Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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Sempre con Israele!!!

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martedì 30 giugno 2009

Alziamo la voce

Alziamo la voce
È ora di dire basta all’atteggiamento vergognoso dell’Italia,dell’Europa, degli Stati Uniti, della Croce Rossa e delle Nazioni Unite sul caso di Gilad Shalit, il soldato israeliano, che è anche cittadino francese, rapito tre anni fa in territorio israeliano dai terroristi di Hamas quando non aveva ancora vent’anni. A fronte di un gesto efferato ispirato dalla negazione del diritto alla vita del popolo ebraico, assistiamo proprio in queste ore allo svolgimento dei Giochi del Mediterraneo a Pescara con la partecipazione di tutti i paesi arabi ed islamici che predicano l’annientamento di Israele e che pertanto non vogliono averci nulla a che fare. E noi italiani, europei e occidentali, noi patria dei diritti fondamentali dell’uomo che ci facciamo in quattro per accogliere e difendere tutte le vittime vere o presunte delle dittature, delle guerre e della disperazione, che facciamo? Ci prostriamo agli ordini dei terroristi e dei tiranni islamici escludendo la presenza di Israele. Abbiamo confermato per l’ennesima volta questa sudditanza ideologica con la dichiarazione del vertice dei ministri degli Esteri del G8 conclusosi a Trieste il 26 giugno in cui, da un lato, non si è condannato il regime nazi-islamico iraniano per la sanguinosa repressione della rivolta popolare esplosa all’indomani delle elezioni presidenziali e, dall’altro, si è sostenuto la volontà di continuare a dialogare con Ahmadinejad, come se non sapessimo che da anni il nuovo Hitler viola sfacciatamente le risoluzioni dell’Aiea, l’Agenzia Internazione per l’Energia Atomica, mirando alla costruzione della bomba nucleare ed affermando pubblicamente l’intenzione di eliminare Israele dalla carta geografica. Eppure noi più di altri, noi che abbiamo sì partorito la democrazia ma anche prodotto l’Olocausto, dovremmo sapere che a furia di dialogare con chi disconosce i valori non negoziabili che sostanziano l’essenza della nostra umanità e della nostra civiltà, finiamo inesorabilmente per soccombere di fronte all’arbitrio di chi ha una concezione formalistica e strumentale del dialogo e della convivenza, perseguendo l’obiettivo di imporre la propria visione ideologica del mondo e della vita costi quel che costi.

Gaza evacuata
È importante ricordare che quando nel 2006 fu rapito Gilad, Gaza era già stata totalmente evacuata sia dall’esercito israeliano sia dai coloni ebraici. Era quindi un territorio palestinese libero, sottomesso per libera scelta dei palestinesi alla dittatura dei terroristi di Hamas che, se avessero avuto veramente a cuore le sorti del proprio popolo, avrebbero potuto e dovuto utilizzare i generosi aiuti internazionali, tra cui primeggiano quelli dell’Unione Europea, per emanciparlo dalla miseria favorendo la costituzione di un sistema economico produttivo che valorizzi la piccola e media impresa e diffonda l’occupazione. Invece i terroristi di Hamas, accecati dall’odio ideologico nei confronti di Israele e degli ebrei, che trae ispirazione dal Corano e dalla lettura distorta della storia recente, si sono preoccupati essenzialmente di dotarsi di migliaia di razzi Kassam con cui hanno bombardato le città israeliane e di costruire dei tunnel sotterranei lungo la frontiera con l’Egitto per contrabbandare le armi e gli esplosivi.

L’operazione
Fu così che il 25 giugno 2006 Gilad, che compirà 23 anni il prossimo 28 agosto, venne rapito a Kerem Shalom, in territorio israeliano, da terroristi di Hamas che partendo da Gaza, fecero irruzione sbucando da un tunnel sotterraneo, uccidendo due soldati israeliani e ferendone altri quattro. Diciasette giorni dopo dal Libano meridionale, anche in questo caso territorio libero e sovrano interamente evacuato dall’esercito israeliano, un commando di terroristi libanesi sciiti dell’Hezbollah si spinsero in territorio israeliano e rapirono i soldati Eldad Reghev e Ehud Goldwasser. I loro corpi sono stati restituiti il 16 luglio 2008 in cambio di terroristi detenuti nelle carceri israeliane.
Nelle tanto deprecate carceri israeliane la Croce Rossa internazionale accede regolarmente e stila dei rapporti infuocati che hanno convinto l’Unione Europea che Israele sarebbe lo Stato che più di altri al mondo violerebbe i diritti fondamentali dell’uomo, affiancato - guarda caso - dallo Stato del Vaticano! Eppure l’Unione Europea tace sul fatto che da tre anni i terroristi di Hamas non abbiano consentito alla Croce Rossa internazionale di visitare Gilad. E tace anche la Croce Rossa assumendo un comportamento quantomeno sbilanciato, in cui ciò che si richiede e si ottiene da Israele non vale per i suoi nemici. Una disparità di trattamento che accredita il presupposto che da una nazione civile si può pretendere tutto e si può al tempo stesso denunciarla anche se infondatamente dei peggiori crimini contro l’umanità, mentre da gente incivile che disconosce aprioristicamente la sacralità della vita, la dignità della persona e la libertà di scelta, ci si deve limitare ad assecondarla. Siamo arrivati al punto in cui collochiamo Israele sul banco degli imputati accusandolo delle peggiori nefandezze mentre siamo dialoganti e disponibili con i terroristi e i tiranni islamici.
Osserviamo con disincanto il fatto che Israele accetta e favorisce lo scambio dei corpi senza vita dei propri connazionali assassinati dai terroristi, pur di garantire loro una degna sepoltura e consentire ai propri cari di ricongiungersi seppur in un abbraccio spirituale, con la scarcerazione di migliaia terroristi che hanno le mani sporche del sangue di innocenti. È accaduto ripetutamente in passato e sembra che anche per il rilascio di Gilad si stia trattando in questa direzione con la mediazione dell’Egitto. Mi domando come facciamo noi, che coltiviamo il valore dell’inalienabilità del bene della vita come il pilastro della nostra umanità e della nostra civiltà, a non identificarci totalmente nella posizione di Israele e a schierarci dalla parte di chi oltraggia la sacralità della vita? Che orrore leggere ieri sulle pagine di Libero che nei siti dei terroristi islamici si è legittimato il cannibalismo se si tratta di mangiare la carne dei soldati americani catturati, a condizione che prima vengano sgozzati e dissanguati come si fa con l’animale da macello, ispirandosi a quanto disse il condottiero islamico Khalid bin Al Walid durante la battaglia di Yarmuk: «Siamo un popolo che beve sangue e sappiamo che non c’è sangue più prezioso di quello bizantino».

Mostri disumani
Basta! Diciamo basta alla connivenza con questi mostri di disumanità! Affranchiamoci dalla schiavitù ideologica che ci ha fin qui portato a consegnarci in pasto alla ferocia di persone trasformate in robot della morte. Plaudo all’iniziativa del sindaco di Roma Gianni Alemanno che mercoledì prossimo in Campidoglio conferirà la cittadinanza onoraria a Gilad, sostenendo «Roma ha un cittadino in più, un cittadino prigioniero». Gilad è un cittadino prigioniero di tutte le nostre città, la sua causa ci appartiene profondamente. Lancio un appello al Parlamento Europeo affinché consideri Gilad, che ha il passaporto francese, cittadino onorario dell’Europa, affinché adotti la sua causa come emblema del diritto inalienabile alla vita e alla libertà. Salviamo il soldato Gilad per salvare noi stessi dal baratro del nichilismo in cui siamo sprofondati, facciamo dell’impegno a salvare la vita a Gilad l’occasione per recuperare il valore della sacralità della vita, salvando la nostra umanità e la nostra civiltà.

Magdi Cristiano Allam

Deputato Udc al Parlamento Europeo

lunedì 29 giugno 2009

I vermi di militia....

colpiscono ancora.
Col favore delle tenebre, i sorci escono dalle fogne e così affiggono i loro schifosi striscioni deliranti contro gli ebrei.
Dialettica da squinternati mentali e appoggio al dittatore di Teheran: non c'è che dire, un connubio "esplosivo"...
E' accaduto la notte scorsa a Roma: su uno dei ponti della tangenziale, dove spesso capita di leggere le loro farneticazioni dovute sicuramente al mancato uso dei neuroni fin dalla tenera età, hanno fatto la comparsa alcuni striscioni rivoltanti contro gli ebrei e in appoggio ad ahmadinejad.
La Digos sta indagando in proposito.

Gilad Shalit

La sera del 1° luglio, alle ore 20,30 i genitori di Gilad Shalit , rapito tre anni fa da Hamas (di cui inspiegabilmente la Croce Rossa Internazionale non si preoccupa), ritireranno la cittadinanza onoraria conferita dalla città di Roma al figlio, che diventa così cittadino italiano, di cui i diplomatici italiani sono tenuti a chiedere la liberazione.

Invitiamo gli amici che vogliono testimoniare la propria solidarietà alla famiglia Shalit a tenere la foto di Gilad con sè tutta la giornata, e fra le ore 20,30 e 21.00 fermare un minuto la conversazione, ovunque essi siano, e raccontare ai propri interlocutori e alla propria famiglia la storia di Gilad

giovedì 25 giugno 2009

Gilad Shalit: terzo anno di rapimento.


Sono passati tre anni dal 25 giugno del 2006, quando i criminali di hammazz scavando come topi di fogna, entrarono in Israele, uccisero due soldati, ne ferirono altri quattro e rapirono Gilad.

Da allora, a parte le loro oscene pretese di liberazione di migliaia di terroristi, non hanno fatto sapere nulla sulle condizioni di Gilad. Non hanno permesso che la Croce Rossa Internazionale potesse vederlo, nè hanno dato seguito agli appelli della Francia (Gilad è anche cittadino francese) per la liberazione del giovane militare.

I genitori del ragazzo hanno fatto di tutto per far si che non venisse dimenticato, hanno piantato una tenda davanti la residenza del premier Olmert affinchè l'opinione pubblica israeliana e il governo ricordassero sempre che Gilad è ancora in mano ai terroristi e non deve fare la fine di Ehud Goldwasser e Eldad Regev, i due militari israeliani rapiti nel nord di Israele dai criminali terroristi di hezbollah e morti subito dopo.

Guardare....e capire....

http://www.indavideo.hu/video/Meseld_el__



questo video non ha bisogno di commenti: è la trasposizione di quanto realmente accaduto agli ebrei e di cosa sta tornando ad accadere...

N.B. se non funziona il link, provare a copiare e incollare l'indirizzo di qui sopra e a inserirlo nella propria barra degli indirizzi.

Assad insiste: terra in cambio di pace.

Il dittatore siriano Assad continua a ripetere che ci sarà pace solo in cambio di terra.
Sembra dunque non aver capito che le cose sono cambiate e che Israele non ci sta più a farsi prendere per il culo da dittatorelli nazifascisti e fomentatori del terrorismo internazionale.
Sembra che le parole del premier israeliano Netanyahu non sono state comprese "non ci saranno concessioni di terre: la pace si fa in cambio della pace!".
Eppure sono molto chiare, non ci sono messaggi nascosti o reconditi, basta con lo sproloquio ossessivo di cosa deve fare Israele: è ora di parlare di cosa DEVONO fare gli arabi, è ora di parlare del fatto che DEVONO riconoscere il diritto all'esistenza di Israele in pace e in sicurezza, è ora che riconoscano Israele come stato ebraico (che poi dico io, che sarà mai uno stato ebraico grande come la Sicilia o poco più, abitato da 5 milioni di ebrei e letteralmente CIRCONDATO da stati arabi e da diverse centinaia di milioni di mussulmani? Che fastidio può dare uno stato così piccolo e con così pochi abitanti? Di cosa hanno paura i mussulmani?)!!!
Assad (proprio lui) in una conferenza stampa in Grecia ha dichiarato che "non esiste attualmente un partner israeliano con il quale si possa parlare di pace"! La faccia tosta degli arabi non conosce pudore: dopo che per cento anni hanno fatto di tutto per sterminare gli ebrei vengono a dire simili idiozie!

martedì 23 giugno 2009

Israele vuole liberare Gilad Shalit

Il governo di Gerusalemme è deciso a fare di tutto per liberare il caporale rapito 3 anni fa dai criminali terroristi di hammazz.
Parlando con il generale egiziano Muhammad Ibrahim, giunto in giornata a Tel Aviv per discutere della cosa, Israele si e detto pronto a liberare diverse centinaia di prigionieri (esponenti del movimento terroristico di hammazz).
Gli israeliani stanno ancora aspettando che giunga una risposta alla lettera che i genitori di Gilad (Aviva e Noam) avevano scritto al figlio, per capire che il ragazzo sia ancora in vita.
FREE GILAD SHALIT!!!!

Agghiacciante!!!!

Ancora una volta la "superiore" cultura islamica impartisce a noi poveri e insulsi occidentali l'ennesima "lezione".
Questa volta a salire in cattedra è una donna egiziana, avvocatessa, che afferma, davanti alle telecamere dell'emittente Al-Arabiya, che i "giovani mussulmani debbono violentare le donne israeliane" come nuova forma di resistenza.
Seguite fino in fondo la rivoltante intervista fatta dal compiaciuto giornalista, a questa sottospecie di avvocato: "abbeveratevi" anche voi a questa nuova fonte di "saggezza" islamica e poi prendetevi una compressa contro il vomito!

http://dailymotion.virgilio.it/video/x9evwm

sabato 20 giugno 2009

“È la reciprocità, stupido”

di Evelyn Gordon
Molti sono comprensibilmente perplessi di fronte al rifiuto di congelare le attività edilizie negli insediamenti già esistenti. A prima vista, sembra una posizione completamente illogica: perché mai Israele dovrebbe rischiare uno scontro diplomatico con il suo unico vero alleato soltanto per aumentare al massimo di qualche altro migliaio i quasi trecentomila coloni in Cisgiordania?La risposta, naturalmente, è che il punto non sono quelle poche migliaia di persone. Ciò che è in gioco, qui, è un principio: la reciprocità. Vale a dire: che non si fanno concessioni senza ricevere qualcosa di concreto in cambio. E le amare esperienze del contrario fatte in passato sono esattamente il motivo per rifiutarsi di farlo ancora.
L’esperienza è iniziata con la risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, fondamento di ogni successivo piano “terra in cambio di pace”. Quella risoluzione richiedeva che Israele si ritirasse “da territori” conquistati nella guerra del 1967, non “dai” o “da tutti” i territori. Secondo l’estensore della risoluzione, l’ambasciatore britannico Lord Caradon, quel testo fu deliberatamente scelto per premettere a Israele di conservare alcune parti del territorio conquistato giacché le linee armistiziali del 1949-‘67 non erano difendibili. Come ebbe a spiegare più tardi, “sarebbe stato sbagliato richiedere che Israele tornasse sulle posizioni del 4 giugno 1967 giacché quelle posizioni erano controindicate e artificiali” (di fatto furono appunto quelle linee che favorirono lo scoppio di più guerre arabo-israeliane). Arthur Goldberg, all’epoca ambasciatore americano all’Onu, confermò: “Riguardo al ritiro, era rilevante l’omissione nient’affatto accidentale delle parole ‘dai’ o ‘da tutti’: la risoluzione parla di un ritiro, senza definire l’estensione di tale ritiro”. Israele sottoscrisse la 242 nella convinzione che, accettando di concedere parte o gran parte delle terre, si sarebbe guadagnato il sostegno internazionale a conservare le rimanenti aree necessarie per creare confini difendibili. E nel 1982, infatti, lasciò il 90% del territorio conquistato nel 1967. Ma la reciprocità si volatilizzò rapidamente: oggi nessun paese al mondo, nemmeno gli Stati Uniti, riconosce il diritto di Israele (sancito dalla 242) di conservare una parte dei territori. Quel che rimane sul tappeto sono solo gli obblighi previsti per Israele.
Rapido salto in avanti fino agli Accordi di Oslo del 1993, in base ai quali Israele lasciò gran parte della striscia di Gaza più le sei maggiori città palestinesi di Cisgiordania, e promise ulteriori ritiri in cambio della promessa palestinese di porre fine a violenze e terrorismo. Invece, nei trenta mesi successivi i palestinesi uccisero più cittadini israeliani che in tutto il decennio precedente. Tuttavia, anziché premere sui palestinesi perché mantenessero le loro promesse, il mondo chiedeva a Israele di fare ulteriori concessioni. E Israele acconsentì: lasciò gran parte di Hebron (1997), firmò l’Accordo di Wye Plantation (1999), infine offrì ai palestinesi più del 90% dei territori, comprese parti di Gerusalemme, al summit di Camp David del 2000. Così scoprì ancora una volta che i suoi impegni erano considerati vincolanti, mentre gli impegni reciproci della controparte svanivano velocemente.
Due mesi dopo Camp David, scoppiava l’intifada. Nei cinque anni successivi i palestinesi uccisero più israeliani che in tutti i 52 anni precedenti, usando le terre cedute da Israele come basi paramilitari. Dal momento che Bill Clinton, il mediatore a Camp David, aveva attribuito ai palestinesi la responsabilità per il fallimento dei negoziati, e dal momento che erano stati i palestinesi a scatenare le violenze, Israele naturalmente si aspettava che il mondo esigesse finalmente dai palestinesi che onorassero i loro impegni. E invece il mondo pretese di nuovo ulteriori concessioni da Israele (cosa che fece, a Washington e a Taba nel 2000-2001), condannando nel frattempo qualunque sforzo facesse Israele per difendersi: dai posti di blocco, agli arresti, alle uccisioni mirate, fino alla barriera difensiva. Per di più la posizione e l’immagine del paese sulla scena internazionale non faceva che colare a picco: in un sondaggio del 2003, ad esempio, gli europei definivano Israele la peggiore minaccia alla pace nel mondo. Quindi la ricompensa promessa per le concessioni offerte a Camp David, vale a dire il sostegno internazionale, di nuovo si dileguava proprio nel momento in cui Israele ne aveva più bisogno. Ma le concessioni rimanevano, diventando il punto di partenza obbligatorio per ogni successivo negoziato.
Poi venne il disimpegno unilaterale. Nel 2005 vennero sgomberati 25 insediamenti israeliani, fra striscia di Gaza e Cisgiordania settentrionale, e le Forze di Difesa israeliane lasciarono completamente la striscia di Gaza. In cambio a Gerusalemme venne promesso sia il sostegno internazionale, sia la riaffermazione – con la lettera di George W. Bush dell’aprile 2004 – del mancato impegno americano del 1967 di sostenere modifiche alle linee del 1949.
Ma, di nuovo, entrambe le “ricompense” si dissolsero presto. Quando il disimpegno si tradusse in lanci quotidiani di razzi da Gaza sui civili israeliani, il mondo reagì condannando Israele per il suo sforzo di difendersi.
È Israele, non Hamas, che l’Onu sta indagando per crimini di guerra, e sono ufficiali delle Forze di Difesa israeliane, non i capi di Hamas, quelli che rischiano addirittura l’arresto in alcuni paesi europei.
Di più. Il presidente Usa Barack Obama si è affrettato ad revocare la lettera di Bush, come dimostra la sua richiesta di congelare totalmente gli insediamenti: se sostenesse il mantenimento futuro di certi insediamenti sotto controllo israeliano, non vi sarebbe ragione di opporsi a qualunque attività edilizia anche all’interno di quegli insediamenti, e non solo all’esterno di essi.
In breve, ogni volta che Israele ha fatto concessioni concrete in cambio di promesse, quelle promesse si sono rivelate degli assegni a vuoto, quando si è trattato di riscuoterle: lasciando Israele in condizioni peggiori, in termini di sicurezza e di relazioni internazionali, di quanto non fosse prima d’aver fatto le concessioni. Questa amara esperienza è esattamente il motivo per cui è stato eletto Netanyahu, il cui slogan era “se danno, otterranno; se non danno, non otterranno”.E un congelamento degli insediamenti sarebbe una concessione decisamente reale. Innanzitutto, appunto perché il mondo si oppone a modifiche delle linee del 1949, la sola speranza di mantenere le aree considerate di vitale importanza è trasferirvi abbastanza gente da rendere irrealistico il loro sradicamento. In questo senso, quelle poche migliaia di coloni in più possono fare la differenza. In secondo luogo, il congelamento invierebbe il messaggio che persino Israele considera quelle aree negoziabili, e che quella di avere confini difendibili non sia una pregiudiziale. Infine, il congelamento innescherebbe uno scontro traumatico con gli israeliani che vivono negli insediamenti. Come ha dimostrato il disimpegno del 2005, Israele non teme questo scontro se si aspetta in cambio vantaggi concreti. Ma nessuna società rischierebbe un tale trauma senza averne nessun beneficio.
E Obama non ha offerto nulla, a parte parole vuote circa il fatto che il congelamento “faciliterebbe” la pressione sull’Iran e progressi arabi verso la normalizzazione dei rapporti con Israele. Nulla di preciso su che genere di pressioni e che genere di progressi; nessuna garanzia che tutto ciò si realizzi veramente. Se Obama avesse offerto qualcosa di concreto – ad esempio un impegno pubblico da parte araba a misure specifiche di normalizzazione, o un impegno pubblico da parte del Consiglio di Sicurezza per azioni specifiche verso l’Iran entro una data precisa – insieme al patto che il congelamento degli insediamenti verrebbe sospeso se tali promesse venissero tradite, allora Netanyahu avrebbe quasi sicuramente accettato. Ma Obama non ha proposto nulla di simile, e Israele ne ha abbastanza di fare concessioni in cambio di vuote promesse.

(Da: Jerusalem Post, 11.06.09)

giovedì 18 giugno 2009

La mosca nel caffè!

Il Conflitto nel Medio Oriente spiegato con una parabola.

Cosa succede quando una mosca cade in una tazzina di caffè:
l'italiano getta la tazzina di caffè e si allontana incazzato;
il francese getta via la mosca e beve il caffè;
il russo beve il caffè con la mosca che e' un extra gratis;
il cinese mangia la mosca e getta via il caffè;
l'israeliano toglie la mosca dal caffè, vende il caffè al francese, la mosca al cinese, ordina un altro caffè e investe i soldi rimasti nella ricerca di un metodo per prevenire la caduta di mosche nel caffè.
Il palestinese accusa l'israeliano per la caduta della mosca nel suo caffè, protesta presso l’ONU per l'atto di aggressione, chiede un prestito all'Unione Europea per una nuova tazza di caffè, usa invece i soldi per l'acquisto di esplosivo per far saltare in aria il bar dove l'italiano, il francese, il cinese ed il russo cercano di spiegare all'israeliano perchè dovrebbe dare la sua tazza di caffè al palestinese.

No alla candidatura di Farouk Hosni come direttore dell'UNESCO!!!! Chi odia e vuole bruciare i libri non può rivestire alcun incarico!!!!

Petizione internazionale: Opponiamoci alla candidatura di Farouk Hosni come Direttore Generale dell'Unesco!
Chi potrebbe immaginare che qualcuno che difende i roghi dei libri potrebbe gestire l'organizzazione internazionale che protegge l'eredità della civiltà mondiale? Questo è quello che accadrebbe se Farouk Hosni, l'uomo selezionato dall'Egitto per diventare Presidente dell'Unesco, venisse scelto.
Tra le sue dichiarazioni oltraggiose: "Brucierei personalmente libri israeliani se ne trovassi nelle librerie in Egitto" e molte altre di questo tenore. L'UNESCO è stata creata per unire e rafforzare l'umanità e la sua cultura. Quindi una persona che invita ad uno dei più gravi crimini contro la cultura e la civiltà non può esserne il leader.
Per vedere la pubblicità della campagna dell'ADL(Anti-Defamation League):
Firma la nostra lettera ai leaders dell'UNESCO:
Il Ministro della Cultura Egiziano, Farouk Hosni, non è il candidato giusto per occupare il posto di Presidente dell'UNESCO, l'Organizzazione scientifica, educativa e culturale delle Nazioni Unite.
Il sig.Hosni ha frequentemente dimostrato come non sia capace di seguire lo scopo fondamentale per cui è stata creata l'UNESCO: "contribuire alla pace ed alla sicurezza contribuendo alla collaborazione tra le nazioni in maniera culturali e scientifiche, per raggiungere il rispetto universale della giustizia, della legge, dei diritti umani e delle libertà fondamentali comuni a tutti i popoli del mondo..."
Come Ministro della Cultura Egiziano, il sig.Hosni si è frequentemente opposto alla diffusione dell'importante cultura israeliana e ha creato una barriera insormontabile per gli scambi culturali tra l'Egitto ed Israele. Non soltanto si oppone a qualunque tentativo di scambio tra l'Egitto ed Israele, ma promuove l'odio per la cultura e per il popolo di Israele impedendo la pacificazione possibile tra il popolo egiziano e quello israeliano.
Questo è un esempio della sua retorica di odio:"Brucierei personalmente libri israeliani se ne trovassi nelle librerie in Egitto".
Gli Stati membri hanno bisogno che il Direttore Generale che gestisce l'UNESCO sia una persona che diffonda il rispetto e sostenga il carattere multiculturale della Comunità Internazionale.
Sinceramente,Anti-Defamation League

lunedì 15 giugno 2009

Netanyahu: “Sì a uno stato palestinese smilitarizzato”

Nell’atteso discorso di domenica sera sulla politica estera al Centro Begin-Sadat di Studi Strategici dell’Università Bar Ilan, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si è pronunciato a favore della creazione di uno stato palestinese smilitarizzato accanto a Israele, ma solo se i palestinesi riconosceranno la natura di Israele come stato ebraico.
Netanyahu ha detto di condividere la visione espressa dal presidente Usa Barack Obama nel discorso del Cairo del 4 giugno, precisando tuttavia che la Shoà non è la ragione per cui è stato creato lo stato ebraico. Al contrario, ha detto Netanyahu, se lo stato d’Israele fosse già esistito come da tempo era stato preconizzato e promesso, la Shoà sarebbe stata ben diversa.
Il primo ministro israeliano ha detto che la soluzione del problema dei profughi palestinesi e loro discendenti dovrà essere trovata al di fuori dei confini d’Israele, e ha fatto un parallelo con le centinaia di migliaia di ebrei espulsi dai paesi arabi dove erano nati, ed accolti in Israele.
Netanyahu ha anche detto che Gerusalemme dovrà restare una città unita, nel rispetto dei diritti religiosi di tutti.
Israele, ha detto, non costruirà nessun nuovo insediamento né aggiungerà altre terre agli insediamenti che già esistono (in Cisgiordania).
“La pace è sempre stata il nostro obiettivo – ha esordito Netanyahu – I nostri profeti hanno sempre prefigurato la pace. Noi ci salutiamo l’un l’altro dicendo ‘shalom’, le nostre preghiere terminano con la pace.
Appoggio l’idea di una pace regionale indicata da Obama – ha continuato Netanyahu, dichiarandosi disposto a incontrare qualunque leader arabo ovunque desiderino. “Mi rivolgo ai leader arabi: facciamo la pace, sono pronto – ha detto – Sono disposto ad andare a Damasco, a Riad, a Beirut, in nome della pace, per un incontro in qualunque momento”.
Netanyahu ha messo in guardia dalla minaccia proveniente dall’Iran: “La più grande minaccia per Israele, per il Medio Oriente e per tutta l’umanità – ha detto – è costituita dal collegamento fra islamismo estremista e armamenti nucleari”.
Netanyahu ha chiesto ai palestinesi di “avviare immediatamente colloqui di pace senza precondizioni”.
Facendo riferimento al “pesante tributo” di sangue causato dal conflitto tuttora in corso, e ricordando la morte di suo fratello Yonatan (caduto nella liberazione degli ostaggi a Entebbe, 1976), Netanyahu ha affermato: “Io non voglio la guerra, nessuno in Israele vuole la guerra”. E ha continuato: “Se i vantaggi della pace sono così evidenti, dobbiamo chiederci: perché la pace è ancora così lontana? Cos’è che fa durare il conflitto da più di sessant’anni? Dobbiamo andare alla radice di questo scontro. Permettetemi di usare le parole più semplici e schiette: la radice dello scontro sta nel rifiuto di riconoscere Israele come stato ebraico. L’originario rifiuto arabo fu contro uno stato ebraico in qualunque luogo ed entro qualunque confine, ben prima della presenza israeliana in Cisgiordania. Più andiamo vicini a un accordo coi palestinesi, più esso viene respinto lontano. Abbiamo tentato il ritiro con accordo e il ritiro senza accordo; abbiamo tentato un ritiro parziale e abbiamo offerto un ritiro quasi totale; abbiamo sradicato coloni ebrei dalle loro case e per tutta risposta abbiamo ricevuto ondate di missili. Purtroppo anche i palestinesi moderati non sono disposti a fare la dichiarazione più semplice: Israele è lo stato nazionale ebraico e rimarrà tale. Per arrivare alla pace sono necessari coraggio e onestà da entrambe le parti. I dirigenti palestinesi devono dire, a noi e alla loro gente: basta con questo conflitto, riconosciamo il diritto di Israele di esistere e vogliamo vivere al suo fianco”.“Il riconoscimento pubblico da parte palestinese di Israele come stato nazionale ebraico è il prerequisito per una pace regionale – ha dichiarato Netanyahu, ricordando che comunque “nel cuore di Israele vive una grande comunità di palestinesi”.
Sottolineando la sua intenzione di veder esistere pacificamente, a fianco di Israele, uno stato palestinese smilitarizzato, Netanyahu ha detto: “In nome della pace, bisogna garantire che i palestinesi non abbiamo armi né la possibilità di stringere patti con forze ostili. Chiediamo agli Stati Uniti di impegnarsi affinché nell’accordo finale il territorio palestinese sia smilitarizzato. Senza di ciò, prima o poi avremmo un altro ‘Hamastan’, un altro stato terrorista, e questo Israele non lo può accettare”.
Ha poi aggiunto: “Ho detto a Obama che, se concordiamo sulla sostanza, le parole contano poco. Se riceveremo un impegno per il riconoscimento palestinese di Israele come stato ebraico e per uno stato palestinese smilitarizzato, allora potremo arrivare a un accordo finale”.“Nel frattempo non c’è intenzione di creare nuovi insediamenti né di espandere le comunità già esistenti, pur non ostacolando le necessità naturali dei coloni che vi abitano, che non sono dei nemici”.“I palestinesi – ha concluso il primo ministro israeliano – devono decidere tra la via della pace e la via di Hamas. Israele non negozierà con un gruppo che invoca la distruzione di Israele, e che non ha nemmeno permesso alla Croce Rossa di vedere il nostro soldato Gilad Schalit tenuto in ostaggio”.

(Da: Jerusalem Post, YnetNews, 14.06.09)

lunedì 8 giugno 2009

Sventato attacco terroristico nei pressi della barriera difensiva.

Nella giornata di oggi una pattuglia dell'esercito israeliano ha sventato un attacco terroristico nei pressi della barriera difensiva all'altezza del terminale di Nahal Oz.
Uomini armati provenienti da Gaza, hanno aperto il fuoco contro i soldati che percorrevano la strada che costeggia la barriera in territorio israeliano. I terroristi stavano tentando di piazzare ordigni esplosivi nei pressi della barriera difensiva e loro stessi indossavano cinture esplosive. I militari sono stati coadiuvati da elicotteri da combattimento e carri armati. Diversi terroristi sono stati sicuramente feriti mentre tutti i militari sono rientrati illesi alla base.
Questo nel caso ci fosse ancaora qualcuno che pensa che i palestinesi sono per la "pace".....
VIVA ISRAELE!
I SUPPORT THE I.D.F.

domenica 7 giugno 2009

Studenti marciano verso Gerusalemme per Shalit

Domani, 120 tra studenti e insegnanti di una yeshivà di Raanana, hanno indetto una marcia di 90 kilomentri fino a Gerusalemme, di fronte alla residenza del primo ministro Netanyahu, in sostegno di Gilad Shalit, il militare israeliano rapito dai criminali di hammazz quasi tre anni fa in territorio di Israele.
Rabbi Avinoam Almagor, il preside della yeshiva, ha detto che i suoi studenti vogliono dimostrare il loro sostegno a Shalit e che sperano che tutto il popolo si ISraele faccia qualcosa fino a che il soldato rapito non venga liberato.

venerdì 5 giugno 2009

Barak Obama a Buchenwald

In visita al campo di sterminio tedesco di Buchenwald, dove furono trucidati almeno 11.000 ebrei, e a proposito delle dichiarazioni dell'iraniano ahmadinejad sulla Shoà, il presidente americano ha detto ."Dovrebbe proprio fare questa visita" ed ha aggiunto "non ho pazienza con la gente che nega la storia".
Ogni commento è superfluo

Parole chiare sulla Nakba

di Deborah Fait
Due volte all'anno gli arabi israeliani commemorano la nakba, il disastro per loro, la fondazione della Stato di Israele per noi. Perche' addirittura due volte all'anno? Esagerati!
La prima volta lo fanno nel giorno in cui Israele celebra, secondo il calendario ebraico, Yom Hazmaut, la Festa dell'Indipendenza e la seconda volta lo fanno il 15 maggio, giorno in cui fu fondato Israele secondo il calendario gregoriano.
Meglio abbondare....pensano!
In quei due giorni non si contano bandiere e kefieh palestinesi, quelle bianche e nere, simbolo di morte e terrore, e' tutto uno sventolio all'urlo "Ritorneremo".
Il manifesto con cui quest'anno hanno ricoperto villaggi e citta' israeliani citava testuale in arabo e in inglese "AlNakba 61 Anniversary. We shall return."
Va bene, tornate, noi vi aspetteremo ...ma non siete sempre stati qua? O forse minacciate di ritornare in forze per buttare in mare l'odiato ebreo?
Ehhh si, credo sia questo il vero significato di quel "Ritorneremo".
Lo ha fatto capire chiaro e tondo un deputato arabo della Knesset, del Parlamento israeliano, Haneen Zuabi, donna, in trasferta di propaganda all'estero (pagata con le mie tasse come con quelle di tutti gli altri israeliani).
La deputata, che dovrebbe essere al servizio di Israele, ha tenuto una conferenza alla Monash University in Australia e il titolo era molto incoraggiante e esplicativo:
"Israele e' un paese razzista?"
Davanti a un pubblico di giovani australiani la deputata Haneen Zuabi, con i soldi delle tasse degli odiati israeliani in tasca, ha detto:
che non esistono gli arabi israeliani ma solo i palestinesi,
che gli ebrei non hanno nessun legame e diritto sulla Palestina ( leggi Israele),
che il territorio su cui sta Israele e' stato rubato ai palestinesi,
che gli ebrei e i sionisti non sanno cosa sia la verita',
che solo i palestinesi la dicono perche' onesti e gli ebrei bugiardi.
Quante perle, vero?
Ed e' un deputato del Parlamento Israeliano, capite?
Questo genere di conferenze organizzate dai palestinesi nel mondo sono la norma in ogni universita' che si rispetti, hanno tanti soldi e invitano chi vogliono e chi si presta a diffamare e delegittimare Israele anche se in tasca ha un passaporto israeliano e in banca i soldi dei cittadini israeliani.
Sono tantissime le organizzazioni filopalestinesi che diffondono odio contro Israele e vengono accolte a braccia aperte dovunque.
Avigdor Liberman aveva pensato di preservare Israele dal tradimento di una parte dei suoi cittadini proponendo la legge del giuramento di fedelta' al Paese.
Proposta bocciata.
Peccato.
Sopporteremo altri traditori, ingoieremo altre accuse, altre offese, altre diffamazioni, altre menzogne.
Altro fango su Israele.
Peccato.
Ma torniamo alla Nakba.
Credo che nessun paese al mondo potrebbe sopportare una minoranza sventolante le bandiere di un altro stato, tra l'altro ancora inesistente, in qualsiasi giorno dell'anno e meno ancora nel giorno in cui si festeggia una festa nazionale, la festa dell'Indipendenza, la piu' importante, emozionante e coinvolgente giornata per ogni Nazione del mondo.
Nessun paese del mondo accetterebbe le minacce di distruzione da parte di una minoranza.
Ma vediamo chi sono i campioni della nakba. Sono gli arabi israeliani, sono quelli che prima del 48 erano servi della gleba, fellah, schiavi di sceicchi, morti di fame che nel 1948 sono stati inventati a tavolino e nobilitati a popolo.
Sono diventati cittadini di una democrazia, hanno avuto diritto di voto, diritto di lavoro, diritto di studio , diritto di sciopero, diritto di avere una casa. diritto di voto.
Hanno avuto tutti i diritti degli altri cittadini di Israele.
Gli altri, quelli fuggiti da Israele e sbattuti dagli arabi nei campi di raccolta, sono ancora la', negli stessi campi e non hanno diritto di lavoro, diritto di studio, diritto di vita, non hanno nessun diritto civile, sono sempre schiavi, peggio sono non-umani, non possono nemmeno lavorare o possedere dei mobili, non votano, non possono studiare.
Allora, forse io saro' scema o fascista come dicono i miei nemici filopalestinesi, ma alla luce dei fatti io non vedo che gli arabi israeliani possano piangere sul loro destino. Sono liberi cittadini di un paese libero e allora? Che nakba? Che disastro? che disgrazia? Dovrebbero toccare il cielo con un dito.
Dovrebbero ballare e saltare di felicita', dovrebbero baciare la bandiera biancoazzurra che ha dato loro dignita'.
Ma gli avete rubato la terra, urlano i cretini.
La terra? Che terra? La terra ce l'hanno venduta i loro padroni, la terra ce la siamo comprata, la terra ce la siamo conquistata vincendo le guerre mosseci dagli arabi per distruggerci.
Potrei capire il loro scontento se qui fosse esistito un Paese, una Nazione distrutta da un Israele conquistatore ma nooooo, qui non c'era niente, qui c'era occupazione ottomana prima e inglese poi, qui vivevano ebrei chiamati palestinesi prima del 1948 e arabi, beduini e seminomadi chiamati arabi.
Potrei capire se gli ebrei avessero distrutto una Nazione araba e avessero messo Israele al suo posto. Ma qui non c'era nienteeeeeee.
E quando l'ONu propose la creazione di due nazioni gli arabi risposero di NO.
E allora che nakba?
Che razza di ipocrisia e' questa? Che razza di sporcizia ideologica?
Dovrebbero essere felici perche' sono in assoluto gli arabi piu' fortunati del Medio Oriente, gli unici liberi, liberi persino di manifestare per la distruzione del Paese che e' anche il loro, il Paese che gli ha dato cittadinanza e diritti civili.
Nessun paese al mondo permetterebbe questo.
Dovrebbero vergognarsi ma piu' di loro dovrebbero vergognarsi gli ebrei israeliani, comunisti, anarchici e traditori, che vanno con loro a urlare contro Israele.
Questa e' perversione del concetto di democrazia.
E' vigliaccheria ed e' immensa stupidita'.
Io ammiro molto l'esagerata democrazia israeliana, a volte mi commuove altre mi fa rabbia, fosse per me questa gente, arabi o ebrei, tutti i cretini che urlano nakba , potrebbe ricevere un bel calcione nel sedere ed essere mandata fuori da Israele, in qualche dittatura araba.
Chissa', forse dopo capirebbero....riuscendo a vivere abbastanza a lungo prima di essere giustiziati nella piazza principale di una qualsiasi citta' araba.
Giustiziati come sporchi sionisti, il colmo dell'ironia!
Altro che Nakba!

martedì 2 giugno 2009

In memoria delle vittime del Dolphinarium

Il 1 giugno del 2001 i terrroristi criminali e assassini maledetti di hezbollah trucidavano 21 persone (17 delle quali subito e le altre 4 nei giorni successivi a causa delle terribili ferite riportate): i feriti (dei quali molti gravissimi) ammontarono a 120. Erano tutti giovanissmi che si trovavano in fila per entrare nella discoteca Dolphin Disco, sul lungomare di Tel Aviv.
I criminali, per essere sicuri di provocare il maggior numero di vittime e di feriti, avevano riempito la cintura esplosiva di un numero impressionanate di biglie di metallo e chiodi.
La maggior parte dei ragazzi trucidati erano originari dell'ex Unione Sovietica.
Il governo israeliano e l'esercito stabilirono la chiusura totale della Cisgiordania e di Gaza e fecerono rientrare immediatamente alle loro case tutti i lavoratori palestinesi che si trovavano in Israele.
Ricordiamo i nomi delle 21 vittime:
Jan Bloom, 25, of Ramat Gan (morto il 3 giugno)
Marina Berkovizki, 17, of Tel Aviv
Roman Dezanshvili, 21, of Bat Yam
Yevgenia Haya Dorfman, 15, of Bat Yam (morta il 19 giugno)
Ilya Gutman, 19, of Bat Yam
Anya Kazachkov, 16, of Holon
Katherine Kastaniyada-Talkir, 15, of Ramat Gan
Aleksei Lupalu, 16, of the Ukraine
Mariana Medvedenko, 16, of Tel Aviv
Irena Nepomneschi, 16, of Bat Yam
Yelena Nelimov, 18, of Tel Aviv
Yulia Nelimov, 16, of Tel Aviv
Raisa Nimrovsky, 15, of Netanya
Pvt. Diez (Dani) Normanov, 21, of Tel Aviv
Sergei Panchenko, 20, Ukraine (morto il 2 giugno)
Simona Rodin, 18, of Holon
Ori Shahar, 32, of Ramat Gan
Liana Sakiyan, 16, of Tel Aviv
Yael-Yulia Sklianik, 15, of Holon (morta il 2 giugno)
Maria Tagilchev, 14, of Netanya
Irena Usdachi, 18, of Holon