Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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Sempre con Israele!!!

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Lettori fissi

venerdì 31 dicembre 2010

giovedì 30 dicembre 2010

L’alternativa al negoziato (bloccato dai palestinesi)

Di Ophir Falk

Il processo di pace è bloccato. L’Autorità Palestinese non vuole negoziare con Israele. In effetti, durante tutto il processo politico iniziato quasi vent'anni fa i negoziati di pace non sono mai stati una priorità per i palestinesi. Piuttosto, l’Autorità Palestinese ha perseguito altri tre obiettivi principali: concessioni israeliane, delegittimazione di Israele e riconoscimento internazionale di uno stato palestinese. L’Autorità Palestinese ha avuto successo in tutti e tre i casi.
In termini di concessioni, Israele ha consentito ed anche incoraggiato l’istituzione dell’Autorità Palestinese. Israele ha ritirato le sue truppe da tutte le principali città palestinesi e ha trasferito ai palestinesi il controllo di tutti gli affari civili in quelle aree. Israele ha sradicato diecimila suoi cittadini dalle case di Gush Katif, acconsentendo a una totale giurisdizione palestinese sulla striscia di Gaza. E probabilmente il minuto Israele sarebbe stato disposto a cedere ulteriori beni se avesse ricevuto in cambio vera pace e sicurezza, anziché terrorismo e istigazione all'odio.
Gli accordi ad interim sono stati interpretati come passaggi verso successivi ritiri. Le più recenti concessioni sono arrivate sotto forma di un congelamento di dieci mesi di tutte le attività edilizie ebraiche in Giudea e Samaria (Cisgiordania), mentre le attività edilizie arabe in tutte quelle terre contese continuava incontrastata. Ma l’Autorità Palestinese non è rimasta soddisfatta delle concessioni israeliane. Voleva di più. Vogliono sempre di più. Una volta scaduti i dieci mesi di congelamento (senza nessuna apertura da parte palestinese), l’Autorità Palestinese ha chiesto un ulteriore congelamento di tre mesi, cui avrebbe sicuramente fatto seguito un’altra richiesta, ad infinitum.
Ora l’Autorità Palestinese si rende conto che Israele non darà più nulla in cambio di niente, e che neanche un presidente americano scattante può costringere Israele a farlo, figuriamoci uno vacillante. Per questo il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) è alla ricerca di un’alternativa.
Una alternativa è la guerra. Ma questa costosa opzione è già stata tentata troppe volte e al momento non è quella desiderata da Abu Mazen. Da Israele non lo è mai stata. Alternative più efficaci, per i palestinesi, sono la delegittimazione di Israele e il conseguimento del riconoscimento internazionale di uno stato palestinese su tutti i territori contesi (senza accordo con Israele). Ed è esattamente quello per cui si stanno dando tanto da fare.
I palestinesi perseguono la delegittimazione di Israele da ogni tribuna disponibile, compresa la messa in discussione del diritto di Israele ad esistere non solo fra i paesi del Medio Oriente e nella varie agenzie delle Nazioni Unite, ma anche in tutti i campus universitari negli Stati Uniti, in Canada, in Europa.
Nel frattempo Abu Mazen sta riuscendo là dove Yasser Arafat aveva fallito, in termini di riconoscimento internazionale. Bolivia, Brasile, Argentina, Uruguay ed Ecuador hanno già confermato l’intenzione di riconoscere uno stato palestinese dichiarato unilateralmente (senza negoziato né accordo con Israele), e molti altri paesi potrebbero seguire l’esempio.
Ecco perché, senza alcun vero processo di pace alle viste, Israele dovrebbe adoperarsi per un consenso nazionale, e poi internazionale, riguardo alla demarcazione definitiva di suoi confini che siano giusti e sicuri. Il che dovrebbe essere fatto sulla base di un semplice criterio: massima superficie, massimo numero di israeliani e minimo numero di non israeliani all'interno dei confini di Israele, limitando al minimo possibile il trasferimento di residenti di ogni comunità. Tale consenso nazionale, ratificato da un referendum, avrebbe il merito di fissare delle concrete linee invalicabili, nelle quali tutti gli israeliani possano riconoscersi, e di mettere bene in chiaro cosa è e cosa non è negoziabile.
Dopo di che, una volta resisi conto che Israele e il suo governo dispongono di valide alternative ai negoziati, forse anche l’Autorità Palestinese e il suo presidente si faranno venire la voglia di dialogare.

(Da: YnetNews, 28.12.10)

Riserva al largo di Israele, la più grande del decennio

E' stata scoperta di fronte alle coste di Israele, al largo del porto di Haifa, la maggiore riserva di gas naturale dell'ultimo decennio. Secondo le stime, il deposito contiene 16 miliardi di piedi cubi di gas naturale, per un valore potenziale sul mercato di 95 miliardi di dollari. La proprietà del progetto e' dell'americana Noble Energy Inc (39,66%) insieme a tre partner israeliani (Delek Drilling e Avner Oil and Gas, con un 22,67% ciascuna; e Ratio Oil Exploration, con il 15% restante). La riserva, battezzata Leviathan e la piu' grande scoperta nel mondo nell'ultimo decennio, si trova a 1.645 metri di profondità, circa 130 chilometri al largo di Haifa. Secondo gli esperti consultati dalla stampa locale, la riserva richiederà enormi investimenti infrastrutturali, ma trasformare Israele in un Paese leader nell'esportazione di gas naturale.

martedì 28 dicembre 2010

Sventato un secondo attacco terroristico in meno di 72 ore

 Le IDf hanno individuato alcuni terroristi che cercavano di posizionare degli ordigni esplosivi lungo la barriera difensiva a sud della striscia di Gaza. Un aereo ha attaccato i sospetti colpendone sicuramente uno.
Questo è il secondo incidente accaduto nei pressi della barriera difensiva nelle ultime 72 ore. Il 26 dicembre, diversi terroristi erano stati individuati nello stesso posto mentre piazzavano ordigni esplosivi. Le IDF e un aereo delle IAF avevano aperto il fuoco in risposta agli spari dei terroristi, confermando di averne colpiti alcuni.
I civili palestinesi nell'area vicino alla barriera di sicurezza, vengono usati dalle organizzazioni terroristiche per coprire le loro attività quali piazzare ordigni, pianificare attacchi e tentativi di rapimento di soldati israeliani.
Per questo motivo le IDF non consentono a nessuno di sostare o avvicinarsi a quell'area.



Jihad bells

Un video natalizio.....

Il generale Camporini in Israele

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa italiana, il generale Vincenzo Camporini ha trascorso tre giorni in Israele ospite del generale Ashkenazi, Capo delle I.D.F.
La visita è stata importante per i legami sempre più stretti tra Italia e Israele: i vertici militari hanno discusso dei temi inerenti la sicurezza e la strategia. Il gen Ashkenazi ha riconosciuto l'importanza dei contatti tra i due paesi e in particolare del ruolo svolto dall'Italia nel sud del Libano e ha ricordato la sua visita di cinque mesi fa in Italia ospite del generale Camporini.
Le IDF considerano fondamentali queste visite: quella del Capo di Stato Maggiore italiano segue a sua volta quella con i responsabili della difesa di Germania, USA e Bulgaria.

Fiom: Governo sospenda accordi commerciali con Israele

Anche la Fiom (sigla che racchiude il sindacato dei metalmeccanici della CGIL) si iscrive al folto gruppo dei boicottatori antiisraeliani: in una nota emessa dalla direzione nazionale, a seguito di un incontro avuto con Jamal Jumaa (il coordinatore palestinese della campagna «Stop the Wall»), il leader della Fiom Maurizio Landini ha condannato la commercializzazione di prodotti della Agrexco «…che non solo lede gli interessi e i diritti dei lavoratori palestinesi, con la confisca ulteriore di terre e devastazione di villaggi, ma viola anche il diritto internazionale». Jumaa da parte sua ha chiesto che i sindacati europei prendano posizione nei confronti del sindacato israeliano, che, ha detto, «oltre a discriminare i lavoratori palestinesi, sostiene le scelte del governo israeliano». All’incontro hanno partecipato anche Sergio Bellavita, della segreteria nazionale della Fiom e Alessandra Mecozzi, dell’Ufficio Internazionale dell’organizzazione sindacale
Inoltre Landini ha affermato il suo sostegno alla campagna BDS (boicottaggio, disinvestimenti, sanzioni nei confronti di Israele) e si è impegnato a portare, anche nelle sedi sindacali internazionali, la richiesta che il sindacato israeliano Histadrut «…venga vincolato al rispetto dei principi del sindacalismo europeo e internazionale (indipendenza, democrazia, diritti umani e del lavoro)» e, in caso contrario, «che vengano sospese le relazioni con il medesimo».
La Fiom ha espresso anche preoccupazione circa la  «costruzione di un treno ad alta velocità tra Tel Aviv e Gerusalemme, per collegare le colonie israeliane, attraverso i territori occupati, a cui partecipa anche l’azienda italiana Pizzarotti» (In realtà secondo il progetto presentato alla stampa mesi orsono, il treno in questione percorrerà un tragitto che comprende prevalentemente terre disabitate, per lo più campagne, che separano Tel Aviv e Gerusalemme e non “collegherà” alcuna “colonia”).
(Fonte: L’Unico.eu, Nena News,  22 Dicembre 2010)



Nota a margine:
la Fiom s è mai schierata CONTRO il terrorismo?
La Fiom si è mai alzata per gridare CONTRO i missili che da 10 anni martorizzano Sderot?
La Fiom ha mai chiesto ai palestinesi di fermare gli attentati suicidi e di parlare seriamente di pace?
Ritengo che la Fiom abbia il dovere di TACERE!
Ritengo che la Fiom dovrebbe vergognarsi di boicottare un sindacato israeliano.
Ritengo che la Fiom potrà acquisire credibilità a livello internazionale solo quando sarà capace di avere una visione obiettiva dei fatti e non partigiana.
Fino a quel momento ritengo che la Fiom debba solo studiare la storia e magari farsi un viaggio in Israele per conoscere le cose delle quali parla.

L'UNESCO a proposito delle Tombe dei Patriarchi

L' ONU ha ancora una volta alzato la sua testa antisemita.

Il Consiglio Direttivo dell'UNESCO (la stessa organizzazione dell'ONU che supporta il contenuto anti-Semita nei libri di scuola degli scolari palestinesi) ha proclamato che due dei luoghi più sacri del Giudaismo (la Tomba dei Patriarchi e la Tomba di Rachel) sono moschee e pretendono che Israele rimuova quei luoghi dalla sua lista del Patrimonio Nazionale (National Heritage). Nel tentativo di cancellare la storia ebraica e trasformare luoghi religiosi ebraici in istituzioni islamiche, i mussulmani hanno intenzionalmente costruito moschee sopra numerose sinagoghe e luoghi santi ebraici.
Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha denunciato la natura grottesca della decisione dell'UNESCO: 

"Il tentativo di distaccare la Nazione di Israele dal suo patrimonio e' assurdo. Se le tombe dei Patriarchi e delle Matriarche della Nazione Ebraica - di Abramo, Isacco, Giacobbe, Sara, Rebecca, Rachele e Lea - vecchie di quasi 4000 anni, non sono parte della sua cultura e tradizione, allora che cos'è un luogo culturale nazionale?"
Nel cooperare con gli sforzi arabi di cancellare i legami storici dell'Ebraismo con Israele, l'UNESCO aiuta e favorisce quelli che sperano di offuscare il passato Ebraico di Israele e di minare il futuro Ebraico di Israele. 

FIRMATE LA PETIZIONE, CONDIVIDETE E DIFFONDETE QUESTO APPELLO.

domenica 26 dicembre 2010

Palestinesi tentano di sfondare il valico di Qalandiya

Circa 90 palestinesi hanno tentato questa mattina di forzare il valico di Qalandiya scagliando pietre contro i militari presenti. Sei rivoltosi sono stati arrestati per ulteriori interrogatori. Alcuni mesi fa, quattro palestinesi che avevano tentato di forzare il valico e lanciato bombe incendiarie, erano stati arrestati e a seguito dei disordini, il Comando Centrale aveva chiuso il valico per un giorno.

Individuati dei terroristi a sud di Gaza

Durante la notte, unità militari israeliane, hanno individuato un gruppo di persone che stava nascondendo ordigni esplosivi lungo la barriera difensiva nella zona sud di Gaza.
Elicotteri e truppe di terra hanno aperto il fuoco contro i terroristi e confermano di averne colpiti alcuni.
Durante l'ultimo mese sono stati notati fatti esplodere diversi ordigni vicino alle truppe israeliane di pattuglia.
La presenza di civili palestinesi nelle aree adiacenti la barriera difensiva, è usata dai terroristi come copertura per le loro attività quali occultamento di ordigni esplosivi, pianificazione di attacchi terroristici e tentativi di rapimento di militari.
Per questa ragione, le IDF non consentono a nessuno di trovarsi in quell'area e informano ripetutamente i palestinesi di non avvicinarsi alla barriera difensiva.


   

Razzi palestinesi e risposta israeliana

La notte del 24 dicembre, l'aviazione israeliana ha colpito obiettivi dell'organizzazione terroristica hamas a Gaza: si tratta di un tunnel e di una base operativa che sono stati distrutti. C'è la certezza che siano rimasti feriti anche dei terroristi.
L'azione delle IAF si è resa necessaria per rispondere agli incessanti lanci di razzi contro Israele operati dai terroristi: solo nell'ultima settimana sono stati ben 24 i razzi e i colpi di mortaio sparati da Gaza.

Il presidente Peres augura Buon Natale

http://www.youtube.com/user/Peres?feature=mhum#p/u/6/tC05YXbYF8Q

venerdì 24 dicembre 2010

I soldati aiutano nella ricostruzione dopo l'incendio

Un migliaio di soldati di fanteria della Nahal Brigade hanno aiutato a ripulire e ricostruire i sentieri, rimettendo a posto i segnali nell'area danneggiata dal terribile incendio del 2 dicembre scorso.
C'è ancora molto da fare per uscire dall'emergenza, ma l'esercito è impegnato in prima linea per assicurare assistenza e aiuto alla popolazione con ogni mezzo.
Nella tragedia sono morte 44 persone tutti appartenenti al corpo delle guardie carcerarie che stavano evacuando una prigione e un ragazzo di 16 anni che partecipava alle operazioni di spegnimento come volontario.

Haifa: albero di Natale con oltre 5000 bottiglie riciclate

La città di Haifa, nel nord dello stato di Israele, il cuore pulsante del melting pot di culture, ha deciso di lanciare un messaggio di pace e di solidarietà , un messaggio rivolto alla coscienza ambientale di tutti, costruendo un albero di Natale sostenibile, realizzato con  5.480 bottiglie di plastica riciclata ed illuminato a led , un’opera dell’artista Hadas Itzcovitch, anch'egli di Haifa. Non siamo nell’opulenta America, non siamo nella Francia très chic e neanche in Italia: siamo in Israele terra che peraltro non conosce il Natale. Ma a Haifa vivono pacificamente cristiani, musulmani e ebrei. Attraverso l’arte e alla sua efficacia si è voluto così lanciare  un messaggio che incita alla riflessione sull’impatto ambientale .
L'idea dell’albero di rifiuti a celebrazione del Natale costituisce inoltre un ammonimento che induce a riflettere su quanto una delle feste più sentite al mondo sia stata snaturata dalla società dei consumi. Quelle bottiglie vuote ironizzano sui quintali di carta da regalo di dubbia provenienza, che strappiamo ogni anno, sulle nostre tavole stracolme di delizie che in parte verranno gettate, e sugli ettolitri di acqua virtuale che in essi si concentra e disperde. Un ultimo livello simbolico è stato aggiunto dal caso. Il giorno in cui l’albero è stato eretto (nei primi di dicembre) un terribile incendio sul Monte Carmel ha devastato 5000 ettari di bosco, ed ora le 5000 bottiglie vuote purtroppo ricordano anche questo.

mercoledì 22 dicembre 2010

Bisogna che il mondo apra gli occhi su come la pensano gli arabi...SVEGLIA!!!!

“IL PAPA NON AVREBBE DOVUTO ASSOLVERE GLI EBREI, ASSASSINI DI CRISTO”
Quelli che seguono sono brani tratti da un’intervista a Sonja Al-Rassi, figlia di Suleiman Franjieh (1910-1992, cristiano-maronita, presidente del Libano dal 1970 al 1976), andata in onda il 17 novembre 2010 sulla tv libanese “NBN”:
Sonja Al-Rassi: «Gli israeliani sono i nemici dei nostri progenitori. Non so perché il Papa li abbia assolti, ma sono loro che hanno crocifisso Cristo.» […] 

Intervistatore: «La cristianità si batte per la pace. Forse questo è il motivo.»
Sonja Al-Rassi: «Ma non avrebbe dovuto assolverli del sangue di Cristo. Chi ha ucciso Cristo? Io? Non sono stati i romani a ucciderlo. Sono stati gli ebrei. […] Israele ha sempre meno soldi. Se perseveriamo, e con l’aiuto di Dio, cesserà di esistere.»
Intervistatore: «È questo che crede?»
Sonja Al-Rassi: «Questo è il mio credo e la mia convinzione. […] Se la Germania ha fatto un errore e ha compiuto l’Olocausto, dovrebbe prenderseli la Germania. Non portatemi tutti questi avanzi russi, la gente più insignificante, per metterli qui e chiamare questo “lo stato di Israele”. Perché li avete portati qui? Non parlano una parola di arabo. Se l’Europa ha fatto loro torto, portateli in Europa. Che sia la Germania a pagare il prezzo, non gli arabi. Cosa hanno a che fare gli arabi con questa storia? » […]



Per il video originale (con sottotitoli in inglese):




L’AGGHIACCIANTE ANNUNCIO DELL’INCENDIO SUL CARMELO AD UN CONVEGNO, NEGLI STATI UNITI, DI "STUDIOSI ISLAMICI PALESTINESI" FILO-HAMAS
Quelli che seguono sono brani tratti da un intervento pubblico dello sceicco Abd Al-Jabbar Sa'id, segretario generale della "Associazione degli studiosi palestinesi islamici all’estero". Accanto a lui, sul palco, Salah Sultan, presidente dell’American Center for Islamic Research, con sede a Columbus, Ohio. Il filmato è andato in onda il 9 dicembre 2010 sulla tv di Hamas “Al-Aqsa”:

Abd Al-Jabbar Sa'id: «Uno dei fratelli mi ha dato questo appunto, che ci porta liete notizie: quaranta israeliani sono morti e quarantacinque feriti…»

Sallah Sultan, presidente dell’American Center for Islamic Research (sorridendo): «Dite: Allah Akbar! [Dio è grande].»
Il pubblico: «Allah Akbar!»
Abd Al-Jabbar Sa'id: «…e quarantacinque feriti in un incendio nel nord della Palestina occupata.»
Una voce dal pubblico: «Dite: Allah Akbar!»
Il pubblico: «Allah Akbar! Sia lodato Allah!»
La voce dal pubblico ripete: «Dite: Allah Akbar!»
Il pubblico ripete: «Allah Akbar! Sia lodato Allah!»
Abd Al-Jabbar Sa'id: «È accaduto sul monte Carmelo. Chiediamo ad Allah di colpirli ancora allo stesso modo, e di usarli per manifestare i portenti della sua forza.»



Per il video originale (con sottotitoli in inglese):



Da (Memri, 16.12.10)

martedì 21 dicembre 2010

I programmi della tv egiziana...

ODIO ISRAELE”: LA CANZONE PIÙ RICHIESTA AL CELEBRE CANTANTE EGIZIANO SHA'BAN

Quello che segue è un brano tratto da un’intervista al popolare cantate egiziano Sha'ban Abd Al-Rahim andata in onda il 29 ottobre 2010 sulla tv egiziana “Al-Mihwar”:

Intervistatrice: «Quando ho detto che avrei intervistato Sh'aban, tutti mi hanno detto di chiederle di cantare “Obama” e “Odio Israele”.»
Sha'ban Abd Al-Rahim: «Canterò “Odio Israele”.»
Intervistatrice: «Okey.»
Sha'ban Abd Al-Rahim (canta): «Io odio Israele. Odio Israele. Se qualcuno ve lo chiede, ad Allah piacendo, verrò ucciso o andrò in prigione. Io odio Israele, odio Israele, odio Israele, se qualcuno ve lo chiede. Ad Allah piacendo, verrò ucciso o andrò in prigione. Ad Allah piacendo, verrò ucciso. Odio Israele, Shimon [Peres] e Sharon. Amo Amr Moussa [ex ministro degli esteri egiziano, attuale segretario generale della Lega Araba], e le sue parole equilibrate. Io amo Amr Moussa. Ecco qua. »
Intervistatrice: «Non ha incluso Netanyahu, nella canzone. Occorrerà una canzone apposta per lui, gentile omaggio di Sha'ban.»
Sha'ban Abd Al-Rahim: «E’ quello in carica adesso?»
Intervistatrice: «Sì.»
Sha'ban Abd Al-Rahim: «Allora gli scriverò una canzone domani.»
Intervistatrice (ridendo): «La metta in agenda. Molta gente le chiede di cantare questa canzone.»
Sha'ban Abd Al-Rahim: «“Odio Israele”? A un matrimonio, lo sposo e la sposa non avevano nulla a che fare con una frase come “odio Israele e sono pronto a morire”. Ma anche così, è la prima canzone che mi chiedono di cantare.»
Intervistatrice: «Quando sono arrivata questa mattina, la gente ha detto che lei doveva cantare “Odio Israele”.»
Sha'ban Abd Al-Rahim: «“Questa canzone è diventata parte fondamentale di me. È la prima canzone che eseguo e l’ultima prima di andare a casa.»

Per il video originale (con sottotitoli in inglese):

(Da: Memri, 16.12.10)

I palestinesi e l'educazione dei loro figli....

“BAMBINI, I CRIMINALI SIONISTI COMPLOTTANO PER DISTRUGGERE LA MOSCHEA DI AL-AQSA E COSTRUIRE IL LORO FALSO TEMPIO”
Quello che segue è un brano tratto da un programma di pupazzi per bambini andato in onda il 2 dicembre 2010 sulla tv di Hamas “Al-Aqsa”:
Narratore: «Miei cari bambini, la Moschea di Al-Aqsa [a Gerusalemme] viene profanata. La Moschea di Al-Aqsa soffre. La Moschea di Al-Aqsa piange, miei cari bambini. Sapete perché? Perché i sionisti l’hanno profanata. I sionisti hanno cambiato… cosa stanno cambiando? Stanno cambiando le sue caratteristiche, allo scopo di farla loro. Miei cari bambini, il complotto dei sionisti – affinché sappiate cosa sta accadendo – è di distruggere la Moschea di Al-Aqsa. Perciò, miei cari bambini, ogni giorno i criminali sionisti progettano e pensano a come distruggere la Moschea di Al-Aqsa. Certamente!. E sapete perché? Allo scopo di costruire al suo posto il loro falso tempio.

La verità è che all’inizio noi eravamo uniti. All’inizio i nostri cuori erano uniti come un cuore solo. Volevamo la Moschea di Al-Aqsa e facevamo dimostrazioni contro l’entità sionista. Perciò, bambini miei, i criminali sionisti stanno scavando dei tunnel sotto la Moschea di Al-Aqsa. E sapete perché? Ma è naturale, ve l’ho già detto: perché i sionisti vogliono distruggere la Moschea di Al-Aqsa. Il che è parte di ciò che vi sto dicendo.

Miei cari bambini, dopo che vi ho spiegato in breve della Moschea di Al-Aqsa, e dopo che vi ho detto cosa stanno facendo alla Moschea di Al-Aqsa i nemici di Allah, e quali sono i loro piani, vi darò alcuni consigli, ad Allah piacendo. Dovete passare all’azione, fare piani, riflettere su come salvare la Moschea di Al-Aqsa.»



Per il video originale (con sottotitoli in inglese):

Quando la bandiera diventa un diritto importante

Di Yoaz Hendel

Chiedo venia se mi permetto di guastare la scintillante parata inaugurale dei mondiali di nuoto in Dubai, ma quando ho visto sfilare i nuotatori israeliani senza la bandiera e senza il nome del loro paese mi sono sentito alquanto a disagio.
Con tutto il dovuto rispetto per le aperture del governo del Dubai, va chiarito che loro hanno bisogno degli atleti israeliani almeno quanto gli atleti israeliani hanno interesse a partecipare al campionato in Dubai. Se il Dubai vuole ospitare competizioni sportive internazionali, deve accettare tutti indipendentemente da religione, credo e origine, in linea con la Carta del Comitato Olimpico. La conseguenza logica di questo concetto è molto semplice: se Israele non può partecipare a una competizione in Dubai, allora la competizione verrà spostata altrove.
Le autorità del Dubai sono alla caccia di grandi onori: vogliono ospitare importanti gare e trasformare il loro paese in un centro internazionale dello sport. Per questo sono anche disposti a ingoiare la presenza di una rappresentanza sportiva israeliana. Il problema sorge quando gli organizzatori di eventi sportivi cercano di farlo dando allo stesso tempo l’impressione di non farlo: vogliono ospitare gli israeliani affinché gli enti internazionali riconoscano il Dubai come degno e adeguato, ma dall’altra parte vogliono nascondere la presenza di Israele.
È vero, bandiere e simboli non sono tutto. Israele per anni ha coltivato legami diplomatici segreti con diversi paesi arabi che ufficialmente non lo riconoscono nemmeno, e in alcuni casi si è trattato di vicende fruttuose, tornate a vantaggio di entrambe le parti. Ma cultura e sport non appartengono alla sfera della segretezza. È vero il contrario: sono la voce più alta e forte di cui disponiamo. Ed è qui che salta fuori la questione della bandiera, del nome e dei simboli di Israele.
Si può sostenere che si tratti di un modo di pensare ristretto e persino infantile. Ma a mio modo di vedere, nel 2010 non è possibile che esistano circostanze in cui si pretende che un atleta israeliano, che rappresenta lo stato nazionale del popolo ebraico, rinunci alla sua bandiera per comparire come una sorta di ebreo errante senza patria. I nuotatori israeliani a Dubai rappresentano uno stato che ha un nome e una bandiera, e non c’è motivo perché si debba impedire loro di usare questi simboli.
Non mi aspetto che il ben noto capo della polizia di Dubai appenda bandiere israeliane ai lampioni. Ma mi aspetto senz’altro che le autorità di quello stato si attengano al dovere di rendere noto il paese d’origine dei nuotatori, e permettano alla bandiera israeliana di sventolare dove gareggiano gli atleti israeliani.
Se gli organizzatori ritengono di non poter accordare un eguale trattamento agli atleti israeliani, allora noi israeliani dovremmo evitare di partecipare. Certo, questo farebbe perdere ai nostri atleti una o più gare importanti, ma perlomeno questa scelta farà arrivare un chiaro messaggio agli organizzatori: si può e si deve perseguire un trattamento eguale per tutti gli atleti, compresi quelli israeliani.
Ecco perché bisogna impuntarsi su simboli e bandiere. Sbaglia chi pensa che spirito sportivo e buona volontà siano sufficienti per indurre un cambiamento: bisogna fare il gioco duro, ed esigere ciò che ci spetta secondo la Carta Olimpica.

(Da: YnetNews, 20.12.10)

 

Ragazzina di 14 anni ferita dallo scoppio di un qassam

Una ragazzina di 14 anni è stata ferita stamattina da un razzo qassam sparato dalla striscia di Gaza ed esploso vicinissimo ad un asilo nel kibbutz Zikim nel sud di Israele. Insieme a lei anche un adulto è rimasto ferito nell'esplosione dell'ordigno palestinese mentre quattro adulti sono stati ricoverati in stato di shock.
Da lunedì sono ben 14 i razzi con i quali i palestinesi hanno bombardato Israele da Gaza: le zone colpite sono oltrno gas, combustibile e e i kibbutz sopra carmiitato, anche il valico di Karni (attraverso il quale transitano il gas, il combustibile e il cemento che Israele invia a Gaza).
La risposta israeliana non si è fatta aspettare: colpiti nella notte 7 obiettivi da parte delle IDF, IAF e ISA. Tra gli obiettivi, le gallerie gestite da hammazz per il contrabbando di armi, altri tunnel per il contrabbando, un laboratorio per la produzione di armi e un centro per l'attività terroristica. 
Sono  circa 200 i razzi che hanno colpito Israele dall'inizio del 2010, e oltre 470 dalla fine dell'Operazione Piombo Fuso.

lunedì 20 dicembre 2010

Accoltellamenti ai danni di cittadini israeliani

Un soldato israeliano è sfuggito poche ore fa a un tentativo di accoltellamento da parte di tre palestinesi. Il fatto è accaduto in una stazione di servizio a Givat Ze'ev, nei pressi di Gerusalemme.
Secondo il racconto del militare, tre palestinesi sono usciti da una vettura e si sono avvicinati minacciosamente a lui brandendo un coltello: il soldato, ha imbracciato il proprio fucile mitragliatore e lo ha puntato contro di loro mettendoli in fuga.
Lo scorso sabato due donne erano state accoltellate nella foresta nei pressi di Beit Shemesh: si trattava di Kay Wilson emigrata dalla Gran Bretagna in Israle da poco e della sua amica americana Kristine Luken, il cui corpo è stato ritrovato a sud di Mata, a circa 400 metri dal luogo dell'aggressione.

Colpi di mortaio contro Eshkol

Sette colpi di mortaio sono stati sparati contro Eshkol dalla striscia di Gaza.
Non si registrano fortunatamente nè feriti nè danni alle abitazioni in conseguenza di questo ennesimo schifoso attacco terroristico contro Israele che giunge a distanza di due settimane da quello nel quale rimase ferito in modo lieve un uomo, colpito in una zona residenziale trasportato in elicottero a elicottero all'ospedale Soroka di Beer Sheva.
Precedentemente a questo ennesimo e vile attacco, il Capo di Stato Maggiore dell'esercito generale G. Ashkenazi aveva messo in guardia circa la fragilità della situazione al confine con la Striscia di Gaza con la prospettiva di un rapido deterioramento.

domenica 19 dicembre 2010

Attacchi palestinesi e risposte israeliane

La scorsa notte, l'aviazione israeliana ha identificato e colpito un gruppo di terroristi palestinesi che stavano preparando il lancio di razzi contro Israele. Sicuramente uno dei terroristi è stato ferito nell'attacco. 
Stamattina invece un soldato israeliano è rimasto ferito da un razzo che i palestinesi hanno lanciato contro il suo veicolo.
Secondo un rapporto dell'SA, nel mese di novembre si è registrato un lieve incremento di attacchi terroristici rispetto a ottobre: si è passati da 44 a 52. Più sensibile la differenza a Gerusalemme dove gli attacchi sono stati 10 contro i 6 di novembre. Gli attacchi da Gaza sono passati da 18 a 22, mentre quelli nella zona della Giudea e Samaria sono rimasti gli stessi: 20

Intercettato un veicolo sospetto nei pressi di Dimona

Il 16 dicembre un jet intercettore dell'aviazione israeliana ha individuato e abbattuto un oggetto volante non identificato che si trovava nello spazio aereo nei pressi di Dimona.
La radio dell'esercito ha dichiarato che dopo aver verificato che l'oggetto era senza pilota, volava in un  o spazio interdetto alla navigazione e non aveva alcun motivo per trovarsi lì è stato abbattuto.
I resti dell'oggetto sono stati recuperati per essere analizzati dall'aviazione e dai servizi segreti.
In seguito all'incidente, le rotte di volo per Eilat sono state sottoposte e rigidi controlli: alcuni voli commerciali sono stati cancellati mentre agli aerei già in volo è stato impartito l'ordine di volare a quote più basse del solito.
Quello dell'altro giorno è il primo caso dalla seconda guerra del Libano, che gli intercettori abbattono un veicolo che tenta di infiltrarsi nello spazio aereo israeliano. All'epoca si trattava di un veicolo senza pilota che venne intercettato e abbattuto prima che potesse oltrepassare il confine di Israele proveniente dal Libano.


      

sabato 18 dicembre 2010

La Venere rinata dalle onde

Il forte nubifragio che ha colpito Israele lo scorso finesettimana ha causato molti danni ai siti archeologici lungo la costa mediterranea (in particolare a Cesarea), ma anche il cedimento parziale di un tratto di scogliera presso lo scavo archeologico nella città di Ashkelon (Ascalona) che ha portato alla luce preziosi reperti, fra cui una bella statua di epoca romana.
La statua di marmo, alta un metro e venti, risale a 1650-1800 anni fa e raffigura una donna (a cui manca la testa) e si ritiene che fosse posta in una struttura termale. Tra i pezzi di terreno staccatisi dalla scogliera si sono trovate parti di un grande edificio che sembra appartenesse appunto a una struttura termale romana. Purtroppo la furia del mare ha rovinato porzioni di un pavimento in mosaico colorato, e molti pezzi sono stati spazzati via dall’acqua.
L’archeologo Yigal Israel, dell’Israel Antiquities Authority nella regione di Ashkelon, ha spiegato: "E’ una bella statua bianca cui mancano la testa e parte di un braccio. Apparentemente era stata importata dall’Italia, dalla Grecia o dall’Asia Minore e potrebbe essere una raffigurazione della dea Afrodite. La donna raffigurata nella statua indossa una toga e si appoggia a una colonna quadrata di pietra. Il suo abbigliamento è scolpito con molta precisione, le dita dei piedi sono delicate e si vedono i sandali, il seno è piccolo ma ben sottolineato. E’ una statua magnifica”.
La statua, caduta da un precipizio relativamente alto, di circa 10 metri, è rimasta sorprendentemente intatta. Yigal Israel ritiene che la testa e le mani siano andate perdute già in epoca romana. “Abbiamo recuperato la statua dalle onde del mare che la lambivano – racconta – Era stata notata da un passante, e con il generoso aiuto della municipalità di Ashkelon l’abbiamo sollevata per mezzo di una gru. Ora la trasferiremo nei magazzini governativi di Beit Shemesh”.

(Da: Ha’aretz, 16.12.10)

venerdì 17 dicembre 2010

Congresso Usa: No allo stato palestinese senza accordo con Israele

La Camera dei Rappresentanti del Congresso degli Stati Uniti ha approvato all’unanimità, mercoledì, una mozione contraria a qualunque riconoscimento di uno stato palestinese nei cosiddetti “confini del 1967” senza previo accordo con Israele: un gesto perseguito dal presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen).
La mozione afferma che gli Stati Uniti non riconosceranno uno stato palestinese proclamato unilateralmente e porranno il veto a qualsiasi risoluzione in questo senso che fosse presentata al Consiglio di Sicurezza dell’Onu senza un accordo fra le due parti interessate.
La decisione è stata presa su iniziativa del presidente della Commissione affari esteri della Camera dei Rappresentanti, il repubblicano Howard Berman.
Secondo le parole esatte della mozione, gli Stati Uniti “ribadiscono il loro forte sostegno per una soluzione negoziata del conflitto israelo-palestinese che porti a due stati, uno stato ebraico e democratico d’Israele e uno stato palestinese democratico e vitale, che vivano fianco a fianco nella pace, sicurezza e reciproco riconoscimento”.
“Gli Stati Uniti – continua il testo approvato – ribadiscono la propria ferma opposizione a qualunque tentativo di stabilire o perseguire il riconoscimento di uno stato palestinese al di fuori di un accordo negoziato fra Israele e palestinesi”; e aggiunge che “una pace autentica e duratura può essere conseguita soltanto attraverso negoziati diretti fra le due parti”.
La Camera dei Rappresentanti menziona esplicitamente i leader palestinesi che negli ultimi tempi hanno ripetutamente minacciato di proclamare in modo unilaterale uno stato palestinese e di mirare ad ottenere il riconoscimento dell’Onu e di altri organismi internazionali. “Il 24 novembre 2010 – ricorda la mozione – Mahmoud Abbai, leader dell’Autorità Palestinese e dell’Olp, ha scritto al presidente brasiliano chiedendo che il governo brasialiano riconoscesse uno stato palestinese, nella speranza che tale sua azione incoraggiasse altri paesi a riconoscere uno stato palestinese allo stesso modo”, senza previo accordo con Israele.
Dopo quella richiesta, Brasile Argentina e Uruguay hanno annunciato il riconoscimento di uno stato “sui confini del 1967”.
La mozione di Berman include un appello al governo americano affinché si ponga alla guida di uno sforzo diplomatico volto a convincere altri paesi ad opporsi ad atti di questo genere.
La Camera dei Rappresentanti chiede inoltre alla dirigenza palestinese di “cessare tutti i tentativi di aggirare il processo negoziale, compresi i tentativi di ottenere il riconoscimento di uno stato palestinese da altre nazioni, nelle Nazioni Unite e presso altri organismi intenzionali prima che sia stato raggiunto un accordo finale fra Israele e palestinesi”, e fa appello ai governi stranieri perché “non accordino tale riconoscimento”. La mozione chiede infine ad Abu Mazen di riprendere immediatamente i negoziati diretti, esprimendo il proprio appoggio alla posizione dell’amministrazione Obama contraria alla dichiarazione unilaterale di uno stato palestinese.

(Da: YnetNews, Jerusalem Post, Ha’aretz, 16.12.10)

giovedì 16 dicembre 2010

Ma quanto so ridicoli l'arabi!!!!

Allora vi spiego: lo scorso martedì sono iniziati i campionati mondiali di nuoto a Dubai. Oltre 800 atleti di 148 paesi hanno preso parte alla cerimonia di apertura presso il Hamdan bin Mohammed bin Rashid Sports Complex, una struttura costruita per l'occasione per la modica cifra di 100 milioni di dollari.
E cosa è accaduto durante l'inaugurazione? Che gli organizzatori della faccenda, annunciavano regolarmente le nazioni che stavano per sfilare nell'arena ma, al momento di annunciare il nome di Israele... je se so strozzate le parole in bocca! Sono riusciti a dire soltanto ISR.
Se non fossero così patetici sarebbero da prendere per il culo da qui all'eternità... ma è come sparare sulla Croce Rossa...
Ottusi e assurdi fino a scadere nel ridicolo... contenti loro...

VIVA ISRAELE!

A Gaza gli aiuti entrano: allora perché un nuova “flotilla”?

di Sharon Levi


Nella Striscia di Gaza gli aiuti entrano in gran quantità. I dati disponibili e ufficiali parlano chiarissimo: nella settimana che va dal 28 novembre al 3 dicembre (ultimi dati disponibili) sono entrati da Israele nella Striscia di Gaza 1.083 camion di aiuti umanitari per un totale di 26.167 tonnellate di merci.
Nel dettaglio dal valico di Kerem Shalom sono entrati a Gaza 847 camion (16.935 tonnellate) con merce di ogni tipo tra cui, riso, spezie, grano, sale, olio da cucina, legumi, frutta e verdura, prodotti a base di carne, pollo e pesce, farina, latticini, zucchero ecc. ecc. ma anche materiali da costruzione tra i quali cemento (16 camion), ferro (4 camion), aggregati (93 camion), profili di vetro, alluminio e legno (83 camion). E ancora 94 camion di mangimi per gli allevamenti di Gaza, 65 camion di prodotti in ceramica e per l’idraulica, 42 camion di prodotti elettrici, 34 camion di prodotti per l’agricoltura, 26 per l’igiene personale, 9 camion di medicine e di materiale medico, 38 di abbigliamento e calzature, 178 camion di materiale umanitario essenziale ecc. ecc. Oltre a questo per il valico di Erez sono usciti dalla Striscia di Gaza 233 operatori umanitari mentre sono 250 quelli entrati.
Infine sono usciti da Gaza 303 pazienti con urgente bisogno di aiuto medico, tutti accompagnati da almeno una persona. Tutto questo in una sola settimana, mentre la settimana precedente i camion erano stati 1.105 per un totale di 25.108 tonnellate di merce (questi sono i dati ufficiali forniti dal Ministero degli affari esteri israeliano e verificati da personale internazionale).
Ora, dall’Italia giunge notizia che un gruppo di Ong vuole organizzare una nuova spedizione  navale per forzare il blocco israeliano su Gaza e portare così aiuti umanitari alla popolazione di Gaza che, secondo quanto riferiscono questi signori, sarebbe stremata dalla mancanza di beni di prima necessità. E’ chiaro che, o questi signori sono male informati oppure l’obbiettivo è un altro e non c’entra niente con gli aiuti umanitari. Il sospetto è che questa gente voglia in effetti fare solo dellasterile provocazione al fine di aiutare Hamas che è ben altra cosa che aiutare la popolazione palestinese.
Una cosa del genere era avvenuta qualche mese fa con quella spedizione chiamata“freedom flotilla” che scaturì poi in un incidente internazionale e che allontanò la Turchia da Israele. Anche allora, come adesso, tra gli organizzatori c’era una Ong turca sospettata di essere fiancheggiatrice del terrorismo islamico, la IHH, una organizzazione cosiddetta umanitaria che, tra le altre cose, si prefigge la distruzione di Israele.
Non ho intenzione di entrare nella polemica scaturita dal fatto che l’Ordine Nazionale dei Giornalisti di Roma ospiterà una conferenza stampa di presentazione di quella che è stata chiamata “freedom flotilla 2”, non voglio nemmeno ribadire quanto strumentali siano le affermazioni secondo cui il blocco imposto da Israele a Gaza (in effetti è un blocco ad Hamas) affami la popolazione, sono i dati ufficiali a smentirle, voglio però ribadire un concetto che a molti sfugge ma che certamente non sfugge agli organizzatori della “freedom flotilla 2”: Hamas è una organizzazione terroristica e aiutare una gruppo terrorista è un reato. Cercare di forzare il blocco israeliano su Gaza significa sostanzialmente cercare di aiutare Hamas e quindi un gruppo terrorista che come unico obbiettivo ha la distruzione di Israele.
Non ci sono ragioni umanitarie dietro alla “freedom flotilla 2” semplicemente perché non c’è nessuna emergenza umanitaria a Gaza. A Gaza c’è solo un gruppo terrorista che tiene in ostaggio 1,5 milioni di palestinesi e che ha bisogno di iniziative come queste per fare pressione affinché il blocco navale su Gaza venga tolto così che le navi iraniane possano sbarcare tranquillamente armi e nuovissimi missili con i quali colpire Israele. Tutto qua. L’azione umanitaria non c’entra proprio niente e questo gli organizzatori della “freedom flotilla 2” lo sanno benissimo.
(Fonte: Secondo Protocollo , 13 Dicembre 2010)

mercoledì 15 dicembre 2010

Il nano pazzo di Teheran colpisce ancora

Visto che nessuno se lo fila più di tanto, il nano pazzo dittatore sanguinario di Teheran ha fatto un'altra uscita delle sue: davanti alla tv iraniana in lingua inglese Press TV ha sciorinato tutto il suo repertorio da clown folle affermando che "il vero genocidio è quello compiuto dagli israeliani a danno dei palestinesi. Il metodo usato nella fondazione del regime sionista e la continuazione della sua esistenza sono un grande insulto alla dignità umana"-
Forse così riacquista un po di visibilità che sembrava appannata negli ultimi tempi, specie dopo la farsa della finta liberazione della povera Sakineh (in realtà portata a casa per "confessare" il suo presunto crimine), la serie di attacchi informatici che hanno messo fuori uso metà delle sue centrifughe atomiche e la morte e il ferimento in un attentato di due fisici nucleari nel cuore di Teheran.
Il disgusto che provocano le parole di questo che definire uomo ci vuole coraggio, è immenso. Si attende, da parte dei paesi democratici (dagli altri non ci si può aspettare nessuna condanna di certo), una immediata presa di posizione severa nei confronti di questo criminale che andrebbe processato subito per direttissima per crimini contro l'umanità. Non è più tollerabile ascoltare gli insulti che vomita la bocca di questo pagliaccio che si atteggia a leader.
Libertà per l'Iran e per gli iraniani!

Strade a fondo cieco

Come previsto, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha accolto con favore la decisione degli Stati Uniti di lasciar cadere la richiesta di un’ulteriore moratoria sulle attività edilizie ebraiche in Giudea e Samaria (Cisgiordania) come precondizione per l’avvio di colloqui diretti. In effetti, questa che è stata una chiave di volta della politica americana in Medio Oriente da quando, nel 2009, è entrato in carica il presidente Barack Obama, ha fatto più male che bene, incoraggiando l’intransigenza palestinese. Ora il brusco cambiamento di politica ha creato un vuoto diplomatico. In assenza di colloqui diretti, l’inviato speciale Usa per il Medio Oriente George Mitchell è tornato a fare la spola fra Gerusalemme e Ramallah.
Quest’ultimo, ennesimo insuccesso sulla strada verso un accordo negoziato in base alla soluzione a due stati ha diffuso il pessimismo, e con esso una pletora di possibili alternative al vecchio paradigma per la pace. Tutte alternative che puntano ad aggirare il concetto di una pace reciprocamente negoziata; dunque, tutte alternative destinate, proprio per questo motivo, al fallimento.
Lo scorso fine settimana, ad esempio, ventisei ex leader dell’Unione Europea, alcuni dei quali impegnati fino a tempi molto recenti a forgiare la politica mediorientale della UE, hanno firmato una lettera di sette pagine in cui chiedono di imporre sanzioni contro Israele e di stabilire un ultimatum in base al quale, se Israele non avrà ceduto entro l’aprile 2011, la UE dovrà puntare a porre fine al processo di pace mediato dagli Usa e optare per una soluzione Onu da imporre a Israele.
Sul versante palestinese, è stato lanciato uno sforzo concertato per garantirsi il riconoscimento internazionale di uno stato palestinese su tutta la Cisgiordania e sulla parte di Gerusalemme est (senza accordo né compromesso con Israele). Alcuni stati latinoamericani, come Brasile e Argentina, hanno già aderito.
Intanto, dalla destra israeliana giungono voci che, pur riconoscendo che è moralmente insostenibile governare sui palestinesi, tuttavia si oppongono a qualunque compromesso territoriale. Per risolvere il rebus, alcune figure centrali del partito di governo Likud – come il presidente della Knesset Reuven Rivlin, l’ex ministro della difesa Moshe Arens e la parlamentare Tzipi Hotovely – auspicano l’annessione della Cisgiordania, ma non della striscia di Gaza, e la graduale concessione ai palestinesi di Cisgiordania dei pieni diritti di cittadinanza di cui godono gli arabi israeliani. “Quando la gente dice che la minaccia demografica impone una separazione – ha spiegato Rivlin all’inizio della scorsa estate – la mia risposta è che il pericolo minore, il male minore è un unico stato in cui vi siano eguali diritti per tutti i cittadini”.
Pur dalle origini così disparate, queste strade alternative hanno una cosa in comune: ignorano la necessità ineludibile di un accordo negoziato sulle questioni più spinose (lo status di Gerusalemme, la sorte dei profughi palestinesi, la demarcazione del territorio), l’unico che potrebbe determinare la fine internazionalmente riconosciuta di un secolo di conflitto. Solo attraverso il dialogo israeliani e palestinesi possono sperare di arrivare a una pace duratura basata sul reciproco rispetto e riconoscimento. E non è sufficiente che Israele sia disposto a fare dolorosi compromessi, come ha ripetutamente dimostrato negli anni scorsi. Anche i palestinesi devono essere disponibili a fare altrettanto.
Invece, tristemente, nel commemorare il 62esimo anniversario della risoluzione 194 dell’Assemblea Generale dell’Onu, approvata l’11 dicembre 1948, diversi esponenti di spicco dell’Autorità Palestinese come l’alto consigliere Yasser Abed Rabbo e il capo negoziatore dell’Olp Saeb Erekat hanno scelto ancora una volta di dar voce a posizioni estremiste e intransigenti sul “diritto al ritorno”. La rivendicazione ufficiale è che ai presunti sette milioni di profughi palestinesi – il numero iniziale di poche centinaia di migliaia si è gonfiato in proporzioni grottesche grazie all’espediente, caso unico al mondo, di includere nel conteggio tutte le generazioni di discendenti dei profughi originari, che sono il 70% dei palestinesi in tutto il mondo – che a costoro venga riconosciuto il diritto di insediarsi in Israele (anche dopo la nascita di uno stato palestinese): una mossa che, se attuata, significherebbe la scomparsa dello stato ebraico. L’unica conclusione che si può trarre, quando posizione come questa vengono ribadite come politica ufficiale palestinese, è che la dirigenza di Olp e Autorità Palestinese non è interessata ad alcuna pacificazione, e che non è disposta ad erigere uno stato indipendente che assorba i suoi profughi così come lo stato ebraico ha assorbito le centinaia di migliaia di profughi ebrei dai paesi del Medio Oriente e del nord Africa.
La moratoria di dieci mesi delle costruzioni ebraiche in Cisgiordania, applicata da Israele dal dicembre 2009 al settembre 2010, con tutta evidenza non ha prodotto alcun cambiamento nell’atteggiamento palestinese. E l’amministrazione americana, a quanto pare, ha dovuto concludere che anche un’ulteriore moratoria di tre mesi non avrebbe portato nessuno spostamento di rilievo.
Per quanto a malincuore, il consenso generale in Israele ha da tempo accettato l’imperativo di una composizione coi palestinesi. Ma tale composizione potrà essere raggiunta soltanto se e quando i palestinesi allo stesso modo interiorizzeranno la legittimità di una sovranità ebraica in questa terra, accettando i necessari compromessi.
C’è un comprensibile pessimismo su tutti i versanti circa il cammino da percorrere. Ma una cosa deve essere chiara a tutti: non esiste alternativa a un dialogo concreto, al compromesso, a un accordo negoziato.

(Da. Jerusalem Post, 14.12.10)

martedì 14 dicembre 2010

Israele porta aiuti umanitari alla popolazione delle Maldive


Nei giorni scorsi, nella Repubblica delle Maldive, stato insulare situato nell'Oceano Indiano e il più piccolo paese musulmano del mondo, ci sono state violente manifestazioni di intolleranza nei confronti di una delegazione israeliana di chirurghi oculisti giunta  a trattare i problemi della vista della popolazione.

La delegazione dell'organizzazione umanitaria "L'occhio di Sion"  è stata inviata nelle isole, a nome del ministero degli Esteri israeliano, che ha rinnovato le relazioni diplomatiche con Israele solo circa un anno fa. I rapporti erano stati congelati in seguito alla guerra dello Yom Kippur. 

Il ministero degli esteri ha deciso di inviare la missione proprio per portare sollievo alle numerose patologie oftalmiche che affliggono la popolazione dell'arcipelago e per rinsaldare così le rinnovate relazioni diplomatiche. Ma nessuno pensava che i medici israeliani sarebbe stati accolti da violente manifestazioni davanti al loro albergo, con i manifestanti musulmani che invocavano la cacciata dal paese dei medici israeliani mentre bruciavano bandiere israeliane (sport preferito dei bercianti mussulmani).

Il partito islamico di opposizione Adhaalath e l'Associazione islamica della Repubblica delle Maldive ha ufficialmente affermato che i medici israeliani sono arrivati nel loro paese come parte di un complotto israelo-sionista destinato a espiantare gli organi dei loro per contrabbandarli (e te pare!).  

l sito web dell'associazione ha dichiarato che era impossibile che gli ebrei fossero venuti nelle Maldive senza un programma segreto. Adhaalath ha spiegato che i medici israeliani fanno parte di una organizzazione israelo-ebraico responsabile dell'invio di medici in tutto il mondo per raccogliere organi di non ebrei per impiantarli negli ebrei, sostenendo che è la stessa cosa Israele aveva fatto agli organi di palestinesi.

Lo stesso partito ha chiesto al governo di espellere immediatamente la delegazione israeliana e di non consentire loro di operare nel paese.

I medici sono arrivati nelle isole giovedì scorso, ma hanno ricevuto un permesso di operare nella capitale del paese Male e in un altro luogo solo il sabato successivo. Nonostante le manifestazioni di odio, centinaia di pazienti hanno atteso l'arrivo dei medici.

Sabato scorso, la delegazione è stata accolta dal presidente Mohamed Nasheed il quale ha detto ai medici che la maggioranza dei cittadini delle Maldive apprezzare il loro impegno umanitario.
Il responsabile della delegazione israeliana  nonchè portavoce del ministro degli Esteri,  Chaim Shacham, ha detto che tutto sommato hanno ricevuto un caloroso benvenuto e che gli abitanti dell'isola sono delle persone meravigliose.  
"Sono rimasto sorpreso da quanto calore, simpatia e apertura ci è stata manifestata. Sono uno dei popoli più meravigliosi del mondo che abbia mai incontrato. Ci hanno accolto magnificamente e abbiamo molti amici qui. Tutti i ministri che ho incontrato hanno riconosciuto il fatto che c'erano delle manifestazioni contro di noi e molte obiezioni alla nostra presenza, ma loro non le ritenevano cose di grande importanza. Le autorità hanno provveduto alla nostra sicurezza in modo efficace. Poche notizie sono state pubblicate alcune notizie che ci accusavano di essere qui per espiantare organi, ma la cosa stupefacente è che, nonostante le calunnie della propaganda, vi è una grande richiesta di visite e interventi chirurgici da parte della gente"

lunedì 13 dicembre 2010

Ferito un soldato israeliano, morti due terroristi palestinesi

Un soldato israeliano è stato ferito durante uno scambio di colpi con dei terroristi palestinesi nei pressi della barriera difensiva nella zona centrale della striscia di Gaza. Il militare è stato evacuato in elicottero presso il più vicino ospedale.Nella tarda serata di ieri, militari israeliani hanno individuato due sospetti nei pressi della barriera difensiva e hanno aperto il fuoco contro di loro uccidendoli. Durante le operazioni di ricerca successive, altri colpi di arma da fuoco sono stati sparati conto i militari ferendone uno. Poco dopo ancora una serie di colpi di arma da fuoco sono stati sparati contro i soldati senza ferirne alcuno. Dall'inizio del 2010 sono stati oltre 100 gli attacchi terroristici avvenuti nei pressi della barriera difensiva, una media di circa uno ogni tre giorni.
Come sempre, sono i terroristi di hammazz gli unici responsabili dello stato di tensione tra israeliani e palestinesi. Le IDF continuano a proteggere i cittadini israeliani e le loro case.
  
Domenica scorsa, l'IDF e il ministero israeliano della Difesa, hanno inviato una delegazione di aiuti umanitari per fornire cure mediche e servizi alle vittime delle inondazioni e frane intense che hanno recentemente colpito la Colombia. Secondo le prime stime ben 50 case sono state sepolte nella frana e 40 persone intrappolate all'interno.
La delegazione comprende sette ufficiali dell'Home Front Command e trasporta circa 50 tonnellate di materiale tra cui 20 tonnellate di cibo a lunga conservazione, cinquemila kit medici, duemila coperte, mille ponchos , mille materassi e un centinaio di tende.
Secondo il comandante del Fronte nazionale di Ricerca e il Comando Unità di soccorso, Brigade. Gen. (ris.) Shalom Ben-Arye, "L'IDF ha incaricato l'Home Front Command di inviare una delegazione di aiuti umanitari alle vittime delle inondazioni colombiane. Siamo in Colombia, a distribuire materiale di pronto soccorso e torneremo solo una volta che la nostra missione sarà completata ".
Il Vice Direttore Generale del Ministero della Difesa, il signor Bezalel Treiber ha detto: "Negli ultimi due giorni abbiamo radunato rapidamente circa 50 tonnellate di materiale di prima necessità. La delegazione verrà ora inviata in Colombia. Desidero ringraziare il personale della delegazione, dell'Home Front Command e del Ministero della Difesa e auguro buona fortuna nella loro missione. "
L'ultima grande missione di aiuto IDF è stato inviata ad Haiti quando un terremoto di magnitudo 7,0 della scala Richter ha colpito il paese all'inizio del 2010. Israele è stato tra i primi ad offrire assistenza e il primo paese a installare un ospedale da campo con le sale operatorie subito operative. Complessivamente, ben 1.200 pazienti sono stati trattati da 220 membri del personale durante questa missione.


Solo pochi giorni fa, Israele ha subito la più spaventosa catastrofe naturale delle sua storia: un incendio ha devastato il monte Carmelo mandando in fumo migliaia di ettari di foresta. Nell'occasione molti paesi si sono mobilitati per portare aiuto, ora Israele è pronto a correre in sostegno di altri paesi come ha sempre fatto.