Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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Lettori fissi

mercoledì 30 giugno 2010

Gaza come non l’avete mai vista

di Sharon Levi


Quando si parla di Gaza uno si immagina un posto angusto, si immagina distruzione, povertà, fame e sete, luoghi bui dove le persone sono costrette a usare lampade a petrolio per potersi guardare in faccia dopo il calar del sole. I racconti dei prodi ed eroici “inviati speciali” e di alcune Ong ci raccontano questo scenario ogni giorno. Peccato che non sia proprio così.
Dei mercati e dei negozi ricchi di ogni ben di Dio lo sapevamo già, quello che invece non sapevamo era tutto il resto. Per inciso, le immagini le ha diffuse un forum palestinese, quindi nessuna propaganda sionista. Anche le foto delle mega-ville dei boss di Hamas vengono da fonti palestinesi o da altri forum palestinesi. Come si può vedere la situazione non è proprio come ce la descrivono i prodi “inviati speciali”. E se siete “operatori umanitari” in viaggio nella Striscia di Gaza per scoprire la terribile situazione dell’area non esitate ad andare al Roots Club in Cairo Street, a Remail, dove troverete un locale di lusso, cucina tipica araba e tanto, tanto altro (imperdibile il video della pubblicità del locale e ricordate che siamo a Gaza). Il locale, a quello che dicono, è sempre pieno di “operatori umanitari”, funzionari dell’Onu e non mancano nemmeno le donnine per un buon “dopo cena”. Ma in fondo, l’accoglienza araba è rinomata in tutto il mondo, per cui non c’è da meravigliarsi. E poi, non si vorranno mica lasciare gli intrepidi “operatori umanitari” senza un minimo di comfort e di “conforto”? Dopo durissime giornate passate a denunciare la terribile vita di Gaza, il minimo che uno possa fare è andare in uno di questi locali.
Ed eccoci a parlare dell’annoso problema dell’acqua a Gaza e di quello dell’elettricità, anche questi beni essenziali interdetti dal terribile stato sionista. Peccato che, a quanto si vede, a Gaza ci sono bellissime fontane (davvero belle, senza retorica) zampillanti acqua corrente e illuminate da splendidi giochi di luce. Le strade sembrano più quelle di Las Vegas piuttosto che quelle di una città che viene descritta al buio.
Adesso mi viene un dubbio: non è che tutti questi “operatori umanitari” che vanno e vengono da Gaza, tutti questi “inviati speciali”, si trovano meglio da quelle parti che nel costosissimo occidente? Il mare è bellissimo, la cucina ottima, la compagnia assicurata (per uomini e donne), i locali sono decisamente alla moda. Magari andando a fondo si potrebbe scoprire anche qualche boutique di lusso dove comprare abiti di marca e originali a prezzi stracciati (qui i cinesi non sono ancora arrivati). Vuoi vedere che tutti questi “operatori umanitari” vanno a Gaza per farsi una bella vacanza (e magari un nome) con pochi soldi saltando da un locale di lusso ad una boutique passando, magari, per qualche bella villa in riva al mare dove, di certo, non mancano deliziose festicciole per gli amici di Hamas?

I profughi palestinesi dimenticati dai pacifinti

Beirut, 27 Giugno 2010

Diverse centinaia di profughi palestinesi hanno partecipato domenica a una manifestazione davanti al parlamento libanese a Beirut per rivendicare i propri diritti. In Libano, profughi e discendenti di profughi palestinesi, benché vi abitino da decenni, non godono di diritti nè civili nè politici.
 
(Fonte: Israele.net)

"Resta l'iraniano ma via l'israeliano, doppio standard alla Stampa estera".


di Giulio Meotti

Roma. E’ tornato al lavoro all’Associazione della Stampa estera di Roma, pur essendo agli arresti domiciliari, il giornalista iraniano Hamid Masoumi. Corrispondente della televisione di Teheran in Italia, Masoumi è sotto inchiesta della procura di Milano per spionaggio e traffico di armi dall’Italia verso la Repubblica islamica dell’Iran. Un’accusa gravissima che ha fatto tremare il mondo dei corrispondenti esteri in Italia, che si è scoperta all’improvviso terra di conquista per il Mois, il servizio segreto di Teheran. In nome del garantismo si può comprendere perché la Stampa estera, finanziata dallo stato italiano e che rappresenta i corrispondenti stranieri a Roma, abbia deciso di non avviare un procedimento nei confronti dell’iraniano pur con una simile accusa a carico. Tutti si augurano che cadano le incriminazioni contro Masoumi, anche perché sarebbe grave l’immagine di un corrispondente, accusato di spionaggio e traffico di armi verso uno stato sotto sanzioni, che durante una conferenza stampa pone delle domande a un ministro italiano. Ma quel che getta un’ombra di sospetto sul doppio standard della Stampa estera è la gestione dei casi di altri due membri iscritti alla stessa associazione. Parliamo del caso di Menachem Gantz, attualmente corrispondente a Roma del maggiore quotidiano israeliano, Yedioth Ahronoth. Lo si ricorderà protagonista di un famoso incidente diplomatico durante la visita in Italia dell’allora ministro degli Esteri iracheno, Tareq Aziz. Si era nel 2003, nei giorni immediatamente precedenti l’invasione dell’Iraq. L’allora sindaco di Roma, Walter Veltroni, annullò il previsto incontro a Villa Torlonia. Il motivo dello schiaffo capitolino? Il giornalista israeliano Gantz si era alzato durante la conferenza stampa per rivolgere una domanda al vice rais: “I missili iracheni hanno una gettata in grado di colpire Israele?”. Ma, una volta annunciata la sua provenienza, Gantz fu bloccato dallo stesso Aziz, perché non intendeva parlare a un “israeliano”. Quando Gantz, che allora lavorava per il quotidiano Maariv, scrisse alla Stampa estera di cui era socio una lettera in cui si lamentava dell’atteggiamento intollerante all’interno dell’associazione, il giornalista fu espulso. La sua “colpa” è di aver spedito una copia della lettera alla Farnesina, a suo avviso indispensabile visto che la Stampa estera è finanziata dallo stato italiano. “Tutto quello che la Stampa estera critica dell’Italia dentro all’associazione si comporta anche peggio”, dice Gantz. La Stampa estera non ha avuto con Gantz la stessa prudenza mostrata nei confronti di Masoumi. L’israeliano è stato sospeso per una lettera, mentre l’iraniano non ha subìto conseguenze nonostante l’inchiesta in corso. Poi c’è stato il caso di Ariel Dumont, corrispondente allora di France Soir. La giornalista prese una copia della famosa lettera di Gantz per affiggerla in bacheca. Sospesa dall’associazione, Dumont si rivolge al Tribunale di Roma. “Hanno rifiutato di appendere la lettera, allora io sono intervenuta perché i soci dovevano sapere”, dice Dumont, oggi corrispondente del noto settimanale francese Marianne. “Così ho rimesso la lettera in bacheca perché tutti sapessero. Ho espreso critiche pubbliche, prima mi hanno sospesa per un anno e poi, quando ho vinto la causa, mi hanno cacciata”. Nel 2007 il Tribunale di Roma ha scritto che erano stati violati i suoi diritti civili e la Costituzione italiana. “Ho rotto il muro dell’omertà. Mi hanno espulsa in via definitiva, nonostante il giudice avesse ordinato il mio reintegro. Poi vanno a dare lezioni a Berlusconi sulla libertà di stampa”. La versione del presidente della Stampa estera, Maarten van Aalderen, è la seguente: “Il giudice ha deciso di mettere Masoumi agli arresti domiciliari e che può continuare a frequentare la Stampa estera. Non me la sento di andare contro la magistratura italiana. Su Menachem Gantz, fu sospeso perché ritenevamo che non dovesse spedire la lettera alla Farnesina. Ha violato la lealtà verso i suoi soci. Non mi pento di averlo sospeso perché ha continuato a farlo. Sulla Dumont votai contro l’espulsione”. La risposta più significativa a questi casi si trova in una lettera che gli avvocati della Stampa estera hanno spedito al Tribunale di Roma in merito al caso Dumont. Si legge che “per esercitare la professione di giornalista non è affatto necessaria l’iscrizione all’Associazione della Stampa estera, né tantomeno l’utilizzo delle sue strutture (prova di ciò è che corrispondenti di prestigiose testate giornalistiche straniere – l’Economist, il Los Angeles Times, Tv Globo etc., – non sono iscritti all’associazione)”. Ma allora sorge legittima una domanda: qual è il motivo dell’esistenza di quest’associazione?

lunedì 28 giugno 2010

Aiuti umanitari

Per la cronaca: nella giornata di oggi, Israele ha inviato 139 tir contenenti benzina, gas e beni di vario genere.

Torno a ribadire un concetto che  i soliti pacifinti sinistri nazicomunisti continuano a ignorare: a Gaza non esiste una crisi umanitaria. Sicuramente la popolazione non se la passa bene, ma cibo e medicine non mancano.

Ultime dal fronte

Un palestinese ha sparato un missile anticarro dal nord della striscia di Gaza contro i soldati israeliani che si trovavano nei pressi di Nahal Oz .
Le IDF e l'ISA, in seguito a pattugliamenti congiunti hanno individuato e colpito il terrorista che con il missile aveva daneggiato un mezzo dell'esercito senza fortunatamente provocare feriti.

Dall'inizio del 210 sono stati sparati oltre 90 razzi e colpi di mortaio contro il territorio israeliano, dalla fine dell'operazione Cast Lead invece tale cifra sale a circa 330 razzi.

L'esercito israeliano continuerà a proteggere i propri cittadini dagli attacchi terroristici.

domenica 27 giugno 2010

Avviso

Nei prossimi giorni, per motivi personali, mi sarà difficile aggiornare il blog, inserire i vostri commenti e rispondervi.
Dal 4 luglio ricomincerò a scrivere regolarmente.

Un saluto a tutti

VIVA ISRAELE!

Onore a Mosab Hassan Yousef

Israele ha espresso il suo profondo elogio al palestinese Mosab Hassan Yousef, figlio dello sceicco Hassan Yousef, uno dei fondatori di Hamas e tuttora uno dei suoi capi in Cisgiordania. Le informazioni di intelligence da lui fornite hanno permesso a Israele di scoprire un certo numero di cellule terroristiche e di prevenire tra il 1997 e il 2008 decine di attentati esplosivi suicidi e tentativi di assassinare personalità israeliane.
Questo ragazzo, converitosi al cristianesimo e che oggi vive in California, ha permesso di salvare centinaia si vite umane. Grazie a lui, tra l'altro, sarebbe stato arrestato il capo di Tanzim, Marwan Barghouti. 

La tirannia dei numeri: olocausti veri e presunti.

Si sente spesso parlare, in relazione alle sofferenze del popolo palestinese, di olocausto, massacro, strage, genocidio.
La frase ricorrente, tanto da essere entrata nel luogo comune, almeno nel mondo arabo e in europa, è "gli ebrei stanno facendo ai palestinesi ciò che i nazisti fecero agli ebrei".

Facciamo due conti, atroci come solo la nuda verità sa esserlo, ma necessari.
Non significa sminuire il dolore per le vite perdute (siano esse ebree, arabe, cristiane), questo vuole solo essere una constatazione di fatti.

I numeri della Shoah ebraica.

Furono uccisi, in termini assoluti, 6.000.0000 in 5 anni, in media 1.200.000 milioni all'anno, 3287 al giorno, 137 all'ora, 2,28 al minuto.
In termini relativi, circa il la metà, cioè il 50%, dell'attuale popolazione ebraica scomparve in cinque anni.

I numeri dell'"olocausto" palestinese.

Nei 62 anni dallo scoppio del conflitto arabo-israeliano nel 1948 ad oggi (tralasciando le vittime da entrambe le parti nei disordini e nei pogrom dei 30 anni precedenti, causate in gran parte dall'esercito britannico, almeno per quanto riguarda le vittime palestinesi), fonti differenti riportano da un minimo di 51.000 vittime a un massimo di 82.000 tra israeliani, le nazioni arabe belligeranti e i palestinesi.
Di queste vittime, confrontando i dati del PNBS (Palestinian National Bureau of Statistics), che non ha di certo interesse a minimizzare le perdite subite, per gli eventi messi a disposizione, una stima totale piuttosto abbondante è intorno alle 18.000 vittime palestinesi.

In termini assoluti, 18.000 in 62 anni, in media 290 all'anno, 0,79 al giorno.
In termini relativi, circa lo 0,15% dell'attuale popolazione palestinese è scomparsa in sessantadue anni.

Quindi, l'affermazione "gli ebrei stanno facendo ai palestinesi ciò che i nazisti fecero agli ebrei" è un'affermazione che dal punto di vista numerico è esatta tanto quanto lo è il rapporto tra 0,15 e 50, cioè 0,003, ovvero accurata allo 0,3%.
E questo anche ignorando la differenza che passa tra il valore di ciò che avviene in cinque anni e ciò che succede in sessantadue.
E ignorando anche che in sole due settimane, nel settembre del 1970, l'esercito della Giordania ne uccise un numero che è stimato variamente, (secondo Yasser Arafat fu di 20.000 - Bailey, p.59, The Making of a War, John Bulloch, p.67 ), ma comunque superiore o quanto meno paragonabile a quei 18.000 che sono caduti per mano israeliana in 62 anni.
E ignorando anche che gli ebrei non avevano scatenato una guerra contro la Germania, e iniziarono a usare le armi, per altro molto sporadicamente, solo negli ultimi due anni della guerra.
Accettereste di vendere la vostra automobile allo 0,3% del valore?
Vi fareste trasfondere lo 0,3% del sangue di cui avete bisogno?
Usereste con una mappa raffigurante lo 0,3% del territorio in cui dovete orientarvi?
Perchè prendere per accettabile un'affermazione accurata allo 0,3%, cioè più o meno quanto un cucchiaino scarso di sale sta a un intero pacco da un chilogrammo?

venerdì 25 giugno 2010

Produrre elettricità dal manto stradale:tecnologia israeliana sulla Venezia-Trieste

L’israeliana Innowattech sta sviluppando una tecnologia per generare elettricità dal traffico stradale. Il sistema sfrutta lo “stress” da traffico pesante e si basa sull’impiego di generatori piezoelettrici di nuova generazione in grado di catturare, accumulare e riutilizzare l’energia derivante da peso, movimento, vibrazione o cambiamenti di temperatura.
Nel suo primo progetto commerciale la azienda fornirà la propria tecnologia per illuminare i segnali stradali sull’autostrada Venezia-Trieste. L’impresa italiana Impregilo SpA sta lavorando per migliorare la Venezia-Trieste con un investimento di 225 milioni di euro. I lavori sono cominciati nel 2010 e dovrebbero essere completati nel 2013. Il progetto comprende l’allargamento della strada a tre corsie in ogni direzione e la costruzione di circa 16 km di ponti e sovrappassi.
Lucy Edery-Azulay, CEO di Innowattech, ha dichiarato a Globes, il principale quotidiano finanziario di Israele, che “i conducenti leggeranno le informazioni sul traffico su cartelli elettronici che saranno azionati dall’elettricità generata dai loro stessi veicoli”. Generatori Innowattech saranno posti sotto lo strato superiore di asfalto dell’autostrada. La tecnologia Innowattech converte in elettricità l’energia meccanica del traffico veicolare o ferroviario.
Il centro Ricerca e Sviluppo di Innowattech è presso l’istituto Technion di Haifa.
Secondo Edery-Azulay, entro la fine di giugno Innowattech avrà firmato altri accordi con varie compagnie in tutto il mondo che sono interessate alla sua tecnologia.

(Da: Israel 21c, 22.05.10)

giovedì 24 giugno 2010

Roma per Shalit

Per tutti coloro che amano Israele, per tutti coloro che amano la libertà, per tutti coloro che amano la democrazia è il tempo di agire: oggi alle ore 21,30 appuntamento al Colosseo per essere vicini a Noam Shalit, il papà di Gilad, che da quattro interminabili anni è nelle mani degli aguzzini di hammazz!

FREE GILAD SHALIT!
FREE RON ARAD!

VIVA ISRAELE!

domenica 20 giugno 2010

Cronache dal fronte

Anche se in ritardo segnalo quanto accaduto nei pressi di Eilat lo scorso 16 giugno:

nella mattina di mercoledì, militari israeliani hanno individuato un gruppo di uomini armati che stavano tentando di infiltrarsi in Israele attraverso il confine con l'Egitto approssimativamente a 40 km a nord di Eilat.
Uno dei terroristi è stato ucciso dalle forze armate di Israele.
Gli altri 5 membri del commando hanno lasciato un ordigno esplosivo e sono rientrati in Egitto.
L'ordigno è stato individuato e neutralizzato dagli artificieri.
L'operazione si è svolta in collaborazione con l'esercito egiziano.

Aiuti umanitari a Gaza dal 6 al 12 giugno 2010

STATE OF ISRAEL MINISTRY OF DEFENSE
COORDINATOR OF GOVERNMENT ACTIVITIES IN THE TERRITORIES

Gaza Strip Merchandise and Humanitarian Aid Report - June 6th to June 12th, 2010

CROSSING STATUS WEEKLY REPORT

The travel of humanitarian and medical cases is maintained.

DETAILED CROSSING ACTIVITY

Overall, 578 truckloads (12,007 tons) were unloaded at the crossings.

Foreign Relations Branch, Hakirya, Tel Aviv – Tel.: 03-6977622/3 – Fax: 03-6967976

Erez

262 Int. Org. staff members entered Israel.

185 Int. Org. staff members entered the Gaza Strip.

383 patients and accompanying individuals crossed into Israel and the West Bank.

Kerem Shalom

485 truckloads (8,853 tons) were imported to the Gaza Strip.

1,215,037 liters of Heavy-Duty Diesel for the power station were transferred.

962 tons of Cooking Gas were transferred.

Erez

Open Sunday through Friday.

Karni Conveyor

93 truckloads (3,154 tons) were imported to the Gaza Strip.

Karni Conveyor

Open on Tuesday.

Kerem Shalom

Open Sunday through Thursday.

Detailed Merchandise Transfer for the Gaza Strip Imports

Merchandise Truckloads

Food

Products

Cooking Oil 30

Rice 5

Legumes 5

Wheat 19

Produce (Fruits and Vegetables) 53

Meat, Chicken and Fish Products 26

Flour 31

Dairy Products 31

Animal Feed 84

Spices 9

Sugar 15

Mixed Additional Food Products 56

Hygiene Products 31

Medicine and Medical Equipment 4

Inputs to Agriculture 17

Cement 1

Clothing and footwear 53

Aggregates 12

Essential Humanitarian Products 60

Total Truckloads 587

Total Weight (tons) 12,007

By Crossing

Date Kerem Shalom

Karni

Conveyor

Total Truckloads Total Weight

(tons)

6/06/2010 90 - 90 1,602

7/06/2010 116 - 116 2,378

8/06/2010 83 93 176 4,715

9/06/2010 98 - 98 1,576

10/06/2010 98 - 98 1,736

Overall Total 485 93 578 12,007

Fuel Transfer

Merchandise / Date 30/05/2010 31/05/2010 1/05/2010 2/05/2010 3/05/2010 Weekly Total

Heavy-Duty Diesel for the power station

(liters)

236,037 240,000 248,000 251,000 240,000 1,215,037

Cooking Gas (Ton) 194 194 200 200 174 962

Foreign Relations Branch, Hakirya, Tel Aviv – Tel.: 03-6977622/3 – Fax: 03-6967976

" Scusate se parlo della Turchia "

Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Testata: Informazione Corretta
 
Apro un sito giornalistico (un po' migliore dei nostri, è il Jerusalem Post) e vedo che alla faccia del diritto internazionale ieri gli aerei da guerra turchi hanno bombardato villaggi curdi oltre il confine iracheno e che in combattimenti con i militanti del PKK ieri ci sono stati 22 morti.
(http://www.jpost.com/Headlines/Article.aspx?id=178896).
 Ritrovo un documento dell'altro ieri e scopro che i curdi uccisi negli ultimi tre mesi sono centotrenta (e 43 soldati). Dal 1984, inizio della sollevazione curda, i morti sono stati oltre 40 mila. (http://www.corriere.it/esteri/10_giugno_18/turchia-curdi-uccisi-iraq_02bd5b58-7ab8-11df-aa33-00144f02aabe.shtml).
Faccio una piccola ricerca e scopro che chi racconta i curdi nei romanzi può essere processato per questo secondo l'articolo 301 del codice penale (insulto alla nazione turca) o l'articolo 7/2 del codice antiterrorismo (propaganda per il PKK) e finire in carcere (http://www3.lastampa.it/libri/sezioni/che-libro-fa/articolo/lstp/210812/); si può essere condannati a quindici anni di galera per la colpa di essere stati eletti deputati per un partito curdo
Non ci sono solo i curdi. Ci sono gli armeni. La Turchia è con la Germania il solo paese avanzato (diciamo così) coinvolto in un genocidio, avendo ucciso fra il 1915 e il 1921 ben più della metà degli armeni che vivevano nel loro territorio tradizionale in Anatolia che adesso la Turchia considera suo (trovate qui la voce di Wikipedia, come sempre frutto di correzioni reciproche http://it.wikipedia.org/wiki/Genocidio_armeno e qui il punto di vista delle vittime http://freeweb.dnet.it/liberi/genoc_armeno/genoc_arm.htm,con qualche terribile immagine http://freeweb.dnet.it/liberi/genoc_armeno/documentazione_fotografica.htm.
A differenza della Germania, dove il negazionismo è reato, in Turchia esso è obbligatorio e la negazione della responsabilità turca per il genocidio è un obiettivo primario della politica internazionale dello stato (leggete qui l'analisi di Magdi Allam: http://www.protagonistiec.it/node/1858). In realtà le persecuzioni degli armeni rimasti proseguono e di recente Erdogan ha minacciato di deportare gli armeni residenti in Turchia se non rinunciano a parlare di genocidio (http://www.comunitaarmena.it/comunicati/com%20stam%20espuls%20100%20mila%20armeni%2017032010.html).
Tanto per incominciare, se uno prova a fare il giornalista o storico dell'Armenia in Turchia, ci rimette le penne (http://www.rainews24.rai.it/it//news.php?newsid=66744), ad opera degli stessi ambienti che usano uccidere anche i sacerdoti cattolici (http://www.missionline.org/index.php?l=it&art=2567) e che sono fra gli organizzatori della "flottiglia per Gaza", con cui Erdogan ha molti contatti.
E non ci sono solo gli armeni e i curdi. C'è anche Cipro. La Turchia è uno dei pochissimi paesi al mondo ad avere attaccato negli ultimi decenni uno stato sovrano (la repubblica di Cipro) e a mantenere occupato con le sue truppe una parte del suo territorio (questa è la storia di Wikipedia, "equilibrata" dalla parte dei turchi, http://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_Turca_di_Cipro_del_Nord e questa è la storia dei ciprioti occupati http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=196&ID_articolo=853&ID_sezione=396&sezione=). Israele non ha occupato uno stato sovrano, dato che non esisteva nessuna Palestina e i territori erano stati occupati dai Giordani; la Serbia ha occupato brevemente la Bosnia ed è stata respinta, la Russia ha fatto lo stesso con la Georgia. Il Marocco occupa l'ex Sahara Spagnolo che dovrebbe essere indipendente secondo l'Onu. La posizione della Turchia, occupante da 35 anni è unica al mondo. Aggiungete che a Cipro è stato eretto un muro, una barriera etnica, che divide a metà la città di Nicosia (già un Muro...)
Avete ora i dati necessari per giudicare del buon diritto morale della Turchia di giudicare Israele e di condannarlo: ammazzare i curdi, anche oltre frontiera, va bene. Sterminare gli armeni, anche e negare che fosse un genocidio pure. Occupare un altro stato più piccolo e debole e mantenerci per decenni le proprie truppe, è altamente morale. Solo il blocco di un covo terrorista com'è diventata Gaza è un crimine contro l'umanità, che va condannato. Se vi domandate il perché, pensate a quella favola di Fedro (I,5): quando una compagni di banditi arriva alla divisione delle prede, uno di loro pretende tutto, "quia nominor leo", perché sono il leone. Anche la Turchia crede di essere il leone (benché Gheddafi creda che sia solo un cavallo, e pure di Troia, come vi ho raccontato). Speriamo che trovi pane per i suoi denti.
Ugo Volli

Saramago, la scomparsa di un odiatore. Nessuna prece, ma un ricordo.

E' morto a 87 anni Josè Saramago.

Di lui verrà ricordata la noia profonda che emanavano i suoi libri, insieme all'ideologia che ne costituiva la base.
Dopo la noia, l'odio verso gli ebrei e il loro Stato, Israele.
Tutti i giornali, oggi, tessono le sue lodi. Tranne uno, LIBERO, al quale va il nostro plauso. L'UNITA', scrive "aveva un'antipatia mai dissimulata per Israele", come se antisemismo/antisionismo potessero essere definiti una " antipatia ".
Pessimo scrittore, odiatore di professione, ebbe il Premio Nobel, che però venne anche attribuito a Dario Fo, il che ne giustifica l'attribuzione a chiunque.
Tradotto in tutto il mondo, il suo nome era sufficiente per pubblicare qualsiasi cosa. I diritti d'autore lo resero miliardario, cosa indispensabile per essere comunista, rivoluzionario, terzomondista, e, va da sè, contro Israele.
Esempio massimo di conformismo intellettuale, fu definito, appunto, "ribelle", "autoesiliato", il SOLE24ORE, quotidiano della Confindustria, gli dedica una grande foto in prima pagina, e lo chiama " visonario scomodo ". Ci chiediamo per chi.
Da buon comunista non attaccò mai nessuna dittatura, solo le democrazie e l'occidente erano il suo obiettivo.
Non ne rimpiangiamo la scomparsa.
Gli mandiamo anche i nostri saluti,ora che non è più tra i vivi, che se ne stia tranquillo laggiù, al caldo, e se le fiamme gli causeranno qualche noia, pensi a quanta ne ha inflitta a quei poveri lettori che incautamente si sono trovati i suoi libri fra le mani.
IC, Redazione

http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90

The three terrors

Un video interessante

mercoledì 16 giugno 2010

Altre navi per Gaza

A quanto pare i nemici di Israele hanno scoperto un nuovo gioco, si chiama: "Rompi il blocco, diventa martire di Allah"
Dopo il tentativo della nave turca, organizzata dai terroristi dell'IHH, è la volta dei libanesi del milionario Yasser Kashlak, poi in coda ci sono gli iraniani della mezzaluna rossa (che gli USA definiscono sostenitori dei terroristi) e, dulcis in fundo, di nuovo dei criminali dell'IHH.
Lo scopo del gioco è provocare la reazione israeliana, solo che a questo gioco si vince sempre perchè:

  • se Israele impedisce manu militari l'accesso al porto di Gaza di navi che non sono state controllate e provoca vittime (come con la Mavi Marmara), la "reazione sdegnata" del mondo intero e le pressioni isteriche di eurabia e di Hussein Obama mettono lo stato ebraico in difficoltà e a un livello di isolamento mai raggiunto prima.


  • se invece, Israele evita di bloccare le navi, ecco che allora si apre una voragine nel sistema difensivo: al porto di Gaza finirebbero per arrivare direttamente missili, carri armati, elicotteri e chissà cos'altro
In attesa di capire se l'Egitto impedirà il transito nel canale di Suez alla nave iraniana (cosa da non escludere visto il timore di Mubarak che l'Iran diventi un punto di riferimento troppo importante nell'area), Israele sta cercando di mettere apunto una strategia per affrontare nel modo migliore l'arrivo della nave libanese.
Ha già avvertito il governo di Beirut che la responsabilità di qualsiasi evento sara da addebitare solo ed esclusivamente al Libano e che la Marina Militare farà rispettare il blocco navale.


Torno a ribadire un concetto già espresso: a Gaza nessuno si muore di fame, certo la situazione è critica, ma non è assolutamente vero che ci sia carenza di cibo e medicinali. In questo video si possono vedere immagini di persone che non stanno proprio messe male... mentre in quest'altro video si può notare un certo benessere nelle case di Gaza.
Di seguito torno a riproporre fotografie scattate in un mercato di Gaza: la situazione non è proprio da paese stremato dalla fame, la gente non è denutrita nè si trascina priva di forze.




























 

Per chi avesse idee poco chiare sulle persone che muoiono di fame ripropongo anche altre immagini


 

questi sono bambini che muoiono di fame!

Per fortuna a Gaza non ce ne sono!

Israele ha sempre permesso il transito di cibo, medicinali e attrezzature mediche (anche durante l'Operazione Cast Lead); la strumentalizzazione delle presunte "sofferenze" dei palestinesi è solo uno dei mille modi messi a punto per screditare Israele.


martedì 15 giugno 2010

Cronache dal fronte

Lunedì pomeriggio le IDF hanno scoperto una valigia sospetta che era stata abbandonata da un palestinese nei pressi dell'incorcio di Hawwara a sud di Nablus. La valigia è stata esaminata dai militari che al suo interno hanno rinvenuto 5 ordigni esplosivi che sono poi stati fatti esplodere dagli artificieri.
Nella stessa giornata di ieri, una bomba è esplosa al confine sud della striscia di Gaza nei pressi del kibbutz Nirim. Non si registrano feriti o danni fortunatamente.

Ma l'attentato più grave è quello della mattina di lunedì quando, in un agguato ad opera di terroristi palestinesi, il sergente maggiore della polizia di confine, Yehoshua Sufer di 39 anni, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco sulla strada 60 a sud di Hebron. Altri tre agenti sono rimasti feriti nell'attentato.


Questa è la realtà di Israele: è fatta di attentati sventati da esercito e polizia, è fatta di giovani che muoiono per difendere il loro paese e i loro concittadini da chi, giorno per giorno, non pensa ad altro che a distruggere lo stato ebraico.

Ospedale israeliano salva la vita a un ragazzo palestinese

Di Larry Rich

All’ospedale Emek, in Israele, non importa se sei ebreo, cristiano o palestinese. Giovedì 3 giugno, tre giorni dopo il raid per fermare la flottiglia diretta a forzare il blocco anti-Hamas su Gaza, il quindicenne Muhammed Kalalwe stava lavorando nei campi della sua famiglia. Vivono a Jenin, una città palestinese nella Cisgiordania settentrionale, ai confini con la valle israeliana di Jezreel e la città di Afula. Quel giorno il ragazzo riconobbe una vipera dal morso mortale e cercò di ucciderla con un sasso, ma quello lo attaccò, mordendogli la mano destra. Ci furono urla e panico e, in pochi minuti, il padre del ragazzo, Hafed, afferrò il figlio e lo portò di corsa all’ospedale di Jenin. Lì, tuttavia, non erano attrezzati per curare il ragazzo, non disponendo di siero antivipera, e decisero di mandarlo in ambulanza all’Emek Medical Center di Afula, in Israele.
L’Emek, fondato 86 anni fa, è un ospedale comunitario che serve una popolazione culturalmente varia, divisa in parti uguali tra ebrei ed arabi israeliani. Vi opera uno staff medico misto di ebrei ed arabi,e la sua filosofia è quella della coesistenza attraverso la medicina.
In seguito Hafed ha raccontato che era davvero spaventato all’idea di essere portato all’Emek perché era certo che sarebbero stati ignorati e che nessuno avrebbe nemmeno rivolto loro la parola, ma la mano ed il braccio di suo figlio si erano gonfiati in modo impressionante e il dolore era diventato insopportabile.
La realtà umana dell’Emek ha colpito padre e figlio appena non appena si sentirono salutare in arabo e vennero portati di corsa al pronto soccorso dove lo staff multietnico dell’ospedale israeliano ha somministrato al ragazzo il siero anti-vipera, strappandolo all’ultimo momento alla morte.
Muhammed è poi rimasto due giorni nell’unità pediatrica di terapia intensiva e ora si trova nel dipartimento chirurgico pediatrico dell’Emek, da dove verrà dimesso nei prossimi giorni.
Ho chiesto al padre che cosa provasse, ora, nei confronti dell’ospedale Emek e degli israeliani con cui è venuto in contatto. “Il nostro popolo non sa la verità su di voi e la nostra medicina ha ancora molta strada da fare – mi ha detto – Mio figlio ed io non siamo gli stessi che eravamo prima che questo accadesse, e condivideremo questa esperienza con la famiglia e gli amici”.
Parlando, gesticolava alla classica maniera mediorientale, e quando ci siamo stretti la mano e ho fatto gli auguri ad entrambi, la stretta era ferma e sincera. Ho stretto molte mani simili e guardato in molti occhi palestinesi che hanno visto, qui all’ Emek Medical Center, una realtà che non si sarebbero mai aspettati di vedere.
(Da: israel21c, 09.06.10)

Nella foto in alto: Muhammed Kalalwe con suo padre, Hafed

Boicottare i boicottatori

Un osservatore casuale non può evitare l’impressione che Israele sia diventato il capro espiatorio del mondo.

Quasi non passa giorno senza che giungano nuove notizie di boicottaggi  economici/accademici/artistici/atletici, dei più svariati schemi di “disinvestimento”, di cancellazioni di eventi, snobbature teatrali, liste nere da supermercato. Sembra un piano orchestrato, anche se non lo è. Nonostante le apparenze, Israele è ben lontano dallo status del Sudafrica dell’apartheid che era colpito da sanzioni multi-governative decretate dall’Onu. Ma anche i boicottaggi non-governativi possono far danno, e innescare una sorta di effetto valanga. Già accade che talvolta le scomuniche anti-israeliane spronino una potente dinamica negativa. Dunque, come reagire?
Se è vero che non è possibile sbarazzarsi del tutto di questo fenomeno, è tuttavia possibile contrastare la collaborazione interna ai boicottaggi esterni, e quella di controparti che rientrano nella nostra sfera d’influenza. Venticinque deputati israeliani appartenenti a sette gruppi diversi parlamentari, compresi dieci presidenti di commissione e sette capigruppo (tra cui l’ex presidente della Knesset Dalia Itzik, di Kadima) hanno inoltrato un disegno di legge il cui scopo è far pagare pegno agli assortiti promotori dei vari boicottaggi. Se verrà adottato, diffamare Israele e ostracizzarlo oltre ogni decenza non sarà più un’attività comodamente indolore.
Ad esempio, per una serie di professori, autori, cineasti e artisti non sarà più solo un frivolo lusso innocuo quello di lusingare stuzzicare all’estero i peggiori pregiudizi anti-israeliani e incitare esplicitamente al boicottaggio. Attualmente queste attività sono, di fatto, addirittura redditizie. Garantiscono agli accademici calorose accoglienze negli atenei più prestigiosi, purché si denigri Israele con sufficiente veemenza. Aiutano a vendere libri e film, a mettere in scena pièce teatrali, ad allestire mostre ed esposizioni.
Il nuovo disegno di legge imporrebbe invece una scelta, a certi navigati israeliani che sputano nel piatto in cui mangiano. Il testo afferma che ai cittadini israeliani non sarebbe più permesso “istigare, promuovere o collaborare a boicottaggi contro lo Stato d’Israele o istituzioni israeliane” come università e ospedali, senza conseguenze. Essi infatti sarebbero legalmente passibili di pagare indennizzi alle vittime di specifici boicottaggi. Il disegno di legge si estende anche a stranieri promotori di boicottaggi nella misura in cui essi interagiscono con Israele o con israeliani, ad esempio limitando per gli individui implicati in boicottaggi il diritto di ingresso nel paese fino anche a dieci anni. In base a questo disegno di legge, ai soggetti stranieri o a chiunque a loro nome promuovesse un boicottaggio anti-israeliano verrebbe interdetto l’uso, a tale scopo, di conti bancari israeliani, azioni israeliane o territorio israeliane.
Ciò potrebbe applicarsi anche a quegli arabi israeliani che promuovono il loro proprio boicottaggio contro le merci che accusano d’essere prodotte in Giudea e Samaria (Cisgiordania). Tale boicottaggio è sincronizzato con il bando ai beni degli “insediamenti” sponsorizzato direttamente dalle più alte sfere dell’Autorità Palestinese di Ramallah. Si noti che è il Tesoro stesso dell’Autorità Palestinese che garantisce la copertura delle spese di una rigorosa applicazione del boicottaggio. Il primo ministro Salaam Fayad si è fatto fotografare mentre gettava personalmente prodotti israeliani in grandi falò, fra l’entusiastica approvazione degli astanti. Il palestinese che sfidasse il boicottaggio decretato dall’Autorità Palestinese può incorrere in pesanti ammende e addirittura nella carcerazione fino a cinque anni. Ed è totalmente caduta nel vuoto la denuncia da parte di Israele del fatto che queste attività dell’Autorità Palestinese violano clamorosamente i termini degli Accordi di Oslo (quelli grazie ai quali l’Autorità Palestinese esiste), e che esse mal si conciliano con tutta la retorica sulle “misure atte a creare fiducia fra le parti” che dovrebbero essere messe in campo durante i colloqui di prossimità (negoziati indiretti).
Per dare mordente all’indignazione israeliana, il disegno di legge anti-boicottaggio propone di dedurre le perdite dovute al boicottaggio dalle cifre complessive che Israele rimette regolarmente all’Autorità Palestinese. Quei denari verrebbero destinati invece al risarcimento delle persone e delle aziende israeliane direttamente colpite dal boicottaggio dell’Autorità Palestinese.
Il disegno di legge, dice Dalia Itzik, “costituisce una misura di autodifesa: l’Autorità Palestinese infligge consapevolmente dei danni con il suo boicottaggio. Occorre che sappia che, se non desiste, farà un danno anche a se stessa”.
In effetti, i divieti e le restrizioni del boicottaggio palestinese, specialmente in un contesto come il nostro, sono molti simili al sabotaggio e a un ennesimo modo di combattere contro lo Stato ebraico. È impensabile che Israele non risponda minimamente a quest’imboscata dell’Autorità Palestinese, e a queste provocazioni dall’estero. E quando viene dall’interno, questa ostilità è ancora più preoccupante.
Anche paesi che non sono nemmeno lontanamente assediati e vulnerabili come Israele non mostrano alcuna tolleranza di fronte a questo genere di fenomeni. In effetti, il disegno di legge anti-boicottaggio riprende quasi alla lettera le sanzioni legali previste dagli stessi Stati Uniti a carico di cittadini americani che istigano boicottaggi anti-americani o boicottaggi contro alleati dell’America. E ciò che va bene negli Stati Uniti non si capisce perché non debba andar bene anche in Israele.

(Da: Jerusalem Post, 13.6.10)

domenica 13 giugno 2010

L'UNRWA

Volete sapere di più sull'UNRWA???
A cosa serve, quando è stata creata, perchè e quante persone ci lavorano?
Guardate questo video ...

A Gaza se morono de fame..... lo volte capì si o no???

Come potete vedere chiaramente in questo video a Gaza se morono de fame!!!!
Minchia signor tenente.... ma questi stanno proprio messi male... mannamo un po de navi co l'aiuti umanitari!!!
In questo video si possono vedere le differenze tra i pacifisti della Rachel Corrie e i pacifinti della Mavi Marmara.
Ogni commento è superfluo

ONORE ALL'ESERCITO ISRAELIANO!

Quei 769 profughi ebrei che perirono in fondo al mare di Turchia

Nell’inverno di sessantotto anni fa, in piena seconda guerra mondiale (quando le porte della Terra d’Israele sotto mandato britannico erano sbarrate dal divieto di immigrazione imposto dagli inglesi su pressioni degli arabi), 769 profughi ebrei tentarono di mettersi in salvo dall’inferno nazista e finirono per arrivare in Turchia. I turchi li trattarono con totale intolleranza, con ottusità e con spaventosa mancanza di compassione. E dopo averli detenuti per dieci settimane senza farli scendere a terra, li ricacciarono nel Mar Nero sulla loro precaria imbarcazione, col motore praticamente già fuori uso. Quella nave si chiamava Struma, e poche ore dopo colò a picco provocando la morte di tutti i profughi ebrei (meno uno), compresi più di cento bambini, in quello che viene ricordato come uno dei peggiori disastri negli annali della storia dell’immigrazione ebraica in Terra d’Israele prima della fondazione dello Stato.
(Da: Yediot Aharonot, 9.6.10)
Di fronte alla calorosa cooperazione tra i leader turchi, iraniani e siriani alla recente conferenza sulla sicurezza asiatica a Istanbul, c’è da augurarsi che Washington incominci a capire che non c’è nessuno con cui parlare nei governi di Ankara, Tehran e Damasco. Può darsi che si sia creata una situazione diplomatica internazionale tale da costringere Israele a istituire una commissione d’inchiesta, ma non bisogna farsi illusioni: una commissione che analizzasse la questione con correttezza non placherebbe comunque Erdogan, Ahmadinejad e Ismail Haniyeh. Non c’è nulla che preoccupi di più questi personaggi che il successo della giustizia e il primato della logica.

(Da: Yisrael Hayom, 9.6.10)

Nella foto in alto: il monumento ad Ashdod in ricordo della tragedia della Struma

sabato 12 giugno 2010

Erdogan, ma ne vogliamo parlare dei tuoi scheletri nell'armadio?

Il nuovo sultano ottomano Er Dogana, parla di Israele, si allea con Iran, Siria e hammazz, minaccia l'unica democrazia del Medio Oriente, si erge a paladino dei palestinesi... ma non dovrebbe prima fare i conti con il criminale passato di massacri contro Armeni e Curdi perpetrato dai turchi???
Le immagini che seguono sono terrificanti e testimoniano l'orrore dello sterminio attuato dai turchi nei confronti del popolo Armeno.







venerdì 11 giugno 2010

Finchè ci sono giornaliste/i come Pilar la speranza non morirà!

"Perché non vediamo le manifestazioni contro le dittature islamiche a Londra, Parigi, Barcellona?
Oppure manifestazioni contro la dittatura birmana?
Perché non ci sono manifestazioni contro la riduzione in schiavitù di milioni di donne che vivono senza alcuna protezione giuridica?
Perché non ci sono manifestazioni contro l'uso di bambini come bombe umane?
Perché non vi è stata alcuna leadership a sostegno delle vittime della dittatura islamica in Sudan?
Perché non c'è mai alcuna indignazione contro gli atti di terrorismo commessi contro Israele?
Perché non si protesta da parte della sinistra europea contro il fanatismo islamico?
Perché non si difende il diritto a esistere di Israele?
Perché confondere sostegno della causa palestinese con la difesa del terrorismo palestinese?
E infine, la domanda da un milione di dollari: perché la sinistra in Europa e nel mondo è ossessionata con le due democrazie più solide, gli Stati Uniti e Israele, e non con le peggiori dittature del pianeta? Le due democrazie più solide sono quelle che hanno subito i più sanguinosi attentati del terrorismo, ma la sinistra non se ne cura affatto.
E poi, rispetto al concetto di libertà. In ogni forum pro palestinese europeo, sento la sinistra urlare con fervore: "Vogliamo la libertà per la gente!"
Non è vero. Non si sono mai interessati della libertà per le genti della Siria, o dello Yemen, o dell'Iran o del Sudan, o di altre nazioni del genere. E non si sono mai preoccupati quando Hamas distruggeva la libertà per i palestinesi. Sono soltanto interessati a utilizzare il concetto della libertà dei palestinesi come arma contro la libertà di Israele. La conseguenza risultante di queste patologie è la manipolazione ideologica della stampa.
La stampa internazionale provoca i danni maggiori quando informa sulla questione israelo-palestinese. Su questo argomento costoro non informano, fanno propaganda.
Nell'informare su Israele, la maggioranza dei giornalisti dimentica il codice etico del reporter. E così, ogni atto israeliano di autodifesa diventa un massacro, e qualsiasi confronto, un genocidio. Sono state scritte così tante cose stupide su Israele, che nessuna accusa contro di lei è rimasta inutilizzata.
Allo stesso tempo questa stampa non ha mai discusso l'ingerenza siriana e iraniana nel diffondere la violenza contro Israele, l'indottrinamento dei bambini e la corruzione dei palestinesi. E quando l'informazione riguarda le vittime, ogni vittima palestinese è raccontata come una tragedia e ogni vittima israeliana viene camuffata, nascosta o riportata con un atteggiamento di sufficienza.
E permettetemi di aggiungere qualcosa sul tema della sinistra spagnola. Molti sono gli esempi che illustrano l'anti-americanismo e i sentimenti anti-israeliani che definiscono la sinistra spagnola. Per esempio, uno dei partiti di sinistra in Spagna ha appena espulso uno dei suoi membri perchè aveva creato un sito web pro-Israele. Cito dal documento di espulsione: "I nostri amici sono il popolo iraniano, la Libia e il Venezuela, oppressi dall'imperialismo, e non uno stato nazista come Israele».
In un altro esempio, il sindaco socialista di Campozuelos ha trasformato la giornata della memoria, che commemora le vittime dell'Olocausto, con il ricordo della Nabka palestinese, che piange la fondazione dello Stato d'Israele, mostrando quindi disprezzo per i sei milioni di ebrei europei uccisi nell'Olocausto.
Oppure, nella mia città natale di Barcellona, il consiglio comunale ha deciso di commemorare il 60° anniversario della creazione dello Stato d'Israele, proclamando una settimana di solidarietà con il popolo palestinese. Così, ha invitato Leila Khaled, una nota terrorista degli anni '70 e attuale leader del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, un'organizzazione terroristica così definita da parte dell'Unione europea, che promuove l'uso di bombe contro Israele.
Questo modo di pensare politicamente corretto ha inquinato anche i discorsi del presidente Zapatero. La sua politica estera rientra nella follia della sinistra, e sulle questioni del Medio Oriente, egli è inequivocabilmente pro-arabo. Vi posso assicurare che in privato, Zapatero addebita a Israele la colpa per il conflitto in Medio Oriente, e le politiche del ministro degli Esteri Moratinos riflettono ciò. Il fatto che Zapatero abbia scelto di indossare un kafiah nel bel mezzo del conflitto libanese non è una combinazione; è un simbolo.
La Spagna ha subito il peggior attacco terroristico in Europa ed è nel mirino di ogni organizzazione terroristica islamica. Come ho già scritto, ci uccidono con i telefoni cellulari collegati ai satelliti collegati al medioevo.
Eppure la sinistra spagnola è la più anti israeliana del mondo.
Affermano di essere anti-israeliani spinti dalla solidarietà. Questa è la follia che voglio denunciare in questa conferenza.

Conclusione:
Io non sono ebrea. Io sono ideologicamente di sinistra e di professione sono una giornalista. Perché non sono anti-israeliana come i miei colleghi? Perché, come non ebrea so che ho una responsabilità storica nella lotta contro l'odio verso gli ebrei, e attualmente contro l'odio verso la loro patria storica, Israele. Lottare contro l'antisemitismo non è compito degli ebrei, è un dovere dei non ebrei.
Come giornalista è mio dovere di cercare la verità al di là di pregiudizi, delle bugie e delle manipolazioni. La verità su Israele non è raccontata. Come persona di sinistra che ama il progresso, io sono obbligata a difendere la libertà, la cultura, l'educazione dei bambini, la convivenza e quelle regole che le Tavole della Legge hanno reso principi universali.
Principi che il fondamentalismo islamico distrugge sistematicamente. Vale a dire che, come non ebrea, giornalista e di sinistra, io ho un triplo dovere morale verso Israele, perché se Israele sarà distrutta, verranno distrutte anche la libertà, la modernità e la cultura."

Tratto da:
http://www.pilarrahola.com/

Salvato dai militari israeliani

In questo video potrete vedere le immagini di un palestinese ferito da palestinesi (di Hamas) e salvato dai soldati israeliani: ascoltate la sua terribile storia.
Resto in attesa di commenti in merito....

giovedì 10 giugno 2010

In sostegno di Israele

A Tel Aviv, gli studenti universitari hanno dimostrato in sostegno dei soldati feriti dai criminali pacifinti della Mavi Marmara, in questo video potete vedere la compostezza di questi ragazzi, cosa ben diversa dagli ignobili spettacoli pacifinti visti a Roma e a Torino.

ONORE AI MILITARI ISRAELIANI!

Sim sala bim!

La reuters ancora una volta si esibisce nel suo migliore e più acclamato gioco di prestigio: quello della sparizione degli oggetti!
Come potete vedere nella foto qui sotto, sulla destra del soldato israeliano tenuto prigioniero dai pacifinti turchi, si può vedere un coltello dall'aspetto per niente rassicurante....
                                    
Evidentemente però questa foto non deve essere piaciuta ai picciotti di Er Dogana che hanno fatto pervenire il loro malcontento all'agenzia di stampa la quale con la classica formula magica... SIM SALA BIM  ha fatto sparire il coltello suddetto (come si può notare nella foto sottostante).
                                   

Erano pacifisti ma inneggiavano a Aushwitz e all'11 settembre

Erano pacifici pacifisti... Gentili e rispettosi... basta sentire questo "simpatico" audio

Leader islamico turco: un errore portare aiuti a Gaza senza l’ok di Israele

ANKARA, 4 giu. – Una voce, in Turchia, si scaglia contro la Mavi Marmara, la nave turca che trasportava aiuti umanitari a Gaza e che lunedi’ mattina e’ stata assaltata dalla Marina israeliana. E’ quella di Fethullah Gulen, leader di uno dei piu’ influenti movimenti islamici in Turchia, che ha criticato la decisione di trasportare beni per la popolazione di Gaza senza il consenso di Israele.
Citato da ‘The Wall Street Journal’, Gulen ha detto che ”quello che ho visto non era bello. Era orribile”. Secondo Gulen, il fatto che gli organizzatori della ‘Freedom Flotilla’ non abbiano trovato un accordo con Israele prima di trasportare gli aiuti ”e’ un segno di sfida nei confronti delle autorita’ e non portera’ risultati fruttuosi”.
(Fonte: Adnkronos, 4 giugno 2010)

martedì 8 giugno 2010

Se morono de fame .... mannamo aiuti subito...mancano espositori per i gioielli!!!!



Una domanda sorge spontanea: ma a Gaza non si "muore di fame" tanto che c'è bisogno di mandare "aiuti umanitari" con le navi?
Ho già pubblicato le foto dei mercati di Gaza traboccanti cibo dalle bancarelle.
Queste foto stanno a testimoniare che il popolo palestinese non se la passa poi così male se può permettersi di mettere in mostra oro e gioelli a profusione. E che nessuno mi venisse a dire che se morono de fame!
E' una grandissima bugia!
E qui ci sono le prove!

La gente di Gaza muore di fame.... si si...repetita juvant!

Gilad Shalit, GO HOME !

Cari amici, vi prego di scusarmi, so di darvi una delusione e un dolore, ma ho deciso di iscrivermi anch'io al movimento Free Gaza. Sì, Gaza libera, lei e tutti i suoi abitanti! Voglio aiutare a liberare gli sfortunati abitanti di quel luogo dai mali che li affliggono. Basta con l'occupazione! Basta con l'oppressione!
Sentite il mio programma. In primo luogo voglio fare di Gaza una zona libera dalle armi. Niente mitra, niente razzi, niente esplosivi, niente divise. Un luogo pacifico in cui ciascuno possa vivere tranquillamente come gli pare. Voglio anche abolire le condanne a morte, la tortura, le percosse – quelle ufficiali come quelle clandestine. Voglio garantire il diritto delle donne a vivere come pare loro, a vestirsi come credono, ad avere parità di diritti sui loro figli, sul loro corpo, sul loro lavoro. Voglio permettere alle Ong di agire liberamente e di non essere represse, come si legge qui. A proposito, mi sapete dire perché se una legge israeliana stabilisce che le Ong devono indicare i finanziamenti stranieri, tutti gridano alla repressione, e se i terroristi, manu militari, le saccheggiano e ne distruggono la sede proibendone l'attività, tutti stanno zitti?
Voi dite che questo non è un programma abbastanza filopalestinese?
Può essere. Va bene, questo è il punto finale. Voglio liberare la striscia di Gaza da tutti i soldati israeliani che la occupano. Tutti. Se non sbaglio al momento queste truppe sono in numero di un'unità, un caporale solo che occupa un milione e mezzo di vittime. Il suo nome è Gilad Shalit. Ecco, io voglio liberare Gaza di quest'ultimo occupante che ne turba la libertà: via l'occupante israeliano da Gaza, fuori Shalit dalla striscia! Se ne torni a casa sua. In Israele. Ripetete con me: Shalit, go home!
Vi sembra un programma sufficientemente rivoluzionario? Pensate che i croceristi della Mavi Marmara approverebbero? Non tanto, dite voi? E' troppo poco? Non può funzionare? Va bene, capisco. Ecco la mia carta finale. Per liberare qualcuno bisogna togliergli di dosso quelli che lo opprimono, cioè di solito i suoi governanti. Per Gaza, si tratta chiaramente di Hamas. Chi comanda sono loro, se Gaza non è free è colpa di questi mascalzoni che si arricchiscono taglieggiando la loro gente. Via anche Hamas da Gaza, dunque, Gaza libera, free Gaza. Da Hamas. Ma, voi dite, quei poveri terroristi disoccupati, dove li mandiamo? Il sindacato cui appartengono, che credo sia la CGIL del Lazio, si opporrebbe certamente a tanti licenziamenti. Certo, è un problema, però ho un'idea. Che ne dite della Turchia? Sembra che gli islamici palestinesi siano popolarissimi da quelle parti. Ho letto da qualche parte che c'è una certa carenza di forza lavoro nel settore della macelleria e affini. Facciamo una flottiglia che li preleva da Gaza e li scarica a Istanbul. Poi ci penseranno loro e Erdogan a dividersi la torta.
Ugo Volli

Il piano di spartizione dell'ONU del 1947



Questa riprodotta qui sopra è la cartina del piano di spartizione ONU del territorio sotto mandato britannico dal 1917 al 1947.
Come si può notare, il territorio assegnato allo stato ebraico era per l'80%  desertico (arido e senza risorse di acqua) in quanto comprendeva il Neghev (la zona arancione da Beersheva in  giù), eppure l'Agenzia Ebraica non esitò ad accettare quanto offerto pur di offrire uno stato al popolo ebraico.
Giova ricordare che gli arabi RIFIUTARONO categoricamente la proposta perchè per loro era semplicemente inconcepibile l'esistenza di uno stato ebraico.




Comunicato dal portavoce dell’Esercito israeliano

A partire dal 2 giugno (18:30),
lo Stato di Israele ha caricato 20 camion con vari tipi di aiuti trovati a bordo della flottiglia. Tra gli aiuti rinvenuti sulle navi vi sono farmaci scaduti, abiti, coperte, alcune attrezzature mediche e giocattoli vari.
Purtroppo, l'organizzazione terroristica di Hamas non è disposta ad accettare il carico, e i camion pieni di aiuti umanitari non sono stati autorizzati da Hamas a entrare nella Striscia di Gaza. È evidente dunque che è Hamas, nei fatti, a bloccare il trasferimento di aiuti umanitari.

Aggiornamento (3 giugno, 22:30):
Il carico di aiuti umanitari della flottiglia di Gaza continua ad essere trasferito al confine con la Striscia di Gaza. Finora 30 camion sono stati caricati con vestiti, coperte, borse da scuola, materassi, sedili di sicurezza per bambini, armadi, e attrezzature mediche, quali carrelli motorizzati, sedie a rotelle, occhiali a raggi x, bende, letti di ospedale e farmaci, così come altri beni.
Alcuni dei farmaci trasportati dalla flottiglia hanno già oltrepassato la loro data di scadenza da più di un anno. Sempre sulle navi, sono stati rinvenuti dei tessuti a colori mimetici, apparentemente destinati a operatori del terrorismo di Hamas.
Hamas continua a impedire il trasferimento degli aiuti umanitari scaricati al valico di sicurezza di Kerem Shalom. Il Coordinatore delle attività del governo nei Territori (COGAT) continuerà a lavorare a stretto contatto con gli organismi internazionali e l'Autorità palestinese, al fine di organizzare il trasferimento di merci nella Striscia di Gaza.


Come volevasi dimostrare, i criminali terroristi di hammazz non avevano alcun bisogno di aiuti umanitari, perchè il loro unico interesse era infrangere il blocco e poter ricevere armi in quantità dai padrini mafiosi iraniani e ora forse anche turchi.
Come si spiegherebbe altrimenti il rifiuto al transito degli "aiuti umanitari"?
A meno che non vogliano merce che sia stata "toccata" dagli israeliani...

GAZA LIBERA DA hammazz!!!!

Se la turchia fa concorrenza all'Iran....




...si arriverà a un conflitto.
La turchia ha deciso forse di ricotruire l'impero ottomano e a quanto pare Er Dogana vuole diventare il califfo del 3 millennio.

lunedì 7 giugno 2010

Lettera aperta al "Manifesto"

di Gabriele Levy

Dunque siamo alle solite: gli israeliani sono i cattivi e i palestinesi sono i buoni.
Veniamo ai fatti.
Dunque: partono delle navi di aiuti umanitari ed Israele chiede solamente di poterle controllare per verificare che non vi siano a bordo armi o esplosivi. Il filmato fatto nei minuti prima dell'attacco, dove l'ufficiale israeliano chiede per megafono, si puo' vedere qui:
La risposta dalla nave dei "pacifisti" e' negativa.
In seguito i soldati israeliani si calano ad uno ad uno come dei polli con una fune dall'elicottero e vengono bastonati e picchiati dai pacifici "pacifisti". Questo si puo' vedere qui:
Avete visto il filmato?
Come vi sareste comportati al posto dei soldati israeliani, presi a bastonate e coltellate dalla massa dei "pacifisti"?
Sapete, compagni, piu' la sinistra appoggia l'integralismo islamico e piu' le gente votera' a destra.
Piu' la sinistra appoggera' Hamas e l'oppressione delle donne nel mondo islamico, e piu' la gente votera' a destra.
Piu' la sinistra sosterra' Hezbollah ed i movimenti neonazisti del mondo arabo, e piu' la gente votera' a destra.
Se anche odiate solo gli israeliani, ma non tutti gli ebrei, sappiate che odiate "solo" la meta' del popolo ebraico. Questo ci basta per riconoscervi come antisemiti al 100%.
Noi ebrei siamo spesso stati perseguitati, non sappiamo mai da quale parte verra' l'odio: a volte e' il cattolicissimo tribunale dell'inquisizione, a volte i bastardi nazisti, ed oggi sono gli islamisti alleati con i "pacifisti". Il gioco del "toto-odio"...
Che in Israele ci siano dei problemi tra le varie etnie, non lo discuto: c'e' del razzismo verso gli arabi cosi' come verso i russi o gli etiopi. Ma trovatemi voi uno stato occidentale dove non ci sia del razzismo. Io spesso qui in Italia, ne ho visto: verso gli ebrei come verso gli africani, verso gli zingari e verso i marocchini. Si sa, la stupidita' umana non ha limiti.
Ma da questo ad allearsi con movimenti che chiedono la distruzione di Israele, chiamando questo atto "Liberazione della Palestina", ce n'e' di strada da fare.
Eppure siete, giorno dopo giorno, sempre piu' a braccetto con i fondamentalisti.
Per fortuna che la gente non e' cieca. E sa leggere e capire sia la parola scritta che le immagini.
1500 esseri umani sono stati massacrati a Gaza?
Terribile.
Ma quanto tempo e quanto spazio avete dedicato a protestare contro questo massacro e quanto contro il massacro del Darfur, dove i morti pare siano stati circa 300 mila?
E quanto avete protestato per i 150 mila morti assassinati in Algeria dai fondamentalisti negli anni scorsi?
Mi sa che questo odio a senso unico verso lo stato ebraico abbia una radice che viene da lontano, da molto lontano.
L'antisemitismo, diceva Lenin, e' il socialismo degli imbecilli.
State attenti a non caderci, amici. Il Sionismo e' nato dal proletariato ebraico che era in fuga. Gli ebrei ricchi si potevano permettere il lusso di pagare per il visto USA o Australia. Gli ebrei poveri andavano in Terra d'Israele, l'unico paese che li accoglieva senza chiedere nulla in cambio.
E quando mi ricordate della Nakba, la tragedia palestinese, vi prego, non scordatevi della nostra Nakba: circa 700 mila ebrei sono dovuti scappare negli anni '50 dai paesi arabi, dove venivano massacrati in pogrom ben organizzati. Io stesso sono figlio di un ebreo fuggito dall'Egitto.
C'e' stato, tanti anni fa, un semplice e doloroso scambio di popolazioni. Ma gli ebrei immigrati in Israele si sono integrati nel paese.
Invece i palestinesi sono sempre stati trattati, nella loro Diaspora, come un popolo da differenziare sempre. Ad esempio in Libano c'e' una legge per cui un palestinese non puo' possedere terre. Ed in Giordania stanno cacciando via migliaia di palestinesi. E nessuno dice niente.
I palestinesi servono sempre. Servono ai dittatori arabi, che governano in maniera fascista il mondo arabo. Se gli arabi non avessero il nemico satanico israeliano, si renderebbero conto che il responsabile della loro miseria, economica e culturale, e' proprio colui che li domina da decenni; da Assad a Mubarrak, da Gheddafi a Ahmadinejad. Veri fascisti professionisti.
Quando vi chiedete dov'e' finita la sinistra, provate a pensare se nel nostro mondo globalizzato, la sinistra non sia slittata troppo a destra, andando fianco a fianco con i fascismi mediorientali. Cosi, forse, capirete meglio questa nostra piccola grande tragedia.
Credetemi, vi conviene occuparvi del Darfur e dei diritti civili in Cina, dell'Iran e dei milioni di morti di fame in Africa.
Lasciateci stare, se continuate cosi' ad odiarci un giorno avrete gli islamisti in casa che vi imporranno la Sharia. Non a La Mecca, ma a Moncalieri o Tortona, a Livorno o Benevento. E quel giorno vi chiederete: "Come e' potuto succedere tutto questo?"

Thank You, First Sergeant A.

by Assaf Wohl

Dear First Sergeant A.
You’ve become famous, my brother. I know you didn’t want to. You prefer the dark waters of the night. Yet suddenly we can see you on every self-respecting news channel – CNN, BBC, NBC.
There you are, quickly gliding down to the deck of the vessel. The audience at home watches with concern. Not all of us get the chance to jump off a helicopter in the middle of the night straight into an ocean of hatred and the knives held by bloodthirsty “peace activists.”
I know that at such moments, there is only one thing that truly scares you: Your mother finding out who you hang out with at night. Perhaps this is why your face is covered. Nonetheless, you show no hesitation and glide down. I think you may be doing it not only because your friends need you on that deck, or because of the heavy weight of the equipment you’re carrying. You may dismiss my words with a smile, but I believe another force pulled you down.
It’s a rather heavy burden, First Sergeant A. The burden of the Jewish people. It sounds bombastic, right? “History” and “ideals” are bad words in the post-Israeli discourse. Even to me it sounds a little schmaltzy. Our precious elites, which at this time engage in constant self-flagellation, managed to entrench within us the weakness of spirit and a sense of cynicism.
However, this burden exists. Perhaps it managed to find its way to your shoulders back when you were born. You are a citizen of the Jewish State, First Sergeant A., and your medical profile makes you fit to be a combat soldier. Hence, you have been destined to glide down from helicopters at late hours of night and take the spiting of the whole enlightened world. This world also expects you not to respond, even when someone fires at you.
Our ‘genetic disease:’ We’re Jewish
We see you every day at the bus stop, First Sergeant A. We live not too far from your base and you return from home at the same time we head to kindergarten. You should know, A., that my son watches you with admiration from the back seat. He is excited to see the wings on your shirt and rules that you must be “the strongest soldier in the world.”
I smile when he says that, but then he adds: “Dad, I too will be like him when I grow up.” At night, when he sleeps peacefully thanks to you, I look at him and get frightened a little -- because this burden sneaks into his bed right before my eyes and holds on to him. And he’s just five years old.
Yes, all of us around here carry this terrible “genetic disease.” My grandfather brought it with him from the train station in Munich in 1939, and it was passed on to his great grandson, who now looks at you through the window. There’s not much we can do about it -- we’re Jewish.
We love you and are proud of you and your comrades.I would love to be proven wrong. I wish I could remove this burden and run to the other end of the world. When I heard the blood-thirsty grunts across the globe the other day, I grabbed my atlas and started to flip through it, only to discover that we have no other place under the sun. The only place we’ve got is right behind your broad shoulders.
You must think that I’m getting carried away, but I’m not exaggerating. If you look around you closely enough, you too may realize that all that’s separating us from the knives, and bats, and barbed wire, and turbid soup -- is you. Just you.
So you should know, First Sergeant A., that we love you and are proud of you and your comrades. I hope for your success and pray for your health, even though we have no idea what you look like. But once in a while, don’t forget to watch out for yourself a little too. You may be used to operating in enemy territory, but being a Jewish mother is scary business as well.

This article originally appeared on ynetnews.com