Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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Lettori fissi

lunedì 12 dicembre 2011

Campagne per la distruzione di Israele alla faccia del processo di pace

Il direttore di Palestinian Media Watch, Itamar Marcus, il Premio Nobel Elie Wiesel e Robert L. Bernstein, fondatore di Human Rights Watch e di Advancing Human Rights, hanno presentato martedì alla stampa un nuovo studio che documenta l’uso sistematico da parte dell’Autorità Palestinese delle più varie risorse pubblicistiche, culturali, educative e giornalistiche per promuovere un discorso di odio e demonizzazione a danno di Israele, della pace e degli stessi palestinesi.
Il libro di 267 pagine intitolato “Deception: Betraying the Peace Process” (Inganno: tradire il processo di pace) analizza un intero anno di fonti culturali, educative e giornalistiche sotto controllo dell’Autorità Palestinese. Gli autori Itamar Marcus e Nan Jacques Zilberdik hanno condotto il loro approfondito esame dal maggio 2010 all’aprile 2011, con l’obiettivo di stabilire se e quanto l’Autorità Palestinese avesse tenuto fede agli impegni che si era assunta con il Quartetto (Usa, Ue, Russia, Onu) di ripudiare violenza e terrorismo, di riconoscere lo stato d’Israele e di accettarlo come interlocutore per la pace, mettendo fine a istigazione all’odio e alla violenza.
Il libro conduce il lettore in un viaggio nell’Autorità Palestinese attraverso una quantità di eventi culturali, programmi educativi, dichiarazioni di politici, e illustra le modalità con cui l’Autorità Palestinese indirizza un messaggio alla comunità internazionale attraverso i canali di comunicazione ufficiali, e un messaggio assai diverso al popolo palestinese usando canali di comunicazione in arabo. 
“L’Autorità Palestinese ha intensificato la sua campagna diplomatica sostenendo d’aver ottemperato a tutti i suoi impegni e di operare per l’avanzamento della pace – ha spiegato Marcus – Ma le comunicazioni dei leader dell’Autorità Palestinese al loro popolo nei discorsi, negli eventi, nei mass-media sotto il loro controllo e nelle pubblicazioni per bambini contraddicono tale loro posizione diplomatica”. Dopo aver analizzato un’ampia gamma di pubblicazioni e materiali culturali sull’arco di intero anno, l’inesorabile conclusione è che i messaggi veicolati direttamente o indirettamente dall’Autorità Palestinese riflettono “l’annullamento completo degli impegni presi verso gli altri interlocutori e verso il loro stesso popolo”, ha detto Marcus. 
Il libro documenta meticolosamente centinaia di esempi di pubblicazioni che promuovono messaggi di odio non solo verso Israele, ma anche fra palestinesi; il tutto con l’effetto di minare il processo di pace. Vi si trovano catalogate e contestualizzate le varie linee di condotta che mirano, di volta in volta, a glorificare il terrorismo, a demonizzare Israele e gli ebrei, a respingere il diritto di Israele ad esistere, quando non a negarne tout-court l’esistenza di fatto.
Anche in contesti del tutto ordinari come le pagine sportive, ha osservato Marcus, può capitare di leggere un articolo in cui si parla di Israele non come Israele, ma come “la patria sotto occupazione”. Dove il riferimento – è importante sottolineare – è a Israele nella sua totalità, e non solo alla Cisgiordania e alla striscia di Gaza. Alla stessa stregua, ha continuato Marcus, capita spesso che tutte le città israeliane vengano indicate come “città palestinesi”, sia verbalmente, che a stampa che in televisione, compresi i programmi educativi destinati ai bambini.
Altrettanto preoccupante della negazione, secondo Marcus, è la ripetuta demonizzazione di Israele, che viene costantemente paragonato al male assoluto (i nazisti) e sistematicamente accusato (senza ombra di prove) di fantasiose nefandezze: diffondere deliberatamente fra i palestinesi Aids, droga, prostituzione; aver avvelenato Yasser Arafat; pianificare la distruzione della moschea di Al-Aqsa ecc. Una forma particolare di demonizzazione è quella che ricorre quando gli attentatori suicidi vengono glorificati e a loro nome vengono intitolati stadi, tornei sportivi, campi estivi per ragazzi, scuole, vie e piazze cittadine.
“Questo ben documentato studio – ha affermato Elie Wiesel – prende di petto una scoperta inquietante: i testi palestinesi contengono pagine scandalosamente antisemite, aizzano i ragazzi ad odiare gli ebrei non solo in Israele, ma dovunque si trovino. È una realtà che deve essere denunciata da tutti gli studiosi”.
“Questa campagna di odio e demonizzazione verso israeliani ed ebrei costituisce una violazione di diritti umani fondamentali – ha osservato Bernstein – e viene usata per mantenere il controllo politico a scapito del negoziato per una pace vera e duratura. Questo libro è importante perché non è un’arringa, bensì un catalogo fattuale di dichiarazioni e attività pubbliche. C’è un’incapacità di vedere questo fenomeno da parte della stampa occidentale – ha continuato Bernstein – per il semplice fatto che la stampa occidentale non conosce l’arabo. Ma un discorso di odio sponsorizzato dalle autorità di governo è incompatibile con la pace. Finché l’Autorità Palestinese non preparerà i suoi figli alla pace e non insegnerà loro a vedere Israele come un legittimo vicino, la pace resterà un’illusione”.
“Se l’Autorità Palestinese – ha notato Zilberdik – non smette di presentare i terroristi come modelli positivi e gli ebrei e gli israeliani come intrinsecamente malvagi, se non smette di educare la propria gente a vagheggiare un mondo senza Israele, se non cambia il suo messaggio secondo cui esiste solo la ‘Palestina’ e non Israele, non c’è alcuna possibilità di arrivare a un’autentica pace”.
Marcus conta di far arrivare il suo libro a tutti i membri del Congresso americano e dei Parlamenti europei, affinché i legislatori sappiano che cosa stanno pagando con i loro aiuti finanziari. “La speranza è che far emergere informazioni adeguate costituisca un primo passo verso il necessario cambiamento”, ha concluso Marcus.

(Da: Jerusalem Post, PMW Bulletins, 6-7.12.11)

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