procuratore generale Menahem Mazuz ha riconosciuto che non aveva nessun buon motivo per tirare per le lunghe l’incriminazione dell’ex presidente Moshe Katsav. “Ho dei problemi con il temporeggiamento – ha spiegato – ma questa volta penso di essere veramente pronto”.
  • Parlando all’ordine forense, l’ex presidente della Corte Suprema Aharon Barak ha ammesso che “i giudici non dovrebbero controllare il processo di selezione dei giudici” ed ha aggiunto: “Abbiamo bisogno di un vero sistema di pesi e contrappesi”.
  • Migliora l’ordine pubblico, in Israele, dopo che il “consiglio del sindacato dei criminali organizzati” ha dichiarato che i suoi associati non si occuperanno più di tratta di schiave, estorsioni e traffico di droga. Un alto esponente dei gangster ha confessato: “Siamo diventati niente più che delinquenti che parlano ebraico, ora basta”.
  • Il ministro delle finanze ha promesso che toglierà tutti gli ostacoli al completamento della ferrovia veloce fra Tel Aviv e Gerusalemme, rendendo così possibile la sua entrata in servizio per il 2012.
  • La compagnia aerea El Al ha annunciato che non seguirà l’esempio della Ryanair, la compagnia che ha deciso di far pagare ai passeggeri l’utilizzo della toilette in volo. “Certo, sarebbe astuto offrire bevande gratis e far pagare l’accesso ai servizi – ha detto il portavoce della compagnia israeliana – ma noi intendiamo invece focalizzare l’attenzione sui nostri clienti abituali del lungo raggio offrendo in classe economica un 15% di spazio in più per le gambe”.
  • I direttori dei giornali britannici Guardian, Times e Daily Telegraph si sono congiuntamente impegnati a garantire una copertura più corretta ed equilibrata delle notizie da Israele, lasciando all’Independent il compito di delegittimare sistematicamente lo stato ebraico in Medio Oriente. Nel frattempo, l’ombudsman dell’International Herald Tribune ha riconosciuto che pubblicare in prima pagina la fotografia, fra tutte quelle possibili, di una donna araba che passa davanti ai resti di un edificio bombardato a Gaza per celebrare la Giornata Internazionale della Donna è stata una scelta un tantino “tendenziosa”.
  • La vincitrice del Premio Pulitzer Alice Walker ha deciso di rinunciare al viaggio nella striscia di Gaza e di concentrarsi piuttosto sul genocidio in corso in Sudan. “Potrei certamente saltare sul comodo carro degli anti-israeliani – ha spiegato la famosa attivista per i diritti delle donne afroamericane – Ma la questione palestinese catalizza già una quantità sproporzionata di attenzione da parte dell’opinione pubblica a detrimento di questioni ben più gravi e urgenti”.
  • La Spagna ha deciso di abrogare la legge sulla “giurisdizione universale” in base alla quale cercava di braccare membri della difesa israeliana implicati nell’eliminazione mirata del capo terrorista Salah Shehadeh nel 2002. Un eminente giureconsulto spagnolo ha spiegato: “Abbiamo ritenuto che, con la nostra storia di inquisizione e persecuzione e di falsa neutralità durante la Shoà, in effetti non avevamo alcuna autorità morale per ergerci a giustizieri degli israeliani che si sono difesi dal terrorismo”.
  • Gli organizzatori della Conferenza Onu sul razzismo (Durban Due) hanno cancellato l’evento affermando semplicemente: “Era stata trasformata in una sagra non governativa di odio anti-ebraico”.
  • Le Forze di Difesa israeliane hanno annunciato, per la prima volta dopo molti anni, che in occasione della festa di Purim non vi sarà la solita chiusura dei passaggi fra Israele e Cisgiordania, giacché è ormai completamente scomparso ogni più remoto rischio che dei palestinesi intendano farsi esplodere sugli autobus israeliani o nei i cortei di bambini in maschera.
  • L’India si è impegnata a versare aiuti alla città israeliana di Sderot per una cifra equivalente a quelli stanziati per le ricostruzioni a Gaza. Va detto tuttavia che l’Autorità Palestinese ha cortesemente respinto l’offerta di denaro spiegando che “già non riesce a rendere conto dei miliardi arrivati con le donazioni internazionali precedenti”. “Ciò di cui abbiamo veramente bisogno – ha dichiarato Mahmoud Abbas (Abu Mazen) – non è di altro denaro, ma di un’amministrazione fiduciaria per la Palestina che ci aiuti a coltivare la cultura della tolleranza e del rispetto delle minoranze”.
  • Infine, ma non meno importante, l’Iran ha ammesso che stava lavorando alla costruzione della bomba atomica, ma anche aggiunto che ha deciso di fermare i lavori per via di una visione avuta dall’ayatollah Khamenei. “Il Profeta ha inviato un angelo – ha spiegato la guida spirituale iraniana davanti a una folla in delirio – e mi ha detto che Dio vuole che i Figli di Abramo risolvano le loro divergenze in spirito di amicizia”.

Un delirio davvero.


(Da: Jerusalem Post, 10.03.09)

C.V.D. (Come Volevasi Dimostrare)

Due razzi colpiscono Israele.
I terroristi palestinesi continuano a bombardare Israele ma... non sono quelli di hammazz a farlo.... sono "altri", e gli stessi criminali di hammazz stanno "investigando" per scoprire i responsabili dei lanci! sic! se non fosse tutto tragicamente vero ci sarebbe da ridere. Come durante la precedente "tregua" i razzi non venivano più lanciati da hammazz (che quindi non infrangeva la suddetta) così ora i responsabili sono altri.

mercoledì 11 marzo 2009

Liberate Gilad!!!!


Il 21 marzo saranno mille i giorni di brutale prigionia per il caporale israeliano Gilad Shalit, sequestrato dai terroristi di hammazz nel giugno del 2006.

I suoi genitori lottano più di prima per riportarlo a casa e tutta Israele è con loro.

Dal suo rapimento c'è stata la guerra in Libano (per cercare di liberare Regev e Goldwasser altri due soldati rapiti da hezbollah in territorio Israeliano e subito trucidati), ci sono stati migliaia di razzi sparati da Gaza, e c'è stata l'Operazione Piombo Fuso.

Il terrorismo arabo è sempre determinato a distruggere Israele e di questo purtroppo nessuno se ne rende conto: eurabia (a parte rare eccezioni) sembra indifferente alla insostenibile situazione israeliana, tutta intenta comè invece a preoccuparsi di "aprire un confronto con hammazz".

Quanto accaduto nell'Emirato di Svezia qualche giorno fa, dove l'incontro di Coppa Davis tra Israele e Svezia si è dovuto svolgere a porte chiuse per la capitolazione del governo dell'emirato alle minacce dei criminali di destra e di sinistra uniti (tanto per cambiare) nel nome del boicottaggio a Israele a ogni costo, è un nuovo campanello di allarme della deriva islamica nella quale si è cacciato il Vecchio Continente.

Gilad non ha potuto ricevere la visita della Croce Rossa Internazionale, non viene trattato come un essere umano nè come un prigioniero di guerra, e i suoi genitori non possono avere sue notizie.


NOI CONTINUAIAMO A CHIEDERE LA SUA LIBERAZIONE!

NOI SIAMO SEMPRE CON GILAD!

NOI NON DIMENTICHIAMO NEANCHE RON ARAD, DA OLTRE VENTI ANNI DI LUI NON SI SA NULLA.


FREE GILAD SHALIT!

FREE RON ARAD!

domenica 8 marzo 2009

Israele batte la Svezia in Coppa Davis

E' finita 3 a 2 la sfida tra Israele e la Svezia in Coppa Davis.
Harel Levy ha battuto Andreas Vinciguerra portando così Israele ai quarti di finale per la prima volta dal 1987.
Il confronto tra Israele e Svezia era stato offuscato dalle polemiche a causa delle manifestazioni degli estremisti di sinistra e di destra insieme a quelle dei mussulmani che pretendevano il boicottaggio degli incontri e che hanno costretto le autorità a tenere chiuse le porte dei campi da tennis per timore di violenze.
Grazie agli atleti israeliani che hanno dato la migliore risposta possibile (e sul campo sportivo) ai violenti estremisti antisemiti che pretendevano di nonfarli giocare.

Interrogazione parlamentare contro la esclusione di Israele dai Giochi del Mediterraneo

Interrogazione al Presidente del Consiglio dei Ministri, a risposta orale in Aula
Per sapere – premesso che
Ai prossimi Giochi del Mediterraneo, che si terranno a Pescara dal 26 giugno al 5 luglio 2009, è confermata l'esclusione degli atleti israeliani, così come avviene sin dal 1951, anno di istituzione di questa manifestazione sportiva;il mancato invito non solo della delegazione israeliana, ma anche di quella palestinese, danneggia la nostra azione di promozione della pace e dell’amicizia fra i popoli;la mancata partecipazione degli atleti israeliani costituirebbe, anche contro la nostra stessa intenzione, l’ennesima discriminazione dello Stato di Israele, imposta da paesi che non ne riconoscono il diritto all’esistenza e alla sicurezza e operano attivamente al suo isolamento sul piano internazionale; rispetto ai prossimi Giochi del Mediterraneo il nostro paese è chiamato ad esercitare al meglio il ruolo di paese organizzatore e quindi ad assolvere al compito di assicurare la più ampia partecipazione alle competizioni sportive; nondimeno, sull’Italia grava anche la responsabilità di non apparire, fosse pure indirettamente, complice di una discriminazione odiosa; né ragioni diplomatiche, né ragioni di sicurezza debbono indurre il nostro paese ad accettare come scontata un’esclusione che va al contrario rigettata come inammissibile, perché avalla la posizione di chi vuole delegittimare lo Stato d'Israele; sono numerosi infatti i casi in cui, in modo direttamente discriminatorio, è stata proibita da parte degli organizzatori la partecipazione alle competizioni sportive degli atleti israeliani: l’ultimo episodio è stata la recente esclusione da parte degli Emirati Arabi Uniti della tennista Shahar Peer dal torneo Wta di Dubai, perché in possesso di passaporto israeliano;in altri casi la partecipazione di squadre israeliane alle manifestazioni sportive viene giudicata a tal punto problematica da comportare, se non l’esclusione, l’isolamento degli atleti israeliani: ad esempio, è stato già annunciato che la sfida Svezia-Israele della Coppa Davis, prevista dal 6 all’8 marzo a Malmoe, avverrà senza la presenza del pubblico per “motivi di sicurezza”non sono neppure mancati i casi in cui, all’interno di manifestazioni sportive internazionali, la presenza degli atleti israeliani ha suscitato, come reazione o ritorsione, la non partecipazione alle competizioni di atleti di paesi che non riconoscono il diritto all’esistenza di Israele: il 9 agosto, durante le Olimpiadi di Pechino, un nuotatore iraniano, Mohammad Alirezaie, non è sceso nell’acqua solo perché gareggiava anche un atleta israeliano, Tom Beeri; l’esclusione di Israele è in contraddizione con i principali obiettivi dei Giochi del Mediterraneo, come sanciti dallo Statuto di tale manifestazione, ovvero:
a) la diffusione dell’educazione olimpica nei paesi del Bacino del Mediterraneo;
b) il rafforzamento dei legami di amicizia e di pace tra i giovani e gli sportivi del Mediterraneo;
c) la promozione di comprensione, consultazione, cooperazione e solidarietà tra i Comitati Olimpici Nazionali del Bacino del Mediterraneo, nonché lo sviluppo dello sport mediterraneo;
- interroga il Presidente del Consiglio dei Ministri per sapere, dati anche i nostri ottimi rapporti con il Governo e il popolo israeliano, se, d’intesa con il Comitato Organizzatore, non ritenga opportuno intervenire immediatamente affinché la delegazione israeliana sia invitata ai prossimi Giochi del Mediterraneo 2009 che si volgeranno sul nostro suolo nazionale.

Evento a Roma

Durban 2: Una conferenza antisemita contro la democrazia

"Durban Israele Democrazia ONU "Medio Oriente.""
L'inizio di questo evento è previsto per le ore 16.00 del giorno 12 marzo 2009 in Senato della Repubblica Sala Capitolare presso il chiostro del Convento di S. Maria sopra Minerva.

sabato 7 marzo 2009

L'italia boicotta Durban 2!!!

Anche l’Italia boicotta il vergognoso summit definito ormai Durban II (la vendetta) che si svolgerà in aprile in Svizzera a Ginevra.
Questa conferenza, incentrata sul razzismo e la xenofobia, si appresta a diventare una cassa di risonanza delle istanze antisemite (e quindi anti israeliane) dei paesi arabi, con in testa il dittatore iraniano ahmadinejad che non perde occasione per minacciare Israele di distruzione totale.
Nel '93 a Durban in Sud Africa si è assistito ad un vergognoso linciaggio morale (e poco ci mancava anche fisico della delegazione di Israele) dello stato Ebraico e degli Ebrei. Le premesse purtoppo per il 2009 sono anche peggiori, già nel documento preparatorio infatti si possono leggere pesanti accuse alla politica di Israele nei territori palestinesi, giudicata «in violazione dei diritti umani internazionali, un crimine contro l' umanità e una forma contemporanea di apartheid». Nella bozza si esprime inoltre «profonda preoccupazione per le discriminazioni razziali compiute da Israele contro i palestinesi e i cittadini siriani nel Golan occupato». Israele inoltre viene accusato di «tortura, blocco economico, gravi restrizioni di movimento e chiusura arbitraria dei territori» e viene inoltre definito «una minaccia per la pace internazionale e la sicurezza».
L’Italia, tramite il ministro degli esteri Frattini, non vuole essere complice di un siffatto crimine e ha dichiarato che non intende partecipare al summit, a meno che non vengano eliminate le frasi offensive nei confronti di Israele e degli Ebrei.
Gli Stati Uniti avevano già dichiarato (insieme al Canada) che non avrebbero partecipato alla Conferenza di Ginevra, e ora potrebbero essere seguiti da altri paesi europei.
Ridicola la posizione della sinistra italiana: «La decisione di non partecipare alla conferenza delle Nazioni Unite è un atto estremo che deve essere innanzitutto oggetto di dibattito parlamentare» dichiara Piero Fassino responsabile del Pd per la politica estera che chiede «al governo di riferire immediatamente al parlamento»…. Lo stesso Fassino non si pone però interrogativi sul documento offensivo nei confronti di Israele, non ha chiesto un dibattito parlamentare per discutere del preoccupante clima di intolleranza verso Israele e gli Ebrei…. Paradossi della sinistra…

venerdì 6 marzo 2009

Eurofestival

Segnali di novità da Israele: una cantante ebrea (Achinoam Nini meglio nota come Mira AwadNoa) e una araba (Mira Awad) rappresenterano lo stato ebraico all'Eurofestival, la manifestazione canora che coinvolge tutti i paesi europei e che in Italia viene stranamente ignorata.
La canzone che verrà presentata dall'inedito duo verrà cantata anche in arabo e questa è la prima volta che accade all'Eurofestival.
La cantante araba (famosa interprete in Israele di una commedia televisiva) è stata duramente osteggiata da tutti gli artisti arabi israeliani per la sua partecipazione alla manifestazione che hanno definito " un deliberato tentativo di dipingere Israele meglio di quello che è"
Il festival si svolgerà a Mosca a maggio e chissà che non porti una vittoria a questo nuovo "duo" che sia il segno dei tempi che possono e devono cambiare nel nome della pace e della coesistenza.
E' comunque destino che la partecipazione di Israele alla manifestazione sia sempre segnata da forti polemiche che nulla hanno a che fare con l'evento: due anni fa era toccato al gruppo dei Teapacks (o Tipex) con la loro bellissima canzone "Push the button"; secondo alcuni improvvisati "censori" era troppo politicizzata per il suo riferimento ad ahmadinejad e alla sua voglia di "schiacciare il bottone". Fortnatamente non venne censurata e il gruppo poteè esibirsi riscuotendo grande successo.

Solidarietà a Israele

Oggetto:
Appello per raccogliere le firme contro l'esclusione di Israele dai Giochi del Mediterraneo
Il Comitato Organizzatore ha escluso la rappresentativa Israeliana dai Giochi del Mediterraneo in programma a Pescara dal 26 Giugno 2009.
Questa scelta viene motivata col fatto che, per essere ammessi, sono necessari i voti di due terzi dei membri componenti il Comitato dei Giochi.
Questa orribile storia continua dalla nascita dei Giochi ai giorni nostri, contravvenendo lo statuto dei Giochi medesimi che propugna lo sport come strumento di fratellanza tra i popoli del Mediterraneo.
Questa orribile esclusione (cui segue la nota che ci "si batterà per porre fine ad essa nei Giochi successivi) porta la responsabilità delle autorità sportive preposte e delle Autorità politiche che permettono che questi Giochi si svolgano in Italia, contravvenendo a tutte le regole che si ispirano alla fratellanza e eguaglianza, sostantivi che dovrebbero essere inseriti di diritto in qualsiasi manifestazione sportiva internazionale.
Le personalità sportive, che presiedono i Giochi, ispirandosi all'ormai famoso Ponzio Pilato, sostengono che non è lo sport a dover risolvere i problemi della politica.
Questo gruppo sostiene che è indecente che nel 2009 si debba discutere di un argomento simile ed invita tutti a denunciare, con il proprio impegno e senso civico, a prescindere da qualsiasi colore ed appartenenza politica, questa intollerabile esclusione, e ad esplimere solidarietà alle rappresentative Israeliane escluse dalla manifestazione.
I promotori di questa iniziativa di denuncia chiedono al Comitato organizzatore dei Giochi e alle autorità politiche istituzionali preposte, un gesto "riparatore" per questo gravissimo sopruso.
Il Gruppo Promotore organizzerà un sit-in sabato 21 marzo ore 11 sotto la Sede del Comitato Promotore dei Giochi del Mediterraneo e una raccolta firme nelle principali città italiane e on line da inviare al Capo dello Stato e al Presidente del Consiglio, al fine di sollecitare un loro intervento

mercoledì 4 marzo 2009

Che sta succedendo?

Ad una tennista israeliana viene negato il visto di ingresso in un paese arabo dove avrebbe dovuto partecipare ad un torneo internazionale; in Svezia gli incontri di Coppa Davis con Israele dovranno essere giocati a porte chiuse a causa delle minacce dei gruppi di estrema destra, di estrema sinistra e dei mussulmani contro la presenza israeliana; dulcis in fundo, l'Italia impedisce la partecipazione ai giochi del Mediterraneo della rappresentanza di Israele.
Siamo di fronte ad un massiccio attacco contro Israele e contro gli Ebrei, come non si vedeva da tempo, e il tutto non viene neanche più mascherato falsamente con l'ipocrito "non sono antisemita, sono contro il governo israeliano": ormai tutto avviene alla luce del sole e senza alcuna remora.
I paesi arabi hanno posto il veto alla partecipazione di Israele ai Giochi del Mediterraneo e il nostro governo ha accettato questa schifosa imposizione.
BOICOTTIAMO NOI I PAESI ARABI!
BOICOTTIAMO CHI BOICOTTA!!!
PER SEMPRE CON ISRAELE!

martedì 3 marzo 2009

Qualche legittima perplessità su Gaza di Yvonne Green

Sono poeta, ebrea inglese e mi reco spesso in Israele. Profondamente turbata dalle notizie di deliberate stragi e distruzioni durante la campagna militare israeliana, ho ritenuto di dover andare a vedere di persona. Mercoledì 28 gennaio sono atterrata a Tel Aviv e poi, esibendo la mia tessera di giornalista al valico di Erez, ho attraversato il confine entrando nella striscia di Gaza dove ho incontrato la mia guida, un giornalista palestinese. Quando mi ha chiesto se volevo incontrare degli esponenti di Hamas, ho spiegato che ero venuta per portare testimonianza dei danni e delle sofferenze subite dai civili, non per parlare di politica.
Quello che ho visto è che ci sono stati precisi attacchi a tutte le strutture di Hamas. Il segretario generale dell’Onu intende condannare la distruzione mirata dei depositi di esplosivi nella moschea a Imad Akhel, del complesso delle Forze Nazionali, della stazione di polizia di Shi Jaya, del ministero dei prigionieri?
Gli abitanti di Gaza che ho incontrato non si affliggevano per lo stato di polizia. E non erano diventati più estremisti. Ho visto come i passanti ignoravano le camice nere di Hamas, minacciose agli angoli delle strade.
C’erano letti vuoti, all’ospedale Shifa,e un’atmosfera di intimidazione. Hamas è ridotta ad esercitare il suo incontrastabile potere da vasti rifugi antiaerei che, come l’ospedale, vennero costruiti trent’anni fa dagli israeliani. Intimoriti abitanti di Gaza mi parlavano a mezza bocca dicendomi che la gran parte dei 5.500 feriti sono curati in Egitto e in Giordania: volevano farmi capire che quella cifra è una menzogna, e mi mostravano come tutti quei feriti non si trovassero a Gaza. Ma non esiste alcuna dimostrazione della loro presenza in ospedali stranieri, né di come possano esservi arrivati.Dalla villa della famiglia Abu Ayida, in Jebala Rayes, fino a Tallel Howa, il quartiere abitativo più densamente popolato della città di Gaza, gli abitanti smentivano l’accusa che Israele avesse intenzionalmente attaccato e ucciso i civili. Mi hanno detto e ripetuto che sia i civili che i combattenti di Hamas avevano abbandonato in salvo le aree delle attività di Hamas, in seguito alle telefonate fatte dalle forze israeliane, ai volantini e agli avvertimenti coi megafoni.Davanti ad Al-Fakhora era impossibile capire come l’Onu e la stampa possano aver mai sostenuto che la scuola dell’Unrwa era stata centrata da colpi israeliani. La scuola, come la maggior parte delle scuole di Gaza, era evidentemente intatta. Mi hanno mostrato il punto ad essa vicino da dove Hamas faceva fuoco, e i segni del razzo israeliano sulla strada, al di fuori della scuola, erano inconfondibili. Quando ho incontrato Mona al-Ashkor, una delle quaranta persone ferite mentre correva verso Al-Fakhora – e non all’interno dell’edificio, come venne riportato dappertutto e con insistenza – mi è stato detto che Israele aveva avvertito la gente di non rifugiarsi in quella scuola perché Hamas operava nella zona, ma che alcune persone avevano ignorato l’avvertimento perché in precedenza l’Unrwa aveva garantito loro che la scuola sarebbe stata sicura. Completamente smentita la cifra di quaranta morti, riferita e ripetuta dai mass-media.In Samouni Street mi sono state raccontate storie in contraddizione fra loro, con ciò che ho visto e più tardi con le notizie dei mass-media. Ad esempio, che sono morti 24, 31, 34 o una cifra ancora più alta di membri della famiglia Samouni. E che tutti morirono quando Israele bombardò un edificio sicuro in cui aveva detto a 160 famiglie di rifugiarsi: l’edificio sicuro mi è stato indicato, ma appare esternamente intatto con tanto di biancheria stesa al balcone. Oppure che alcuni lasciarono l’edifico sicuro e vennero uccisi in un’altra casa. Che uno venne ucciso all’esterno mentre raccoglieva legna da ardere. Che non c’era nessuna resistenza armata, ma la finestra in alto a destra dell’edificio sicuro (quella che si vede nel film della BBC Panorama “Out of the Ruins”, mandato in onda l’8 febbraio) ha un evidente segno nero: lo stesso segno che mi è stato mostrato in tutti i luoghi da cui sono stati lanciati razzi. Che i feriti vennero lasciati a sanguinare per due o tre giorni.Ho visto larghi crateri ben ripuliti e un container deformato che sembrava danneggiato da un urto dall’interno (la superficie esterna non ha danni). Le notizie di stampa su Samouni Street non fanno alcun riferimento a questi indizi della possibile presenza di depositi di espulsivi (anche se il container si vede bene nei filmati). In un’intervista registrata, l’anziano della famiglia Samouni mi ha detto che aveva un video su CD delle uccisioni. Per quanto ne so, nessun video di questo genere è stato mai reso pubblico. Mi ha anche detto che vi sono membri della sua famiglia ancora dispersi. I mass-media hanno fabbricato ed investigato l’accusa a Israele d’aver commesso un crimine di guerra contro la famiglia Samouni senza menzionare che la famiglia è affiliata a Fatah e che alcuni dei suoi membri mancano ancora all’appello. Non hanno preso in considerazione che cosa si potrebbe dedurre da questi fatti: che Hamas possa aver avuto un ruolo attivo non solo nelle uccisioni dei Samouni, ma anche nell’aver indotto con la forza i Samouni ad accusare Israele.
La Gaza che ho visto era socialmente intatta. Non ho visto in giro persone senzatetto, ferite o mutilate, insufficientemente vestite o in preda alla fame. Le strade erano affollate, nei negozi erano appesi abiti ricamati e gigantesche pentole da cucina, i mercati pieni di carne fresca e bella merce, con rossi rapanelli grandi come pompelmi. Madri accompagnate da un ragazzino di 13 anni mi hanno detto d’essere stufe di uscire di casa per stare tutto il giorno sedute su mucchi di macerie a raccontare ai giornalisti di come sarebbero sopravvissute. Donne diplomate che ho incontrato a Shijaya mi hanno parlato della forza dell’istruzione mentre uomini anziani le tenevano d’occhio.
Nessuno ha parlato bene del governo, mentre mi mostravano i luoghi dei tunnel da dove i combattenti si erano dileguati. Nessuno ha parlato di una vittoria di Hamas nel aver costretto i civili ha formare la prima linea, mentre mi mostravano i resti delle trappole esplosive con cui erano state imbottite case e scuole.
Da ciò che ho visto e che mi è stato detto a Gaza, la controffensiva israeliana anti-Hamas ha preso di mira con precisione le basi di potere di un regime totalitario, neutralizzando in gran parte il piano di Hamas di usare Israele come strumento per il sacrificio dei civili.
Una conferma al mio resoconto si può trovare, ora, nella tardiva e sbocconcellata ritrattazione delle accuse sulla scuola dell’Unrwa ad Al-Fakhora; in un’isolata ammissione da parte del New York Times che Gaza è sostanzialmente intatta; nelle correzioni dei mass-media fatte in internet; e nella irrisolta discrepanza fra il numero dichiarato di feriti e il fatto che nessuno sa dire dove si troverebbero ora tutti quei feriti.
(Da: Jerusalem Post, 3.03.09)