Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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Sempre con Israele!!!

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Lettori fissi

venerdì 30 aprile 2010

In bianco per Gilad

Tutta Israele si è vestita di bianco per ricordare Gilad Shalit da quasi quattro anni nelle mani dei criminali di hammazz.
Anche a Roma si sono radunate centinaia di persone per portare solidarietà al soldato (rapito in territorio israeliano nel 2006) e alla sua famiglia.
Le richieste dei terroristi sono divenute sempre più esorbitanti e abnormi, Israele ha anche acconsentito a rilasciare dei terroristi pur di riavere indietro questo ragazzo, ma hammazz ha sempre respinto le offerte del governo rigettando la colpa su Israele per il mancato raggiungimento di un accordo.
L'altro ieri l'ennesimo colpo di teatro dei terroristi che dimostrano di saper ben manovrare i mezzi di informazione e studianos empre nuove strategie mediatiche per attirare l'attenzione: hanno publicato su internet (che ormai non ha proprio più segreti per loro) un cartone animato di loro produzione in cui si vede il papà di Gilad camminare per una Tel Aviv deserta in cerca del ministero "dei soldati rapiti e scomparsi" conla foto del figlio in mano.
L'uomo diventa sempre più vecchio senza che sia riuscito a sapere qualcosa del ragazzo finchè un giorno, ormai costretto ad appoggiarsi ad un bastone, si vede recapitare la bara del figlio avvolta nella bandiera israeliana. Ils uo strazio si libera in un grido e a questo punto... colpo di scena il povero Noam Shalit si sveglia e si rende conto di aver avuto un incubo. La voce di sottofondo intanto accusa del mancato accordo del rilascio, il governo israeliano e richiama alla memoria Ron Arad, il navigaore dell'aeronautica israeliana, caturato in Libano 20 anni fa e del quale non si sono più avute notizie.

Il disgusto per l'ennesima dimostrazione di barbarie dei criminali terroristi di hammazz, del loro disprezzo per il dolore di una famiglia non meritano ulteriori commenti.

NOI NON DIMENTICHIAMO GILAD, COME NON DIMENTICHIAMO RON!

VIVA ISRAELE!

domenica 25 aprile 2010

25 aprile. Ricordo della Brigata Ebraica

CELEBRAZIONE DEL 25 APRILE 2010

Noi dell’Associazione Romana Amici d’Israele, da alcuni anni celebriamo il 25 aprile ricordando il contributo dato dalla Brigata Ebraica alla liberazione del nostro Paese dal nazifascismo.
Questa brigata, integrata nell’ottava armata del generale Alexander, era composta da 5000 giovani Ebrei, tutti volontari provenienti dalla Palestina, territorio a quel tempo amministrato dall’Impero Britannico e fino al 1917 sotto dominio ottomano. La “Jewish Brigade”, salpata dal Porto di Alessandria d’Egitto sbarcò a Taranto il 10 novembre del 1944: da qui risalì la penisola combattendo contro le truppe tedesche, contribuendo allo sfondamento della Linea Gotica e alla liberazione della Romagna sempre sotto la bandiera bianca e azzurra con al centro il Maghen David (la stella di David), quella stessa bandiera che il 14 maggio 1948 divenne la bandiera dello Stato d’Israele.
A Piangipane, sul fiume Senio in provincia di Ravenna, c’è il cimitero di guerra dove sono sepolti i Caduti di quella Brigata che si resero protagonisti, insieme ai gruppi di combattimento "Friuli" e "Cremona", di uno dei pochi assalti frontali con la baionetta di tutto il fronte italiano; altri cimiteri si trovano a Faenza, Coriano di Rimini, Forlì e a Bologna.
Quelle file di tombe con la stella di David sulla lapide, devono farci riflettere: il ricordo di tutti quei giovani – alcuni dei quali avevano appena vent’anni – che scelsero di combattere in terra straniera donando le Loro vite per un ideale di libertà, deve servire come riferimento ideale per offrire la nostra solidarietà a sostegno della lotta di coloro che si oppongono ai regimi totalitari, dispotici e anti democratici.
Ricordiamo il sacrificio di quei combattenti della Brigata Ebraica, figure eroiche come l’italiano Enzo Sereni, Hanna Senesc ed Aviva Reich che, paracadutati dietro le linee naziste, vennero catturati, deportati, torturati e fucilati. Essi hanno preso idealmente e spiritualmente il testimone da quegli Ebrei che, dal 19 aprile al 16 maggio del 1943, a Varsavia, con poche armi e una sovrumana forza della disperazione combatterono fino all’estremo sacrificio contro i nazisti che si accingevano a “liquidare” definitivamente il ghetto riuscendo per un mese a resistere ai tedeschi: combatterono con bombe incendiarie, pistole e fucili contro un nemico che disponeva di cannoni, carri armati, lanciafiamme e mitragliatrici.
I pochi superstiti furono poi avviati a morire nelle camere a gas di Treblinka e di Auschwitz/Birkenau. Per dare la misura del valore di questa rivolta, basti pensare che la Francia, che disponeva di un esercito moderno, attrezzato con le armi più sofisticate e che aveva una linea difensiva, la linea Maginot, che si diceva fosse invalicabile, resistette alle truppe tedesche meno di quanto fecero gli ebrei del ghetto di Varsavia.
Quest’anno il 25 aprile, festa della liberazione dal nazifascismo, lo dedichiamo alla resistenza iraniana contro l’attuale regime totalitario e teocratico che opprime quel Paese di grande civiltà e cultura.
Quando si obietta, come a volte si legge su alcuni organi di stampa italiani, che Ahmadinejad è stato liberamente eletto, vorrei ricordare che anche il partito nazista nel gennaio 1933 risultò essere il partito che aveva ottenuto il maggior numero di voti in libere elezioni, e per questo motivo Hitler ottenne l’incarico di formare il governo. Ma soltanto 40 giorni dopo venne attivato il lager di Dachau, il primo di una orrenda rete, nella quale morirono 11.000.000 di esseri umani, di cui 6.000.000 erano ebrei.
Attenzione, queste cifre enormi non sono un mero dato numerico come insinuava Stalin quando diceva: “un morto è una tragedia; un milione di morti sono un dato statistico”.
Erano esseri umani, ciascuno con un volto, una storia, una famiglia.
Quando sentiamo Ahamadinejad che nei suoi micidiali proclami annuncia propositi di distruzione d’Israele, giunge a negare la Shoà, rivendica la necessità di disporre dell’atomica, e pretende di essere il portavoce di una politica istericamente anti americana e contro Israele e gli Ebrei, sembra di riascoltare i deliri nazisti che portarono il mondo sul baratro.
La guerra scatenata da Hitler produsse nel mondo 50.000.000 di morti, ed è per questi motivi che i proclami del presidente iraniano non possono essere sottovalutati né minimizzati come accadde allora con i propositi dell’imbianchino austriaco.
Nel mondo ci sono oggi molti esuli iraniani, l’equivalente degli antifascisti di ieri che furono costretti ad emigrare durante la dittatura fascista. Oggi essi lottano per la fine della dittatura teocratica, del terrorismo islamico, e a favore della democrazia nel loro Paese.
A loro va la nostra solidarietà e quella di ciascun democratico.
Concludo ricordando qui le parole di Hanoch Bartow un militare della Brigata Ebraica che disse: “Andammo dal popolo ebraico come l’angelo della vita. Si pensa che un soldato uccida o venga ucciso … ciò che noi facemmo come soldati, fu di trovare delle persone morte e di aiutarle a tornare alla vita.”

Shalom a tutti voi!

Mai più Auschwitz!

sabato 24 aprile 2010

25 aprile: il contributo della Brigata Ebraica alla Liberazione


Celebrare la liberazione dell'Italia dalla dittatura nazifascista significa anche ricordare il contributo dato dal sionismo, un movimento che non solo ha emancipato il popolo ebraico dalla condizione di sottomissione e persecuzione in cui si trovava in Europa, restituendogli una patria in cui vivere nel diritto e nella libertà, lo Stato d’Israele, ma che ha inviato i propri figli a combattere contro le armate tedesche sul suolo italiano.
Più di 9.000 ebrei hanno combattuto in Italia contro il nazi-fascismo. Oltre 5000 facevano parte della “Brigata Ebraica”, formata per lo più da volontari ebrei palestinesi, alcuni dei quali già operavano nel “Palestine Regiment”, presente fin dal 1941 nei territori allora sotto mandato britannico. Solo nel settembre 1944, in seguito alle pressione del movimento sionista, il governo inglese autorizzò, nell'ambito dell'ottava armata, la nascita della "Jewish Brigade", che combatté sotto il segno distintivo del Maghen David, la stella celeste a sei punte su fondo bianco che costituirà la bandiera del futuro Stato d’Israele. La Brigata partì da Alessandria d'Egitto, sbarcò a Taranto e risalì la penisola lungo il versante adriatico, fino al Tarvisio, per poi continuare ad operare oltre frontiera fino al 1946. Il contribuito di quei volontari sionisti fu determinante: dapprima si resero protagonisti dello sfondamento, nel marzo del 1945, della linea gotica nella vallata del Senio, e poi della liberazione della Romagna fino a Bologna. Il legame che quei generosi combattenti stabilivano con le popolazioni liberate e con gli ebrei di quei territori è ancora vivo, e annualmente viene ricordato con forte partecipazione popolare presso il cimitero di Piangipane a Ravenna, dove sono tumulati i caduti della Brigata.
In un periodo che pur vedeva il governo inglese contrastare l’emigrazione ebraica in Palestina, la scelta del movimento sionista di schierarsi senza indugio dalla parte della libertà e della democrazia costituì il fondamento ideale e concreto che permise, dopo pochi anni, la nascita dello Stato d’Israele con l’approvazione delle Nazioni Unite. Al contrario, la scelta delle leadership arabe e, in particolare del gran muftì di Gerusalemme, di allearsi con i nazisti, fu una mossa tragica, che non solo ha compromesso finora la possibilità di creare lo stato arabo di Palestina, così com’era previsto dal piano di spartizione dell’Onu, ma ha anche contribuito a mantenere la regione mediorientale sotto il giogo di terribili dittature e di regimi sprezzanti del diritto.
La memoria della Brigata Ebraica nell'ambito della commemorazione del 25 aprile, è per noi l’occasione per esprimere sostegno alle donne e agli uomini che, nel mondo, lottano per far prevalere i principi di libertà e democrazia, e per rinnovare la nostra solidarietà allo Stato d’Israele, unica società democratica del Medioriente, la cui esistenza continua a essere messa in discussione dagli stessi disegni totalitari che opprimono i popoli dell’intera regione.

Disperazione e felicità

di Deborah Fait
http://www.informazionecorretta.com/



Finite le cerimonie di Yom Hazikaron, la Giornata del Ricordo dei nostri caduti, avranno inizio i festegggiamenti di Yom Azmaut, l'indipendenza di Israele.
Sono due giornate che non potrebbero essere divise nel cuore degli israeliani.
Il dolore, le lacrime, il ricordo devono essere asciugate dalla gioia intima e immensa che Israele c'e', che i nostri ragazzi non sono morti per niente ma per la nostra liberta' e per la nostra sicurezza.
Le televisioni israeliane hanno trasmesso interviste a genitori straziati, a famiglie distrutte, hanno fatto parlare tanto anche i nonni che forse sono i piu' inconsolabili perche' i loro rapporti con i nipoti uccisi era di grande amore e intimita'. Una nonna piangeva e non poteva parlare, diceva solo il nome dei suoi due nipoti ammazzati a distanza di due anni l'uno dall'altro. Era una persona senza piu' speranze ormai, anziana, le hanno rubato i nipoti e lei aspetta solo di morire perche' il suo futuro, il suo sangue non c'e' piu'.
Un canale televisivo per 25 ore ha trasmesso solo i nomi dei caduti, 22.682 soldati e 3971 civili, per la maggior parte bambini e anziani, il giorno e il luogo della loro morte.
E' una settimana difficile per Israele, una settimana di lacrime che ha avuto inizio con le sirene di Yom HaShoa', il dolore di tutto Israele assolutamente immobile per tre minuti, tre minuti che sono niente, sono soltanto la raffigurazione di un popolo eternamente unito nel ricordo del genocidio piu' grande e piu' sconvolgente della storia dell'uomo, la Shoa'.
Tentano di degiudeizzare la Shoa', tentano di paragonarvi altri genocidi, tentano di banalizzare la tragedia ma restera' sempre e per sempre unica, tremenda, e spaventosa e destinata a un solo popolo:gli ebrei.
Una settimana terribile, quando finisce tutti respiriamo meglio perche' e' insopportabile il pensiero delle famiglie finite nel gas e nei forni , il pensiero dei sopravvissuti arrivati con fatica in Israele perche' impediti dalla Marina di Sua Maesta' Britannica che li inseguiva per mare per riportarli in campi di concentramento.
E' terribile anche il pensiero degli ebrei sopravvissuti che nessun voleva, gli europei non li volevano, hanno rifiutato di dare asilo ai sopravvissuti usciti dai lager. Rifiutati, capite? Li chiamavano "Displaced persons" , nemmeno profughi, ma persone senza dimora quindi non idonee ad essere aiutate. http://www.lager.it/ebrei_1945_51.html.
Senza dimora certo! Erano stati per anni nei lager e le loro comunita' erano completamnte scomparse, distrutte, bruciate. E' terribile pensare che gli ebrei erano ancora odiati a morte, non hanno mai smesso di odiarci, nemmeno dopo la Shoa' , anzi forse di piu' per uno strano fenomeno psicologico che vuole si odino le vittime nel tentivo di giustificare a se stessi quello che gli e' stato fatto.
Yom haZikaron ricorda i giovani che hanno combattuto per Israele, i bambini , gli anziani, le mamme e le nonne morte nel fuoco infernale del terrorismo palestinese.
I cimiteri di Israele sono pieni di famiglie che lavano, sistemano, si siedono e piangono, lo fanno sempre ma questo e' un giorno speciale, e' la giornata che istituzionalizza il ricordo e che rende generale e nazionale il dolore per poi esplodere nella felicita' di Israele che c'e', che esiste, che ci sara' sempre finche' avremo i nostri ragazzi pronti a difenderlo.
Finche' noi tutti ameremo questo paese e daremo la vita perche' continui ad esistere.
Fino a quando avremo la nostra meravigliosa gioventu' potremo gridare con orgoglio
"Am Israele Chai". Il Popolo di Israele Vive.

mercoledì 21 aprile 2010

Hamas usava bambini e ospedali come scudi umani

I terroristi di Hamas usarono bambini palestinesi come scudi umani e posizionarono i loro centri di commando e le postazioni di lancio di razzi Qassam dentro e attorno a più di cento moschee e ospedali, durante la campagna anti-Hamas condotta dalle Forze di Difesa israeliane nella striscia di Gaza nel gennaio 2009.

È quanto emerge da un dettagliato rapporto di 500 pagine diffuso il mese scorso dall’Intelligence and Terrorism Information Center (Malam), il piccolo centro di ricerca guidato dal colonnello Reuven Erlich, un ex ufficiale dell’intelligence militare israeliana che opera tuttora a stretto contatto con le forze armate. Le Forze di Difesa israeliane e i servizi di sicurezza (Shin Bet) hanno cooperato con gli autori del rapporto declassificando centinaia di fotografie, filmati, verbali d’interrogatorio e schemi di battaglia approntati da Hamas che contraddicono le accuse lanciate contro Israele dal rapporto Goldstone sponsorizzato dalle Nazioni Unite.

Le ricerche per redigere il rapporto Malam hanno preso avvio subito dopo che, lo scorso settembre, l’ex giudice Richard Goldstone aveva pubblicato il suo rapporto che condanna Israele per presunti crimini commessi nella striscia di Gaza.

Un esempio del materiale rivelato dal rapporto Malam è uno schema finora non declassificato del villaggio di Beit Lahiya (striscia di Gaza settentrionale), scoperto dai soldati israeliani durante le operazioni, nel quale viene indicato in dettaglio il posizionamento di cecchini e ordigni esplosivi all’interno e a ridosso di abitazioni civili. Lo schema venne scoperto nella casa di un operativo di Hamas insieme a diversi ordigni artigianali e mitra Kalashnikov.

“Il rapporto Goldstone – dice Erlich – è unilaterale, prevenuto, discriminatorio e ingannevole giacché non fa che accettare per buona la versione di Hamas, e presenta tutto attraverso gli occhi di Hamas”.

Il rapporto Malam riporta fra l’altro l’analisi di un altro schema, trovato durante la campagna anti-terrorismo nel quartiere Atatra nella parte nord della città di Gaza, che secondo Erlich dimostra la responsabilità di Hamas per i morti e le distruzioni che ne sono derivate. “Piazzando tutte le sue armi a ridosso delle case, operando da abitazioni, moschee e ospedali, sparando razzi dalle adiacenze delle scuole e usando scudi umani – spiega Erlich – Hamas si è resa responsabile delle vittime civili durante le operazioni”.

Gli autori del rapporto Goldstone affermano di “non aver trovato prove che i combattenti palestinesi si siano mescolati alla popolazione civile con l’intenzione di farsene scudo contro agli attacchi”. Il rapporto Malam riporta invece dei filmati declassificati che mostrano come Hamas abbia usato civili come scudi umani e abbia piazzato armi e centri di comando all’interno delle abitazioni civili. In una casa, i soldati israeliani hanno trovato un appunto scritto in arabo dove si legge: “Siamo i vostri fratelli, combattenti in questa guerra santa, e abbiamo usato la vostra casa e alcune delle vostre proprietà. Siamo spiacenti”. Questa nota, dice il rapporto Malam, è una chiara indicazione di come Hamas abbia preso possesso di case civili per usarle nell’attaccare le forze israeliane. Da un verbale d’interrogatorio finora inedito di un operativo di Hamas emerge che una cellula di Hamas trasportò dei razzi nel retro di un furgone nel quale sedevano anche dei bambini. In altri casi, ha raccontato l’operativo di Hamas, i combattenti di Hamas si sono travestiti da donne con bambini in braccio per non essere presi di mira dai soldati israeliani.

Le informazioni di intelligence sono corroborate da vari filmati, tra i quali un video appena declassificato, girato dalle forze aeree israeliane il 6 gennaio 2009, in cui si vede un terrorista che spara verso i soldati dal tetto di un edificio. Dopo aver scorto il velivolo israeliano, il terrorista raggiunge l’ingresso dell’edificio e chiede ai civili nelle vicinanze di aiutarlo a scappare. Pochi momenti dopo arriva all’ingresso un gruppo di bambini e il terrorista si allontano con loro, indisturbato.

Un altro video, girato il 13 gennaio, mostra un importante terrorista di Hamas individuato da un velivolo israeliano mentre cammina per suo conto lungo una strada. Dopo aver scorto il velivolo, il terrorista corre verso una donna anziana che camminava lungo la stressa strada, e prosegue camminandole accanto indisturbato. Più tardi, le Forze di Difesa israeliane scoprirono che la “donna anziana” era in realtà un operativo di Hamas camuffato.

Il rapporto Malam contesta anche l’affermazione del rapporto Goldstone secondo cui “non si è trovata nessuna prova che membri dei gruppi armati palestinesi abbiano ingaggiato combattimenti in abiti civili” e di conseguenza “non si è riscontrata violazione dell’obbligo di non mettere in pericolo la popolazione civile sotto questo aspetto”. Il rapporto Malam ribatte con un certo numero di interviste a ufficiali delle Forze di Difesa israeliane che testimoniano come al contrario la grande maggioranza dei combattenti di Hamas indossasse abiti civili, e con filmati della stessa Hamas che mostrano i combattenti, durante la campagna israeliana, con addosso abiti civili mentre sparano obici di mortaio e granate RPG contro le truppe israeliane.

Il rapporto Malam dedica un intero capitolo all’uso delle moschee fatto da Hamas, rivelando informazioni di intelligence secondo cui Hamas ha utilizzato quasi 100 moschee all’interno della striscia di Gaza per combattere i soldati israeliani. “Hamas ha fatto uso sistematico delle moschee nel quadro della propria dottrina di combattimento” afferma il rapporto Malam, laddove il rapporto Goldstone sosteneva di non poter formulare un giudizio definitivo su questa questione. Il rapporto Malam riporta numerosi filmati e fotografie di decine di moschee usate da Hamas come magazzini di armi e centri di comando, o i cui terreni vennero usati per lanciare razzi su Israele.

Il rapporto documenta anche l’uso degli ospedali fatto da Hamas durante la campagna israeliana, fornendo prove che Hamas faceva fuoco dalle loro adiacenze e che nascose armi e capi terroristi all’interno di almeno otto ospedali della striscia di Gaza.

Un intero capitolo del rapporto Malam è dedicato a dimostrare che le forze di polizia e sicurezza interna di Hamas erano direttamente coinvolte in attività terroristiche/paramilitari e che dunque non si trattava, come sostiene il rapporto Goldstone, di entità civili il cui unico compito era quello di far rispettare legge e ordine.

A differenza del rapporto cui le Forze di Difesa israeliane stanno lavorando, e che dovrebbe essere pronto fra qualche mese, incentrato sulle operazioni condotte dalle forze israeliane, il rapporto Malam si concentra su Hamas, sulle sue tattiche di combattimento e sul modo in cui opera all’interno dei centri urbani densamente popolati di Gaza, e sugli eventi che hanno condotto all’operazione israeliana anti-Hamas lanciata alla fine di dicembre 2008: aspetti, secondo il rapporto Malam, del tutto trascurati dal rapporto Goldstone.

Il rapporto Malam indica infatti almeno quattro lacune fondamentali del rapporto Golstone: 1) non si occupa della natura di Hamas, cioè dei suoi aspetti terroristici e della sua ideologia; 2) minimizza la gravità degli attentati terroristici contro Israele concentrandosi sul lancio di razzi nei sei mesi precedenti l’operazione israeliana e dedicando ben poco spazio ai lanci di razzi e obici di mortaio protrattisi ininterrottamente dal 2001; 3) pur dedicando ampio spazio ad aspetti storici del conflitto israelo-palestinese, non si occupa dello sviluppo miliare di Hamas nella striscia di Gaza nel corso dell’intero anno che ha preceduto l’operazione israeliana; 4) infine ignora il ruolo svolto da Iran e Siria, con il loro aiuto a Hamas e le forniture ad essa di armi ed esplosivi.

(Da: Jerusalem Post, 15.3.10)

martedì 20 aprile 2010

Per ano.nimo

Continua a insultare e i tuoi post non verranno pubblicati.
Come forse avrai notato qui gestisco io le cose e non sei tu a dirmi cosa devo o non devo fare.
Se non lo hai capito questo è un blog sionista e delle tue spacconate non mi interessa niente.
Avevo provato ad aprire un canale di dialogo con le persone, ma quelli come te non si meritano la democrazia, perchè siete capaci solo di abusarne.
Se io vengo a casa tua non ti insulto e non ti minaccio.
Lo stesso devi fare tu a casa mia.
Avevi un modo per comunicare con me ma hai preferito insultare, hai perso il diritto di parola per quello che mi riguarda.

Eize hara!

VIVA ISRAELE!

Alla prossima buffone!

domenica 18 aprile 2010

Ricordando Gilad Shalit

Tre anni e mezzo di brutale detenzione a Gaza del caporale israeliano Gilad Shalit.
In questi giorni in cui si ricordano i caduti per le guerre israeliane e si sta per festeggiare la nascita di Israele, non possiamo certo dimenticare la barbara prigionia in cui è costretto questo ragazzo da parte dei criminali terroristi di hammazz.
Gilad, ovunque tu sei, spero che presto potrai tornare da tuo papà Noam e dalla tua mamma.

Un abbraccio!

VIVA ISRAELE!

Yom HaZicharon


Oggi si commemorano tutti i caduti di Israele.
Tutte le persone che sono morte combattendo per far nascere e difendere lo stato ebraico.
Sono 22.682 i caduti di tutte le guerre di Israele.
Onore alla loro memoria.

Questo giorno di lutto e di dolore precede un giorno di immenza gioia: Yom HaAzmaut, il giorno dell'Indipendenza, il giorno della nascita dello stato ebraico di Israele!

VIVA ISRAELE!

sabato 17 aprile 2010

Sventato attentato terroristico

Militari della Brigata Givati hanno sventato l'ennesimo attentato palestinese.
Nella giornata di ieri infatti, hanno scoperto dei criminali terroristi che tentavano di piazzare ordigni esplosivi alla base della barriera difensiva che separa il nord della striscia di Gaza dal kibbutz Kfar Aza. I terroristi hanno lanciato una granata contro i soldati che hanno aperto il fuoco in risposta uccidendo uno dei criminali.
La presenza di civili palestinesi nei pressi della barriera di sicurezza, viene utilizzata dai terroristi come copertura per le loro attività (piazzamento di bombre, pianificazione di attacchi terroristici e tentativi di rapire militari israliani) e per questo i militari israeliani considerano questa come zona di guerra.

Questo in risposta ai video e a tutte le isteriche argomentazioni dei soliti pacifinti che si ostinano a non comprendere quali sono i reali motivi che spingono i soldati a non permettere ai palestinesi di avvicinarsi alla barriera di sicurezza.

Israele ha reso il mondo migliore

Sono le parole del generale americano David Petraeus durante la cerimonia che si è svolta negli USA all'Holocaust Memorial Museum in commemorazione di tutti coloro che furono steminati dai nazisti.
"Gli uomini e le donne imprigionati nei campi di sterminio e i loro discendenti, hanno arricchito il nostro mondo in maniera incommensurabile nelle scienze e nelle arti, nella letteratura e nella filantropia. Essi hanno dato straordinari contributi negli studi accademici, nell'economia e in poltica. E naturalmente hanno costruito una nazione che rimane una delle nostre grandi alleate. I sopravvissuti hanno, in breve, reso il nostro mondo migliore, lasciando successi ovunque si sono stabiliti.
Israele è, è stato e sarà un importante e strategico alleato degli Stati Uniti."

martedì 13 aprile 2010

Gli odiatori di mestiere spariti come neve al sole...

...evidentemente a Bari hanno trovato qualcosa di meglio da fare che insultare chi difende Israele... eliminata la cbox... spariti pure loro... Miracoli di internet!!!

VIVA ISRAELE!

I turisti israeliani lasciano il Sinai

Nella giornata di oggi è stato diramato un avviso dei servizi di sicurezza alle famiglie degli israeliani che si trovavano in vacanza nel Sinai: c'è il pericolo fondato che una cellula terroristica tenti di rapire cittadini israeliani da consegnare ad hammazz. Per questo motivo tutti i turisti debbono rientrare immediatamente in Israele.
Durante le vacanze di Pesach oltre 5000 israeliani si sono recati in vacanza nel Mar Rosso: si presume che il gruppo terroristico sia in contatto con i criminali di hammazz a Gaza. Avvisi come quello lanciato oggi sono estremamaente rari e sono motivati dal fatto che le informazioni ricevute dai servizi di sicurezza sono che i terroristi vogliono rapire cittadini israeliani uomini o donne indifferentemente.
Per non essere da meno e non farsi mancare il loro momento di "notorietà" i criminali terroristi di hezbollah, che da anni tengono in ostaggio il Libano con l'appoggio di Siria e Iran sembra che stiano progettando di rapire cittadini israeliani per "venidcare" la morte di Imad Mughniyeh, il terrorista che comprava armi a Dubai.

Altri casi evidenti di come e quanto gli arabi siano "dediti" alla pace...

lunedì 12 aprile 2010

Yom Ha Shoà

Oggi in Israele è Yom Ha Shoà, il giorno in cui il paese si ferma per due minuti al suono delle sirene, per ricordare la Rivolta del Ghetto di Varsavia, che iniziò il 19 aprile del 1943 e venne soffocata nel sangue il 16 maggio dall'allora Brigadeführer Jürgen Stroop. La rivolta principale fu anticipata il 18 gennaio 1943 da un'azione civile armata contro i tedeschi.
Fu il primo caso di Resistenza al nazismo e venne portato avanti da poche centinaia di ebrei (uomini donne e bambini) malamente armati e senza alcuna possibilità di sopravvivere alle truppe naziste che con cannoni, carri armati e mitragliatrici "liquidarono" il ghetto polacco.
Questi primi resistenti furono in grado di opporsi all'esercito nazista così come cinque anni dopo, poche migliaia di ebrei male armati e da soli, resistettero a cinque eserciti arabi che avevano deciso di spazzare via ogni ebreo da Israele.
Il coraggio degli ebrei polacchi merita di essere ricordato per l'eternità.


domenica 11 aprile 2010

" Gerusalemme, 3000 anni di storia "

di Eli E.Hertz


(traduzione di Emanuel Segre Amar)


La capitale di una nazione attraverso la storia.


Gerusalemme ed il popolo ebraico sono così intimamente legati che, raccontando la storia della prima si racconta anche la storia dell'altro. Da oltre 3000 anni Gerusalemme ha avuto un ruolo centrale nella storia degli ebrei dal punto di vista culturale, politico e spirituale; un ruolo documentato già nelle Sacre Scritture. Per tutti i 2000 anni della diaspora gli ebrei hanno chiamato Gerusalemme la loro patria avita. Questo è in stridente contrasto col rapporto fra Gerusalemme e i nuovi islamici che incrementano in modo artificioso il legame dell’Islam con essa.

I dirigenti arabi che hanno esercitato il controllo su Gerusalemme negli anni 50 e 60 non hanno mostrato alcuna tolleranza religiosa nella città che ha dato i natali alle due maggiori religioni occidentali. Le cose sono cambiate dopo la guerra dei Sei giorni, nel 1967, quando Israele ha ripreso il controllo dell'intera città. Simbolicamente uno dei primi provvedimenti decisi da Israele è stato di riconoscere ufficialmente e rispettare tutti gli interessi religiosi nella città. Ma la guerra per il controllo di Gerusalemme e dei suoi luoghi di culto non è ancora terminata.

Il terrorismo palestinese ha scelto come obiettivo Gerusalemme nel tentativo di sottrarre a Israele il controllo della città. Il risultato di ciò è che hanno trasformato Gerusalemme in un sanguinoso campo di battaglia e hanno di conseguenza perso il diritto alla condivisione nel destino della città.

Il legame ebraico con Gerusalemme: Storico, Religioso e Politico.

Lo storico Martin Gilbert ha scritto: Gerusalemme non è semplicemente una città; “è il centro spirituale e fisico della storia del popolo ebraico”.

Per oltre 3000 anni il popolo ebraico ha guardato a Gerusalemme come alla sua capitale spirituale, politica e storica, anche quando non aveva fisicamente il controllo della città. Per tutta la sua lunga storia Gerusalemme è stata e tuttora è la capitale politica di un’unica nazione: quella che appartiene agli ebrei.

La sua importanza nella storia ebraica risale al 1004 prima dell’era cristiana, quando il re Davide ha dichiarato la città capitale del primo regno ebraico. Secondo la Bibbia il successore e figlio di Davide, re Salomone, ha costruito il primo Tempio, luogo santo per venerare l'Onnipotente. Purtroppo la storia non sarà caritatevole con il popolo ebraico. Quattrocentodieci anni dopo che Salomone aveva completato la costruzione di Gerusalemme, i babilonesi, (i primi antenati degli attuali iracheni), conquistarono e distrussero la città, e costrinsero gli ebrei all’esilio.

Passati cinquanta anni, quando Babilonia venne conquistata dai persiani, gli attuali iraniani, gli ebrei, o israeliti come venivano chiamati, vennero lasciati liberi di ritornare. E la prima preoccupazione degli ebrei fu di riproclamare Gerusalemme come propria capitale e di ricostruirvi il Sacro Tempio, ricordato nella storia come il Secondo Tempio.

Gerusalemme era molto più che la capitale politica del regno ebraico; era il faro spirituale degli ebrei. Durante il periodo del Primo e del Secondo Tempio gli ebrei che abitavano in tutto il regno vi si recavano tre volte all’anno in occasione dei pellegrinaggi delle festività ebraiche di Succoth, Pesach e Shavuoth, fino a quando l'impero romano distrusse, nel 70, il Secondo Tempio, mettendo fine anche alla sovranità ebraica su Gerusalemme per i successivi 2000 anni. Ma nonostante questo destino gli ebrei non hanno mai rinunciato al loro legame con Gerusalemme, né a quello con Eretz Israel, la Terra di Israele.

In qualunque parte del mondo gli ebrei siano vissuti per questi duemila anni, il loro pensiero e le loro preghiere erano rivolte a Gerusalemme. E ancora oggi, che si sia in Israele, negli Stati Uniti o in qualunque altro posto, la pratica rituale ebraica, la celebrazione delle feste, include il riconoscimento di Gerusalemme come elemento centrale della vita ebraica.

Bisogna osservare che:
  • Gli ebrei, durante la recitazione delle loro preghiere, si voltano sempre verso Gerusalemme.
  • I Tabernacoli (i sacri Armadi) dentro i quali sono custoditi i rotoli della Torah nelle sinagoghe, sono sempre orientati verso Gerusalemme, in tutti i luoghi della terra.
  • Gli ebrei terminano il seder pasquale, ogni anno, pronunciando le parole: “l'anno prossimo a Gerusalemme”; e le stesse parole vengono pronunciate pure alla fine del giorno del Kippur, il giorno più solenne del calendario ebraico.
  • Una sospensione di tre settimane della celebrazione dei matrimoni durante l'estate ricorda l'abbattimento delle mura di Gerusalemme da parte dell’esercito babilonese nel 586 prima dell’era volgare. Questo periodo termina con uno speciale giorno di lutto, Tisha B'Av (il nono giorno del mese ebraico di Av), in ricordo della distruzione sia del Primo che del Secondo Tempio.
  • I matrimoni ebraici - occasioni gioiose - sono segnati dal dolore per la perdita di Gerusalemme. Lo sposo recita un versetto biblico dell'esilio in Babilonia: “Se io ti dimentico, o Gerusalemme, anche la mia mano destra si paralizzi” e intanto spezza un bicchiere in commemorazione della distruzione dei templi.
Anche il linguaggio del corpo, di cui si dice spesso che rivela un'infinità di cose su una persona, riflette l'importanza di Gerusalemme per il popolo ebraico e, evidentemente, la minore importanza che la città riveste per i musulmani:

  • Quando gli ebrei recitano le loro preghiere, si voltano verso Gerusalemme. E a Gerusalemme pregano rivolti verso il Monte del Tempio.

  • Quando i musulmani pregano, lo fanno rivolti verso la Mecca; a Gerusalemme i musulmani pregano voltando le spalle alla città.

  • Ed anche nei funerali i musulmani sono sepolti rivolti verso la Mecca.

Consideriamo infine quante volte Gerusalemme è menzionata nei libri sacri delle due religioni:

Il Vecchio Testamento menziona Gerusalemme 349 volte, e Sion, altro nome della città di Gerusalemme, è menzionata 108 volte.

Il Corano non fa menzione di Gerusalemme mai, nemmeno una volta.

Anche sotto la dominazione di altri popoli gli ebrei hanno sempre mantenuto una presenza fisica nella città benché fossero perseguitati e impoveriti. Prima della nascita del sionismo moderno intorno al 1880 gli ebrei trovavano la motivazione a vivere in Terra Santa in una forma di sionismo religioso, andando a vivere soprattutto nelle quattro città sante di Safed, Tiberiade, Hebron e, la più importante di tutte, Gerusalemme. Di conseguenza gli ebrei hanno costituito la maggioranza della popolazione della città per molte generazioni. Nel 1898 “in questa città degli ebrei, dove la popolazione ebraica sopravanzava tutte le altre di tre a uno, ...” gli ebrei rappresentavano il 75% della popolazione della città vecchia, in quella che il Segretario Generale dell’ONU Kofi Annan ha chiamato “Gerusalemme Est”. Nel 1914, quando i Turchi Ottomani governavano la città, 45000 ebrei erano la maggioranza dei 65000 residenti. E al momento della nascita dello Stato di Israele, nel 1948, 100.000 ebrei risiedevano nella città a fronte di appena 65.000 arabi. Prima di venire unificata, quando era sotto il controllo giordano, la superficie di Gerusalemme Est era di soli 6 chilometri quadrati, mentre la parte ebraica era di 38 chilometri quadrati.

I tenui legami con l'Islam.

Nonostante i 1300 anni di dominazione arabo musulmana, Gerusalemme non è mai stata la capitale di un’entità araba, e non è mai stata menzionata nei documenti dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina fino al momento in cui Israele ha ripreso il controllo di Gerusalemme Est in seguito alla guerra dei Sei Giorni del 1967.

Nella realtà dei fatti il ruolo di Gerusalemme nell’Islam è piuttosto da intendere come il risultato di esigenze di ordine politico che influenzano il credo religioso.

Maometto, che fondò l’Islam nel 622, nacque e crebbe nell’attuale Arabia Saudita. Non mise mai piede a Gerusalemme, ed il suo legame con la città sorse quando vennero costruiti il santuario del Duomo della Roccia e la moschea di al-Aqsa nel 688 e nel 691 rispettivamente; la costruzione di questi due luoghi fu incoraggiata da rivalità politiche e religiose. Nel 638 il Califfo (o successore di Maometto) Omar, con il suo esercito, invase Gerusalemme e la sottrasse all'Impero Bizantino. Una delle ragioni che portarono alla costruzione di una struttura santa a Gerusalemme era la volontà di proclamare la supremazia dell’Islam sul Cristianesimo e sul suo più importante luogo di culto, la Chiesa del Santo Sepolcro.

Più importante fu la lotta per il potere all’interno dello stesso Islam: i califfi della famiglia Omayyade, residente a Damasco, che controllava Gerusalemme, volevano disporre di un luogo santo che servisse da alternativa nel caso i loro rivali avessero bloccato l’accesso alla Mecca. Questo era di particolare importanza per il fatto che il pellegrinaggio alla Mecca, lo Hadj, era, e tuttora è, uno dei cinque pilastri dell’Islam. Il risultato di ciò fu la costruzione di quello che venne chiamato il Duomo della Roccia e la adiacente Moschea.

Per aumentare il prestigio della "Mecca di riserva", la moschea di Gerusalemme fu chiamata al-Aqsa. Il nome significa, in arabo, “la moschea più lontana”, ma ha implicazioni molto più ampie, dal momento che è la stessa espressione utilizzata in un passaggio nodale del Corano denominato “Il viaggio notturno”. In questo passaggio Maometto arriva ad “al-Aqsa” su un cavallo alato, accompagnato dall'arcangelo Gabriele; da questo luogo essi salgono in cielo per avere un incontro divino con Allah, dopo di che Maometto ritorna alla Mecca. Chiamare la moschea di Gerusalemme al-Aqsa è stato il tentativo di affermare che il Duomo della Roccia era il punto esatto dal quale Maometto è salito in cielo, unendo in tal modo Gerusalemme alla rivelazione divina secondo le credenze islamiche. Rimane tuttavia il problema che Maometto morì nel 632, circa 50 anni prima che la costruzione della moschea di al-Aqsa venisse completata.

Gerusalemme non ha mai preso il posto della Mecca, per importanza, all’interno del mondo islamico. Quando la dinastia degli Omayyadi cadde nel 750, anche Gerusalemme cadde nell’oblio per 350 anni, fino al momento delle crociate. In questi secoli molti siti islamici di Gerusalemme caddero in rovina, e lo stesso Duomo della Roccia, nel 1016, crollò.

Infine, per 1300, anni diverse dinastie islamiche (i Siriani, gli Egiziani e i Turchi) mantennero il loro potere su Gerusalemme come parte del controllo totale sulla Terra di Israele, con la sola interruzione dovuta ai crociati. E' stupefacente il fatto che in tutto questo tempo nessuna dinastia islamica abbia mai fatto di Gerusalemme la propria capitale. Intorno al XIX secolo Gerusalemme era a tal punto trascurata dai governanti islamici, che numerosi eminenti scrittori occidentali che la visitarono furono indotti a scriverne; ad esempio lo scrittore francese Gustav Flaubert trovò “rovine dappertutto” nel corso del suo viaggi nel 1850, quando faceva parte dell’Impero turco (1516 – 1917). Diciassette anni dopo Mark Twain scrisse che Gerusalemme era “diventata un villaggio povero”.

In effetti l'importanza di Gerusalemme per il mondo islamico si manifesta in tutta la sua evidenza solo quando i non musulmani (compresi i Crociati, gli Inglesi e gli Ebrei) hanno il controllo sulla città o la conquistano. E’ soltanto in questi momenti storici che i leaders islamici reclamano Gerusalemme come la loro terza città santa dopo la Mecca e Medina. E questo è nuovamente avvenuto quando Israele ha conquistato Gerusalemme Est (con la Città Vecchia), in quel momento controllata dai giordani, durante la Guerra dei Sei Giorni. Stranamente la Convenzione nazionale dell'OLP, scritta già nel 1964, non nomina mai Gerusalemme. Solo dopo che Israele ha riconquistato il controllo sull'intera città, l'OLP ha aggiornato la sua Convenzione per includervi Gerusalemme.

La vergognosa dominazione della Giordania.

Intorno alla metà del XX secolo, quando gli arabi hanno avuto per l’ultima volta il controllo su una parte di Gerusalemme, non hanno mostrato alcun rispetto nei confronti della Città Santa.

Nel 1948, quando la Giordania prese il controllo della parte orientale di Gerusalemme, compresa la Città Vecchia, per la prima volta in 3000 anni di storia la città venne divisa. In base agli accordi armistiziali del 1949 con Israele, la Giordania si era impegnata a concedere libero accesso a tutti i luoghi santi, ma non onorò i suoi impegni. Dal 1948 fino alla Guerra dei Sei Giorni del 1967 il settore di Gerusalemme controllato dai Giordani divenne ancora una volta una città di provincia isolata e sottosviluppata, coi suoi luoghi religiosi divenuti oggetto di intolleranza.

La Città Vecchia è stata vuotata dei suoi abitanti ebrei; i luoghi ebraici come il Monte degli Ulivi vennero dissacrati. La Giordania distrusse oltre 50 sinagoghe, e fu cancellata ogni traccia di presenza ebraica. Oltre a ciò tutti gli ebrei vennero espulsi dal quartiere ebraico della Città Vecchia, contiguo al Muro Occidentale, zona nella quale avevano vissuto per generazioni.

Per 19 anni ad ebrei e cristiani residenti in Israele (ed anche ai musulmani israeliani) fu negata ogni possibilità di accesso ai rispettivi luoghi santi nonostante l'impegno assunto dalla Giordania di concedere libero accesso. Gli ebrei, ad esempio, non potevano pregare al Muro Occidentale; gli arabi cristiani che vivevano in Israele non potevano accedere alle chiese ed agli altri luoghi religiosi nella Città Vecchia e nella vicina Betlemme, essa pure controllata dalla Giordania. Nel periodo del dominio della Giordania su Gerusalemme Est le leggi restrittive sulle istituzioni cristiane portarono ad un'enorme riduzione della popolazione cristiana nella Città Santa, di oltre la metà – da 25.000 a 11.000 – similmente a quanto accaduto agli arabi cristiani anche in altre nazioni arabe del Medio Oriente dove la libertà religiosa non viene rispettata.

E'’ solo dopo la Guerra dei Sei Giorni che il Quartiere Ebraico venne ricostruito ed il libero accesso ai luoghi santi ristabilito. E bisogna osservare anche che, quando la Giordania annesse la West Bank negli anni 50, gli Arabi non si sono preoccupati di fare di Gerusalemme, la città che ora reclamano come la “terza Città più Santa per l'Islam”, la loro capitale.
Gerusalemme riunificata.

Israele riunificò Gerusalemme in un’unica città nel 1967 dopo che la Giordania si unì ad Egitto e Siria nella guerra scatenata contro Israele bombardando la parte ebraica di Gerusalemme. Uno dei primi atti compiuti dallo Stato di Israele fu quello di garantire la libertà di culto a tutte le religioni presenti nella città, cosa che non aveva precedenti. I leaders israeliani proclamarono che Gerusalemme non sarebbe mai più stata divisa.

Nonostante il trattamento vergognoso inflitto al quartiere ebraico ed al Monte degli Ulivi dai Giordani, e nonostante la violazione da parte degli arabi dei loro impegni di rendere tutti i luoghi santi accessibili ad Ebrei e Cristiani, uno dei primi atti decisi da Israele dopo la riunificazione fu di garantire e salvaguardare i diritti di tutti i cittadini di Gerusalemme. Questo non comprendeva solo il libero accesso ai luoghi santi per tutte le religioni, ma rappresentava anche un atto di tolleranza religiosa che non aveva precedenti. Israele garantì alle autorità religiose musulmane e cristiane la responsabilità nella gestione dei rispettivi luoghi santi – compresa l'amministrazione islamica del luogo più sacro per l'ebraismo, il Monte del Tempio. Tuttavia il Waqf, cui spetta la responsabilità amministrativa sul Monte del Tempio, ha poi violato la fiducia che gli era stata accordata di rispettare e proteggere la santità del Monte del Tempio per Musulmani ed Ebrei insieme.

Gerusalemme non fu mai una città araba.

I leaders arabi continuano a ripetere che Gerusalemme è una città araba. Questo mito viene utilizzato per dare maggior forza ad una strategia che mira a strappare ad Israele il controllo di Gerusalemme e a fare della città la capitale dello stato Palestinese.

E’ anche parte di una strategia a lungo respiro che mira alla distruzione dello stato Ebraico. Questa è anche una delle ragioni per le quali il Presidente dell’OLP Yasser Arafat rifiutò la proposta israeliana, senza precedenti, dell’ora o mai più, fatta durante i colloqui di pace a Camp David nel 2000. La proposta, che mirava a risolvere il blocco creato dallo statuto di Gerusalemme, concedeva agli arabi la suddivisione dell’amministrazione di alcuni quartieri della città. In seguito Arafat ha mostrato le sue reali posizioni, in una dichiarazione dopo il summit, quando ha fatto conoscere la volontà dell’OLP di avere la sovranità su Gerusalemme, comprensiva della Chiesa del Santo Sepolcro, delle Moschee del Monte del Tempio, del Quartiere Armeno, e di “Gerusalemme nella sua totalità, totalità, totalità”.

Il mito delle due Gerusalemme.

I palestinesi hanno coltivato il mito che storicamente siano esistite due Gerusalemme – quella araba a Gerusalemme Est e quella ebraica a Gerusalemme Ovest.

Gerusalemme non è mai stata una città araba; gli ebrei sono stati la maggioranza a Gerusalemme fin dal 1870, e la suddivisione est – ovest è solo geografica, e non politica. Sarebbe come pretendere che la riva est del Maryland dovrebbe essere una entità politica separata dal resto dello stato.

Nel 1880 gli ebrei erano il 52% della popolazione della Città Vecchia nella Gerusalemme Est, ed erano ancora il 42% degli abitanti nel 1914. Nel 1948 abitavano a Gerusalemme 100.000 ebrei a fronte di 65.000 arabi. Un censimento fatto in comune da Giordani ed Israeliani ha evidenziato che il 67.7% della popolazione, nel 1961, era di religione ebraica. Una fotografia aerea del 1967 mostra la realtà dell’area chiamata “Gerusalemme Est”: non era nient'altro che una città sovrappopolata, circondata da mura, con delle terre attorno circondate da qualche villaggio.

Nonostante il fatto che la riunificazione della città abbia trasformato tutta Gerusalemme nella più estesa città di Israele, una metropoli animata, anche i leaders palestinesi moderati rifiutano l'idea di una città unificata. La loro richiesta minimale di avere “soltanto Gerusalemme Est” significa, nella realtà, i luoghi santi ebraici (compreso il Quartiere Ebraico ed il Muro Occidentale), che gli arabi non sono riusciti a proteggere, e la restituzione dei dintorni dove dimora una percentuale importante di popolazione ebraica della Gerusalemme di oggi. La maggior parte della città è costruita su un territorio vuoto coperto di rocce attorno alla città che faceva parte del demanio pubblico negli ultimi 42 anni. Con una popolazione complessiva, ai giorni nostri, di 750.000 abitanti, separare Gerusalemme Est da Gerusalemme Ovest è una strada percorribile ed accettabile come lo sarebbe l'idea di dividere di nuovo Berlino in due città, o separare East Harlem dal resto di Manhattan.

Le pretese arabe su Gerusalemme, una città ebraica da ogni punto di vista, riflettono la mentalità secondo la quale “quello che è mio è mio, quello che è tuo è mio”, mentalità che è alla base del concetto palestinese di come porre termine al conflitto arabo-israeliano. Questo concetto lo si ritrova pure nella richiesta del “diritto al ritorno”, che vale non soltanto per Gerusalemme, la capitale di Israele, ma anche all’interno della linea verde.

Le fantasie arabe che distruggono la storia

Gli arabi negano i legami tra gli Ebrei e Gerusalemme; arrivano a sabotare e distruggere le testimonianze archeologiche, perfino nel luogo più sacro per l'ebraismo, il Monte del Tempio.

Gli arabi hanno sempre negato la legittimità dei legami del popolo ebraico con Gerusalemme. Arafat ed altri leaders arabi insistettero che non ci sarebbe mai stato un Tempio ebraico sul Monte del Tempio. Arrivano a pretendere che il Muro Occidentale sarebbe stato in realtà un sito islamico sul quale i musulmani avrebbero dei diritti storici. Mettendo in pratica la retorica i religiosi islamici che amministrano il Monte del Tempio hanno mostrato totale mancanza di rispetto ed assoluto disprezzo per le testimonianze archeologiche di una presenza ebraica.

Tra il 1999 ed il 2001 l'ente musulmano Waqf ha asportato ed eliminato dal Monte e dall'area sottostante oltre 13000 tonnellate di ciò che ha definito macerie, compresi reperti archeologici del periodo del Primo e del Secondo Tempio, ritrovati poi dagli israeliani nelle discariche. Durante la costruzione di una nuova moschea sotterranea in una sala che si ritiene risalga al tempo di Erode, e durante la pavimentazione di una moschea all'aperto in un altro punto del Monte del Tempio, il Waqf ha impedito alle autorità archeologiche israeliane di controllare, o anche solo di osservare i lavori. Quando, nel corso di lavori di costruzione, vengono scoperti reperti archeologici, a qualsiasi periodo appartengano - ebraico o altro - l'Autorità è legittimata a controllare e sorvegliare in qualunque parte di Israele - legge che risale al 1922 ed è documentata negli accordi internazionali della Lega delle Nazioni, il "Mandato per la Palestina".

Un tale assoluto disprezzo nei confronti dell'eredità ebraica pre-islamica a Gerusalemme – in particolare nel sito storico più sacro del Giudaismo – è una forma di gran lunga più insidiosa di quella stessa intolleranza islamica che ha portato i talebani a demolire due enormi statue pre-islamiche di Buddha scavate in una roccia in Afghanistan.

I luoghi santi e Gerusalemme.

Gerusalemme, a quanto pare, è il centro fisico del conflitto arabo–israeliano. In realtà esistono due questioni distinte: la questione di Gerusalemme e la questione dei Luoghi Santi.

Sir Elihu Lauterpacht, già giudice ad hoc alla Corte Internazionale di Giustizia ed esperto rinomato e rispettato di diritto internazionale all’Università di Cambridge, disse:

“Non si tratta solo di due questioni diverse; sono anche distinte l’una dall’altra nella loro natura stessa. Per quanto riguarda i Luoghi Santi, la questione consiste soprattutto nell'assicurare il rispetto dovuto agli interessi esistenti delle tre religioni e nell’assicurare le necessarie garanzie di libertà di accesso, di culto e di amministrazione religiosa. Questioni di tale natura non rappresentano che un problema marginale tra Israele ed i suoi vicini, e la loro soluzione non dovrebbe complicare le negoziazioni di pace.

Per quanto riguarda invece la Città stessa di Gerusalemme, il problema consiste nello stabilire un’amministrazione effettiva della Città che possa proteggere i diritti dei vari elementi della sua popolazione – cristiana, araba ed ebraica – ed assicurare la stabilità di governo e la sicurezza fisica, requisiti essenziali per la città dei Luoghi Santi”.

Gerusalemme città internazionalizzata

Il giudice Sir Elihu Lauterpacht nelle sue ricerche sulle questioni legali relative allo status di Gerusalemme e dei Luoghi Santi, ha osservato che la internazionalizzazione di Gerusalemme non era prevista nel mandato internazionale originale:

“Nulla era detto nel Mandato circa la internazionalizzazione di Gerusalemme. In effetti Gerusalemme, in quanto tale, non è menzionata – mentre lo sono i Luoghi Santi. E proprio ciò è ora un aspetto di rilievo. Questo dimostra che nel 1922 non vi era alcuna propensione a identificare la questione dei Luoghi Santi con la internazionalizzazione di Gerusalemme”.

I leaders arabi, compresi quelli palestinesi, hanno cercato di giustificare il loro diritto su Gerusalemme distorcendo il significato delle risoluzioni delle Nazioni Unite relative alla città. La risoluzione N° 181 delle Nazioni Unite, ad esempio, adottata dall'Assemblea Generale nel 1947, raccomandava di trasformare Gerusalemme ed i suoi dintorni in una città internazionale, o corpus separatum. Tuttavia i portavoce arabi ignorarono per loro convenienza il fatto che la risoluzione N° 181 era una raccomandazione non-vincolante.

Il professor Julius Stone, una delle autorità più conosciute del XX secolo in fatto di giurisprudenza e diritto internazionale, osserva che la risoluzione N° 181 “non aveva un effetto vincolante” fin dalle origini, dal momento che richiedeva di essere accolta da tutte le parti coinvolte:

“Mentre lo Stato di Israele ha espresso, da parte sua, la volontà di accettarla, gli altri stati coinvolti non solo l'hanno respinta, ma hanno anche illegalmente preso le armi per impedirne l'attuazione”.

Il giudice Lauterpacht scrisse, nel 1968, a proposito delle nuove condizioni che si erano verificate dopo il 1948 con riferimento all'idea iniziale sulla internazionalizzazione di Gerusalemme:

“Gli stati arabi hanno rifiutato il Piano di partizione e la proposta di internazionalizzazione di Gerusalemme.
Gli stati arabi hanno materialmente impedito l'applicazione della risoluzione dell'Assemblea Generale. Hanno cercato con la forza delle armi di cacciare gli abitanti ebrei di Gerusalemme per pervenire ad essere gli unici occupanti della città.
In tale frangente la Giordania si è presa unicamente il controllo della parte est della città, compresa la Città circondata dalle mura.
La Giordania, se ha concesso un accesso relativamente libero al Luoghi Santi cristiani, ha negato agli ebrei ogni possibilità di accedere ai Luoghi Santi ebraici. Questo è stato un allontanamento fondamentale da quelle tradizioni di libertà dei riti religiosi nella Terra Santa che si erano mantenute per secoli. Ed era anche un’evidente violazione degli impegni presi dalla Giordania nell'accordo di Armistizio firmato con Israele il 3 aprile 1949.
L'articolo VIII di questo Accordo prevedeva la creazione di un comitato speciale di rappresentanti israeliani e giordani che doveva formulare proposte concordate per determinati fatti “che, in ogni modo, devono includere gli elementi seguenti, sui quali esiste già un accordo di principio...il libero accesso ai Luoghi Santi ed alle istituzioni culturali e l'utilizzo del cimitero del Monte degli Ulivi”.

Le Nazioni Unite non hanno mostrato alcuna preoccupazione per la discriminazione che veniva fatta in tal modo nei confronti degli ebrei.

Le Nazioni Unite hanno ritenuto tollerabile il controllo, senza alcuna supervisione, esercitato dalle forze armate giordane sulla Città Vecchia di Gerusalemme – benché la presenza delle forze armate giordane ad ovest del Giordano fosse del tutto priva di qualsiasi giustificazione legale.

Fra il 1948 e il 1952 l'Assemblea Generale è gradualmente giunta ad accettare il fatto che il piano di internazionalizzazione di Gerusalemme era stato del tutto superato dagli eventi. Dal 1952,  fino a oggi, non si è più sentito assolutamente nulla su questa idea nell'Assemblea Generale.

Il 5 giugno 1967 la Giordania ha deliberatamente violato gli Accordi di Armistizio attaccando la parte di Gerusalemme in mano israeliana. Non vi era alcun appiglio, per questo attacco giordano, per poterlo considerare come una reazione ad un attacco israeliano. E' avvenuto nonostante le esplicite assicurazioni, portate a re Hussein tramite un Ufficiale dell’ONU, che, se la Giordania non avesse attaccato Israele, Israele non avrebbe attaccato la Giordania. Anche se la responsabilità di aver aggredito è normalmente addebitata allo Stato di Israele, per quanto riguarda la Guerra dei Sei Giorni, rimane il fatto che i due tentativi condotti presso l'Assemblea Generale nei mesi di giugno e di luglio del 1967 di arrivare alla condanna di Israele come paese aggressore sono falliti. Una chiara e straordinaria maggioranza dei membri della Nazioni Unite ha votato contro la proposta di considerare Israele come paese aggressore”.

Oggi Israele ha riunificato Gerusalemme e concesso illimitata libertà di culto. L'accesso a tutti i Luoghi Santi nella Città della Pace riunificata è assicurato. Il giudice, Sir Elihu Lauterpracht, ne dà conferma:

“I musulmani hanno beneficiato, sotto il controllo israeliano, di quella libertà che veniva negata agli ebrei sotto l’occupazione giordana”.

Infine deve essere osservato che, qualora la risoluzione N° 181 fosse ancora valida (il che tuttavia non è), oggi ci troveremmo nella condizione prevista in nella parte III-D dove si stabilisce che dopo 10 anni lo status di città internazionale avrebbe potuto essere sottoposto a referendum fra tutti gli abitanti di Gerusalemme per un cambiamento dello status della città – che oggi come ieri sarebbe stato deciso dalla determinante maggioranza ebraica della città.

Le Nazioni Unite e Gerusalemme.

Sia l'Assemblea Generale che il Consiglio di Sicurezza hanno un potere limitato sul futuro di Gerusalemme.

Il giudice Sir Lauterpacht spiegò nel 1968:

“L'Assemblea Generale non ha alcun potere di deliberare su Gerusalemme e non ha il diritto di emettere dei regolamenti per i Luoghi Santi. Il Consiglio di Sicurezza, naturalmente, mantiene i poteri previsti dal Capitolo VII della Carta in rapporto a minacce contro la pace, violazione della pace e atti di aggressione, ma questi poteri non si estendono all’adozione di alcuna posizione di ordine generale riguardante il futuro di Gerusalemme e dei Luoghi Santi”.

In origine l’internazionalizzazione di Gerusalemme faceva parte di una proposta molto più estesa ma gli stati arabi l'hanno rifiutata – sia presso le Nazioni Unite che sul terreno, con“un rifiuto evidenziato dall'invasione armata della Palestina da parte degli eserciti di Egitto, Iraq, Libano, Siria ed Arabia Saudita ... che avevano l'obiettivo di distruggere Israele”.

Le conseguenze dell'aggressione araba sono molto ben spiegate dal professore e giudice Schwebel, già Presidente della Corte Internazionale di Giustizia dell'Aia:

“Tra Israele, che ha agito in modo difensivo, nel 1948 e nel 1967, da una parte, ed i suoi vicini arabi, che hanno agito in modo aggressivo, nel 1948 e nel 1967, dall’altra, Israele ha un maggior titolo sul territorio che era la Palestina, compresa la totalità di Gerusalemme”.

I leaders arabi fanno riferimento alla Risoluzione N° 242 dell’ONU come base per le loro rivendicazioni su Gerusalemme.

La risoluzione N° 242 venne adottata dopo la guerra del 1967 quando Israele conquistò dei territori all’Egitto, alla Giordania e alla Siria dopo che questi stati avevano attaccato Israele. Tuttavia la risoluzione non fa mai menzione di Gerusalemme, né la risoluzione dell'ONU richiede un totale ritiro dai territori conquistati, ma si limita a un ritiro su “confini sicuri e riconosciuti” che devono essere negoziati tra le parti in causa. I palestinesi non erano parte effettiva in questa risoluzione.

Arthur Goldberg, ex Ambasciatore degli USA all’ONU (nel 1967) che ha collaborato alla stesura della risoluzione, ha testimoniato circa l'omissione di Gerusalemme dalla risoluzione N° 242:

“Io non mi sono mai riferito a Gerusalemme come a un territorio occupato. La risoluzione N° 242 non si riferisce in alcun modo a Gerusalemme e la sua omissione era voluta”.

In conclusione, circa il ruolo che le Nazioni Unite e la legge internazionale possono giocare nella determinazione del futuro di Gerusalemme, si può citare nuovamente il giudice Lauterpacht:

“Gli atti decisi dal governo di Israele per quanto si riferisce a Gerusalemme - sia la parte nuova che la vecchia – sono legali e legittimi.

I regolamenti futuri per i Luoghi Santi sono argomento da decidere separatamente dalla questione della amministrazione politica di Gerusalemme. La internazionalizzazione territoriale di Gerusalemme è un argomento chiuso, ma la possibilità di una internazionalizzazione funzionale non lo è. Quest’ultimo punto sta a significare, in effetti, il riconoscimento degli interessi universali sui Luoghi Santi che si trovano a Gerusalemme e l’adozione di collegamenti tra Israele e la comunità internazionale per dare un’espressione formale a questi interessi”.

Il terrore palestinese nella città della pace.

Gli arabi palestinesi hanno concentrato molti dei loro attacchi terroristici contro gli ebrei proprio a Gerusalemme, nella speranza di conquistare la città scatenando attacchi di terroristi suicidi che rendano insopportabile la vita nella città della pace. Ma questa non è una tattica nuova. La strategia araba di trasformare Gerusalemme in un campo di battaglia incominciò nel 1920.

Purtroppo i leaders arabi ricorrono spesso alla violenza nel tentativo di ottenere quello che non riescono ad ottenere ad un tavolo di negoziati. Quando a Camp David si interruppero le trattative nel 2000, i dirigenti palestinesi scatenarono l’intifada di al-Aqsa, in pratica una vera e propria guerriglia contro Israele.

Iniziò la vigilia di Rosh Hashanah, il capodanno ebraico, quando la folla araba tirò delle pietre dal Monte del Tempio sui fedeli ebrei in preghiera al sottostante Muro Occidentale. Questo attacco con le pietre si trasformò in una continua campagna di attacchi terroristici. Come polvere per innescare l’intifada, i dirigenti palestinesi incitarono i palestinesi e i musulmani del mondo con storie inventate che facevano ingannevolmente credere che gli ebrei avessero iniziato un assalto ad al-Aqsa quando Ariel Sharon fece una visita di mezz’ora al Monte del Tempio durante l’orario di apertura per i turisti. La verità è che i piani palestinesi per l’intifada erano iniziati subito dopo che Arafat aveva abbandonato i colloqui di Camp David.

Per quale ragione i palestinesi concentrano i loro attacchi terroristici sulla città della pace? Per il fatto che i palestinesi, nonostante la loro retorica, comprendono perfettamente il significato simbolico e spirituale che Gerusalemme ha per gli ebrei.

Gli attentati suicidi – contro autobus pubblici, caffé, centri commerciali ed altri luoghi affollati nel cuore della città – fin dagli accordi di Oslo del 1993, sono concepiti per rendere un inferno la vita degli ebrei di Gerusalemme. Atrocità come quelle commesse nei mesi di febbraio e marzo del 1996 con l'esplosione di due autobus della linea 18, in cui rimasero uccise 26 persone, e nel mese di agosto del 2001 con l'esplosione della pizzeria Sbarro, che uccise 15 persone (tra le quali 5 membri di una stessa famiglia), sono parte di un’unica battaglia che dura da 120 anni per la conquista di Gerusalemme, che gli arabi hanno scatenato in opposizione al sionismo

Nell'aprile del 1920 il furore, durato tre giorni, di gruppi di arabi religiosamente antisionisti fece sei morti e 200 feriti nel Quartiere Ebraico. Gli attaccanti devastarono sinagoghe e yeshivot e saccheggiarono case. Gli arabi cominciarono a piazzare bombe a orologeria in luoghi pubblici già nel febbraio del 1947, quando fecero saltare la strada Ben Yehuda, la principale arteria di comunicazione di Gerusalemme, lasciando sul terreno 50 morti.

Tutto questo venne fatto prima della nascita dello Stato di Israele. Nel corso degli anni 50 i Giordani sparavano periodicamente sulle abitazioni ebraiche dalle mura della Città Vecchia. Dopo la riunificazione della città nel 1967, gli Arabi iniziarono nuovamente la loro battaglia per la città mettendo bombe nei cinema e nei supermercati.

Il primo attacco terroristico in questa riaccesa battaglia avvenne nel 1968 con la bomba situata al mercato all’aperto di Yehuda che ha fatto 12 morti. I fatti reali che descrivono i comportamenti dei palestinesi dimostrano chiaramente che essi hanno perso ogni diritto – storico, religioso o politico – sulla Città della Pace.

Isreale: un piccolo immenso paese!

Israele è un piccolo stato, soltanto 29.000 chilometri quadrati, ma nonostante ciò, è un posto dalle incredibili varietà ed unici contrasti:
La parte centrale è il posto più popoloso della terra ma, essendo stati piantati più di 240 milioni di alberi, Israele è l’unico Paese al mondo che ha concluso il 20° secolo con più alberi di quanti ne avesse all’inizio!

Un progetto di iniziativa Israelo-Giordana, guidata da “Gli Amici della Terra del Medioriente”, ha come obiettivo quello di far rivivere la Valle del Giordano insieme all’area Rotemberg in un unico sito eco-turistico esteso attraverso i confini dei due Stati.

Grazie alla particolare posizione tra Africa, Asia ed Europa, quattro diverse zone bio-geografiche – Mediterranea, Steppa, Deserto e Africana – creano dei paesaggi unici al mondo a livello di varietà di climi, flora e fauna. La Gran Bretagna,10 volte più grande di Israele, conta 1756 specie diverse di piante, mentre Israele ne conta circa 2600!

500 milioni di splendidi uccelli riempiono i cieli di Israele con le loro spettacolari evoluzioni durante le loro annuali migrazioni.

La mancanza di precipitazioni per circa otto mesi all’anno, ha creato la necessità di sviluppare alternative sorgenti d’acqua. In Israele il 75% dell’acqua viene riciclata dopo l’uso e il più grande desalinizzatore al mondo si trova ad Ashkelon.

L’invenzione israeliana dell’irrigazione a goccia ha permesso di risparmiare in tutto il mondo enormi quantità d’acqua.

Negli ultimi 25 anni la produzione agricola in Israele è aumentata mantenendo costante la quantità di acqua utilizzata.

Come da Guinness dei primati mondiale, Israele spicca con il maggior numero di impianti di riscaldamento dell’acqua ad energia solare pro-capite.

Il primo impianto ad energia solare fu sviluppato dagli israeliani

Israele ha coltivato per prima le terre aride ed ha ospitato più di 200.000 persone da più di 130 stati in via di sviluppo per insegnare le tecniche agricole e di altri settori.

Una normale palma produce in media 17 kg di datteri all’anno. Le palme israeliane ne producono una media di 182 kg all’anno!

Ci sono oltre 200 aziende vinicole in Israele, di tutte le dimensioni, che producono rosso, bianco invecchiato, e vini frizzanti.

I primi risultati raggiunti nell’ambito dell’Hi-Tech risalgono già agli anni ’50: nel 1954 infatti, Weizac, uno dei primi computer al mondo, fu realizzato al Weizmann Institute of Science a Rehovot. Il 24% dei membri del mondo del lavoro hanno conseguito la laurea (terza più alta percentuale del mondo industrializzato). Israele ha il maggior numero al mondo di ingegneri e aziende Hi-Tech pro capite.

Israele ha il terzo più alto tasso di imprenditoria e il più alto nel mondo tra uomini e donne sopra i 55 anni di età.

Israele ha la più grande concentrazione di compagnie high-tech fuori dalla Silicon Valley!

Israele è una delle poche Nazioni ad aver disegnato, progettato, costruito, lanciato in orbita ed utilizzato i propri satelliti.

Israele è il paese straniero con il maggior numero di ditte che hanno scambi con il “Nasdaq” – The American Stock Exchange: 71 ditte di Alta Tecnologia con il totale di 2.3 miliardi (bilioni) di dollari.

La sede Intel di Haifa è la casa di famose tecnologie Intel come il Processore Intel core2.

Avete un telefono con macchina fotografica? La ditta Israeliana “Tranship” ha sviluppato la prima macchina fotografica con la più alta risoluzione che si adatta ad una scheda elettronica singola da usare per il telefoni cellulari.

Lo ICQ-il primo messenger fu inventato nel 1996 da quattro giovani israeliani.

In Israele furono inventati il Firewall, il primo antivirus, la prima mail vocale.

Ogni 10 secondi, qualcuno nel mondo acquista una chiavetta usb. La prima chiavetta usb fu inventata da una ditta israeliana “M.-Systems”.

La sede Microsoft in Israele è stata la prima in attività fuori dagli Stati Uniti.

Il primo software anti-virus è stato sviluppato in Israele negli anni ‘70.

La tecnologia usata dalla Nasa per trasmettere immagini sulla terra dalla luna fu sviluppata da due scienziati israeliani

Il sistema di depilazione Epiledi è un brevetto israeliano. Durante la prima settimana negli scaffali ne furono venduti in tutto il mondo più di un milione di pezzi!

Il famoso traduttore “Babylon”è un’invenzione israeliana!

La Mercedes Classe S lavora con microprocessore sviluppato da Motorola a Tel Aviv.

Israele registra il maggior numero di brevetti pro capite dopo USA e Giappone.

Ci sono enormi possibilità che il computer che stai usando adesso lavori grazie ad un processore creato a Kiryat Gad, in Israele.

Le immagini a colori ad alta qualità dei giornali sono trasmesse con tecnologie grafiche sviluppate da Scitex Israel.

Oltre un miliardo di persone che usano i telefoni sono collegate dal sistema telecom DCME sviluppato dall’azienda israeliana di telecomunicazioni ECI.

Quando un messaggio dice “questa chiamata può essere monitorata per ragioni di training o per migliorare la qualità del servizio” significa che è utilizzata la tecnologia israeliana di Verint sistems e Nice sistems.
La tecnologia per messaggi vocali, SMS e MMS è stata sviluppata in Israele

Israele conta un grandissimo numero di atleti (tennis, windsurf, judo e atletica) di altissimo livello, molti dei quali provenienti dall’ex Unione Sovietica, che hanno anche permesso di vincere 42 medaglie alle Speciali Olimpiadi del 2007, di cui 11 ori, 22 argenti e 9 bronzi!

Israele si trova al terzo posto nella classifica per le pubblicazioni scientifiche comparate al numero di abitanti.

Nel campo medico, due delle tre più importanti cure per la sclerosi multipla sono state realizzate in Israele.

I microbiologi israeliani hanno sviluppato il primo vaccino passivo contro il virus West Nile.

Un’azienda israeliana ha creato la prima video camera che può essere ingerita per diagnosticare cancri e disordini legati alla digestione, così piccola da essere inserita all’interno di una pillola.

Israele ha anche realizzato la prima pillola al mondo per garantire la dose quotidiana di insulina ai malati di diabete.

Il Centro Medico Pediatrico Schneider è l’unica struttura ospedaliera altamente specializzata nell’area del medioriente, dedicata esclusivamente al benessere di tutti i bambini e adolescenti.

Grazie alla ricerca di 2 premi Nobel, i professori israeliani Aharon Chehover e Avraham Hershko, siamo più vicini alla cura per la fibrosi cistica e il cancro.

Uno scienziato israeliano ha scoperto un altro stato di materia tra solido e liquido!

Uno scienziato israeliano ha scoperto come liberarsi dell’alito cattivo grazie ad un laser!

Un nuovo brevetto israeliano consiste in un ago che trova la vena da solo. Niente più paurose infermiere con lunghi aghi!

All’incirca 1 israeliano su 3 fa il volontario nel proprio tempo libero.

Israele è il secondo produttore mondiale di libri pro capite.

Israele è stata la prima Nazione al Mondo ad utilizzare il Kimberly Process, uno standard internazionale che certifica i diamanti senza disputa alcuna.

Quando Golda Meir fu eletta Primo Ministro nel 1969, divenne la seconda leader donna del Mondo mai eletta.

Il 33% delle esportazioni israeliane è destinato all’Europa grazie all’accordo di libero scambio che Israele ha sancito con l’Unione Europea nel 1975.

Nel 1984 e nel 1991 Israele trasportò in aereo all’interno dei suoi confini 22.000 ebrei etiopi in pericolo nel loro Paese.

La particolarità probabilmente più significativa, è l’incredibile varietà e multiculturalità della popolazione israeliana, circa 7,3 milioni di abitanti ma originari di più di 100 paesi, La gente in Israele utilizza più di 20 lingue, ma la lingue ufficiali sono l’Ebraico, l’Arabo e l’Inglese.


Informazioni da:

www.israel21c.org

www.israpedia.info

sabato 10 aprile 2010

Scoperto esplosivo lungo il confine tra Israele ed Egitto

Durante un'operazione militare lungo in confine con l'Egitto, le forze armate israeliane hanno scoperto diverse quantità di esplosivo in prossimità di strade utilizzate per il contrabbando dal Sinai.
Non è ancora chiaro il motivo della presenza di questo materiale che è stato fatto detonare dagli artificieri, ma l'esercito ritiene che dovesse servire a perpetrare atti ostili  in Israele a breve.

Come vengono falsate le notizie...

Alcuni giorni fa sul forum de Il Messaggero, quotidiano di Roma, un utente "denunciava" la mancanza di democrazia di Israele per presunte violazioni della libertà di parola.
Secondo il personaggio in questione, un giornalista di Haaretz, uno dei giornali meno letti nel paese ebraico ma stranamente più considerati all'estero (forse perchè è un giornale di sinistra e di opposizione.... stile Repubblica per intenderci), era stato costretto a rifugirasi a Londra e a non far più ritrono in Israele pena l'arresto.
Il forumista in questione ha vigliaccamente omesso di riportare tutta la notizia che è invece possibile leggere sui siti dei giornali israeliani quali per esempio il Jerusalem Post.
Il giornalista di Haaretz, Uri Balu, aveva pubblicato degli articoli basandosi su informazioni riservate che aveva ricevuto da Anat Kamm, una soldatessa che durante il suo servizio militare aveva provveduto a fare copie di centinaia di documenti top secret.
La ex soldatessa è attualmente agli arresti domiciliari per spionaggio (non è stata nè impiccata ad un palo della luce a Tel Aviv, ne torturata e nè data alle fiamme con un copertone addossso come invece usano fare i palestiensi nei confronti dei presunti "collaborazionisti" con Israele) e il giornalista vive a Londra da dicembre.

Come sempre le notizie vengono stomachevolmente stravolte ad uso e consumo dei denigratori di Israele.

Per maggiori dettagli consultate

mercoledì 7 aprile 2010

Colpi di mortaio contro Israele

Sparati 6 colpi di mortaio contro Israele (e diretti contro la zona di Eshkol e del Neghev) da Gaza oggi, ma non hanno raggiunto il territorio ebraico e sono caduti in territorio palestinese.
Nello scorso mese di marzo si è registrato un drastico aumento di attacchi contro Israele che è stato bombardato con 35 razzi e 6 bombe di mortaio contro i 5 razzi e le 5 bombe da mortaio del mese di febbraio.

martedì 6 aprile 2010

L'Iran arma Hamas a Gaza, ma la colpa è sempre di Israele

Angelo Pezzana
All‘incontro che si è svolto a Gaza domenica sera dovevano partecipare tutte le varie fazioni palestinesi, in lotta fra loro, ma unite dal comune nemico, Israele. Hamas, ovviamente, anche come ospite, poi il PFLP, il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, il Fronte Democratico e da Ramallah anche il Fatah di Abu Mazen, che però all’ultimo momento ha ha cancellato l’invito. I colloqui hanno affrontato il tema del coordinamento e la cooperazione fra i diversi gruppi per arrivare alla creazione di un “fronte unito della resistenza contro l’aggressione israeliana”, un fronte anche armato, come quello che ucciso i due soldati della Brigata Golani a Khan Yunis la scorsa settimana, da affiancare a uno cosidetto “popolare”, vale a dire tutte quelle forme che non prevedono l’uso militare, ma soltanto quello spacciato per “spontaneo”, rivolte come quelle attuate nei giorni scorsi nella città vecchia davanti al Muro Occidentale, con aggressioni a soldati e alle forze dell’ordine.
Il fatto più rilevante è stata però l’assenza di Al Fatah, che riapre la vera questione che impedisce la soluzione del conflitto israelo-palestinese e che rischia di mandare all’aria il progetto “due popoli due stati”, intendendo con il primo Israele, e l’Anp di Abu Mazen il secondo. E’ quindi logico chiedersi che senso abbiano le trattative per arrivare a creare in Cisgiordania la futura Palestina indipendente, quando un milione e mezzo di palestinesi vivono a Gaza, di fatto una entità territoriale dominata da Hamas, la cui unica funzione è da un lato mirare a distruggere Israele e dall’altro disarcionare il regime, moderato se paragonato al loro, di Abu Mazen a Ramallah. Già era rischioso accettare uno Stato confinante, senza la garanzia che fosse disarmato, e comunque sotto un controllo internazionale che ne prevenisse intenzioni bellicose o probabili colpi di stato che avrebbero pregiudicato la sicurezza di Israele. Ma qui si esagera, adesso gli Stati in fieri sono addirittura due, il che, se non fosse tragico, sarebbe comico, una situazione che non verrebbe presa in seria considerazione in nessuna altra parte del mondo. Il fatto che di mezzo ci sia Israele è l’unica spiegazione possibile.
In più, la penetrazione sempre più forte dell’Iran a Gaza ha permesso ad Hamas di ricostruire le infrastrutture militari, sono stati scavati nuovi tunnel al confine con l’Egitto, fortificazioni e zone di lancio per i missili, come si è visto nei giorni scorsi quando ne sono stati lanciati quindici contro i kibbutzim di confine, in grado di colpire elicotteri o droni in perlustrazione, forniti da Iran e Hetzbollah che si è assunto anche il compito di istruttore. A fornire missili anti-carro aveva già provveduto la Russia prima dell’offensiva dello scorso anno. É fuor di dubbio che oggi Hamas ha più armi di quante ne aveva prima. Ciò malgrado, Hamas non è più sola alla guida dei gruppi terroristi a Gaza, come si è visto dalle sigle spuntate in questo ultimo mese di attacchi. “Jund Ansar Allah”, l’esercito dei volontari di Allah, al quale si aggiunge l’ “esercito dell’islam”, che già nel 2006 rapì Gilad Shalit. A Gaza queste forze, apparentemente non inquadrate fra quelle direttamente sotto il comando di Hamas, vengono chiamate “Jaljalat”, in arabo “forte rimbombo”, formate da gruppi che considerano Hamas troppo pragmatico, collegati con al Qaeda, spesso protagonisti all’interno della Striscia di attacchi contro internet café, night club, convogli militari, strutture internazionali nei campi profughi.
Di fronte a questo scenario, è Israele a ricevere raccomandazioni e ordini perentori, perchè si affretti a sottoscrivere tutte le richieste che palestinesi , Onu e Stati europei lo esigono perchè, così dicono, è lo Stato ebraico a frapporsi alla nascita di uno Stato palestinese. E dire che basterebbe fare un giro d quelle parti per rendersi conto della situazione. A meno di non essere accecati dal pregiudizio antiebraico, o antisionista, il che è lo stesso.
O essere in malafede. Tertium non datur.

da LIBERO di oggi, 06/04/2010, a pag. 21