Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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Sempre con Israele!!!

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Lettori fissi

sabato 18 aprile 2009

Sventato attentato in un insediamento ebraico

Un palestiense armato di pistola è stato ucciso dalla sicurezza dell'insediamnto di Bit Hagai, vicino Hebron, dopo che aveva cercato di introdursi nell'abitato per uccidere i residenti.

L'italia continua a boicottare Durban 2!!!




Il ministro Frattini non se la beve la pagliacciata del nuovo documento della "conferenza" di Ginevra e ribadisce il no deciso dell'Italia che, insieme a Stati Uniti e Canada, non parteciperà alla pagliacciata che sta per essere messa in scena in nome dell'ONU.
Ci sarà anche il "buon" ahmadinejad a parlare a Ginevra, a vomitare il suo inestinguibile odio per Israele, seguito da una platea di fedelissimi e adoranti ammiratori che variano dai suoi sodali arabi alle ong di tutto il mondo, che aspettavano da troppo tempo ormai di potersi riunire per dare addosso in maniera sistematica alla loro vittima preferita: Israele.
Dovranno fare a meno di tre stati sicuramente e forse di altri stati europei, ma di certo non mancherà loro una folta platea di linciatori che stanno già affilando i loro forconi...
Una cosa non hanno capito ancora: Israele non sparirà di certo perchè loro continuano a volerlo e a gridarlo ai quattro venti!
ISRAELE VIVRA' SEMPRE!
VIVA ISRAELE!

martedì 14 aprile 2009

Continua l'allarme terrorismo nel Sinai

Dopo l'arresto di alcuni terroristi di hezbollah avvenuto in Egitto, è emerso un piano molto vasto per colpire i turisti sia Israeliani che starnieri in viaggio nella penisola del Sinai.
Contiuna nel frattempo la caccia a 10 di questi terroristi che sembra siano fuggito verso la striscia di Gaza in cerca di riparo attraverso i tunnel utilizzati per il contrabbando di armi ed esplosivi per hammazz.

giovedì 9 aprile 2009

La mia crisi umanitaria

Da un articolo di Amnon Rubinstein
Quasi non passa giorno senza che mass-media e Ong non riferiscano della crisi umanitaria nella striscia di Gaza. L’assedio di Gaza è diventato uno degli argomenti principali del discorso internazionale sui diritti umani. In effetti le sofferenze della gente a Gaza – una enclave miserabile e dipendente– sono vere e dolorose, anche a prescindere dai danni e dalle vittime dell’ultima guerra. (…) La sofferenza della gente di Gaza è autentica sofferenza di esseri umani, anche se è determinata principalmente dalla dirigenza che è stata eletta dalla stessa gente di Gaza. E davvero importa poco, in questo contesto, che tali sofferenze potrebbero scomparire da un giorno all’altro se solo Gaza fosse governata da capi che privilegiassero la vita e la pace, anziché optare per una cultura e una politica di guerra e di morte.
Tuttavia, oltre a questa crisi di Gaza esiste anche una crisi umanitaria israeliana, e accanto all’assedio di Gaza esiste anche un assedio di Israele. Una grossa porzione del paese è esposta ai continui e arbitrari bombardamenti dalla striscia di Gaza, e i devastanti effetti psicologici dovuti a questa impotente vulnerabilità sono percepiti da ogni israeliano.
Certo, la striscia di Gaza è più piccola di Israele, ma Gaza ha un confine con l’Egitto e l’Egitto non è semplicemente un paese arabo, è l’autoproclamato leader di tutti gli arabi nonché devoto paladino della causa palestinese. Israele non ha confini con uno stato fratello; anche negli unici due paesi confinanti che hanno fatto la pace con Israele – Giordania ed Egitto – gli israeliani non si sentono affatto i benvenuti: soprattutto in Egitto non fanno che assistere a un fuoco di fila di manifestazioni di odio contro di loro e contro il loro paese.
Certo, il confine fra Gaza ed Egitto è praticamente chiuso, ma è una situazione che potrebbe cambiare in qualunque momento se solo i capi di Gaza smettessero di usare le aperture del confine come via per il loro traffico di armi e missili con i quali continuare a fare guerra a Israele. Per contro, gli israeliani non vedono cambiamenti che vadano nel senso della fine dell’assedio di fatto contro il loro paese. Anzi, l’odio e il rifiuto che incontrano quando attraversano i loro confini non fa che aumentare a passi da gigante.
Il senso di assedio è intensificato non solo dai confini chiusi, ma anche per il fatto che la maggior parte degli israeliani vive a ridosso delle aree palestinesi (quasi tutto il territorio densamente abitato di Israele pre-67 era a ridosso delle linee armistiziali), e l’esistenza di insediamenti ebraici all’interno di quelle aree non dà alcun conforto agli israeliani che, come chi scrive, li considerano una delle cause, anche se non l’unica, del risentimento e pessimismo. Di fatto quelle aree palestinesi, a pochi minuti di strada dalle abitazioni della maggior parte degli israeliani, sono precluse agli ebrei. Qualunque israeliano che vi venga catturato da terroristi palestinesi non gode di nessuno dei minimi diritti umani previsti dal diritto internazionale, i suoi parenti e amici semplicemente non ne sapranno più nulla; nessuna organizzazione per i diritti umani, comprese quelle israeliane, dirà proferirà una parola di protesta, né esigerà che la Croce Rossa Internazionale possa vistare il “prigioniero”.
La nostra specifica crisi umanitaria consiste in quel senso perpetuo di totale angoscia per la sorte dei nostri connazionali catturati. L’angoscia che attanagliò l’intero paese quando, a riscatto pagato, ancora non potevamo sapere se i nostri soldati Eldad Regev e Udi Goldwasser sarebbero tornati vivi o morti dal Libano, sembra non interessare per nulla le Ong consacrate ai diritti umani, qui come all’estero. Un prigioniero di guerra palestinese catturato dagli israeliani (oltre ad incontrare la Croce Rossa) ha sempre la facoltà di fare appello all’Alta Corte di Giustizia per qualunque presunta violazione dei suoi diritti. Ogni israeliano, invece, sa perfettamente che se si avventura in territorio palestinese ostile può scomparire del tutto, o essere linciato alla luce del giorno. Anche questo fa parte dell’assedio a Israele.
Ma ci sono anche altre componenti, in questa crisi umanitaria. La martellante campagna di odio contro Israele e contro gli ebrei (che imperversa nel mondo arabo-islamico) ha raggiunto vette tali da essere paragonabile a quella della propaganda nazista che precedette e preparò la Shoà. E il fatto che questa campagna sia sostenuta e talvolta incitata anche da alcuni accademici ebrei e/o israeliani non rende certo la crisi più sopportabile. Certo, Israele deve continuare a comportarsi da democrazia liberale senza paragonarsi mai agli standard dei regimi arabi; e dobbiamo continuare a indagare ogni presunto crimine di guerra. Ma ciò nulla toglie al peso quotidiano della nostra crisi umanitaria.
E c’è ancora un piccolo dettaglio che le Ong dei diritti umani, qui e all’estero, tendono a ignorare: sulla testa di Israele incombe la costante minaccia iraniana della cancellazione del paese e della sua popolazione dalla faccia della terra con le armi nucleari. Evidentemente per qualche motivo questa minaccia, fatta e ripetuta pubblicamente da una nazione ricca e potente come l’Iran, non viene considerata una violazione dei diritti umani: ecco, anche questo fa parte della mia personale crisi umanitaria.
(Da: Jerusalem Post, 31.03.09)

La pace solo in cambio di pace!

Le parole del nuovo ministro degli esteri di Israele, Avigdor Lieberman, saranno suonate preoccupanti alle orecchie dei governanti arabi della regione, abituato ormai da troppo tempo a pretendere di dare la pace in cambio di terre.
E deve essere stato un bello shock anche per la Siria che sperava di riavere il Golan facendo finta di essere diventata un agnellino.
E' da interpretare come una svolta positiva quella del nuovo governo israeliano: chi vuole fare la pace con Israle deve pensare a fare veramente la pace e non ad avanzare pretese su questo o su quel pezzo di territorio. Il Golan è israeliano perchè l'esercito di difesa di Israele lo ha conquistato per mettere in sicurezza la popolazione che vive nelle zone sottostanti, bombardate per anni dalle artiglierie siriane.
LA PACE IN CAMBIO DI PACE!
Non tregua, non finta pace, LA PACE VERA IN CAMBIO DI PACE VERA!

mercoledì 8 aprile 2009

Israele manda aiuti all'Italia, gli arabi... il loro odio....

Se qualcuno vuole capire la differenza che c'è tra gli ebrei e gli arabi è sufficiente che dia un'occhiata alle Tv e ai siti d'informazione arabi che festeggiano dopo il terremoto in Abruzzo: «Finalmente hanno avuto anche loro dei giorni neri» vanno berciando....
Il loro inestinguibile odio per gli ebrei e per Israele si estende inesorabilemnte anche agli amici di Israele e degli Stati Uniti, arrivano a invocare Allah che faccia aumentare il numero dei morti in Abruzzo, questa non è religione, questi non sono esseri umani degni di rispetto..
DUBAI«Finalmente hanno avuto anche loro giorni neri. Oh Allah, uccidili e falli vagabondare». È questo uno dei tanti commenti apparsi negli ultimi due giorni in diversi forum jihadisti in lingua araba su Internet, dopo il sisma che ha messo in ginocchio l’Abruzzo. Alcuni fanatici seguaci di al-Qaeda e di Osama Bin Laden seguono, attraverso la tv e i numerosi siti di informazione arabi, il dramma della popolazione abruzzese colpita dal sisma e sembrano impegnati in una vera e propria gara a chi aggiorna più velocemente il bilancio delle vittime. Uno dei forum in cui è possibile trovare diversi messaggi sul tema è quello di "al-Falluja". «Oh Allah, rendi stabili presso di loro il terremoto e le disgrazie - scrive Ashiq al-Irhab, nickname che in arabo vuol dire "Desideroso del terrorismo" - maledici l’Europa, Israele e gli Stati Uniti». Un’invocazione simile è stata postata poco dopo da un altro utente, che si fa chiamare "Figlio della Palestina". Anche su un altro forum, "al-Shura", si susseguono le notizie riprese dai siti arabi con il bilancio delle vittime del sisma in Abruzzo e i vari utenti, sotto ogni articolo, aggiungono una macabra preghiera: «Oh Allah, fai salire queste cifre, distruggi i nostri nemici e aiuta i musulmani». Scrive sullo stesso forum un utente che si firma Nureddin al-Zanki: «La nostra arma è più forte del fucile, è l’arma delle invocazioni e più ne facciamo più aumenta il bilancio delle vittime. È un arma più forte di quelle possedute da al-Qaeda». Simili commenti appaiono anche in altri forum jihadisti, come quello degli "Ansar" e quello denominato dei "Mujahidin". I loro utenti, tutti sostenitori del terrorismo islamico nel mondo arabo, esultano, come è capitato anche in passato con altre catastrofi naturali che hanno colpito l’Occidente. A loro giudizio si tratta di punizioni divine inflitte a quelli che definiscono «i nemici dell’Islam».

OMS(Organizzazione Mondiale della Sanità): una denuncia passata sotto silenzio

Gaza, 01/04/2009 - Hamas ha preso il controllo la scorsa settimana del ministero della sanità palestinese a Gaza, compreso l’ufficio che si occupa dei rapporti con l’estero, e questo può costare la vita a centinaia di palestinesi che avrebbero bisogno di cure in Egitto o Israele.
Lo hanno detto lunedì l’Organizzazione Mondiale della Sanità e il coordinatore Onu per gli aiuti umanitari spiegando che il ministero della sanità palestinese a Ramallah si rifiuta di cooperare con quello a Gaza.
“E’ una disputa fra fazioni e purtroppo i palestinesi sono presi nel mezzo”, ha commentato un funzionario israeliano. Nel 2008 erano circa 900 i pazienti palestinesi che ogni mese venivano trasferiti in Israele, Egitto o Giordania, ha spiegato Tony Laurance, capo OMS nei territori palestinesi.

(Fonte: Israele.net)

RISERVISTI CHIEDONO INDAGINE CONTRO HA’ARETZ PER CALUNNIA

Si apprende nel frattempo che un gruppo di riservisti delle Forze di Difesa israeliane ha chiesto al procuratore generale Menahem Mazuz di avviare un’indagine a carico del quotidiano israeliano Ha’aretz per la pubblicazione delle presunte “testimonianze” di soldati che riferivano di comportamenti riprovevoli e gravi violazioni dei diritti umani durante la controffensiva anti-Hamas nella striscia di Gaza dello scorso gennaio. Le presunte “testimonianze” vennero poi riperse ampiamente dai mass-media di tutto il mondo. La scorsa settimana l’indagine della polizia militari scaturita da quei resoconti è terminata con la chiusura del caso, avendo accertato che si trattava solo di voci senza fondamento.La lettera, firmata da 65 riservisti che hanno combattuto nella campagna anti-Hamas a Gaza, è stata inviata lunedì a Mazuz con la richiesta di indagare Ha’aretz per diffamazione, perpetrata riportando come fatti, e non come semplici dicerie, delle presunte “testimonianze” non controllate. “A noi pare che Ha’aretz non abbia condotto il minimo controllo nel riportare quelle false accuse”, si legge nella lettera.
“Siamo stufi di essere definiti assassini e criminali – spiega Amit Barak, promotore dell’iniziativa – Non intendiamo tollerare d’essere trattati in questo modo dopo che, come riservisti, abbiamo dato il nostro contributo al paese servendo nelle Forze di Difesa israeliane. Ci aspettiamo che lo stato stia a fianco dei suoi soldati”.Barak aggiunge che alcuni riservisti stanno pensando di chiedere un’indagine anche a carico del direttore dell’Accademia preparatoria pre-militare “Rabin”, Danny Zamir, che accusano d’essersi prestato alla diffusione delle false accuse passandole alle stampa.
(Da: Jerusalem Post, 7.04.09)

La marcia indietro di Zamir

di Herb Keinon
La controffensiva israeliana anti-Hamas nella striscia di Gaza era pienamente giustificata e alcuni isolati casi di vandalismo non fanno certo delle Forze di Difesa israeliane un esercito di criminali di guerra, e gli ufficiali usciti dai corsi preparatori militari più osservanti dal punto di vista religioso generalmente contribuiscono ad un migliore standard di moralità delle forze israeliane. È quanto ha affermato lunedì al Jerusalem Post Danny Zamir, il direttore dell’accademia pre-militare “Rabin“ di Kiryat Tivon.
Le dichiarazioni di Zamir giungono dopo che il Jerusalem Post è venuto in possesso di una copia di un articolo da lui scritto, destinato alla diffusione all’estero, nel quale cerca di rimettere nel giusto contesto il clamore scatenato dalla pubblicazione in tutto il mondo di controverse conversazioni tenute in una sessione di dibattito da parte di nove ex allievi dell’Accademia che avevano partecipato alla campagna dello scorso gennaio nella striscia di Gaza. Quelle conversazioni comprendevano fra l’altro il racconto di due casi in cui dei sodati avrebbero deliberatamente sparato e ucciso palestinesi innocenti e di atti di gratuito vandalismo.
“Tutta la vicenda è schizzata fuori controllo – dice ora Zamir – Da quella che era una discussione interna con alcuni soldati che parlavano di quanto sia difficile e dolorosa una guerra (comprese le sensazioni soggettivi e le voci incontrollate), e che avevo portato all’attenzione dell’esercito perché mi aspettavo che si occupassero delle questioni sollevate, i mass-media internazionali hanno tratto materia per trasformare le Forze di Difesa israeliane in criminali di guerra”.
La trascrizione dei racconti dei soldati, riportata su un bollettino interno dell’Accademia postato su internet, ha scatenato in effetti vastissimo scalpore sui mass-media di tutto il mondo, con una marea di articoli che utilizzavano i racconti di quei soldati come conferma delle accuse mosse a Israele d’aver commesso di crimini di guerra a Gaza.
La settimana scorsa il giudice militare Avichai Mandelblit, dopo l’indagine della polizia militare, ha archiviato l’affare ed scagionato le forze armate spiegando che le presunte “testimonianze” erano tutte basate sul sentito dire senza alcuna testimonianza diretta.Facendo riferimento in particolare ad articoli apparsi sul New York Times, Zamir scrive che “questi articoli, esplicitamente o per insinuazioni, sostengono che vi sarebbe un deterioramento nell’impegno delle Forze di Difesa israeliane verso il proprio codice di condotta morale in combattimento e, per di più, che questo deterioramento scaturirebbe specificamente da una crescita della presenza di soldati e ufficiali religiosi nelle forze armate in generale, e in particolare dal rafforzamento della posizione del rabbino capo militare Avichai Ronsky. Era come se i mass-media fossero tutti così ansiosi di trovare motivi per attaccare le Forze di Difesa israeliane che si sono buttati su una riunione fra nove soldati riuniti al ritorno dal campo di battaglia per condividere le loro esperienze e sensazioni soggettive, e hanno usato quell’unico episodio per trarre conclusioni che sembrano una condanna senz’appello. Il dogma – continua Zamir – ha fatto è premio sulla ponderazione e ha prodotto pericolosi malintesi sulla profondità e complessità della realtà israeliana. I resoconti individuali non erano mai stati fatti con l’idea di servire da base per ampie generalizzazioni e conclusioni sommarie da parte dei mass-media. Vennero pubblicati all’interno, per essere usati dai diplomati e dai loro genitori come strumento da utilizzare nel processo educativo e offrire linee guida alla prossima generazione”.
Zamir, un ufficiale della riserva i cui figli servono nelle forze armate israeliane, dice che se credesse davvero che l’esercito del suo paese è un esercito di criminali di guerra, lui stesso non ne farebbe parte. “E’ importante mettere le cose nel loro contesto, ed è molto difficile spiegare al pubblico americano quanto sia complicata la situazione quaggiù”, aggiunge.
Zamir spiega che non ha modo di sapere se gli incidenti riferiti in quei racconti abbiano effettivamente avuto luogo, anche se ha l’impressione che gli isolati casi di vandalismo descritti dai soldati siano avvenuti davvero. “Penso che alcuni degli atti di vandalismo dentro le case palestinesi siano stati effettivamente fatti, ma bisogna porre tutto nel giusto contesto: ciò non fa di quei soldati dei criminali di guerra. L’operazione a Gaza era del tutto giustificata, le Forze di Difesa israeliane hanno operato in modo chirurgico. Purtroppo in questo genere di operazioni restano uccisi anche dei civili. Le forze israeliane hanno operato in modo tale da cercare di salvaguardare i civili in una delle aree più densamente popolate del mondo. Non è stato impartito nessun ordine di uccidere civili né di eseguire esecuzioni sommarie o cose del genere. Ci sono stati problemi, ma si tratta di problemi che l’esercito è in grado di gestire”.
Ciò che lo ha più disturbato, dice Zamir, è stato un articolo nel New York Times sotto il titolo “Una guerra religiosa nell’esercito di Israele”, in cui si lasciava intendere che sia in corso un vero e proprio kulturkampf fra soldati religiosi e soldati laici. Secondo Zamir, l’articolo dava anche l’impressione che lui personalmente fosse ai ferri corti con Ronsky, una persona che egli considera al contrario un caro amico. “Io rispetto molto i sionisti religiosi – spiega – anche se vi sono differenze tra i nostri modi di vedere circa gli insediamenti e altre cose. Siamo amici. Per usare una metafora che si usa nell’esercito, portiamo tutti la stessa barella. Farci passare per nemici è una brutta cosa, gettare tutti i problemi sulle spalle dei soldati religiosi è semplicemente sbagliato. Anzi – aggiunge – la cosa più sorprendente che succede durante la battaglia e nell’esercito è la stretta cooperazione fra destra e sinistra, fra religiosi e laici. Abbiamo ottimi rapporti, con molto rispetto e fiducia gli uni negli altri”.Zamir afferma che, tanto più numerosi sono i diplomati nelle accademie preparatorie religiose e tanto più numerosi i rabbini istruiti da Ronsky, tanto meglio sarà, “perché tanto più alto sarà il livello morale nell’esercito. I sionisti religiosi sono leader in molti campi, nell’esercito, nelle comunità periferiche, nell’educazione, ed è del tutto sbagliata l’impressionante che viene creata che siano una sorta di ayatollah votati a dominare il mondo. Non è così, e lo dico come uno che è laico e di sinistra”.
Nel 1990 Zamir, allora comandante di una compagnia di paracadutisti riservisti, venne condannato a 28 giorni di cella per essersi rifiutato di garantire la guardia a una cerimonia per la consegna di Rotoli della Torah nella Tomba di Giuseppe a Nablus (Cisgiordania). Un libro del 2004 intitolato “Refusnik: i soldati di coscienza israeliani”, compilato e curato da Peretz Kidron, riporta alcune affermazioni che Zamir scrisse a quell’epoca per spiegare la sua scelta. Oggi Zamir dice che, fino a questi fatti recenti, non sapeva nemmeno di essere citato in quel libro. “Hanno preso qualcosa che scrissi nel 1990 – spiega – e l’hanno inclusa in quel libro senza chiedermi nulla, non lo sapevo nemmeno”. Quella sua scelta, aggiunge, “avvenne prima di Oslo e io pensavo che Israele stesse utilizzando metodi incompatibili con la natura ebraica e democratica dello stato. Sin dal 1992 ho chiarito che non c’è nessuna logica nel rifiutarsi di servire nelle Forze di Difesa israeliane, e lo credo ancora oggi”.Secondo Zamir, chiunque nella sua Accademia preparatoria dica che intende rifiutarsi di fare il servizio militare viene invitato ad andarsene. “Abbiamo il 100% di arruolati, e il 30% dei nostri diplomati diventano ufficiali”, conclude.
(Da: Jerusalem Post, 7.04.09)

Morto lo studente israeliano disperso a L'Aquila

E' stato trovato il corpo dello studente israeliano Hussein Hamada, di 22 anni , del villaggio Kabul in Galilea. Il papà era volato in Italia per partecipare alle ricerche pieno di fiducia sulla sorte del figlio.
Il terremoto ha causato oltre 260 morti e ha raso al suolo interi paesi: migliaia le persone al lavoro per cercare i dispersi, con la speranza che si ripeta il miracolo di ieri quando è stata estratta viva dalle macerie una ragazza di 22 anni.
Il primo ministro israeliano Netanyahu ha offerto al presidente del consiglio Berlusconi tutto l'aiuto che Israele può dare e si è stabilito in un primo contatto l'invio di una squadra di esperti in trauma per portare un soccorso concreto ai feriti gravi.

martedì 7 aprile 2009

A fianco dell'Abruzzo colpito dal disastro.

Solidarietà alla regione italiana colpita dal gravissimo terremoto che l'ha devastata in maniera disastrosa.
48580, NUMERO SMS A SOSTEGNO POPOLAZIONI COLPITE TIM, Vodafone, Wind e 3 Italia, d'intesa con il Dipartimento della Protezione Civile, hanno attivato la numerazione solidale 48580 per raccogliere fondi a favore della popolazione dell'Abruzzo gravemente colpita dal terremoto. Ogni SMS inviato contribuira' con 1 euro, che sara' interamente devoluto al Dipartimento della Protezione Civile.
Chiunque voglia donare del cibo per le popolazioni colpite puo' portare i generi di prima necessita' presso il Banco Alimentare dell'Abruzzo, in via Celestino V (zona nuovo tribunale, tel.335 7750780): il Banco Alimentare, mediante la sua rete di enti e associazioni convenzionati nell'Aquilano, ha gia' iniziato ad inviare i prodotti nelle zone colpite dal terremoto.
il Centro operativo della Protezione Civile presso la Prefettura di Pescara telefonando allo 085 2057631 o contattando il centro istituito presso il Dipartimento Nazionale della Protezione civile 06 68203429. Chiunque fosse interessato a donare sangue, puo' farlo recandosi presso: - Centro Trasfusionale dell'ospedale Santo Spirito di Pescara, via Fonte Romana n. 8 (ingresso pronto soccorso), tel. 085 425268
Per sostenere gli interventi in corso (causale "Terremoto Abruzzo") si possono inviare offerte a Caritas italiana tramite il conto corrente postale 347013 o tramite Unicredit Banca Roma (Iban IT38 K03002 05206 000401120727).
Offerte tramite
Intesa Sanpaolo (filiale di via Aurelia 796, Roma - Iban: IT19 W030 6905 0921 0000 0000 012),
Allianz Bank (filiale di via San Claudio 82, Roma - Iban: IT26 F035 8903 2003 0157 0306 097), Banca Popolare Etica (filiale di via Parigi 17, Roma - Iban: IT29 U050 1803 2000 0000 0011 113)
e CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana (06 66177001)

lunedì 6 aprile 2009

Terremoto in Abruzzo

Anche Israele, per voce del suo ministro degli Esteri Lieberman, si è detto pronto a fornire tutto l'aiuto possibile all'Italia colpita dal tragico terremoto della notte scorsa. Tra i dispersi ci sono anche 4 cittadini israeliani, giovani che frequantavano l'università de L'Aquila e dei quali ancora non si hanno notizie.

domenica 5 aprile 2009

Infondate le notizie di brutalità dei soldati israeliani

Dopo accurate indagini della Polizia Militare e dell'Ufficio della'Avvocatura Militare, è emerso quanto era ovvio: i soldati israeliani non hanno commesso crimini contro i civili a Gaza.
Le dichiarazioni di brutalità da parte di presunte regole di ingaggio troppo permissive si sono rivelate completamente infondate.
Lo ha detto con sollievo il Capo di Stat Maggiore Gabi Ashkenazi oggi in una comferenza stampa.
Il tutto era emerso dalle dichiarazioni di alcuni soldati riportare poi dal quotidiano Haaretz, secondo i quali in vari episodi i superiori avevano autorizzato i loro sottoposti ad aprire il fioco inmaniera indiscriminata contro i civili palestinesi.

L’eco di Sharon nella voce di Lieberman

di Herb Keinon
Chi pensava che il ministero degli esteri israeliano avrebbe ammorbidito il suo nuovo titolare o che l’avrebbe reso più diplomatico ha avuto mercoledì una bella delusione, quando Avigdor Lieberman ha dato al mondo un primo assaggio di cosa ha in serbo: ha in serbo un ministro degli esteri che respinge completamente le politiche dei precedenti governi, convinto com’è che le concessioni fatte da Israele negli ultimi 15 anni non abbiano né avvicinato il paese alla pace, né migliorato la sua posizione internazionale, e che sia dunque necessario un approccio totalmente nuovo. Un ministro degli esteri, inoltre, che dice senza peli sulla lingua ciò che pensa, anche a costo d’essere poco diplomatico.Prendendo completamente alla sprovvista lo staff del ministero, che per lo più si aspettava la consueta cerimonia d’investitura con le solite banali amenità, Lieberman ha trasformato il passaggio di consegne in un podio dal quale ha semplicemente ribaltato la politica diplomatica israeliana degli ultimi due anni e ha annunciato l’abbandono del processo di Annapolis.Certo, il processo di Annapolis non stava portando da nessuna parte e lo stesso presidente Usa Barack Obama aveva decisamente smesso di parlarne. E tuttavia è stato molto “alla vecchio Lieberman” il modo con cui il neo ministro ha “sbattuto in faccia” a tutti questa realtà, dicendo sostanzialmente al ministro uscente Tzipi Livni, che lo ascoltava seduta sul palco, che le politiche da lei impersonate promosse nei due anni scorsi erano inutili e verranno gettate dalla finestra.
Ma c’era qualcos’altro di molto evidente, mercoledì, al ministero degli esteri israeliano, ed era un ritorno alla politica pre-disimpegno dell’allora primo ministro Ariel Sharon. Cosa ha detto in sostanza Lieberman? Ha detto che il disimpegno è stato un fallimento, come lo è stato Annapolis e come lo sono state tutte le generose concessioni che l’ex primo ministro Ehud Olmert dice d’aver offerto ai palestinesi negli ultimi due anni. Lieberman ha detto che nulla di tutto ciò ha minimamente avvicinato la pace, ed anzi l’ha allontanata ancora di più.Ma ha ribadito fedeltà alla Road Map, dicendo che quello è un documento vincolante per il governo israeliano. Ora, qual è il titolo esatto della Road Map? È piuttosto interessante ricordare che il suo titolo è “Una Road Map, imperniata sui risultati, verso una soluzione a due-stati del conflitto israelo-palestinese”Lieberman può anche buttare nella spazzatura Annapolis, ma dichiarandosi impegnato dalla Road Map accetta nel contempo la soluzione due popoli-due stati, giacché quella è la prospettiva verso cui muove la Road Map.
Ma, anche qui riecheggiando Sharon, Lieberman dice che la Road Map deve essere attuata alla lettera, e che deve essere attuata fase per fase, come prevede il testo. Il che significa che i negoziati su un accordo finale devono aver luogo (così dice la Road Map) alla fine del percorso, e non all’inizio: non prima che il terrorismo sia stato sradicato, non prima che siano state create affidabili istituzioni di governo palestinesi, non prima che i palestinesi abbiano dimostrato reali capacità di gestire ordine e sicurezza.
Con una mossa che non sembra essere stata coordinata con il primo ministro Binyamin Netanyahu, Lieberman ha affossato il quadro diplomatico degli ultimi due anni a favore di quello adottato da Sharon nel 2003. Davvero nulla di realmente sorprendente, se si considera che due dei suoi consiglieri diplomatici sono Danny Ayalon¸ che fu il fidato ambasciatore di Sharon negli Usa, e Dov Weisglass, il consigliere diplomatico più vicino a Sharon.
(Da: Jerusalem Post, 2.04.09)

giovedì 2 aprile 2009

Vergogna per la Rai!

Nel giornale radio delle 12.30 di Radio 2 Rai, il giornalista che riferiva della notizia dell'ATTENTATO di oggi a Bat Ayn dove un ragazzo israeliano è stato TRUCIDATO a colpi di accetta da un PALESTINESE si è assistito ad una tragica pantomima: il suddetto giornalista ha impiegato diversi minuti per dire che "un ragazzo nell'insediamento dei coloni di Bat Ayn è RIMASTO UCCISO sembra per mano di un uomo, un palestinese probabilmente, forse sorpreso a rubare in un appartamento"....
Gli israeliani RIMANGONO UCCISI mentre i palestinesi SONO UCCISI: è quesrto il modo in cui vengono "propinate" ormai le notizie in un mondo asservito alla causa palestinese a prescindere!
Se fosse stato l'inverso ci sarebbero state parole pesantissime all'indirizzo dei "cattivissimi" israeliani....
A quando potremo avere obiettività e giustizia nel modo di riferire le notizie su Israele? Solo il mitico Claudio Pagliara riesce a fare il suo lavoro onestamente e in maniera obiettiva.

Attacco terroristico palestinese!


Un palestinese stamattina ha TRUCIDATO un ragazzo di 16 anni e ferito un bambino di 7 a colpi di accetta nell'insediamento di Bat Ayn in Cisgiordania.

Un abitante dell'insediamento ha ingaggiato una colluttazione con lui riuscendo a disarmarlo e dei vicini hanno tentato di sparargli, ma il criminale è comunque riuscito a fuggire.

Il ragazzo ucciso aveva cercato scampo in una casa ma le ferite erano talmente gravi che i medici non sono riusciti a salvarlo. Il bambino ferito invece è stato selvaggiamente colpito al cranio con l'accetta ma i medici non si dicono preoccupati.