Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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Sempre con Israele!!!

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Lettori fissi

lunedì 26 marzo 2012

Vedere l’odio per quello che è

Di Hanoch Daum
Ci sono momenti nella vita in cui bisogna definire con precisione se stessi e cosa ci si trova ad affrontare. E quello che ci troviamo ad affrontare in questo momento è l’odio.
Odio puro e ardente contro gli ebrei. Quel genere di odio contro gli ebrei che non conosce nessuna motivazione politica o diplomatica: anzi, quello con cui abbiamo a che fare è un odio contro gli ebrei che non ha nulla a che fare con la realtà degli ebrei. È il genere di odio cui si riferivano i nostri saggi quando parlavano dell’odio di Esaù per Giacobbe.
Non ci sono insediamenti al di là della ex linea armistiziale, né raid delle Forze di Difesa israeliane contro sospetti di terrorismo nella striscia di Gaza, né alcun tipo di circostanza o impasse diplomatica che possa spiegare il gesto di uccidere a sangue freddo una bambina con tanto di colpo di grazia sparato a bruciapelo, come è accaduto a Tolosa, né quello di sgozzare col coltello dei bambini che dormono, come è avvenuto a Itamar.
In questi momenti difficili e terribili, quando bambini ebrei vengono trucidati dai loro assassini, bisognare tenere a mente che questo odio non è in alcun modo causato dalla condotta o dal comportamento degli ebrei.
È causato dal fatto stesso che gli ebrei esistono.
(Da: YnetNews, 25.3.12)


Miriam Monsonego, 8 anni, inseguita, agguantata e uccisa a bruciapelo nella sua scuola a Tolosa (19 marzo 2012);



Elad Fogel, 4 anni, sgozzato con un pugnale mentre dormiva nella sua casa a Itamar (11 marzo 2011);





bambini arabi indottrinati all’odio anti-ebraico su tv arabe durante il mese di Ramadan (“Oh Allah, fai a pezzi e distruggi completamente gli ebrei”)

domenica 25 marzo 2012

Francia: basta ! passiamo al boicottaggio

di Piera Prister

30 tombe dissacrate in Francia nel cimitero ebraico di Nizza. Boicottiamo i prodotti francesi! E’ la notizia che leggiamo sul Jerusalem Post del 24-3-2012: “Jewish graves vandalized in Southern France”.
Basta, alla lettura siamo presi dalla furia, le nostre voci irate rimbombano, siamo pronti a reagire. Ormai gli ebrei non sono piu’ soli, pavidi ed indifesi, come quei depravati antisemiti ancora stupidamente credono.
Che ci temano, invece! Non abbasseremo mai piu’ il capo, guardino le nostre teste di furie con tanti serpenti velenosi, pronti a mordere, e fissino i nostri occhi pietrificanti. Che ci temano piuttosto!
E che temano Tzahal, Israeli Defence Force, le forze armate d’Israele!
Il 4 settembre 2003 nell’anniversario della Shoah, il generale israeliano Amir Eshel, a bordo di uno dei tre jet da combattimento con la Stella di Davide che, in tutta la loro potenza, sorvolavano lentamente e a quota bassa il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, trasmise a terra e al mondo un comunicato: “Noi piloti dell’Air Force, volando nei cieli sopra il campo degli orrori, noi, sorti dalle ceneri di milioni di vittime, portando dentro di noi le loro grida silenti, salutiamo il loro coraggio e promettiamo d’essere lo scudo del popolo ebraico e della nazione di Israele”.
Gli attacchi anti-ebraici continuano, purtroppo, non hanno fatto in tempo a concludersi i funerali delle quattro vittime dell’attacco islamista alla scuola ebraica di Tolosa, ecco che arriva quest’altra brutta notizia delle 30 tombe profanate nel cimitero ebraico di Nizza, in una Francia e in un’Europa che sta ricadendo negli stessi e tragici errori del passato. Le misure di sicurezza servono a niente quando si crea un’atmosfera di odio e di connivenza, quando i governi per primi indulgono all’antisemitismo autorizzando cortei in cui si grida impunemente: “ebrei tornate ai forni e ai campi di sterminio!”.
Gia’ da anni si sono verificati in Francia attacchi agli ebrei, alle istituzioni ebraiche, sinagoghe, scuole e cimiteri, attacchi che sono stati minimizzati e non sono stati riportati al pubblico dalla polizia, fino a che i terroristi islamici non hanno alzato il tiro ammazzando vilmente quattro ebrei della comunita’ di Tolosa.
Il governo, le istituzioni e la polizia doveva pur sapere qualcosa. Ora vogliamo sapere quali misure di sicurezza intendono prendere le autorita’ che dovrebbero difendere i cittadini ebrei invece di fare gli gnorri e lasciare che il problema si incancrenisca.
Il nostro primo dovere come blogghisti e’ quello di informare i lettori di quello che sta avvenendo li’ in Francia, perche’ a sua volta ciascuno informi gli amici, parenti e colleghi di lavoro, perche’ ne vengano a conoscenza tutti.
L’ondata di antisemitismo in Francia e’ veramente preoccupante, e’ un segnale che ci chiama tutti all’appello, dobbiamo combatterlo non facendoci cogliere di sorpresa, per fare cosi’ il giuoco degli antisemiti islamici e neonazisti, e di chi li fiancheggia.
E le notizie che ci giungono da Tolosa e ora da Nizza che e’ cosi’ vicina all’Italia ci allarmano, esse sono la riconferma che l’antisemitismo e’ gravemente in aumento, come leggiamo sul FrontPage Magazine di David Horovitz in un articolo postato da Brenda H. Mitchell il 9 nov. 2011 che denunciava quattro mesi fa, la situazione pericolosa in cui vivono gli ebrei in Francia che poi e’ culminata nel massacro di Tolosa.
“Nowhere have the flames of anti-semitism burned more furiously than in France” In nessun luogo le fiamme dell’antisemitismo sono divampate piu’ furiosamente che in Francia:
  • A Lione una macchina usata come un ariete ha incendiato una sinagoga.
  • A Montpellier il Centro di Religione Ebraica e’ stata colpita da bombe incendiarie e cosi’ le sinagoghe di Strasburgo e di Marsiglia come la scuola ebraica a Creteil, tutti gli attacchi sono avvenuti di recente.
  • A Tolosa un Centro Sportivo ebraico e’ stato attaccato con bombe molotov A Parigi la statua di Alfred Dreyfus e’ stata imbrattata con scritte offensive
  • A Bondy 15 uomini hanno percosso membri di una squadra ebraica di football con bastoni e catene.
  • A Aubervilliers l’autobus che trasporta i bambini ebrei a scuola e’ stato attaccato 3 volte in 14 mesi
  • A Parigi , secondo la polizia, nella metropolitana ci sono stati dai 10 ai 12 attacchi giornalieri contro ebrei negli ultimi 30 giorni
  • Nei quartieri ebraici i muri sono imbrattati con gli slogan “ebrei alle camere a gas, morte agli ebrei!”.
  • A Tolosa un uomo ha aperto il fuoco contro una macelleria kosher.
  • A Villeurbanne una coppia di giovani ebrei sono stati pestati da 5 uomini, lei era incinta.
  • A Sarcelles una scuola ebraica e’ stata vandalizzata.
Questo e’ avvenuto solo nella settimana passata.
Quale altra arma abbiamo da contrapporre se non il boicottaggio! Qui negli Stati Uniti fu una cosa seria, quando abbiamo adottato il boicottaggio i prodotti francesi nel 2003 ai tempi della guerra in Iraq, quando French Fries, le patatine fritte, furono chiamate “Freedom Fries”. Ora possiamo ancora boicottare il made in France, vini, formaggi, profumi, moda, film, citta’, spiagge. Addio turismo in Francia dunque, e niente piu’ Beaujolais, niente piu’ Camenbert o emblemi gastronomici francesi.
E per concludere, il libro piu’ letto dai Francesi e’ “September 11: The Frightening Fraud” di Thierry Meyssan che sostiene che l’11 Settembre sia una frode degli Stati Uniti e che nessun aereo abbia mai colpito il Pentagono. Mentre invece il libro bestseller di Tatiana de Rosnay, “La chiave di Sara” sull’antisemitismo francese della polizia filonazista di Vichy, fu respinto in Francia da ben 20 case editrici prima che un editore ebreo lo pubblicasse. Perche'?!
Piera Prister Bracaglia Morante

 

sabato 24 marzo 2012

Un confronto

Eva Sandler moglie del rabbino ucciso a Tolosa e  madre di Arieh (6 anni) e Gabriel (3) scrive: «Genitori, per favore baciate i vostri figli, dite loro quanto li amate, quanto vi stia a cuore il desiderio che crescano nel timore di Dio ed amanti del prossimo. Nessuno  riuscirà a spegnere lo spirito del popolo d'Israele e il suo legame con la Torah  e i suoi precetti». 

Il fratello del massacratore di bambini ebrei francesi dichiara «Sono molto fiero di mio fratello».  Abdelkader Merah, 29 anni, ha anche detto di non rimpiangere nulla e di approvare il gesto di Mohammed. 

Da queste parole si comprende tutto: chi ama la vita e chi ama la morte.

False immagini che aizzano assassini veri

Si considerino queste foto che nei giorni scorsi hanno avuto vasta diffusione su internet come prova dei crimini di Israele contro bambini palestinesi. Sono tutte false.

Foto 1 – E’ stata lanciata su Tweeter il 10 marzo scorso da Khulood Badawi, una funzionaria dell’Ufficio Coordinamento Affari Umanitari dell’Onu con base a Gerusalemme, dove opera come Coordinatrice Informazione e Mass-media. Badawi ha diffuso la foto spacciandola per l’immagine di una ragazzina palestinese uccisa il giorno prima dagli israeliani a Gaza (“Un'altra bambina uccisa da Israele – scriveva – un altro padre che porta sua figlia al cimitero”). MA È UN FALSO. In realtà si tratta di una foto scattata dalla Reuters nel 2006 relativa a una bambina di Gaza vittima di un incidente stradale che non aveva nulla a che a fare con Israele. Ecco cosa aveva scritto a suo tempo la stessa Reuters: «CAPTION CORRECTION: Gaza, 9 agosto 2006 – Un uomo palestinese porta il corpo di Raja Abu Shaban, 3 anni, inizialmente definita vittima di un raid aereo israeliano su Gaza, in realtà morta in un incidente come ha confermato il giorno dopo il personale sanitario palestinese dell’ospedale Shifa di Gaza».
“Non solo un funzionario dell’Onu ha postato una foto con una didascalia falsa che demonizza Israele con una spudorata montatura – ha commentato su Facebook il portavoce del ministero degli esteri israeliano, Yigal Palmor – ma il suo superiore Max Gaylard (coordinatore umanitario, si badi bene) le dà pieno appoggio, mentre la sede di New York della sua agenzia archivia questa vergogna come una semplice “opinione personale” che non riguarda le Nazioni Unite!”.

Foto 2 e 3 – Nella versione tagliata questa immagine circola su Tweeter e su Facebook da almeno sei mesi, spesso accompagnata da didascalie secondo cui si tratterebbe di una bambina palestinese tenuta a terra con lo scarpone da un soldato israeliano che le punta contro il mitra. Abbastanza curiosamente, all’inizio la stessa foto veniva presentata come un’immagine della repressione in atto in Siria. Solo nelle ultime settimane è stata “ribattezzata” come un’immagine degli “orrori dell’occupazione israeliana”. MA È UN FALSO. Le incongruenze rilevate da alcuni blogger sin dal primo momento circa molti dettagli (gli scarpe, la divisa e l’arma – un Kalashnikov! – non corrispondono a quelle usate dalle Forze di Difesa israeliane) hanno trovato spiegazione nella scoperta da parte del blogger Omar Dakhane che si tratta in realtà (nella versione intera) dell’immagine di una “performance teatrale” inscenata in una strada del Bahrain durante una manifestazione anti-israeliana. Naturalmente la foto era stata accuratamente tagliata per nascondere l’evidente messinscena.

Foto 4 – Anche questa immagine ha destato molto scalpore sul web, dove è stata ripetutamente rilanciata dopo che era stata pubblicata su Twitter dal palestinese Nour Abed con la didascalia: “Un bambino palestinese lava il sangue di suo fratello”. La foto era già stata pubblicata nel giugno 2011 su un blog anti-israeliano con la dicitura: “Un bimbo palestinese lava il sangue di suo fratello ucciso da una bomba delle forze d’occupazione israeliane”. MA È UN FALSO. In realtà l’immagine proviene da un sito di foto artistiche (http://500px.com/) e mostra “un bimbo palestinese mentre pulisce il pavimento dopo l’abbattimento di una vacca nel mattatoio dei suoi parenti a Ramallah”.

Secondo quanto ha riferito ai giornalisti il ministro degli interni francese Claude Gueant, l’estremista islamico Mohamed Merah (accusato di 7 omicidi e asserragliatosi mercoledì in una casa circondata dalla polizia francese) ha dichiarato alla polizia che, con la strage alla scuola ebraica di Tolosa, voleva “vendicare i bambini palestinesi”. Forse tutti coloro che hanno lanciato e rilanciato queste immagini, e altre analoghe calunnie infondate, dovrebbero farsi un esame di coscienza.

“Dobbiamo combattere la straordinaria opera di propaganda contro israeliani ed ebrei innocenti, che conduce gente come questa a commettere gesti così disumani”, ha dichiarato mercoledì il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu incontrando il ministro degli esteri francese Alain Juppe giunto a Gerusalemme per presenziare ai funerali delle vittime della strage di Tolosa (Jonathan Sandler, di 30 anni; i suoi figli Gabriel e Arieh di 3 e 6 anni; Myriam Monsonego, di 8 anni, figlia del preside della scuola Ozar HaTorah). “La lotta contro il terrorismo richiede estrema chiarezza – ha continuato Netanyahu – Il terrorismo è un'aggressione sistematica contro civili indifesi, una deliberata aggressione contro i bambini. C’è una differenza fondamentale fra l'attacco deliberato contro civili e i danni non intenzionali a civili nel corso della legittima lotta per difendersi dal terrorismo. Se non facciamo questa distinzione, se lasciamo passare false definizioni, allora il terrorismo ha già vinto”.

(Da: israele.net, HonerstReporting, Jersualem Post, Los Angeles Times, Focus On Israel, Ha’aretz, marzo 2012) 

Israele avverte i suoi vicini: non marciate su Gerusalemme

Israele ha avvertito i paesi vicini: non marciate verso Gerusalemme
Secondo il quotidiano in lingua araba Al-Sharq al-Awsat, i paesi arabi e i palestinesi sono stati avvertiti di non avvicinarsi ai confini israeliani durante la "Marcia Universale per Gerusalemme" per commemorare la Giornata della Terra il prossimo Venerdì.
Dopo gli scontri mortali dell'anno scorso durante le marce per la  Naksa e la  Nakba al suo confine settentrionale, Israele ha emesso un severo avvertimento ai paesi arabi e ai palestinesi dinon avvicinarsi al confine.
Secondo le fonti, Israele ha ribadito che chiunque si avvicinerà al confine sarà trattato come un infiltrato, e si agirà con decisione contro di loro. Il rapporto ha detto che Israele sostiene che la marcia è organizzata da elementi ostili. In un messaggio alla Siria, al Libano, alla Giordania, al "governo" di Hamas a Gaza e all'Autorità palestinese, Israele ha invitato gli arabi a non permettere una escalation nella zona, consentendo marce ai confini.

venerdì 23 marzo 2012

Il vergognoso parallelo di Catherine Ashton fra Tolosa e Gaza

“Quando pensiamo a quello che è accaduto oggi a Tolosa, quando ricordiamo ciò che è accaduto in Norvegia l’anno scorso, quando apprendiamo ciò che sta accadendo in Siria, quando vediamo ciò che accade nella striscia di Gaza e in altre parti del mondo, ricordiamo ragazzi e bambini che hanno perso la vita”. Queste le parole pronunciate lunedì da Catherine Ashton, alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell'Unione Europea, in occasione di un incontro organizzato dall’Unrwa a Bruxelles sulla gioventù palestinese.
Il parallelo tracciato da Ashton fra la strage di Tolosa (un adulto e tre bambini ebrei di 3, 6 e 8 anni uccisi a sangue freddo da un assassino non ancora identificato) e le operazioni anti-terrorismo dei soldati israeliani nella striscia di Gaza ha suscitato immediate reazioni in Israele.
Definendo quelle parole totalmente “fuori luogo”, il ministro degli esteri Avigdor Lieberman, che si trova in visita in Cina, ha auspicato che Catherine Ashton le ritrattasse al più presto. “Israele è uno dei paesi più morali al mondo – ha detto Lieberman – e le Forze di Difesa israeliane, benché da decenni debbano combattere terroristi che agiscono deliberatamente nel mezzo delle aree più popolate, fanno ogni sforzo possibile per ridurre al minimo i danni ai civili, anche quando questi difendono i terroristi. Nessun esercito al mondo si comporta in modo etico quanto le forze israeliane; sovente i soldati israeliani mettono in pericolo la loro stessa vita pur di minimizzare i rischi per la popolazione civile. I bambini della cui sicurezza dovrebbe preoccuparsi Catherine Ashton sono quelli che vivono nel sud di Israele, sotto la costante minaccia dei razzi lanciati da Gaza”.
Gli ha fatto eco la leader dell’opposizione israeliana Tzipi Livni (Kadima), che ha definito le parole di Catherine Ashton “sbagliate, deplorevoli e vergognose”. “Giusta la richiesta che le ritratti – ha aggiunto Tzipi Livni – Un crimine motivato da odio razziale o un dittatore che massacra il proprio popolo non possono essere paragonati a un paese che combatte contro il terrorismo, anche se talvolta in questa lotta restano involontariamente coinvolti dei civili. La dichiarazione di Catherine Ashton rispecchia l’idea errata che prevale da tante parti circa lo stato di Israele, e l’incapacità delle attuali leadership di operare i giusti distinguo morali”.
Anche il ministro della difesa Ehud Barak ha condannato con forza la dichiarazione di Catherine Ashton. “Il paragone tra gli eventi a Gaza, a Tolosa e in Siria è scandaloso e scollegato dalla realtà – ha detto Barak – Le Forze di Difesa israeliane operano a Gaza con la massima attenzione per evitare il più possibile danni a innocenti. Mi auguro che il rappresentante degli affari esteri dell’Unione Europea si renda conto rapidamente del suo errore e ritratti la sua dichiarazione”.
“Trucidare una bambina di otto anni e spararle di nuovo per assicurarsi che sia proprio morta è barbarie disumana”, ha dichiarato il primo ministro Benjamin Netanyahu, che ha poi aggiunto: “Mi ha particolarmente sconvolto il paragone che è stato fatto fra una strage intenzionale di bambini e le azioni difensive delle Forze di Difesa israeliane che hanno il solo scopo di colpire con la massima precisione possibile dei terroristi che non esitano a farsi scudo coi bambini”.
Secondo la parlamentare Einat Wilf (Atzmaut), intervenuta sul tema alla Knesset, “è importante chiarire che chiunque dica cose del genere non è degno di rappresentare l’Unione Europea”.
Solo il giorno successivo alla strage, e solo dopo che si era levata questa ondata di critiche, un portavoce di Catherine Ashton ha diffuso un comunicato nel quale si “condanna con forza le uccisioni alla scuola Ozar HaTorah di Tolosa”, sostenendo che “le parole pronunciate lunedì dall’alto Rappresentante europeo all’evento organizzato dall’Unrwa sono state gravemente distorte da una delle agenzie stampa” e che Catherine Ashton intendeva solo “fare riferimento a tragedie che comportano la morte di bambini in varie parti del mondo senza fare nessun parallelo fra le circostanze dell’attacco a Tolosa e la situazione a Gaza”.
(Da: Ha’aretz, YnetNews, 20.3.12)

giovedì 22 marzo 2012

Morto l'assassino di bambini di Tolosa

Il terrorista islamico franco-algerino Mohamed Merah ha combattuto fino all'ultimo ferendo altri 3 poliziotti prima di morire.
 
L'assassino di bambini che a Tolosa aveva trucidato 4 persone davanti al liceo ebraico della città aveva dichiarato che voleva morire con le armi in pugno ed è stato accontentato: dopo l'irruzione dei reparti speciali francesi, si era asserragliato nel bagno per poi uscire sparando all'impazzata buttandosi da una finestra.
Finsice così la drammatica storia iniziata 10 giorni fa con l'esecuzione di tre paracadusti e proseguita con l'eccidio del Lycee Ozar Hatorah.
Queso non toglie il dolore per la morte delle 3 bambine e del rabbino, questo non toglie l'orrere per le "motivazinoi" che hanno spinto il ragazzo a trucidare (voleva vendicare i bambini palestinesi ed era contario alle truppe francesi in Afganistan).

Aiuti israeliani alla popolazione di Gaza

La scorsa settimana, sono stati fatti transitare 798 tir carichi di beni destinati alla popolazione civile verso Gaza. Israele continua a fare di tutto per mantenere al meglio le condizioni di vita dei palestinesi che per ringraziarli li bombardano con razzi e missili.




lunedì 19 marzo 2012

Salva una città ed è salvato dal suo compagno d'armi

La recente ondata di attacchi dalla striscia di Gaza ha significato per gli abitanti della città di Ashdod subire una serie di esplosioni da razzi Grad. Ora si viene a sapere che uno dei tanti razzi che non sono riusciti a raggiungere la popolosa città del sud di Israele è stato bloccato soltanto grazie al comportamento eccezionale di due soldati addetti alla manovra del sistema “Cupola di ferro”, e che la vita di uno di questi due soldati è stata salvata in extremis dalla risolutezza del suo compagno d’armi.
In generale, tutte le squadre israeliane addette al sistema "Cupola di ferro" hanno ricevuto elogi da ogni parte per la loro prestazione durante la recente escalation, visto che sono riuscite a intercettare l’85% dei razzi contro cui il sistema è rivolto, cioè quelli diretti contro centri abitati.
Ora YnetNews ha appreso che l’altra settimana, nei giorni in cui l’attività del sistema anti-missilistico era al suo culmine, è accaduto che un tecnico è riuscito a riparare all’ultimo momento un malfunzionamento della sua batteria, permettendo al sistema di intercettare in tempo un razzo che stava per abbattersi sulla città di Ashdod. Ma solo l’intervento tempestivo di un secondo soldato ha permesso al tecnico di allontanarsi dalla pericolosissima area di lancio del missile intercettore.
All’inizio della scorsa settimana il sottufficiale Eli Zada era stato mandato a riparare un guasto tecnico a una batteria del sistema "Cupola di ferro" da cui dipende la protezione della città di 200mila abitanti che sorge sulla costa del Mediterraneo, 32 km a su di Tel Aviv e 33 km a nord del confine con la striscia di Gaza. Zada aveva da poco iniziato il suo lavoro sulla batteria difettosa quando si sono messe a suonare le sirene dell’allarme segnalando che almeno un razzo Grad stava per abbattersi sulla città. Senza alcuna esitazione il soldato, anziché correre per mettersi al riparo, è rimasto sul posto continuando a darsi da fare per risolvere il problema e assicurarsi che la batteria tornasse in funzione. Secondo le regole di sicurezza della difesa aerea israeliana, il personale deve sempre trovarsi a diverse decine di metri dalle batterie "Cupola di ferro" quando parte un missile intercettore, per via della fiammata e dell’enorme calore che viene sprigionato al momento del lancio. Zada sapeva che non avrebbe avuto il tempo di scappare, e lo sapevano i suoi compagni che gli gridavano di correre via. A quel punto uno di loro, Eliran Siso, è saltato su una jeep dell’esercito e si è precipitato verso la batteria appena riparata da Zada. È stata una questione di ipochi istanti. Siso è risuscito a raggiungere il compagno che ce l’ha fatta a saltare a bordo della jeep appena in tempo per allontanarsi di qualche decina di metri prima che il missile partisse. Pochi secondi dopo il missile intercettava il razzo Grad nel cielo di Ashdod impedendogli in colpire la città.
Contrariamente a quanto prevede il regolamento, Zada era balzato sulla jeep abbandonando sul terreno il suo equipaggiamento. Quando poi è tornato alla batteria ha constatato che di tutta la sua attrezzatura non era rimasto praticamente nulla: era stata fusa dal calore del getto del missile intercettore.
Sia Eli Zada che Eliran Siso hanno ricevuto l’encomio degli alti ufficiali della Forza Aerea israeliana per il loro gesto e per la loro dedizione alla difesa degli abitanti di Ashdod e dei loro stessi compagni della squadra addetta alla batteria di "Cupola di ferro". “Sarebbe potuta finire in modo molto diverso – hanno dichiarato gli ufficiali dell’aeronautica – se non fosse stato per la risolutezza del tecnico che ha voluto restare al pezzo finché non è riuscito a ripararlo anche a costo di mettere in grande pericolo la propria vita, e quella del suo compagno che si è precipitato per trarlo in salvo. Questo incidente dimostra quanto sarebbe diversa la nostra situazione senza il successo del funzionamento del sistema "Cupola di ferro" e, ancor più, senza l’opera dei militari addetti a manovrarlo, sia tecnici che combattenti, tutti ancora in servizio ventiquattr’ore su ventiquattro nelle città del sud di Israele”.
“Noi abbiamo fatto solo il nostro lavoro – hanno detto i due soldati ai loro compagni – e siamo contenti che il missile intercettore sia riuscito a contrastare il Grad diretto contro la città”.



(Da: YnetNews, 18.3.12)

Pallywood colpisce ancora

Quei cazzari dei palestinesi continuano a spargere bugie per incitare all'odio contro gli ebrei in generale e gli israeliani in particolare.
Un tale Nour Abed, ha postato su twitter la foto di un bambino palestinese che pulisce un pavimento dal sangue con la disascalia "Un bambino palestinese lava il sangue di suo fratello".
La foto in questione in realtà era già stata pubblicata nel giugno del 2011 su un blog anti israeliano con il commento “Un bimbo palestinese lava il sangue di suo fratello ucciso da una bomba delle forze d’occupazione israeliane”

Ovviamente si tratta dell'ennesima menzogna, cazzata, bugia, stronzata (chiamatela come volete) allo scopo di incitare all’odio antisraeliano. Grazie al blog Soldier’s Mother, che ha ricostruito l’intera faccenda, si vede che l’immagine proviene da questo sito  e mostra, come recita la didascalia, “un bimbo palestinese mentre pulisce il pavimento dopo l’abbattimento di una vacca nel mattatoio dei suoi parenti a Ramallah”.

I palestinesi tanto amati dai sinistrati pacifinti continuano indefessi a sfruttare i bambini per i loro sporchi trucchi da quattro soldi a fini propagandistici: solo dei senza cervello possono credere a questi cinici individui...
Come dimenticare i "funerali" con il morto sulla barella che... si rialzava con le sue gambe e si sdraiva di nuovo sul "feretro"? Come dimenticare la messa in scena della falsa morte di Mohammed Al Durra? Come dimenticare la foto del ragazzo con la testa insanguinata vicino al poliziotto israeliano e fatto passare per il solito "povero" arabo picchiato dai brutali sionisti ... che in realtà era un ebreo sfuggito a un linciaggio e salvato proprio dal poliziotto israeliano che da solo metteva in fuga una toma di arabi urlanti??

Attentato contro scuola ebraica a Tolosa

Questa mattina è stato compiuto un orribile attentato al Lycee Ozar Hatorah di Tolosa: un uomo ha aperto il fuoco con una pistola uccidendo un rabbino e i suoi due figli e una altro bambino di 10 anni. Diversi i feriti.
L'attentatore consceva bene il luogo e non ha esitato a inseguire nelle aule i bambini per ucciderli come riferisce il procuratore Michel Valet.
 
In Francia gli episodi di antisemitismo sono in costante aumento da oltre 10 anni:
aggressioni a studenti che indossano la kippà, a ragazze con il Maghen David al collo sono all'ordine del giorno. Il fatto più grave e orribile fu il rapimento, la tortura e l'assassinio del giovane Ilan Halimi. Per oltre un mese prigioniero di una banda di fanatici islamici che lo hanno torturato, bruciato e umiliato oltre ogni immaginazione venne abbandonato sui binari ferroviari (creduto morto): sopravvisse pochi istanti fino all'arrivo dei soccorsi.

La chiamano primavera araba.... sembra tanto un terrificante inverno!!!!

Tunisi, 14 Marzo 2012 (ANSA) - Il Ministero della Salute tunisino ha bloccato l’importazione di una cinquantina di farmaci che sono prodotti da laboratori la cui proprieta’ e’ in mano israeliana (la notizia in realtà non ci stupisce viste le decisioni precedenti del governo tunisino e visti gli episodi capitati negli ultimi mesi….). La notizia e’ stata confermata dal Ministero al sito Tunisie Numerique, che ne era venuto a conoscenza.
Pare non ci siano motivi legati alla qualita’ dei farmaci alla base della decisione del Ministero, che peraltro giunge in un periodo in cui in Tunisia c’e’ qualche carenza di specialita’, anche a causa del fatto che molte vengono vendute a Paesi vicini, a prezzi naturalmente piu’ alti di quelli tunisini
Per ulteriori dettagli cliccare qui
Nella foto in alto: la manifestazione antisemita di fronte alla sinagoga principale di Tunisi avvenuta nel Febbraio scorso, con i manifestanti che gridano “Khaybar Khaybar ya yahud, Jaish Muhammad saya’ud”, che significa “Ebrei ricordatevi Khaybar, le armi di Mohammed stanno tornando”, in riferimento alla strage del settimo secolo in cui le popolazioni musulmane uccisero gli ebrei e poi ne cacciarono i superstiti dalla città di Khaybar (oggi in Arabia Saudita)

Queste notizie dovrebbero spaventare tutti e farci riflettere sulla tanto sbandierata "primavera" araba. Di primavera c'è ben poco, si tratta purtroppo di un inverno lungo e buio nel quale stanno precipitando milioni di persone con il silenzio complice dell'occidente.

sabato 17 marzo 2012

Un fragilissimo cessate il fuoco

Dopo quattro giorni di conflitto, l'ultimo round di scontri con le organizzazioni terroristiche nella striscia di Gaza sembra volgere al termine. In effetti le principali parti coinvolte avevano un preciso interesse ad evitare l’escalation.
Gli obiettivi di Israele, in questa fiammata di violenze, erano limitati al contenimento delle ricadute conseguenti all’eliminazione mirata di Zuhair al-Qaissi, capo terrorista dei Comitati di Resistenza Popolare nella striscia di Gaza. Qaissi era considerato una “bomba a orologeria” che stava preparando un attentato dalla penisola del Sinai in preda all’anarchia, analogo a quello architettato lo scorso agosto.
L’obiettivo dei Comitati di Resistenza Popolare, della Jihad Islamica palestinese e di altri gruppi terroristi “muqawama” (irriducibili), pesantemente finanziati e sostenuti dall’Iran, era e rimane quello di sequestrare e/o ammazzare degli israeliani e trascinare Israele in un conflitto diretto con l’Egitto post-Mubarak. Esattamente l’obiettivo che Israele ha voluto sventare uccidendo Qaissi.
Ma Israele non era interessato a una vera escalation, che avrebbe potuto causare numerose vittime civili non intenzionali, soprattutto considerando la strategia palestinese di sparare i razzi dai centri densamente abitati e di usare i civili come scudi umani. E benché le batterie anti-missili del sistema Cupola i ferro schierate ad Ashdod, Ashkelon e Beersheba abbiano garantito una significativa protezione a decine di migliaia di israeliani che vivono nel raggio della gittata dei razzi sparati da Gaza, prolungare il conflitto significava aumentare il rischio di subire vittime civili israeliane.
Anche Hamas, che controlla la maggior parte della striscia di Gaza, non era interessata a un’escalation, quantunque la cosa più avanti possa anche cambiare. La storica organizzazione fondamentalista palestinese è in via di mutamento, mentre cerca di smarcarsi dalla sua vecchia alleanza con Iran e Siria e di allinearsi con gli stati sunniti, soprattutto con l’Egitto dove la Fratellanza Musulmana, organizzazione madre di Hamas, sta salendo al potere. Hamas ha un chiaro interesse a mostrare all’Egitto e ad altri stati “moderati” sunniti d’essere capace di mantenere la stabilità a Gaza. Tanto più che l’Egitto, che sta attraversando un tremendo sconvolgimento politico da quando Hosni Mubarak è stato estromesso, ha i suoi problemi – soprattutto le tensioni fra giunta militare e islamisti – e non ha voglia di veder scoppiare una guerra ai suoi confini nord-orientali. Ed infatti l’Egitto ha giocato un ruolo chiave nel favorire il cessate il fuoco. Il capo dell’intelligence Murad Muafi e altre figure delle forze armate egiziane hanno fornito l’indispensabile collegamento fra Israele e i gruppi terroristi di Gaza. Amos Gilad, direttore degli affari politico-militari presso il ministero della difesa israeliano, ha dichiarato martedì a radio Galei Tzahal che non c’è stato nessun accordo formale con Hamas o altre organizzazioni terroristiche che operano nella striscia di Gaza, dal momento che Israele “non si accorda con gli assassini”. Piuttosto, ha spiegato Gilad, Israele attraverso gli egiziani ha fatto arrivare il messaggio “calma in cambio di calma”, pur riservandosi il diritto di condurre eliminazioni mirate quando si rende necessario per prevenire attentati.
Ma il cessate il fuoco è molto fragile. Martedì stesso (e poi ancora mercoledì e giovedì) diversi ordigni sono stati sparati dalla striscia di Gaza sul sud di Israele, mentre i Comitati di Resistenza Popolare e la Jihad Islamica, che hanno dimostrato di disporre di moltissimi razzi, continueranno a pianificare attacchi contro “l’entità sionista”.
Ancora più inquietante è la possibilità assai concreta che l’interesse politico di Hamas ed Egitto per il mantenimento della calma a Gaza possa mutare. Il crescente estremismo nell’Egitto dell’era post-Mubarak è apparso evidente domenica quando il parlamento, ora praticamente controllato dalla Fratellanza Musulmana, ha avviato procedure di voto volte a bloccare la ricezione del miliardo di dollari e più in aiuti che gli Stati Uniti forniscono ogni anno al Cairo. I parlamentari islamisti sono evidentemente molto turbati dal caso giudiziario che coinvolge alcune ONG americane che si battono per i diritti umani in Egitto. Lunedì, poi, il parlamento egiziano ha votato a favore dell’espulsione dell’ambasciatore d’Israele e per il blocco delle esportazioni di gas verso Israele. Una votazione fatta per alzata di mano su una dichiarazione della Commissione per gli Affari Arabi in cui si affermava che l’Egitto non sarà mai amico, partner o alleato di Israele. Limitare gli aiuti americani è considerato un modo per ridurre l’influenza che gli Stati Uniti possono esercitare sulla politica egiziana. Il che potrebbe dare mano libera all’Egitto, nei prossimi anni, per abrogare gli Accordi di pace di Camp David e adottare una posizione più ostile a Israele.
Purtroppo, nei primi giorni di fragile cessate il fuoco, mentre più di un milione di israeliani nel sud del paese cerca di tornare a una vita normale, già si profilano all’orizzonte i segnali della prossima tornata di scontri.
(Da: Jerusalem Post, 13.3.12)

Soldatessa israeliana accoltellata a Gerusalemme

Una soldatessa israeliana è stata ferita giovedì scorso mentre si accingeva a raggiungere la sua base a Gerusalemme.
Ha ricevuto i primi soccorsi sul posto e dopo è stata trasferita in ospedale per ulteriori accertamenti. La ragazza è stata accoltellata sia al petto che alle braccia mentre scendeva da un treno della  nuova metropolitana di superficie: check point temporanei sono stati subito attivati per dare la caccia agli assalitori. Diverse persone sono state arrestate e fra di queste si pensa che ci sia l'attentatore.

venerdì 16 marzo 2012

A Personal Message from "Iron Dome" Fighters

Il kibbutz che fiorisce, nonostante i missili

di Yanir Yagna 

Il kibbutz Kerem Shalom, che si trova sul confine con la striscia di Gaza ed è adiacente al confine egiziano, incontrava molte difficoltà nell'attrarre nuovi membri a causa della problematica situazione della sicurezza. Poi però i leader della piccola comune hanno deciso di cambiare il loro approccio e di fare appello all’idealismo dei potenziali candidati. La campagna ha funzionato. Dalle 15 famiglie di due anni fa, il kibbutz ne conta ora 22 e 16 candidati.
Uzi Manor, residente di Be'er Yaakov, a sud di Tel Aviv, candidate membro, ha organizzato di passare lo scorso weekend al kibbutz. "Quando mi hanno invitato per lo Shabbat insieme alla mia famiglia, per vedere se ero veramente un candidato idoneo, ci sono andato con piacere, ma non dimenticherò mai questo Shabbat che ho passato per la maggior parte in un rifugio – racconta Manor – Ogni cinque minuti suonavano le sirene e sentivamo esplosioni. Era assolutamente terrificante”. Ma i missili, anziché dissuadere Manor dallo stabilirsi a Kerem Shalom, lo hanno motivato a rimanere.
Prima che Kerem Shalom cambiasse il suo approccio al reclutamento, incontrava parecchie resistenze nelle persone che non potevano dimenticare che il soldato israeliano Gilad Shalit, recentemente liberato dopo cinque anni e mezzo in ostaggio nella striscia di Gaza, era stato catturato nel 2006 da terroristi che avevano scavato un tunnel sotto il confine di Gaza proprio nei pressi del kibbutz. Alcuni, diffidenti all’idea di vivere nel kibbutz, si chiedevano perfino se coloro che avevano sequestrato Shalit in quel modo non potessero scavare un tunnel fin sotto la sala mensa del kibbutz.
Nonostante la problematica situazione di sicurezza, tuttavia, il Consiglio regionale della zona di Eshkol, che si estende della striscia di Gaza fino al confine egiziano e comprende anche Kerem Shalom, ha visto la sua popolazione aumentare negli ultimi due anni accogliendo ben 70 nuovi residenti, soprattutto nei moshav (villaggi cooperativi) della zona.
La maggior parte dei nuovi arrivati a Kerem Shalom sono professionisti. Uno è specializzato nel campo della difesa e ha rapidamente trovato un lavoro. Due sono artisti di murales. La spiegazione più diffusa data dai nuovi arrivati sul perché abbiano deciso di vivere nel kibbutz è il senso di comunità che questo offre e che non trovavano in città.
Fondato nel 1966 (quando la striscia di Gaza era sotto occupazione egiziana), il kibbutz Kerem Shalom era stato di fatto abbandonato nel 1996 ed è stato ricostituito solo nel 2001. “Ora il kibbutz è in ottima forma sul piano finanziario” dice il coordinatore, Ilan Regev, e aggiunge: “Qui c’è un grande potenziale economico”, sottolineando con fiducia che i piani prevedono che Kerem Shalom cresca fino a 50 membri l’anno prossimo, a 80 nel 2015 e a 150 membri nel 2025.

(Da: Ha’aretz, 12.03.12) 

Un’impiegata dell’Onu e quelle false foto messe in rete

pubblicata da Sionismo: istruzioni per l’uso il giorno martedì 13 marzo 2012 alle ore 21.06
Khulood Badawi è un’impiegata Onu; le sue precise mansioni sono: « coordinatrice dell’informazione e dei media per gli affari umanitari » (UNOCHA). La Badawi, il 10 marzo, verso mezzogiorno, ha messo in linea la foto di una bambina insanguinata tra le braccia di un uomo, spacciandola per una vittima palestinese dei raid aerei israeliani. Naturalmente la foto ha fatto immediatamente il giro del mondo, diventando l’icona della nuova escalation di violenza. In realtà la foto non ha nulla a che vedere con gli attuali avvenimenti ed è datata agosto 2006.
La foto fu messa on line dalla Reuters, con il seguente testo:
“Un uomo palestinese porta il corpo di Shaban Abu Raja, 3 anni, Gaza, 9 Agosto 2006. Le prime informazioni riportano che la bambina sia stata uccisa in un raid israeliano ma, secondo i medici palestinesi, mori’ in un incidente. I dipendenti dell’ospedale Shifa di Gaza hanno dichiarato il 10 agosto 2006, che l’errore iniziale sulla causa del decesso sembra sia avvenuto perché il cadavere della bambina è stato trasportato in ritardo all’ospedale, arrivando cosi’ nel medesimo tempo che i corpi di uomini armati. REUTERS / Mohammed Salem (TERRITORI PALESTINESI)
Quindi non solo la foto non c’entra nulla con l’attualità, ma già nel 2006 fu al centro di una polemica per essere stata spacciata come effetto di un’azione di guerra, mentre invece si trattava di un incidente. La Reuters, come si è visto, all’epoca ritratto’.
La Badawi, addetta all’informazione per l’ONU, ha una lunga attività di collaborazione con Ong pro palestinesi e anti israeliane.
Non proprio la persona più “neutrale” per occuparsi di un settore cosi’ delicato e importante!
La seconda foto edita su twitter da Maissam Nablussi (@Nablussi), è presentata come un’attacco su Gaza, effettuato in questi giorni. Ma la foto è del 2009 e non c’entra nulla con le violenze attuali. L’11 marzo la Nablussi l’ha presentata su Facebook con la spiegazione: Gaza sotto l’attacco di oggi. La foto è stata immediatamente condivisa da giovani pro palestinesi con la stessa dicitura. Ma anche questa è una foto che la Reuters diffuse nel 2009. Dopo che la verità è emersa, la Nablussi ha bloccato il suo profilo facebook, ma non ha ritrattato né si è scusata.

In memoria delle vittime della strage di Itamar: io non dimentico la famiglia Fogel trucidata dai palestinesi!

Un anno fa due palestinesi TRUCIDARONO con ferocia inaudita una famiglia israeliana: pugnalarono e sgozzarono mamma Ruth, papà Udi, il figlio di 11 anni Yaov, il figlio di 4 anni Elad e la bimba di soli TRE MESI Hadas... anche lei pugnalta al cuore! 

http://vivaisraele.blogspot.com/2011/03/orrore-in-samaria-trucidati-bambini-e-i.html ) .

Tutti sembrano aver dimenticato l'eccidio di Itamar, tutti sembrano aver dimenticato queste vite spezzate dall'odio viscerale degli arabi: questi "coraggiosi militanti" se la sono presa di notte con una famiglia di agricoltori: Sono entrati in casa loro come topi di fogna e li hanno massacrati nel sonno. non hanno avuto pietà neanche di un bimbo di 4 anni e della sorellina di soli tre mesi.... quando l'hanno sentita piangere (dormiva nel lettone conmamma e papà) sono tornati indietro per "finire la loro missione".
IO NON DIMENTICO!
Qui sotto ci sono le foto di quell'ignobile massacro: guardate di cosa sono capaci quegli assassini palestinesi!


  

 

 

 

 

 

 

 

Missili da Gaza colpiscono convoglio di aiuti umanitari provenienti da Israele

Gaza, 12 Marzo 2012 – Tre obici di mortaio lanciati dalla Striscia di Gaza verso Israele hanno colpito un convoglio di aiuti umanitari al valico di Kerem Shalom, dalla parte palestinese. Conseguentemente a questo attacco il valico è stato temporaneamente chiuso, salvo essere rimesso in funzione il prima possibile dopo un controllo della situazione.
Fonti dell’IDF hanno ricordato che nella giornata di ieri 4862 tonnellate di beni e carburanti (comprese 192 tonnellate di frutta) sono transitati da Israele verso Gaza, nonostante il lancio di razzi da parte dei terroristi verso le città israeliane non si sia mai arrestato.

Ashdod: razzo lanciato da Gaza centra edificio

Ashdod, 12 Marzo 2012 – Superando il sistema di difesa Iron Dome, un razzo Grad sparato da Gaza ha centrato un edificio nella città israeliana di Ashdod. Fonti locali riferiscono che sul posto si notano ingenti danni materiali al palazzo, a negozi ed automobili in sosta, ma non vittime. Diverse persone, tra cui una anziana donna di 80 anni evacuata in fretta dal suo reparto di ospedale dove era ricoverata, risultano essere in stato di shock.
Sono più di 200 gli ordigni palestinesi lanciati dalla striscia di Gaza tra venerdì sera e lunedì mattina. Secondo le Forze di Difesa israeliane, la maggior parte dei razzi viene lanciata da terroristi della Jihad Islamica. Un razzo Grad si è abbattuto lunedì su Gadera (28 km a sud-est di Tel Aviv), la località più settentrionale raggiunta finora dai lanci palestinesi dalla Striscia di Gaza. Una trentina di razzi palestinesi sono invece ricaduti in territorio palestinese.

domenica 11 marzo 2012

Israele sotto attacco

Sono 147 i razzi con i quali i palestinesi di Gaza hanno bombardato Israele dallo scorso venerdì. 43 razzi  sui 52 sparati contro aree densamente popolate sono stati intercettati dal sistema difensivo Iron Dome. I feriti israeliani sono saliti a 22

Conteggio dei razzi

Dal 2005 oltre 8000 razzi sono stati sparati da Gaza, mettendo 1 milione di israeliani sotto scacco.
13 razzi hanno colpito Israele oggi,
100 razzi hanno colpito Israele in questo mese di marzo.
627 razzi hanno colpito Israele nel 2011.

Questi sono numeri reali, non le elucubrazione de il manifesto, di Repubblica o de l'Unità.

sabato 10 marzo 2012

Israele sotto attacco: aggiornamenti

Sono oltre 135 i razzi e i missili coni quali i terroristi palestinesi stanno bombardando Israele dalla notte scorsa.
Il tutto è stato scatenato dall'uccisione da parte dell'esercito israeliano, di due figure di spicco del terrorismo a Gaza.
Dei 31 razzi sparati, ben 28 sono stati intercettati e abbattuti dal nuovo sistema difensivo denominato Iron Dome con una percentuale del 90%.
Il sud del paese è paralizzato: oltre 500.000 israeliani sono costretti a restare al sicuro nei rifugi, e 20.000 ragazzi non potranno andare a scuola nelle aree in un raggio di 40 km da Gaza.

Israele sotto attacco missilistico palestinese

Nelle ultime 24 ore, in seguito all'uccisione da parte di Tzahal di due figure di spicco del terrorismo palestinese (Zuhir al-Qaisi, conosciuto come Abu Ibraim in procinto di realizzare un attacco terroristico in grande stile nel Sinai e Ahmad al-Khanini coinvolto nel rapimento di Gilad Shalit) oltre 80 razzi hanno colpito i centri abitati nel sud di Israele provocando il ferimento di 8 persone (una in modo grave e le altre tre in maniera più lieve). Il sistema antimissile Iron Dome ha intercettato oltre 20 razzi Grad lanciati contro Be'er Sheva, Ashdod e Ashkelon.
L'aviazione israeliana, in risposta a questo violento attacco palestinese ha colpito un terrorista nel centro della striscia di Gaza e sei squadre di terroristi che nel nord e nel centro di Gaza stavano ultimando la preparazione del lancio di altri razzi contro Israele. Oltre a questi obiettivi, sono state colpite anche un fabbrica di armi e un altro edificio sede di attività terroristiche.
In considerazione della situazione di estremo pericolo, è stata temporaneamente chiusa la strada nr. 12 che era stata riaperta al traffico nel mese di febbraio.
Israel Under Fire: Damage caused by rockets fired from Gaza
Israel Under Fire: Israeli civilians are a direct target

Israel Under Fire: Damage caused by rockets fired from Gaza

hamas rocket ranges

Questo è il concetto di pace dei palestinesi!
Non mi si venga a dire che "è colpa di Israele" che "Israele deve fare di più per la pace" e altre stronzate simili!!!!
I palestinesi sono degli assassini e basta!
Vogliono solo la distruzione di Israele e la morte degli israeliani!
Non esistono associazioni pacifiste palestinesi, non esistono pacifisti palestinesi, non è vero che vogliono la pace!
Quello che non capiscono è che la pazienza di Israele ha un limite, valicato il quale non si possono poi lamentare della reazione dell'esercito.
SEMPRE CON ISRAELE!
SEMPRE CON LE I.D.F.!

Siren and Explosions in Ashdod Following Gaza Rocket Bombing

venerdì 9 marzo 2012

«L’Iran deve attaccare Israele e può distruggerlo in meno di nove minuti»

Alireza Forghani, il consigliere strategico della Guida Suprema iraniana ayatollah Ali Khamenei, ha esposto la giustificazione giuridica e religiosa per l’annientamento di Israele in un documento pubblicato lo scorso 4 febbraio dal sito web conservatore in lingua farsi "Alef". Notizie circa il documento, che delinea le ragioni per cui “nel nome di Allah, l’Iran deve attaccare Israele entro il 2014”, hanno iniziato a circolare su internet subito dopo la pubblicazione.
Pur sostenendo di rappresentare l’opinione personale dell’autore e non la posizione ufficiale del governo iraniano, il documento con la dottrina per lo sterminio dello stato ebraico è stato tuttavia pubblicato su un sito web che è considerato strettamente collegato all’ayatollah Khamenei.
Nel documento, Forghani definisce Israele “un tumore canceroso per il Medio Oriente”, ricordando ai suoi lettori che “tutti i nostri problemi sono dovuti a Israele”.
“Ogni musulmano è tenuto ad attrezzarsi contro Israele” esorta lo stratega iraniano sostenendo che se il mondo musulmano non attaccherà Israele nel prossimo futuro “questa occasione potrebbe essere persa e potrebbe non essere più possibile fermarli”.
Il documento spiega che la guerra contro Israele deve essere condotta in nome della “jihad difensiva”, vale a dire per proteggere l’islam contro aggressori “che vogliono conquistare il dominio sui musulmani e ucciderli”. Il documento chiarisce inoltre che, sebbene Israele non abbia ancora colpito l’Iran, la sua “occupazione delle terre di Palestina” giustifica di per sé un attacco in quanto l’islam prescrive che “i confini politici [del mondo] non possono suddividere i musulmani, e la terra deve essere divisa in due parti: paesi musulmani e paesi non musulmani”.
Portando a riprova i dati dell’Ufficio Centrale di Statistica israeliano relativi all’ultimo censimento, Forghani sottolinea che Israele è il solo paese al mondo con una maggioranza ebraica (e che pertanto sarebbero per lo più ebree le vittime dell’attacco iraniano).
Lo stratega sostiene che, siccome Israele per attaccare l’Iran ha bisogno del sostegno di Stati Uniti e occidente, Tehran deve approfittare della “passività” occidentale e “spazzare via Israele”.
Il documento fornisce anche “una concisa descrizione dei missili balistici a medio e lungo raggio che possono bersagliare il territorio di questo tumore canceroso regionale” e distruggere Israele “in meno di nove minuti”.
(Da: Jerusalem Post, 9.2.12)

C’è del marcio nel mondo arabo

Di Salman Masalha

Bashar Assad, che continua a massacrare civili siriani, non è solo il presidente di un importante paese della regione che viene chiamata “mondo arabo”. È soprattutto il più eminente simbolo del marcio che c’è in quel mondo arabo.
Non si deve dimenticare che l’attuale presidente siriano Assad ha ricevuto la sua carica su un piatto d’argento grondante del sangue sparso da suo padre, il presidente Hafez Assad. La giunta militare di Assad padre, che aveva preso il potere con un colpo di stato, versò il sangue di migliaia di siriani, nonché di libanesi e di palestinesi che vivevano in Libano. Ed ecco che il cavaliere dall’armatura lucente, questo successore giovane e oftalmologo, anziché portare un po’ di sollievo e di luce al suo popolo, da molti mesi non fa che mandare il suo esercito e le sue bande di teppisti "shabiha" a seminare distruzione e morte. In ogni direzione, non ha fatto che cavare sempre più sangue dal popolo siriano. Il presidente che ha studiato in occidente ha rinnegato tutto ciò che ha visto e imparato e vissuto in occidente, ed è tornato alle sue radici tribali, perpetuando il cruento retaggio dei suoi padri. E il mondo arabo è rimasto a guardare questo spettacolo senza muovere un dito per fermare il massacro di arabi. Se ne sta ad aspettare che la salvezza giunga dall’occidente, come al solito. Il mondo arabo è sempre stato così, giacché il mondo arabo in sé non è che un fetido cadavere.
C’è chi lamenta l’apatia di Israele di fronte agli orrori che si consumano dall’altra parte del confine. […] Ma c’è qualcosa di ben più grave del silenzio di Israele, e sono in effetti quelli che non riescono a tenere a freno la lingua. Quelli in mezzo a noi, di sangue arabo come noi, che da tempo non hanno più coscienza. Siedono serenamente alla Knesset, vuoi in rispettabili posizioni di governo, vuoi sugli imbottiti banchi dell’opposizione, e denunciano le ingiustizie delle autorità israeliane – a buon diritto, per carità – in ogni possibile consesso. Ma non si vergognano a correre ad apparire e discettare sulla televisione siriana, al servizio degli interessi del macellaio di Damasco. Povera gente che, indipendentemente dall’affiliazione politica, a causa di questi comportamenti ha perduto ogni diritto morale a parlare di libertà e di diritti umani. Nessuno si berrà più le loro prediche, né la loro ipocrisia, né la lista di virtù di cui si riempiono la bocca.
Questo Assad divenuto il beniamino di parlamentari e personaggi pubblici arabo-israeliani costituisce la più rilevante testimonianza del clamoroso fallimento del nazionalismo arabo. Il borioso slogan del partito pan-arabo Ba'ath “Una nazione araba, una missione eterna” sta andando a pezzi sotto gli occhi di tutti. In effetti, con una missione così funesta non c’è bisogno di nemici esterni. Il mondo arabo è logoro, vacillante, soprattutto sfruttato e confuso. I regimi che venivano chiamato “nazionali” non sono mai stati capaci di costruire uno stato-nazione degno di questo nome, e forse non avevano nemmeno intenzione di farlo.
Il più grande tradimento ai danni dei popoli arabi è il tradimento dei suoi intellettuali che non hanno mai trovato il coraggio di criticare e proporre una via alternativa. Si sono sempre messi al servizio dei regimi repressivi e corrotti, consegnando agli islamisti l’opposizione a regimi marci e immorali. Questa è la spiegazione profonda dell’avvento in questi paesi di quella che è stata chiamata “la primavera araba”. Finché le giovani generazioni di arabi non riusciranno a fondare e proporre un’alternativa civile, nuova e sensata, la scelta obbligata rimarrà quella fra il nazionalismo arabo fraudolento e assassino come il Ba’ath siriano capeggiato da Assad, e le forze islamiste che usano il nome di Allah invano, gente irrimediabilmente senza pensiero. Con profonda tristezza si può dire che, in assenza di una sensata alternativa civile, il modo arabo continuerà ad andare avanti su questa strada.

(Da: Ha’aretz, 6.3.12)

il poeta, scrittore e saggista arabo israeliano della comunità drusa Salman Masalha, autore di questo articolo. Masalha, fra l’altro, insegna Lingua e Letteratura Araba all’Università di Gerusalemme

domenica 4 marzo 2012

«In quale altra parte del mondo potrebbe accadere, nel XXI secolo, una cosa del genere?»

Asma, la moglie del presidente siriano Bashar Assad, che definisce “orribili” i massacri in Siria? E che dice che le sofferenze inflitte al popolo siriano dal brutale regime di suo marito avranno “effetti a lungo termine non solo sulla vita di questa regione, ma concretamente sulla comunità globale in cui viviamo tutti”?
Se sembra irreale che la leale first lady siriana condanni in termini così duri l’operato del marito e del suo regime – e sulla CNN, nientemeno – è perché infatti non è reale. Il filmato in cui Asma Assad pronuncia queste parole è frutto di un astuto lavoro di montaggio realizzato da uno sconosciuto attivista che ha ripreso brani di un’intervista concessa dalla moglie di Assad nel 2009 a proposito dell’operazione israeliana anti-Hamas nella striscia di Gaza, intercalandoli abilmente con le crude immagini della sanguinosa repressione in corso da undici mesi in Siria.
Nel video Asma Assad afferma: “Il barbaro attacco contro civili innocenti è stato orribile”, ed esclama: “Siamo nel XXI secolo, in quale altra parte del mondo potrebbe accadere una cosa del genere?”, mentre scorrono immagini molto violente dei recenti massacri nella città siriana di Homs.
(Israele.net si domanda con quanti intellettuali, politici e opinionisti - europei e italiani - intervistati nel 2009 su Gaza ed oggi totalmente silenziosi sulla Siria, si porrebbe realizzare un analogo filmato.)
Il video è stato diffuso su YouTube col titolo (fasullo) “In esclusiva sulla CNN: la First Lady siriana Asma Al Assad parla delle morti a Homs”, accompagnato da una scritta tra parentesi in cui si spiega che l’intento del montaggio è quello di mostrare la cinica “ipocrisia” con cui la signora Assad appoggia il marito, il cui regime – secondo le stime più prudenti delle Nazioni Unite – ha già provocato la morte di almeno 7.500 civili dall’inizio della rivolta nel marzo scorso.
Nel dare notizia del video satirico, il New York Times scrive che non è chiaro chi lo abbia prodotto, ma si sa che è stato caricato su YouTube la scorsa settimana da un anonimo video-blogger che a gennaio aveva postato immagini di una protesta nella capitale siriana, Damasco.
Il silenzio della first lady siriana, che è nata in Gran Bretagna, sulle violenze che insanguinano il suo paese, ha ricevuto una certa attenzione di recente sui mass-media del Regno Unito. Il quotidiano Independent ha citato un cittadino siriano secondo il quale Asma Assad non ha avuto nulla di dire quando le è stato detto dei bruitali attacchi contro i manifestanti e del sequestro di civili feriti. “E’ stato come raccontarle qualcosa che succede normalmente ogni giorno”, ha detto il siriano. La settimana scorsa, il quotidiano arabo edito a Londra Al-Quds Al-Arabi riferiva che la regina di Giordania Rania ha di recente telefonato ad Asma per chiederle della situazione nel suo martoriato paese, domanda alla quale Asma avrebbe risposto: “La nostra situazione è eccellente e ringraziando Allah non abbiamo nessuna preoccupazione”.

Da: Jerusalem Post, YneNews, 4.3.12)


Per vedere il filmato (in inglese):
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=_5r7s81FXfI
(attenzione, contiene immagini crude)

sabato 3 marzo 2012

Chi è l'antisionista?

”Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei. E che cos’è l’antisionismo? È negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. È una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima:
quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo.”

M.L. King

Lucio Dalla: con Israele dalla parte della verità, della storia e della vita'

Dichiarazione dell’On. Fiamma Nirenstein, Vice Presidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati.
“Nel grande lutto per la perdita di un così eccellete artista italiano ricordo la bellissima dichiarazione che mi volle affidare nel giorno della manifestazione “Per la Verità, per Israele” il 7 ottobre del 2010 al Tempio di Adriano. E’ un altro segno del suo magnifico anticonformismo e dell’amore per la verità che andava insieme ad esso nella sua personalità”

"Cari amici, mi ha colpito come ultimamente alcuni artisti di pregio, come Leonard Cohen ed Elton John hanno reagito alle vili campagne di boicottaggio che colpiscono sovente Israele, e hanno portato con raggiante quiete il loro messaggio di musica e di pace al popolo ebraico nella sua Terra. L’armonia non solo della loro musica, ma della gioia, della gratitudine, dell’entusiasmo del pubblico parlava da sola: Israele è un Paese pieno di sogni, di amore, di desiderio di pace e vi mando questo messaggio per dirvi che io lo amo. Qui dopo l’incredibile persecuzione nazista del grande popolo che vi era nato, esso ha ritrovato la forza di costruire e di vivere pienamente l’arte, la scienza, la medicina, l’agricoltura e purtroppo ha dovuto farlo sempre in condizioni di guerra. Spero con tutte le mie forze che giunga anche il tempo della pace e della giustizia per quel Paese, e penso che tutti debbano cominciare ad aiutare dicendo con chiarezza: è tempo di smetterla di aggredirlo con bugie e mistificazioni che ce ne danno un’immagine completamente diversa dalla realtà! Auguri, Israele, io sono con te dalla parte della verità della storia e della vita".




giovedì 1 marzo 2012

Quegli “eroi” che a Ma’alot massacrarono 22 alunni israeliani

La scorsa settimana la televisione ufficiale dell’Autorità Palestinese ha ripetutamente mandato in onda un tributo per immagini in onore dei terroristi del Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina (Fdlp). Il video consiste nella celebrazione sia dei terroristi “martiri”, sia dei loro attentati che hanno provocato la morte di decine di civili israeliani innocenti.
Fra gli altri, il video della tv dell’Autorità Palestinese celebra anche il massacro di Ma’alot, che vide i terroristi prendere in ostaggio i ragazzi di una scuola: ventidue alunni finirono uccisi insieme a quattro adulti. Il video-tributo mostra un poster che glorifica i tre terroristi dell’Fdlp, insieme ad altri poster che glorificano decine di altri terroristi e le stragi di civili da loro perpetrate.
Il video, che la scorsa settimana, come ogni anno, è stato mandato in onda più di dieci volte, intende onorare l’anniversario della fondazione dell’Fdlp.
Un video-collage intitolato “Eroi delle operazioni speciali nella Palestina settentrionale” mostra sedici fotografie di terroristi Fdlp in posa con armi e talvolta uniformi militari. Il termine “operazioni speciali nella Palestina settentrionale” allude ad attentati terroristici originati dal Libano contro civili della regione settentrionale israeliana di Galilea.
Fra gli attentati dell’Fdlp perpetrai nel nord di Israele si ricordano in particolare:
- l’attentato del 1970 contro uno scuolabus presso la città di Avivim in cui furono uccisi 9 bambini e 3 adulti;
- l’attentato del 1974 nella cittadina di Ma’alot in cui furono uccisi 22 alunni e 4 adulti tra quelli presi in ostaggio dai terroristi.
- l’attentato del 1974 nella città di Beit Shean in cui furono uccisi 4 civili.
- l’attentato esplosivo del 1979 nella città di Tiberiade in cui furono uccisi 2 civili.

(Da: Palestinian Media Watch, 29.2.12)