Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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Lettori fissi

martedì 27 settembre 2011

Linee del '67: a un tiro di schioppo

Si presenta come una carrellata di splendide foto panoramiche della parte centrale di Israele, quella piana costiera che ospita un’altissima concentrazione di popolazione e di attività socio-economiche e dove sorgono Tel Aviv e altri importanti centri abitati del paese.
Ben presto ci si avvede, tuttavia, che le foto (montate in un’unica spettacolare        immagine panoramica su un apposito sito web denominato My Israel)
sono state scattate dalle alture della Cisgiordania, e precisamente da alcuni punti in prossimità di quella “linea verde” che dal 1949 al 1967 fu la linea armistiziale di separazione fra Israele e la Cisgiordania, allora sotto occupazione giordana: insomma, in prossimità della linea che tanti chiamano erroneamente “frontiera del ‘67” (benché frontiera non lo sia mai stata) e che dovrebbe diventare il confine dello stato palestinese che Mahmoud Abbas (Abu Mazen) si appresta a proclamare all’Onu in modo unilaterale (cioè senza un accordo negoziato con Israele).
L’effetto è inquietante: dai luoghi dove un domani – se quello diventasse davvero un confine – potrebbero essere schierate rampe di lancio di razzi e missili come quelle usate da Hamas nella striscia di Gaza o da Hezbollah nel Libano meridionale, si possono agevolmente rimirare (ed eventualmente “mirare”) edifici pubblici e privati, auto in transito sull’autostrada numero 6, treni di pendolari, aerei in decollo dall’aeroporto internazionale Ben-Gurion, navi in rada, centrali termo-elettriche ecc.
Per averne un’idea basta fare ciò che i curatori del sito ironicamente raccomandano di non fare: cliccare il bottone verde. Compare così un mirino, accompagnato da informazioni sul bersaglio inquadrato e su tipo, gittata e paese di produzione delle armi che possono raggiungerlo.
La navigazione nel sito è semplice ed efficace: si possono scorrere le varie immagini orizzontalmente (da sud a nord e viceversa), si può zoomare avanti e indietro, mentre una piccola mappa indica luogo e direzione in cui sono state scattate le fotografie, mostrando in modo grafico quella che prima del ’67 veniva definita “la vita stretta” di Israele. Non mancano pagine interne con tutte le spiegazioni tecniche relative alla realizzazione delle immagini.
Nel complesso, uno strumento indispensabile per chi voglia farsi un’idea precisa della situazione sul terreno, e del perché Israele non può accettare l’imposizione come frontiera di quella linea che già in passato alimentò tragicamente l’aggressività dell’anti-israelismo più intransigente, ed perché esige che il tema “confini definitivi” sia oggetto di negoziato fra le parti, e non di proclami unilaterali.(israele.net, 21.9.11)

Per visitare il sito My Israel (in ebraico e inglese):http://www.myisrael.ypp.co.il 

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