Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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Lettori fissi

giovedì 31 marzo 2011

Hezbollah continua ad armarsi.

Gli assassini di hezbollah, guidati dal criminale Nasrallah che da anni ormai è costretto a vivere come un topo nelle fogne di Beirut per paura di un missile israeliano, continuano ad armarsi in sfregio alle truppe ONU che dovrebbero proprio evitare questo.
Dalla fine della guerra del 2006, durante la quale Israele ne distrusse le capacità offensive, l'organizzazione terroristica ha provveduto ad un inarrestabile processo di rifornimento di missili, razzi, munizioni e sistemi radar da Iran e Siria. Ha costruito oltre 500 bunker nella zona sud del Libano che in teoria dovrebbe essere libera della presenza di questi criminali, e ha installato depositi di armi in oltre 270 villaggi libanesi,continuando ad attuare la criminale politica di nascondersi dietro i civili, rendendoli scudi umani involontari in un eventuale futuro di guerra.
La vigliaccheria dei terroristi di hezbollah e di hamas è di lunga data: da sempre si sono fatti scudo delle loro stesse mogli, madri e dei loro figli, ben consapevoli del fatto che le inevitabili vittime civili rappresenterebbero un fortissimo elemento di pressione sullo stato di Israele.
Come si può vedere dalla cartina sottostante, la zona libanese a ridosso del confine con lo stato israeliano è un continuo susseguirsi di bunkers, installazioni militari e depositi di armi.
E non credo proprio che siano lì per la pace...

Ebbene sì, un altro bluff sulla presunta moderazione palestinese

di Barry Rubin
Imparerà mai, l’occidente?
Primo passo: Al-Hayat riferisce che il leader dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) offre di lasciare a Israele il quartiere ebraico della Città Vecchia di Gerusalemme e il Muro Occidentale del Tempio ebraico, nel quadro di un futuro accordo di pace.
Secondo passo: i mass-media di tutto il mondo riportano con ampio risalto la cosa come fosse una grande concessione, e dunque la prova che l’Autorità Palestinese vuole davvero la pace.
Terzo passo: il portavoce dell’Autorità Palestinese smentisce. E infatti per combinazione so per certo che la storia non era vera. Come tante e tante e tante altre volte.
Il primo ministro dell’Autorità Palestinese Salam Fayad dice che i coloni ebrei saranno invitati a restare all’interno del futuro stato palestinese, cosa che contraddice tutte le dichiarazioni fatte dall’Autorità Palestinese e dai suoi leader. Segue grande copertura mediatica. Segue regolare smentita.
Un singolo palestinese pressoché sconosciuto sostiene che Israele ha commesso un massacro a Jenin. I mass-media di tutto il mondo si scatenano, sebbene non vi sia uno straccio di prova. Alla fine la stessa Onu confuta l’accusa (ma c’è ancora chi ci crede).
Il parlamento palestinese mette in scena una montatura, tenendo una seduta in pieno giorno con le tende chiuse e le candele accese, per “dimostrare” che Israele ha tagliato l’elettricità. Il trucco viene smascherato.
E poi, i tanti casi di foto truccate, di falsi resoconti di atrocità varie e via dicendo. (Persino in ambienti relativamente acculturati come l’università Bir Zeit di Ramallah si può facilmente incontrare gente convinta che Israele abbia avvelenato i pozzi d’acqua palestinesi, che abbia regalato caramelle avvelenate ai bambini e altre fesserie del genere.)
Sarebbe di qualche utilità ripetere cento di questi esempi? Molti sono casi deliberatamente costruiti, di solito per sostenere falsamente che Israele ha commesso qualche crimine; più raramente servono per ingigantire la presunta moderazione araba e palestinese.
Non si dimentichi che i giornalisti esigono ogni giorno che il governo israeliano dimostri, prove alla mano, che non ha fatto questo o non ha fatto quello. Dopo di che, da parte israeliana, o non c’è abbastanza tempo per vagliare attentamente ogni accusa, anche le più stravaganti, per cui esse restano senza smentita né confutazione; oppure, al contrario, vengono investiti enormi sforzi per sbugiardare le menzogne, con grande impiego di energie da parte di uno staff già troppo scarso: tanto poi, quando finalmente arriva una risposta autorevole e documentata, i mass-media la ignorano comunque.
Per favore, gente, cerchiamo di imparare dall’esperienza. Naturalmente molti giornalisti non lo faranno perché sono ideologicamente e politicamente determinati a produrre propaganda anti-israeliana (e si sa chi appartiene a questo gruppo); molti altri cercano di fare del loro meglio, ma semplicemente ci cascano troppo spesso (e si sa chi appartiene a questo gruppo). Un grazie a quelli che non ci cascano ogni volta.
Da un punto di vista analitico professionale, non sarebbe difficile evitare questi errori. Ad esempio, circa quello citato in apertura: non ci vuol molto per sapere che la leadership palestinese è o troppo debole (Fayyad, Abu Mazen) o troppo estremista (praticamente tutti gli altri) per fare qualunque concessione, figuriamoci su Gerusalemme. E sono convinti di potersi risparmiare qualunque concessione grazie al sostegno dell’occidente e al fatto che la colpa di tutto viene gettata sempre su Israele.
Il risultato è che o non succede proprio nulla (nel qual caso, colpa e pressioni continuano a crescere contro Israele), oppure potrebbero riuscire a proclamare unilateralmente l’indipendenza senza dover fare nessun compromesso: insomma, per loro una situazione comunque vantaggiosa.
Se si capisce questo concetto di fondo, non si casca più tanto facilmente nelle notizie sulla falsa moderazione. Analogamente, se si capisce che Israele è un paese civile e democratico che può fare, certo, degli errori, ma che non commette di proposito nessuna mega-malvagità, non si casca più tanto facilmente nelle menzogne messe in circolazione su questo fronte.
Non è poi così difficile da capire. O no?

(Da: Global Research in International Affairs, israele.net

lunedì 28 marzo 2011

Israele per il Giappone: 4. FATTI NON PAROLE!


Ecco cosa sta facendo il piccolo Israele per il Giappone e per il suo popolo.
Le parole non servono, bastano le immagini.
Ma qualche dato voglio darlo:
dopo 14 ore di volo la delegazione delle IDF è giunta in Giappone e qui, in 8 ore di pullman è arrivata a Minami Sanriku, nella prefettura di Miyagi. Qui c'è stato il primo briefing tra il Maj. Gen Yair Golan (GOC del Comando Fronte Domestico) e il Brig. Gen. Nachman Ash (capo dellIDF Medical Corp)
La città dove è stata impiantata la clinica da campo delle IDF sta raccogliendo molte persone disperse e i militari israeliani attualmente stanno preparando i materiali per rendere operativo l'ospedale.
Le attrezzature che sono in dotazione alla clinica sono:

  1. X-ray
  2. Reparto di Pediatria
  3. Reparto di Chirurgia
  4. Reparto Maternità e Ginecologia
  5. Reparto di Otorinolarigoiatria
  6. Dipartimento di Optometria
  7. Laboratori
  8. Unità di cure intensive
  9. Farmacia
Sette Japponesi che parlano Ebraico accompagnano la delegazione per aiutare con la traduzione e per curare i contatti con la popolazione. In giornata si è svolto un incontro tra i medici israeliani e i medici giapponesi per fare il punto della situazione.
Il livello delle radiazioni nell'area dove opererà la delegazione delle IDF viene attentamente monitorato dagli esperti della Commissione per l'Energia Atomica e dagli esperti del Corpo Medico IDF per assicurare che non ci sia pericolo per i membri della missione e per la popolazione giapponese.




Una storia di patriottismo

Il maggiore Falah Al-Heib, un ufficiale di 29 anni dell'unità di ricognizione della Divisione Gaza, ha perso entrambe le gambe durante l'Operazione Cast Lead. Dopo un difficle percorso riabilitativo ora è pronto a tornare al servizio operativo nell'esercito:"mi sono prefissato un obiettivo, tornare sul campo" ha detto.
Durante gli ultimi giorni dell'intervento israeliano contro i terroristi di hamas, quando era ormai prossimo il cessate il fuoco, decise di effettuare un giro di pattugliamento con l asua squadra lungo il confine. Durante il turno, il suo autista gli chiese di sostiuirlo alla guida del mezzo: dopo poco la pattuglia rimase coinvolta nell'esplosione dei un ordigno posto sulla strada dai terroristi. Al-Heib rimase gravemente ferito mentre il militare al suo fianco morì, gli altri due seduti dietro rimasero feriti lievemente.
"Ricordo con precisione ogni cosa" racconta Al-Heib. "Pattugliavamo la zona quando siamo rimasti coinvolti nell'esplosione. Guardai intorno a me e vidi i miei amici feriti. In principio non mi ero reso conto di essere ferito anch'io, non sentivo niente, le mie orecchie fischiavano. Mi sono girato verso l'altro esploratore ma era morto. Quindi ci fu un'altra esplosione.
Il maggiore venne ricoverato presso il Soroka Medical Hospital nella città meridionale di Beersheva. La sua gamba destra era stata amputata nell'attentato, la sinistra quasi completamente staccata, venne operata e riattaccata ma non riacquistò mail e sue funzioni. Il palmo della mano destra, operato, riacquistò parzialemente la funzionalità. A causa dei dolori atroci, venne sedato per ben due settimane consecutive. Quando si svegliò cominciò il lungo cammino verso il recupero al Tel Hashomer Hospital dove fu sottoposto a ulteriori interventi chirurgici e a un lento processo riabilitativo.
Trascorse più di un anno nel dipartimento di riabilitazione, imparando a camminare. Durante questo tempo fu chiaro a Al-Heib che sarebbe tornato a servire nell'esercito, e possibilmente in un'unità combattente.
Lo scorso luglio cominciò a studiare per completare il suo corso di laurea in Scienze Politiche presso l'università di Haifa. Inoltre vuole tornare a essere un istruttore delle guide e a lavorare sul campo.
"Fin da ragazzo, mi è stato insegnato ad amare il mio paese" dice. "Così è la mia famiglia. Siamo Sionisti, e pronti a fare qualsiasi cosa per la protezione del nostro stato. Ho voglia di tornare nell'esercito, e di educare nuove generazioni di soldati. Mio padre, mio nonno, hanno combattuto entrambi per lo Stato. Ed io sono così ed è così che voglio crescere i miei figli.
Al-Heib, residente nella comunità beduina settentrionale di Beit Zarzir, è sposato e padre di due bambini. Suo padre, il Colonnello della riserva Nimer Al-Heib ha prestato servizio fino a due anni fa come comandante degli esploratori del Comando Nord.
"Quando ho aperto gli occhi in ospedale per la prima volta e ho visto mia moglie, i miei figli e i miei genitori ho capito di aver avuto la vita in regalo" dice il maggiore. "Mi hanno sostenuto durante tutto il percorso e non ho mai voluto far sapere loro quanto fosse difficile per me la situazione, sono sempre stato ottimista anche per il loro bene."
Tra due settimane Al-Heib racconterà la sua storia alla cerimonia di inaugurazione di un Centro Sociale a Beersheva costato 80 milioni di shekalim (22.5 milioni di dollari)  e che è stato costruito grazie alle donazioni dell'Associazione delle IDF dei Veterani Disabili e delle loro famiglie.
"Falah è un ottimo esempio della vittoria della mente sul corpo" dice Haim Bar, responsabile dell'associazione "sono felice per il percorso che ha fatto e per la sua determinazione. Gli auguro ogni bene" 

sabato 26 marzo 2011

Bambini palestinesi malati di cancro sul Mt. Hermon con i soldati dell'Unità Alpina di Israele

Quello che si è visto sulle piste innevate del Mt Hermon, nel nord di Israele, è uno spettacolo che difficilmente si potrà dimenticare: bambini palestinesi malati di cancro o disabili che giocavano con i riservisti israeliani dell'Unità Alpina sulla neve!
 IDF Soldiers Playing with Palestinian Kids Diagnosed With Cancer
I ragazzini, accompagnati dalle loro famiglie, hanno vissuto una giornata di svago e senza pensieri in un panorama decisamente insolito e si sono divertiti moltissimo con i loro accompagnatori militari.
La giornata fa parte di un progetto ormai decennale nel quale sono impegnati i riservisti degli Alpini che in questo modo offrono una possibilità ai piccoli pazienti di giocare con la neve, cosa per loro decisamente insolita.

Israele per il Giappone: 3

Ancora un attacco palestinese

A quanto pare i palestinesi hanno deciso di innalzare il livello dello scontro: dopo i 70 razzi qassam e missili Grad con i quali hanno bombardato Israele la scorsa settimana, dopo l'accoltellamento di un ufficiale a Tel Aviv e il mancato attentato a Purim, ieri un palestinese ha lanciato sassi contro un militare israeliano che si trovava alla fermata dell'autobus che doveva riportarlo a casa nella zona di Petza'el, nei pressi dell'insediamento di Tomer nella valle del Giordano.
Il palestinese ha anche tentato di impadronirsi dell'arma del soldato ma fortunatamente un poliziotto che passava da quelle parti è intervenuto sparando contro l'attentatore e ferendolo a una gamba.
Lo scopo della recrudescenza degli attentati potrebbe essere il desiderio da parte dei palestinesi di provocare una reazione forte da parte di Israele per poter chiedere poi un intervento internazionale contro lo stato ebraico.

venerdì 25 marzo 2011

State buoni ebrei, fatevi ammazzare, tanto siete abituati


di Deborah Fait
Cosa scrivo? Cosa dovrei scrivere? E' da ieri che mi siedo al computer per mettere giu' qualche idea, ne ho troppe che si accavallano,  sempre piu' arrabbiata e depressa. 
Giro per casa, guardo la Tv, ascolto le notizie dell'attentato,  mi risiedo al pc ma poi non riesco a toccare la tastiera.
Cosa si può scrivere dopo aver rivisto le barelle, il sangue, la gente terrorizzata  e ferita?
Cosa si può scrivere guardando le immagini degli ospedali dove sono stati portati i feriti , compresa la donna morta, una cittadina britannica, Mary Jane Gardner, dove cittadini israeliani cercano di riprendersi dallo schock mentre gli curano le ferite. Dove una ragazzina quattordicenne e' in coma e lotta per la vita perché una scheggia le e' entrata nel cervello.
Io non ho piu' parole.
Le parole le hanno i soliti mascalzoni: uscite dai territori e avrete la pace, dicono pieni di fiele, in pieno furore ideologico. Senza pietà, solo tanto odio.
Se usciamo dai territori avremo la pace? Ah si? Ma per davvero? 
E prima del 67 avevamo la pace? Non avevamo i territori perché la Giudea e Samaria se le era prese la Giordania con il benestare dell'Inghilterra. 
Avevamo la pace  senza i territori? No, avevamo terrorismo e guerre perché l'unico sogno degli arabi palestinesi era ed e' cancellare Israele dalla mappa geografica, sogno e obiettivo condivisi da tutti i paesi arabi e islamici, Hitlerjad di Teheran in testa.
"Noi non vogliamo la pace ma la distruzione di Israele", diceva Arafat.
"Noi non vogliamo la pace ma la distruzione di Israele" ripete hamas
"Israele e' un cancro da eliminare" proclama Hitlerjad.
Cosa si può scrivere dopo aver letto sui giornali italiani  che la bomba e' esplosa a Gerusalemme non solo perché siamo dei colonialisti e i palestinesi combattono per la liberta'  ma anche perche' Israele giorni fa  aveva colpito Gaza, senza dire che, prima, Gaza aveva colpito Israele con 56 colpi di mortaio in una sola giornata e senza nessuna provocazione! 
E lo sapete da dove sparano? Da in mezzo alle case cosi' quando Israele risponde, convinto di colpire  una rampa di missili, alla fine muore anche qualche civile, se bambini meglio, per i terroristi. E il mondo allora si sveglia e urla contro di noi senza preoccuparsi di pensare e di capire che "loro" sparano in mezzo alle nostre città, alla cieca, solo per colpire e ammazzare la gente comune non i soldati.
Nessuno si chiede, cosi' per curiosità, come mai ogni volta che l'esercito risponde per colpire esattamente le rampe da dove partono i missili, c'e' sempre qualche palestinese non terrorista che muore quasi fosse uno che andava a spasso da quelle parti.    
Oggi due missili Grad sono caduti non lontano dalla mia citta', tra Ashdod e Yavne, praticamente a 30 km da Tel Aviv.
Sono le prove generali per colpire il cuore di Israele?
Cosa si può scrivere? Ditemi voi!
Dopo la strage a Itamar ho letto sui media e su internet che, se i "coloni" uccisi (colona anche la bimbetta di tre mesi e i suoi fratellini sgozzati) non stavano la', nessuno li avrebbe ammazzati e che i "coloni" sono dei criminali perché costringono i poveri palestinesi a sgozzarli. 
Capite? E' stata colpa loro.
I mascalzoni venderebbero le loro madri pur di difendere i terroristi.
La loro morale funziona cosi': i cittadini israeliani che vivono in territori contesi ( territori ebraici per millenni, che per millenni si sono chiamati Giudea e Samaria finché, nel 1947, non gli e' stato cambiato il nome), meritano di essere sgozzati.
I cittadini israeliani che non vivono nei territori contesi meritano di essere ammazzati a causa dei settlers.
Non gli interessa che i cittadini arabi in Israele godano di tutti i diritti.
La differenza di trattamento non li turba. Furore, furore, odio e basta e poi si offendono se gli diamo degli antisemiti. 
I sentimenti  di noi israeliani in questi giorni sono di rabbia e  smarrimento perche' ci sembra di rivivere tutto da capo, l'orrore della seconda intifada quando ogni giorno c'erano  attentati nelle citta' israeliane, ogni giorno qualche terrorista riusciva a entrare in case di israeliani dove ammazzava soprattutto donne e bambini.
Il massacro della povera famiglia  Fogel mi ha riportato alla memoria altri massacri di famiglie intere dentro le loro case, non "nei cosiddetti territori palestinesi" ma nel cuore di Israele, nei kibbuzim, nelle citta', in appartamenti, per la strada, nelle scuole!
E dicono che da tre anni non c'erano attentati a Gerusalemme!
Ma come! e gli attentati degli uomini sui bulldozer che correvano per le strade investendo e schiacciando la  gente e fracassando le automobili?
Durante uno di questi attentati una mamma fece appena in tempo a gettare la sua bambina fuori dal finestrino dell'auto prima di essere schiacciata a morte dalla pala del bulldozer.
E il massacro della yeshiva Merkaz harav con otto ragazzi uccisi a fucilate mentre studiavano chini sui libri?
E gli accoltellamenti per le strade di Gerusalemme?
Cosa scrivere dunque? Come raccogliere le idee e ragionare freddamente soprattutto dopo i rari ma sempre disgustosi commenti dei media italiani?
L'articolo del Manifesto e' da mal di stomaco  ma non deve sorprendere: colpa di Israele naturalmente , santificano Hamas dicendo che ultimamente "lavora" di terrorismo solo la Jihad islamica come se fosse un segreto che tutte le organizzazioni sono connesse l'una all'altra e che nessuna si muove senza gli ordini del capo e il capo assoluto a Gaza e' hamas!
E' disumana e disumanizzante  questa malefica simpatia per  le organizzazioni del terrore dei progressisti...o comunisti...come si deve chiamarli...non so piu',... Amano hamas, hezbollah, sono convinti che i Fratelli Musulmani in Egitto siano una specie di  Caritas stile islamico.
La "Primavera araba" dicono estasiati senza capire, accecati dall'amore,  che nessuna rivolta da quelle parti può portare a qualcosa di meglio ma sempre a qualcosa di peggio. 
Bernard Lewis ha  scritto che la parola democrazia e' sconosciuta al mondo arabo. Lo dice lui mica Deborah Fait  la diffamatrice dei poveri terroristi...pardon...dei combattenti per la liberta'.... la perfida nemica della "pax araba", quella che ci vorrebbe tutti al cimitero.
E' di oggi la notizia che il nuovo Egitto , il "democratico nuovo Egitto", nelle mani dei militari e della Fratellanza musulmana,  dopo aver fatto cadere nella polvere il dittatore Mubarak, ha sospeso i voli per Israele. Non solo ma la Egyptair ha disegnato una nuova cartina del Medio Oriente dove Israele e' scomparso, diviso tra Egitto, Giordania, Libano e "Palestina". 
Un  caro amico ha scritto alla Egyptair per chiedere spiegazioni. Vi riporto esattamente la domanda e la risposta da arrampicata sugli specchi:  
  
Why have you removed Israel from your maps? Are you serious enough to give a public explanation for this?

La risposta ufficiale di Egyptair:
We would like to clarify that we do not fly to Israel, where on the map on our website we place only the names of the destinations we fly to. Flights to Tel Aviv are operated by Air Sinai , which is a separate company
La controdomanda, inoltrata poco fa:
To Egyptair: this is not a good explanation, since the country borders displayed on your map cut Israel in 3 parts. Every country border in the world is drawn accurately, but not the israeli borders. In your map Egypt "owns" the whole Sinai, Lebanon seems to own Haifa and northern Israel, while Jerusalem and middle Israel is on its own. I guess that's the palestinian state. Can you clarify this?  
Aspettiamo la risposta con ansia. 

cartina della Egyptair dalla quale si evince che... Israele non esiste per gli egiziani! 
VERGOGNA!!!!

Adesso c'e' un problema, signori miei, tutto il mondo arabo e' a ferro e fuoco, guerre civili, rivoltosi contro le dittature in carica per instaurarne, con tutta probabilità, di nuove, morti a centinaia, a migliaia ..., già piu' di 15.000 profughi sbarcati  sulle coste italiane ....ma dove sono i pacifisti? 
E' questo il problema, amici miei, dove sono spariti?
Ieri a Damasco la polizia ha ammazzato in pochi minuti un centinaio di persone, una parte era in  moschea...e dove sono i pacifisti?
In Yemen i governativi ammazzano tutto quello che si muove....ma dove sono i pacifisti?
Dove cavolo saranno finiti? 
Gli hanno dato un sonnifero?
Nooo, non dormono il sonno dei giusti, loro sono sempre attenti ma volete sapere dove sono? Stanno in silenzio ad aspettare che Israele attacchi Gaza per poi mettersi a urlare che siamo nazisti, occupanti, assassini e che la ricca Gaza, si ricca, ricchissima a milioni di dollari esentasse, e' una prigione a cielo aperto dove la gente muore di fame e che noi vogliamo distruggere commettendo genocidio.
Lo dice sempre "restiamo umani" Arrigoni. 
I pacifisti di tutto il mondo aspettano, in agguato, come belve feroci, intanto sognano la prossima barca dell'amore per Gaza e si riuniscono nelle università  per festeggiare il mese dell'apartheid israeliana, boicottando, calunniando, delegittimando, demonizzando.
Belve feroci sono, come i terroristi, e adesso, a proposito di pacifisti, lasciatemi dire due paroline sul nostro genio letterario Amos Oz, grande scrittore, tanto amato da noi israeliani, conosciuto e giustamente ammirato internazionalmente, tradotto in tutte le lingue del mondo.
Bene, questo nostro Genio, di cui saremmo ancora più orgogliosi se, pur essendo sionista, non si lasciasse coinvolgere dalla propaganda anti-israeliana in modo cosi' superficiale e stupido, per accontentare i suoi lettori "progressisti", per essere gradito all'estero dove un israeliano che voglia essere bene accolto deve fare autodafé, questo nostro genio dunque  ha mandato a Marwan Barghouti, il galeotto, l'assassino condannato a cinque ergastoli, ex capo dei Tanzim e caporale di Arafat, il suo piu' bel romanzo "Storia d'amore e di tenebra" con una dedica:
«Questa storia», scrive Oz , «è la nostra storia. Spero che tu la legga e ci comprenda meglio, così come noi ci sforziamo di comprendere voi. Nella speranza che ci possiamo incontrare presto, in pace e libertà». 
Ma come in pace e libertà! Ma come e' possibile che l'ideologia faccia rincretinire una grande intelligenza!
Come può essere che uno si autolobotomizzi in questo modo solamente per sembrare buono, di larghe vedute e politicamente corretto!
Perché lo ha fatto? Che motivo aveva? E proprio mentre una famiglia di ebrei veniva sgozzata?
Questo non significa essere politicamente corretti ma scorrettamente e scioccamente opportunisti e crudeli.
Voleva fare pubblicità al suo partito, quello degli intellettuali di sinistra? 
Bene ha scelto la persona sbagliata, il momento sbagliato e si e' sputtanato del tutto di fronte al Popolo di Israele.  
Barghouti e' un assassino, uno stragista, uno che ha ammazzato israeliani per odio.  
Come se Eichman in carcere in Israele avesse ricevuto un libro con dedica da Yosef Agnon o come se Umberto Eco ne mandasse uno a Salvatore Riina.
Barghouti! 
Ma ve lo ricordate chi erano i Tanzim? Erano le bande della morte di Arafat, hanno ammazzato piu' ebrei che hanno potuto, erano quelli che all'inizio della seconda intifada hanno preso due ragazzi israeliani, due giovani ristoratori che erano in una trattoria palestinese per mangiare un piatto di humus , li hanno portati fuori dal locale, messi al muro e fucilati. 
Non avevano fatto niente, erano solo due ebrei.
Barghouti era il loro capo. 
E Oz gli manda un libro con dedica augurandogli pace e  liberta'?
Anni fa in Italia circolava uno slogan : Visitate l'Italia prima che gli italiani la distruggano.
Dovrebbe essere riferito anche a Israele e a certi suoi intellettuali che, giustamente, Giulio Meotti in un suo bellissimo articolo, definisce "immorali"!
Ritengo gravissimo che Amos Oz abbia mandato a questo criminale il suo piu' bel libro ( ma sarebbe stato scandaloso anche se gli avesse mandato cartolina), lo ritengo grave, desolante e assolutamente immorale. 
Immagino Barghouti sorridere soddisfatto alla notizia del massacro di quei tre bambini e dei loro genitori guardando con  disprezzo il libro che parla della storia del Popolo Ebraico da lui tanto odiato.
Dicono che Il presidente Obama abbia appena  telefonato a Netanyahu raccomandandogli una  reazione misurata alle provocazioni sanguinarie dei palestinesi.
State buoni ebrei, fatevi ammazzare. Tanto, siete abituati!



mercoledì 23 marzo 2011

Insegnamento della storia della Shoà: no dei palestinesi

L’Onu ha lanciato l’idea di insegnare la storia della Shoà agli alunni palestinesi e si è attirata durissime condanne da tutto lo schieramento politico palestinese.
Netta la condanna arrivata da parte di Hamas all’intenzione dell’Unrwa (agenzia Onu per i profughi palestinesi) di introdurre, a partire dal prossimo anno scolastico, nelle scuole che gestisce nella striscia di Gaza, l’insegnamento della storia della Shoà. Per la stragrande maggioranza degli alunni palestinesi sarebbe la prima volta che il tema viene loro insegnato. “E’ vietato scherzare con l’educazione dei nostri figli” ha tuonato il “ministro” dell’istruzione di Hamas Mohammed Asqoul sul sito web dell’organizzazione, aggiungendo che Hamas bloccherà a qualunque costo ogni tentativo di insegnare l’Olocausto ai palestinesi.
L’iniziativa era stata illustrata lo scorso febbraio, su un quotidiano giordano, da un funzionario Onu che aveva parlato di un breve "case study" da effettuare nell'ambito dell’insegnamento sui diritti umani.
Il rifiuto non viene solo da Hamas (che controlla Gaza), ma anche dall’Olp (che controlla la Cisgiordania). Zakaria al-Agha, capo dell’organismo Olp preposto ai negoziati con Israele, ha nettamente respinto l’iniziativa Onu: “E’ inaccettabile insegnare l’Olocausto agli studenti palestinesi nelle scuole Onu” ha dichiarato Zakaria al-Agha, che è anche membro dell’esecutivo dell’Olp.
D’altra parte gli stessi insegnanti delle scuole Onu, in una dozzina di interviste, hanno detto che non vogliono insegnare questa materia, minacciando di ribellarsi. “Non funzionerà: se l’agenzia Onu cercherà di farlo spalancherà le porte dell’inferno” ha detto Sami, uno degli insegnati palestinesi intervistati.

(Da: Haaretz, 22.3.11)


Personalmente non mi stupisco di questo avvenimento. Non varrebbe neanche la pensa di commentarlo se non fosse che troppa gente continua a considerare i palestinesi come vittime.
Sono i carnefici di loro stessi, stanno massacrando il loro stesso popolo da oltre 60 anni per portare avanti una guerra di sterminio degli ebrei. Altro che pace, altro che dialogo!

Razzi, missili e bombe su Israele

Il concetto di trattative di pace è qualcosa di molto aleatorio per i palestinesi e per quel buffone di Abu Mazen che li comanda.
Dopo aver festeggiato i "martiri" che negli anni scorsi si sono fatti esplodere su autobus israeliani, in ristoranti e supermercati israeliani, e aver "giustamente" dedicato loro centri sportivi e scuole cosi che le nuove generazioni possano "ispirarsi" a simili "fulgidi" esempi, dopo aver faticato a condannare l'orribile e abominevole massacro di Itamar nel quale uno o due palestinesi si sono introdotti in una casa di una famigliola felice e hanno SGOZZATO un papà, una mamma, la bimba Hadas di 3 mesi che dormiva nel lettone con loro e altri due figli Yoav di 11 anni e Elad di 4, dopo che a Gaza i bastardi di hammazz hanno festeggiato la cosa distribuendo caramelle e dolci per strada, i palestinesi hanno voluto nuovamente attirare l'attenzione su di loro BOMBARDANDO ferocemente il sud di Israele. In 2 giorni hanno sparato 50 (RIPETO... S-E-S-S-A-N-T-A) tra missili, razzi e colpi di mortaio contro le cittadine israeliane vicine a Gaza.
Israele, come qualsiasi altro stato sovrano ha reagito a questi attacchi portati dai vermi palestinesi distruggendo le infrastrutture dei terroristi.
Oggi di nuovo due missili Grad sono stati sparati contro Ashdod.
Ma oltre a questo una bomba è stata piazzata in una strada di Gerusalemme e fatta esplodere al passaggio di due autobus. Una donna è morta, oltre trenta persone sono rimaste e di queste ben quattro sono in gravi condizioni.
צילום: AP

martedì 22 marzo 2011

Soldatesse israeliane

















  





Notizie dal fronte...

I palestinesi nei giorni scorsi hanno pesantemente bombardato Israele: hanno sparato oltre 60 tra missili, razzi e colpi di mortaio e anche oggi hanno colpito con quattro proiettili esplosivi  Sha’ar Hanegev Regional Council. Ora le IDF hanno deciso di dare una bella ripassata bombardando a loro volta il luogo dal quale era partito il vile attacco: hanno ferito almeno uno dei terroristi ma purtroppo sono rimasti feriti anche dei civili perchè, come di consueto, i vermi di hammazz si nascondono dietro i civili. Le gonne delle loro donne e i corpi dei loro stessi figli, genitori e nipoti, sono un ottimo scudo per questi schifosi topi di fogna.
L'esercito ha disposto immediatamente il ricovero dei palestinesi feriti presso strutture israeliane: solo un grande e democratico stato come Israele si può prendere cura dei propri nemici.

Ultima notizia:
le IAF hanno finalmente beccato la cellula terroristica che il 23 febbraio scorso aveva lanciato un missile Grad contro la città israeliana di Be'er Sheva: i criminali assassini si stavano preparando a lanciare un nuovo missile contro Israele ma un caccia israeliano li ha individuati e colpiti. Si segnala almeno un ferito tra i terroristi.

lunedì 21 marzo 2011

Israele: primo ad allestire un ospedale da campo in Giappone

L'ospedale da campo israeliano eretto in Giappone, è il primo ad essere stato allestito da una delle nazioni che hanno offerto assistenza e l'ambasciatore israeliano a Tokio Nissim Ben Shitrit riferisce che i giapponesi sono estremamente riconoscenti.
L'ospedale è stato allestito a Minamisanriko, una cittadina di pescatori a 390 miglia da Tokio, che è stata completamente devastata dal terrificante terremoto e dal successivo tsunami di 10 giorni fa e circa 10.000 abitanti risultano dispersi o deceduti. UN'equipe israeliana sta allestendo le camere operatorie proprio in questo momento e stanno valutando le necessità per permettere ad un team più numeroso di intervenire.
Israele ha inoltre provveduto a inviare tonnellate di aiuti (materassi, brande, coperte, guanti e bagni chimici)per circa 500.000 persone che sono rimaste senza casa e molte delle quali vivono ora in scuole ed edifici pubblici.
L'ambasciatore israeliano non sa dire come o perchè  l'ospedale da campo israeliano sia stato il primo ad essere operativo, "potrebbe essere perchè siamo stati i più rapidi o perchè abbiamo acquisito una notevole esperienza." ha detto all'inviato del Jerusalem Post.
Dice inoltre che la crisi medica si risolverà in tempi molto lunghi, ma crede anche che il governo giapponese avrà la situazione sotto controllo nelle prossime settimane. L'apprezzamento per l'aiuto israeliano risulta chiaramente sui mezzi di informazione giapponesi e nella gratitudine dimostrata sul campo dalla gente.

Israele un piccolo grande paese con un popolo dal grande cuore.

Morte (ignota) di un ragazzino palestinese chiuso fuori da un ospedale arabo

Di Khaled Abu Toameh
Mohammed Nabil Taha, un ragazzino palestinese di 11 anni, è morto la settimana scorsa all’ingresso di un ospedale libanese dopo che i dottori si erano rifiutati di aiutarlo perché la sua famiglia non poteva permettersi di pagare le cure mediche. Il tragico caso di Taha evidenzia la condizione in cui versano centinaia di migliaia di palestinesi che vivono negli squallidi campi profughi creati dalle autorità arabe in Libano, e che sono vittime di un vero e proprio sistema di apartheid che nega loro l’accesso al lavoro, all’istruzione e all’assistenza sanitaria.
Per un’amara ironia delle sorte, la morte del ragazzino all’ingresso dell’ospedale è capitata in coincidenza con la cosiddetta “settimana contro l’apartheid israeliano”, un festival di calunnie e di istigazione all’odio che viene organizzato ogni anno da attivisti e gruppi anti-israeliani nei campus universitari degli Stati Uniti, del Canada e di altri paesi. È altamente improbabile che la gente che sta dietro a queste sagre dell’odio abbiano saputo qualcosa della sorte di Taha. A giudicare dalle esperienze passate, è anche altamente improbabile che ne avrebbero dato pubblica notizia, quand’anche se avessero saputo qualcosa. Perché mai ci si dovrebbe occupare di un ragazzino palestinese cui vengono negate vitali cure mediche da un ospedale arabo? In fondo, la vicenda non offre nessuna possibile angolazione anti-israeliana. Si immagini cosa sarebbe accaduto se un ospedale israeliano avesse lasciato morire nel parcheggio dell’ospedale un ragazzino palestinese perché il padre non era in possesso dei 1.500 dollari necessari per pagare il trattamento. Ne avrebbero parlato giornali e tv, il web sarebbe in fibrillazione, magari sarebbe stato convocato il Consiglio di Sicurezza dell’Onu per una energica condanna di Israele, diretto responsabile della morte del bambino.
Tutto questo avviene mentre decine di migliaia di pazienti palestinesi continuano ad usufruire regolarmente di cure negli ospedali israeliani. Soltanto lo scorso anno, circa 180.000 palestinesi di Cisgiordania e striscia di Gaza sono entrati in Israele per ricevere cure mediche. Molti di questi sono stati curati nonostante il fatto che non disponessero del denaro necessario per coprire le spese.
In Israele, persino gli attentatori suicidi che restano “soltanto” feriti nel tentativo di compiere una strage di ebrei innocenti hanno diritto a ricevere le migliori cure mediche possibili. E ci sono stati numerosi casi di palestinesi che sono rimasti feriti durante attacchi contro israeliani, per poi venire ricoverati nei migliori ospedali del paese.
Il Libano, tra l’altro, non è certo l’unico paese arabo che applica ufficialmente leggi da apartheid contro i palestinesi, negando loro appropriate cure mediche e il diritto a possedere proprietà. Giusto l’altra settimana è stata data notizia che in Giordania un centro medico ha deciso di smettere di curare malati di cancro palestinesi perché l’Autorità Palestinese non è riuscita a pagare i proprio debiti verso quel centro. Anche altri paesi arabi trattano con estrema durezza i palestinesi quando si tratta di garantire assistenza sanitaria.
È vergognoso che, mentre Israele accoglie i pazienti palestinesi nei suoi ospedali, gli ospedali arabi neghino loro le necessarie cure mediche con varie motivazioni, tra cui quella dei soldi. Ma poi ci si ricorda che i dittatori arabi non si preoccupano neanche della loro stessa popolazione, e dunque perché mai dovrebbero prestare attenzione a un ragazzino di undici anni che muore fuori da un ospedale perché suo padre non ha 1.500 dollari a portata di mano? Dal momento che quella morte è avvenuta in un paese arabo, e la vittima è un arabo, perché la cosa dovrebbe mai interessare a qualcuno?
Insomma, dove sono l’indignazione e le proteste contro l’apartheid praticato dagli arabi?

(Da: Jerusalem Post, 17.3.11)

domenica 20 marzo 2011

Israele per il Giappone: 2

Le IDF sono pronte a inviare un team di aiuti per il Giappone.
A distanza di oltre una settimana dal terrificante e devastante terremoto che ha colpito il paese del Sol Levante, e dopo che già le associazioni IsrAid e Zakà hanno inviato delle unità di soccorso, medici, viveri e denaro, anche l'esercito israeliano è pronto a intervenire.
Il premier Netanyahu e il ministro degli Esteri Lieberman hanno comunicato all'ambasciatore giapponese che Israele è pronto a fornire tutto l'aiuto possibile per far fronte alle necessità del post-terremoto.

ISRAELE: FATTI NON PAROLE!

VIVA ISRAELE!

Palestinesi e coltelli

Un terrorista palestinese è stato arrestato dalle forze di sicurezza israeliane nei pressi della Grotta dei Patriarchi ad Hebron, perchè trovato in possesso di un coltello con il quale intendeva colpire degli israeliani che in questi giorni stavano festeggiando Purim.

Lo scorso sabato a Yaffa, un capitano dell'esercito israeliano è stato attaccato con un coltello mentre era seduto su una panchina all'angolo tra Yehuda Hayamit street e Shivtei Israel. Il militare è stato ferito alle spalle da un ragazzo con un felpa che poi si è dato alla fuga con l'M16 del capitano inseguito da un passante e dallo stesso militare. Il terrorista per sfuggire alla cattura si è disfatto dell'arma ma dopo alcune ore è stato arrestato dalla polizia.

I palestinesi bombardano Israele

Pesantissimo bombardamento palestinese contro Israele: ben cinquanta razzi, missili e colpi di mortaio sono stati sparati nella sola giornata di venerdì e hanno colpito le comunità del Neghev occidentale.
Ieri invece un missile anti carro è stato sparato dai palestinesi contro un Merkava MK4 equipaggiato con il nuovo sistema di difesa Trophy: come in un caso precedente, il sistema ha individuato il punto da cui è stato lanciato il missile che, non avendo costituito un pericolo immediato per i militari del mezzo blindato, non ha reso necessario il lancio delle contromisure.
Le coordinate del luogo da cui i palestinesi hanno sparato il missile sono state individuate poi dall'equipaggio del carro che ha risposto al fuoco ferendo almeno uno degli attaccanti.

Israele e Giordania: collaborazione in caso di terremoto

Si sono svolte nei giorni scorse, nella valle dell'Aravà in Israele, delle simulazioni di operazioni di soccorso   in caso di terremoto.
Oltre 200 persone del Maghen David Adom e della Mezzaluna Rossa giordana, hanno allestito un ospedale da campo e delle strutture per accogliere gli sfollati di un ipotetico terremoto che colpisca i due paesi.
E' stato emozionante per il dott. Bruria Adini dell''Università Ben Gurion di Tel Aviv, vedere giovani israeliani e giordani lavorare insieme per tirare su le tende per gli sfollati. I ragazzi hanno trovato il modo di interagire perfettamente, mettendo un grande impegno nel compito che erano stati chiamati a svolgere. C'era una grande energia, sintomo di grande voglia di fare da entrambi i gruppi. 
Si è sottolineato il fatto che le città di Eilat e Aqaba sono molto vicine e che in caso di terremoto, i team di soccorso debbono poter essere in grado di collaborare l'uno con l'altro in maniera rapida ed efficace per portare aiuto immediato.

Se fosse chiaro per tutti che siamo di passaggio su questa terra e che dovremmo cercare di viverci al meglio, forse le cose andrebbero meglio.

sabato 19 marzo 2011

I palestinesi bombardano Israele

Tra ieri sera e stamattina, i palestinesi di Gaza hanno bombardato Israele con missili anticarro e colpi di mortaio.
Il bersaglio dei criminali palestinesi di ieri era una pattuglia israliana che controllava il perimetro della barriera di sicurezza nella zona sud della striscia, poi in serata e stamattina colpi di mortaio sono stati sparati contro il paese di Pithat Shalom.
L'artiglieria israeliana ha risposto al fuoco.

Chi è che vuole la pace?
Non certo i palestinesi.....

Chi nasce tondo non può morire quadrato....


Ci risiamo, la "simpatica" feccia nazista lituana riemerge dalle fogne nelle quali vive e fa una "bella" marcia nel centro di Vilnius, con oltre 1000 partecipanti che vomitano insulti antisemiti e xenofobi contro tutte le minoranze presenti nel paese. Come già nel passato si erano dimostrati "solerti e zelanti" nella caccia agli ebrei scodinzolando felici davanti ai loro padroni nazisti, i lituani del 2011 hanno dato una agghiacciante dimostrazione di forza e presenza in un paese membro della Nato e dell'Unione Europea.

Svergognare i supercritici di Israele

Da un articolo di Manfred Gerstenfeld
Il comportamento omicida di Muammar Gheddafi contro i cittadini del suo stesso paese è probabilmente l’esempio attuale più vicino a ciò che i paesi arabi invasori e i loro alleati palestinesi avrebbero fatto agli ebrei, in terra d’Israele, se l’avessero avuta vinta nella guerra che scatenarono contro Israele subito dopo la sua dichiarazione d’indipendenza. Sarà anche poco politicamente corretto da dire, ma ciò non lo rende meno vero. A riprova della cosa, basta ricordare le dichiarazioni delle più eminenti personalità arabe nel 1947-48 e i racconti dei testimoni israeliani di quella guerra.
I recenti caotici eventi in molti paesi arabi offrono l’occasione unica di svergognare totalmente molti di coloro che fanno del male a Israele, a cominciare da coloro che da anni condannano e demonizzano pesantemente Israele chiudendo sempre e costantemente gli occhi davanti ai crimini di massa perpetrati nel mondo arabo. Sono parecchie le categorie che rispondono a questa descrizione.
Si potrebbe cominciare con un lungo elenco di Ong per i diritti umani. Recentemente l’organizzazione Ong Monitor ha già accusato Human Rights Watch d’aver taciuto violazioni dei diritti umani in Libia. Quante Ong per i diritti umani hanno protestato, se mai lo hanno fatto, contro il fatto che la Libia fosse membro a pieno titolo del Consiglio Onu per i Diritti Umani? Possono forse sostenere, oggi, che non sapevano che la Libia di Gheddafi era una nazione che avrebbe dovuto sedere regolarmente sul banco degli imputati del Consiglio Onu per i Diritti Umani, e non certo nel suo comitato di gestione? E questa non è che la prima di una lunga lista di domande che permetterebbero di squalificare giustamente una porzione sostanziale della comunità internazionale per i diritti umani come composta da impostori. Senza dimenticare, in questa categoria, tutti coloro che votarono a sostegno della risoluzione anti-israeliana alla Conferenza di Durban del 2001.
Una seconda categoria potrebbe essere un vasto assortimento di politici occidentali. In alcuni casi non occorre nemmeno porre domande in merito alla politica del loro paese. Il primo ministro britannico David Cameron ha ammesso, durante un visita nel Kuwait pochi giorni fa, che le rivolte popolari in Medio Oriente dimostrano che l’occidente sbagliava a sostenere dittatori e regimi non democratici. E ha aggiunto che la politica estera britannica aveva messo il proprio interesse economico al di sopra della promozione dei valori democratici occidentali. Dopo di che, parlando agli studenti del Qatar Cameron ha detto che alcuni governanti mediorientali usano il conflitto israelo-palestinese per distogliere l’attenzione dai loro regimi oppressivi. In questo contesto sarebbe assai utile indagare, ad esempio, che cosa ha saputo dire l’Alto rappresentante della politica estera e di sicurezza dell’Unione Europea, Catherine Ashton, circa gli stati arabi, da quando è entrata in carica nel dicembre 2009, e confrontarlo con le sue dichiarazioni su Israele.
Ma tutto è relativo. Il presidente francese Nicolas Sarkozy è ben lungi dall’essere uno dei maggiori critici di Israele, ed è stato il primo a riconoscere l’opposizione libica, anche se questa, nel prossimo futuro, potrebbe non aver più alcun territorio su cui governare. Ma Sarkozy aveva ricevuto Gheddafi in visita di stato nel dicembre 2007 annunciando, allora, che il capo libico avrebbe firmato un accordo da dieci miliardi di euro per apparecchiature militari e un reattore nucleare. Aveva anche detto d’aver chiesto al dittatore libico di fare passi avanti sulla strada dei diritti umani.
Un’altra categoria suscettibile d’essere svergognata comprende un certo numero di autorevoli organismi cristiani, soprattutto – ma non solo – protestanti liberal e terzomondisti, che hanno costantemente chiuso gli occhi su come molte comunitàcristiane venivano oppresse in una varietà di paesi arabi musulmani. Le aggressioni omicide contro i copti in Egitto degli ultimi decenni non sono che un esempio, a cui si sono aggiunte diverse uccisioni di copti durante la rivoluzione egiziana delle scorse settimane. Non sarebbe un lavoro troppo lungo scorrere i siti web di alcune di queste organizzazioni cristiane caparbiamente anti-israeliane per esaminare se e come si siano mai occupate di questi crimini e di queste violazioni nei paesi arabo-musulmani.
Nel mondo accademico, la prestigiosa London School of Economic offre un eccellente esempio di ipocrisia. All’inizio di questo mese il suo direttore Sir Howard Davies ha rassegnato le dimissioni perché la sua università aveva accettato (molto) denaro dalla Fondazione Gheddafi, diretta da uno dei figli del dittatore libico. Davies si era anche recato in Libia ad offrire consulenze al regime su riforme finanziarie. Ma ciò che infastidiva l’associazione studentesca della London School of Economic, nel 2008, era solo Israele, tanto da approvare a grande maggioranza una campagna per il “disinvestimento” dalle aziende che supportano il “regime da apartheid” israeliano.
Un’altra categoria ancora che merita d’essere pubblicamente svergognata è quella dei cosiddetti giornalisti medio-orientalisti, molti dei quali sono degnissime persone, ma molti altri invece si son tenuti per sé, in linea con la politica delle loro testate, fondamentali informazioni negative sul mondo arabo. C’è qualcuno disposto a credere a questi mass-media quando sostengono che, in confronto a Israele, c’era poco o nulla da riferire circa quel che di brutto avveniva nei paesi arabi negli anni scorsi? Ora la menzogna appare evidente, ma fino a poco fa non era facile dimostrare che un consistente numero di inviati e corrispondenti da Israele erano per lo più dei manipolatori dell’informazione. Solo occasionalmente accadeva un caso lampante come quello di Riccardo Cristiano, quando era corrispondente dai territori palestinesi per la rete di stato italiana RAI. Nell’ottobre 2000 due riservisti israeliani entrati per errore nella città palestinese di Ramallah vennero selvaggiamente linciati da una folla di palestinesi esaltati, e i loro corpi gettati da una finestra e martoriati. Il network italiano Mediaset filmò il linciaggio e riuscì a far trapelare le immagini fuori dal territorio dell’Autorità Palestinese. A quel punto Cristiano si affrettò a scrivere una lettera – fortuitamente pubblicata il 16 ottobre dal quotidiano palestinese Al Hayat al Jedida – in cui rivelava che era stata Mediaset a filmare quelle immagini (per inciso, mettendone in grave pericolo il personale che dovette letteralmente fuggire dal paese) e garantiva che lui, quand’anche le avesse avute, non le avrebbe mai rese pubbliche giacché si era sempre attenuto alle “regole giornalistiche dell’Autorità Palestinese”. “Non facciamo e non faremo cose del genere” concludeva Cristiano, che condiva la sua lettera inviando “congratulazioni” e “i migliori auguri” ai “miei cari amici in Palestina”.
Questo non è che un abbozzo dell’elenco di ipocriti occidentali che meriterebbero di venir svergognati per aver sistematicamente insabbiato i crimini arabi. Ben presto gli sviluppi in corso nel mondo arabo offriranno altre drammatiche prove di quanto fossero impostori i tanti individui e gruppi occidentali che concentravano tutta la loro indignazione morale sempre e solo su Israele.


(Da: YnetNews, 16.3.11)

400 agricoltori palestinesi alla “Coppa del mondo dell’agricoltura” di Tel Aviv


Di Arieh O’Sullivan
Vendendo olio d’oliva, pomodorini ciliegia, birra e altri prodotti tradizionali, contadini e altri gestori di attività agricole palestinesi hanno partecipato per la prima volta alla mostra internazionale dell’agricoltura Agro Mashov che si è tenuta , a fine febbraio a Tel Aviv.
Prendendo posto tra gli appariscenti stand israeliani che proponevano i prodotti più svariati, dai selezionatori di frutta high-tech, alle mosche da frutta geneticamente modificate, ai sofisticati sensori per mungitura, i palestinesi sono venuti non solo in cerca d’affari, ma anche di innovazioni israeliane.
“Quest’anno abbiamo il nostro angolo come Autorità Palestinese – dice il ministro dell’agricoltura palestinese Ismail Daiq – Abbiamo i nostri prodotti e volevamo dare la possibilità agli agricoltori israeliani di vedere la nostra produzione. E, nello stesso tempo, pensiamo di trarre dei benefici dal passaggio di tecnologia da Israele”.
Tra le migliaia che sono intervenuti a quella che si è autodefinita la “Coppa del mondo dell’agricoltura”, ci sono stati quest’anno circa 400 agricoltori palestinesi della Cisgiordania. Dediti tradizionalmente a una cultura agricola su base famigliare, i palestinesi stanno cercando di adottare metodi agricoli più moderni e da anni utilizzano le innovazioni israeliane, come l’irrigazione a goccia. “E’ un’impresa ardua – dice Samir Abu Mansour, consulente palestinese di Carana, una società che aiuta ad aumentare la crescita economica nei paesi in via di sviluppo – perché gli agricoltori sono interessati alla quantità e non alla qualità, mentre noi abbiamo bisogno di qualità più alta per poter vendere sui ricchi mercati europei”.
L’agricoltura palestinese, che consiste principalmente in raccolti da campo, verdure e frutta, rappresenta circa il 9% del suo Pil. Israele è il più grosso mercato dei palestinesi, che vi esportano il 60% dei loro prodotti. Inoltre importano da Israele circa la metà del fabbisogno della loro agricoltura, compresa la plastica per l’irrigazione e le serre, pesticidi e fertilizzanti.
La tecnologia agricola israeliana è nota per produrre molto con poca acqua. Benché Israele sia uno dei leader mondiali in fatto di tecnologia agricola, il settore rappresenta solo una piccola frazione della sua economia. “La differenza tra l’agricoltura israeliana e quella palestinese – spiega Samir Moaddi, capo consigliere agricolo israeliano presso l’Autorità Palestinese – è molto grande, ma oggi vediamo un cambiamento sul versante palestinese che non può essere ignorato. Sono sicuro che questo avviene grazie alla cooperazione tra di noi. Qui abbiamo avuto la prima esposizione da parte di palestinesi e quasi quattrocento visitatori palestinesi, il che dimostra l’interesse da parte palestinese ad essere aperti a tutte le innovazioni di questa fiera agricola in Israele”.
Il ministro dell’agricoltura israeliano Orit Noked, insediata da poco meno di un mese, si è incontrata con la controparte palestinese che le ha fatto visitare gli stand dei prodotti palestinesi. Il ministro palestinese Daiq ha detto che i palestinesi potrebbero servire da ponte tra Israele e il mondo arabo. “Gli agricoltori palestinesi di solito trasferiscono questa tecnologia a molti paesi qui intorno, paesi arabi, ed ora abbiamo istituito un’associazione speciale per la cooperazione internazionale in agricoltura” ha detto Daiq. Il ministro palestinese Daiq ha anche segnalato che sono presenti esperti palestinesi in Sudan, Mauritania, America latina e Cuba. “Così – dice – abbiamo già cominciato a trasferire il know-how palestinese e cerchiamo di usarlo a beneficio del nostro popolo”.
Moaddi, che ha svolto un ruolo importante nel trasferimento di tecnologia israeliana ai palestinesi della Cisgiordania per la coltivazione della fragola, sottoscrive quanto detto da Daiq. “Se tutti noi parliamo con buon senso – dice l’israeliano – il che significa lasciar da parte tutto il resto e lavorare insieme con la cooperazione, allora senza dubbio li vedremo fare da ponte con gli stati arabi”.
Maria Khoury, della Taybe Brewing Company, ha invitato i visitatori ad assaggiare la birra dell’unica birreria di Cisgiordania. Sebbene i musulmani si astengano dal produrre alcolici, Khoury ha spiegato che l’azienda si è sviluppata perché Taybe è una cittadina cristiana. “Abbiamo il permesso di bere birra e facciamo birra per gli amanti della birra e speriamo che la Palestina sia un paese libero, laico e democratico, così saremo liberi di produrre birra”, conclude Khoury.

(Da: Jerusalem Post, 03.03.11)

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venerdì 18 marzo 2011

Giappone: da Israele con amore

Federico Steinhaus
Per la prima volta dai tempi di Hiroshima e Nagasaki il Giappone, ricco e progredito paese a tecnologia avanzata, invece di essere - come sempre è stato - un paese donatore si trova a dover chiedere soccorso al mondo intero.
Il mondo intero sta rispondendo con generosità (ma l’Italia purtroppo ha mandato solo 6 scienziati e tecnici, a fronte di 134 francesi, 29 svizzeri, 64 inglesi per citarne alcuni). Fra gli stati che hanno risposto immediatamente, come sempre nei casi di sciagure, troviamo anche Israele.
Per Israele, tuttavia, non è stato semplice. Venerdì, subito dopo le prime notizie, Zaka, IsrAid ed altre organizzazioni specializzate nel recupero delle vittime si stavano preparando a partire, quando è avvenuto il massacro infame della famiglia Fogel ad Itamar. Ed in aggiunta a ciò il paese intero stava manifestando la sua solidarietà a Gilad Shalit, il caporale dell’esercito prigioniero di Hamas da 5 anni esatti; era anche Shabbat, in un cumulo insolito di priorità emozionali e spirituali fra le quali occorreva districarsi.
Contemporaneamente all’invio degli esperti, in Israele e nel mondo ebraico si sono moltiplicate le raccolte di fondi e l’invio di aiuti. David Frankel della Orthodox Union ha detto: evitare di fornire aiuto sarebbe la negazione di uno dei nostri doveri primari, quello di dare il nostro aiuto a chiunque ne abbia bisogno; ma aiutare i giapponesi oggi è anche un modo per onorare la memoria del console giapponese in Lituania, Chiune Sugihara, che nel 1940 salvò dalla deportazione almeno 6.000 ebrei lituani fornendo loro visti di transito per il Giappone.
Martedi le squadre di soccorso composte da specialisti nel ritrovamento delle persone sepolte, da medici e da specialisti nella depurazione dell’acqua erano arrivati in Giappone; nel frattempo l’organizzazione Chabad di Tokyo aveva iniziato a portare a Sendai tonnellate di cibo per un valore di 25.000 dollari al giorno e l’American Joint Distribution Committee aveva già raccolto 400.000 dollari.
Israele stesso è zona sismica ed ha motivo di temere che si possano verificare terremoti catastrofici: vi si scontrano due faglie, quella del Carmelo e quella del Mar Morto. Nel 1837 un terremoto aveva distrutto Safed e Tiberiade ed i morti si contarono a migliaia, nel 1927 era stata semidistrutta Nablus.


giovedì 17 marzo 2011

Israele per i palestinesi

Nonostante il continuo lancio di razzi dalla striscia di Gaza (ben 230 tra razzi e colpi di mortaio), nonostante il terrore nel quale le popolazioni israeliane vivono a causa dei bombardamenti palestinesi, Israele continua a fare tutto il possibile per migliorare le condizioni di vita di chi vuole solo distruggere e uccidere.
C'è stato un incremento del 30% circa dei beni che sono stati fatti entrare a Gaza, e parallelamente c'è stato un sostanziale sviluppo dei progetti internazionali relativi alla realizzazione di infrastrutture, della salute, dell'agricoltura e dell'educazione.
Anche in Cisgiordania si è registrato un miglioramento nel commercio e nell'economia grazie alla maggiore libertà di movimento dei palestinesi (e questo anche a scapito della maggiore sicurezza degli israeliani come dimostrato dai recenti attacchi terroristici) dovuta alla rimozione di 98 blocchi stradali.
Nel 2010 inoltre il turismo in Cisgiordania ha avuto un incremento del 48% rispetto al 2009.

I soldati e i "coloni" salvano una bimba araba

Cos'è Israele? 
Che gente vive in Israele?
Chi sono realmente gli Israeliani?
Sarebbe facile per chi come me ama Israele in modo viscerale, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti, raccontarvi le meravigliose caratteristiche e le contraddizioni di un paese e di un popolo che da 62 anni si difendono strenuamente da chi vuole sterminarli.
Ci sarebbero mille episodi da raccontare, mille aneddoti e storie di eroismo di persone comuni, giovani che hanno sventato attentati suicidi all'ultimo momento spingendo fuori da un bar il terrorista di turno, o che si sono immolati saltando su una mina per proteggere i compagni di pattuglia.
Quello che vi voglio raccontare oggi però è un episodio che secondo me è molto significativo.
Chi segue questo blog ha letto del massacro di Itamar di quasi una settimana fa: ha visto le terribili immagini che ho pubblicato, foto che mostrano i corpi di bimbi di 3 mesi, 4 anni , 11 anni e dei loro genitori, sgozzati e accoltellati al cuore da uno o due palestinesi per il semplice fatto che erano degli ebrei.
Avete potuto avere notizia di questo orribile eccidio solo attraverso pochi blogs come questo, perchè i media italiani hanno VOLUTAMENTE IGNORATO la cosa: solo il TG5 ha fatto un brevissimo servizio sabato sera alle 20. Il Giornale, Il Foglio e Libero ne hanno parlato ma per il resto silenzio assoluto. Repubblica, il giornale "illuminato" della sinistra italiana, non ha scritto neanche due righe. L'Ansa ha riportato la notizia in modo generico e mettendo una bella foto di soldati israeliani sorridenti a un posto di blocco. Insomma ZERO ASSOLUTO!
Ebbene, dal sito di Yedihot Ahronot, il più diffuso giornale israeliano, ho appreso quest'altra notizia che mi ha commosso oltre misura: durante i sette giorni di lutto chiamati Shivah (sette in ebraico), tutti i familiari e gli abitanti di Itamar si sono stretti intorno ai bimbi superstiti di rav Udi Fogel e di sua moglie Ruth. E ieri, ai cancelli del paese si è presentata un'auto con a bordo una ragazza palestinese di 20 anni incinta e con il parto avviato: sono immediatamente intervenuti i medici della comunità e una squadra sanitaria militare presente in zona che, constatato il fatto che la bimba aveva il cordone ombelicale introno al collo ed era in gravissima sofferenza, si sono prodigati per salvare la vita a lei e alla giovanissima mamma.
Il caporale IDF Haim Levin di 19 anni

Tutto questo mentre le comunità palestinesi intorno a Itamar "festeggiavano" l'orrendo massacro della famiglia Fogel con fuochi d'artificio!!!
I membri del villaggio Nameh Salah, da cui proviene la ragazza, si stringevano invece gioiosi intorno agli israeliani, felici della nascita della bambina alla quale, per riconoscenza, veniva imposto il nome di Jude.
Il giovane paramedico militare che vedete nella foto, è quello che è stato vicino alla ragazza durante il parto,  ed ha descritto l'avvenimento con parole commoventi: "Quando sono arrivato, ho visto una donna coperta da un plaid in un'auto gialla, si vedeva già la testa della neonata e la parte superiore del corpo e ho subito notato il cordone ombelicale che la soffocava. La bimba era cianotica e non si muoveva. Ho immediatamente tagliato il cordone e avviato le pratiche di rianimazione. Poi le ho dato un pizzicotto per vedere se reagiva e lei ha iniziato a piangere. Gli infermieri poi si dedicavano alla mamma che a quel punto era in condizioni migliori."
Orly Shlomo, il conducente dell'ambulanza del villaggio israeliano, dice: "Abbiamo supportato il team medico militare, senza di noi la bimba e la mamma non avrebbero avuto scampo. Ero commosso nel vedere il volto di questa bimba che nasceva ma non potevo fare a meno di pensare che a pochi metri da qui un'altra bimba era stata brutalmente trucidata e si stava svolgendo la sua Shivah."
Il responsabile della zona del Maghen David Adom, Gadi Amitun, riferisce che spesso i palestinesi si rivolgono ai "coloni" per avere aiuto medico e i "coloni" non lo hanno mai negato, li hanno sempre aiutati. "Due anni fa abbiamo anche salvato la vita a un terrorista che aveva piazzato un ordigno esplosivo sulla strada vicina ed era stato colpito dal fuoco di una pattuglia israeliana."
Il caporale Levin è stato un volontario del Maghen David Adom fin dall'età di 15 anni, ma questa è stata la prima volta che ha assistito a un parto. "E' stato meraviglioso tenere tra le braccia la bimba appena nata e sapere che, in un posto così travagliato, abbiamo potuto fare qualcosa di buono"

Guardando la foto di questo giovane soldato israeliano, vedendo i suoi occhi sinceri e il suo sorriso non si può fare a meno di sentirsi in pace. Questa è Israele! Questi sono i suoi giovani, i suoi militari.
Sarà mai possibile vedere un palestinese con un sorriso simile?
Sarà mai possibile che un palestinese faccia la stessa cosa per una ragazza israeliana e per la sua bimba?
Finora i fatti dicono che i palestinesi tendono a massacrare i bimbi israeliani.
Samir Kuntar ha massacrato una bimba di 4 anni fracassandole il cranio su uno scoglio; un altro "miliziano" ha sparato con un fucile di precisione centrando in testa una bimba di sei mesi in braccio al suo papà; altri "miliziani hanno trucidato Tali Hatuel incinta all'ottavo mese e le sue quattro bimbe; altri palestinesi si sono introdotti in case israeliane, di notte per massacrare bambini a colpi di kalashnikov; altri si sono introdotti negli asili dei kibbutzim per trucidare i bambini e nella scuola di Maa'lot per massacrare i bambini andandoli a stanare sotto i banchi. Un altro ha preso un bulldozer a Gerusalemme e ha schiacciato auto israeliane come fossero giocattoli: solo la presenza di spirito e di sacrificio di una giovane mamma che ha lanciato la sua bimba fuori dall'auto prima di essere ammazzata ha evitato il peggio. E infine pochi giorni fa dei vili e schifosi vermi palestinesi si sono introdotti in una casa di Itamar e hanno compiuto l'ennesimo orrendo massacro contro dei bambini.