Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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Sempre con Israele!!!

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domenica 25 aprile 2010

25 aprile. Ricordo della Brigata Ebraica

CELEBRAZIONE DEL 25 APRILE 2010

Noi dell’Associazione Romana Amici d’Israele, da alcuni anni celebriamo il 25 aprile ricordando il contributo dato dalla Brigata Ebraica alla liberazione del nostro Paese dal nazifascismo.
Questa brigata, integrata nell’ottava armata del generale Alexander, era composta da 5000 giovani Ebrei, tutti volontari provenienti dalla Palestina, territorio a quel tempo amministrato dall’Impero Britannico e fino al 1917 sotto dominio ottomano. La “Jewish Brigade”, salpata dal Porto di Alessandria d’Egitto sbarcò a Taranto il 10 novembre del 1944: da qui risalì la penisola combattendo contro le truppe tedesche, contribuendo allo sfondamento della Linea Gotica e alla liberazione della Romagna sempre sotto la bandiera bianca e azzurra con al centro il Maghen David (la stella di David), quella stessa bandiera che il 14 maggio 1948 divenne la bandiera dello Stato d’Israele.
A Piangipane, sul fiume Senio in provincia di Ravenna, c’è il cimitero di guerra dove sono sepolti i Caduti di quella Brigata che si resero protagonisti, insieme ai gruppi di combattimento "Friuli" e "Cremona", di uno dei pochi assalti frontali con la baionetta di tutto il fronte italiano; altri cimiteri si trovano a Faenza, Coriano di Rimini, Forlì e a Bologna.
Quelle file di tombe con la stella di David sulla lapide, devono farci riflettere: il ricordo di tutti quei giovani – alcuni dei quali avevano appena vent’anni – che scelsero di combattere in terra straniera donando le Loro vite per un ideale di libertà, deve servire come riferimento ideale per offrire la nostra solidarietà a sostegno della lotta di coloro che si oppongono ai regimi totalitari, dispotici e anti democratici.
Ricordiamo il sacrificio di quei combattenti della Brigata Ebraica, figure eroiche come l’italiano Enzo Sereni, Hanna Senesc ed Aviva Reich che, paracadutati dietro le linee naziste, vennero catturati, deportati, torturati e fucilati. Essi hanno preso idealmente e spiritualmente il testimone da quegli Ebrei che, dal 19 aprile al 16 maggio del 1943, a Varsavia, con poche armi e una sovrumana forza della disperazione combatterono fino all’estremo sacrificio contro i nazisti che si accingevano a “liquidare” definitivamente il ghetto riuscendo per un mese a resistere ai tedeschi: combatterono con bombe incendiarie, pistole e fucili contro un nemico che disponeva di cannoni, carri armati, lanciafiamme e mitragliatrici.
I pochi superstiti furono poi avviati a morire nelle camere a gas di Treblinka e di Auschwitz/Birkenau. Per dare la misura del valore di questa rivolta, basti pensare che la Francia, che disponeva di un esercito moderno, attrezzato con le armi più sofisticate e che aveva una linea difensiva, la linea Maginot, che si diceva fosse invalicabile, resistette alle truppe tedesche meno di quanto fecero gli ebrei del ghetto di Varsavia.
Quest’anno il 25 aprile, festa della liberazione dal nazifascismo, lo dedichiamo alla resistenza iraniana contro l’attuale regime totalitario e teocratico che opprime quel Paese di grande civiltà e cultura.
Quando si obietta, come a volte si legge su alcuni organi di stampa italiani, che Ahmadinejad è stato liberamente eletto, vorrei ricordare che anche il partito nazista nel gennaio 1933 risultò essere il partito che aveva ottenuto il maggior numero di voti in libere elezioni, e per questo motivo Hitler ottenne l’incarico di formare il governo. Ma soltanto 40 giorni dopo venne attivato il lager di Dachau, il primo di una orrenda rete, nella quale morirono 11.000.000 di esseri umani, di cui 6.000.000 erano ebrei.
Attenzione, queste cifre enormi non sono un mero dato numerico come insinuava Stalin quando diceva: “un morto è una tragedia; un milione di morti sono un dato statistico”.
Erano esseri umani, ciascuno con un volto, una storia, una famiglia.
Quando sentiamo Ahamadinejad che nei suoi micidiali proclami annuncia propositi di distruzione d’Israele, giunge a negare la Shoà, rivendica la necessità di disporre dell’atomica, e pretende di essere il portavoce di una politica istericamente anti americana e contro Israele e gli Ebrei, sembra di riascoltare i deliri nazisti che portarono il mondo sul baratro.
La guerra scatenata da Hitler produsse nel mondo 50.000.000 di morti, ed è per questi motivi che i proclami del presidente iraniano non possono essere sottovalutati né minimizzati come accadde allora con i propositi dell’imbianchino austriaco.
Nel mondo ci sono oggi molti esuli iraniani, l’equivalente degli antifascisti di ieri che furono costretti ad emigrare durante la dittatura fascista. Oggi essi lottano per la fine della dittatura teocratica, del terrorismo islamico, e a favore della democrazia nel loro Paese.
A loro va la nostra solidarietà e quella di ciascun democratico.
Concludo ricordando qui le parole di Hanoch Bartow un militare della Brigata Ebraica che disse: “Andammo dal popolo ebraico come l’angelo della vita. Si pensa che un soldato uccida o venga ucciso … ciò che noi facemmo come soldati, fu di trovare delle persone morte e di aiutarle a tornare alla vita.”

Shalom a tutti voi!

Mai più Auschwitz!

2 commenti:

  1. E` la seconda volta che cerco di lasciare uno scritto nei commenti. Comincia a sembrarmi strano che nessuno fa commenti, in questo blog. Ci sentiamo alla terza.
    anciton

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  2. Ciao anciton. Il tuo primo commento l'ho pubblicato e ti ho risposto. Ultimamente sono stato piuttosto impegnato e non sono riuscito a stare dietro alle notizie. Perdona il ritardo. Cercherò di non rimanere indietro con gli aggiornamenti.

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