Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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Sempre con Israele!!!

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Lettori fissi

martedì 18 agosto 2009

I nostri ragazzi prima di tutto

Da un articolo di Eitan Haber
Nei giorni precedenti la guerra dei sei giorni (1967), i siriani sparavano quotidianamente ai veicoli di pattuglia delle Forze di Difesa israeliane. E io, da impavido corrispondente di affari militari, cercavo di descrivere per i miei lettori queste pattuglie pur sapendo che, al momento in cui il nostro servizio di pattuglia giornaliero fosse arrivato in un certo punto, avrebbe subito un pesante fuoco nemico.
Quel giorno il comandante della pattuglia era il compianto colonnello Haim Sela. Arrivammo vicino alle postazioni siriane, ma non accadde nulla. Quel giorno ne scrissi sul giornale, ringraziando in silenzio il Signore e la mia buona sorte per non aver incontrato il fuoco siriano.Il giorno seguente ripetemmo lo stesso tragitto. Avvicinandoci alla postazione siriana, trattenevamo il respiro. Eravamo tesi. Non è possibile dare un’idea di questa tensione, quando una persona sa che la sua vita è appesa a un filo. Qualunque soldato che abbia mai preso parte a un’operazione contro forze nemiche potrebbe descrivere meglio di me quei minuti e quei secondi di angoscia.
Poi, improvvisamente, quando eravamo vicini alla postazione siriana, un portachiavi cadde dalla tasca di uno dei soldati facendo lo stesso rumore di un proiettile. Un attimo dopo tutta la terra tremava, tutti sparavano a in ogni direzione; si unì anche l’artiglieria, e poi i mezzi corazzati. Si scatenò l’inferno. Noi, i giornalisti, stavamo inginocchiati nel veicolo militare pregando Dio, la mamma e il papà di salvarci da quel finimondo.
Quello che sto per scrivere non è specificamente rivolto ai membri di “Breaking the Silence” (Rompere il silenzio): agiscono in base alla loro coscienza, e talvolta anche noi ci diciamo: è un bene che fra noi ci sia gente come loro. E poi non v’è dubbio che hanno vissuto momenti difficili, in guerra e durante le operazioni difensive di routine. Il problema nasce dal fatto che essi non vogliono prendere in considerazione il vero problema, o almeno così sembra.In guerra spesso una frazione di secondo può fare la differenza tra un sospiro di sollievo e il sospiro di dolore dei genitori, alcune ore più tardi, quando gli ufficiali dell’esercito bussano alla loro porta. In molte occasioni, durante una battaglia, si tratta di “noi o loro”, e a volte “loro” significa una donna che camminava nell’ombra, un uomo che sbirciava al momento sbagliato, o addirittura un bambino curioso.
Ho visto molte cose nella mia vita, e purtroppo ho visto anche i corpi smembrati di bambini, donne e vecchi che hanno pagato con la loro vita il prezzo della guerra. Non esiste una guerra asettica. La questione è se “Breaking the Silence” capisce che i soldati temono per la loro vita, e temono il fuoco nemico.
Questo non significa, Dio non voglia, che i soldati israeliani non abbiano il dovere di essere doppiamente attenti, o che le nostre truppe abbiano il grilletto facile, ma dobbiamo dire chiaramente quanto segue, per quanto crudele possa sembrare: in guerra molti civili innocenti muoiono anche, ma non solo, perché i soldati, anche quelli israeliani, cercano di salvare la propria vita, e per loro la loro vita è più importante di quella degli altri. La guerra non è un gioco.
Tutti quei rispettabilissimi membri di “Breaking the Silence” avrebbero dovuto operare perlomeno una netta distinzione tra spensierate uccisioni indiscriminate ai limiti dell’incosciente allegria, e – tutt’altra cosa – l’adozione di misure precauzionali, magari anche eccessive, ma volte soltanto a evitare di subire danni. È così che funziona. I nostri ragazzi vengono prima di tutto.Le Forze di Difesa israeliane, e questa è la verità, esaminano ogni singolo caso di questo tipo, traggono conclusioni e a volte puniscono più severamente degli eserciti di altri paesi. Quando un giorno, ad esempio, avremo accesso alle vicende dell’esercito americano in Iraq, verrà fuori che, in confronto, quello israeliano era un convento di santi.
È bene che ne parliamo, che traiamo conclusioni e apprendiamo insegnamenti, e che indaghiamo e incriminiamo e puniamo. Tuttavia dobbiamo dire questo a noi stessi: la vita dei nostri ragazzi è più preziosa di quella di chiunque altro, la cui morte peraltro compiangiamo sinceramente.
(Da: YnetNews, 27.07.09)

Risarcimenti per i palestinesi in cambio della rinuncia al diritto al ritorno.

Sembra una notizia incredibile, eppure è quello di cui sembra stiano discutendo a Washington il presidente americano Obama e il presidente egiziano Mubarak: per arrivare ad una pace duratura in M.O. si comincia a pensare a un risarcimento per i palestinesi in cambio della rinuncia al ritorno per arrivare a uno stato palestinese demilitarizzato con Gerusalemme capitale sia di Israele che della Palestina e lo stato di Israele nei confini del 1967.
Il fatto che un leader arabo prenda in considerazione questa ipotesi fa sperare che si possa in tempi sicuramente non brevi, ad una pace e alla nascita di uno stato palestinese.

Incontro tra Peres e Medved

Il presidente israeliano Simon Peres è stato ricevuto dal suo omologo russo in un resort della zona del Mar Nero. L'incontro tra i leader si è svolto nell'ambito del rafforzamento dei legami tra i due paesi e i temi affrontati hanno incluso anche il problema del programma nucleare iraniano.
Peres al termine delle quattro ore di colloquio, ha affermato che "una bomba nucleare nelle mani dell'Iran significa una sola cosa, un campo di sterminio volante". Medved ha replicato dicendo che "la Russia si oppone a che delle armi nucleari siano in mano all'Iran, perchè questo significherà una corsa alle armi nucleari in tutto il medio oriente. E questo è il peggiore scenario possibile" Il presidente russo ha elogiato il suo omologo israeliano definendolo "uno dei più esperti politici del mondo"
L'augurio è che le parole del presidente della Federazione Russa siano seguite da fatti concreti, e che finalemnte si arrivi ad una linea di fermezza totale nei confronti del dittatore di Teheran, pronto a massacrare i suoi stessi cittadini pur di mantenere il potere.

martedì 11 agosto 2009

Se bombardi ti bombardo!

Aerei da caccia israeliani hanno individuato e distrutto un tunnel utilizzato dai bastardi terroristi di hammazz per il contrabbando di armi verso Gaza. I jets sono stati chiamati all'azione in risposta ai continui bombardamenti con mortai e razzi verso Israele.
Forse non lo capiranno mai, ma di sicuro Israele non mollerà mai, e continuerà a DIFENDERE i suoi cittadini pur cercando di evitare, oltre ogni umana podssibilità, di colpire civili arabi.
Sta tutta qui la differenza tra chi ama la vita (Israele) e chi cerca la morte nel disprezzo della vita stessa (hammazz, hezbollah, fatah.... ecc)

Cronache di guerra

Per chi se lo fosse dimenticato, Israele continua a vivere sotto i continui attacchi dei bastardi terroristi di hammazz che, come il marito che per fare dispetto alla moglie si tagliò i testicoli, bombarda Israele anche se in quel momento Israele sta aiutando gli arabi.
Un esempio di questa stupida "tattica" giunge da quanto accaduto domenica scorsa al valico di Eretz: un'ambulanza israeliana stava per prendere un paziente cardiopatico da Gaza per trasposrtarlo in un ospedale in Israele (dove verrà CURATO!) quando dalla stessa Gaza sono stati SPARATI due colpi di mortaio proprio contro il valico.
Fortunatamente non ci sono stati nè feriti nè danni.
Nel pomeriggio poi, i soldati israeliani hanno scoperto un rudimentale bomba in possesso di un ragazzo palestinese al valico di Awarta: il ragazzo è stato fermato e la bomba è stata fatta esplodere.
Questa è la "ordinaria" cronaca di una "ordinaria" giornata in Israele, dove la gente però non pensa alla morte ma alla vita, dove i bambini vengono educati nell'amore e nel rispetto, dove si contesta il governo (perchè in democrazia si può fare) e dove la gente è pronta a compattarsi in caso di pericolo.
Shalom Israel!

sabato 8 agosto 2009

E' sempre e solo colpa di Israele!!!

I palestinesi hanno deciso di attuare una "nuova" strategia: dare a Israele la colpa di tutto! E sai che novità è una vita che lo fanno!

Solo che stavolta tornano decisamente e massicciamente sulla "responabilità" di Israele nella morte di arraffatt, il loro ancora compianto capo mafia e assassino!

Mentre Barak Hussein Obama cerca in tutti i modi di dialogare con gli arabi e con i palestinesi, mentre cerca di rilanciare a tutti i costi il processo di pace tra israeliani e palestinesi, ecco che questi, tirano fuori dal cilindro il coup de theatre che non ti aspetti: al congresso di Fatah, il nipote del criminale ha chiesto che Israele venga denunciato per la sua responsabilità nella morte di arraffatt... non ho parole.....

venerdì 7 agosto 2009

La questione dell'acqua, numeri e dati

Lettera da Gerusalemme, di Angelo Pezzana
Testata: Informazione Corretta

Sui giornali che attaccano Israele per partito preso l'argomento "acqua" è uno dei più ricorrenti. Spiegarlo comporta una conoscenza tecnica, mentre il commento è sufficiente che sia politico-demagogico per soddisfare l'ideologia che guida il giornale. L'impressione che ne trae il lettore è che in Israele i rubinetti sono sempre aperti, a danno degli arabi che vengono presentati nella veste dei derubati. Lo scrivono molte testate, chi segue informazione corretta lo sa, mentre fra le agenzie, come sempre, in testa troviamo l'Ansa.
Questa disinvoltura nel raccontare come stanno esattamente le cose, non è solo italiana. La BBC, è forse la televisione che in Europa mai perde occasione di presentare lo Stato ebraico nella luce peggiore, quando entra in scena un' inchiesta sull'acqua, per la "prestigiosa" emittente inglese è come andare a nozze. Recentemente ha trasmesso un servizio dal quale risulterebbe che nella Cisgiordania e a Gaza il consumo di acqua da parte degli israeliani è quattro volte superiore di quello dei palestinesi, dato preso da una indagine del World Bank Report. Perchè è così che funziona la catena di trasmissione della disinformazione. La World Bank pubblica un rapporto, superficiale, che non analizza le cause, citando unicamente fonti palestinesi, la BBC lo riprende, ed essendo, appunto, "prestigiosa", la notizia finisce sui nostri media come se fosse lampante verità. Le cose non stanno così. Lo ha rivelato, fornendo numeri e dati, il colonnello Amnon Cohen, capo dipartimento delle infrastrutture civili, definendo "scorrette e prive di base" le notizie diffuse dal rapporto. C'è da dire che insieme alla Cisgiordania, il rapporto della World Bank metteva anche Gaza, dove, non essendoci nessun israeliano nella Striscia, fa capire bene quanto accuratamente lavori la banca mondiale quando di mezzo c'è Israele. Ma torniamo alle cifre, che dimostrano come Israele abbia creato infrastrutture e management che si occuppano della gestione degli acquedotti, mentre il livello di impegno dell'Autorità palestinese è paragonabile, per mancanza di scelte decisionali, a quelle di un paese del terzo mondo. Nel 2007, ha dichiarato Cohen rispondendo alla denuncia della World Bank,ricevevano 47 milioni di metri cubi di acqua, nel 2008 più di 52 milioni. Ha poi aggiunto che un anno fa l'Autorità palestinese ha avuto in uso un terreno sulla costa mediterranea vicino alla città di Hadera per costruirvi un impianto di desalinizzazione dell'acqua, il quale, se in funzione, potrebbe fornire 100 milioni di metri cubi di acqua potabile all'anno.
Ma per l'Anp è rimasto un progetto sulla carta, molto meglio restare come sono per poter accusare Israele. Dove invece l'uso dell'acqua è governato da leggi severe per impedirne lo spreco, e per chi non le segue ci sono multe... salate. Ma tutto questo sembra non interessare ai palestinesi. Se queste informazioni venissero diffuse, la questione acqua assumerebbe tutt'altro aspetto. Sarà per questo che non lo sono.

Angelo Pezzana

Niente di nuovo sul...fronte orientale!

In Ucraina, nella città di Uman, è stata incendiata una abitazione vicino la locale sinagoga e dei negozi appartenenti a cittadini di relizione ebraica sono stati devastati.
La sicurezza della sinagoga è intervenuta per spegnere le fiamme in attesa dell'arrivo dei vigili del fuoco.
La polizia ha aperto unn'indagine ma al momento non ha effettuato arresti.

Ucraina, il "vizio" dell'antisemitismo è duro a morire...

martedì 4 agosto 2009

Le parole di "pace degli arabi israeliani....

Il deputato arabo israeliano Tibi, intervenuto al convegno di Fatah a Beit Lehem (Betlemme) ha dichiarato che lo stato palestinese deve essere libero dalla presenza di coloni ebrei e che gli arabi israeliani sono parte inseparabile del popolo palestinese.
Quindi ricapitolando le posizioni palestinesi:
  1. gli ebrei NON POSSONO vivere nel futuro stato palestiense.
  2. gli arabi "profughi" del '48 (poche decine di migliaia di individui se si ragionasse con il cervello, 3 milioni di persone visto che il "titolo" di profugo per gli arabi è ereditario e passa di padre in figlio!) DEBBONO tornare nelle loro case in Israele.
  3. gli ebrei NON POSSONO vivere a Gerusalemme Est
  4. gli arabi possono vivere in qualsiasi parte di Israele.

Gli arabi non si smentiscono mai: loro non cedono su nulla, mentre gli israeliani devono sempre fare concessioni!

Se questo è parlare di pace....

domenica 2 agosto 2009

Obama fa il duro con Israele, con i palestinesi no

Va bene, adesso è quasi sicuro, Bibi Netanyahu ha intenzione di dichiarare un «congelamento» temporaneo degli insediamenti, proprio come gli hanno chiesto tutti gli inviati, dal segretario della Difesa Robert Gates, all’incaricato per il Medio Oriente George Mitchell, al Consigliere per la Sicurezza James Jones, giunti in processione dagli Stati Uniti. Ma questo aiuterà a fare la pace? Sembra quasi che la linea Obama, di cui le concessioni israeliane sono il perno, stia creando una specie di scivolamento inerziale verso una strana, pericolosa neghittosità palestinese, e un altrettanto automatico riflesso antisraeliano da parte dell’Europa. Insomma: come se Israele dovesse far tutto e i palestinesi e il mondo arabo solo quel che gli pare.
Obama, al contrario di quello che si sapeva, non ha più voglia di presentare un piano di pace per il Medio Oriente. Gli Usa ora tenderebbero semplicemente a puntare su ciò che sembra a portata di mano, ovvero un accordo con Israele per lo sgombero di alcuni “out post” illegali e per il “congelamento” temporaneo degli insediamenti, in attesa che Abu Mazen batta un colpo. Per spingere il mondo arabo a un gesto di buona volontà, Mitchell ha visitato gli Emirati, la Siria, l’Egitto: cerca una pace onnicomprensiva, ma per ora Obama dovrà approfittare della sola buona volontà israeliana. E così, tutti spingono su Bibi che vuole buoni rapporti con Obama a causa della minacciosità dell’Iran. La repressione e i toni degli ayatollah lasciano pochi dubbi: Israele e gli Usa tornano a discutere su come fermare la bomba; ma gli Usa giocano la loro parte agli occhi del mondo arabo premendo Israele, e tutti li seguono. Molte cose, però, non si spiegano. Come può essere che la scorsa settimana l’Autonomia Palestinese (non Hamas) abbia annunciato l’intenzione di dare alle sue strade i nomi di terroristi assassini, ora ospiti delle celle israeliane, senza che nessuno vi rilevi un incitamento al terrore? E poi, perché le cancellerie non chiedono spiegazioni di fronte alle dichiarazioni di Rafik Natshe e altri membri del Comitato Centrale di Fatah che ha affermato che «Fatah non riconosce il diritto ad esistere di Israele, né abbiamo mai chiesto ad altri di farlo, tantomeno a Hamas»? Davvero? Abu Mazen ha più volte fatto sapere che la richiesta era sul tavolo. Quanto alla lotta armata, Natshe e altri dicono che «essa non finirà mai». Per allargare lo sguardo: stiamo aspettando una reazione alla scelta giordana di revocare ai cittadini palestinesi la cittadinanza per «non creare l’illusione che la questione palestinese si possa risolvere in una confederazione giordano-palestinese». Che si direbbe a Israele se strappasse la cittadinanza ai suoi cittadini arabi? E che dire dell’incontro fra Fatah (non Hamas) con il ministro degli Esteri iraniano? Come mai nessuno ne chiede conto e dice che se gli israeliani devono smetterla con le loro costruzioni di mattoni, essi devono piantarla con quelle mentali che suggeriscono odio?

sabato 1 agosto 2009

Si addestrano a rapire soldati....

Durante l'Operazione Cast Lead, i militari israeliani hanno scoperto del materiale, abbandonato dai terroristi di hammazz, veramente interessante: si tratta di una serie di video utilizzati dai membri dell"accademia militare" dell'organizzazione terroristica nel quale viene spiegato come rapire i soldati israeliani e come costruire trappole esplosive.
Il materiale faceva parte del "corredo didattico" dei partecipanti al primo corso accademico-militare iniziato il 29 novembre 2006 e teminato nel marzo del 2007 con una cerimonia al cospetto dei capi terroristi.
E secondo alcuni pacifinti nostrani e non, secondo alcuni politici, si dovrebbe "parlare" con hammazz, si dovrebbe "trattare" con hammazz, visto che sono stati eletti democraticamente dal popolo palestinese....
Parlateci voi con questi criminal!
E poi fateci sapere cosa dicono.....

Arrestato pericoloso terrorista

L'esercito israeliano ha arrestato la scorsa settimana un pericoloso terrorista palestiense, ricercato da anni: il suo nome è Nasser Mahmoud Rashed Abi Kashk, ed è il responsabile del ferimento di Gilad Zer (ufficiale della sicurezza) nella comunità israeliana di Yitzhar il 25 marzo del 2001.
L'oerazione si è svolta con successo la notte del 23 luglio nella città di Nablus.
L'uomo, 29 anni, si era reso responsabile di diversi attacchi a militari israeliani, dell'uccisione di un palestinese accusato di essere un collaborazionista, nonchè di traffico di armi.

"Sono io la causa dei guai di tutto il mondo"

Sherri Mandel

Eccomi, sono io il problema. Il leader del mondo libero ha fatto riferimento a me personalmente, e alla mia famiglia, come la causa dei guai di tutto il mondo. Con la scopa in una mano, mentre cerco eroicamente di spazzare i pop-corn lasciati in giro dal festino televisivo di mio figlio, eccomi qua: io sono il motivo per cui non c'è la pace nel mondo. Obama ha messo nelle mie mani il destino del mondo. Mi ha detto: "Se la smetti di costruire, se la smetti di crescere, tutto si aggiusterà in Medio Oriente. Lascia stare l'Iran e il Darfour e gli `omicidi d'onore' delle donne nella vostra regione. La causa dei conflitti sono i lavori di ristrutturazione in casa tua".
Ebbene sì, sono una colona. Se mi spostassi otto chilometri verso Gerusalemme, allora cesserei di essere una colona. Suppongo. Ma sarei ancora una israeliana, e anche quello è un bel problema.
Gli architetti della pace ci assicurano che, se solo lasciassimo le nostre case, scoppierebbe la pace. E non solo la pace in Israele e nei territori palestinesi. La pace in tutto il mondo arabo. La pace nel mondo intero. "Quel bullo di Ahmadinejad, non preoccuparti di lui. Tu, Sherri la colona, abbandona la tua casetta dalle finestre azzurre e il vento della pace spirerà su tutta la terra".
Poco importa se ben prima che vi fosse un solo insediamento, già c'era l'Olp.
Poco importa se i palestinesi hanno rifiutato tutte le più generose offerte di compromesso da parte dello stato d'Israele compresa quella del 97% della Cisgiordania, come riportato dal Washington Post lo scorso 29 maggio.
Poco importa se c'è spazio per arabi ed ebrei in Cisgiordania e se uno stato palestinese che non può permettere ad ebrei di abitare entro i suoi confini sarebbe chiaramente un regime fascista. Poco importa se Israele stesso ha più di un milione di cittadini arabi che vivono al suo interno. Poco importa.
Non c'è praticamente nessuno al mondo, oggi, più vituperato di un colono israeliano. Siamo considerati dei razzisti col mitra in spalla, estremisti del tutto omologhi agli estremisti dell'altra parte.
Poco importa se è straordinariamente raro che un ebreo sia un terrorista.
Poco importa se gli estremisti dell'altra parte assassinano spesso e volentieri con le loro mani dei bambini ebrei, come il mio Koby, per il solo fatto che sono ebrei.
Poco importa se gli estremisti dell'altra parte mandano i loro stessi figli a commettere attentati suicidi come "martiri".
Poco importa se gli estremisti dell'altra parte spediscono la loro stessa gente davanti al plotone d'esecuzione per il solo sospetto che "collabori" con Israele.
Poco importa se gli estremisti dell'altra parte tiranneggiano le loro donne. Poco importa se gli estremisti dell'altra parte non tollerano omosessuali nelle loro comunità. In ogni caso il problema sono i coloni.
Sono stata a un talk-show televisivo dove una signora di Tel Aviv ha parlato di me come del "cancro del popolo ebraico". Non c'è nessuno cattivo e malvagio quanto un colono. Noi siamo il capro espiatorio di tutto il mondo. Si potrebbe persino dire che siamo l'ebreo degli ebrei. Siamo il più comodo oggetto da odiare.

(Da: Jerusalem Post, 6.07.09)

Sherri Mandel, è l'autrice di questo articolo. Suo figlio, Kobi Mandel, (13 anni) venne ucciso a pietrate insieme al compagno di classe Yosef Ishran, l'8 maggio 2001 da terroristi palestinesi in una grotta nei pressi di Tekoa, il villaggio israeliano in Cisgiordania dove Kobi e Ysef vivevano. I corpi dei due bambini erano stati resi irriconoscibili dai colpi di pietra.