Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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Sempre con Israele!!!

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Lettori fissi

sabato 5 novembre 2011

Il peso esatto dell'immoralità

di Marco Paganoni


Rispondendo (sul Corriere della Sera del 20.10.11) a uno sprovveduto lettore (che spera addirittura che lo scambio Shalit/terroristi possa “disincentivare ulteriori rapimenti e incarcerazioni”, quando tutti capiscono che semmai è vero il contrario), Sergio Romano sottoscrive pienamente l’equiparazione fra il soldato israeliano usato come ostaggio e i detenuti palestinesi processati e condannati per reati penali – tutti etichettati nella categoria “prigionieri per motivi politici” – sino al punto di citare una vignetta di dubbio gusto del New York Times in cui un detenuto liberato dice a un altro: «Ho fatto i conti e sono arrivato alla conclusione che valgo quanto 70 grammi del soldato israeliano».
Ma cosa significa “prigionieri per motivi politici”? In Italia nessuno dubita che sarebbero “terroristi”, e non “prigionieri politici”, coloro che fecero saltare per aria inermi cittadini comuni in una banca di piazza Fontana, durante un comizio sindacale in piazza della Loggia, in una sala d’aspetto della stazione di Bologna. E nessuno, in Italia, si sarebbe sognato di definire “prigionieri per motivi politici” Fabrizio Quattrocchi, Giuliana Sgrena o Simona Pari e Simona Torretta quando vennero presi in ostaggio in Iraq. E nessuno avrebbe definito “prigionieri per motivi politici” nemmeno i due piloti Gianmarco Bellini e Maurizio Cocciolone quando caddero nelle mani degli iracheni nel 1991. Tutto chiaro.

Ma se si tratta di Israele, no. Se si tratta di Israele, il soldato catturato in territorio israeliano con un agguato a freddo, e usato per cinque anni e mezzo come arma di ricatto in violazione di tutte le norme internazionali sui prigionieri di guerra, non è un “ostaggio” bensì un “prigioniero per motivi politici”. Se si tratta di Israele, i responsabili della strage di cittadini nella pizzeria Sbarro di Gerusalemme, del massacro di ragazzini alla discoteca Dolphinarium di Tel Aviv, della carneficina di famiglie durante la cena pasquale al Park Hotel di Netanya non sono “terroristi” condannati e detenuti per reati penali, bensì “prigionieri per motivi politici”.
Solo se si tratta di Israele ci troviamo di fronte a questa totale cecità morale, e solo da una totale cecità morale può nascere la vignetta che Sergio Romano cita compiaciuto e divertito. La mia maestra delle elementari mi ripeteva che non si possono sottrarre mele a patate. Devo pensare che il New York Times e Sergio Romano hanno avuto una maestra molto diversa: altrimenti dovrei supporre che fingono di non capire la differenza che passa fra un innocente e un assassino. O mille assassini.
Dia retta, il lettore del Corriere: la terrorista che, coi suoi complici, attirò il 16enne israeliano Ofir Rahum in una trappola mortale con le sue proposte sessuali via internet, anch’essa scarcerata martedì scorso da Israele, non vale nemmeno “70 grammi del soldato israeliano”.




Nella foto in alto: Aziz Salha nella celebre foto che lo ritrae mentre esibisce le mani col sangue dei due riservisti israeliani linciati dalla folla palestinese in una stazione della polizia di Ramallah nell’ottobre 2000. Anche Aziz Salha è fra i detenuti scarcerati martedì scorso da Israele in cambio della liberazione dell’ostaggio Gilad Shalit. Sotto: bambini palestinesi indotti a reinterpretare il linciaggio di Ramallah


www.israele.net

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