Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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martedì 30 marzo 2010

La Cisgiordania non e' e non e' mai stata territorio 'palestinese

di Enzo Nahum

La Cisgiordania non e' e non e' mai stata territorio "palestinese" e soltanto l'inettitudine e la "dhimmitudine" dei molti governi israeliani laburisti dal 1967 ha permesso al mondo di considerare il West Bank/Cisgiordania "territorio palestinese occupato".
La Cisgiordania e' stata militarmente occupata per 19 anni (1948-1967) da quello che si chiamava nel 1948 il Regno di Transgiordania, entita' artificiale creata dagli inglesi nel 1922 con il nome di Sheikdom of Transjordan, a seguito di una guerra di aggressione e pertanto illegale secondo il diritto internazionale ed i principi delle Nazioni Unite. I villaggi e le magnifiche cittadine che Israele ha costruito in quella parte del paese che storicamente si chiama Giudea e Samaria, sono dal mondo che "ignora" chiamati erroneamente "insediamenti", ma secondo il diritto internazionale sono a tutto diritto villaggi e cittadine facenti parte dello Stato di Israele.
Che ai filo-arabi piaccia o no, il diritto internazionale non e' una cosa che uno possa tirare come la gomma o possa essere oggetto di opinioni ed in quella regione il diritto internazionale e' rappresentato dalle due risoluzioni della Societa' delle Nazioni alla Conferenza di San Remo del 1920 e del 1924. Nella prima si istituisce il Mandato di Palestina che comprendeva l'area del presente Stato di Israele, incluso il West Bank (del Giordano) e la Transgiordania con il preciso ed unico obbiettivo di preparare la creazione di uno Stato degli Ebrei (di tutto il mondo) e ahime' la Societa' delle Nazioni nomina come Mandataria la perfida Albione (l'Inghilterra) e le affida in amministrazione fiduciaria la Palestina.
Nella Risoluzione di San Remo nel 1920 la Societa' delle Nazioni ingloba la Dichiarazione Balfour del 1917 che dopo aver dichiarato che il Governo di Sua Maesta' (britannica) fara' di tutto per facilitare la creazione di una "national home" in Palestina per il popolo Ebraico ("for the Jewish people") aggiunge che "...niente sara' fatto che possa pregiudicare i diritti civili e religiosi delle esistenti comunita' non-ebraiche in Palestina, o i diritti e lo status di cui godono gli Ebrei in qualsiasi altra nazione". ("...nothing shall be done which may prejudice the civil and religious rights of existing non-Jewish communities in Palestine, or the rights and political status enjoyed by Jews in any other country").
Questo e' piu' importante di quello che sembri a prima vista, perche' il corpo supremo che allora creava e rappresentava la legge internazionale, la Societa' delle Nazioni, sentenzia che di tutte le popolazioni nel Mandato di Palestina, l'unico popolo ad avere diritti politici e quindi diritto ad avere uno stato ("national home per tutti gli Ebrei che vogliano stabilirvisi) e' solo ed esclusivamente il popolo Ebraico, mentre gli altri non-ebrei, avranno garantiti tutti i diritti "civili e religiosi". E nessuno puo' dire che lo Stato di Israele al giorno d'oggi non onori questi obblighi.
Nel 1922, la "perfida Albione", proditoriamente e alla faccia dei suoi obblighi come nazione fiduciaria del Mandato di Palestina, sottrae il 76% del territorio del Mandato, la Transgiordania, e lo consegna al figlio del suo amico Hussein, Sceriffo della Mecca e capo della tribu' degli Hashemiti, che fuggiva dall'Arabia incalzato dal predone Ibn Saud che finira' per prendersi tutta l'Arabia. Pertanto, Abdallah, uno straniero dell'Arabia diviene Sceicco di Transgiordania ed il territorio viene battezzato Sceiccato di Transgiordania mentre suo cugino Feisal viene insediato dalla stessa Inghilterra in quello che diviene Iraq. Nel 1946 lo Sceiccato cambiera' nome in Regno Hashemita di Transgiordania, ma ciononostante verra' riconosciuto solo dalla Gran Bretagna e nel 1947 dal Pakistan!
A seguito del furto della maggior parte del Mandato di Palestina da parte della Gran Bretagna, la Societa' delle Nazioni, sollecitata dalla ladra, (ma maggior vincitrice della Grande Guerra), emette una seconda risoluzione nel 1924 sempre a San Remo, in cui si ribadiscono tutti i principi ed i punti della prima Risoluzione, salvo per la correzione che il confine orientale del Mandato di Palestina e' la riva sinistra del Giordano e che per quanto riguarda il territorio ad est del Giordano una diversa soluzione e' stata trovata.
I principi, le risoluzioni e le responsabilita' della Societa' delle Nazioni sono stati ereditati, assorbiti ed inglobati nella carta costituente delle Nazioni Unite e mai abrogati. Fanno quindi parte del diritto internazionale compresa anche la realta' che la Cisgiordania/West Bank/Giudea e Samaria non sono territori palestinesi o territori occupati, ma parte integrante dello Stato di Israele, voluto e riconosciuto dalle Nazioni Unite. La spartizione dell'area votata nel 1947 dall'Assemblea dell' ONU in uno stato ebraico ed uno arabo, in primis non e' vincolante in quanto e' una risoluzione dell'Assemblea e non del Consiglio di Sicurezza, e in secundo e' stata nullificata dalla non accettazione degli stati arabi e dall'aggressione militare al neonato Stato di Israele del 15 Maggio 1948 da parte di 5 eserciti arabi.
E' solo la stupidita' e la sottomissione alla prepotenza eurabica ed americana dei governi di sinistra israeliani, dal tempo dei tragici e fallimentari Accordi di Oslo (1993-1995) che i diritti di Israele sono calpestati e capovolti.
Chiamare i villaggi e le cittadine israeliani in Giudea e Samaria, "insediamenti" e' una falsificazione storica, per non parlare della parte est di Gerusalemme. Purtroppo tutto il mondo ha abbracciato la narrativa araba e rifiuta di leggere la storia di quella martoriata regione e di informarsi veramente. Ciononostante tutti vogliono parlare della questione palestinese e sentenziare con auto-assegnatasi autorita'.

Come pensano alla pace i palestinesi....

Questa che segue è una lista di 15 esempi dell’opera di beatificazione di Dalal Mughrabi  , responsabile del massacro della strada costiera nr. 2 dell'11 marzo 1978 ne quale vennero massacrati 38 civili israeliani (tra cui 13 bambini) e 71 feriti: cinque esempi ad opera di Abu Mazen in persona, cinque ad opera dell’Autorità Palestinese o di suoi leader, e altri cinque ad opera del Fatah (guidato da Abu Mazen) o di suoi leader.

1. È stato Abu Mazen in persona che ha difeso l’intitolazione della piazza a nome della Mughrabi: “Non lo nego – ha detto – È naturale che vogliamo dedicare una piazza a suo nome” [Al-Hayat al-Jadida, 17.01.10].

2. È stato Abu Mazen che il 31 dicembre 2009 ha reso onore a quella stessa terrorista sponsorizzando una celebrazione del suo anniversario di nascita [PA TV (Fatah) News, 29.01.09].

3. È stato il movimento giovanile del Fatah (che fa capo ad Abu Mazen) che ha approntato la piazza per la cerimonia [Al-Hayat al-Jadida, 8.03.10].

4. È stato Abu Mazen che ha finanziato un centro di computer intitolato alla stessa terrorista. “Presente all’evento era il consigliere del presidente Mahmoud Abbas … per inaugurare il centro [Dalal Mughrabi], finanziato con un contributo dell’ufficio del Presidente” [Al-Ayyam, 5. 05.09].

5. È stato Abu Mazen che ha mandato il suo segretario-generale alla presidenza, Tayeb Abd Al-Rahim, a parlare a suo nome, definendo la terrorista “il ponte sul quale passiamo lungo la via verso la nostra libertà” [Al-Hayat al-Jadida, 9.03.10].

6. È stato Abu Mazen che ha sponsorizzato cerimonie di conferimento di diplomi di scuola superiore in onore della stessa terrorista Mughrabi, durante le quali “il rappresentante del Presidente [Abbas] … ha rievocato l’eroica vita della shahida (martire)” [Al-Hayat al-Jadida (Fatah), 24.07.08].

7. È stato il ministro della cultura di Abu Mazen, Siham Barghouti (di Fatah), che ha difeso l’intitolazione della piazza a nome della terrorista: “Onerarli [i martiri] in questo modo – ha detto – è il minimo che possiamo offrire loro, e questo è un nostro diritto” [Al-Ayyam, 11.01.10].

8. È stata la tv dell’Autorità Palestinese di Abu Mazen che ha aperto le trasmissioni l’11 di questo mese, anniversario dell’attentato, elogiando quella strage definita “un glorioso capitolo nella storia del popolo palestinese” [PA TV Fatah, 11.03.10].

9. Non è stata Hamas, ma Fatah, il partito guidato da Abu Mazen, che ha deciso di andare avanti con l’intitolazione della piazza a nome di “una terrorista che ha assassinato israeliani innocenti”, ed erano i capi di Fatah che reggevano uno striscione con la scritta: “Nell’anniversario dell’Operazione della Strada Costiera noi rinnoviamo il nostro impegno e il nostro giuramento a non abbandonare la via degli shahid (martiri) – Piazza Shahida (martire) Dalal Mughrabi – Movimento studentesco giovanile Shabiba (di Fatah)” [Al-Quds, 12.03.10].

10. È stato Tawfiq Tirawi, membro del Comitato Centrale del Fatah di Abu Mazen, che alla cerimonia di intitolazione della piazza ha detto: “Non ci sottometteremo a nessuna minaccia, e siamo qui oggi per celebrare la nostra storia e la nostra battaglia dedicando la piazza al nome della Mughrabi” [Al-Hayat al-Jadida, 12.03.10].

11. È stato il portavoce di Abu Mazen, dottor Faiz Abu Aytah, che ha sottolineato “il diritto di Fatah, dell’Autorità Palestinese e del popolo palestinese di celebrare l’anniversario del suo [della Mughrabi] martirio … Fatah è fiera dell’affiliazione di Dalal al proprio movimento” [Al-Hayat al-Jadida, 11.03.10].

12. È stata la tv dell’Autorità Palestinese di Abu Mazen che ha intervistato la sorella della “terrorista che ha assassinato israeliani innocenti” in occasione dell’anniversario del suo attentato terroristico, presentandola con queste parole: “Ora, cari spettatori, passiamo a un glorioso capitolo della storia del popolo palestinese … Dalal Mughrabi, la shahida (martire) palestinese è diventata un simbolo e un modello”. Rashida Mughrabi, sorella della terrorista Dalal Mughrabi, ha risposto: “Questo è un giorno di gloria e di orgoglio per il nostro popolo palestinese” [PA TV 11.03.10].

13. È stata l’Autorità Palestinese di Abu Mazen che ha indetto un torneo di calcio dedicato al nome di quella “terrorista che ha assassinato israeliani innocenti” [Al-Hayat al-Jadida (Fatah), 8.08.08].

14. È stato il Fatah di Abu Mazen che ha organizzato un campo estivo intitolato al nome della stessa Mughrabi “in onore e ammirazione della shahida (martire)” [Al-Hayat al-Jadida (Fatah), 23.07.08].

15. È stato alla cerimonia di apertura del Sesto Congresso Generale del Fatah di Abu Mazen che i capi di Fatah hanno risposto con un applauso quando l’ex primo ministro dell’Autorità Palestinese Ahmed Qorei (Abu Ala) ha reso onore alla Mughrabi e ai suoi complici terroristi annunciando: “Abbiamo qui tra noi l’eroe Khaled Abu Usbah, eroe dell’operazione guidata dalla shahida (martire) Dalal Mughrabi [applauso]. Noi lo salutiamo e gli diamo il benvenuto. E [salutiamo] l’eroina, la shahida (martire) Dalal”, per poi concludere gridando: “Tutta la gloria! Tutta la gloria! Tutta la gloria! Tutte le sorelle qui sono sorelle di Dalal” [PA TV (Fatah), 4.08.09].

La maggior parte delle celebrazioni del terrorismo ad opera di Abu Mazen e di Fatah qui ricordate hanno avuto luogo negli ultimi mesi; tutte hanno avuto luogo negli ultimi due anni e mezzo, sotto la presidenza di Abu Mazen. E tutte sono state tradotte e riportate da Palestinian Media Watch. Purtroppo, però, i funzionari del Dipartimento di stato americano non forniscono al Segretario di stato Hillary Clinton informazioni accurate circa il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) e le sue posizioni. Se Hamas viene condannata perché celebra il terrorismo mentre i responsabili di quelle celebrazioni sono Abu Mazen e l’Autorità Palestinese, che messaggio arriva alla dirigenza palestinese? Che possono continuare a fomentare odio e violenza senza che nessuno chieda loro di renderne conto. Questo messaggio dagli Stati Uniti all’Autorità Palestinese, se non immediatamente rettificato, avrà conseguenze devastanti per la pace.

(Da: Jerusalem Post, 24.3.10)


Questo è solo uno degli innumerevoli esempi di come i palestinesi pensino a fare la pace. Di quanti sforzi facciano per arrivare alla pace. Continuano a beatificare chi ha massacrato civili innocenti. Continuano ad additare come esmpio per le generazioni future assassini criminali terrorisiti massacratori di civili inermi!
E c'è ancora qualcuno che mi dice che vogliono la pace! Ma per piacere!!!!

domenica 28 marzo 2010

Attacco terroristico: morti due soldati israeliani

Non c'è pace per Israele: due soldati morti e altri due gravemente feriti è il bilancio dell'ennensimo attentato terroristico palestinese.
Uno shabbat di sangue per Tsahal quello appena passato: dopo aver scoperto dei terroristi che sistemavano dell'esplosivo, i soldati aprivano il fuoco uccidendone due. I militari avanzavano per cercare altri terroristi e venivano fatti segno da colpi di armi automatiche: uno dei proiettili colpiva il maggiore  Eliraz Peretz Deputy Commander del 21 Battaglione della Brigata Golani e una granata che si trovava nella divisa dello Staff Sergeant Ilan Sviatkovsky che esplodeva uccidendolo all'istante e feriva altri due militari.
I soldati rispondevano al fuoco e uccidevano altri due terroristi.

Staff Sergeant Ilan Sviatovsky

Il funerale di Ilan oggi...


Missile qassam contro Israele

Un altro missile qassam è stato sparato da Gaza contro Israele: è esploso nel Negev Regional Council senza fortunatamente causare feriti o danni alle strutture.

Sono oltre 10 i missili con cui i criminali terroristi di hammazz hanno bombardato Israele nella scorsa settimana. Israele non può certo tollerare che i missili continuino a bombardare le sue città e a terrorizzare i suoi cittadini.

Il vero volto di Israele

Per gente come Pierluca e per ano.nimo, che continua ad insultare, ecco il vero volto di Israele, che voi sinistri pacifinti naziislamici non riconoscerete mai.
Le vostre idiozie vengono sbugiardate, le vostre menzogne si sciolgono come neve al sole.

Pierluca, se sei un uomo esigo le tue scuse, ma so che non riuscirai ad arrivare a tanto, tu non hai il fegato per farlo, sai insultare e dire menzogne, ma oltre non sai andare. Per parlare con me ci vogliono argomenti seri e fatti concreti, altrimenti lascia perdere.

Tir con aiuti umanitari che da Israele vanno a Gaza anche durante l'Operzione Cast Lead. Caso unico al mondo di paese in guerra che manda aiuti al nemico!

http://www.youtube.com/watch?v=Pof1y7tlCIM&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=eAfbLZgnIpI

Bambini palestinesi curati in Israele
http://www.youtube.com/watch?v=wOyLbwLudEU&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=tcaM1KSbT8s&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=5hdqBGfyBdE&feature=channel
http://www.youtube.com/watch?v=iI4t_n_RUfU&feature=channel
http://www.youtube.com/watch?v=3DsxQkxC5Tc&feature=channel

giovedì 25 marzo 2010

“Lo stato nei territori è solo la prima fase”

Quelli che seguono sono brani tratti da un’intervista a Leila Khaled, membro del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, ex dirottatrice di aerei civili, trasmessa dalla tv di Abu Dhabi lo scorso 31 gennaio.
Intervistatrice: «Assisteremo alla ripresa dei negoziati senza un congelamento degli insediamenti?»
Leila Khaled: «Spero che il presidente [dell’Autorità Palestinese] Abu Mazen [Mahmoud Abbas] tenga ferma la sua posizione, perché – e questo lo dico forte e chiaro – se cederà a queste pressioni, andrà incontro a una formidabile vendetta da parte del popolo. Al momento io sto dietro ad Abu Mazen e gli dico: noi siamo con te di fronte a queste pressioni. Non sarai solo sul campo di battaglia. Me se accetterai di sedere al tavolo negoziale, saremo contro di te».
Intervistatrice: «Lei rappresenta un ampio settore del pubblico palestinese. Ha detto che se Mahmoud Abbas accetterà i negoziati, lei sarà contro di lui. Cosa significa questo in termini pratici?»
Leila Khaled: «Incendieremo le strade. [...] Lo scopo ultimo della lotta è l’istituzione di uno stato palestinese in terra di Palestina, all’interno dei confini del 1967, Gerusalemme compresa. Ma questa è solo una fase, non è tutto. In definitiva, noi abbiamo il diritto di tornare in Palestina, in tutta la Palestina. Io sono di Haifa e voglio tornare a Haifa. È un diritto umano, legittimo e naturale della gente vivere nella propria terra. Naturalmente c’è gente che dirà: “sognatelo”. Io rispondo: “la rivoluzione inizia con un sogno”.
Intervistatrice: «Molte persone dicono che Israele non accetterà mai due cose: cedere Gerusalemme e la questione dei profughi».
Leila Khaled: «E allora come è successo che Israele ha accettato di rilasciare prigionieri? Aveva dichiarato che nemmeno se fosse sceso il Profeta avrebbe rilasciato eccetera eccetera, ma alla fine l’ha fatto».
Intervistatrice: «Ma dopo quanti anni?»
Leila Khaled: «Se usi la forza, il nemico si ritira. Quando l’occupante inizia e sentire che l’occupazione costa cara, cosa fa? Si ritira».
(Da: www.memritv.org, 19.3.10)

Gli odiatori di Israele

Da quando ho aperto questo piccolo blog (domenica 25 novembre 2007) , ho notato e sperimentato di persona l'odio feroce e devastante che certe persone nutrono nei confronti di Israele.
Le minacce e gli insulti si sono sprecati.
Gente che non riesce neanche a rivolgersi a me per paura di dover scrivere il mio nick (VIVA ISRAELE!) o gente come il nuovo triste figuro che posta le sue menzogne nella rubrica "in breve" e ci tiene a farsi conoscere con il nick ABBASSO ISRAELE. Sinceraemnte lo trovo patetico, sintomo solo di disprezzo e di odio per Israele. Se mi fossi permesso di "entrare in casa sua" utilizzando il nick ABBASSO I PALESTINESI già immagino le minacce e gli insulti...
D'altronde questa persona non è altro che la prova del nove di quanta ignoranza ci sia sull'argomento, di quenti pregiudizi ci siano verso gli Ebrei e verso Israele e soprattutto di come si preferisca sempre e comunque sminuire, denigrare, insultare tutto ciò che rigurada lo stato ebraico. Essere a corto di argomenazioni poi induce queste persone a manifestare il loro livore anche solo con uno stupido nick: è una affermazione di esistenza del loro disprezzo, del loro odio.
Comunque, contento lui/lei...

VIVA ISRAELE!

SEMPRE E COMUNQUE!

martedì 23 marzo 2010

Il mito dell’assedio di Gaza

Da un articolo di Jacob Shrybman

Quando il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon parla di “assedio della striscia di Gaza” (come se si trattasse di Sarajevo o di Leningrado), bisognerebbe chiedersi di quale assedio, o blocco, stia parlando visto che nella striscia di Gaza sono entrate, solo nel 2009, 738.576 tonnellate di aiuti umanitari.Dopo la campagna militare israeliana anti-Hamas del gennaio 2009 (circa 1.300 morti), le Nazioni Unite hanno garantito al milione e mezzo di abitanti della striscia di Gaza aiuti per 200 milioni di dollari, mentre alla fine del gennaio scorso – nonostante tutti i piani per raccogliere più fondi – garantivano solo 10 milioni di dollari alle vittime del terremoto di Haiti (230.000 morti su 3 milioni di abitanti). Naturalmente senza considerare il fatto che gli abitanti di Haiti non avevano attaccato nessuna popolazione civile vicina per quasi dieci anni.
La comunità internazionale ha accettato ciecamente un’impudente menzogna circa l’assedio israeliano alla striscia di Gaza, ignorando i dati di fatto reali. Da anni gli aiuti umanitari internazionali affluiscono speditamente nella striscia di Gaza, e non si sono in alcun modo fermati dopo l’operazione Piombo Fuso, visto che 30.576 autocarri di aiuti vi sono entrati nel 2009. Sempre nel 2009 sono state trasferite nella striscia di Gaza 4.883 di materiale mediche. Proprio il mese scorso è stata portata a Gaza una nuova macchina per la tomografia assiale computerizzata.
La striscia di Gaza viene anche spesso definita “la più grande prigione del mondo”, intendendo che gli abitanti vi sarebbero rinchiusi come in una gabbia a cielo aperto. Eppure, sempre nel 2009, sono stati 10.544 i pazienti e loro accompagnatori che sono usciti dalla striscia di Gaza per ricevere trattamento medico in Israele: solo la scorsa settimana quasi cinquecento pazienti e loro accompagnatori sono passati da Gaza in Israele per essere curati.
Ecco perché lo scorso 24 febbraio il coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il Medio Oriente, Robert Serry, nel corso di un incontro con il presidente israeliano Shimon Peres ha dichiarato che “non c'è una crisi umanitaria a Gaza”. Serry ha solo lamentato la penuria di alcuni materiali da costruzione che, ha spiegato il ministro degli esteri israeliano Avigdor Lieberman, Gerusalemme tende a bloccare perché sa per esperienza che Hamas spesso li sequestra e li utilizza per i propri scopi paramilitari (fabbricazione di razzi e bunker).
Invece due congressisti americani come Keith Ellison e Brian Baird, che hanno visitato Sderot con lo Sderot Media Center, hanno corroborato l’idea di un “assedio di Gaza”. Evidentemente ignorano il fatto che il loro segretario di stato Hillary Clinton ha stanziato 900 milioni di dollari in aiuti da mandare alla striscia di Gaza all’indomani dell’operazione Piombo Fuso. Un rapporto USAID e Dipartimento della Difesa che si è occupato di calcolare gli aiuti mandati ad Haiti dopo il devastante terremoto, ha rilevato che, alla fine del mese scorso, tutti i programmi di aiuti governativi americani inviati ad Haiti ammontavano a poco più di 700 milioni dollari, vale a dire quasi 200 milioni meno di quelli per la striscia di Gaza controllata da un’organizzazione terroristica.
È passato più di un anno dalla campagna israeliana anti-Hamas e la comunità internazionale ancora si dà credito alla frottola dell’“assedio di Gaza”. Intanto lo Sderot Media Center ha registrato più di 230 fra razzi e obici di mortaio che hanno raggiunto Israele in quest’ultimo anno.
Il segretario dell’Onu Ban Ki-moon dovrebbe visitare il kibbutz Nirim per vedere un edificio distrutto da un Qassam solo la settimana scorsa, o il moshav Netiv Haassara nelle cui serre, colpite da un Qassam giovedì scorso, è rimasto ucciso un lavoratore thailandese, anziché contribuire a promuovere il mito dell’assedio di Gaza andandovi in pellegrinaggio.

(Da: YnetNews, israele.net, 18-21.03.10)

lunedì 22 marzo 2010

Ancora razzi da hammazz

I criminali terroristi di hammazz hanno di nuovo bombardato Israele con razzi e missili qassam terrorizzando la popolazione del sud del paese.
Le I.A.F. in risposta hanno lanciato una serie di attacchi contro tunnel utilizzati per il contrabbando di armi ed esplosivi nella zona di Rafah, nel sud della striscia di Gaza. Ammontano a nove i razzi e i colpi di mortaio sparati contro Israele in una settimana e a 35 dall'inizio dell'anno.
Israele non permetterà che i suoi cittadini vengano colpiti e continuerà a rispondere a ogni attacco terroristico con la massima fermezza.

Piombo Fuso: la relazione Malam smonta completamente il rapporto Goldstone

A darne notizia con grande risalto questa mattina è il Jerusalem Post. Dopo mesi di lavoro è pronta la lunghissima relazione che contesta punto per punto l’ormai tristemente famoso “rapporto Goldstone”. Si tratta di una relazione che contiene immagini e video prodotta dal Intelligence and Terrorism Information Center (Malam) che dimostra inequivocabilmente come Hamas, durante l’operazione Piombo Fuso, abbia usato vecchi, donne e bambini come scudi umani oltre che case civili e ospedali come rampe di lancio e deposito di armi.
La “relazione Malam”, 500 pagine, dimostra come almeno 100 moschee sono state usate da Hamas per scopi militari, dimostra con immagini e video come i terroristi di Hamas si nascondessero in mezzo ai civili, dimostra come i tetti degli ospedali e di diverse strutture civili siano stati usati da Hamas come rampa di lancio per i missili, dimostra come i terroristi di Hamas usassero case di civili per combattere contro i militari dell’IDF.
Le 500 pagine della relazione Malam, a differenza del rapporto Goldstone, sono dettagliate e precise, coadiuvate da un impressionante numero di immagini desecretate e video ripresi da droni e dagli aerei israeliani.
Alla relazione, che verrà presentata oggi, hanno collaborato le Forze di difesa Israeliane (IDF) e lo Shin Bet, i quali hanno messo a disposizione di Reuven Erlich, ex colonnello del servizio segreto militare che guida il Malam, centinaia di video e immagini che dimostrano senza ombra di dubbio come Hamas lanciasse attacchi da almeno un centinaio di moschee e di come fosse una pratica sistematica usare bambini e donne come scudi umani. Le immagini mostrano come i terroristi si camuffassero da donna per ingannare i militari israeliani e come avessero posto i loro centri di comando e i loro depositi di armi all’interno di strutture civili quali ospedali e scuole.
Una parte della relazione è dedicata alle tecniche di combattimento usate dall’IDF in zone altamente popolose come lo è Gaza, tecniche che hanno sempre tenuto conto (nei limiti del possibile) dei civili e della possibilità che venissero usati da Hamas come scudi.
In buona sostanza la “relazione Malam” demolisce completamente e definitivamente il “rapporto Goldstone” e dimostra come detto rapporto sia stato scritto in maniera sommaria, faziosa e unilaterale senza fornire alcuna prova di quanto ivi affermato, ascoltando unicamente la versione fornita da Hamas che, lo ricordiamo, per stessa ammissione del suo leader politico Khaled Meshaal, considera la morte di un civile palestinese una vittoria morale e mediatica per Hamas e una sconfitta per Israele. Anzi, la relazione Malam fa di più, dimostra inequivocabilmente come in effetti sia Hamas a essere responsabile della morte dei tanti civili deceduti durante l’operazione Piombo Fuso confermando, se ce ne fosse bisogno, che la Striscia di Gaza è tenuta in ostaggio con la forza dal gruppo terrorista palestinese, l’unico e vero responsabile dell’attuale situazione del milione e mezzo di palestinesi di Gaza.

Miriam Bolaffi

venerdì 19 marzo 2010

Distrutti tunnel a Gaza

Dopo l'ultimo missile qassam, che ieri ha provocato la morte di un lavoratore thailandese nel kibbutz di Netiv Ha'asara, le Forze Aeree Israeliane hanno lanciato un attacco contro le infrastrutture della rete terroristica di hammazz distruggendo diversi tunnel utilizzati per il contrabbando di armi e un'officina per la produzione di armi e missili. Secondo fonti palestinesi, sarebbero rimaste ferite 14 persone due delle quali seriamente.

I terroristi continuano a non capire che Israele non permetterà mai che venga impunemente colpito il proprio territorio: Israele si difenderà semrpe e difenderà sempre il proprio popolo!
Mai più Aushwitz!
Mai più disarmati!

giovedì 18 marzo 2010

Un razzo palestinese uccide un lavoratore thailandese.

Giornata di violenza araba:
un razzo qassam sparato da Gaza verso un kibbutz ebraico è la causa della morte di un lavoratore thailandese.
L'assassinio di questo lavoratore, venuto in Israele a cercare fortuna, rischia di alzare ancora di più il livello di tensione tra Israele e i palestinesi.
Ancora una volta il messaggio che arriva da Gaza è un messaggio di morte e distruzione: ai palestinesi non interessa sapere chi stanno colpendo, a loro interessa solo fare più vittime possibile, interessa creare panico e tensione, interessa sfiancare psicologicamente gli abitanti di Israele.
La pace non è contemplata nel loro vocabolario, e non sono disposti a fare concessioni di sorta, nonostante abbiano perso guerre su guerre dal 48 ad oggi.
Educano i figli all'odio e alla violenza, inculcano loro il mito dello shahid e della morte, e fintanto che continueranno così, non verrà mai fuori un palestinese pronto a riconoscere gli errori e a sedersi ad un tavolo per parlare seriamente di pace.
Continueranno a far morire i loro figli i nome di un odio inestinguibile e feroce, continueranno ad uccidere i figli di Israele perchè non vogliono Ebrei tra di loro.
Questi sono dati di fatto inoppugnabili e sotto gli occhi di tutti, continuare a negarli vuol dire fare il gioco dei terroristi.

Per la cronaca: sono 330 i razzi, i missili e i colpi di mortaio con cui i palestinesi hanno bombardato Israele negli ultimi 12 mesi!
Quale stato avrebbe permesso un simile stillicidio senza fare tabula rasa dei suoi nemici???

NESSUNO!!!!!

Hamas: Ebrei destinati alla distruzione

“Voi che state inaugurando la [sinagoga di] Hurva, vi state dirigendo verso la vostra rovina. Dovunque siete stati, siete andati incontro alla vostra distruzione. Avete ucciso e assassinato i vostri profeti e avete sempre trafficato con usura e distruzione”.

Lo ha detto lunedì a Gaza l’alto esponente di Hamas Mahmoud al-Zahar, in un aspro discorso pieno di retorica antisemita pronunciato in occasione della re-inaugurazione della secolare sinagoga di Hurva, nel quartiere ebraico della Città Vecchia (dopo che era stata distrutta dagli arabi nel 1721 e nel 1948).

“Siete destinati ad essere distrutti – ha continuato il leader islamista palestinese rivolgendosi agli ebrei – Avete fatto un patto col diavolo e con la distruzione stessa, proprio come la vostra sinagoga”.

Mahmoud al-Zahar ha fatto appello a tutti i palestinesi ovunque si trovino perché osservino cinque momenti di silenzio “per la scomparsa di Israele e per immedesimarsi con Gerusalemme e la moschea di al-Aqsa”. Ha anche esortato il mondo arabo a rispondere “ai crimini di Israele e a difendere i luoghi che sono santi per musulmani e cristiani dall’assalto razzista dei sionisti”.

In conclusione del discorso, il leader di Hamas ha chiesto all’Autorità Palestinese di non negoziare con Israele, aggiungendo che “i movimenti di resistenza devono prepararsi per la liberazione di tutta la Palestina [cancellando Israele] e per il ritorno dei profughi alle loro case [dentro Israele]”.

(Da: YnetNews, 15.3.10)

Servono parole per commentare la follia di questa gente?
Bisogna dire basta a tutto questo odio contro gli Ebrei!
Bisogna dire basta alla negazione del diritto di Israele ad esistere!

VIVA ISRAELE!

mercoledì 17 marzo 2010

" Le pretese dell’islam calpestano la storia"

LIBERO - Carlo Panella

La “Giornata della rabbia” proclamata da Hamas, che ha provocato ieri a Gerusalemme incidenti con qualche decina di feriti e di fermati, spiega meglio di qualsiasi trattato le pessime ragioni dei palestinesi - e anche del mondo islamico moderato - e le eccellenti ragioni di Israele. A scatenare la collera dei palestinesi e a dare l’esca alle sassaiole è stata infatti la decisione di Israele di restaurare la antica sinagoga Hurva nel cuore del quartiere ebraico di Gerusalemme. Secondo i palestinesi, e purtroppo anche secondo l’Oci, il Consiglio dell’organizzazione islamica che raduna tutti i 55 paesi musulmani, il restauro di questo edificio religioso ebraico sarebbe un affronto all’islam, perché la sinagoga Hurva «sorge a poche centinaia di metri dalla Spianata delle moschee». Ma tutto a Gerusalemme, sorge a poche centinaia di metri da un luogo sacro a una delle tre religioni. Però l’islam estremista di Hamas, come quello moderato dell’Oci (presieduta dal turco Eklemeddin Ihsanoglu che minaccia addirittura una «guerra di religione scatenata da Israele») pretende il possesso assoluto su quello che è diventato un luogo sacro all’islam solo nel 622, dopo esser stato per più di un millennio luogo sacro dell’ebraismo quale sede del Tempio e per più di seicento anni luogo sacro del cristianesimo.

DIRITTI NEGATI
Nega, di fatto, pari diritti di culto e religione a ebrei e ai cristiani. La sinagoga Hurva - questo è il punto - è stata eretta nel XVIII secolo, col pieno assenso del califfo ottomano e degli ulema musulmani, per il culto di 500 ebrei ashkenaziti emigrati dalla Polonia. Andata in rovina, fu restaurata, sempre col pieno assenso del governo ottomano, nel 1856. Durante la guerra arabo israeliana del 1948, la piazza Hurva, delizioso spazio nel cuore del quartiere ebraico, si trovò al centro dei feroci combattimenti tra la Legione Araba giordana e gli israeliani per il controllo del Muro del Pianto (vinti dagli arabi) e la sinagoga fu semidistrutta.
La sua ricostruzione oggi è dunque pienamente legittima e non suona minimamente offesa per i musulmani, perché ridà vita a un luogo di culto ebraico che per ben due volte fu pienamente ritenuto legittimo e non offensivo dai califfi ottomani e ulema islamici.

LE PRETESE
Ma l’islam oggi ha la pretesa di esercitare piena e totale egemonia anche su quanto non è suo, pretende il diritto di sentirsi offeso - e di reagire con la violenza - se si ricostruisce una sinagoga là dove per secoli si ergeva una sinagoga. Una arroganza egemonica che ha un origine precisa, la stessa che impedisce qualsiasi accordo di pace tra palestinesi e israeliani: Gerusalemme e Israele, essendo state “Dar al islam” terreno dell’islam, lo devono essere in eterno e chiunque neghi questo diritto di possesso eterno dell’islam va combattuto. Non nazionalismo palestinese al centro del conflitto dunque, ma pretesa egemonica assoluta dell’islam, che continua a negare a ebraismo e cristianesimo l’evidenza di avere avuto in Gerusalemme la capitale sacra ben prima dell’islam, tanto che i musulmani negano addirittura che là dove oggi è la Spianata delle moschee si ergesse il Tempio ebraico, negazione demenziale sul piano storico, che portò gli arabi a negare agli ebrei l’accesso al Muro del Pianto dal 1948 al 1966.

" Gerusalemme est casa per casa, ragioni e sangue della storia"

Il FOGLIO - Giulio Meotti

Roma.
Nella guerra arabo-israeliana del 1948 la sinagoga Hurva, da sempre il centro dell’ebraismo ashkenazita a Gerusalemme, fu l’ultimo fazzoletto di terra ebraico che le forze del futuro stato d’Israele difesero nella Città vecchia. Nel farla saltare in aria, il comandante giordano proclamò: “Per la prima volta in mille anni non rimane un solo ebreo nel quartiere ebraico”. Ieri il governo israeliano ha riaperto la sinagoga ricostruita, ed è stata l’occasione per una “giornata della rabbia” palestinese. “Bisogna distinguere fra la Città vecchia dentro le mura e la Gerusalemme sorta al di fuori”, spiega al Foglio il professor Vittorio Dan Segre, ex diplomatico israeliano, saggista e analista di vicende mediorientali. “Dentro le mura vecchie, Israele ha ricostruito soltanto il quartiere ebraico, dove sorge la Hurva. Non ha mai intaccato una pietra del quartiere arabo. La zona ebraica di Gerusalemme è ebrea da secoli”. In questi anni di costruzioni israeliane a Gerusalemme est non c’è stata mai alcuna diminuzione della presenza araba. Anzi, è di molto aumentata in proporzione. Considerando l’intera città, la percentuale di popolazione ebraica dal 1967 a oggi è scesa dal 74 al 66 per cento. Nello stesso lasso di tempo, la percentuale araba è cresciuta dal 28 al 34 per cento. “Non dimentichiamo che 12 mila arabi di Gerusalemme est hanno chiesto di diventare cittadini israeliani”, dice Segre. “Vogliono cioè far parte di Israele, non dell’Autorità nazionale palestinese”. Prima del 1865, arabi ed ebrei vivevano all’interno della Città vecchia di Gerusalemme. Al di fuori delle mura c’era soltanto deserto. La necessità demografica ha portato a una crescita della parte orientale dell’attuale capitale israeliana, dove si sviluppò una fiorente comunità ebraica al fianco di quella araba. Gli ebrei a Gerusalemme est non ci sono arrivati dopo la guerra dei Sei giorni e in nome della “colonizzazione”. L’unico periodo in cui gli ebrei erano banditi dalla parte orientale è stato dal 1949 al 1967, fra le due guerre arabo-israeliane, quando la Giordania stabilì per legge che nessun ebreo potesse abitarvi. Era proibito anche il culto al Muro del pianto. La presenza ebraica a Gerusalemme ha sempre costituito il nucleo etnico numericamente più forte. Nel 1876, molto prima della nascita del sionismo, vivevano a Gerusalemme 25 mila persone, delle quali 12 mila, la metà, ebrei. Nel 1948, alla vigilia della nascita d’Israele, la popolazione di Gerusalemme era di 165 mila persone: 100 mila ebrei, 40 mila musulmani e 25 mila cristiani. “Fuori delle mura bisogna distinguere fra la zona municipale fissata arbitrariamente da Israele e le zone arabe al di là della linea”, prosegue Dan Segre. “Oggi si assiste al tentativo di alcuni israeliani di acquistare case un tempo ebraiche nella parte araba della città. La magistratura israeliana indipendente decide sulla base dei documenti e della storia. Questi sono i trenta appartamenti di Sheikh Jarrah ritornati agli ebrei palestinesi che ci vivevano prima dello stato. Si tratta di una ragione storica sobillata spesso a fini politici”. Il pioniere della psicologia italiana quello che oggi viene chiamato Sheikh Jarrah, nel XIX secolo comprendeva due quartieri ebraici noti come Nahalat Shimon e Shimon HaTzadiq. Il secondo commemorava Simone il Giusto, un sacerdote ebreo del IV secolo ed era stato acquistato dagli ebrei nel 1876. Nahalat Shimon era stato costruito dai sefarditi e dagli yemeniti nel 1891. Alla fine del XIX secolo l’attuale Sheikh Jarrah era soprattutto un quartiere ebraico, e rimase tale fino all’aprile 1948. Gli arabi di un’unità chiamata “al Shabab” (La gioventù) invasero il quartiere e diedero fuoco alle sinagoghe e alle case ebraiche. Sheikh Jarrah non fu l’unico quartiere ebraico di Gerusalemme est a essere distrutto durante la guerra del 1948. Silwan, dove nel 1882 si erano stabiliti degli ebrei yemeniti e che oggi è al centro nello scontro fra Netanyahu e l’Amministrazione Obama perché Israele vuole costruirvi nuove abitazioni, fu occupato insieme al quartiere ebraico della Città vecchia. L’Onu ebbe un ruolo nell’insediare profughi palestinesi a Gerusalemme est. Le case di Sheikh Jarrah oggetto di contesa vennero consegnate alle famiglie palestinesi sotto gli auspici dell’Onu. La comunità ebraica, che era in realtà la proprietaria delle case, non venne consultata e ha reclamato il possesso di quelle abitazioni. Il governo Netanyahu ha annunciato la costruzione di 1.600 abitazioni a Gerusalemme est. “Quelle case si trovano sul confine della Linea verde armistiziale”, spiega al Foglio Dan Segre. “Quartieri come Gilo, un cosiddetto ‘insediamento’ di Gerusalemme, dove non c’era una sola casa araba e, laddove c’erano, sono state mantenute. Nessuno è stato cacciato. Il problema è che la comunità internazionale non ha voluto riconoscere questi quartieri israeliani. Così Israele li ha annessi. Non è così difficile da capire”. Nel quartiere Sheikh Jarrah, dove si sono appena insediate alcune famiglie israeliane, c’è una targa nera che ricorda il grande massacro di medici e pazienti ebrei. Del convoglio sanitario Hadassah furono assassinati in 79 dagli arabi. Lì perirà anche la madre di David Cassuto, già vicesindaco di Gerusalemme, e il pioniere della psicologia italiana, Enzo Bonaventura, riparato lì a causa delle leggi razziali. Nella casa dell’ispiratore del massacro, il muftì Amin al Husseini, che era stato alleato di Hitler, oggi abita una famiglia israeliana. Gerusalemme è una pietra bianca bagnata di sangue.

domenica 14 marzo 2010

Ancora attentati sull'autostrada 443

Lo scorso sabato, un uomo e suo figlio sono stati feriti quando una molotov è stata lanciata da un palestinese all'interno dell'auto sulla quale viaggiavano. I due stavano percorrendo l'autostrada 443 che collega Tel Aviv a Gerusalemme. Il Maghen David Adom li ha soccorsi sul posto mentre l'esercito ha effettuato delle ricerche nella zona.

Ma è proprio necessario consentire il transito ai palestinesi su questa importante arteria di collegamento?
Due popoli per due stati!

Arrestato pericoloso terrorista di hammazz

Maher U’dda, responsabile dell'uccisione di circa 70 cittadini israeliani negli ultimi 10 anni, è stato finalmente catturato la scorsa notte a Ramallah.
U’dda, uno dei fondatori del movimento terroristico di hammazz, è nato nel 1963 e risiede nel villaggio di Ein-Yabrud. In principio si dedicò alla cattura e all'interrogatorio di palestinesi che erano sospettati di collaborare con Israele, poi fece il salto di "qualità" e fondò e organizzò una cellula terroristica responsabile dell'assassinio di dieci israeliani. Successivamente coordinò l'attività di altre cellule terroristiche che trucidarono circa 60 israeliani.

Un sentito ringraziamneto ai valorosi reparti speciali israeliani per l'arresto di questo terrorista criminale!

VIVA ISRAELE!
SEMPRE!

Via libera alla barriera tra Israele ed Egitto.

Il governo israeliano ha approvato il progetto di costruzione di una barriera che divida il confine con l'Egitto da Kerem Shalom a Taba per un totale di circa 240 km.
La decisione è stat presa nel tentativo di arginare il traffico di droga (hashish ed eroina) che dal Sinai arriva in Israele e anche per impedire infiltrazioni di terroristi e criminali.
Il costo dell'opera ammonta a circa 1.35 miliardi di shekel.

Poi dicono che non sono nazisti...



Cartelli come questo campeggiano da diversi mesi in molti negozi di Petra, il sito archeologico giordano meta di un grande flusso turistico. Tra i turisti che portano ricchezza nel regno palestinese (perchè non bisogna dimenticare che il 70% della popolazione dei sudditi di Hussein figlio è palestinese) ci sono anche tantissimi israeliani.
Israele e Giordania in teoria sono in pace, e i cittadini dello stato ebraico amano recarvisi ,  così come in Egitto, per godere delle bellezze archeologiche e naturali di quei luoghi. Ma i trattati di pace hanno un valore relativo per il popolo arabo: l'odio nei confronti degli israeliani e quindi degli ebrei, è più forte di qualsiasi altra cosa..
Questo ignobile e schifoso cartello rimanda ai cartelli simili che si vedevano nei negozi della Germania nazista e nell'Italia fascista e che preludevano e accompagnavano le deportazioni nei campi di sterminio.
Non bisogna dimenticare poi che gli arabi durante quel maledetto periodo storico, erano alleati non degli inglesi o degli americani, ma dei nazisti e dei fascisti. In molti paesi arabi si erano formate delle organizzazioni che si richiamavano apertamente alle SS naziste: in Egitto per esempio c'erano le Camicie Verdi alle quali aderì il giovane ufficiale Sadat (che poi sarebbe diventato il primo capo di stato arabo a fare la pace con Israele).
E non bisogna inoltre dimenticare che gli arabi ammiravano quanto faceva hitler: il Gran Muftì di Gerusalemme era amico personale dell'imbianchino pazzo austriaco, e si prodigò per far arruolare giovani mussulmani nella divisione islamica delle SS. 
Altra cosa che non bisogna dimenticare è che dopo la guerra moltissimi paesi arabi (Egitto, Siria, Libano, Giordania, Irak) diedero rifugio ai criminali e "scienziati" nazisti in fuga dall'Europa.
E se boicottassimo la Giordania?
E se nessuno andasse a portare valuta pregiata in un paese che ha ancora molto da imparare in materia di democrazia? 

sabato 13 marzo 2010

L'antisemitismo che avanza

L'antisemitismo anche sotto nuove forme è aumentato nel mondo nel 2009. E' quanto viene denunciato dal governo americano nel Rapporto Anuale sui diritti dell'uomo. " Forme tradizionali e nuove di antisemitismo hanno continuato a progredire con un picco registrato durante il conflitto di Gaza nell'inverno 2008/2009 ", si legge nel documento. " Resiste nella società in Europa, in America Latina e non solo nonostante gli sforzi pubblici per combattere questo problema". Tra le nuove forme di antisemitismo il Dipartimento di Stato elenca " Una critica al sionismo e alla politica israeliana che hanno superato la linea gialla, demonizzando tutti gli ebrei ". Ad alimentare questi fenomeni sono soprattutto il regime iraniano e una trasmission e egiziana che di recente ha lodato l'olocausto.

Da quotidiano "Libero"

Austria: ritrovate fosse comuni di vittime del nazismo.

Il governo austriaco ha comunicato di aver identificato le fosse comuni contenti circa 70 corpi di vittime delle SS.
Il sito si trova sotto i campi sportivi dell'esercito austriaco nella città meridionale di Graz.
Le vittime provenivano dai campi di concetramento e vennero trucidate per eliminare testimoni scomodi in vista dell'arrivo delle truppe sovietiche.

venerdì 12 marzo 2010

Da un editoriale di Yisrael Hayom

I palestinesi possono tranquillamente dire: ecco qua una piazza nuova, intitoliamola alla memoria della più celebrata eroina della storia del nostro popolo, la leggendaria combattente per la libertà che si oppose all’occupazione e restò uccisa nell’adempimento del suo dovere, la santa martire Dalal Mughrabi, che Iddio l’abbia in gloria. Cosa fece Dalal Mughrabi? Oh, semplicemente con i suoi camerati sequestrò un autobus e fece strage di 37 israeliani, ferendone e mutilandone un’altra settantina. Bambini? Donne? Sì, certo: sono tutti soldati dell’esercito d’occupazione (nel senso dell’esistenza stessa di Israele), erano tutti figli della morte. E i negoziati di pace? Nessuna preoccupazione: gli ebrei muoiono dalla voglia di trattare con noi, quello che facciamo non importa nulla. E che si fa in quei negoziati? Si parla. Noi ci lamentiamo continuamente degli israeliani, chiediamo ulteriori allentamenti delle restrizioni e chiediamo fondi e ancora fondi, e poi ce ne usciamo con un bel comunicato stampa in cui diciamo che gli israeliani sono intransigenti e ostinati e che non vogliono accettare nessun compromesso. Tanto è quello che già pensano in molti, nel mondo dei mass-media. Tanto questi ebrei hanno un antica abitudine: prendersi la colpa di qualunque cosa. Come ebbe a dire un regista palestinese, autore di una pièce teatrale con Dalal Mughrabi come protagonista: “'Dalal è un simbolo della Palestina, noi la consideriamo come parte della coscienza palestinese”. Parole illuminati: ecco qual è la coscienza palestinese. E tutte le sciocchezze su colloqui di pace e accordi e cooperazione e tutte le altre ciance politiche sono solo schiuma sulla superficie della nostra storia insanguinata.

(Da: Yisrael Hayom, 11.3.10)


Nella foto in alto: i resti dell’autobus della linea litoranea israeliana dopo l’attacco del commando di Dalal Mughrabi (11 marzo 1978). Sbarcato sulla spiaggia, il commando di 11 terroristi provenienti dal Libano uccise dapprima un fotografo americano, poi sequestrò un taxi uccidendone gli occupanti, quindi procedette sparando sui passanti, e sequestrò due autobus, concentrando poi tutti i passeggeri su uno solo di essi. Fermati a un posto di blocco della polizia, durante lo scontro a fuoco che ne seguì Dalal Mughrabi fece esplodere a bordo delle cariche esplosive. In tutto morirono 37 israeliani, compresi dieci bambini. I feriti e mutilati furono 71. Tre giorni dopo le Forze di Difesa israeliane lanciavano l’Operazione Litani contro le basi terroristiche nel Libano meridionale.

Qunato sono "dure" le prigioni israeliane

Troppa gente parla a sproposito di Israele e ancora di più di tutto ciò che riguarda lo stato ebraico.
Uno dei ritornelli che i soliti pacifinti sinistrorsi amano ripetere stile mantra, è che le prigioni israeliane sono luoghi squallidi, atroci, dove si vive in condizioni disumane, dove i detenuti non possono ricevere assistenza e visite e via cianciando.
Evidentemente non conoscono il carattere democratico dello stato di Israele, che non nega certamente gli avvocati persino ai criminali terroristi che compiono attentati o ne sono gli organizzatori, e meno che mai nega il diritto alle visite dei familiari.
Il caso che voglio portare all'attenzione oggi riguarda il terrorista Ali Said, detenuto in Israele perchè riconosciuto colpevole di aver progettato, nel 2001, un attentato suicida ad un autobus di soldati israeliani nella zona di Shavei Shomron. Il caso volle che un difetto dell'ordigno non permise l'esplosione al momento "giusto": l'ordigno esplose invece al passaggio di uno scuolabus piedo di bambini che miracolosamente non riportarono ferite.
Il terrorista criminale di cui sopra, negli ultimi 8 anni, ha tentato di portare a termine altri attentati con la complicità della moglie che andava a fargli regolarmente visita: si serviva per questo scopo di messaggi in codice affidati alla donna e anche di telefoni cellulari.
Se veramente le prigioni israeliane fossero così "disumane" questo criminale assassino non avrebbe potuto continuare ad organizzare attentati!

Chissà se anche Gilad Shalit (da oltre tre anni nelle mani degli hamazzassini a Gaza) riesce a godere di tutti questi privilegi....

LIBERTA' PER GILAD, CITTADINO ISRAELIANO, FRANCESE E ITALIANO!

giovedì 11 marzo 2010

Boicottaggio...boicottaggio!!!

La catena di negozi di abbigliamento svedese H&M ha aperto un punto vendita a Tel Aviv presso l'Azriel Mall, ma, ovviamente, la cosa non poteva andare a genio ai soliti pacifinti filopalestinesi, e quindi è arrivata immediatamente la "chiamata alle armi" da parte di una associazione (sempre svedese) di solidarietà con i palestinesi spalleggiata ovviamente dall'organizzazione dei palestinesi di Svezia. Le suddette associazioni chiedono alla direzione della catena di abbigliamento di rivedere la loro decisione di aprire ben 6 punti vendita in Israele: in fondo cosa chiedono di strano? Loro esigono che si boicotti Israele sempre e comunque, in ossequio al più becero odio e alla totale intranzigenza nei confronti di tutto ciò che è riconducibile allo stato ebraico.
Non possiamo certo dimenticare che la Svezia, nazione avviata alla completa islamizzazione, ha dato un fulgido esempio di asservimento ai voleri dei violenti odiatori di Israele: pochi mesi fa, in occasione dell'incontro di coppa Davis tra Svezia e Israele nella città di Malmoe (abitata al 40% da mussulmani), il sindaco si è visto "costretto per ragioni di sicurezza" a far giocare gli incontri di tennis a porte chiuse mentre, fuori dagli impianti sportivi, mussulmani inferociti e svedesi loro complici, mettevano a ferro e fuoco la città, devastando negozi, auto e scontrandosi con la polizia.
Il vergognoso episodio non ha trovato molto risalto negli organi di informazione: ovviamente, se le violenze vengono perpetrate da bande di islamici sanguinari non sono degne di nota, se invece un israeliano sradica una pianta palestinese fiumi di inchiostro e servizi a non finire....
Due pesi e due misure... ma quando finirà questo scempio dell'informazione?

VIVA ISRAELE!

I terroristi bombardano un kibbutz

Dopo un mese di tregua, i terroristi palestinesi tornano a bombardare Israele: verso le 15 di oggi, un razzo kassam ha distrutto un magazzino di un kibbutz nei pressi di Eshkol.
Il missile è esploso nei pressi delle abitazioni ma fortunatamente non ha causato feriti.
Le brigate Ansar al-Sunnah, un gruppo affiliato ad Al-Queda, si sono assunte la responsabilità del lancio del razzo.
Quale paese può tollerare e tollererebbe un simile angosciante e devastante stillicidio di missili contro i suoi abitanti e contro le proprie città?

martedì 9 marzo 2010

Organizziamo una vera settimana dell’apartheid in Medio Oriente

di Alan M. Dershowitz

Ogni anno, più o meno in questo periodo, studenti islamici estremisti – coadiuvati da professori estremisti anti-israeliani – organizzano un evento che loro chiamano “settimana sull’apartheid israeliano”. Durante tale settimana cercano di indurre gli studenti in vari campus universitari in giro per il mondo ad aborrire Israele come un regime da apartheid. La gran parte degli studenti sembra ignorare le invettive di questi estremisti, ma alcuni ingenui finiscono con prenderli sul serio. Altri studenti, ebrei o pro-israeliani, denunciano di venire intimiditi quando cercano di rispondere alle loro falsità.

In quanto persona che si oppone con determinazione a qualunque tipo di censura, la mia soluzione è sempre quella di combattere i discorsi malevoli con discorsi validi, le menzogne con la verità, l’insegnamento disonesto con l’insegnamento autentica.

In questo spirito mi faccio sostenitore della proposta di tenere nelle università in tutto il mondo una “settimana dell’apartheid mediorientale” che sia basata sul principio – universalmente accettato in fatti di diritti umani – della “priorità al caso peggiore”. In altri termini, innanzitutto devono essere studiate e rivelate le forme peggiori di apartheid praticate da nazioni ed entità mediorientali. Poi andranno studiate le pratiche da apartheid di altri paesi, in ordine di gravità e di impatto su minorane vulnerabili.

In base a questo principio, il primo paese da studiare è l’Arabia Saudita: un regime tirannico che pratica l’apartheid di genere in grado estremo, relegando le donne in uno status estremamente basso. Non a caso un eminente imam saudita ha emesso di recente una fatwa in cui si proclama che chiunque sostenga che le donne lavorino a fianco di uomini o che in altro modo compromettano l’assoluto apartheid di genere, è passibile di esecuzione. I sauditi praticano anche un apartheid basato sull’orientamento sessuale, imprigionando e giustiziando cittadini sauditi gay e lesbiche. Inoltre l’Arabia Saudita pratica un esplicito apartheid religioso: ha strade speciali riservate “solo ai musulmani”, discrimina i cristiani rifiutando loro il diritto di praticare apertamente la loro religione e – è appena il caso di ricordarlo – non riconosce agli ebrei il diritto di vivere in Arabia Saudita, di possedervi proprietà e persino (con limitate eccezioni) di entrare nel paese: insomma, un apartheid con rappresaglia.

La seconda entità sulla lista dei peggiori apartheid mediorientali da studiare dovrà essere Hamas, l’autorità de facto della striscia di Gaza: anche Hamas discrimina apertamente le donne, i gay e i cristiani, non permette nessun dissenso, nessuna libertà di parola, nessuna libertà di religione.

Ogni singolo paese mediorientale pratica queste forme di apartheid, in un grado o nell’altro. Si consideri ad esempio la nazione più “liberale” e filo-occidentale dell’area, vale a dire la Giordania. Il Regno di Giordania, che il re stesso ammette non essere una democrazia, ha una legge nei suoi codici che proibisce a qualunque ebreo di essere cittadino giordano e di possedere terre in Giordania. Nonostante gli sforzi della regina progressista, le donne di fatto sono ancora subordinate praticamente in tutti gli aspetti della loro vita in Giordania.

L’Iran naturalmente non pratica nessuna discriminazione contro i gay dal momento che il suo presidente ha garantito che in Iran i gay non esistono affatto [Mahmud Ahmadinejad lo proclamò nel settembre 2007 dal pulpito della Columbia University]. In Pakistan, dei sikh sono stati giustiziati per essersi rifiutati di convertirsi all’islam, mentre in tutto il Medio Oriente vengono praticati omicidi delle donne detti “d’onore” spesso con la tacita approvazione delle autorità laiche e religiose. Tutti i paesi musulmani in Medio Oriente riconoscono una sola religione ufficiale, l’islam, e non fanno nemmeno finta di sforzarsi per garantire eguaglianza religiosa ai fedeli di altre fedi. E questa non è che una sintetica rassegna di alcune, certo non di tutte le forme di apartheid praticate in Medio Oriente.

Passiamo ora a Israele.
Il laico stato ebraico d’Israele riconosce pieni diritti religiosi a cristiani e musulmani (e alle altre minoranze religiose) e proibisce ogni forma di discriminazione basata sulla religione (ad eccezione, per la verità, degli ebrei conservatori e riformati, ma questa è un’altra storia!). I cittadini musulmani e cristiani d’Israele (in tutto più di un milione) hanno diritto di votare ed essere eletti alla Knesset, e alcuni di costori si oppongono anche al diritto di Israele di esistere. Un arabo siede alla Corte Suprema, un arabo è membro del governo, numerosi arabi israeliani occupano posizioni importanti nel business, nell’università, nella vita culturale della nazione. Un paio di anni fa, nella sede YMCA di Gerusalemme, ho assistito a un concerto dove Daniel Barrenboim dirigeva un’orchestra mista di musicisti israeliani e palestinesi davanti a un pubblico misto di israeliani e palestinesi. L’uomo seduto al mio fianco era un arabo israeliano: più esattamente il ministro della cultura dello Stato d’Israele [Raleb Majadele, dal 2007 al 2009 ministro di scienza, cultura e sport nel governo Olmert]. Qualcuno riesce a immaginare un concerto di questo genere che avesse luogo nell’apartheid del Sudafrica o nell’apartheid dell’Arabia Saudita?

In Israele vige competa libertà di dissenso, che infatti viene praticata con gran vigore da musulmani, cristiani ed ebrei. E infatti Israele è una vibrante democrazia.

Ciò che vale per Israele vero e proprio, comprese le sue regioni a maggioranza araba, non vale per i territori occupati. Israele ha posto fine all’occupazione della striscia di Gaza alcuni anni fa [estate 2005], col solo risultato di venire attaccato dai razzi di Hamas. Israele mantiene la sua occupazione in Cisgiordania solo perché i palestinesi hanno preso le distanze dalla generosa offerta che prevedeva indipendenza statale sul 97% della Cisgiordania, capitale a Gerusalemme e 35 miliardi di dollari come pacchetto di indennizzi per i profughi. Se avessero accettato quell’offerta dell’allora presidente americano Bill Clinton e dell’allora primo ministro israeliano Ehud Barak, oggi esisterebbe (da quasi dieci anni) uno stato palestinese in Cisgiordania, non vi sarebbe la barriera difensiva, non vi sarebbero strade a circolazione limitata ai cittadini israeliani (ebrei, musulmani e cristiani) e non vi sarebbero insediamenti civili. Da molto tempo sono contrario agli insediamenti civili in Cisgiordania, come molti o forse la maggior parte degli israeliani. Ma chiamare “apartheid” un’occupazione che perdura a causa del rifiuto dei palestinesi di accettare la soluzione a due stati significa abusare della parola. Come capiscono bene quelli di noi che hanno combattuto la vera lotta contro l’apartheid, non c’è nessun paragone possibile tra ciò che accadeva in Sudafrica e ciò che accade oggi in Cisgiordania. Come ha ben detto il congressista John Conyors, che contribuì a fondare il Black Caucus del Congresso Usa, applicare la parola apartheid a Israele “non serve alla causa della pace, e l’uso di essa in particolare contro il popolo ebraico, che è stato vittima del peggior genere di discriminazione, una discriminazione che sfociava nella morte, è ingiurioso e sbagliato”.

La “Settimana sull’apartheid israeliano” in corso in varie università del mondo, focalizzandosi soltanto sui difetti dell’unica democrazia mediorientale, è accuratamente studiata per occultare i ben più gravi problemi delle vere forme di apartheid nei paesi arabi e musulmani.

La domanda è: perché tanti studenti si identificano con regimi che offendono le donne, i gay, i non-musulmani, i dissidenti, gli ambientalisti e i sostenitori dei diritti umani, e intanto demonizzano un regime democratico che garantisce eguali diritti alle donne (il presdiente della Corte Suprema e il presidente del parlamento sono donne), ai gay (vi sono nell’esercito israeliano generali che sono gay dichiarati), ai non-ebrei (musulmani e cristiani occupano posizioni importanti in tutta la società israeliana), ai dissenzienti (praticamente ogni singolo cittadini israeliano dissente apertamente su qualcosa)?
Israele ha il miglior curriculum ambientale di tutto il Medio Oriente, esporta più tecnologia medica salva-vite umane di qualunque altro paese della regione e si è sacrificato per la pace più di qualunque altro paese di tutto il Medio Oriente. Eppure in tanti campus universitari democratici, egualitari e libertari Israele è una sorta di paria, mentre i terroristi di Hamas sessisti, omofobi, totalitari e anti-semiti sono considerati degli eroi.

C’è qualcosa di molto sbagliato in tutto questo.



(Da: Jerusalem Post, blog “Double Standard Watch”, 7.3.10)

venerdì 5 marzo 2010

Gerusalemme, chi si oppone alla modernizzazione

La cronaca di Angelo Pezzana



Se Gerusalemme fosse in Svizzera o in Finlandia non avrebbe gli occhi di tutto il mondo puntati addosso come invece avviene dato che è la capitale di Israele. Questo interesse esageratamente fuori dal comune, non paragonabile con quanto avviene nelle altre capitali del mondo, trova un’unica spiegazione nel fatto che Israele è lo stato degli ebrei, una realtà che tanti non hanno ancora accettato nè tanto meno digerito. A Gerusalemme c’è un progetto per creare un parco archelogico in un quartiere arabo, il che risponderebbe peraltro a quanti hanno spesso criticato la minore cura verso il settore arabo della città da parte dell’amministrazione comunale, un progetto che porterebbe un flusso turistico notevole verso quella parte della città. Ebbene, invece applaudire l’iniziativa, è scoppiato il finimondo, il tutto perchè in quella zona dovranno essere demolite una quarantina di case, peraltro costruite abusivamente. Un concetto questo che non fa parte della società palestinese, che si ritiene esentata dall’obbedire alle leggi urbanistiche, che debbono valere per gli altri ma non per loro. Da notare che il piano di edificazione del parco archeologico, il cui nome in ebraico “ giardino del re “ richiama i giardini fatti costruire da Re Salomone proprio su questo sito, prevede la ricostruzione delle case demolite in un terreno confinante con il futuro parco, in una zona che sarà sicuramente molto più attraente di quella attuale. Per calmare le acque è intervenuto persino Bibi Netanyahu, che ha invitato il sindaco Nir Barkat a discutere e rinegoziare il progetto con gli abitanti di Silwan, il quartiere in questione, per vedere se è possibile trovare una soluzione condivisa. Sembra che persino l’amministrazione americana abbia fatto sentire la sua voce, naturalmente nel senso di bloccare il progetto. Una questione di lana caprina, come ognuno può vedere, e che può destare interesse solo perchè c’è di mezzo Israele, al quale si cerca di impedire persino di far vivere i propri cittadini in un paese sempre più moderno, che ha cura della propria eredità storica e archeologica, che investe cifre enormi nella cura e preservazione dell’ambiente, dove le amministrazioni locali investono passione e denaro nell’arredo urbano, come, in questo caso la costruzione di un parco archeologico che ricordi le meraviglie dei giardini di Re Salomone. Se questa è l’eredità storico-archeologica di Gerusalemme, a Nir Barkat, questo nuovo giovane sindaco che sta ridando a Gerusalemme un’immagine moderna e antica nello stesso tempo, e che cura i beni artistici culturali e religiosi a qualunque fede appartengano,dovrebbero arrivare i ringraziamenti anche da parte dei gerosolimitani arabi, sempre pronti alla lamentela per essere negletti. Purtroppo stessi diritti stessi doveri è una moneta poco spendibile a Gerusalemme est, che però fa parte integrante dello Stato d’Israele, dove i cittadini arabi che vi abitano sono israeliani quanto gli ebrei, anche se la società nella quale vivono ha caratteristiche di modernità che la loro cultura spesso respinge. Salvo poi lamentarsene, appunto, quando si trovano di fronte a un cambiamento urbano che comunque porterà solo vantaggi. Alla fine l’accordo si troverà, Salomone vedrà rinascere i suoi giardini, la case abusive verranno riedificate secondo le regole, e gli arabi di Geruelemme avranno un motivo in più per tenersi stretta quella identità israeliana che, a parole, tanto biasimano, ma che gli garantisce, unici nel mondo arabo, di vivere in una democrazia.

Libero - 05 marzo 2010

Le spie iraniane in Italia

I servizi segreti italiani hanno sgominato una organizzazione dedita al traffico di armi e di apparati tecnologici a uso militare, messa in piedi da AGENTI SEGRETI IRANIANI che agivano SOTTO COPERTURA.
Uno di questi AGENTI SEGRETI, tale Hamid Masoumi Nejad, si spacciava per GIORNALISTA e svolgeva, in Italia, opera di propaganda per il regime del nano pazzo di Teheran, e di diffamazione e di odio nei confronti di Israele.
Come nella migliore tradizione degli spioni, si avvaleva di documenti che attestavano una sua improbabile attività di giornalista per poter meglio girare in lungo e in largo il nostro paese. La banda di cui faceva parte provvedeva a procurarsi armi, elicotteri, esplosivi, sistemi di puntamento laser, apparati per le telecomunicazioni da ditte svizzere e, con un complesso sistema di triangolazioni europee, provvedeva a recapitarlo in Iran.
Viene da domandarsi: come mai il terrorista di hammazz morto a Dubai un mese fa (e anche lui implicato nel traffico di armi con l'Iran) ha suscitato le "sdegnate" proteste del mondo arabo per il PRESUNTO coinvolgimento del Mossad (tirato in ballo dalla polizia di Dubai senza prove e senza riscontri) e questo traffico di armi a favore della dittatura ianiana sgominato in europa non trova uguale risonanza mediatica?

mercoledì 3 marzo 2010

Troppe chiacchiere, pochi fatti (che contano)

Scrive Sima Kadmon: «E’ passato poco più di un mese dall’uccisione a Dubai del terrorista di Hamas Mahmoud al-Mabhouh e, andando avanti così, ben presto scopriremo che solo tre o quatto israeliani non sono coinvolti nell’operazione, e solamente perché in quei giorni avevano l’influenza. Qui invece, per una volta, la critica che vogliamo esprimere non è rivolta a coloro che hanno compiuto l’operazione, quanto piuttosto ai giornalisti e ai commentatori che se ne sono occupati. I casi in cui non ci sono informazioni né fughe di notizie, quando la realtà supera di molto la fiction, sono quelli in cui ogni commentatore regna sovrano. Tutti sono espertissimo e tutti hanno qualcosa da dire. E provate a dimostrare che sbagliano, se ci riuscite.
Ammettiamolo: non abbiamo la minima idea di come funzioni la cosa; non abbiamo idea di cosa sia stato pianificato, chi l’abbia realizzato e che cosa esattamente si accaduto a Dubai. Non abbiamo idea del perché siano state svelate le immagini degli operativi e cosa questo significhi.
In effetti, sono passati da un pezzo i tempi in cui noi israeliani mitizzavamo tutto ciò che le nostre forze di sicurezza facevano, convinti che non potessero sbagliare né fallire. Ma ora è diventato impossibile sottrarsi a una situazione in cui tutti, seduti nelle poltrone del proprio salotto, sdottoreggiano si presunti pasticci combinati.
Oggi non è permesso dire nulla di positivo, perché se si dice qualcosa del genere si viene immediatamente bollati come propagandisti del governo. Anche quando il resto del mondo si starà dimenticando dei lamenti per l’utilizzo di passaporti stranieri, noi qui in Israele continueremo a screditare, criticare e aggrottare la fronte col dito alzato.
Una persona intimamente a conoscenza di questo genere di operazioni ci diceva la scorsa settimana che l’80% di ciò che viene pubblicato su questo affaire ha ben poco a che fare con ciò che è realmente accaduto. Diceva che gli operativi “bruciati” e gli elementi svelati non sono le cose più importanti. Ciò che più conta, diceva, è che l’operazione è stata eseguita in circostanze estremamente difficili, che l’obiettivo principale è stato raggiunto e che tutti sono rientrati sani e salvi.
In questo senso si sta commettendo una grossa ingiustizia, qui, soprattutto nei confronti del direttore del Mossad Meir Dagan, diceva ancora la nostra fonte che, naturalmente, non è che l’ennesimo commentatore della vicenda. Se fra cento anni, diceva, verrà permessa la pubblicazione di tutto ciò che Dagan ha fatto, tanti dovranno uscire dalla tomba a andare su quella di Dagan a chiedergli scusa.
E ora, aggrottiamo pure la fronte col ditino alzato.»
(Da: YnetNews, 02.27.10)

Scrive Ma’ariv: «L’eliminazione di Mahmoud al-Mabhouh non scompare dai giornali… ed anche in Israele i mass-media in generale trattano l’affaire come se fosse un fiasco del Mossad e dei decisori del governo israeliano… Mahmoud al-Mabhouh era uno stragista, un nemico giurato che aveva instaurato un sistema voto al massacro, e che ricopriva posti di comando in quella cupa macchina che è impegnata a spazzarci via dalla faccia della terra. In queste circostanze, abbattere al-Mabhouh era una missione importante in se stessa, e non è difficile immaginare quante vite umane in Israele sono state risparmiate grazie al fatto che la missione è stata compiuta.»
(Da: Ma'ariv, 28, 2.10)

Palestinesi sparano a soldati israeliani

Martedì notte dei palestinesi hanno aperto il fuoco contro una pattuglia israeliana lungo la strada 443, l'autostrada che collega Tel Aviv a Gerusalemme. Erano a bordo di un'auto e, nei pressi del villaggio di Beit Ur al-Tahta, hanno aperto il fuoco con un fucile mitragliatore. I terroristi criminali poi si sono dati alla fuga, nascondendosi nei villaggi vicini.
Nessun soldato fortunatamente è rimasto ferito.

Arabi Israeliani per Gilad

Aviel Magnezi
Dozzine di abitanti del villaggio arabo israeliano di Kfar Kassem hanno protestato davanti all'ambasciata egiziana a Tel Aviv lo scorso venerdì, a favpre del rilascio del soldato rapito Gilad Shalit
I dimostranti avevano una lettera indirzzata al presidente egiziano Hosni Mubarak, con la quale gli chiedevano aiuto per ottenere il rilascio di Shalit edei prigionieri palestinesi e per la riapertura del valico di Rafah. "Chi deve farlo, Lieberman?" chiedevano nella lettera.
Alcuni dei presenti avevano dei cartelli scritti in Ebraico, Inglese e Arabo, alcuni con le foto del soldato rapito e una bandiera israeliana e altri con prigionieri senza volto e una bandiera palestinese.
Malik Faraj, fondatore dell'organizzazione Candela per la Pace e l'Armonia (promotrice della manifestazione) ha dichiarato a Ynet che gli arabi israeliani sono stanchi dei politici.
"Questo è il messaggio che viene dalla gente araba in Israele. Noi vogliamo la pace e chiediamo il rialscio di tutti i prigionieri di entrambe le parti in causa. Ci dispiace per Noam, Gilad è come un figlio per mee Noam è come un padre."
Faraj ha aggiunto che la manifestazione aveva ricevuto sostegno anche a Gaza. "Gli abitanti di Gaza sono felici che gli arabi in Israele si sono svegliati, e noi vogliamo trasmettere loro il messaggio che qui ci sono persone buone che vogliono la pace." Ha detto.
Molti passanti sulla strada di Tel Aviv hanno applaudito e gridato incoraggiamenti ai residenti di Kfar Kassem.
Ahmed Hatata, 26 anni, spiega che stava protestando per dimostrare che i giovani arabi israeliani si preoccupano di quello che accade a Shalit. "Noi parliamo molto di questo nel villaggio, tra noi ragazzi, e ognuno di noi vuole un accordo. La linea di fondo è che Shalit ha la nostra età e noi vogliamo che viva la sua vita".
Ismail Badir, padre di 11 figli, ha spiegato che egli vede Shalit come suo figlio ha detto "Credo che Mubarak possa fare questo accordo. Molti Israeliani sono originari dai paesi arabi. Noi siamo cugini".
L'ambasciatore egiziano nonsi è degnato di scendere e ricevere la lettera, così i manifestanti l'hanno affidata a un suo segretario.
Il prossimo passo che vogliono intraprendere è quello di portare la protesta davanti alla Knesset per coinvolgere i politici israeliani.
 

lunedì 1 marzo 2010

Profanate le "Pietre d'Inciampo"

E' accaduto ancora: a Roma gli antisemiti hanno voluto necessariamente far sentire la loro sgradevole e schifosa presenza, imbrattando le Pietre d'Inciampo che erano state poste dal Comune davanti alle case da dove vennero strappati alcuni ebrei romani il 16 ottobre del 1943 per essere deportati e trucidati ad Aushwitz.
Questi esseri immondi hanno dipindo di nero le pietre che riportavano la data di nascita e di deportazione degli ebrei romani, per cancellare la memoria, per annullare la memoria.
Chi dice che non serve dedicare un giorno a ricordare la Shoà dimostra di non sapere dove vive, di non comprendere che a distanza di oltre sessant'anni, c'è gente che nega lo sterminio degli ebrei e vuole che se ne perda la cognizione.

Sventato attentato

Militari israeliani hanno individuato un gruppo di terroristi palestinesi che stava cercando di piazzare un ordigno esplosivo lungo la barriera di sicurezza a nord della Striscia di Gaza.
I soldati hanno sparato e ucciso un terrorista e ne hanno feriti altri due. I criminali terroristi hanno sparato un razzo anti carro senza provocare danni. Sul posto è stata rinvenuta una bomba da mortaio ed esplosivo.

Chi sono gli arabi

"Il 23 agosto del 1929 il pogrom a Hebron cominciò con due talmudisti sgozzati. Non facevano discorsi politici, erano in cerca di Dio. Il giorno dopo fu la volta di una cinquantina di ebrei rifugiatisi nella banca anglopalestinese. Erano tutti in una stanza. Gli arabi non ci misero molto a scovarli. TAGLIARONO PIEDI, TAGLIARONO DITA E TESTE, BRUCIARONO TESTE SOPRA UN FORNELLO E STRAPPARONO OCCHI. Un rabbino raccomandava i suoi ebrei e venne scannato. Sei studenti vennero fatti sedere a turno sulle ginocchia della signora Sokolov e, lei viva, furono sgozzati. GLI UOMINI FURONO EVIRATI. LE RAGAZZE, LE BAMBINE, LE MADRI E LE NONNE FURONO OBBLIGATE A BALLARE SUL SANGUE E VIOLENTATE!
dal libro di Giulio Meotti "Non smetteremo di danzare"

A Hebron nel 1929 non c'era uno stato di Israele.
A Hebron nel 1929 c'erano degli ebrei religiosi osservanti che pregavano e studiavano.

GLI ARABI LI HANNO MASSACRATI!