Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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sabato 8 ottobre 2011

Ridiscutere il “progetto palestinese”

Di Hagai Segal
Oggi si fa persino fatica a crederlo, ma fino a non molti anni fa la maggior parte dei cittadini ebrei israeliani era contraria alla creazione di uno stato palestinese, che veniva considerato la cosa peggiore che potesse capitare a Israele tra il fiume Giordano e il mar Mediterraneo. Esponenti di tutto l’arco politico sionista parlavano con orrore della possibilità che artiglierie arabe venissero schierate a un tiro di schioppo da Afula e che missili anti-aerei a spalla potessero essere manovrati praticamente ai margini dell’aeroporto internazionale israeliano Ben-Gurion (presso Tel Aviv). Ecco perché l’allora primo ministro israeliano Yitzhak Rabin, quando intraprese l’avventura degli accordi di Oslo, si sforzò di chiarire bene agli israeliani che non aveva intenzione di accordare ai palestinesi uno stato vero e proprio, bensì una qualche forma di autogoverno. “Non ci sarà uno stato palestinese”, promise Rabin in un’intervista a Yedioth Ahronoth il 29 agosto 1993, subito dopo la divulgazione dell’accordo che sarebbe stato firmato di lì a un paio di settimane. A mio parere, era convinto di quello che diceva.
Ma da allora un po’ di cose sono cambiate, quaggiù. 
Siamo stanchi, arrugginiti, e la nostra memoria non è più quella di una volta. Anche se la distanza da Afula e dall’aeroporto alla “linea verde” (l’ex linea armistiziale ’49-’67) è rimasta esattamente la stessa, la maggior parte della popolazione israeliana non respinge più il concetto di uno stato palestinese.Il “progetto palestinese” ha subito una radicale evoluzione in senso romantico. Un gruppo di sedicenti pacifisti dotati di immense capacità di appeal sul pubblico è riuscito a dipingere questo tremendo pericolo in toni rosei. È lecito sospettare che siano stati alcuni di loro a sussurrare all’orecchio di Abu Mazen l’idea della richiesta di indipendenza unilaterale alle Nazioni Unite a settembre. Paradossalmente questa dichiarazione palestinese unilaterale (cioè, senza un accordo negoziato con Israele) potrebbe tornare utile allo scopo di rilanciare un dibattito nazionale sul concetto di uno stato palestinese. Siamo davvero così pazzi da volere uno stato palestinese qui alle porte di casa? Insomma, per l’amor del cielo, dovremmo pur imparare qualcosa dall’esperienza. Nel momento in cui le bandiere israeliane vengono bruciate al Cairo e il nostro ambasciatore viene espulso da Ankara, non dovremmo rischiare tutto quello che abbiamo per un trattato di pace con Abu Mazen (neo alleato di Hamas). I palestinesi hanno già uno stato, nella striscia di Gaza, e guarda cosa ci ha procurato: razzi Katyusha che si abbattono su Ashdod, flottiglie turche che corrono in aiuto di Hamas, l’infinito supplizio dell’ostaggio Gilad Shalit. Non c’è alcuna ragione per credere che un altro stato palestinese a ridosso della regione centrale d’Israele sarebbe meno pericoloso. Se anche riuscissimo a far firmare ad Abu Mazen l’impegno a creare uno stato sul modello della Svizzera, alla fin fine sarà certamente molto più simile al modello dell’Iran.
(Da: YnetNews, 2.10.11)
DOCUMENTAZIONE 
“Il test ultimo di questo accordo – dichiarò, il 26 novembre 1993 a Ma’ariv, Yossi Beilin, uno degli architetti del processo di Oslo – sarà un test di sangue. Se diventerà chiaro che i palestinesi non sono in grado di far cessare il terrorismo, allora questo resterà un accordo provvisorio e a noi non resterà altra scelta che abrogarlo. Se non ci sarà altra scelta, le Forze di Difesa israeliane torneranno nei luoghi che stanno per sgomberare in base a questo accordo”.
DOCUMENTAZIONE
Il 9 giugno 1974, il Consiglio Nazionale dell’Olp, riunito al Cairo, deliberò un Programma Politico noto come “il piano a fasi" per la conquista della Palestina, che al punto 8 recita: “Una volta instaurata, l’Autorità Nazionale Palestinese si batterà per realizzare l’unione dei paesi di prima linea, con l’obiettivo di completare la liberazione di tutto il territorio palestinese come un passo lungo la strada verso l’unità araba globale”.

5 commenti:

  1. Il solo fatto che la Cisgiordania ha tre diversi gradi ( fasce) di autogoverno e che i maggiori esponenti politici( terroristici?!?) e no solo STORICAMENTE promuovono la distruzione dello stato di Israele ,dovrebbe far pensare.

    Soprattutto chi sventola la bandiera antiisraelina in piazza (in Italia) e poi alla sera torna comodamente a casa.
    Non funziona così al fronte,non è così poetico

    Ad Ashod o a Ashkelon non vale la regola "mettete dei fiori nei vostri cannoni" ,informarsi per credere!!

    Saluti

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  2. Si dovrebbe far pensare se ci fosse qualcuno serio ed obiettivo, disposto a pensare altrimenti la vedo difficile...
    Mi è piaciuto il tuo commento.
    Grazie

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  3. Quello che dici è vero.Purtroppo è un problema quasi inestirpabile ,che parte si trova tanto a livello domestico quanto a livello internazionale.banalmente per risolvere qualsiasi problema è necessario ragionarci sopra,e ciò implica la disponibilità a farlo e una certa onestá intellettuale nel parlare .
    Abbastanza assente all' ONU perlomeno quando abu mazen ha fatto il suo "discorso" .

    Ciao!

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  4. Disponibilità al dialogo, accettazione della'ltro, tutti concetti semplici ma quando devono essere messi in pratica con Israele non si sa mai come e perchè nessuno vuole farlo....

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  5. Stato Palestinese?
    A calci nel culo li prenderei altro che stato palestinese!!!
    Vadano ad incularsi le capre sti animali terroristi!!
    O mollano giu' tutte le armi e per almeno 10 anni fanno i pacifici o lo stato se lo sognano..Non si puo' sparare con un razzo su uno scuolabus!!!
    Se israele li spazza via dalla terra a sti maomettani invasati e terroristi farebbe un piacere all' umanita'!

    Ciao

    Federico

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