Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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giovedì 12 gennaio 2012

Le tante contraddizioni del signor Abu Mazen

Da un articolo di Khaled Abu Toameh

Sono passati sette anni da quando Mahmoud Abbas (Abu Mazen) è stato eletto a succedere al defunto Yasser Arafat nella carica di presidente dell’Autorità Palestinese, e molti palestinesi appaiono quanto mai confusi circa le vere intenzioni del loro attuale leader.
Abu Mazen si candidò alle elezioni presidenziali del gennaio 2005, per un mandato che avrebbe avuto essere di quattro anni, sulla base di un programma che prometteva grandi riforme e cambiamenti sia nell’Autorità Palestinese che in Fatah, la fazione allora dominante, anch’essa sotto la sua direzione. Un anno più tardi, però, la maggior parte dei palestinesi, essendosi resi conto che Abu Mazen non faceva sul serio su lotta alla corruzione e riforme in Autorità Palestinese e Fatah, alle elezioni parlamentari votarono per Hamas. Hamas riuscì a conquistare i cuori e le menti di tanti palestinesi correndo per lo più sotto lo slogan “cambiamento e riforma”. In pratica, prometteva esattamente le stesse cose che Abu Mazen si era impegnato a fare nella sua campagna elettorale per la presidenza.
Diversi alti esponenti di Fatah attribuiscono ad Abu Mazen la sconfitta della loro fazione nelle elezioni parlamentari del gennaio 2006. Alcuni si sono spinti al punto di sostenere che egli avesse deliberatamente cercato la sconfitta di Fatah per via di suoi personali risentimenti verso parecchi alti esponenti di Fatah.
Non basta. Abu Mazen viene anche ritenuto responsabile del crollo dell’Autorità Palestinese nella striscia di Gaza nell’estate 2007. L’accusa principale contro di lui è d’aver ordinato ai suoi uomini di arrendersi a Hamas e fuggire. Anziché concentrarsi sulla riforma di Fatah all’indomani dell’umiliante sconfitta nelle elezioni parlamentari, Abu Mazen preferì cercare il modo di rovesciare il regime di Hamas: una mossa che fallì, rafforzando ancor di più la statura del movimento islamista palestinese. Così, diversi dirigenti di Fatah e di Hamas reputano Abu Mazen personalmente responsabile del fatto che i palestinesi si ritrovano divisi in due entità separate, Cisgiordania e striscia di Gaza. Alla fine, commentano sarcastici i suoi critici, i palestinesi hanno davvero realizzato la soluzione “a due stati”.
È vero che il fallimento del processo di pace con Israele ha contribuito a minare la posizione di Abu Mazen agli occhi di molti palestinesi. Ma certamente questa non è la ragione principale per cui tanti palestinesi hanno perso fiducia in lui e nella sua leadership. Negli ultimi anni Abu Mazen è riuscito a confondere molti palestinesi diffondendo messaggi contraddittori a loro e al resto del mondo. Ad esempio, aveva promesso che non si sarebbe ricandidato alle elezioni presidenziali, che sembra debbano tenersi nel prossimo mese di maggio. Ma ora i suoi collaboratori vanno dicendo che il leader 76enne è l’unico candidato di Fatah, lasciando intendere che cercherà di farsi eleggere per un altro mandato.
Sebbene abbia ripetutamente proclamato negli ultimi due anni che i palestinesi non avrebbero ripreso i negoziati diretti con Israele finché il governo israeliano non congelerà tutte le attività edilizie negli insediamenti e a Gerusalemme est e non accetterà le linee pre-’67 come base per una soluzione a due stati, adesso Abu Mazen ha consentito che si tengano colloqui in Giordania fra rappresentanti dell’Olp e inviati israeliani.
Abu Mazen ha gettato la sua gente nella confusione anche riguardo alla questione della riconciliazione e dell’unità con Hamas. Inizialmente la sua posizione era che non avrebbe mai avviato trattative con Hamas a meno che Hamas non ponesse fine al suo controllo sulla striscia di Gaza. Poi però ha cambiato posizione ed ha accettato di parlare con Hamas senza pretendere che fosse consentito a Fatah e Autorità Palestinese di tornare nella striscia di Gaza. L’anno scorso Abu Mazen ha annunciato che lui e il capo di Hamas, Khaled Mashaal, avevano raggiunto un accordo per porre fine alla controversia fra le due parti e “voltare pagina” nelle relazioni fra loro. Tuttavia, nello stesso momento in cui parlava di riconciliazione e unità, le sue forze di sicurezza in Cisgiordania continuavano ad arrestare i sostenitori di Hamas. I palestinesi sentono un sacco di discorsi sulla riconciliazione, sull’unità e sul porre fine alle divisioni in campo palestinese, ma sul terreno vedono adottare misure che dicono tutt’altro: vedono le forze di sicurezza di Abu Mazen che schiacciano gli attivisti di Hamas e vedono Hamas fare lo stesso con i rappresentanti di Fatah.
Anche le mosse di Abu Mazen nell’arena internazionale hanno suscitato confusione fra i palestinesi. Prima di presentare, lo scorso settembre, la domanda di adesione unilaterale alle Nazioni Unite (senza negoziato né accordo con Israele), aveva fatto sapere che se il tentativo di raggiungere l’indipendenza per questa via fosse fallito avrebbe dato le dimissioni o avrebbe smantellato l’Autorità Palestinese. Ma ora che il tentativo è fallito, non sembra avere alcuna intenzione di dare corso alle sue minacce.
Anche i discorsi di Abu Mazen circa una terza intifada sconcertano molti suoi elettori. Da una parte egli non manca di sottolineare la sua opposizione a una terza intifada, sostenendo di rimanere impegnato verso il metodo dei negoziati pacifici con Israele. Dall’altra, ha recentemente parlato di una “intifada popolare” che dovrebbe essere simile a quella che scoppiò nel dicembre 1987 quando i palestinesi utilizzavano pietre e bombe incendiarie per attaccare soldati e coloni ebrei nei territori (e intanto va ad omaggiare in Turchia alcuni fra i più feroci terroristi scarcerati da Israele sotto il ricatto di Hamas per la liberazione dell’ostaggio Gilad Shalit).
Con un simile approccio è difficile immaginare che Abu Mazen e la sua fazione Fatah possano guadagnarsi la fiducia della maggioranza dei palestinesi, se e quando si terranno le prossime elezioni di qui a quattro mesi.

(Da: Jerusalem Post, 10.1.12)

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