Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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Sempre con Israele!!!

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domenica 29 novembre 2009

Operazione antiterrorismo

Venerdì scorso, un'operazione congiunta tra IF e ISA (Israel Security Agency) ha portato all'individuazione tempestiva e alla distruzione di una rampa di lancio di razzi puntati su Israele nel nord della Striscia di Gaza.
Un terrorista è morto: apparteva al gruppo Jaljalatt che fa capo a un movimento Salafita vicino Al Qaeda.

venerdì 27 novembre 2009

“Un passo difficile e generoso per la pace. Che i palestinesi facciano altrettanto”

il discorso di Benjamin Netanyahu

"Oggi (25.11.09) il mio governo ha autorizzato una politica di limitazione circa gli insediamenti che contempla una sospensione delle nuove licenze e delle nuove costruzioni in Giudea e Samaria (Cisgiordania) per un periodo di dieci mesi. Il mio governo ha autorizzato questo passo di vasta portata in nome del nostro profondo desiderio di pace.


Noi confidiamo che questa decisione contribuisca ad avviare consistenti negoziati di pace allo scopo di arrivare ad uno storico accordo di pace che finalmente ponga termine al conflitto fra palestinesi e Israele.

Siamo impegnati a operare strettamente con gli Stati Uniti per far progredire il processo per la pace e la sicurezza in Medio Oriente. Ci è stato detto da molti amici che, una volta che Israele avesse fatto il primo passo verso la pace, i palestinesi e il mondo arabo avrebbero a loro volta risposto positivamente con loro misure, così da creare un circolo virtuoso della buona volontà. Ebbene, oggi il governo israeliano fa questo passo, davvero grande e difficile, in nome della pace. Mi auguro che i palestinesi e il mondo arabo sappiano cogliere questa opportunità e lavorare insieme a noi per dare vita a un nuovo inizio e un nuovo futuro per i nostri figli e per i loro figli.

Sin dal giorno in cui si è insediato, otto mesi fa, il nostro governo ha invocato negoziati diretti con i palestinesi. Nel frattempo abbiamo adottato molte misure concrete volte a migliorare la vita quotidiana dei palestinesi e creare un’atmosfera capace di offrire le migliori chance di successo ai negoziati politici. Abbiamo smantellato centinaia di posti blocco e di controllo, abbiamo esteso gli orari di apertura del Ponte di Allenby (fra Cisgiordania e Giordania), abbiamo rimosso ostacoli burocratici allo sviluppo economico palestinese. Questi interventi hanno contribuito a stimolare un’impennata, un boom dell’economia palestinese. Nello stesso tempo migliorava il clima di sicurezza grazie sia all’opera incessante delle Forze di Difesa israeliane, sia all’impegno di forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese meglio addestrate. Ora vogliamo aggiungere a questo miglioramento economico e della sicurezza, dei negoziati politici di sostanza.

Abbiamo già detto che non verranno creati nuovi insediamenti e che non verranno espropriati altri terreni per gli insediamenti già esistenti. Ho detto anche che avremmo limitato le attività negli insediamenti esistenti ed è proprio questo ciò che oggi abbiamo deciso di fare. Mi sono tuttavia impegnato a permettere la continuazione di una vita normale per i trecentomila nostri concittadini israeliani, uomini e donne, che vivono in Giudea e Samaria (Cisgiordania). Questo è il motivo per cui la sospensione non riguarderà costruzioni già oggi in corso, e non includerà scuole, asili, sinagoghe ed edifici pubblici necessari perché la vita possa continuare normalmente durante il periodo della sospensione. Ovviamente, durante questo periodo saranno anche garantite le strutture che possano rendersi necessarie per proteggere la sicurezza nazionale e salvaguardare la vita dei nostri cittadini.

Circa Gerusalemme, capitale sovrana d’Israele, la nostra posizione è nota. Non poniamo restrizioni alle attività edilizie nella nostra capitale sovrana. E come sempre, restiamo impegnati a tutelare la libertà di culto per tutte le fedi e a garantire trattamento eguale e corretto a tutti i cittadini della città, ebrei e arabi allo stesso modo.

Quando terminerà il periodo di sospensione, il mio governo tornerà alle politiche dei governi precedenti riguardo alle costruzioni.

Voglio dire con chiarezza ai palestinesi: è ora di avviare negoziati. Ora è il momento di far progredire il processo di pace. Non c’è più tempo da perdere. Israele ha fatto un passo generoso in nome della pace. È tempo che i palestinesi facciano altrettanto."


(Da: MFA Newsletter, 25.22.09)

Attentato terroristico palestinese

Un terrorista palestinese ha attaccato due persone con un coltello e con un'ascia ad una stazione di rifornimento nei pressi dell'insediamento di  Kiryat Arba ferendoli lievemente. Un soldato della  Nachshon Unit facente parte della Kfir Brigades era sul posto e ha aperto il fuoco contro il terrorista ferendolo gravemente. Il criminale è stato comunque soccorso e ricoverato all'Hadassah Hospital (e poi dicono che Israele non si preoccupa dei palestiensi: ma se si prende pure la briga di curare i bastardi che tentatno di trucidare i cittadini israeliani!!!) . L'esercio e la polizia stanno investigando e svolgendo ricerche nell'area teatro dell'attentato.

Boicottano gli studenti Israeliani...VERGOGNA SPAGNA!!!!!

http://www.standwithus.com/petition/ariel/?tab=0&msg=thx

Gli spagnoli, memori e fieri del loro passato-presente di antisemiti e in ossequio ai dettami (da bravi dhimmi quali sono!) dei loro padroni arabi del BDS (Boycott, Divest and Sanction),  hanno espulso gli studenti Israeliani dell'Ariel University Center (AUC) di Israele, dal "2010 Solar Decathlon", una competizione  co-sponsorizzata dagli USA per la costruzione di una casa solare auto-sufficiente, e questo malgrado il fatto che il team dell'AUC fosse uno dei 20 finalisti selezionati (tra l'altro aveva gia' ricevuto dei fondi ...prorpio dalla Spagna per il suo progetto)
Il Gran Califfato Iberico non si smentisce e prosegue, sulla strada intrapresa "con successo" dal Regno Islamico di Gran Bretagna, nell'opera di boicottaggio delirante di università, studenti e professori COLPEVOLI di essere ISRAELIANI!
Al momento oltre 6.00 persone   di buona volonta' ed in numero continuamente crescente, hanno firmato la petizione per protestare contro l'espulsione l'espulsione e per forzare la Spagna a reintegrare gli studenti Israeliani nel Decathlon.

FIRMATE QUESTA PETIZIONE!

DIFFONDETELA!

BOICOTTIAMO CHI BOICOTTA ISRAELE, LE SUE UNIVERSITA', LA SUA COMUNITA' SCIENTIFICA, I SUOI ACCADEMICI, I SUOI STUDENTI, I SUOI CITTADINI!

mercoledì 25 novembre 2009

E se si potesse risolvere così la questione?

Israeli Dog Vs. Arab Dog

The Israelis and Arabs realized that if they continued fighting, they would someday end up destroying the whole world, so they decided to settle their dispute with an ancient practice: a duel of two, like David and Goliath. This time it would be a dog fight. The negotiators agreed each side would take five years to develop the best fighting dog they could. The dog that won the fight would earn its people the right to rule the disputed areas. The losing side would have to lay down its arms for good.
The Arabs found the biggest, meanest Dobermans and Rottweilers in the world.
They bred them together and then crossed their offspring with the meanest Siberian wolves.
They selected only the biggest, strongest puppy of each litter, fed it the best food and killed all the other puppies.. They used steroids and trainers in their quest for the perfect killing machine.
After the five years were up, they had a dog that needed iron prison bars on its cage. Only expert trainers could handle this incredibly nasty, ferocious beast. When the day of the big dog-fight finally arrived, the Israelis showed up with a very strange animal, a Dachshund that was 10 feet long.
Everyone at the dog-fight arena felt sorry for the Israelis. No one there seriously thought this weird, odd-looking animal stood any chance against the growling beast over in the Arab camp. The bookies all took one look and predicted the Arab dog would win in less than a minute.
The cages were opened.
The Dachshund slowly waddled toward the center of the ring.
The Arab dog leaped from his cage and charged the giant wiener-dog. As he got to within an inch of the Israeli dog, the Dachshund opened its jaws and swallowed the Arab ast whole in one bite. There was nothing left but a small puff of fur from the Arab killer-dog's tail floating to the ground.
The stunned crowd of international observers, bookies and media personnel let out a collective gasp of disbelief and surprise.
The Arabs approached the Israelis, muttering and shaking their heads in disbelief. "We do not understand," said their leader, "our top scientists and breeders worked for five years with the meanest, biggest Dobermans, Rottweillers and Siberian wolves. They developed an incredible killing machine of a dog".
The Israeli General replied.
"Well, for five years we have had a team of Jewish plastic surgeons in Beverly Hills, California, working to make an alligator look like a Dachshund."



Il nano pazzo colpisce ancora...

Per la serie: come ti rivoluziono l'ONU o la democrazia ... questa sconosciuta riporto la seguente notizia che testimonia, caso mai ce ne fosse bisogno, il grado di "democrazia" e civiltà" del dittatore iraniano.

Gerusalemme, 22 Novembre 2009 – Il ministro degli esteri iraniano avrebbe offerto una ingente somma di denaro alle Isole Salomone perché il piccolo Stato di Oceania smetta di appoggiare Israele alle Nazioni Unite. È quanto risulterebbe da un rapporto ottenuto dal ministero degli esteri israeliano. A seguito dell’offerta, le Isole Salomone avrebbero cambiato il loro atteggiamento verso Israele fino a votare a favore dell’adozione del rapporto Goldstone.


(Fonte: Israele.net)

lunedì 23 novembre 2009

1.000 terroristi per liberare Gilad!

Alla fine i criminali di hammaz hanno gettato in tavola le loro carte: per liberare Gilad Shalit, il soldato che i terroristi rapirono 3 anni e mezzo fa in territorio israeliano, pretendono che Israele scarceri 1.000 (dico MILLE) terroristi!
I criminali giocano su vari livelli senza dubbio:
innanzi tutto mirano ad ottenere il massimo da Israele, ben sapendo quanto sia importante per il popolo israeliano e per il governo ottenere il ritorno a casa di Gilad, per accreditarsi come vincitori agli occhi della popolazione palestinese;
e in secondo luogo vogliono ottenere un successo nei confronti di Israele, dopo la sonora batosta subita con l'Operazione Cast Lead, prima dello svolgimento delle elezioni palestinesi.

Per Israele è un dovere morale fare di tutto per riportare a casa il suo soldato rapito: nessuno viene lasciato indietro, e questo viene ritenuto una debolezza dagli arabi che invece non tengono in alcuna considerazione la loro stessa vita (si massacrano tranquillamente senza farsi troppi problemi) e anzi dichiarano apertamente anche nelle loro moschee di "amare la morte più di quanto voi amate la vita".
Per Israele e per la religione ebraica, ogni signola vita è importante, e va protetta e difesa, la differenza è sempre e solo tutta qui: da una parte c'è chi ama e dall'altra c'è chi odia.

ONORE A ISRAELE!
FREE GILAD SHALIT!
FREE RON ARAD!


"Contesi, non occupati. Così si insegna la storia" Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&sez=120&id=32167

"Restituisci subito questo giocattolo a Filippo!" Il povero bambino cui viene rivolta questa intimazione dirà "sì mamma", oppure "no" e si prenderà un rimbrotto, oppure si metterà a piangere, sentendo di essere oggetto di un'ingiustizia, perché il giocattolo è suo, non di Filippo, cui per qualche ragione la madre ritiene di darlo a lui, perché è più piccolo, o figlio di un amica, o perché vuole che il suo bambino impari a essere "buono". Il bambino potrà piangere e rifiutarsi ma difficilmente sarà in grado di capire di essere stato incastrato da un meccanismo linguistico di "presupposizione" che gli studiosi di pragmatica chiamano "implicatura". Qualcosa che si debba "restituire" infatti per definizione appartiene all'altro. Per citare il classico esempio di Bertarand Russell, se io dico "l'attuale re di Francia è calvo", voi potete accettare questa frase come vera o negarla come falsa, ma anche in questo caso l'esistenza di un re di Francia è data per scontata.


Perché vi racconto questi scampoli di filosofia del linguaggio (che dopotutto è il mio mestiere?) Perché la propaganda funziona spesso a questo livello. Il caso dei territori e del blocco delle costruzioni negli insediamenti funziona assolutamente in questa maniera. I palestinesi chiedono che siano loro "restituiti" i territori "occupati", che siano bloccati o addirittura abbattuti gli insediamenti "abusivi", o in maniera più colorita e efficace sul piano propagandistico le "colonie". Israele rifiuta di farlo e rimanda la questione a una trattativa di pace. Ma come il bambino che non vuole "restituire" il giocattolo a chi non è affatto il suo vero proprietario, così in questo caso resta stabilito nel discorso che i palestinesi avrebbero "diritto" ai territori, ne sarebbero i "legittimi" proprietari. Si parli di Gilo e dei suoi appartamenti, di case rubate dagli arabi ai loro proprietari ebrei fra il '49 e il '67 e restituite dai tribunali ai loro legittimi proprietari, della presenza ebraica a Ebron, che è durata ininterrottamente da quattromila anni fino ai pogrom del '29: dappertutto sembra che gli arabi abbiano un diritto esclusivo a tutto ciò che sta al di là della linea di armistizio del '49, la famosa linea verde e che gli ebrei di lì debbano assolutamente sparire.

Ci sono mille ragioni per negare questa pretesa, oltre ai diritti storici di un ininterrotto legame molte volte millenario:
  • che la "linea verde" è una linea armistiziale non diversa da quella stabilita alla fine della guerra del '67;
  •  che non c'era prima in quei territori né c'è mai stato uno Stato palestinese cui essi sarebbero stati sottratti,
  • che Giordania ed Egitto li occuparono alla fine del mandato britannico contro la decisione dell'Onu;
  •  che essi furono nel '67 fra gli stati aggressori contro Israele e che il diritto internazionale all'autodifesa implica anche il trasferimento di territori a scopi difensivi;
  • che la deliberazione della Società della Nazioni che diede inizio al mandato britannico negli anni Venti riguardava l'intero territorio di Israele, West Bank e Gaza e Giordania e che una divisione fu fatta allora dagli inglesi;
  • che il comportamento aggressivo e terrorista delle organizzazioni palestinesi, il loro rifiuto di accettare davvero il diritto di Israele e la loro incapacità di esercitare quel monopolio delle armi che è il presupposto di ogni Stato richiede il controllo sul territorio, eccetera eccetera.   

 Il fatto fondamentale è che lo stato giuridico dei Territori non è di essere "occupati", ma di essere "contesi" e destinati a essere attribuiti con una trattativa fra stati interessati.

Ma qui scatta la presupposizione, l'implicatura o l'"effetto giocattolo", debitamente alimentato non solo dalla propaganda palestinese ma anche da tutti coloro che in Occidente ritengono che gli arabi vadano favoriti in quanto sono "più deboli", "Terzo mondo vittima del colonialismo" o più cinicamente perché controllano il petrolio. Questa valutazione è chiaramente stata accettata dai mezzi di comunicazione e dal loro pubblico: tutti credono che Israele si rifiuti di "restituire" ai palestinesi quel che è "loro".

Noi siamo adulti, non abbiamo le difficoltà di espressione del bambino del mio esempio. Dobbiamo quindi non solo discutere il rifiuto di Israele di sottoporsi alle pressioni di chi vuole che "restituisca" le "colonie"; ma non stancarci mai di spiegare e rispiegare perché il senso implicito del "restituire" è sbagliata sul piano storico, giuridico e morale, perché non vi è alcun "diritto" di cui i palestinesi siano titolari sul territorio conteso, ma solo una pretesa.

Ugo Volli

Minacce iraniane

Ci risiamo, gli scagnozzi del nano pazzo di Teheran riprendono a minacciare Israele: il generale Ahmad Mighani, comandante dell’unità di difesa antiaerea, ha dichiarato che «Risponderemo a eventuali attacchi contro i nostri siti nucleari colpendo gli interessi israeliani e americani nella regione».
Da domenica sono in corso in Iran delle imponenti manovre militari che hanno lo scopo di coordinare al meglio le forze della difesa antiaerea, i Guardiani della Rivoluzione e i famigerati Basiji che tanto si sono distinti nella feroce repressione delle proteste anti Ahmadinejad per la difesa dei siti nucleari iraniani.
Prendere atto di queste minacce è un dovere da parte di Israele: l'Iran è un pericolo, il suo dittatore pazzo è un pericolo per Israele e per la pace nel mondo.

domenica 22 novembre 2009

Ancora razzi! Per chi non lo sapese....

Sabato mattina, i soliti bastardi criminali di hammazz hanno bombardato Israele con i loro fottuti razzi: obiettivo la città di Sderot.
In risposta a questo vile attacco, le forze aeree israeliane hanno distrutto due fabbriche clandestine di armi nel nord e nel centro di Gaza e un tunnel nella zona di Rafah.
Dalla fine dell'Operazione Cast Lead sono stati 270 i razzi e i colpi di mortaio con i quali i criminali di hammazz hanno bombardato Israele: nell'anno precedente i razzi erano stati 3300. Nell'ultimo mese ne sono stati sparati 15.
Israele non può e non deve tollerare alcun attacco contro il suo territorio e i suoi cittadini.


Gaza: “Rapisci un soldato israeliano e vinci 1,4 milioni di dollari”

Gaza, 18 Novembre 2009 – L’associazione Waad, un ente di beneficenza legato a Hamas, che al suo vertice presenta Fathi Hammad, Ministro dell’Interno del Governo (?) di Hamas (anche se altre fonti dicono sia legato a Fatah), offre una taglia di 1,4 milioni di $ a chiunque renda possibile il sequestro di un soldato israeliano. L’organizzazione, che ha sede nella striscia di Gaza, ha inviato e-mail a persone che vivono in Israele sollecitandole a rapire militari a scopo ricatto. L’offerta è arrivata via e-mail anche a vari media palestinesi.

Il direttore del Waad, Usama Kahlout, ha affermato che questa ignobile offerta è in risposta alla proposta effettuata da alcuni gruppi israeliani alla cittadinanza di Gaza, nella quale venivano richieste, dietro ricompensa in denaro, notizie sul soldato israeliano Gilad Shalit, rapito nell’estate del 2006 ed ancora oggi in mano dei terroristi di Hamas.

Tg2 Dossier: Tel Aviv

All'indirizzo sotto indicato potrete vedere il bellissimo servizio di Claudio Pagliara, andato in onda ieri sera su Rai 2.

http://www.tg2.rai.it/dl/tg2/RUBRICHE/PublishingBlock-8f49a286-7527-4264-9979-72b4aca618d8.html

giovedì 19 novembre 2009

Ancora razzi!

Cronache dal fronte:
i criminali terroristi di hammazz, che tanto sono amati dai sinistri PACIFINTI, hanno bombardato Israele con un razzo kassam dalla Striscia di Gaza e fatto esplodere un ordigno contro forze israeliane che pattugliavano il confine a sud di Karni. Durante l'ultimo mese sono tati lanciati circa 15 tra proiettili di mortaio e razzi, contro Israele. In risposta a quest'ultimo attacco, le forze aeree israeliane hanno distrutto una fabbrica di armi e due tunnel utilizzati per il contrabbando nella zona di Rafah.

Israele dovrà sempre rispondere colpo su colpo: per sopravvivere deve mantenere alta la concentrazione perchè in suoi nemici non avranno pietà!

dalemmah non dirigerà la politica estera europea!

L'abbiamo scampata bella: baffino l'ineffabile, quello che andava a braccetto con i terroristi di hezbollah a Beirut è stato sonoramente trombato e non sarà il ministro degli esteri europeo. Nei giorni scorsi diverse voci davano per certa la sua elezione alla nuova carica politica nell'ambito della C.E. e onore più grande per lui non poteva esserci. Invece le cose non sono andate come immaginava. Nonostante l'aiuto promesso dal Presidente del Consiglio Silvio Berlsuconi ( e ora i soliti sinistri diranno che prorpio a causa di questo strano sostegno le cose non sono andate bene) i parlamentari europei hanno preferito una persona di secondo piano per l'ambita poltrona degli esteri.
Che dire, alla fine una giustizia c'è!

VIVA ISRAELE!

martedì 17 novembre 2009

Kolno'a Festival a Roma

E' uiniziato sabato sera e proseguirà fino a mercoledì il Kolno'a Festival di Roma che si svolge alla Casa del Cinema a Villa Borghese.
Interessante manifestazione cinematografica che ci permette di conoscere la cinematografia israeliana da vicino sia attraverso i films (anche famosi come Valzer con Bashir, Lebanon e Il gardino di limoni) che soprattutto attraverso interessantissimi documentari sulla vita in Israele e sul popolo ebraico.
http://www.pitiglianikolnoafestival.com/

sabato 14 novembre 2009

Abbattere il muro dell’odio

di Eldad Beck

Il festival internazionale che ha celebrato il ventesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino ha offerto l’occasione per un rilancio, da parte della oliata macchina propagandista anti-israeliana, della campagna contro la barriera di sicurezza. Una campagna che gode di ampi sostegni in tutto il mondo.


Nella semplicistica percezione di molti europei, già da tempo la barriera difensiva è diventata la nuova versione del Muro di Berlino. Il che ha creato un consenso piuttosto vasto attorno alla richiesta di azioni che portino alla “caduta” del “muro israeliano” in nome dei sacri principi di libertà umana e fratellanza universale.

A fronte di quest’attacco globale, appare dunque necessario chiarire un concetto che, in teoria, dovrebbe essere del tutto ovvio, anche se molti preferiscono ignorarlo: a parte alcuni (scarse) similarità nell’aspetto esteriore, in realtà il Muro di Berlino e la barriera di sicurezza israeliana sono due cose completamente diverse. Il Muro di Berlino teneva separati i membri di una stessa nazione che aspiravano invece – più o meno – a riunirsi in un’unica struttura politica. Viceversa, la barriera di sicurezza segna – più o meno – quello che sarebbe il futuro confine fra due nazioni che non vogliono condividere lo stesso Stato, e che anzi vogliono suddividere in due Stati separati il paese che si trovano a condividere.

È sorprendente come, proprio coloro che per tanto tempo si sono battuti per il diritto dei palestinesi ad un loro Stato, chiedano ora di smantellare la barriera di sicurezza: dopo tutto questa barriera non fa che avvicinare quella divisione geografica e politica del paese che dovrebbe costituire la base per la separazione in due entità statuali. La continua accusa che si tratti di una “barriera da apartheid” svela quali sono le vere ragioni dei propagandisti palestinesi e dei loro sostenitori: che evidentemente non sono davvero interessati a dividere la terra e a coesistere accanto a Israele, quanto piuttosto ad accaparrarsi tutto il paese.

In realtà esiste un altro muro, in Medio Oriente, che i contestatori della barriera di sicurezza si rifiutano di vedere, e contro il quale si guardano bene dal battersi, anche se è questo il muro che davvero perpetua il conflitto tra ebrei e arabi: è il muro dei boicottaggi e dell’isolamento imposto dalla maggior parte del mondo islamico contro Israele sin da quando è nato.

Nonostante i trattati e le notevoli concessioni offerte da Israele nell’intento di promuovere il cammino verso la pace, il muro dell’ostracismo rimane in piedi praticamente intatto. Di più, negli ultimi tempi, in seguito alle lievi aperture che accompagnarono il periodo di Oslo, quel muro è diventato persino più spesso.

Col procedere degli anni, l’eventuale smantellamento di questo muro di ostilità è diventato – anche agli occhi dell’occidente – una sorta di premio che Israele potrà ricevere se e quando aderirà a tutte le richieste degli arabi. E invece le cose andrebbero forse viste in una prospettiva totalmente diversa, e cioè: soltanto l’abbattimento del muro dell’isolamento e dell’ostilità che circonda Israele potrebbe permettere un vero avanzamento del processo di pace; soltanto questo passo promuoverebbe la riconciliazione fra israeliani ed arabi e fra ebrei, musulmani e cristiani.

Finché il muro dell’odio verso Israele resterà in piedi, le parti non potranno nemmeno conoscersi e sarà impossibile contrastare i pregiudizi che alimentano le fiamme del conflitto.

Questo “muro mediorientale” è stato costruito molto tempo prima della barriera di sicurezza israeliana, ed è questo muro il vero responsabile dell’esistenza della barriera difensiva israeliana.

Tutti coloro che sostengono di voler sinceramente promuovere la pace dovrebbero innanzitutto mobilitarsi per la causa dell’abbattimento del muro che isola Israele come ‘conditio sine qua non’ di qualunque processo di riconciliazione: giacché il muro dell’odio contro Israele è il vero erede del Muro di Berlino.

(Da: YnetNews, 11.11.09)

Non ci sono più ebrei nello Yemen.

E' ufficiale: la comunità ebraica dello Yemen ha cessato di esistere dopo che gli Stati Uniti e Israele ne hanno messo in salvo gli ultimi 60 superstiti nel corso di quest'anno.
Datava 2.500 anni la presenza ebraica nello stato della penisola arabica e, come in tutti i luoghi sotto dominio islamico, gli ebrei avevano avuto periodi di alterne forutune, ma le cose erano decisamente peggiorate dopo la nascita di Israele nel 1947, tanto da costringere il nuovo stato a imbastire una complessa operazione di soccorso denominata "tappeto volante", per mettere in salvo oltre 40.000 persone in pochi mesi.
Quello che nessuno vuole ricordare e tenere in evidenza è che mentre gli arabi lamentavano la "cacciata" di 700.00 loro "fratelli" dalle loro terre ad opera di Israele, nello stesso identico momento storico gli arabi cacciavano circa 800.00 ebrei da tutti i paesi del Mediterraneo! Questi però non divenivano dei profughi per diritto divino ed ereditario, ma venivano integrati nel nuovo stato entrando a farne parte come CITTADINI.
L'odio arabo per gli Ebrei e per Israele (da loro visto come un'onta da lavare con il sangue) non ha permesso a suo tempo di giungere ad un accordo: potrà permetterlo ora dopo altri 60 anni di violenze?

venerdì 13 novembre 2009

Maccabi Tel-Aviv vs Virtus Roma 92 a 90!

Ieri il Maccabi Tel-Aviv ha battuo la Virtus Roma per 92 a 90 al termine di un tempo supplementare.
Gara piena di errori da parte di entrambe le squadre specie nei tiri da tre e nei rimbalzi sia in difesa che in attacco. La compagine israeliana ha chiuso il primo quarto in parità 17 a 17, poi ha provato ad allungare ma Roma ha cercato di tenere testa e è passata in vantaggio ache di otto punti. Il Maccabi recuperava nel finale del tempo regolamentare con un canestro da tre di Wisniewski che fissava il punteggio sul 73 pari. Nel tempo supplementare il Maccabi e la Virtus non entusiasmano per il gioco ma, grazie ai rimbalzi finalmente efficaci e ai tiri da tre che entrano a canestro, gli israeliani arrivano al 90 pari e, con due tiri liberi che Eidson non fallisce, si aggiudicano la vittoria.

mercoledì 11 novembre 2009

Relazione del Gen. Ashkenazi sul riarmo dei terroristi

Il Comandante in capo dell'Esercito Israeliano, generale Gabi Ashkenazi, durante una riunione del Comitato Affari Esteri e Difesa, ha comunicato che hezbollah è in possesso di decine di migliaia di missili, e una piccola percentuale di questi è in grado di coprire un raggio di 300 chilometri. Ha inoltre confermato che durante il periodo di relativa calma dei mesi precedenti, al confine nord e a Gaza, hammaz e hezbollah si sono costantemente riarmate con missili e razzi.
Inoltre ha reso noto che le due nuove batterie antimissili del sistema difensivo Iron Dome, appositamente stdiato per contrastare i razzi Katyusha e i Qassam, sarà operativo nel 2011.

Ricordo del discorso di Herzog all'Assemblea dell'ONU

129. Statement in the General Assembly by Ambassador Herzog on the item "Elimination of all forms of racial discrimination", 10 November 1975.

Immediately after the adoption of Resolution 3379, Ambassador Herzog rose to denounce the resolution, those who voted for its adoption and expounded at length on the origin and meaning of Zionism. He said that Israel was not bound by this resolution and will not abide by it. Text:

It is symbolic that this debate, which may well prove to be a turning point in the fortunes of the United Nations and a decisive factor as to the possible continued existence of this Organization, should take place on 10 November. This night, 37 years ago, has gone down in history as the Kristallnacht, or the Night of the Crystals. This was the night of 10 November 1938 when Hitler's nazi stormtroopers launched a co-ordinated attack on the Jewish community in Germany, burnt the synagogues in all the cities and made bonfires in the streets, of the Holy Books and the Scrolls of the Holy Laws and the Bible. It was the night when Jewish homes were attacked and heads of families were taken away, many of them never to return. It was the night when the windows of all Jewish businesses and stores were smashed, covering the streets in the cities of Germany with a film of broken glass which dissolved into millions of crystals, giving that night the name of Kristallnacht, the Night of the Crystals. It was the night which led eventually to the crematoria and the gaschambers, to Auschwitz, Birkenau, Dachau, Buchenwald, Theresienstadt, and others. It was the night which led to the most terrifying holocaust in the history of man.

It is indeed fitting, that this draft, conceived in the desire to deflect the Middle East from its moves towards peace, and born of a deep, pervading feeling of anti-Semitism, should come up for debate on this day which recalls one of the tragic days in one of the darkest periods of history. It is indeed fitting that the United Nations, which began its life as an anti-Nazi Alliance, should, 30 years later, find itself on its way to becoming the world centre of anti-Semitism. Hitler would have felt at home on a number of occasions during the past year, listening to the proceedings in this form and, above all, to the proceedings during the debate on Zionism.

It is a sobering reflection indeed to consider to what this body has been dragged down, if we are obliged today to contemplate an attack on Zionism. For this attack constitutes not only an anti-Semitic attack of the foulest type, but also an attack in this world body on Judaism, one of the oldest-established religions in the world, a religion which has given the world the human values of the Bible, a religion, from which two other great religions, Christianity and Islam, sprang - a great and established religion that has given to the world the Bible with its Ten Commandments; the great prophets of old, Moses, Isaiah, Amos; the great thinkers of history, Maimonides, Spinoza, Marx, Einstein; many of the masters of the arts; and as high a percentage of Nobel Prize winners in the world, in the sciences, the arts and the humanities, as has been achieved by any other people on earth.

One can but ponder and wonder at the prospect of countries, which consider themselves to be part of the civilized world, joining in this first organized attack on an established religion since the Middle Ages. Yes, to these depths are we being dragged by those who propose this draft resolution to the Middle Ages.
The draft resolution before the Third Committee was originally a resolution condemning racism and colonialism, a subject on which consensus could have been achieved, a consensus which is of great importance to all of us and to our African colleagues in particular. However, instead of this being permitted to happen, a group of countries, drunk with the feeling of power inherent in the automatic majority, and without regard to the importance of achieving a consensus on this issue, railroaded the Committee in a contemptuous manner by the use of the automatic majority, into bracketing Zionism with the subject under discussion. Indeed, it is difficult to speak of this base move with any measure of restraint.
I do not come to this rostrum to defend the moral and historical values of the Jewish people. They do not need to be defended. They speak for themselves. They have given to mankind much of what is great and eternal. They -have done for the spirit of man more than can readily be appreciated in a forum such as this one.
I come here to denounce the two great evils which menace society in general and a society of nations in particular. These two evils are hatred and ignorance. These two evils are the motivating force behind the proponents of this draft resolution and their supporters. These two evils characterize those who would drag this world organization, the idea of which was first conceived by the prophets of Israel, to the depths to which it has been dragged today.

The key to understanding Zionism lies in its name. In the Bible, the westernmost of the two hills of ancient Jerusalem was called Zion. The period was the tenth century B.C. In fact, the name "Zion" appears 152 times in the Old Testament referring to Jerusalem. The name is overwhelmingly a poetic and prophetic designation. The religious and emotional qualities of the name arise from the importance of Jerusalem as the Royal City and the City of the Temple. "Mount Zion" is the place where God dwells according to the Bible. Jerusalem or Zion, is a place where the Lord is King according to Isaiah, and where he has installed his King David, as quoted in the Psalms.

King David made Jerusalem the capital of Israel almost 3,000 years ago, and Jerusalem has remained the capital ever since. During the centuries the term "Zion" grew and expanded to mean the whole of Israel. The Israelites in exile could not forget Zion.

The Hebrew psalmist sat by the waters of Babylon and swore "If I forget thee, 0 Jerusalem, let my right hand forget her cunning". This oath has been repeated for thousands of years by Jews throughout the world. It is an oath which was made over 700 years before the advent of Christianity, and over 1,200 years before the advent of Islam.

In view of all these connotations, Zion came to mean the Jewish homeland, symbolic of Judaism, of Jewish national aspirations.

Every Jew, while praying to his God, wherever he is in the world, faces towards Jerusalem. These prayers have expressed for over 2,000 years of exile the yearning of the Jewish people to return to its ancient homeland, Israel. In fact, a continuous Jewish presence, in larger or smaller numbers, has been maintained in the country over the centuries.

Zionism is the name of the national movement of the Jewish people and is the modern expression of the ancient Jewish heritage. The Zionist ideal, as set out in the Bible, has been, and is, an integral part of the Jewish religion.

Zionism is to the Jewish people what the liberation movement of Africa and Asia have been to their peoples. Zionism is one of the most stirring and constructive national movements in human history. Historically, it is based on a unique and unbroken connection, extending some 4,000 years, between the People of the Book and the Land of the Bible.

In modern times, in the late 19th century, spurred by the twin forces of anti-Semitic persecution and nationalism, the Jewish people organized the Zionist movement in order to transform its dream into reality. Zionism, as a political movement, was the revolt of an oppressed nation against the depredations and wicked discrimination and oppression of the countries in which anti-Semitism flourished. It is indeed no coincidence at all, and not surprising, that the sponsors and supporters of this draft resolution include countries which are guilty of the horrible crime of anti-Semitism and discrimination to this very day.

Support for the aim of Zionism was written into the League of Nations Mandate for Palestine, and was again endorsed by the United Nations in 1947, when the General Assembly voted by an overwhelming majority for the restoration of Jewish independence in our ancient land.

The re-establishment of Jewish independence in Israel, after centuries of struggle to overcome foreign conquest and exile, is a vindication of the fundamental concepts of the equality of nations and of self-determination. To question the Jewish people's right to national existence and freedom, is not only to deny to the Jewish people the right accorded to every other people on this globe but is also to deny the central precepts of the United Nations.

For Zionism is nothing more - and nothing less - than the Jewish people's sense of origin and destination in the land, linked eternally with its name. It is also the instrument whereby the Jewish nation seeks an authentic fulfilment of itself. And the drama is enacted in the region in which the Arab nation has realized its sovereignty in 20 States, comprising a hundred million people in four and a half million square miles, with vast resources. The issue therefore is not whether the world will come to terms with Arab nationalism. The question is, at what point Arab nationalism, with its prodigious glut of advantage, wealth and opportunity, will come to terms with the modest but equal rights of another Middle Eastern nation to pursue its life in security and peace.

The vicious diatribes on Zionism voiced here by Arab representatives, may give this Assembly the wrong impression, that while the rest of the world supported the Jewish national liberation movement, the Arab world was always hostile to Zionism. That is not the case. Arab leaders, cognizant of the rights of the Jewish people, fully endorsed the virtues of Zionism. Sheriff Hussein, the leader of the Arab world during the First World War, welcomed the return of the Jews to Palestine. His son, Emir Feisal, who represented the Arab world in the Paris Peace Conference had this to say about Zionism on 3 March 1919:

"We Arabs, especially the educated among us, look with deepest sympathy on the Zionist movement... We will wish the Jews a hearty welcome home... We are working together for a reformed and revised Near East, and our two movements complement one another. The movement is national and not imperialistic. There is room in Syria for us both. Indeed, I think that neither can be a success without the other."

It is perhaps pertinent at this point to recall, that in 1947, when the question of Palestine was being debated in the United Nations, the Soviet Union strongly supported the Jewish independence struggle. It is particularly relevant to recall some of Mr. Andrei Gromyko's remarks on 14 May 1947, one year before our independence:

"As we know, the aspirations of a considerable part of the Jewish people are linked with the problem of Palestine and of its future administration. This fact scarcely required proof.. During the last war, the Jewish people underwent exceptional sorrow and suffering. Without any exaggeration, this sorrow and suffering are indescribable. It is difficult to express them in dry statistics on the Jewish victims of the fascist aggressors. The Jews in the territories where the Hitlerites held sway, were subjected to almost complete physical annihilation. The total number of Jews who perished at the hands of the Nazi executioners is estimated at approximately six million ...".

"The United Nations cannot and must not regard this situation with indifference, since this would be incompatible with the high principles proclaimed in its Charter, which provides for the defence of human rights, irrespective of race, religion or sex..."

The fact that no Western European State has been able to ensure the defence of the elementary rights of the Jewish people and to safeguard it against the violence of the fascist executioners, explains the aspirations of the Jews to establish their own State. It would be unjust not to take this into consideration and to deny the right of the Jewish people to realize this aspiration. Those were the words of Mr. Andrei Gromyko at the General Assembly session on 14 May 1947.

How sad it is, to see here a group of nations, many of whom have but recently freed themselves from colonial rule, deriding one of the most noble liberation movements of this century, a movement which not only gave an example of encouragement and determination to the people struggling for independence, but also actively aided many of them during the period of preparation for their independence or immediately thereafter.

Here you have a movement, which is the embodiment of a unique pioneering spirit, of the dignity of labour, and of enduring human values, a movement which has presented to the world an example of social equality and open democracy, being associated in this resolution with abhorrent political concepts.

We, in Israel, have endeavored to create a society which strives to implement the highest ideals of society - political, social and cultural - for all the inhabitants of Israel, irrespective of religious belief, race or sex. Show me another pluralistic society in this world in which, despite all the difficult problems among which we live, Jew and Arab live together with such a degree of harmony, in which the dignity and rights of man are observed before the law, in which no death sentence is applied, in which freedom of speech, of movement, of thought, of expression are guaranteed, in which even movements, which are opposed to our national aims, are represented in our Parliament.

The Arab delegates talk of racism. It lies not in their mouths. What has happened to the 800,000 Jews who lived for over 2,000 years in the Arab lands, who formed some of the most ancient communities long before the advent of Islam? Where are those communities? What happened to the people, what happened to their property?

The Jews were once one of the important communities in the countries of the Middle East, the leaders of thought, of commerce, of medical science. Where are they in Arab society today? You dare talk of racism when I can point with pride to the Arab Ministers who have served in my Government; to the Arab deputy speaker of my Parliament; to Arab officers and men serving of their own volition in our defence, border and police forces, frequently commanding Jewish troops; to the hundreds of thousands of Arabs from all over the Middle East crowding the cities of Israel every year; to the thousands of Arabs from all over the Middle East coming for medical treatment to Israel; to the peaceful coexistence which has developed; to the fact that Arabic is an official language in Israel on a par with Hebrew; to the fact that it is as natural for an Arab to serve in public office in Israel as it is incongruous to think of a Jew serving in any public office in any Arab country, indeed being admitted to many of them. Is that racism? It is not. That is Zionism.

It is our attempt to build a society, imperfect though it may be - and what society is perfect? - in which the visions of the prophets of Israel will be realized. I know that we have problems. I know that many disagree with our Government's policies. Many in Israel, too, disagree from time to time with the Government's policies, and are free to do so, because Zionism has created the first and only real democratic State in a part of the world that never really knew democracy and freedom of speech.

This malicious resolution, designed to divert us from its true purpose, is part of a dangerous anti-Semitic idiom which is being insinuated into every public debate by those who have sworn to block the current move towards accommodation and ultimately towards peace in the Middle East. This, together with similar moves, is designed to sabotage the efforts of the Geneva Conference for peace in the Middle East...

We are seeing here today but another manifestation of the bitter anti-Semitic, anti-Jewish hatred which animates Arab society. Who would have believed that in the year of 1975 the malicious falsehoods of the Elders of Zion would be distributed officially by Arab Governments? Who would have believed that we would today contemplate an Arab society which teaches the vilest anti-Jewish hate in the kindergartens? Who would have believed that an Arab Head of State would feel obliged to indulge publicly in anti-Semitism of the cheapest nature when visiting a friendly nation? We are being attacked by a society which is motivated by the most extreme form of racism known in the world today. This is the racism which was expressed so succinctly in the words of the leader of the Palestine Liberation Organization (PLO), Yasser Arafat, in his opening address at a symposium in Tripoli, Libya, and I quote: "There will be no presence in the region except for the Arab presence". In other words, in the Middle East, from the Atlantic Ocean to the Persian Gulf, only one presence is allowed, and that is the Arab presence. No other people, regardless of how deep are its roots in the region, is to be permitted to enjoy its right of self-determination.

Look at the tragic fate of the Kurds of Iraq. Look at what happened to the black population in southern Sudan. Look at the dire peril in which an entire community of Christians finds itself in Lebanon. Look at the avowed policy of the PLO, which calls, in its Palestine Covenant, for the destruction of the State of Israel, which denies any form of compromise on the Palestine issue, and which, in the words of its representative only the other day in this building, considers Tel Aviv to be occupied territory. Look at all this and you see before you the root cause of the pernicious resolution brought before this Assembly. You see the twin evils of this world at work: the blind hatred of the Arab proponents of this resolution, and the abysmal ignorance and wickedness of those who support them.

The issue before this Assembly is not Israel and is not Zionism. The issue is the fate of this Organization. Conceived in the spirit of the prophets of Israel, born out of an anti-Nazi alliance after the tragedy of the Second World War, it has degenerated into a forum which was this last week described by one of the leading writers in a foremost organ of social and liberal thought in the West as, and I quote:

"rapidly becoming one of the most corrupt and corrupting creations in the whole history of human institutions... almost without exception those in the majority come from States notable for racist oppression of every conceivable hue..."

"Israel is a social democracy,...

... its people and Government have a profound respect for human life, so passionate indeed that, despite every conceivable provocation, they have refused for a quarter of a century to execute a single captured terrorist. They also have an ancient but vigorous culture, and a flourishing technology. The combination of national qualities they have assembled in their brief existence as a State is a perpetual and embittering reproach to most of the new countries whose representatives swagger about the United Nations building. So Israel is envied and hated, and efforts are made to destroy her. The extermination of the Israelis has long been the prime objective of the Terrorist international; they calculate that if they can break Israel, then all the rest of civilization is vulnerable to their assaults".

And then he goes on to conclude:

"The melancholy truth, I fear, is that the candles of civilization are burning low. The world is increasingly governed not so much by capitalism, or communism, or social democracy, or even tribal barbarism, as by a false lexicon of political cliches, accumulated over half a century and now assuming a kind of degenerate sacerdotal authority... We all know what they are..."

Over the centuries it has fallen to the lot of my people to be the testing agent of human decency, the touchstone of civilization, the crucible in which enduring human values are to be tested. A nation's level of humanity could invariably be judged by its behaviour towards its Jewish population. It always began with the Jews but never ended with them.

The anti-Jewish pogroms in Czarist Russia were but the tip of the iceberg which revealed the inherent rottenness of the regime which was soon to disappear in the storm of revolution. The anti-Semitic excesses of the Nazis merely foreshadowed the catastrophe which was to befall mankind in Europe.

This wicked resolution must sound the alarm for all decent people in the world. The Jewish people, as a testing agent, has unfortunately never erred. The implications inherent in this shameful move are terrifying indeed.

On this issue, the world as represented in this hall has divided itself into good and bad, decent and evil, human and debased. We, the Jewish people, will recall in history our gratitude to those nations, who stood up and were counted, and who refused to support this wicked proposition. I know that this episode will have strengthened the forces of freedom and decency in this world and will have fortified them in their resolve to strengthen the ideals they so value. I know that this episode will have strengthened Zionism as it has weakened the United Nations.

As I stand on this rostrum, the long and proud history of my people unravels itself before my inward eye, I see the oppressors of our people over the ages as they pass one after another in evil procession into oblivion. I stand here before you as the representative of a strong and flourishing people which has survived them all and which will survive this shameful exhibition and the proponents of this resolution. I stand here as the representative of a people one of whose prophets gave to this world the sublime prophecy which animated the founders of this world Organization and which graces the entrance to this building:

"...nation shall not lift up sword against nation, neither shall they learn war any more." (Isaiah ii, 4)

Three verses before that, the Prophet Isaiah proclaimed

"And it shall come to pass in the last days... for out of Zion shall go forth the law, and the word of the Lord from Jerusalem." (Isaiah, ii, 2 and 3)

As I stand on this rostrum, the great moments of Jewish history come to mind as I face you, once again outnumbered and the would-be victim of hate, ignorance and evil. I look back on those great moments. I recall the greatness of a nation which I have the honour to represent in this forum. I am mindful at this moment of the Jewish people throughout the world wherever they may be, be it in freedom or in slavery, whose prayers and thoughts are with me at this moment.

I stand here not as a, supplicant. Vote as your moral conscience dictates to you. For the issue is not Israel or Zionism. The issue is the continued existence of the Organization which has been dragged to its lowest point of discredit by a coalition of despotisms and racists.

The vote of each delegation will record in history its country's stand on anti-Semitic racism and anti-Judaism. You yourselves bear the responsibility for your stand before history, for as such will you be viewed in history. But we, the Jewish people, will not forget.

For us, the Jewish people, this is but a passing episode in a rich and an event-filled history. We put our trust in our Providence, in our faith and beliefs, in our time-hallowed tradition, in our striving for social advance and human values, and in our people wherever they may be. For us, the Jewish people, this resolution, based on hatred, falsehood and arrogance, is devoid of any moral or legal value. For us, the Jewish people, this is no more than a piece of paper, and we shall treat it as such.

Maccabi Tel Aviv-Virtus Roma

Domani sera alle 20.30, al Palalottomatica di Roma si svolgerà l'incontro di basket per l'Eurolega tra la Virtus Roma e il Maccabi Tel-Aviv.

NO, dalemmah MINISTRO DEGLI ESTERI EUROPEO PROPRIO NO!!!



E questo sarebbe l'esponente di prestigio che rappresenta l'Europa?
O forse è il giusto rappresentante di eurabia???
Io non voglio che l'Europa venga rappresentata da massimo dalemmah, amico di hezbollah e comunista!
Il governo italiano non deve cadere nella trappola della "candidatura italiana che onora il paese"!
E' una grossa stupidaggine per non dire peggio! dalemmah non mi rappresenta e non rappresenta certo l'Italia e la gente che ha votato questo governo. Spero che Berlusconi riesca a evitare la trappola.
Di sicuro porterà l'Europa e l'Italia indietro nel tempo: a quando i paesi europei facevano a gara per compiacere gli arabi "tollerando" il loro terrorismo assassino contro Israele e gli Ebrei pur di aver salva la loro integrità territoriale.

martedì 10 novembre 2009

9 novembre 1938: la notte dei cristalli

Nelle celebrazioni per la caduta del muro di Berlino avvenuta 20 anni fa, quanti hanno fatto caso alle parole del cancelliere tedesco Angela Merkel che ricordava quanto di orrbile acacduto in Germania quella stessa notte del 9 novembre di 51 anni prima?
Credo pochissimi, perchè il clima di festa non invitava certo a ricordare un fatto doloroso come quello che aveva sconvolto la vita degli ebrei nella Germania in preda al delirio nazista e che segnava il punto di non ritorno per le loro vite.
L'evento preso a pretesto per dare sfogo all'odio bestiale che covava nella società tedesca fu l'assassinio a Parigi del diplomatico tedesco Ernst von Rath, da parte di un giovane esule ebreo, Hirsch Grynszpan.
In quella notte vennero date alle fiamme 119 sinagoghe, saccheggiati 7500 negozi di ebrei, 91 tedeschi di religione ebraica vennero uccisi e 26000 chiusi nei campi di concentramento.
Io oggi vorrei che la gente parlasse anche di questa tragedia: da quel giorno in poi infatti il destino degli ebrei in europa era segnato.

domenica 8 novembre 2009

Condannato all'ergasotolo il terrorista che assassinò due soldati.

La Corte Militare della Samaria ha condannato a due ergastoli e a trenta anni il terrorista palestinese Riad Arafat, che nel gennaio del 2005 assassinò i soldati israeliani Ariel Buda e Joseph Attia e ne ferì alti tre nei pressi di Ariel.
Che marcisca in prigione questo assassino criminale!

LIBANO: HEZBOLLAH CENSURANO IL DIARIO DI ANNA FRANK, PROMUOVE SIONISMO

(ASCA-AFP) –
Beirut, 6 nov –

Promuoverebbe il sionismo. Con questa motivazione il Diario di Anna Frank e’ stato censurato da una scuola del Libano dopo una campagna promossa dai militanti Hezbollah.
Il testo, considerato un classico della letteratura, raccoglie le memorie di una giovane ebrea che ha vissuto in clandestinita’ prima di entrare nei campi di concentramento.
La controversia e’ scoppiata quando gli Hezbollah hanno saputo che alcuni estratti del libro erano stati inclusi nel programma di una scuola inglese privata ad ovest di Beirut.
Il canale televisivo degli Hezbollah, Al-Manar, ha trasmesso un programma in cui veniva criticato aspramente il libro accusato di affrontare la persecuzione degli ebrei in modo ”drammatico, teatrale”.
Questo modo di raccontare la storia ”e’ pericoloso”, ha spiegato l’emittente. Un membro del consiglio scolastico, Jimmy Shoufani, ha detto all’Afp che per evitare disordini dopo la polemica il testo e’ stato tolto dal programma scolastico.
Il movimento Hezbollah, che nel 2006 ha combattuto una guerra devastante contro Israele, si e’ sempre rifiutano di consegnare le armi sostenendo che sono necessarie per proteggere il Libano dall’aggressione israeliana.
Hanno paura anche del Diario di Anna Frank!
Non sanno come affrontare le parole di una ragazzina olandese di 60 anni fa che ha vissuto sulla propria pelle le persecuzioni naziste e ha regalato al mondo delle meravigliose pagine di letteratura.
Questo sono gli arabi!
Questo è quello che intendono per cultura!
Boicottare, odiare, combattere, distruggere: sono gli unici verbi che conoscono bene.
L'Europa deve opporsi a queste follie!
Pensierino per dalemmah: cosa pensa di questa nuova sortita dei suoi amici di hezbollah?

TV palestinese: “Nessuna storia ebraica in questa terra”

Nabil Alqam, storico palestinese e alto funzionario dell’Olp, nega che la nazione ebraica abbia mai avuto alcun legame storico con la Terra d’Israele. Lo rende noto Palestinian Media Watch, che cita un’intervista rilasciata da Nabil Alqam lo scorso 22 ottobre all’emittente televisiva ufficiale dell’Autorità Palestinese: nell’intervista l’esponente palestinese dapprima nega alcune migliaia di anni di documentata storia ebraica in Terra d’Israele, poi “la sostituisce con 4 o 5mila anni di fittizia storia palestinese”. Ricordando che Israele negli ultimi anni ha reso di pubblico dominio numerosi reperti archeologici, tra cui monete con scritte in ebraico e sigilli con nomi di personaggi menzionati nella Bibbia, Palestinian Media Watch afferma che probabilmente Alqam intende replicare a questi ritrovamenti quando accusa Israele d’aver creato “simboli artificiali israeliani”. “Come mai – ha detto Nabil Alqam nell’intervista (diffusa in inglese da Palestinian Media Watch) – l’occupazione [Israele] si preoccupa di rubare, di furto [culturale], di distorcere e cancellare il retaggio palestinese? Poiché cerca una storia [nel Paese], mentre il retaggio è una storia che dimostra il nostro legame con la terra… [Il retaggio palestinese] ha una profondità storica di quattromila-cinquemila anni. E qui [Israele] cerca di rubare questi simboli per creare simboli e identità israeliana falsi”.
Poche settimane fa Saleh Rafat, membro del comitato esecutivo dell’Olp, ha accusato Israele d’aver rubato persino “la cucina, l’abbigliamento e l’architettura” che erano di origine palestinese, per sostenere che fanno parte della storia ebraica. Rafat ha negato che sia mai esistito un Tempio ebraico e ha detto che i tunnel presso il Muro Occidentale del Monte del Tempio non sarebbero altro che i resti di un vecchio acquedotto. “Noi rivitalizziamo questo retaggio [palestinese] – ha detto Saleh Rafat alla televisione Al-Filistiniya (Fatah) lo scorso 15 ottobre – e noi ci aggrappiamo ad esso per contrastare tutti i tentativi da parte di Israele, dell’occupazione israeliana, di rubare il retaggio nazionale e di falsificarlo sostenendo che è il loro retaggio: anche i tunnel che cercano di scavare sotto la Moschea di al-Aqsa e sotto Gerusalemme. Molti di questi tunnel sono vecchi tunnel che portavano acqua a Gerusalemme, e loro sostengono che stanno cercando un presunto Tempio”.

(Da: Jerusalem Post, 5.11.09)

Di fronte a dichiarazioni simili, lo sconcerto e lo stupore per la sfrontataggine araba o meglio per l'odio arabo nei confronti degli ebrei e di Israele (perchè di questo si tratta: di odio allo stato puro! Di odio che arriva a mistificare la storia e a deviarla per adattarla alla loro follia) sono abissali.
Vorrei sentire cosa dice Repubblica o san toro di queste dichiarazioni. Vorrei sapere cosa ne pensa il manifesto o i sinistri in genere; vorrei sapere consa ne pensa dalemmah che va a braccetto con i criminali di hezbollah e che ritiene Israele responsabile sempre e comunque di qualsiasi cosa negativa che succede in questo mondo.... e che ha sempre l'onere di fare il primo passo e di dimostrare qualcosa!
Israele non deve dimostrare proprio niente a nessuno!
Sono gli arabi che devono dimostrare qualcosa a Israele!
Sono loro che devono dimostrare con i fatti di volere la pace!!!

sabato 7 novembre 2009

D’Alemmah: quell’amicizia con Hezbollah pesa come un macigno


di Fiamma Nirenstein

Massimo D’Alema commentando ieri l’ipotesi che egli, ex ministro degli esteri italiano diventi ministro degli esteri europeo, secondo Repubblica ha detto una delle sue frasi classiche, quelle in cui da del cretino a un po’ di gente: «Una nomina italiana a ministro degli Esteri d’Europa è una questione di grande interesse nazionale, non un pastrocchio da piccolo interesse di bottega. Se qualche imbecille non lo capisce, peggio per lui». Ha ragione. E io sono, mi sembra, fra questi imbecilli.
Una scelta per D’Alema implica una quantità di piani politico-ideologici: parla di scelte che riguardano la politica italiana; di Weltanschaung, la sua visione del mondo; delle attuali scelte degli italiani per l’Europa. Non c’è dunque solo la questione che è stata maggiormente messa in rilievo, il segnale di buona volontà fra le parti politiche, la buona novella che quando si tratta dell’interesse nazionale si deve e si può sotterrare un’ascia di guerra ormai insanguinata. Da questo punto di vista sarebbe una buona cosa che tutti concordassero su una candidatura italiana quale che ne sia la parte politica.
Ma c’è di mezzo l’Europa e il messaggio che l’Italia le vuole lanciare in un momento che non è delicato solo per noi, ma per il Vecchio Continente alla ricerca di ruolo, di spazi, di significato. Durante la sfortunata discussione che ha portato all’esclusione di Tony Blair dal ruolo di premier europeo, il primo ministro ungherese Gordon Bajnai l’ha detto chiaramente: forse innanzitutto dovremmo definire il contenuto che attribuiamo al ruolo, e poi scegliere l’uomo di conseguenza. Tony Blair è stato, credo, messo da parte per il suo altissimo profilo, perché la sua storia di sostegno alla guerra in Iraq, la sua figura energica e aggiornata nella lotta al terrorismo non corrisponde a un’attitudine ancora volutamente fumosa e tecnocratica dell’Europa, di queste 27 nazioni in cerca d’autore che non sanno ancora dove sono dirette e quindi scelgono spesso l’ovvio rispetto alla politica.
Date la dinamica per cui la cancellazione di Blair dalla presidenza consente ai socialisti europei la poltrona del ministro degli esteri, è apparso, fra altri candidati importanti, anche il nome di D’Alema. Ora D’Alema ha sicuramente un curriculum straordinario per le sue qualità di politico e per le magnifiche sorti e progressive della nostra sinistra: la sua caratterizzazione riguarda, e penso che lui stesso concorderebbe, molto di più il suo spirito che le sue idee, e disegna di fatto un personaggio molto peculiare, con tratti che lo rendono contrapposto a quelli che potrebbero essere oggi i fini ideali dell’Italia in Europa.
L’attuale elettore del governo in carica è nettamente atlantista, la politica estera che suggerisce nasce in contrapposizione netta con quella del governo Prodi e con quella di D’Alema; rompe, anche se ha un grande interesse per il mondo arabo e per il Mediterraneo e vi costruisce alleanze, con la antica politica andreottiana, la sua politica non è di «equivicinanza», come tante volte ha proclamato D’Alema, perché non ci può essere la stessa distanza con una democrazia e con una dittatura.
L’anno scorso a un convegno dell’Aspen il ministro Franco Frattini e Massimo D’Alema ebbero a discutere della questione israeliano-palestinese: il fine era due stati per due popoli, ma Frattini aveva un’evidente propensione a considerare Israele parte del suo, del nostro paesaggio interiore e i palestinesi responsabili di ogni futuro sviluppo di un processo di pace, mentre per D’Alema cadeva su Israele tutto l’onere della pace e sui palestinesi brillava la stella dell’innocenza.
Per D’Alema Arafat è stato un amico, mai ha condannato le sue responsabilità nell’Intifada del terrore e del rifiuto di Camp David;
il fatto che gli Hezbollah avessero rappresentanti in parlamento li rese per il suo giudizio esenti dall’accusa di terrorismo, e glieli ha fatti scegliere come compagni nella famosa passeggiata di Beirut dopo la guerra del 2006; icona, mi dispiace, indimenticabile. Quanto a Hamas, D’Alema conosce le cronache del terrorismo e ne ha certo letto anche la Carta antisemita, pure ha ripetuto alquanto che occorre dialogarci e pensa di estrarne accordi, di nuovo perché sono stati eletti.
Una visione impraticabile politicamente nell’era della diffusione di massa dell’estremismo islamico; inoltre Hamas proprio per iniziativa italiana è stato collocato nella lista delle organizzazioni terroriste. L’invincibile profonda convinzione di un torto originario di Israele è forse quello che porta D’Alema a chiamare la guerra di difesa israeliana a Gaza «spedizione punitiva» anche se ha sempre ritenuto invece che i 500 morti civili serbi sotto le bombe Nato siano stati legati a una guerra giusta, quella voluta anche da lui.
L’Europa ha davanti responsabilità colossali: l’Iran ci sfida con indicibile arroganza, il terrorismo internazionale e ci inonda di sangue in Afghanistan e in Pakistan, come è accaduto la settimana scorsa, Hamas rifiuta l’accordo don Abu Mazen… se D’Alema sarà il ministro degli Esteri Europeo, se vale la speranza che questo ristabilisca qualche concordia a casa, una volta che poi egli compia le scelte che gli sono tipiche, stavolta come ministro degli Esteri europeo, non creerà questo invece un insanabile scontro di visioni del mondo nell’ambito dell’Europa stessa e proprio fra noi italiani?

La nave piena di armi...

La nave "brutalmente" sequestrata dai soliti "cattivissimi" israeliani, in realtà era piena di sacchetti di polietilene e di aiuti umanitari!
Chi non ci credesse può visionare il video di seguito indicato:

http://www.jpost.com/servlet/Satellite?cid=1194419829128&pagename=JPost%2FPage%2FVideoPlayer&videoId=1257455200497


e rendersi conto dei "reali" e "pacifici" propositi dei criminali di hezbollah con i quali dalemmah andava a passeggio per le vie di Beirut!

mercoledì 4 novembre 2009

Sequestrata nave con carico di armi per i terroristi.

Nella giornata di ieri, unità speciali della marina israeliana hanno intercettato e bloccato una nave battente bandiera di Antigua 100 miglia al largo delle coste di Israele.
Ad un primo controllo sono state scoperte armi e munizioni camuffate da carico civile.
La nave veniva fatta attraccare al porto di Ashdod per essere sottoposta a una ispezione più approfondita dalla quale emergevano missili anticarro, proiettili di mortaio e razzi del tipo di quelli con qui i criminali terroristi di hezbollah hanno bombardato Israele durante la seconda guerra del Libano. Il Presidente Israeliano Shimon Peres ha dichiarato che "l'Iran aveva promesso di non inviare armi e ha infranato la legge internazionale. L'importantza della cattura di questa nave è enorme ed ha un grande valore politico".
Il Primo Ministro Netanyahu ha detto che le armi trovate a bordo della nave sarebbero state utilizzate per colpire le città e i villaggi israeliani e si è congratulato con l'esercito, la marina e le agenzie di intelligence per il successo di questa operazione antiterrorismo.
Questa notizia va a beneficio di quanti vanno a passeggio per le vie di Beirut con i terroristi di hezbollah e ritengono che quei criminali siano dei possibili interlocutori al tavolo delle trattative.
CON I TERRORISTI NON SI TRATTA!

Visita in Israele dell'Ammiraglio J. Stavridis

Il Comandante di EUCOM dell'esercito degli Stati Uniti è arrivato in Israele per una breve visita durante lo svolgimento dell'esercitazione congiunta Juniper Cobra 10.
Visiterà lo Yad Vashem e la città di Gerusalemme.
Questa visita, insieme alle manovre militari congiunte, sembra quasi una risposta alle minacce missilistiche iraniane e allo spostamento della Turchia verso Siria e Iran: gli Stati Uniti hanno capito che in quell'area l'UNICO e AFFIDABILE alleato sul quale potranno sempre contare è lo stato di Israele.
Speriamo che Barak Hussein Obama comprenda bene quale errore possa essere tendere la mano a chi la respinge...

martedì 3 novembre 2009

Tel Aviv prossimo obiettivo dei razzi di hammazz.

Il capo dell'Intelligence Militare, Generale Amos Yadlin, durante una riunione del Comitato della Difesa e Affari Esteri della Knesset, ha dichiarato che Tel Aviv e la sua area metropolitana sono i prossimi obiettivi dei razzi di hammazz.
Secondo fonti di intelligenze infatti, sembra che i terroristi abbiano effetttuato dei test in mare lanciando razzi di fabbricazione iraniana in grado di colpire obiettivi a 60 km di distanza. Questo è il "frutto" dell'intensa attività di rifornimento avviata in seguito alla distruzione degli arsenali durante l'Operazione Cast Lead: attraverso i tunnel di Gaza passa di tutto e di certo non è difficile far passare anche i razzi iraniani.

lunedì 2 novembre 2009

“Querelateli”

di Yair Lapid
Sedevamo nel patio piccolo e ben curato dell’abitazione dell’ambasciatore d’Israele a Londra, Ron Prosor. Una pioggerella leggeva cadeva a intermittenza rinfrescando gradevolmente l’aria inglese, ma i volti intorno alla tavolata restavano scuri. La conversazione verteva sull’occupazione dei mass-media britannici da parte da parte di elementi anti-israeliani.
Prosor è un signore grosso e sorridente, con una voce bassa e morbida, ma il suo sorriso svanisce quando parla del modo in cui viene accolto da manifestanti anti-israeliani ogni volta che va in una università britannica per una conferenza.
Dovreste leggere alcune delle cose che scrivono qui su di noi, sospira. Non saprei nemmeno da che parte cominciare a rispondergli.
Non risponda, dico io, li citi in giudizio.
Uno dei presenti, un influente avvocato di Londra, alza lo sguardo: cosa intende per citarli in giudizio? chiede.
Che c’è di così complicato? replico. Esattamente come loro minacciano di trascinare in tribunale gli ufficiali delle Forze di Difesa israeliane, noi dovremmo citare loro in giudizio. Ogni giornalista che parlasse di noi come di “criminali di guerra” o “assassini di bambini” dovrebbe sapere che il giorno dopo il suo giornale sarà raggiunto da una causa per diffamazione da un milione di sterline a nome dello Stato di Israele.
E cosa ci guadagneremmo? chiede qualcun altro.
I giornali non amano le cause, spiego. Fanno perdere tempo, costano soldi, l’assicurazione legale del giornale aumenta il premio, gli azionisti si domandano com’è accaduto di finire in quel pasticcio, e il direttore si imbestialisce quando scopre che dovrà perdere almeno due giorni per andare a testimoniare su un articolo che non aveva nemmeno letto.
Ma la stampa non si schiererebbe contro di noi? chiede Prosor.
E io: Non esiste “la stampa”. Questa è una delle professioni più competitive al mondo, dove tutti aspettano soltanto di vedere gli altri cadere. Pensate davvero che l’Independent si preoccuperebbe se voi querelaste il Guardian? Ne sarebbero solo contenti.
Ma chi ci rappresenterebbe? chiede qualcun altro.
Lui, rispondo indicando l’avvocato che siede con noi, e un centinaio di altri come lui. Se c’è qualcosa che non manca al popolo ebraico sono gli avvocati. Ogni capitale occidentale vanta almeno cinque grandi studi d’avvocati ebrei, e molti di loro sarebbero probabilmente lieti di rappresentare lo stato di Israele contro il nuovo antisemitismo.
L’avvocato alza gli occhi: può funzionare, dice, io potrei occuparmi di Londra.
Verremo attaccati per questo, sospira Prosor.
E allora? rispondo. Non ci attaccano già comunque?

(Da: YnetNews, 30.10.09)

E se si cominciasse anche in Italia a citare in giudizio tutti coloro che insultano Israele?
Se si citassero in giudizio tutti coloro che minacciano chi difende Israele?