Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

CERCA NEL BLOG

Translate this page

Pallywood

Loading...

Sempre con Israele!!!

Sempre con Israele!!!

Lettori fissi

giovedì 30 settembre 2010

Festival Internazionale della letteratura ebraica



Un evento interessante che si svolgerà a Roma dal 9 al 13 ottobre 2010. Su questo sito tutti i dettagli

J'accuse!

Finalmente un video che accusa chi non contrasta il terrorismo palestinese e chi non ha fatto nulla per Gilad Shalit e per fermare i bombardamenti di razzi su Sderot!

Hamas: Arafat ci ordinò di compiere stragi in Israele

Da un articolo di Khaled Abu Toameh

L’allora presidente dell’Autorità Palestinese Yasser Arafat (1929-2004) ordinò a Hamas di lanciare attacchi terroristici contro Israele non appena si rese conto che i colloqui di pace con Israele non andavano nella direzione che lui voleva. È quanto ha rivelato martedì Mahmoud Zahar, uno dei principali capi di Hamas nella striscia di Gaza.

“Il presidente Arafat diede istruzione a Hamas di compiere un certo numero di operazioni militari nel cuore dello stato ebraico dopo che aveva realizzato che i suoi negoziati con il governo israeliano di allora erano falliti”, ha detto Zahar parlando a studenti e docenti dell’Università Islamica di Gaza. Zahar non ha specificato quando e come Arafat diede a Hamas l’incarico di lanciare le “operazioni militari”, per lo più attentati suicidi che facevano strage di civili israeliani. Si ritiene tuttavia che il riferimento sia alla reazione di Arafat dopo il fallimento del summit di Camp David del luglio 2000.

Questa è la prima volta che un alto esponente di Hamas rivela pubblicamente che perlomeno una parte degli attentati esplosivi suicidi commessi da Hamas durante la “seconda intifada”, scoppiata esattamente dieci anni fa, furono compiuti su diretto ordine di Arafat. Finora l’opinione più diffusa era che Arafat avesse ordinato di compiere attentati terroristici contro Israele soltanto ai miliziani del suo movimento, il Fatah. Secondo varie testimonianze, Arafat ordinò al braccio armato di Fatah, le Brigate Martiri di al-Aqsa, di lanciare attacchi terroristici contro Israele dopo essersi reso conto che il governo dell’allora primo ministro israeliano Ehud Barak non si sarebbe piegato a tutte le sue richieste. (L’ondata di attentati stragisti degli islamisti di Hamas a partire dagli anni ’90 veniva invece letta dalla quasi totalità degli osservatori come una strategia volta a mettere in difficoltà lo stesso Arafat.)

Nel suo discorso dell’altro giorno all’università, Zahar ha sostenuto che la decisione di Arafat di negoziare con Israele fu uno dei fattori che portarono al suo “assassinio” (sic). Zahar ha definito quella decisione un grave sbaglio e un errore tattico da parte di Arafat. Zahar ha poi esortato l’attuale presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) a ritirarsi immediatamente dai colloqui con Israele, aggiungendo che oggi Hamas ha migliorato molto le proprie capacità di introdurre clandestinamente nella striscia di Gaza armi e altre forniture militari, in preparazione del prossimo scontro armato con Israele. L’esponente di Hamas ha concluso affermando che un numero sempre crescente di palestinesi sono convinti che la “lotta armata” è l’unico modo per trattare con lo stato ebraico.

(Da: Jerusalem Post, 29.9.10)

Per la verità, per Israele

La manifestazione del 7 ottobre in sostegno di 
Israele comincerà alle ore 18.00 e non alle 18.30 
come precedentemente comunicato.

PARTECIPIAMO NUMEROSI!

VIVA ISRAELE!
SEMPRE!


martedì 28 settembre 2010

Niente di nuovo (purtroppo) sul fronte terroristico...

  1. Le forze di sicurezza israeliane hanno identificato e colpito un certo numero di terroristi che si preparavano a sparare dei razzi dal centro della striscia di Gaza verso Israele. Sono oltre 150 i razzi e i colpi di mortaio con i quali i palestinesi hanno bombardato Israele dall'inizio del 2010, mentre assommano a 440 quelli sparati dalla fine dell'operazione Cast Lead.
  2. Lunedì notte un cittadino israeliano è stato leggermente ferito da una pietra lanciata contro la sua auto da alcuni palestinesi, mentre transitava nei pressi di Azun, a ovest di Qalqilya: è stato medicato sul posto ma non ha voluto essere portato in ospedale.
  3. Palestinesi hanno lanciato una bomba incendiaria contro un veicolo israeliano che viaggiava nei pressi di Telem
  4. Sabato scorso l'esercito ha arrestato 5 palestinesi di Nablus: nelle loro abitazioni sono state trovate un fucile d'assalto AR-15, pistole, munizioni ed equipaggiamento delle I.D.F.

Ennesime dimostrazioni delle intenzioni "pacifiche" dei palestinesi....

Inutile persino commentare gli eventi.

lunedì 27 settembre 2010

Manifestazione in sostegno di Israele

Manifestiamo conto le menzogne e contro coloro che distorcono l'informazione su Israele.
Il 7 ottobre, 
tutti in Piazza di Pietra 
a Roma 
alle ore 18.00!

Portiamo tante bandiere israeliane e facciamo sentire le nostre voci!

CON ISRAELE!
SEMPRE!

Su questa pagina facebook troverete aggiornamenti e notizie.
Un saluto e ...

VIVA ISRAELE!

domenica 26 settembre 2010

Un Israeliano e la moglie incinta attaccati da terroristi palestinesi

I terroristi palestinesi sono decisi ad andare avanti sulla strada della violenza.
Violenza contro tutto e contro tutti.
Non si sono fermati neanche davanti a una donna incinta al nono mese (e perchè mai avrebbero dovuto fermarsi, come non dimenticare la dolce Tali Hatuel, massacrata con le sue 4 bambine?): hanno sparato contro di lei e contro il marito che transitavano con la loro auto sulla route 60 nei pressi di Teneh Omarin, a sud di Hebron. L'uomo, 35 anni, è rimasto lievemente ferito, lei invece ha riportato ferite più gravi: è stata fatta partorire, ha dato alla luce un bimbo in buone condizioni, prima di essere curata per le lesioni riportate.
L'attacco è avvenuto sulla ormai famigerata strada 60, tristemente nota per i gravi attentati degli anni scorsi e per quelli degli ultimi mesi, culminati con l'eccidio di due donne e due uomini avvenuto lo scorso mese di agosto.

sabato 25 settembre 2010

PER UNA CORRETTA LETTURA DELLA RISOLUZIONE ONU 242

«La risoluzione Onu numero 242 approvata il 22 novembre 1967 è internazionalmente riconosciuta come la base giuridica dei negoziati tra Israele e i vicini arabi. Essa fu il risultato di cinque mesi di intense trattative. Ogni sua parola fu attentamente soppesata. Alcuni propagandisti, tuttavia, diffondono quotidianamente un’interpretazione errata della 242, sostenendo che essa prescriverebbe il ritiro di Israele sulle linee del 4 giugno 1967. Quelle linee erano le linee di cessate il fuoco fissate dagli accordi armistiziali del 1949, i quali dicevano espressamente che esse venivano accettate dalle parti senza alcun pregiudizio per la futura sistemazione territoriale. In un'intervista a Israel Radio del febbraio 1973 Lord Caradon, colui che presentò la risoluzione 242 per conto della Gran Bretagna, mise in chiaro che essa non prevedeva affatto l'obbligo per Israele di ritirarsi sulle linee del 1967. "La frase essenziale e mai abbastanza ricordata – spiegò Lord Caradon – è che il ritiro deve avvenire su confini sicuri e riconosciuti. Non stava a noi decidere quali fossero esattamente questi confini. Conosco le linee del 1967 molto bene e so che non sono un confine soddisfacente". I sovietici, gli arabi e i loro alleati fecero di tutto per inserire nella bozza di testo della risoluzione la parola "tutti" davanti ai "territori" da cui Israele doveva ritirarsi. Ma la loro richiesta fu respinta. Alla fine, lo stesso primo ministro sovietico Kossygin contattò direttamente il presidente americano Lyndon Johnson per chiedere l'inserimento della parola "tutti" davanti a "territori". Anche questo tentativo fu respinto. Kossygin chiese allora, come formula di compromesso, di inserire l'articolo determinativo davanti a "territori" ("dai territori" anziché "da territori"). Johnson rifiutò. Successivamente il presidente americano spiegò la sua posizione: "Non siamo noi che dobbiamo dire dove le nazioni debbano tracciare tra di loro linee di confine tali da garantire a ciascuna la massima sicurezza possibile. È chiaro, comunque, che il ritorno alla situazione del 4 giugno 1967 non porterebbe alla pace. Devono esservi confini sicuri e riconosciuti. E questi confini devono essere concordati tra i paesi confinanti interessati". Nel dibattito, il ministro degli esteri israeliano Abba Eban chiarì la posizione di Israele: "Rispetteremo e manterremo la situazione prevista dagli accordi di cessate il fuoco finché non verrà sostituita da un trattato di pace tra Israele e i paesi arabi che ponga fine allo stato di guerra e stabilisca confini territoriali concordati, riconosciuti e sicuri. Questa soluzione di pace, negoziata in modo diretto e ratificata ufficialmente, creerà le condizioni nelle quali sarà possibile risolvere i problemi dei profughi in modo giusto ed efficace attraverso la cooperazione regionale e internazionale".» (Jerusalem Post, 26.12.00).


Come vedete, "le parole sono importanti" (come diceva Nanni Moretti) ma solo quando fa comodo agli arabi, ai comunisti e ai sinistrati in genere. Gli israeliani e gli americani non erano lì a farsi prendere per fessi dalla controparte, fecero valere i loro diritti, e ora gli arabi vogliono stravolgere la realtà a loro vantaggio (come sempre)

Le vere intenzioni degli arabi

Dicono di volere la pace, ma poi dichiarano questo:
Il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen): «Noi non abdicheremo a nessun principio cardine. Dal Consiglio Nazionale Palestinese di Algeri del 1988, col quale dichiarammo lo stato palestinese e riconoscemmo le risoluzioni Onu 242 e 338, quali sono le concessioni che avremmo fatto sui principi fondamentali? Abbiamo sempre insistito sulle linee del 1967, su Gerusalemme come nostra capitale e sul diritto al ritorno dei profughi secondo le risoluzioni dell’Onu, a cominciare dalla 194. Non una singola parola dei nostri documenti è stata cambiata da allora ad oggi. Non è accaduto e non accadrà» (da: Al-Ayyam, Autorità Palestinese, 6.9.10).


Il capo negoziatore dell’Autorità Palestinese Saeb Erekat : «Abu Amar [Yasser Arafat] avrebbe potuto firmare un accordo sin dal primo giorno, e così non sarebbe stato assassinato [sic]. Anche Mahmoud Abbas (Abu Mazen) avrebbe potuto accettare ciò che gli venne offerto dopo il summit di Annapolis, vale a dire il 100% del territorio [tra ritiri e scambi territoriali]. Ma noi abbiamo assunto, e sempre assumeremo, una posizione fermissima: che la capitale dello stato palestinese sia a Gerusalemme, che il problema dei profughi venga risolto secondo la risoluzione 194, che lo stato palestinese sia sulle linee del 1967» (da: www.maannews.net, 4.9.10).

Abu Mazen: «Se ci chiederanno di fare marcia indietro sul diritto al ritorno o sulle linee del 1967, io me ne andrò senza fare nessuna concessione» (da Al-Ayyam, quotidiano dell’Autorità Palestinese, 6.9.10).   «Qualunque pressione su di me per farmi recedere sui confini, sui profughi o su qualunque altra questione cruciale, mi spingerà a fare i bagagli e andarmene» (da: Al-Rai, Kuwait, 7.9.10).

Saeb Erekat: «Quando Israele ha deciso di fare la pace con l’Egitto, ha smantellato gli insediamenti nel Sinai, e quando ha deciso il ritiro unilaterale dalla striscia di Gaza ha smantellato gli insediamenti che vi si trovavano. Spero che Israele capisca che, per la pace in Cisgiordania, dovrà fare la stessa cosa» (da: www.maannews.net, 4.9.10).

Abu Mazen (a proposito del discorso di Netanyahu nel quale il primo ministro israeliano aveva parlato del riconoscimento di Israele come stato nazionale del popolo ebraico): «Questa faccenda mi ha costretto a deviare dal testo del mio intervento per rispondere, giacché si tratta di una questione obsoleta: è terminata con il riconoscimento fra Yasser Arafat e Yitzhak Rabin [1993], quello che chiamiamo il riconoscimento reciproco. Arafat disse: “Riconosciamo il diritto di Israele ad esistere in sicurezza e stabilità”, e Rabin replicò che riconosceva l’Olp come unico legittimo rappresentante del popolo palestinese, e che su queste basi avrebbe negoziato con essa. […] Non stiamo parlando di uno stato ebraico, ma dello stato di Israele. E naturalmente sappiamo con quale intento viene sollevata questa questione e per questo la rifiutiamo, come abbiamo fatto più di una volta in passato: come durante il mio incontro con l’estremista comunità ebraica americana, che chiaramente sostiene le posizioni di Israele, e dove mi venne posta questa domanda sullo stato ebraico. Abbiamo replicato che questo non è affar nostro: non è di questo che stiamo discutendo e non possono aspettarsi che rispondiamo. Voi potete chiamarvi come volete, ma non otterrete che noi ci dichiariamo d’accordo. Così, quando Netanyahu ha sollevato questo tema, ho immediatamente replicato che il riconoscimento reciproco è solo quello del 9 settembre 1993» (da: Al-Ayyam, Autorità Palestinese, 6.9.10).

«Se Netanyahu vuole parlare di uno stato ebraico, è affar suo. Noi non lo riconosceremo assolutamente: significherebbe chiudere le porte al ritorno dei profughi palestinesi. […] Se qualcuno ci chiederà di accettare di riconoscere lo stato di Israele come stato ebraico, noi non lo faremo. Noi diamo a Israele soltanto lo stesso riconoscimento del 1993, e non abbiamo nulla da aggiungere» (Al-Ayyam, Autorità Palestinese, 7.9.10).

Un soldato mussulmano nella Brigata Golani

Una notizia di quelle che farà sobbalzare molti lettori:
all'annuale cerimonia di Sukkot dell'esercito, ci sarà un ospite d'eccezione, un soldato mussulmano che rappresenterà la sua Brigata, la famosa 51 Brigata Golani.
Si chiama Zaid Horani, ha 21 anni e 2 anni fa decise di arruolarsi nell'esercito perché "vivo in un paese nel quale se vuoi ricevere qualcosa, devi dare qualcosa".
Una simile dichiarazione ha molto contrariato i membri della sua famiglia che è originaria di Akbara, un villaggio nei pressi di Safed. Ma Zaid non si è certo fatto scoraggiare, ha proseguito per la sua strada, è entrato nelle IDF, e ha chiesto di essere assegnato alla Golani dove ha completato il corso di addestramento con onore. Il generale Ashkenazi, comandante in capo, ha deciso che sarebbe stato lui a rappresentare la sua unità in occasione di Sukkot.
Zaid, emozionato e felice di questo, ha detto "Sono orgoglioso di servire nell'esercito.

giovedì 23 settembre 2010

Il primo ministro palestinese non vuol sentir parlare di ''due popoli''

Il primo ministro dell’Autorità Palestinese Salam Fayyad ha abbandonato furibondo un incontro del Comitato di Collegamento Ad Hoc delle Nazioni Unite in corso martedì a New York, ed ha annullato la prevista conferenza stampa con il vice ministro degli esteri israeliano Daniel Ayalon che avrebbe dovuto fare seguito all’incontro, dopo che Ayalon si era rifiutato di approvare una sintesi della riunione che parlava di “due stati” ma non comprendeva le parole “due stati per due popoli”.


“Quello che ho detto – ha spiegato Ayalon al Jerusalem Post in un’intervista telefonica – è che, se i palestinesi non sono disposti a parlare di due stati per due popoli, per non dire poi di Israele come di uno stato ebraico, allora non c’è nulla di cui parlare. Ho anche detto che se i palestinesi, alla fine del processo, puntano ad avere uno stato palestinese e uno stato bi-nazionale, sappiano che questo non avverrà”.


Alla domanda se fosse rimasto sorpreso per la brusca uscita di Fayyad, Ayalon ha risposto: “Sì, molto”. Ed ha aggiunto: “Sono rimasto molto sorpreso nel vedere che evidentemente non viene accettata l’idea di due stati per due popoli. E inoltre ho detto che non mi occorre che i palestinesi dicano a me, in ebraico, che Israele è lo stato nazionale del popolo ebraico. Ho bisogno che lo dicano in arabo alla loro gente. Se pensano di poter creare uno stato palestinese e uno stato a doppia nazionalità, si sbagliano”.


“Vedremo cosa viene fuori dai negoziati che sono in corso in questo momento – ha poi detto Ayalon – Ma in ogni caso Israele non accetterà un approccio tutto-o-nulla, né ultimatum o pre-condizioni”.


Il Jerusalem Post ha intervistato Ayalon in seguito a un evento della Clinton Global Iniziative, che ha visto il presidente d’Israele Shimon Peres e il primo ministro palestinese Fayyad partecipare a un panel presieduto dall’ex presidente Usa Bill Clinton, dedicato al tema delle potenzialità economiche della regione in caso di raggiungimento della pace. Benché Bill Clinton si sia volonterosamente adoperato per evitare che la discussione del panel deviasse verso i temi politici degli attuali negoziati israelo-palestinesi, non è sfuggito il fatto che Peres e Fayyad, sebbene seduti uno accanto all’altro, alla fine della riunione non si sono scambiati una parola di saluto. “Con tutto il dovuto rispetto per l’economia palestinese – ha commentato Ayalon – rimane il fatto che essa dipende dalla situazione della sicurezza, e che Israele non giocherà alla roulette russa con la vita dei suoi cittadini. Siamo decisamente favorevoli al miglioramento dell’economia palestinese, e per quanto mi riguarda ho elencato tutte le cose che stiamo facendo in questo senso. Ma li ho anche esortati a combattere il terrorismo e ad adoperarsi al meglio per eliminarlo”.


(Da: Jerusalem Post, 22.9.10)

GRACIAS FIDEL!

Guarda te che mi tocca fare... mi tocca inneggiare a Castro!
Se qualcuno mi avesse detto che avrei (anche solo per una volta) lodato il Lider Maximo, lo avrei preso per pazzo.
Eppure, quest'uomo, che ha sottoposto Cuba a un feroce regime comunista, negando libertà e partiti politici, sembra sia avviato a un ripensamento di alcune sue idee.
Cuba non ha mai avuto rapporti diplomatici con Israele, ma ora, almeno secondo un'intervista rilasciata al giornalista americano Jeffrey Goldberg dell'Atlantic Magazine, potrebbe essere venuto il momento di pensarci.
Come aveva fatto alcune settimane fa, Castro ha duramente criticato il nano pazzo di Teheran e la sua politica negazionista e antisemita (che lui vuole mascherare da antisionista): ha ricordato le persecuzioni patite dagli Ebrei in 2000 anni di storia ed ha affermato che mentre nessuno ha mai perseguitato i Mussulmani, in troppi invece hanno perseguitato, trucidato e tentato di annientare gli Ebrei. La frase più bella dell'intervista è forse la seguente:"Penso che la loro (degli Ebrei) cultura e religione li abbia tenuti uniti come nazione. Gli Ebrei hanno vissuto un'esistenza molto più difficile della nostra e non c'è nulla di paragonabile alla Shoà!"

Manifestazione in sostegno di Israele

 Per la verità, per Israele
MANIFESTAZIONE
Giovedì 7 ottobre alle 18:30 al Tempio di Adriano, Piazza di Pietra, Roma
Perché non puoi mancare?
Perché è indispensabile porre fine alla valanga di bugie che ogni giorno si rovescia su Israele.
Perché Israele è l'unico Paese che può essere sicuro di essere attaccato qualsiasi cosa faccia: sia che i suoi atleti partecipino a un torneo, sia che i suoi film concorrano a un festival internazionale, sia che difenda la sua gente da missili e attentati terroristici.
Perché a questa manifestazione giungeranno da tutta Europa politici, intellettuali, giovani che vogliono la verità su Israele.
Basta con il doppio standard:
l’Onu ha dedicato l'80% delle sue condanne soltanto a Israele, mentre dimentica l'Iran che impicca gli omosessuali e lapida le donne, il Darfur, dove si compie in silenzio una strage, la Cina che giustizia col colpo alla nuca.
VIENI 
per affermare che difendere il diritto di Israele a esistere è una garanzia per la libertà di tutti noi!!!
Hanno aderito all’iniziativa, fra gli altri: José Maria Aznar, Fiamma Nirenstein, Giuliano Ferrara, Riccardo Pacifici, Paolo Mieli, Corrado Augias, Nicolai Lilin, Rita Levi Montalcini, Lucio Dalla, Dore Gold, Bruce Bawer, Fabrizio Cicchitto, Walter Veltroni, Benedetto Della Vedova, Francesco Rutelli, Giorgio La Malfa, Furio Colombo, Shmuel Trigano, Toni Capuozzo, Alain Elkann, Ernesto Galli Della Loggia, Angelo Pezzana, Umberto Veronesi, Giancarlo Loquenzi, Carlo Panella, Daniele Scalise, Giorgio Israel, Rosa Matteucci, Peppino Caldarola, David Zard, Anita Friedman, Johanna Arbib e molti ancora…

martedì 21 settembre 2010

Gli arabi... che mistificatori...

Perchè questa mia affermazione?
Perchè, ancora una volta, gli arabi dimostrano di saper fare un uso "disinvolto" della verità e dell'informazione.
Il fatto è questo: durante i colloqui di pace svoltisi a Washington sotto egida americana, il ruolo del presidente egiziano Mubarak è sembrato troppo defilato, quasi che non avesse dato un contributo rilevante a tutto l'ambaradam, e la cosa si evidenziava in maniera insopportabile persino nelle foto ufficiali come quella che vedete qui sotto, dove il gruppo è guidato da Barak Hussein Obama con ai suoi fianchi Netanyahu e Abu Mazen e, alle estermità opposte, il re giordano Abdullah e il presidente Mubarak



E allora cosa hanno tirato fuori dal cilindro i soliti mistificatori/adulatori di regime? Un bel ritocchino con photoshop, un bell'editoriale sul quotidiano di regime Al-Ahram, nel quale si difende oltretutto a spada tratta l'opera di mistificazione della realtà, et voilà, il gioco è fatto: ora è Mubarak che guida gli altri leader, è lui che mostra la strada della pace...lui, a casa degli americani, fa strada manco fosse a casa sua....

Questa è l'ennesima dimostrazione che l'importante per gli arabi è far credere che la verità sia la loro, è far credere che le cose si svolgono come vorrebbero loro. E' la dimostrazione che la verità è qualcosa di molto discutibile e che i loro mezzi di informazione non sono altro che la gran cassa dei regimi dai quali dipendono.

Nuovo video su Gilad

I criminali terroristi assassini carnefici  di hammazz, hanno immesso (come fosse un virus letale) un nuovo raccapricciante video di minaccia psicologica su Gilad Shalit, il soldato israeliano da loro rapito in Israele mentre era impegnato in un pattugliamento.
I vigliacchi mostrano Gilad in mezzo a due criminali: uno dei due armeggia con un fucile mitragliatore e l'altro con degli oggetti: poi il video diventa tutto nero e si sentono alcuni colpi d'arma da fuoco....

Continua quindi la macabra messa in scena dell'orrore mentale nel quale si dibattono i criminali di hammazz: per loro la vita non vale nulla e quella di un israeliano vale meno delle altre. Si prendono gioco di un essere umano, dei suoi sentimenti, della sua famiglia.
Hanno ribadito fino alla nausea che per loro la vita non è importante: loro amano la morte tanto quanto gli Israeliani amano la vita e giocano su questo desiderio di vita per cercare di tenere sotto scacco un'intera nazione e un popolo che è tutto per Gilad, che considera Gilad come figlio di ogni famiglia  israeliana, che pensa a lui sempre perchè non si dimenticano i soldati, non si dimenticano i propri ragazzi.

Tutto questo nel completo e ASSORDANTE SILENZIO DI:

amnesy international
cricricri
onuproblema
sinistri sinistrati pacifinti
 e compagnia cantando.

Queste "organizzazioni" sempre pronte a scendere in campo per condannare Israele e per diffamarlo, quando si tratta di "tirare le orecchie ai terroristi si tirano indietro, fanno dei distinguo, dicono "... però ..."
Mai una volta hanno fatto mancare i loro starnazzamenti osceni contro qualsiasi cosa abbia fatto Israele, mai una volta hanno condannato i terroristi, i loro sostenitori, gli stati canaglia che li riforniscono.

NON SMETTEREMO MAI DI GRIDARE:



sabato 18 settembre 2010

Risposta israeliana ai razzi

Dopo il nono razzo caduto nelle ultime 24 ore su Israele, oggi le IAF hanno colpito e distrutto due depositi di armi di terroristi di hammazz. Dall'inizio della settimana sale a 14 il numero di razzi e missili con i quali i palestinesi hanno bombardato Israele, a 150 dall'inizio del 2010 e a 440 dalla fine dell'operazione Cast Lead

venerdì 17 settembre 2010

Riconoscere Israele come stato nazionale del popolo ebraico

Ultimamente il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu insiste nel dire che un accordo sullo status finale coi palestinesi esigerà che essi approvino non solo il concetto di “due stati”, ma anche la più esplicita formulazione “due stati per due popoli”. In altre parole, dovranno accettare il concetto che, così come lo stato palestinese sarà lo stato nazionale del popolo palestinese, allo stesso modo lo stato di Israele dovrà essere riconosciuto come lo stato nazionale del popolo ebraico.
Prima di Netanyahu, si era già pronunciata nello stesso senso l’allora ministro degli esteri Tzipi Livni, e a quanto pare una consistente maggioranza degli ebrei israeliani appoggia questa richiesta di principio, benché ve ne siano alcuni altri che sembrano non capire “come mai è così importante”. Eppure la richiesta formulata dal primo ministro è più importante di quanto possa apparire a prima vista. Non si tratta di una questione meramente semantica. Si tratta anzi di una condizione necessaria (sebbene non necessariamente sufficiente) per garantire un accordo che sia stabile.
Vi sono almeno due motivi per questo. Il primo ha a che fare con la richiesta israeliana che l’accordo ponga definitivamente fine al conflitto e alle rivendicazioni arabe. I palestinesi distinguono fra riconoscere che lo stato di Israele esiste di fatto e riconoscere il suo diritto ad esistere. Il campo che sostiene il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) non ha problemi con la prima formulazione: “Israele esiste ed evidentemente vale la pena riconoscere il dato di fatto sul piano diplomatico, giacché è in questo modo che i palestinesi possono assicurarsi ciò che solo Israele può dare. È una convenzione che va bene per il presente, poi per il futuro, chi lo sa…”. L’intero concetto di “hudna” (tregua a lungo termine) si fonda su un approccio che abbraccia il compromesso nello sforzo di strappare ciò che si può ottenere al momento, senza abbandonare il proposito di combattere per ottenere di più in futuro. Per tenere a freno tali pretese future, soprattutto riguardo alla questione dei profughi (e al loro cosiddetto “diritto al ritorno”, di fatto un diritto di invasione), bisogna affermare l’impegno dei palestinesi ad accettare il diritto di Israele ad esistere come stato nazionale ebraico. Inoltre, l’iniziativa della Lega Araba impegna tutti gli stati arabi a riconoscere Israele una volta che questi abbia firmato un trattato di pace coi palestinesi (e con la Siria). Che genere di riconoscimento sarebbe? Israele ha un chiaro interesse a ricevere un pieno riconoscimento: vale a dire il riconoscimento del suo diritto a preservare, in quest’angolo del mondo, uno stato nazionale ebraico. Se questo non si può ottenere dai palestinesi, non si potrà certamente ottenere dagli altri stati arabi.
Il secondo motivo ha a che fare con lo status degli arabi israeliani (o palestinesi israeliani, come oggi preferiscono definirsi). Agli occhi dei palestinesi, lo stato d’Israele è lo stato “di tutti i suoi cittadini”: non ha e non deve avere alcun carattere nazionale. Se, in base a un compromesso, avrà un carattere nazionale, esso dovrà rappresentare allo stesso modo le due “nazionalità” che vi vivono: ebrei e (arabo-)palestinesi. Se il futuro stato palestinese non riconoscerà lo stato di Israele come stato nazionale del popolo ebraico, non vi sarà alcuna possibilità che lo accettino come tale i palestinesi che vivono dentro Israele. Se non insisteremo su questo punto, nel giro di una o due generazioni ci ritroveremo con una situazione in cui gli arabi israeliani rivendicheranno (magari anche con la violenza) non solo eguali diritti civili (che è legittimo), ma anche eguali diritti “nazionali”. E lo stato palestinese li appoggerà automaticamente in questa loro pretesa (che equivarrebbe a porre fine all’autodeterminazione ebraica), magari anche facendone motivo per rompere il trattato di pace. Per ridurre questo rischio, o perlomeno creare una situazione in cui gli stati del mondo capiscano e appoggino la posizione di Israele di fronte a questo rischio, bisogna chiaramente definire (in modo concordato da tutte le parti in causa) lo stato di Israele come stato nazionale del popolo ebraico.

(Da Ynet News, 15.09.10)

Che se ne fanno della democrazia?



La foto che vedete, è stata scattata in eurabia e, pur essendo paradossale (questo individuo ha la "libertà" di scrivere "libertà all'inferno") è il sintomo di come la pensino molti islamici nei confronti della civiltà occidentale.
Fa il paio con l'altra scattata a Londonstan qualche anno fà su un cartello portato da una ragazza: "Kill the Yews"
Eppure nessuno protesta contro l'odio che ci viene sbattuto in faccia nei nostri paesi da questi individui che non sono in grado di apprezzare la libertà (con i suoi pregi e difetti)

mercoledì 15 settembre 2010

Israele manda aiuti... hammazz manda razzi!

Mentre Israele è costantemente impegnato a inviare aiuti umanitari ai palestinesi di Gaza, costoro, tramite la nota associazione terroristica di hammazz sono COSTANTEMENTE impegnati a ... "inviare" missili e razzi come ringraziamento.
Nella giornata di ieri, Israele permetteva il transito di tir con cemento, ferro e viveri, e i terroristi sparavano due colpi di mortaio verso il Negev e un razzo contro Ashkelon nella notte.
L'esercito israeliano rispondeva al fuoco e uccideva uno dei terroristi.

La cronaca racconta quindi quale sia la vera intenzione di hammazz: combattere Israele su tutti i fonti (anche quello mediatico e informatico, basta vedere il nuovo  video prodotto da quelle menti malate) fino alla fine.
Non si arrenderanno, non accetteranno compromessi o tregue, non cederanno su nulla. Tutte cose che invece vengono sempre richieste a Israele...

Israele non cedere! Mai!

Aiuti israeliani alla popolazione di Gaza

Nella giornata di ieri, il valico di Keren Shalom ha visto il transito di 250 tonnellate di materiali da costruzione, tra i quali ferro e cemento, per la ricostruzione delle abitazioni di Gaza. La scorsa settimana erano state ottanta le tonnellate dello stesso materiale  che sono state consegnate ai palestinesi. 
Insieme a ferro e cemento, sono transitati anche 180 tir contenenti cibo e carburante.
Se veramente fossero in stato di assedio come dicono, Israele permetterebbe il passaggio di queste cose?
Si è mai visto che un paese permette ai propri nemici, a coloro che hanno giurato di distruggerlo, di ricevere cibo, medicine, vestiti, attrezzature mediche, giocattoli, materiale da costruzione ecc. ecc.???
Non credo proprio, chiedete ai Curdi, agli Armeni, ai cristiani e agli animisti in Sudan, a Hutu e Tutsi....


Israele... più lo conosco e più lo amo!

lunedì 13 settembre 2010

Ancora razzi...

I residenti del Negev occidentale, questa mattina sono stati svegliati dalle sirene del Color Red Alert: poco dopo sono esplosi due razzi lanciati dai soliti maledetti schifosi terroristi palestinesi di hammazz.
Fortunatamente non si registrano nè feriti nè danni alle abitazioni. Le forze di sicurezza stanno controllando l'area in cerca dei resti dei razzi.
La notte scorsa ci sono stati degli scontri a fuoco tra militari israeliani e terroristi palestinesi che tentavano di oltrepassare la barriera difensiva: il fuoco israeliano ha provocato tre vittime civili palestinesi.
Lo Shin Bet ha messo in guardia da una possibile recrudescenza degli attacchi terroristici palestinesi in concomitanza con il proseguo dei colloqui di pace diretti tra Israele e ANP.

Per la serie "hanno la faccia come il culo"!!!

“In occidente non sono liberi come da noi”
Quelli che seguono sono alcuni brani tratti da un dibattito televisivo sulla negazione della Shoà mandato in onda dall’emittente Al-Alam (Iran) l’8 agosto 2010.




Autore siriano Muhammad Nimr Al-Madani: «Ho letto tutto ciò che è stato scritto sull’Olocausto [sic], sia da coloro che lo negano sia da coloro che sostengono che è avvenuto. Innanzitutto, quelli che sostengono che l’Olocausto ha avuto luogo non hanno alcuna prova.»
Conduttore: «Quelli che sostengono che ha avuto luogo?»
Muhammad Nimr Al-Madani: «Sì.»
Conduttore: «Su cosa basano le loro affermazioni?»
Muhammad Nimr Al-Madani: «Su nient’altro che una menzogna. Coloro che [sostengono] l’annientamento forniscono prove deboli. Per dirla tutta, in occidente non osano parlare liberamente…»
Conduttore: «Né fare ricerche obiettive.»
Muhammad Nimr Al-Madani: «Esatto. Non godono della libertà che abbiamo noi. […]»


Ricercatore ed editore siriano Muhammad Shaykjani: «Innanzitutto, c’è un versetto del Corano che dice: “Così l’uccisione dei loro figli venne presentata favorevolmente a molti politeisti”. Coloro che uccidono bambini per usare il loro sangue per avvicinarsi al Dio del sacrificio sono passati ad uccidere figli di cristiani, a Londra e a Parigi, in Svizzera e in Austria. Furono espulsi dalla Gran Bretagna quando vennero trovati dei bambini assassinati durante una delle loro festività. In Siria uccisero un prete cristiano e gli assassini vennero giustiziati. In molti paesi, nella festa della matzah di Sion [sic] uccidevano la gente e prendevano il sangue delle vittime per impastare la matzah di Sion.» [Nota: Mustafa Tlass, per oltre trent’anni una delle figure più in vista della politica siriana, cofondatore del partito Ba’ath e ministro della difesa con il presidente Hafez Al-Assad e poi con il figlio Bashar, pubblicò nel 1983 un libro intitolato La mazah di Sion (riferimento alle azzime pasquali) nel quale si sostiene come “fatto storico accertato” l’omicidio rituale ad opera degli ebrei. Il 21 ottobre 2002 il quotidiano in lingua araba edito a Londra Al-Hayat annunciava “a grande richiesta” l’ottava ristampa del libro e nuove traduzioni in inglese, francese e italiano].


Muhammad Nimr Al-Madani: «Gli ebrei hanno mescolato filosofa, religione e politica. Nel corso della storia hanno continuamente sviluppato la loro religione secondo le circostanze, finché sono arrivati al sionismo. L’ebraismo è arrivato a significare sionismo, e in tempi recenti l’ebraismo è arrivato a significare “olocaustismo”. […] Secondo la Torah, il Signore ha ingiunto loro di fare un rogo sacrificale di sette giorni. Il rogo è un sacro rituale di culto. Ritengo che questa sia la prova della falsità dell’Olocausto, e la prova biblica che essi hanno elaborato la menzogna dell’Olocausto sin dalla Torah. Il loro affidarsi alla Torah dimostra che l’Olocausto è una menzogna, e che non è mai avvenuto. E mostra anche che l’Olocausto è profondamente radicato nella loro mente e nei loro rituali.»
Conduttore: «A pagina 64 del suo libro, ad esempio, lei scrive che l’Antico Testamento descrive con grande accuratezza come costruire un forno crematorio.»
Muhammad Nimr Al-Madani: «Sì. C’è un testo che descrive come costruire il Tempio per il forno crematorio: le sue colonne, i suoi ornamenti di rame e così via.»
Conduttore: «Descrive il forno crematorio nei particolari.»
Muhammad Nimr Al-Madani: «Sì. Ad esempio, la sua dimensione è di circa 2 metri. Si tenga presente che gli inceneritori negli ospedali nazisti tedeschi dove bruciavano i corpi dei malati [sic] erano di 2 metri ovvero 190 centimetri. Il che è simile agli inceneritori che loro considerano forni crematori.»
Conduttore: «Sulla copertina interna del libro si legge una citazione del presidente Mahmoud Ahmadinejad. Come mai ha deciso di stampare una citazione di Ahmadinejad? È…»
Muhammad Nimr Al-Madani: «Possiamo mostrarlo alla telecamera… Sono stato molto felice quando il presidente iraniano ha negato l’Olocausto. Dal momento che sono convinto che si deve combattere questa menzogna, mi sono sentito pieno di ammirazione per le parole del presidente iraniano.»
Conduttore: «Dice: “Israele deve essere cancellato dall’esistente”.»
Muhammad Nimr Al-Madani: «Sì, è giusto. Prima di tutto, il presidente iraniano è il primo leader del mondo che ha abbracciato la negazione dell’Olocausto. Si tratta di un grande evento. In secondo luogo, lo stato di Israele deve essere spazzato via dall’esistente, come già disse l’imam Khomeini […].»


(Da: www.memri.org, 8.9.10)

sabato 11 settembre 2010

Ancora razzi....

Un cittadino israeliano è stato ferito lievemente nei pressi di Elqana, a causa del lancio di un razzo sparato dai criminali terroristi palestinesi di Gaza.
In risposta le forze aeree israeliane in collaborazione con la ISA hanno lanciato una operazione  per distruggere alcuni tunnel utilizzati dai terroristi per il contrabbando di armi e per tentare di infiltrarsi in Israele. 
Dall'inizio della festività di Rosh HaShanà (il capodanno ebraico) sono stati ben quattro i razzi con i quali i palestinesi hanno bombardato Israele; sono più di 120 invece i razzi e i colpi di mortaio che hanno colpito lo stato ebraico dall'inizio del 2010 e oltre 400 dalla fine dell'Operazione Cast Lead.
Da non dimenticare poi i quattro cittadini israeliani trucidati mentre si trovavano in auto nei pressi di Hebron il 31 agosto scorso.
Le I.D.F. continueranno, come sempre, a proteggere i cittadini israeliani e contemporaneamente proseguiranno a contrastare gli atti terroristici: hammaz è l'unico responsabile degli attacchi terroristici  provenienti dalla striscia di Gaza.

er nano pazzo de Teheran: pazzo o stupido???

Io devo ancora capire se er nano pazzo de Teheran oltre che pazzo è pure stupido.
Mi spiego: da giorni Terry Jones, oscuro reverendo di una piccola chiesa americana, minaccia di bruciare il Corano se verrà costruita una moschea nei pressi di Ground Zero, di cui oggi ricorre il triste anniversario.
Tutti gli organi di informazione hanno riportato la notizia, hanno indagato su di lui e ci hanno detto che ha si e no 50 fedeli, che gira armato e che anche suo figlio è un reverendo con la pistola.  
Ebbene, cosa dice a proposito l'ineffabile ahmadindondan? Che, siccome tutta faccenda è un complotto ebraico (anzi sionista come ama dire il "nostro eroe") e che dietro al reverendo c'è Israele che "ha messo in atto questa macchinazione in seguito alle sconfitte patite dai mussulmani e dal mondo islamico..." allora Israele verrà distrutto, questo evento non farà altro che accelerare la sua cancellazione.
E te pareva che non era colpa di Israele anche di questo?
L'isterismo schizzoide delirante dell'iraNANO ha raggiunto livelli di guardia preoccupanti. Speriamo che riesca a farsi vedere da un dottore il prima possibile... ma da uno bravo però eh! 
Magari basterebbe che si facesse un giro di tango con il suo degno compare dittatore Ugo Chavatz, hai visto mai che gli passa tutto... in fondo era stato così felice con lui... forse soffre solo di crisi di abbandono....



venerdì 10 settembre 2010

Israele verso gli 8 milioni di abitanti

La tendenza in Israele a formare famiglie ebraiche più numerose in confronto al tasso di nascite tra gli ebrei della Diaspora risulta un modello confermato dalle cifre più recenti sulla popolazione, commentate in occasione del capodanno ebraico dal demografo Sergio Della Pergola, titolare della cattedra “Shlomo Argov” in Rapporti Israele-Diaspora dell’Università di Gerusalemme.
L’Ufficio Centrale di Statistica israeliano ha diffuso i dati aggiornati da cui risulta che, all’inizio di questo anno ebraico 5771, la popolazione totale d’Israele conta 7.645.000 abitanti, di cui il 75,5% ebrei.
Il tasso di natalità degli ebrei israeliani è in media poco al di sotto dei tre figli (2,9) per famiglia, il più elevato da molti anni a questa parte: un dato che va confrontato coi meno di 2 figli per famiglia ebraica che si registra in altri paesi industrializzati. La differenza è dovuta a più di un fattore, spiega il prof. Della Pergola. Uno è l’altissimo tasso di nascite, in Israele, tra le famiglie “haredi” (ultra-ortodossi). Un altro è la complessiva sensazione di benessere tra la popolazione in generale. Contribuisce anche la situazione economica relativamente stabile, in Israele, in confronto alle crisi finanziarie degli ultimi anni in altri paesi.
Un ulteriore dato è l’aumento dell’immigrazione. “Benché il numero degli immigranti sia relativamente basso in confronto a periodi precedenti nei sessantadue anni di storia dello stato – nota Della Pergola – il tasso di immigrati è comunque più alto di quello dell’anno scorso a riprova dell’influenza esercitata dalla problematica situazione economica nel mondo, unita alla sensazione di disagio provocata dai trend generali verso antisemitismo e anti-israeliano”.
Diversamente che in Israele, altrove la tendenza verso un declino della popolazione ebraica continua, osserva Della Pergola, a causa di fattori come i matrimoni misti e una popolazione che invecchia rapidamente, con un aumento delle morti in confronto alle nascite. “Mentre la popolazione ebraica in Israele è aumentata nell’anno passato dell’1,7%, la popolazione ebraica nella Diaspora è diminuita dello 0,2%”, spiega il professore dell’Università di Gerusalemme. Il risultato netto è un costante aumento della percentuale di ebrei residenti in Israele, che al momento rappresentano il 43% della popolazione ebraica complessiva mondiale.
Dopo Israele, il paese con la più numerosa popolazione ebraica sono gli Stati Uniti, aggiunge Della Pergola, con 5,3 milioni di ebrei, benché questo numero dipenda dalle diverse definizioni di chi viene considerato “ebreo”. Le altre principali comunità ebraiche nazionali sono: la Francia, con 485.000 ebrei; il Canada, con375.000; la Gran Bretagna, 292.000; Russia, 205.000; Argentina, 182.000; Germania, 119.000; Australia, 108.000; Brasile, 96.000. (Oggi gli ebrei italiani iscritti alle 21 comunità presenti nel paese sono meno di 30.000, su una popolazione residente di 60 milioni.)



(Da: Università di Gerusalemme, Dept. of media relations, 07.09.10)

giovedì 9 settembre 2010

Non dimentichiamo Gilad!

In queste ore in Israele si festeggia Rosh HaShanà, il capodanno ebraico. Sono ore di gioia e di speranza per l'anno che verrà, ma anche in questi momenti nessuno si dimentica di Gilad Shalit, il soldato rapito in territorio israeliano dai criminali terroristi di Gaza nel giugno del 2006.
Sono passati oltre 4 lunghissimi anni e di lui non si sa assolutamente nulla: Israele per entrare in possesso di un video di pochi minuti nel quale si potesse vedere finalmente come stava il ragazzo, ha dovuto scarcerare decine di terroristi poi più niente.
La speranza non ci abbandona: continueremo a lottare perchè Gilad possa tornare il prima possibile dalla sua famiglia e dal suo popolo.
Ti aspettiamo Gilad!

Castro bacchetta ahmadinejad

Fidel Castro, dopo aver condannato a giugno l'azione dell'esercito israeliano contro i pacifinti turchi, ha inviato un messaggio al nano pazzo iraniano nel quale lo invita a smettere di negare l’Olocausto e diffamare gli ebrei: «Credo che nessuno al mondo abbia ricevuto lo stesso trattamento che hanno ricevuto gli ebrei diffamati da duemila anni. Sono stati attaccati molto più che i musulmani. Hanno vissuto un’esistenza molto più difficile di chiunque altro: non c’é nulla a confronto dell’Olocausto».
Mai parole così chiare erano state pronunciate da Fidel che certo non può considerarsi un amico di Israele.
La sua dichiarazione farà sicuramente colpo (si spera) anche su tutti i sinistri pacifinti che amano Fidel e il Che e che odiano invece Israele: che sia l'inizio di una nuova era?
Il nano pazzo isterico iraniano continua a prendere pizze in faccia, capirà forse che continuare a minacciare Israele non gli giova? Capirà che si può vivere in pace e in armonia con i vicini?
Che la luce penetri nella sua mente ottenebrata dall'odio...

VIVA ISRAELE!

Shanà Tovà Israel!


SHANA' TOVA' UMETUKA' ISRAEL!

Possa essere un anno di pace e serenità per tutti.

mercoledì 8 settembre 2010

I "botti" di Capodanno

I criminali terroristi di hammazz hanno voluto "offrire i botti" di Capodanno ai cittadini di Israele in occasione di Rosh HaShanà, e per cercare di rendere la "festa" più sentita hanno pensato bene di bombardare con dei colpi di mortaio delle scuole a Sha'ar Hanegev, 30 minuti prima che i bambini iniziassero le lezioni.
Uno degli edifici ha riportato danni lievi e fortunatamente non si registrano feriti.
Tutte le scuole sono state a suo tempo protette con strutture in cemento armato sui tetti ma non sulle mura perimetrali come altri edifici della zona.
Gli addetti alla sicurezza hanno stabilito comunque di aprire le scuole: i bambini sono rimasti negli edifici protetti e non hanno giocato nei giardini per precauzione.

Questi maledetti bastardi terroristi di Gaza hanno cercato la strage: hanno tentato di colpire delle scuole per sterminare dei bambini, a ribadire il fatto che LORO, la pace, non la vogliono! 

martedì 7 settembre 2010

Heineken Music Conference

Dal 31 agosto al 1 settembre si è svolta in Israele la seconda edizione dell'Heineken Music Conference che grande successo aveva riscontrato lo scorso anno.
L'evento si è svolto a Gane HaTa'aruchà e ha visto l'esibizione dei Public Image Ltd., LCD Soundsystem e The Drums.
Il frontman dei Public Image Ltd.e leader dei Sex Pistols Johnny Rotten, di cui ho parlato qualche giorno fa a proposito di Elvis "core de latta" Costello e della sua paura a esibirsi in Israle, ha respinto al mittente l'invito/minaccia dei soliti boicottatori e odiatori di Israele della BDS di non esibirsi in Israele.
Moltissimi giovani israeliani sono accorsi all'evento che ha avuto grande risonanza nel paese.

Coloro che boicottano Israele sono ormai degli isterici personaggi che come sentono la parola "Israele" danno fuori di matto, strano che non si occupino con tanta animosità anche di altre cose, sicuramente ben più importanti come:

  1. Sakineh, la donna iraniana condannata alla lapidazione,

  2. i condannati a morte iraniani o cinesi,

  3. il dramma dei profughi curdi,

  4. i massacri che compiono i mussulmani in Sudan,

  5. la discriminazione che soffrono i cristiani in moltissimi paesi islamici,
Sempre pronti a scendere in piazza e a mobilitarsi quando si tratta di andare contro Israele, stranamente muti e pecoroni quando si tratta di denunciare gli orrori sopra descritti...

Grazie alla Heineken per aver organizzato l'evento, adoro la vostra birra...

 
VIVA ISRAELE!

Arieccoli!

Arieccoli chi, chiederete?
Ma ovvio, i pacifinti, coloro che in Eurabia stanno mettendo in cantiere " Flotilla 2 - La vendetta", il nuovo polpettone mediatico ad uso, consumo e sostegno dei criminali terroristi di hammazz che tengono in ostaggio i loro stessi concittadini di Gaza con il terrore.
La nuova edizione dello psicodramma collettivo ha l'appoggio "autorevole" e fondamentale del gruppo definitosi "European Jews for a just peace" ossia quanto di più "meraviglioso" ci possa essere per i sinistri pacifinti: degli ebrei che odiano e condannano Israele!
L'esercito israeliano è pronto comunque ad affrontare le nuove minacce che si stanno preparando, nessuna nave di nessuna flotta potrà attraccare a Gaza.
L'esperienza fatta con le navi guidate dalla Mavi Marmara ha sicuramente aperto gli occhi ai vertici militari israeliani: dopo quanto successo a maggio non si potrà più pensare di trattare con superficialità simili eventi.

lunedì 6 settembre 2010

Hezbollah rimuove le armi dal luogo dell'esplosione in Libano

L'esplosione avvenuta alcuni giorni fa a Al-Shahabiya, un villaggio nel sud del Libano aveva dimostrato (se ma ce ne fosse stato bisogno), che i terroristi di hezbollah violano sistematicamente le risoluzioni ONU, che l'esercito libanese e l'UNIFIL non sono in grado di assicurare il disarmo dei criminali terroristi e che questi ormai sono i padroni assoluti del Libano stesso.
In questo video si vede quanto accaduto subito dopo l'esplosione:

  1. il fumo che si alza dall'edificio distrutto (e che si trova in un'area densamente popolata)

  2. l'arrivo dei terroristi che cominciano a rimuovere armi ed esplosivi,

  3. l'arrivo dei militari libanesi ai quali però viene impedito di controllare cosa accade. 
Il video poi, mostra  il convoglio di camion mentre si dirige verso una moschea di un villaggio vicino, dove le armi e gli esplosivi verranno immagazzinati. Questo incidente è solo uno dei molti che dimostra chiaramente come i terroristi di hezbollah violino la Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (nr. 1701) con la quale si stabiliva che hezbollah deve essere disarmato e che nessun gruppo paramilitare possa travarsi a sud del fiume Litani.

domenica 5 settembre 2010

Giornata Europea della Cultura Ebraica

Oggi, 5 settembre 2010 si celebra la Giornata Europea della Cultura Ebraica, il programma della città di Roma è molto ricco e interessante.
Sono previste visite, incontri, letture, concerti conferenze per permettere di conoscere da vicino la storia e la cultura ebraica che sono fondamentali per l'Europa.

L'dea araba della pace

A leggere con attenzione i giornali di questi giorni viene spontaneo chiederesi;: ma qual'è l'idea araba della pace?
Come si dovrebbe fare la pace e con chi secondo loro?
Dopo i due attentati costati la vita di quattro persone e il ferimento di altre due, oggi una bambina di 12 anni è stata ferita a causa del criminale lancio di pietre ad opera di terroristi palestinesi.
L'esercito sta indagando sul luogo dell'attentato e ha dato una prima risposta  bombardando un tunnel utilizzato dai terroristi per infltrarsi in Israele e altri due per il contrabbando di armi nella striscia di Gaza.
Chi vuole la pace non va in giro ad ammazzare la gente!
Chi vuole la pace non tira sassi!
Intanto nel sud del Libano esplode una deposito di armi di hezbollah: ma l'esecitoro libanese non dovrebbe avere il controllo dell'area? Ma le truppe del contingente internazionale che ci stanno a fare? Non dovrebbero impedire il riarmo dei macellai di nasrallah?
Il tentativo di riaprire i negoziati viene visto dai terroristi come un attacco al cuore del loro potere basato su violenza, terrore e soldi in quantità da gestire a piacimento.
Come nel '47 fecero allontanare le popolazioni dei villaggi arabi per permettere ai loro "vittoriosi" eserciti di "ributtare a mare gli ebrei", come dopo gli accordi di Oslo fecero scoppiare due intifade, così ora tornano a colpire i civili israeliani in maniera spietata e feroce, ennesima dimostrazione del fatto che a loro della pace non interessa nulla: vogliono solo la scomparsa definitiva di Israele dalle mappe geografiche (così come salmodiava qualche tempo fa il nano pazzo di Teheran)
Hanno fatto male i conti però: questi ebrei si difendono e non permetteranno che vengano massacrati i loro figli senza combattere.

giovedì 2 settembre 2010

Attacco terroristico: feriti due israeliani

Ieri sera, 1 settembre, due cittadini israeliani sono stati feriti in un attentato ad opera di terroristi palestinesi. I due (un uomo e una donna) erano a bordo della loro auto nei pressi del villaggio Kochav Hashachar quando sono stati affiancati da un'altra vettura dalla quale gli occupanti hanno aperto il fuoco. L'uomo (ferito gravemente) e la donna sono stati portati all'ospedale Shaare Tzedek Medical Center di Gerusalemme.
Pattuglie israeliane stanno controllando la zona dell'attentato.

Chi ha paura della pace?
Non certo Israele che continua a veder morire i suoi cittadini massacrati da schifosi assassini.
I terroristi di hammazz non hanno certo alcuna voglia di deporre le armi, per loro la violenza è l'unico modo di esprimersi.