Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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Lettori fissi

mercoledì 5 maggio 2010

I cittadini arabi d’Israele meritano una leadership migliore

di Salman Masalha

La visita in Libia, settimana scorsa, di una delegazione di esponenti arabo-israeliani indica uno smarrimento di direzione sia politica che morale. Il gruppo, che comprendeva rappresentanti di tutti i partiti politici, i settori e le comunità arabe, ha rivelato la profondità della confusione politica che vige fra coloro che sostengono di rappresentare i cittadini arabi d’Israele. La visita non ha in alcun modo contribuito al rispetto né per i membri della delegazione né per i loro elettorato.

Sono personalità che si disprezzano a vicenda non meno di quanto non disprezzino Avigdor Lieberman e i pari suoi nei partiti sionisti, in alcuni casi anche di più. Ma, meraviglia delle meraviglie, tutt’a un tratto si sono riuniti tutti quanti per volare via a godersi l’ospitalità niente meno che di Muammar Gheddafi, l’uomo che più di ogni altro incarna il côté impresentabile dei regini arabi, l’autocrazia tribale.

Questo individuo capriccioso e imprevedibile può affermare senza battere ciglio una cosa e il suo contrario nella stessa frase, senza che nessuno osi chiedergli spiegazioni per paura che la domanda diventi anche la sua ultima domanda.

Dopo il banchetto offerto dal loro anfitrione, è arrivato il momento dei discorsi untuosi, completi della panoplia di tutti gli slogan più frusti e di tutti i superlativi più esagerati che i despota di più basso rango si aspettano di sentire su se stessi. Ha superato se stesso il parlamentare Talab al-Sana, che ha chiesto al tiranno se la Libia avrebbe aperto le porte delle sue università agli studenti arabi da Israele (che già accedono, naturalmente, alle università israeliane). Supplica che ha trovato immediata soddisfazione. Anziché preoccuparsi per le scuole e per l’istruzione nel suo paese – Israele – Talab al-Sana vuole mandare gli studenti in Libia. Esattamente dove stia meditando di mandarli e a imparare cosa, il magniloquente e gagliardo parlamentare arabo-israeliano non l’ha detto. Forse all’eminente istituto libico del nano-uncinetto o all’insigne accademica libica per la scienza del barbecue?

Dopo il rito delle adulazioni, il grande leader, Sua Maestà il Re dei Re e il Capo dei Capi (così Gheddafi si è definito di recente), dicono abbia fatto sedere i suoi ospiti e per due ore tonde tonde abbia propinato loro un’ampia epitome delle sue puerili teorie. Fra l’altro, li ha esortati a prendersi due, tre o quattro mogli ciascuno e a fare figli in quantità. Nessuno dei presenti ha ritenuto di avere una sola parola da obiettare.

Ora, va detto forte e chiaro: questo genere di trasferte da parte di rappresentanti arabi israeliani per andare a baciare la pantofola a questo o quel satrapo arabo, non solo costituisce un insulto all’intelligenza, ma danneggia anche le giuste lotte della minoranza araba di questo paese. Col solo fatto di recarsi in quei luoghi e di farvi le dichiarazioni che fanno, non fanno che approfondire il rigetto verso gli arabi dell’opinione corrente israeliana, quel rigetto contro il quale essi giustamente si battono da anni. Col fatto di non saper resistere alla tentazione di accettare questi inviti da parte di dittatori arabi, quali che siano, queste personalità arabo-israeliane accettano di farsi strumento nelle mani di quei dittatori.

Sorprendentemente fra i partecipanti alla scampagnata c’erano rappresentanti di partiti politici come Balad, che sventola il vessillo dello stato “di tutti i cittadini” (in contrapposizione a “stato ebraico”) e Hadash, che un giorno sì e un giorno no sbandiera il suo essere un partito “arabo-ebraico”. All'improvviso tutti questi parlamentari si sono scordati d’aver prestato alla Knesset un giuramento di lealtà allo stato d’Israele, e si sono dimenticati di chi e di che cosa dovrebbero essere i rappresentanti. Hanno scordato che “tutti i cittadini” significa anche i cittadini ebrei. Hanno scordato che un partito “arabo-ebraico” comprende anche gli ebrei. Hanno scordato tutti i loro slogan purissimi e correttissimi e sono volati a rifugiarsi nella tenda dell’ignoto.

Delegazioni come questa rivelano il grado di immaturità civile, politica e nazionale della leadership araba di questo paese. Esse mettono in evidenza il cronico abbandono emotivo, sociale e politico patito dai cittadini arabi e dalla loro dirigenza. Questo viaggio in Libia ha portato alla luce la miseria intellettuale delle persone che pretendono di rappresentare e di guidare la società araba israeliana. I cittadini arabi d’Israele meritano una leadership migliore, una leadership più seria e matura.

(Da: Ha’aretz, 29.4.10)

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