Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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martedì 29 settembre 2009

Il discorso di Netanyahu all'ONU

Discorso del Primo Ministro d’Israele, sig. Benjamin Netanyahu, alla 64a sessione dell’Assemblea Generale dell’ ONU.

New York, 24 settembre 2009 -
Signor Presidente, Signore e Signori, circa 62 anni fa le Nazioni Unite riconobbero il diritto degli Ebrei - popolo antico di 3500 anni - ad un proprio stato nella patria dei propri antenati.
Oggi sono qui come Primo Ministro di Israele, lo stato ebraico, e vi parlo a nome del mio paese e del mio popolo. Le Nazioni Unite furono fondate dopo la carneficina della seconda guerra mondiale e gli orrori dell’Olocausto. Avevano il compito di prevenire la possibilità del ricorrere di tali orrendi eventi. Nulla minaccia alla base quel compito essenziale più dell’attacco sistematico alla verità.
Ieri il Presidente dell’Iran era su questo stesso podio a sputare le sue ultime tiritere antisemite. Soltanto pochi giorni prima aveva ripetuto che l’Olocausto è una bugia. Il mese scorso sono stato in una villa in un sobborgo di Berlino chiamato Wannsee. Là il 20 gennaio 1942 dirigenti nazisti di alto grado si ritrovarono dopo un buon pasto a decidere come sterminare il popolo ebraico. Gli appunti dettagliati di quell’incontro sono stati conservati dai successivi governi tedeschi. Ecco qui una copia di quegli appunti, in cui i Nazisti davano istruzioni precise su come portare a compimento lo sterminio degli Ebrei. Si tratta di una bugia?
Il giorno prima di andare a Wannsee, a Berlino mi hanno consegnato i disegni originali per la costruzione del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, dove furono assassinati un milione di Ebrei. Anche questa è una bugia?
Lo scorso giugno il Presidente Obama ha reso visita al campo di concentramento di Buchenwald. Il Presidente Obama ha reso tributo a una bugia?
E che dire dei sopravvissuti di Auschwitz che sulle braccia ancora portano tatuato il numero impresso loro dai Nazisti? Anche quei tatuaggi sono bugie? Un terzo del popolo ebraico morì in quell’inferno.
Quasi tutte le famiglie ebree furono colpite, inclusa la mia. I nonni di mia moglie, le due sorelle ed i tre fratelli di suo padre, e tutte le zie gli zii e i cugini furono assassinati dai Nazisti. Anche questa è una bugia?
Ieri su questo podio ha parlato l’uomo che dice che l’Olocausto è una bugia. A voi che avete rifiutato di venire qui ad ascoltarlo, e a voi che siete usciti in segno di protesta: sia lode a voi. Avete mostrato dirittura morale e onorato i vostri paesi.
Ma a voi che avete dato ascolto a questo negatore dell’Olocausto io dico a nome del mio popolo, il popolo ebraico, e di tutte le persone per bene in ogni parte del mondo: non vi vergognate? Non avete pudore? Appena sei decenni dopo l’Olocausto voi legittimate un uomo che nega che sei milioni di Ebrei siano stati assassinati e giura di eliminare lo stato ebraico.
Che vergogna! Che presa in giro della Carta dell’ONU!
Forse qualcuno di voi crede che quest’uomo e il suo odioso regime minaccino soltanto gli Ebrei. Sbagliate. La storia ha provato più volte che quando si inizia con l’attaccare gli Ebrei si finisce col travolgere anche gli altri.
Questo regine in Iran si alimenta di un fondamentalismo estremista che ha fatto irruzione sulla scena mondiale tre decenni fa, dopo essere rimasto latente per secoli.
Negli ultimi trenta anni questo fanatismo ha attraversato il globo con violenza omicida e con imparziale sangue freddo nella scelta delle sue vittime. Ha spietatamente macellato Musulmani e Cristiani, Ebrei e Induisti, e molti altri ancora.
Benchè abbiano diverse origini, gli aderenti a questa fede spietata vogliono riportare l’umanità al Medio Evo. Ovunque possono, costoro impongono una società irreggimentata e arretrata in cui le donne, le minoranze, i gay e chiunque non paia seguace della vera fede è brutalmente sottomesso.
La lotta contro questo fanatismo non è uno scontro di religioni nè uno scontro di civiltà. E’ uno scontro fra la civiltà e la barbarie, fra il 21° e il 9° secolo, fra coloro che glorificano la vita e coloro che glorificano la morte. L’arretratezza del 9° secolo non può tener testa al progresso del 21° secolo.
Il richiamo della libertà, il potere della tecnologia, l’ampiezza della comunicazione vinceranno sicuramente. Il passato non può davvero trionfare sul futuro. E il futuro offre a tutti i popoli magnifiche riserve di speranza. Il progresso avanza a velocità esponenziale.
Sono passati secoli fra la macchina da stampa e il telefono, decenni fra il telefono e il personal computer, soltanto pochi anni fra il personal computer e internet. Quello che pochi anni fa sembrava irraggiungibile oggi è già obsoleto, e a malapena possiamo immaginare le evoluzioni future. Troveremo la chiave del codice genetico. Cureremo l’incurabile. Allungheremo la vita. Troveremo una alternativa economica ai combustibili fossili e ripuliremo il pianeta.
Sono orgoglioso che il mio paese, Israele, sia all’avanguardia in questo progresso e traini l’innovazione nelle scienze e nella tecnologia, in medicina, biologia, agricoltura e acqua, energia e ambiente. Ovunque si sviluppino, queste innovazioni offrono all’umanità un futuro illuminato da promesse mai immaginate prima. Ma se il fanatismo più primitivo ottiene le armi più micidiali, la direzione della storia può invertirsi per un periodo di tempo. E come avvenne con la tardiva vittoria sul Nazismo, le forze del progresso e della libertà vinceranno soltanto dopo che l’umanità avrà pagato un terribile prezzo in sangue e in beni.
E’ per questo che il maggiore pericolo oggi per il mondo è il coniugarsi del fanatismo religioso con le armi di sterminio di massa.
Il compito più urgente per questo consesso è impedire che i tiranni di Teheran si impossessino di armi nucleari. Gli stati membri dell’ONU saranno all’altezza della sfida? La comunità internazionale saprà tener testa a un dispotismo che terrorizza il proprio popolo che coraggiosamente chiede libertà? Agirà contro i dittatori che hanno frodato apertamente le elezioni e sparato agli Iraniani che protestavano, soffocandoli nel loro sangue?
Si opporrà ai più pericolosi sostenitori e perpetratori di terrorismo al mondo? Soprattutto saprà la comunità internazionale impedire che il regime terrorista dell’Iran sviluppi armi nucleari, mettendo in pericolo la pace nel mondo intero? Gli Iraniani si stanno coraggiosamente opponendo a questo regime. Le persone di buona volontà in tutto il mondo sono dalla loro parte, come le migliaia di persone che stanno protestando qui fuori. Sarà l’ONU dalla loro parte?
Signore e signori, il giudizio sull’ ONU non è ancora emesso, ma gli indizi recenti non sono incoraggianti. Invece di condannare i terroristi e i loro protettori in Iran, qui alcuni hanno condannato le loro vittime.
E’ esattamente quello che ha fatto un recente rapporto ONU su Gaza, che ha messo sullo stesso piano i terroristi e le loro vittime. Per otto lunghi anni Hamas ha lanciato da Gaza migliaia di missili, mortai e razzi sulle città israeliane vicine. Anno dopo anno questi missili sono stati deliberatamente sparati sui nostri civili: l’ONU non ha votato neppure una condanna di questi attacchi criminali. Non abbiamo sentito una parola - neppure una - da parte del Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU (istituzione dal nome quanto mai fuorviante).
Nel 2005 Israele, nella speranza di favorire la pace, si ritirò unilateralmente fin dall’ultimo centimetro di Gaza. Smantellò 21 insediamenti e trasferì più di 8000 Israeliani. Non abbiamo avuto pace. Abbiamo avuto invece una base terrorista sostenuta dall’Iran a 50 miglia da Tel Aviv. La vita nelle città e nei paesi vicini a Gaza divenne un incubo. Gli attacchi dei razzi di Hamas, vedete, non soltanto continuarono, ma si moltiplicarono per dieci.
Anche allora l’ONU tacque. Dopo otto anni di attacchi senza interruzione, Israele fu obbligata a rispondere. Come avremmo dovuto rispondere?
Beh, c’è un solo esempio nella storia in cui migliaia di razzi vennero sparati su una popolazione civile. Fu quando i Nazisti lanciarono razzi sulle città inglesi durante la Seconda Guerra Mondiale. In quella guerra gli Alleati rasero al suolo le città tedesche, facendo centinaia di migliaia di morti.
Israele decise di comportarsi diversamente. Di fronte a un nemico che commetteva un doppio crimine di guerra perchè sparava su una popolazione civile riparandosi dietro a una popolazione civile, Israele tentò di condurre attacchi mirati contro i lanciarazzi.
Non era un compito facile, perchè i terroristi sparavano dalle case e dalle scuole, usavano le moschee come depositi di armi e trasportavano gli esplosivi sulle ambulanze. Israele, invece, cercò di ridurre al minimo i morti avvisando i civili palestinesi di lasciare le zone di attacco. Abbiamo lanciato innumerevoli volantini sulle loro case, mandato migliaia di SMS, chiamato migliaia di cellulari per chiedere alla popolazione di andarsene.
Nessun altro paese si è mai data tanta pena per allontanare dalla zona di pericolo la popolazione civile nemica. Eppure di fronte a un caso tanto chiaro di aggressione, chi ha scelto di condannare il Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU? Israele. Una democrazia che si difende legittimamente dal terrorismo è moralmente impiccata e squartata, e per di più dopo un processo ingiusto.
In base a questi principi distorti, il Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU avrebbe mandato alla sbarra Roosevelt e Churchill come criminali. Che perversione della verità. Che perversione della giustizia. Signori delegati all’ONU, intendete accettare questa farsa? Se lo fate, l’ONU tornerà ai suoi giorni più bui, quando i peggiori violatori dei diritti umani sedevano a giudicare le democrazie rette dalla legge, quando il Sionismo fu considerato razzismo, quando una maggioranza automatica poteva dichiarare che la terra è piatta.
Se questa Assemblea non respinge la relazione del Consiglio, manda ai terroristi in tutto il mondo il messaggio che il terrore paga, che se lanci attacchi contro zone densamente popolate la fai franca.
E condannando Israele questa Assemblea sferrerebbe un colpo mortale alla pace. Ecco perchè. Quando Israele lasciò Gaza, molti sperarono che gli attacchi missilistici sarebbero cessati. Altri pensarono che, se non altro, Israele sarebbe stata legittimata all’auto-difesa. Quale legittimazione? Quale auto-difesa?
La stessa ONU che si rallegrò per l’uscita di Israele da Gaza e promise di sostenere il nostro diritto all’autodifesa ora ci accusa - accusa il mio popolo, il mio paese - di crimini di guerra ? E per che cosa? Per esserci difesi con senso di responsabilità. Che presa in giro! Israele si è giustamente difesa dal terrorismo.Questa relazione squilibrata e ingiusta è un banco di prova per i governi. Vi schierate con i terroristi o con Israele? Dovete rispondere ora. Ora, non più tardi. Perchè se chiederete ad Israele di assumersi altri rischi per la pace, dobbiamo sapere -oggi- che domani sarete al nostro fianco. Soltanto se sappiamo di aver diritto a difenderci possiamo ancora correre altri rischi per avere la pace. Signore e Signori, Tutta Israele vuole la pace.
Ogni volta che un leader arabo cercò davvero la pace, noi abbiamo fatto pace. Abbiamo fatto pace con l’Egitto di Anwar Sadat. Abbiamo fatto pace con la Giordania di Re Hussein. E se i Palestinesi vogliono davvero la pace, io e il mio governo e il popolo di Israele faremo pace. Ma vogliamo una pace vera, difendibile, definitiva.
Nel 1947 questa Assemblea stabilì due stati per due popoli - uno stato ebraico e uno stato arabo. Gli Ebbrei accettarono la decisione. Gli Arabi la rifutarono. Chiediamo ai Palestinesi di fare finalmente quello che hanno rifutato per 62 anni: dire sì allo stato ebraico. Proprio come a noi si chiede di riconoscere uno stato nazionale palestinese, ai Palestinesi si deve chiedere di riconoscere lo stato nazionale degli Ebrei.
Gli Ebrei non sono conquistatori stranieri in Israele. Questa è la terra dei nostri padri. Sul muro di questo grande edificio è incisa la grande visione biblica della pace: ‘Le nazioni non alzeranno la spada sulle nazioni. Non conosceranno più guerra’. Queste parole furono dette dal profeta ebreo Isaia 2800 anni fa nel mio paese, nella mia città, sulle colline della Giudea e per le strade di Gerusalemme. Non siamo stranieri in questa terra. E’ la nostra patria.
Benchè così strettamente legati a questa terra, noi riconosciamo che ci vivono anche i Palestinesi, che vogliono una casa propria. Vogliamo vivere fianco a fianco con loro, due popoli liberi che vivono in pace, dignità e prosperità. Ma dobbiamo avere sicurezza.
I Palestinesi avranno tutti i poteri necessari per il pieno autogoverno, eccetto quei pochi poteri che possono essere un pericolo per Israele. Per questo uno stato palestinese deve essere de-militarizzato in modo reale. Non vogliamo un’altra Gaza, un’altra base terroristica iraniana sopra Gerusalemme e sulle colline a pochi chilometri da Tel Aviv.
Vogliamo la pace. Credo che la pace si possa raggiungere. Ma soltanto se respingiamo le forze del terrore, guidate dall’Iran, che vogliono distruggere la pace, eliminare Israele e scardinare l’ordine mondiale. La scelta per la comunità internazionale è se vuole tener testa a quelle forze, o vuole lasciar loro spazio. Più di 70 anni fa Winston Churchill denunciò la ‘riconfermata incapacità dell’umanità ad imparare’, la maluagurata abitudine delle società civili a dormire finchè il pericolo quasi le soffoca.
Churchill deprecò quella che definì ‘mancanza di previsione, indisponibilità ad agire quando è semplice e facile farlo, poca chiarezza di idee, confusione nelle valutazioni, finchè si arriva all’emergenza, finchè l’istinto di auto conservazione non alza la sua voce dissonante’.
Parlo qui oggi con la speranza che il giudizio di Churchill sulla ‘indisponibilità ad imparare dell’umanità’ si riveli questa volta errato. Parlo qui oggi con la speranza che impariamo dalla storia - che questa volta riusciamo a prevenire il pericolo.
Nello spirito delle parole eterne pronunciate da Giosuè oltre 3000 anni fa, siamo forti e d’animo coraggioso. Affrontiamo il pericolo, assicuriamo il nostro futuro e, col volere di Dio, costruiamo una pace che duri nelle generazioni future.

Notizie dal fronte...

I terroristi di hammazz hanno bombardato Israele con due razzi qassam: il primo ha colpito l'aerea vicino Eshkol verso le sette di sera e il secondo (dopo circa un'ora e mezzo) la zona di Ashdod.
Non si segnalano danni o feriti fortunatamente.
Dei terroristi hanno sparato con un fucile contro un cittadino israeliano nei pressi di Shvut Rachel. L'uomo, ferito ad una mano è riuscito a guidare fino al suo villaggio dove è stato medicato dalle forze di sicurezza. E' il quarto attentato nel giro di quattor mesi e, secondo i cittadini e gli amministratori locali, la recrudescenza di attacchi ha coinciso con l'allentamento dei controlli e la rimozione dei posti di blocco.
Come si potrà facilmente notare, i palestinesi sono sempre pronti a colpire, testano continuamente le capacità difensive e reattive israeliane perchè sperano prima o poi di riuscire a fare una strage.

domenica 27 settembre 2009

Olmert: “Offrii ai palestinesi il migliore accordo possibile. Invano”

In un’intervista registrata mercoledì scorso l’ex primo ministro israeliano Ehud Olmert ha sollecitato gli inviati americani a sostenere la generosa offerta che egli fece al presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) come quadro fondamentale per arrivare alla pace. Parlando al programma Hard Talk della BBC, che va in onda lunedì, Olmert ha ribadito d’aver offerto, invano, ai palestinesi il miglior accordo che essi potrebbero mai ottenere.
Nell’intervista Olmert su duole del fatto che i palestinesi rifiutarono quella proposta che, a suo dire, in caso di accordo, sarebbe stata attuata nonostante le inchieste pendenti che lo costrinsero a lasciare l’incarico anzitempo.“Non vi sarà mai un piano di pace fra noi e i palestinesi migliore e più avanzato di quello che io proposi nei due anni scorsi – dice Olmert – Magari avessi potuto completare il lavoro che avevo iniziato. Ero e sono tuttora convinto che avremmo potuto completarlo finché ero primo ministro, se avessi potuto portare a termine il mio mandato. Ritengo che sia necessario arrivare a un accordo di pace fra noi e i palestinesi e che non vi possa essere altro accordo che quello che proposi ad Abu Mazen. Vi poteva essere anche un accordo con la Siria, e non sarà possibile un altro accordo migliore di quello che proposi al presidente Assad. Lo si poteva fare – continua Olmert – e sapevo come farlo. Mi ero spinto molto avanti, più di quanto qualunque governo israeliano avrebbe mai fatto”.
Nell’intervista Olmert conferma d’aver offerto ai palestinesi la creazione di uno stato palestinese su un territorio pari al 100% dell’estensione della Cisgiordania pre-’67, composto da un 93-94% della Cisgiordania (oltre alla già sgomberata striscia di Gaza) più terre equivalenti alla percentuale rimanente sottratte al territorio di Israele pre-’67; l’insediamento di più di mille profughi palestinesi all’interno dei confini definitivi di Israele; un’amministrazione internazionale su Gerusalemme sotto israeliani, palestinesi, americani, giordani e sauditi.
Secondo Olmert, se i palestinesi avessero accettato l’offerta, la comunità internazionale l’avrebbe immediatamente appoggiata e Binyamin Netanyahu non sarebbe stato eletto alle successive elezioni in Israele. “Se ci fosse stato quel piano, il risultato delle elezioni (in Israele) sarebbe stato completamente diverso – sostiene Olmert – Il piano avrebbe avuto la possibilità di essere realizzato se solo fosse stato accettato dai palestinesi. Fecero un tragico errore non rispondendomi, in un momento in cui c’era ancora abbastanza tempo per farlo progredire, per accrescere il consenso internazionale e per promuoverlo presso l’opinione pubblica israeliana ed anche presso quella palestinese, oltre che di fronte alla comunità internazionale”.Nel momento in cui il presidente degli Stati Uniti Barack Obama si impegna all’Onu ad intensificare gli sforzi per trovare una cornice atta ad arrivare alla pace in Medio Oriente, Olmert nell’intervista lo invita ad adottare la proposta che egli avanzò ai palestinesi e farne la base per il rilancio dei colloqui. “Sono in politica da trentacinque anni e non sono mai riuscito a capire perché ogni nuova amministrazione Usa pensa di dover ripartire da zero col processo di pace – dice l’ex primo ministro israeliano – Prendete il mio piano di pace. Gli americani ne conoscono ogni singolo dettaglio perché li ho personalmente tenuti informati. Ho detto a George Mitchell, a Hillary Clinton, e lo dirò anche al presidente Obama alla prima occasione che avrò di incontralo: perché tornare indietro e ripartire sempre dalla prima casella, anziché prendere la proposta che venne presentata ufficialmente dal primo ministro d’Israele e dire ai palestinesi: rispondete a questo e completiamo il processo. Ho detto a George Mitchell – e spero che non si arrabbi con me per il fatto che condivido con voi questo concetto – gli ho detto: George, non ricominciare tutto da capo, vai avanti da dove ci siamo fermati e competa l’opera. Altrimenti un giorno, fra quattro anni, mi capiterà di incontrarti all’aeroporto di Heathrow, a Londra, e ti chiederò: George, che fai di bello? E tu mi risponderai: Sto partendo per la mia sessantesima missione in Medio Oriente. E questo che si vuole?”.

Un articolo di Angelo Pezzana su Libero

LIBERO-Angelo Pezzana: " La Casa Bianca non ha ancora capito il pericolo di Teheran "

Mentre la scoperta di un secondo sito nucleare in Iran riempiva ieri le pagine di giornali e Tg in tutto il mondo, lo stesso non avveniva in Israele, dove i media si sono limitati a un generico ve l’avevamo detto, ma voi avete sempre sotto stimato il pericolo iraniano, e ve ne accorgete solo ora, quando è diventato impossibile chiudere gli occhi di fronte alle menzogne che Ahmadinejad ha sempre raccontato ai funzionari dell’Aiea, guidati da El Baradei, grazie al quale anche le democrazie occidentali si sentivano tranquille, convinte che la situazione fosse sotto controllo. Quanto fosse valido quel controllo era anche sostenuto dalla convinzione che la patata bollente dovesse rimanere in mani israeliane, essendo tutti sicuri che pure il cerino acceso avrebbe fatto la stessa fine. Sarà per questo che ieri la notizia è stata data accanto, se non dopo, altre giudicate egualmente importanti per l’opinione pubblica israeliana. Come la decisione del ministro degli esteri egiziano Ahmed Aboul Gheit, che ha detto di condividere la richiesta di Hamas, che libererà Gilad Shalit solo in cambio di mille prigionieri dalle carceri israeliane. Questo allineamento di posizioni contraddice l’impegno chel’Egitto si era assunto quando ha accettato di fare da mediatore, mentre di fatto ha dimostrato di sostenere solo la richiesta della parte palestinese. Ha preoccupato ieri gli israeliani anche il lancio da Gaza di un altro missile kassam che ha colpito il Negev occidentale, per fortuna senza vittime. C’è stata poi l’emozione per la partecipazione alla Maratona di Berlino di 1,183 israeliani il 20 settembre scorso, in quel numero preciso per ricordare i giorni di prigionia di Gilad, un numero che tutti portavano scritto addosso con caratteri molto visibili. Oppure, per non allontanarsi troppo dal palcoscenico americano, un po’ di spazio veniva anche dato alla dichiarazione di Abu Mazen, che i settlements non congelati avrebbero ritardato la ripresa del dialogo, ma, in compenso, che Bibi Netnayahu aveva fatto all’Onu un intervento di alto profilo, come ha scritto Nahum Barnea, uno dei commentatori di punta di Yediot Aharonot, il quotidiano più diffuso. Obama si faceva riprendere fra Brown e Sarkozy mentre rivolgeva l’ormai abituale monito ad Ahmadinejad, questa volta spostando il limite della pazienza da fine settembre a fine dicembre, rendendo così credibile la successiva affermazione del dittatore iraniano che con tono strafottente affermava di non avere alcun obbligo di riferire a Obama le proprie intenzioni, aggiungendo che l’Occidente la doveva smettere di interferire negli affari interni iraniani. Seguito da quel sant’uomo di Khamenei, il quale, inneggiando al secondo sito nucleare, dichiarava che “avrebbe accecato i nostri nemici “. Affermazione che ha risvegliato dall’abituale tranquillità persino El Baradei, che ha manifestato, al solito con discrezione, l’intenzione di ispezionare il nuovo sito scoperto presso la città di Qom. E’ comprensibile che il presidente di Israele, l’equilibrato Shimon Peres, abbia gratificato Ahmadinejad con la definizione di “ leader oscuro e tetro, che si concilierebbe con il Medio Evo, uno che vorrebbe uccidere come all’epoca dell’Inquisizione, predica l’omicidio e l’odio, il terrorismo, il ricorso alle armi nucleari per un genocidio “. Qualcuno ha volto interpretare l’assenza degli abituali sorrisi su volto di Barack Obama come il segnale della svolta, l’indicatore che finalmnte ha capito in quale mare sta nuotando. Ci permettiamo di dubitarne, anche se altri segnali si stanno affacciando, che lascierebbero pensare il contrario. Ma nove mesi, nei quali non ne ha imbroccata una, lisciando il pelo ai nemici e trattando male gli alleati, non si cancellano solo perchè di colpo ha scoperto che Ahmadinejad gli ha sempre mentito. Provi a cambiare qualche consigliere, alla prossima delusione si troverà meno impreparato.

Gaza: la Tv di Hamas continua nella sua politica di indottrinamento all’odio

Gerusalemme, 24 set (ANSA) -
Il sito internet israeliano Palestinian Media Watch riferisce che gli ospiti di un programma televisivo per bambini, trasmesso a Gaza dalla Tv controllata dal movimento islamico Hamas, hanno più volte affermato che la “liberazione” della Palestina passa attraverso il “massacro” degli ebrei in Israele.
Nel programma per bambini denominato “Pionieri di domani”, andato in onda il 22 settembre sulla Tv Al Aqsa, Nassur, un pupazzo con le sembianze di un orsacchiotto, si rivolge a una giovane ospite in studio, dal nome Saraa, spiegandole che tutti gli ebrei “devono essere eliminati dalla nostra terra”. “Saranno massacrati”, ribatte a sua volta Saraa. Poi Nassur si rivolge telefonicamente a un bambino per chiedergli “Cosa vuoi fare agli ebrei che hanno ucciso tuo padre?”. “Voglio ucciderli” è la risposta. Saraa: “Non vogliamo far niente a loro, solo cacciarli dalla nostra terra”. Nassur: “Vogliamo massacrarli (Nidbah-hom, in arabo), così saranno cacciati dalla nostra terra, giusto?”. Saraa: “Sì. E’ giusto. Li cacceremo usando tutti i modi”. Nassur: “E se non se ne andranno pacificamente, con la persuasione e il dialogo, dovremo farlo sterminandoli (Shaht, in arabo)”.
Questo post è dedicato a vento3000 che ancora crede che gli asini volano e la luna è fatta di formaggio....
SVEGLIAAAAAAAAAAAAA!
VIVA ISRAELE!

Disordini a Gerusalemme

Ci sono stati dei gravi disordini ieri sera a Gerusalemme sul Monte del Tempio.
E' accaduto quando un gruppo di pellegrini ebrei, scortato dalla polizia, è entrato nell'area che il Waqf pretende di mantenere "Juden frei", ed è stato preso a sassate dai mussulmani: bilancio 12 feriti tra gli agenti e 15 tra i rivoltosi.
Quando la polizia è risucita a scortare in un luogo sicuro gli ebrei i disordini sono finiti ma sono poi ripresi in altre parti della città vecchia e hanno provocato un altro ferito tra le forze dell'ordine.
Il Monte del Tempio è uno dei luoghi più sacri dell'ebraismo insieme alla Tomba di Rachele a Betlemme, la Tomba di Giuseppe a Nablus e la Grotta dei Patriarchi a Hebron.
Le violenze di ieri sono lì a testimoniare l'odio implacabile degli arabi verso gli ebrei, che non sono neanche liberi di pregare nel loro stato e nella loro capitale in uno dei loro luoghi santi. E ci sono persone che dicono che in Israele non c'è libertà per gli arabi, che i poveri palestinesi sono le vittime degli israeliani: qui sembra che siano gli israeliani ad essere vittime in casa loro!

sabato 26 settembre 2009

Manovre militari iraniane per Yom Kippur

La Guardia Rivoluzionaria iraniana ha annunciato una serie di esercitazioni missilistiche proprio in coincidenza con l'imminente ricorrenza ebraica di Yom Kippur.
Un avvertimento che sicuramente non lascia tranquilli gli israeliani, memori di quanto accadde a Yom Kippur del 1973 quando una coalizione di paesi arabi lanciò un attacco a sorpresa contro Israele lasciando una ferita che è ancora aperta nel cuore del paese.
A quanto pare il dittatore pazzo è deciso ad alzare la posta: non contento dei problemi interni causati dai brogli elettorali perpetrati dal suo entourage e venuti alla luce nelle manifestazioni di piazza, non contento dei continui proclami antisemiti, non contento dei continui oltraggi a Israele, con un ennesimo colpo di teatro ha distolto ancora una volta l'attenzione da ciò che lo mette in difficoltà (la scoperta del secondo apparato per la produzione di uranio arricchito) verso un altro problema.
Come ogni bravo dittatore che si "rispetti", fa del suo meglio per dare in pasto al suo popolo l'osso da rosicchiare per distoglierlo dai reali problemi del paese.

Farouk Hosni: se lo conosci lo eviti!

Il ministro della "cultura" egiziana Hosni, recentemente trombato alle elezioni per la nomina a responsabile dell'Unesco, ha avuto modo di far capire a chi non aveva ancora capito per quale motivo la sua persona era inadatta (per usare un eufemismo) a svolgere un ruolo così delicato: in una intervista al giornale egiziano al-Masri al-Yaum, ha dichiarato la sua intenzione di "lanciare una guerra culturale contro Israele".
Stranamente nessuno ha trovato nulla da eccepire di fronte a questa ennesima prova di tolleranza, rispetto e democrazia della "superiore" civiltà islamica, nessuno è sceso in piazza o ha mandato in onda trasmissioni per denunciare un così schifoso e orribile atto!
In un crescente delirio ha inoltre affermato che ha perso le elezioni "a causa del radicalismo, del razzismo e degli ebrei": se questo è il massimo esponente della cultura egiziana e uno dei "campioni" della cultura islamica...povera cultura, ha finito di vivere!

Quando la memoria è corta...

Cosa può succedere quando la memoria è corta o addirittura si vuole cancellarla?
Succede che si cerchi di costruire un hotel per ospitare gli spettatori dei prossimi europei di calcio 2012, sul luogo dove tra il 29 e il 30 settembre del 1941 gli assasini nazisti coadiuvati dai collaborazionisti ucraini trucidarono 33.771 ebrei di Kiev.
Gli ebrei vennero condotti ,attraverso un "corridoio" formato da soldati e polizotti che li sottoposero a un brutale pestaggio, in cima ad una immensa fossa dove erano attesi dalle mitragliatrici che cominciarono a falciarli senza pietà.
Il sindaco di Kiev Leonid Chernovetskyi aveva già approvato il progetto che doveva consentire la costruzione dell'hotel, ma il centro Simon Wiesenthal ha iniziato una campagna per boicottare i lavori, mentre il presidente di Israele Shimon Peres ha condannato l’ipotesi: «Lì niente deve essere toccato»: proprio il suo intervento sembra sia stato determinante per far recedere l'amministrazione comunale dal compiere un simile scempio.
Ecco il motivo, se mai ce ne fosse bisogno di uno, per il quale bisogna sempre lottare e ricordare: chi dimentica gli orrori della Shoà o peggio vuole nasconderli e negarli, uccide una seconda volta i sei milioni di ebrei che sono stati sterminati dal nazismo e questo non deve accadere.

...e la chiamano tregua....

Sono circa 50 i razzi e colpi di mortaio con i quali i terroristi di hammazz hanno bombardato Israele negli ultimi tre mesi, e diventano 250 dalla fine dell'operazione Cast Lead. In tutto il 2009 sono stati finora 750 contro i 3300 del 2008.
Ieri le Forze Aeree Israeliane hanno lanciato un attacco contro una cellula terroristica che si apprestava a bombardare Israele: risultato tre terroristi sono stati uccisi.
Erano abitanti di Gaza ed erano responsabili dei bombardamenti delle ultime settimane, inclusi quelli di Rosh HaShanà, si chiamavano Mahmoud Mussah Rammadan Bana, Kamel Hamdan Ibrahim Dakhdukh e Mohamed Salem Barawi Marshoud.
In risposta all'attacco aereo i terroristi hanno bombardato con razzi e colpi di mortaio che però hanno colpito il territorio palestinese.
La settimana precedente un palestiense era stato arrestato all'ingresso di un insediamento israeliano a sud di Hebron mentre tentava di far esplodere un ordigno vicino un avamposto delle IDF, l'arabo era anche in possesso di un coltello.
Un pattuglia dell'esercito israeliano aveva inoltre ucciso due terroristi che stavano provando a posizionare degli ordigni esplosivi vicino la barriera difensiva a nord di Gaza.
Questi sono alcuni esempi di come intendono la parola pace i palestinesi: per loro la tregua o la pace sono concetti molto aleatori e comunque devono includere il permesso di fare come vogliono, di continuare ad attaccare Israele e a tentare di massacrare la popolazione israeliana.
Ovviamente questo non può essere permesso da nessuno stato democratico e meno che mai da Israele!
VIVA ISRAELE!

giovedì 24 settembre 2009

L'iranano non è il benvenuto!

Il presidente iranano ahmadinejad non è il benvenuto a NY: oltre alle manifestazioni di piazza contro il suo regime assassino, il criminale dittatore ha dovuto incassare l'ennesimo boicottaggio da parte di alcuni paesi. Gran Bretagna, Danimarca, Francia, Germania, Ungeria e Italia infatti, hanno abbandonato l'aula del Palazzio di Vetro non appena ha preso la parola.
Nonostante il suo discorso non contenesse riferimenti espliciti alla distruzione di Israele o alla negazione della Shoà (sorta di linea rossa che l'Unione Europea aveva stabilito per un abbandono in massa dell'emiciclo da parte di tutte le delegazioni), il suo atteggiamento e le sue parole hanno suscitato l'indignazione (come al solito quando apre bocca) e indotto i rappresentanti degli stati sopra menzionati a lasciare anzitempo l'aula.
Non credo possa servire da lezione: il personaggio è quello che è, ma forse, a furia di sbattere il muso su paesi fermi e non disposti a compromessi, potrebbe cominciare a cambiare atteggiamento...

mercoledì 23 settembre 2009

L'antisemita ministro egiziano non dirigerà l'UNESCO!

Sembra incredibile, ma è proprio così: il ministro della "cultura" egiziana Farouk Hosni è stato sonoramente trombato e non dirigerà l'Unesco.
Lui, che aveva fatto ripubblicare i Protocolli dei Savi di Sion e che si era reso responsabile della degiuidizzazione della cultura egiziana, non si sa bene per quale motivo era stato scelto da Moubarak come candidato egiziano a un incarico così importante e sembrava godere del sostegno di molti paesi europei (Francia e Italia incluse) che aveva dello scandaloso.
Fortunatamente qualcuno è rinsavito e si è così evitato lo sconcio di un antisemita odiatore di Israele e degli Ebrei a capo dell'Unesco.
Il triste figuro aveva recentemente confessato di aver aiutato i tre maledetti assassini della Achille Lauro (quelli che assassinarono il paraplegico ebreo americano Leon Klinghofer) a fuggire alla giustizia italiana.
Una volta tanto l'arroganza e l'antisemitismo arabo hanno trovato un ostacolo ai loro perfidi progetti.
VIVA ISRAELE!

lunedì 21 settembre 2009

Mantenere alta la guardia: un dovere imprescindibile per Israele

E' così: purtroppo Israele non può mai permettersi di abbassare la guardia pena la sua distruzione.
Questo continuo stato di allerta è giustificato dai pericoli che provengono da parte araba. Pochi giorni fa, per "festeggiare" il capodanno ebraico, da Gaza sono stati "gentilemente inviati in dono" due razzi che hanno colpito il territorio della città di Sderot senza fortunatamente provocare vittime o danni.
La risposta dell'aviazione è arrivata sotto forma di bombardamento di tre tunnel che, nella zona di Rafah, erano utilizzati dai terroristi di hammazz per ricevere armi ed esplosivi.
Dall'inizio dell'anno sono circa 715 i razzi o colpi di mortaio con cui i terroristi hanno bombardato Israele con il dichiarato scopo di fare il più alto numero di vittime e di creare senso di paura continuo nella popolazione.
Israele però continua nella sua lotta contro il male, contro coloro che anelano a distruggere lo Stato degli ebrei creato con fatica e sudore: che il nuovo anno appena iniziato possa essere migliore del precedente.
VIVA ISARELE!

sabato 19 settembre 2009

Shanà Tovà Israel!

Auguri di buon anno a Israele.
Che possa essere un anno che veda la fine dell'incubo per Gilad Shalit e la fine della follia del pazzo iranano!

VIVA ISRAELE!

venerdì 18 settembre 2009

Ahmadinejad insiste...

Il nano pazzo di Teheran, ormai completamente fuori di cervello specie dopo le contestazioni dei mesi scorsi, cerca di distogliere l'attenzione dai reali problemi dell'Iran e ... cosa fare di meglio se non puntare l'attenzione su Israele???
E così in occasione della pagliacciata annuale contro Israele, torna a farneticare sulla Shoà definendola "una invenzione degli ebrei per far nascere Israele". Riuscisse almeno a essere originale! Riuscisse una volta a dire qualcosa di nuovo.... sempre lì con il "complotto giudo plutocratico" di fascista memoria..
Gli arabi e i mussulmani non riescono proprio a fare a meno di rifarsi alle teorie naziste a loro tanto care e da loro tanto amate.
Sembra di vederlo, con la bava alla bocca mentre (emulo del criminale arraffatt) urla il suo odio contro Israele davanti alla solita folla che si può torvare davanti a un dittatore.

mercoledì 16 settembre 2009

Free Gilad Shalit!!!

Il giovane soldato israeliano Gilad Shalit, si appresta a trascorrere un altro Rosh HaShanà ostaggio dei criminali terroristi guerrafondai di Gaza.
Questi, continuano pervicacemente a ignorare ogni appello che in Israele, Europa e Stati Uniti si è levato per la liberazione del ragazzo che ormai da oltre tre anni è segregato in qualche orrendo antro palestinese.
Il Comune di Roma ha concesso a Gilad la cittadinanza onoraria della città, nella speranza che questo potesse accelerare i tempi della sua liberazione, ma a quanto pare (tanto per non smentirsi) gli arabi dimostrano tutto il loro disprezzo per la comunità internazionale e non permettono neanche la visita della Croce Rossa Internazionale all'ostaggio che, ricordiamo, è stato rapito in territorio israeliano mentre era impegnato in una missione di pattugliamento.
Il padre, Noam, si sta battendo con coraggio e determinazione per ottenere la sua liberazione e a giugno, davanti alla commissione Onu che si è riunita a Ginevra per ascoltarae (PRIMA VOLTA IN ASSOLUTO!!!!) le ragioni della gente di Israele vittima da oltre 100 anni dell'odio, della violenza e del terrorismo arabo ha detto: “Voi sapete bene che la liberazione di mio figlio è la chiave per togliere il blocco alla striscia di Gaza e far ripartire il processo di pace: un piccolo gesto che potrebbe alleviare la vita di tante persone”. Shalit ha chiesto agli abitanti della striscia di Gaza di premere sui loro capi affinché lascino libero suo figlio, e ha esortato coloro che lo tengono in cattività a compiere questo semplice passo che “garantirebbe loro quel rispetto che essi vogliono dalla comunità internazionale”. “Non fatelo per qualche forma di profitto – ha detto – fatelo perché è la cosa giusta da fare, fatelo per il bene della vostra gente. Non ignorate le condizioni in cui mio figlio prestava servizio militare. Egli non stava attaccando la vostra terra, anzi non si trovava nemmeno sulla vostra terra: si trovava sul territorio sovrano d’Israele per difendere quello che avrebbe dovuto essere un confine pacifico [dopo il ritiro israeliano del 2005]. I vostri leader dicono che è un prigioniero di guerra. Io dico che è un ostaggio. Se fosse un prigioniero di guerra, come mai gli vengono negate tutte le condizioni garantite dalla Convenzione di Ginevra? Gli vengono negate anche le visite della Croce Rossa, che invece può visitare tutti i detenuti palestinesi in Israele. I quali possono anche impugnare le sentenze e protestare contro eventuali violazioni dei loro diritti davanti allo Stato d’Israele. Molti di voi – ha concluso Noam Shalit – capiscono che i vostri capi hanno commesso un crimine contro mio figlio, che viene trattenuto come moneta di scambio, e non c’è alcun compromesso da raggiungere: le loro pretese semplicemente non possono essere esaudite. Mio figlio è la carta usata dai vostri capi per distrarre l’attenzione dalle distruzioni che essi hanno portato su di voi”.




Informarsi è un dovere!

http://www.mfa.gov.il/GAZAFACTS

Ex soldati israeliani liberano una americana prigioniera in Cisgiordania

Dieci ex militari israeliani hanno liberato una donna americana e suo figlio, che da tre anni era prigioniera in Cisgiordania a Tulkarm.
La donna, che aveva sposato un palestinese conosciuto negli Stati Uniti e dal quale aveva avuto un bambino, una volta giunta a Tulkarm era stata segregata dal marito e minacciata: se avesse tentato di fuggire non avrebbe più rivisto il figlio.
I genitori della donna dopo aver provato a chiedere l'intervento dell'Autorità Palestinese, si sono rivolti ad un loro conoscente ebreo americano che aveva prestato servizio nelle I.D.F.
Costui si era immediatamente messo in contatto con i suoi amici in Israele che hanno subito cominciato a mettere a punto un piano per liberare la donna studiando per settimane i movimenti della "famiglia" acquisita in attesa di poter intervenire. Lunedì scorso poi hanno dato il via all'azione che ha avuto successo, permettendo loro di portare la donna al sicuro nel consolato americano di Gerusalemme da dove è poi ripartita con il figlio alla volta dell'Ohio.
La famiglia della donna ha ringraziato commossa i dieci uomini, promettendo loro una ricompensa, ma uno di essi ha dichiarato alla Radio dell'Esercito che non lo hanno fatto per i soldi.

Onore a questi ragazzi!

I support the I.D.F.!!!

La peculiare posizione di Israele

di Eric Hoffer*
L.A. Times, 26 maggio 1968
Gli ebrei sono un popolo particolare: ci sono cose permesse ad altre nazioni che agli ebrei sono proibite.
Altre nazioni espellono migliaia, addirittura milioni di persone e non ci sono problemi di rifugiati. Lo ha fatto la Russia, lo hanno fatto la Polonia e la Cecoslovacchia, la Turchia ha cacciato un milione di greci, l’Algeria un milione di francesi, l’Indonesia ha espulso chissà quanti cinesi, e nessuno parla di rifugiati. Ma nel caso di Israele, gli arabi trasferiti si sono trasformati in eterni rifugiati. Tutti insistono che Israele deve prendersi indietro ogni singolo arabo.
Arnold Toynbee qualifica l’evacuazione degli arabi come un’atrocità più grande di tutte quelle commesse dai nazisti.
Quando le altre nazioni vincono una guerra sul campo di battaglia, dettano le condizioni di pace, ma quando vince Israele, deve intavolare trattative per ottenere la pace.
Tutti si aspettano che gli ebrei siano gli unici veri cristiani a questo mondo. Le altre nazioni, quando vengono sconfitte, sopravvivono e si riprendono, ma se Israele fosse sconfitta, sarebbe distrutta. Se lo scorso giugno avesse vinto Nasser, avrebbe cancellato Israele dalla carta geografica, e nessuno avrebbe mosso un dito per salvare gli ebrei. Nessun impegno verso gli ebrei da parte di qualunque governo, compreso il nostro, vale la carta sulla quale è scritto.
Si levano grida di sdegno in tutto il mondo quando muore gente in Vietnam o quando due negri sono giustiziati in Rodesia. Ma quando Hitler massacrava gli ebrei, nessuno ha protestato. Gli svedesi, pronti a rompere le relazioni con gli Stati Uniti per ciò che facciamo in Vietnam, non hanno fiatato quando Hitler assassinava gli ebrei. Hanno mandato a Hitler il loro migliore ferro e munizioni, e hanno fornito alle sue truppe i treni per la Norvegia. Gli ebrei sono soli al mondo. Se Israele riuscirà a sopravvivere, sarà solo grazie agli sforzi degli ebrei. E alle risorse degli ebrei. In questo momento Israele è il nostro unico alleato affidabile e incondizionato. Noi possiamo contare su Israele più di quanto Israele possa contare su di noi. Dobbiamo solo provare a immaginare che cosa sarebbe accaduto l’estate scorsa se gli arabi e i loro protettori russi avessero vinto la guerra per renderci conto di quanto sia vitale la sopravvivenza di Israele per gli Stati Uniti e per l’Occidente in generale. Ho una premonizione che non mi abbandonerà: ciò che accadrà a Israele, accadrà anche a tutti noi.
Se Israele perisce, la responsabilità dell’olocausto peserà su di noi.
*Eric Hoffer, (1902-1983) era un filosofo sociale non ebreo

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Queste parole sono state scritte nel 1968: 41 anni fa, ma sono di una attualità semplicemente spaventosa.
Ogni commento è superfluo.

lunedì 14 settembre 2009

Ascolta Israele, basta chiedere scusa

Da Israele, Deborah Fait
Ieri sono piovuti due missili sul nord di Israele, uno dei due e' caduto quasi al centro di Naharia. Poteva essere strage ma per fortuna non abbiamo avuto vittime. Israele ha protestato all'ONU e adesso ne sappiamo quanto prima, quando mai l'ONU ha fermato i terroristi? Israele deve smettere di temere il giudizio del mondo e aspettare che il mondo condanni gli arabi. Quando mai? Il mondo adora gli arabi, il mondo ha paura degli arabi, il mondo rispetta gli arabi, il mondo sta diventando arabo.
Protestare all'ONU? Sbagliato , sbagliatissimo !!! Cadono due missili su Israele? Israele deve immediatamente colpire, non due ma mille volte di piu'. Due missili? e noi rispondiamo con una caterva che non finisce piu' e con l'aviazione militare che si alza in volo per bombardare il luogo da cui sono partiti i missili, facendo barba e capelli ai barbudos hezbollah che gli farebbe anche bene all'igiene.
Settimane fa, io ero in Italia, la NATO colpi' in Afghanistan un deposito di esplosivi vicino al quale stavano un'infinita' di civili, morti a palate, tra i civili naturalmente. Non ho sentito il capo della NATO chiedere scusa, non ho sentito dire che si era trattato di un errore, non ho sentito nessuna reazione tra la gente intorno a me. Non ho avuto sentore di manifestazioni con la foto di Obama data alle fiamme come facevano con quella di Bush. Tutto e' passato quasi inosservato. Capperi, non erano mica palestinesi quelli arrostiti in Afghanistan, c'era solo qualche centinaio di afghani che manco arabi sono quindi tranquillamente ammazzabili. Siccome quest'estate Israele non ha ammazzato nessun santo palestinese allora si sono inventati la storia che l'esercito li ammazza per fare poi traffico di organi. Hai capito!! Se e' contro Israele tutto fa brodo, qualsiasi menzogna e' credibile. Tremenda storia certamente presa per vera dalla vecchietta dei "ne ho settanta ma non li dimostro", mi riferisco a Jane Fonda, incazzatissima perche' al Festival di Toronto e' stata omaggiata la citta' di Tel Aviv, forse in occasione del centenario che quest'anno si festeggia. Alla vecchietta, probabilmente rincoglionita, non e' piaciuta la cosa e insieme ad altri filonaziislamici come lei, tra cui il genio della celluloide Ken Loach, hanno boicottato il Festival di Toronto.
Jon Voight, papa' di Angelina Jolie, dice che la Fonda e' malconsigliata. Dice che ancora una volta si schiera dalla parte sbagliata e si chiede se la vecchietta sia a conoscenza di chi siano e cosa abbiano fatto i suoi santi palestinesi. Jon Voight e' un grande amico di Israele ma non sa che per quelli come Jane Fonda non hanno importanza le colpe palestinesi ne' che Tel Aviv sia stata costruita sul deserto completamente disabitato, quello che a loro importa e' boicottare Israele. Caspita, caro Jon Voight, a Toronto erano presenti altri paesi, nominiamone due tra tanti "Iran e Cina", paesi dove nessuno sa cosa siano i diritti umani pero' la "settanta ma non li dimostro" mica ha pensato di boicottare Ahmadinejad o altri dittatori , nooooooooo, lei boicotta Israele perche' a nessun filonaziislamico interessa niente di nessuno a meno che non sia palestinese e non perche' I palestinesi siano particolarmente amati , solo perche' la loro controparte, il loro nemico e' Israele, quindi gli odiatissimi ebrei. Cosa mi state dicendo? Jane Fonda e Ken Loach sono pacifisti? Noo, semplicemente odiatori di ebrei....come si dice? Come si chiama uno che odia gli ebrei???? Antisemita? Si, mi pare di si, antisemita! Ecco quello che sono: antisemiti. Fonda, Loach e gli altri di cui non ricordo il nome dovevano partecipare all'altro Festival, quello di Venezia dove il loro idolo, il dittatore Chavez insieme al neonazi Oliver Stone ( quello che andava ad abbracciare Arafat mentre ci mandava i kamikaze per farci crepare e urlava che noi israeliani eravamo nazisti) sono stati accolti con ovazioni degne di capi di stato di nazioni democratiche....invece uno e' un matto a capo di un governo che tiene il Venezuela sotto il giogo delle dittature comuniste e il secondo,Stone, e' il suo mentore. E Israele protesta all'ONU se hezbollah spara missili? Rispondi ai missili con missili, Israele, rispondi e non preoccuparti, tanto , comunque, il mondo intero ce l'avra' sempre con te. Scommettiamo una cena? Se al posto di Chavez fosse andato a Venezia un qualsiasi premier israeliano , di destra o sinistra, non importa, sarebbe stato accolto da fischi , da urla "nazista" e dai solti incendi della bandiera di Israele....quella americana non si incendia piu', adesso c'e' Obama, amico dell'islam, mica tanto amico di Israele. Ascolta Israele! Basta chiedere scusa, bastona chi ti bastona e basta!

http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90

Addio Assaf Ramon...

E morto ieri in seguito ad un incidente aereo, mentre volava con il suo F-16 nel deserto di Galilea, il sottotenente Assaf Ramon, figlio del colonnello Ilan Ramon, eroe di Israele, colui che aveva guidato con successo una squadriglia israeliana in territorio iracheno per distruggere il reattore nucleare che Saddam Hussein stava facendo costruire.
Ilan Ramon era a sua volta morto durante il tragico volo di rientro dello Space Shuttle Columbia il 1 febbraio del 2003.
Israele da ieri piange il suo ultimo caduto, ma soprattutto si stringe nel dolore della famiglia Ramon che ora è ancora di più nel cuore di tutti gli israeliani.

sabato 12 settembre 2009

Ci risiamo... razzi dal Libano!

Venerdì 11 settembre (non credo sia un caso!) alcuni razzi katyusha da 122 mm. di diametro, hanno colpito la Galilea occidentale nel nord di Israele. Non si segnalano feriti. L'esercito israeliano ha risposto al bombardamento con colpi di artiglieria e con una incursione aerea. Sebbene non sia chiaro chi sia il responsabile del bombardamento, il governo israeliano considera questo attacco molto grave e ha ammonito il governo libanese ritenendolo responsabile della prevenzione del lancio dei razzi. L'ultimo lancio di razzi dal Libano risale al 21 febbraio del 2009: nell'occasione colpirono un centro abitato e provocarono il ferimento di tre persone e danni alle abitazioni.
A quanto pare il criminale gruppo terroristico di hezbollah ha ritenuto opportuno "festeggiare" a modo suo la ricorrenza dell'11 settembre, e ha voluto farlo colpendo Israele (alleato degli USA) per mandare secondo me un duplice segnale: a Israele per avvertirlo (se mai ce ne fosse bosogno) che loro si stanno riarmando velocemente e agli USA per ricordare loro che non si potrà mai arrivare a niente senza di coinvolgerli
Chissà come dovrebbero reagire (secondo i parametri dei sinistri pacifinti) gli israeliani a questi bombardamenti... forse con il lancio di fiori.... o magari con la liberazione di altri criminali terroristi....

giovedì 10 settembre 2009

Ricordando i martiri di Monaco '72

Tra il 5 e il 6 settembre 1972 venne perpetrato il massacro degli atleti israeliani alle olimpiadi di Monaco.

Ricordiamo i loro nomi:

Moshe Weinberg,

Joseph Romano,

David Berger,

Ze'ev Friedman,

Eliezer Halfin,

Yossef Gutfreund,

Amitzur Shapira,

Kehat Shorr,

Mark Slavin e

André Spitzern,

Yakov Springer.

E ricordiamo anche che i giochi continuarono ad andare avanti normalmente mentre gli atleti israeliani venivano trucidati, e che ci volle una mezza sommossa popolare per indurre il comitato olimpico a sospendere le gare.

Gli atleti israeliani attendono giustizia!

Ricordiamo pure che Abu Mazen si preoccupò di reperire i fondi per il gruppo terroristico...

venerdì 4 settembre 2009

E bravo chavez!

L'arrogante dittatorello venezuelano amico del nano pazzo di Teheran ne ha combinata un'altra delle sue: durante il viaggio che lo sta conducendo in vari paesi arabi si è fermato in Siria dove, parlando davanti a 10.000 persone (immagino quanto interessate agli sproloqui del tizio in questione) ha definito "Israele un governo genocida. Io condanno questo governo Sionista che perseguita l'eroico popolo palestinese". Evidentemente, non contento di aver permesso alla sharia di entrare nel suo paese ("missionari" di hezbollah stanno convertendo i nativi all'islam, imponendo il burqa alle donne delle foreste!) http://www.cesnur.org/2007/mi_03_24.htm e di coprire il terrorismo http://colocaciondeexplocivo.blogspot.com/ cerca una maggiore visibilità all'estero, tesa ad amplificare la portata della sua crociata contro gli Stati Uniti d'America e i suoi alleati (Israele appunto).
Un'altra occasione persa per ...tacere... vero chavez?

Lo sdegno della famiglia Black per le calunnie di Aftonbladet

Indignata la reazione al calunnioso articolo svedese sull’immaginario traffico d’organi palestinesi ad opera delle Forze di Difesa israeliane da parte del cugino di una giovane vittima del terrorismo il cui rene, nel 2002, venne donato a una ragazzina palestinese: “E’ puro e semplice antisemitismo del tipo di cui il Terzo Reich sarebbe andato fiero”.
Yoni Jesner, un giovane leader studentesco diciannovenne originario di Glasgow (Scozia), nel settembre 2002 venne ucciso in un attentato suicida sull’autobus n. 4 di Tel Aviv. All’epoca frequentava una scuola talmudica e aveva in programma di tornare nel Regno Unito per studiare medicina.
Suo cugino Gideon Black, 26 anni, che oggi vive a Gerusalemme, era con lui e venne ferito nell’attentato, ma sopravvisse.
Yoni morì all’Ospedale Ichilov il giorno successivo all’attentato a causa delle gravissime ferite da schegge alla testa. La famiglia acconsentì a donare uno dei suoi reni, che venne trapiantato in una bambina palestinese di sette anni, Yasmin Abu Ramila, residente a Gerusalemme est, che era da due anni in attesa d’un organo compatibile.
Disse all’epoca Ari, il fratello di Yoni: “La nostra famiglia è fiera che da questa tragica situazione e dalla morte di Yoni siamo riusciti, e Yoni sia riuscito, a dare nuova vita ad altri. Dal nostro punto di vista il principio più importante, qui, è che la vita sia stata restituita a un altro essere umano. Di quale religione, nazionalità, cultura o credo religioso non è la cosa che conta”.
La madre della bambina palestinese, Dina Abu Ramila, dichiarò: “Non so come ringraziare la famiglia della vittima dell’attentato. Provo compassione per il loro dolore e li ringrazio per la donazione d’organo, che ha salvato la vita di mia figlia”.
A proposito del diffamatorio articolo comparso sul tabloid svedese Aftonbladet il mese scorso in cui il giornalista Donald Bostrom si faceva portavoce della calunnia secondo cui le Forze di Difesa israeliane ucciderebbero palestinesi per poi venderne gli organi, Black lo ha definito “tanto odioso quanto falso”.“Di fronte ad accuse ad Israele così roboanti e infondate si può molto benevolmente considerare il signor Bostrom e i suoi pari semplicemente come dilettanti d’infimo livello che cercano di emergere dai bassifondi del giornalismo svedese. Oppure si può prendere alla lettera le affermazioni di Bostrom. L’integrità morale di un giornalista è radicata nella sua capacità di sostenere ciò che scrive. Se si devono avere ampie prove concrete prima di fare affermazioni che gettano un’ombra sulla reputazione di un individuo, allora qualunque giornalista deve assicurarsi di muoversi su un terreno ben solido prima di sostenere che i soldati di un altro paese si danno a una pratica così abominevole. La mancanza di qualunque straccio di prova rende Bostrom colpevole di un pregiudizio antiebraico del tipo di cui il Terzo Reich sarebbe andato fiero”.“La storia – conclude Black – getterà le accuse di Aftonbladet nella pattumiera delle calunnie antisemite che avrebbero dovuto essere lasciate ai tempi oscuri, e che invece tornano a tormentarci. Intanto le Forze di Difesa israeliane continuano ad essere un esercito straordinario, costretto ad agire in un contesto di sfide senza eguali: nelle condizioni più dure e difficili, si batte per preservare quell’alto livello di professionalità morale di cui può andare giustamente orgoglioso”.
Un ente di beneficienza intestato alla memoria di Yoni, la Yoni Jesner Foundation (www.yonijesner.org), è attiva in una quantità di campi che erano per lui importanti. Un progetto lanciato nel 2006, il Premio Yoni Jesner, incoraggia giovani studenti ebrei ad impegnarsi in progetti di volontariato. Lo scorso giugno, 120 studenti hanno preso parte alla prima cerimonia di premiazione presso la St. John's Wood Synagogue, nel nord-ovest di Londra, per festeggiare i risultati degli studenti di scuole superiori che hanno svolto venti ore di lavoro volontario sia all’interno che all’esterno delle rispettive comunità ebraiche.

(Da: Jerusalem Post, 1.09.09)

Argentina batte Svezia 1 a 0!

L'Argentina chiede di processare il nuovo ministro della Difesa iraniano Ahmad Vahidi, ricercato dall'Interpol nell'ambito di un'inchiesta per l'attentato avvenuto nel 1994 al centro culturale ebraico di Buenos Aires, che fece 85 morti e 200 feriti.
La Svezia invece permette che venga pubblicato un articolo FALSO, con notizie FALSE ai danni di Israele e degli Ebrei che infanga l'onore delle I.D.F. e la rettitudine del popolo israeliano!
Vergogna per la Svezia!!!
Piccola nota a margine: l'elezione del terrorista Vahidi a ministro della difesa iraniana è stata salutata da grida di "morte a Israele"... questo tanto per ribadire cosa motiva il dittatore ahmadinejad e la sua cricca di terroristi.

Quando anche ad Abu Mazen scappa detta la verità storica

Da un articolo di Sarah Honig

Quelle piccole storie spesso trascurate, che raramente arrivano ai titoli di prima pagina o alle trasmissioni tv, sono spesso le più significative. È da esse che talvolta emergono delle verità deliberatamente soppresse, è lì che le grandi bugie vengono talvolta smascherate, seppure inavvertitamente.
Poca attenzione hanno ricevuto lo scorso luglio le rivelazioni del presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen), sulla tv Al-Palestinia. Abu Mazen ha parlato della sua giovinezza a Safed, da dove racconta sempre che la sua famiglia fu cacciata a forza dalle truppe israeliane nel 1948. Abu Mazen si compiace del suo presunto status di profugo. È l’armamentario che gli è indispensabile sulla scena araba e internazionale: la commovente postura della povera vittima conferisce un’apparente autorità morale alla sua causa. Questa posa, per di più, diventa un dogma arabo fondamentale: la recriminazione cruciale per giustificare il terrorismo contro Israele, e rifiutarsi di abbandonare il cosiddetto “diritto al ritorno” da parte dei profughi a quelle che vengono descritte come le case sottratte loro dai violenti conquistatori ebrei. L’opinione pubblica prevenuta si presta volentieri a credere alla favola del palestinese combattente per la libertà. Ma una spensierata disattenzione – o la convinzione che nessuno ascolti i discorsi tra arabi – a volte fa cadere la maschera così pazientemente fabbricata. È quello che è accaduto ad Abu-Mazen il 6 luglio scorso.
Il co-fondatore di Fatah, soffermandosi a lungo sulle sue origini a Safed, ha lasciato trapelare per caso la verità. “Fino alla nakba ( “la sciagura”, il greve sinonimo usato in arabo per indicare l’indipendenza di Israele) – ha raccontato – la sua famiglia “viveva da benestante a Safed”. Quando Abu Mazen aveva 13 anni, prosegue il racconto, “partimmo a piedi di notte per il fiume Giordano... Infine ci stabilimmo a Damasco... Mio padre era ricco, e spendeva con metodo il suo denaro. Dopo un anno, quando il denaro finì, cominciammo a lavorare”.
“La gente – continua Abu Mazen – era motivata ad andarsene... Temevano ritorsioni da parte delle organizzazioni terroriste sioniste, particolarmente quelle di Safed. Quelli di noi che erano di Safed temevano soprattutto che gli ebrei nutrissero vecchi propositi di vendetta per ciò che era avvenuto durante la sommossa del 1929. Questo era nella memoria delle nostre famiglie e dei nostri genitori... Si rendevano conto che l’equilibrio delle forze stava cambiando, e quindi l’intera città venne abbandonata sulla base di questa logica: salvare la nostra vita e i nostri averi”.
E così, ecco la verità direttamente dalle labbra del gran capo dell’Autorità Palestinese. Lui, e proprio lui, attesta che nessuno espulse gli arabi da Safed. Il loro esilio fu il frutto di una scelta, spinti dalla chiara consapevolezza della loro responsabilità e dalla convinzione che gli ebrei si sarebbero mossi sulla base degli stessi standard di faida e di sangue che prevalgono nella cultura araba. In modo poco realistico immaginavano che gli ebrei avrebbero fatto loro esattamente ciò che gli arabi avevano fatto agli ebrei a Safed. Se questa era la loro premessa, avevano un ottimo motivo per andare nel panico.
La “sommossa” cui fa riferimento Abu Mazen fu uno dei pogrom istigati in serie dal famigerato mufti di Gerusalemme, Haj Amin al-Husseini, ancor oggi venerato in tutto il mondo arabo: un entusiasta collaboratore nazista residente a Berlino durante la seconda guerra mondiale, un criminale di guerra ricercato nel dopoguerra.
Nell’agosto 1929 Husseini chiamò a raccolta gli arabi per massacrare gli ebrei con il falso pretesto che gli ebrei complottassero per impadronirsi del Monte del Tempio. Sessantasette membri dell’antica comunità ebraica di Hebron furono orrendamente fatti a pezzi. Fu la mattanza più famosa, ma non l’unica che venne perpetrata in quell’occasione nel paese. Nell’altrettanto antica comunità ebraica di Safed, ventun ebrei furono massacrati in modo altrettanto orrendo (un gatto venne infilato nell’addome sventrato di una donna). Un bambino e una giovane donna che doveva sposarsi il giorno successivo furono uccisi a sangue freddo da poliziotti arabi assegnati dalle autorità mandatarie inglesi a sorvegliare la maggioranza degli ebrei di Safed che aveva cercato salvezza nel cortile della polizia.
Gli inglesi proposero che tutti gli ebrei di Safed venissero evacuati “per la loro sicurezza”, come era avvenuto a Hebron. L’offerta fu rifiutata con fermezza. Dopo di allora, e in particolare durante i furibondi attacchi del 1936-39 guidati dal mufti, i duemila ebrei della città vennero difesi dall’Haganà e dalle cellule dell’IZL di Safed. Tuttavia, l’infausta sera del 13 agosto 1936 dei razziatori arabi riuscirono a penetrare e invadere la modesta casa Unger, nel quartiere ebraico, mentre la famiglia stava cenando. Assassinarono il padre, Alter, 36enne scriba della Torah, le sue figlie Yaffa e Hava (9 e 7 anni) e il figlio di 6 anni Avraham.
Nel suo libro “Annali di Safed”, Natan Shor riporta il seguente racconto di un testimone oculare, uno dei primi vicini che si trovarono a passare di lì. “I ragazzi sentirono dei gemiti provenire da una delle case. Entrammo e in mezzo a una stanza buia, ammobiliata solo con un tavolo, una sedia rotta e uno scaffale pieno di libri soprattutto religiosi, giaceva il corpo di un uomo. Era stato colpito alla testa. Mancava metà cranio. Vedemmo solo la barba, parte del naso e l’occhio destro... Il cadavere giaceva in un lago di sangue e di materia cerebrale... Nell’altra stanza, tra i piatti rotti, giacevano tre bambini morti, coperti di sangue. Due avevano ancora gli occhi aperti. Una vecchia, la nonna, correva di stanza in stanza, impazzita dal dolore. La madre, anche lei ferita e probabilmente creduta morta, andava da un bambino all’altro. Non piangeva e non urlava. Guardando fisso, ripeteva piano in yiddish: 'Se solo fosse toccata a me e non a voi’. Aveva una mano sanguinante e un dito amputato pendeva da un lembo di pelle”.
Ecco cos’era stata la “sommossa” per cui i parenti di Abu Mazen si aspettavano di subire vendetta. Paradossalmente gli ebrei furono messi in allarme dalla fuga degli arabi, immaginando che presagisse un grande massacro da parte degli eserciti arabi invasori (cosa che effettivamente venne tentata). In molte zone (a Haifa, per esempio) gli ebrei pregarono gli arabi del posto di restare. Ma gli arabi di Safed e di tante altre località, seguendo le esortazioni dei loro capi di andarsene, inseguiti dagli incubi che suscitavano le loro (ma non degli ebrei) tradizioni di vendetta, fecero ciò che era più logico e assennato alla luce della loro convinzione che gli ebrei si sarebbero comportati secondo il codice arabo.
La vigilia del 16 aprile 1948, giorno del ritiro degli inglesi da Safed, le autorità mandatarie consegnarono agli arabi le strutture della polizia e il forte militare di Monte Canaan. Si offrirono di scortare tutti gli ebrei fuori dalla città “per la loro sicurezza”. Come nel 1929, gli ebrei rifiutarono decisamente, benché il ricordo dell’orrenda carneficina avrebbe dovuto infondere più terrore tra loro che tra gli arabi in fuga.
Perché questa testimonianza di Abu Mazen di capitale importanza non ha avuto la debita risonanza sulla nostra stampa? Perché i mass-media anche israeliani hanno largamente ignorato i ricordi del presidente dell’Autorità Palestinese?
È di rigore perpetuare il mito della colpa di Israele, da esibire come un attestato di pensiero illuminato. Niente deve scalfire la narrazione, potente e fraudolenta, dei profughi palestinesi, nemmeno le memorie del gran capo dei palestinesi, per non parlare di quelle degli ebrei: quelle si possono ignorare completamente.Ecco perché oggi gli abitanti di Safed devono richiedere alla municipalità di non demolire la vecchia casa Unger, ma di conservarla come un sito storico commemorativo.
(Da: Jerusalem Post, 17.07.09)

giovedì 3 settembre 2009

I palestinesi criticano Madonna...

... ha "osato" avvolgersi in una bandiera israeliana al termine del suo concerto (che concludeva il tour mondiale proprio in Israele) a Tel Aviv davanti a decine di migliaia di israeliani!!!
Ma cara Madonna, come hai potuto "concepire" una idea così "mostruosa"? Come hai potuto fare una cosa del genere? E infatti subito si è scatenata la corsa all'insulto e alle minacce da parte dei "democratici" islamici e dei loro simtaici scagnozzi urlatori euroarabi e mondiali!
Grazie Madonna per il tuo gesto, semplice e bellissimo, che fatto in qualsiasi altra parte del mondo non sarebbe neanche stato notato ma che fatto in Israele ha avuto una eco politica (poveri noi) mai vista prima. Speriamo che altre pop star seguano il suo esempio e vadano in Israele a fare concerti, c'è bisogno di musica.

E pensare che mi volevo comprare una Volvo....

...e sono anche un appassionato di Ikea!
Ma sinceramente dopo l'articolo apparso sul giornale svedese Aftonbladet a proposito dei fantomatici rapimenti di palestinesi ad opera di soldati israeliani per espiantare loro gli organi ne farò volentieri a meno!
La cosa scandalosa è che i rappresentanti del governo svedese non sono stati così solleciti (come nel caso delle vignette danesi pubblicate anche su giornali svedesi e che scatenarono l'inferno nel mondo arabo) nel prendere le distanze e condannare la falsa notizia pubblicata da Aftonbladet. Ma già, si tratta di ebrei e di israeliani, sicuramente hanno commesso una simile atrocità!
E allora sapete che vi dico "cari" svedesi? Tenetevi la vostra roba, potrò fare sicuramente poco contro la vostra stupidità, ma lo farò volentieri!
VIVA ISRAELE!