Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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mercoledì 19 maggio 2010

Gaza: banca chiusa per terrorismo

di Dimitri Buffa

Arab Bank era uno dei pochi sportelli ancora aperti nella Striscia di Gaza. In questa filiale le Ong accreditavano gli stipendi per i loro operatori, da ora non sarà più così, a causa dei “prelievi”, o meglio delle rapine, di Hamas.
La scorsa settimana in uno dei pochi sportelli bancari che ancora rimangono aperti a Gaza si erano presentati alcuni uomini armati chiedendo di ritirare ben 400 mila dollari di quelli depositati nel fondo delle tasse pagate sui depositi bancari all’Anp dai cittadini residenti. Da quelle parti funziona così, e non si chiamano rapine ma “prelievi”. Magari un po’ forzosi. Per questo motivo, e per evitare di finire nel mirino delle autorità internazionali che da tempo si sono date dei “global standard” a proposito del denaro di dubbia provenienza e nelle rimesse che sono sospette di nascondere finanziamenti al terrorismo internazionale, da una settimana hanno chiuso nella Striscia i due principali sportelli della Arab Bank e presto chiuderà anche il terzo e ultimo.
La fonte della notizia è il settimanale economico israeliano “Calcalist”, che è il quotidiano economico pubblicato dal gruppo che possiede anche Yedioth Aronoth. La notizia è stata poi ripresa in Italia dal sito della ong secondoprotocollo.org che è una di quelle specializzate in Italia nella diffusione di notizie scomode e poco politically correct.
Notare che a Gaza e nella West Bank, dove per ora la banca continuerà a mantenere i propri sportelli, la Arab Bank ha una tradizione che data dal 1930, cioè dalla sua stessa fondazione quando i paesi che oggi si chiamano Israele, Libano, Siria e Territori Palestinesi, erano tutti contenuti nella provincia dell’impero ottomano che si chiamava Palestina e che era all’epoca gestita sotto il mandato britannico. Insomma una vera e propria istituzione fatta scappare a gambe levate dai terroristi di Hamas e dalle bande armate che dominano la Striscia dopo il ritiro israeliano e dopo la fuga dell’Anp in seguito a una sanguinosa guerra civile tra palestinesi che seguì il putsch degli uomini di Ismail Hanyiha del 2006.
Il colpo per Hamas sarà in prospettiva quasi micidiale. Arab Bank era infatti l’unico istituto di credito che nella Striscia di Gaza rispettava, sia pure solo formalmente, gli standard internazionali e per questo era l’unico canale usato per il trasferimento dei soldi dall’estero all’interno della Striscia. Per lo stesso motivo era anche l’unico canale usato dalle agenzie umanitarie per il trasferimento di fondi per gli stipendi alle persone che operano nella Striscia di Gaza.
Alla base della decisione presa dai vertici della grande banca araba ci sarebbe, come si accennava, proprio il timore di sanzioni per la gestione “allegra” dei trasferimenti di fondi dall’estero ad alcune agenzie umanitarie, denari che poi sarebbero finiti nelle mani del movimento terrorista. Ma non solo, Ynetnews, citando fonti all’interno della Striscia di Gaza, racconta che negli ultimi tempi Hamas avrebbe richiesto alla Arab Bank il pagamento di tutto il denaro raccolto con la tassazione sui movimenti bancari. Soldi che normalmente venivano trasferiti alla Autorità Nazionale Palestinese presso la sede della stessa banca di Ramallah. La scorsa settimana uomini armati di Hamas erano anche entrati nella filiale di Gaza della Arab Bank pretendendo la consegna di 400.000 dollari frutto, secondo loro, della tassazione dei movimenti bancari. Insomma se in Italia Fassino sognava una banca e la Lega tenta ancora oggi di far parte del salotto buono nel board di Intesa San Paolo, a casa loro quelli di Hamas nelle banche ci entrano direttamente con il kalashnikov.
Probabilmente quell’episodio è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. E che sommata ai diversi rapporti internazionali dell’Fmi, che indicavano la Arab Bank come il terminale di tutta una serie di spericolate operazioni finanziarie a favore di Hamas e mascherate dietro al paravento degli “aiuti umanitari”, deve avere convinto il management centrale di una delle più importanti banche arabe del mondo a farla finita con Gaza e Hamas.
Nella Striscia di Gaza restano ora solo due banche locali, la Bank of Palestine e la Islamic Bank, che però non garantiscono alcuno degli standard internazionali richiesti per poter ricevere bonifici dall’estero. Le banche estere infatti non possono inviare denaro a questi due istituti in quanto gli stessi sono privi di qualsiasi sorveglianza sulla effettiva destinazione dei soldi.
La chiusura delle filiali della Arab Bank pone di fatto fine ad anni di operazioni finanziarie semi delinquenziali, spesso nascoste da finanziamenti ad alcune organizzazioni umanitarie che poi giravano il denaro direttamente nelle mani di Hamas con il paravento di voler sostenere programmi di emergenza e di sussistenza alla popolazione. C’è ora da valutare quale sarà la reazione nel breve periodo dei terroristi che governano Gaza e che tengono in ostaggio il povero caporale Gilad Shalit ormai da quasi quattro anni.
(Fonte: L’Opinione, 12 maggio 2010)

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