Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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sabato 17 marzo 2012

Un fragilissimo cessate il fuoco

Dopo quattro giorni di conflitto, l'ultimo round di scontri con le organizzazioni terroristiche nella striscia di Gaza sembra volgere al termine. In effetti le principali parti coinvolte avevano un preciso interesse ad evitare l’escalation.
Gli obiettivi di Israele, in questa fiammata di violenze, erano limitati al contenimento delle ricadute conseguenti all’eliminazione mirata di Zuhair al-Qaissi, capo terrorista dei Comitati di Resistenza Popolare nella striscia di Gaza. Qaissi era considerato una “bomba a orologeria” che stava preparando un attentato dalla penisola del Sinai in preda all’anarchia, analogo a quello architettato lo scorso agosto.
L’obiettivo dei Comitati di Resistenza Popolare, della Jihad Islamica palestinese e di altri gruppi terroristi “muqawama” (irriducibili), pesantemente finanziati e sostenuti dall’Iran, era e rimane quello di sequestrare e/o ammazzare degli israeliani e trascinare Israele in un conflitto diretto con l’Egitto post-Mubarak. Esattamente l’obiettivo che Israele ha voluto sventare uccidendo Qaissi.
Ma Israele non era interessato a una vera escalation, che avrebbe potuto causare numerose vittime civili non intenzionali, soprattutto considerando la strategia palestinese di sparare i razzi dai centri densamente abitati e di usare i civili come scudi umani. E benché le batterie anti-missili del sistema Cupola i ferro schierate ad Ashdod, Ashkelon e Beersheba abbiano garantito una significativa protezione a decine di migliaia di israeliani che vivono nel raggio della gittata dei razzi sparati da Gaza, prolungare il conflitto significava aumentare il rischio di subire vittime civili israeliane.
Anche Hamas, che controlla la maggior parte della striscia di Gaza, non era interessata a un’escalation, quantunque la cosa più avanti possa anche cambiare. La storica organizzazione fondamentalista palestinese è in via di mutamento, mentre cerca di smarcarsi dalla sua vecchia alleanza con Iran e Siria e di allinearsi con gli stati sunniti, soprattutto con l’Egitto dove la Fratellanza Musulmana, organizzazione madre di Hamas, sta salendo al potere. Hamas ha un chiaro interesse a mostrare all’Egitto e ad altri stati “moderati” sunniti d’essere capace di mantenere la stabilità a Gaza. Tanto più che l’Egitto, che sta attraversando un tremendo sconvolgimento politico da quando Hosni Mubarak è stato estromesso, ha i suoi problemi – soprattutto le tensioni fra giunta militare e islamisti – e non ha voglia di veder scoppiare una guerra ai suoi confini nord-orientali. Ed infatti l’Egitto ha giocato un ruolo chiave nel favorire il cessate il fuoco. Il capo dell’intelligence Murad Muafi e altre figure delle forze armate egiziane hanno fornito l’indispensabile collegamento fra Israele e i gruppi terroristi di Gaza. Amos Gilad, direttore degli affari politico-militari presso il ministero della difesa israeliano, ha dichiarato martedì a radio Galei Tzahal che non c’è stato nessun accordo formale con Hamas o altre organizzazioni terroristiche che operano nella striscia di Gaza, dal momento che Israele “non si accorda con gli assassini”. Piuttosto, ha spiegato Gilad, Israele attraverso gli egiziani ha fatto arrivare il messaggio “calma in cambio di calma”, pur riservandosi il diritto di condurre eliminazioni mirate quando si rende necessario per prevenire attentati.
Ma il cessate il fuoco è molto fragile. Martedì stesso (e poi ancora mercoledì e giovedì) diversi ordigni sono stati sparati dalla striscia di Gaza sul sud di Israele, mentre i Comitati di Resistenza Popolare e la Jihad Islamica, che hanno dimostrato di disporre di moltissimi razzi, continueranno a pianificare attacchi contro “l’entità sionista”.
Ancora più inquietante è la possibilità assai concreta che l’interesse politico di Hamas ed Egitto per il mantenimento della calma a Gaza possa mutare. Il crescente estremismo nell’Egitto dell’era post-Mubarak è apparso evidente domenica quando il parlamento, ora praticamente controllato dalla Fratellanza Musulmana, ha avviato procedure di voto volte a bloccare la ricezione del miliardo di dollari e più in aiuti che gli Stati Uniti forniscono ogni anno al Cairo. I parlamentari islamisti sono evidentemente molto turbati dal caso giudiziario che coinvolge alcune ONG americane che si battono per i diritti umani in Egitto. Lunedì, poi, il parlamento egiziano ha votato a favore dell’espulsione dell’ambasciatore d’Israele e per il blocco delle esportazioni di gas verso Israele. Una votazione fatta per alzata di mano su una dichiarazione della Commissione per gli Affari Arabi in cui si affermava che l’Egitto non sarà mai amico, partner o alleato di Israele. Limitare gli aiuti americani è considerato un modo per ridurre l’influenza che gli Stati Uniti possono esercitare sulla politica egiziana. Il che potrebbe dare mano libera all’Egitto, nei prossimi anni, per abrogare gli Accordi di pace di Camp David e adottare una posizione più ostile a Israele.
Purtroppo, nei primi giorni di fragile cessate il fuoco, mentre più di un milione di israeliani nel sud del paese cerca di tornare a una vita normale, già si profilano all’orizzonte i segnali della prossima tornata di scontri.
(Da: Jerusalem Post, 13.3.12)

6 commenti:

  1. L'Egitto non sarà mai amico di Israele? Fa benissimo, ormai è finito il regime criminale di Mubarak che si alleò con i sionisti e diede una gran mano al massacro di Gaza durante PIombo Fuso chiudendo d'accordo con Israele le frontiere e imprigionando nella striscia i palestinesi.
    Israele è un paese in cui valgono solo i diritti degli ebrei, ad esempio mi risulta che gli arabi non possano acquistare nè affittare terre dagli ebrei, giusto? Mi risulta anche che i palestinesi subiscano ogni sorta di umiliazioni ai check-point, che i fottuti cecchini sionisti prendano di mira i pescatori di Gaza e che imprigionino senza alcuna ragione i ragazzini palestinesi.
    Uhmm, proprio un campione di democrazia questo Israele.....

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  2. scusa se mi permetto, ma penso che lei sia un po' troppo fanatico. Va bene difendere il proprio Paese ma qui si sfocia nel nazionalismo più becero e nel disprezzo verso gli altri. Questi toni non fanno altro che aumentare l'odio nei confronti di Israele, e già il suo governo non è che ce la metta tutta per farsi amare dalla comunità internazionale (a parte gli usa, vabbè ma quelli appoggerebbero qualunque nefandezza). Ricorda che anche i palestinesi sono persone anche se non si sono autoeletti come popolo eletto, e non si può dire che tutti gli arabi di Palestina sono terroristi. E infine riguardo alla Palestina, mi dispiace ma esiste fin dall'antichità. E la capitale ufficiale di Israele è tel-Aviv (ci sono tutte le ambasciate e l'ONU non riconosce Gerusalemme), mi spiace ma prenditela con Ban Ki Moon. Riguardo al diritto di Israele ad esistere non ne parlo, perchè mi sembra una cosa talmente ovvia. Difendi il tuo Paese ma non aizzare (aizzate) l'odio di un intero popolo, perchè dall'odio può solo nascere violenza. Del tipo "sono un fan delle risposte sproporzionate" te la puoi anche risparmiare, visto che ogni sproporzione corrisponde minimo a qualche cadavere.
    E' solo un consiglio, non mi permetterei mai di giudicare, e non sono nè filo-arabo nè filo-israele, ma penso che la verità stia nel mezzo (frase banale ma vera il + delle volte).
    Ciao

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  3. Si in effetti è meglio, ora è in mano agli islamici che stanno per stracciare il trattato di pace... Ma ancora che parli di cose che non conosci???
    In Israele gli arabi non hanno diritti??? Ma allora i sindacati, i partiti politici, i rappresentatni alla Knesset cosa sono?? E il giudice della Corte Suprema arabo che si rifiuta di cantare l'inno Hatikva? Mi risulta che i palestinesi tentino di assassinare cittadini israeliani in tutti i modi: usano bambini disabili e donne incinta per trasportare cinture esplosive. Usano le ambulanze e i mezzi dell'UNCHR,si fanno scudo di donne e bambini... ma di cosa parli? Le misure ai ceck point sono sacrosante. VOrrei vedere se ti trovassi tu nei panni degli israeliani cosa faresti. Qui in Italia si chiede la pena di morte per gli omicidi nelle ville o per gli stupri. Gli israeliani hanno questo "vizio" di voler vivere al contrario degli arabi che anelano alla morte.
    Israele è un FARO DI DEMOCRAZIA nell'oceano scuro dell'oscurantismo islamico.

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  4. Eh già, difendere Israele significa essere "un po troppo fanatici" o "sfociare nel nazionalismo più becero" mentre aizzare l'odio contro Israele, propgandare la distruzione di Israele, e cercare di delegittimarlo in tutti i modi (fatti un giro sui siti filo palestinesi e vedrai che vomito di insulti e minacce e orrore...)va bene...
    L'antisemitismo è alla base di tutto, ricordalo bene. Israele è solo un pretesto. Quando nel 1929 gli arabi massacrarono gli studiosi della Torah a Sfad e a Hebron (insieme a donne e bambini, con scene di stupro e di mutilazioni terrificanti) non esisteva Israele. Fino al 1974 gli arabi non parlavano neanche di popolo palestinese. Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:

    "il popolo palestinese non esiste, il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."
    Dimmi dove hai mai letto di uno stato chiamato Palestina, o di un regno chiamato Palestina. Citami le fonti, dimmi la cronologia storica di questo fantomatico stato. Esisteva un regno di Israele, che i Romani distrussero, insieme a Gerusalemme e che per far si che si dimenticasse il ricordo di nemici così duri da sconfiggere adottarono la scelta dell'oblio. Gerusalemme divenne Aelia Capitolina e la provincia venne rinominata Siria Palestina.
    Il fatto che nessuno stato al mondo abbia le palle di trasferire le ambasciate a Gerusalemme (capitale dello stato di Israele) è dovuto alle minacce arabe di attentati.
    Mai aizzato nessuno: lo so sono scomodo perchè difendo Israele a spada tratta,ma che ci vuoi fare... sono un sionista convinto. e se tu e quelli come te vi decidesteuna volta a visitare Israele, forse capireste perchè.
    Hai notato il mio banner "I'm a fan of disproportionatee response... ma non hai fatto commenti sulle foto dei soldati israeliani linciati a Ramallah, o sulle foto del massacro della famiglia Fogel di Itamar.... Che strano...

    CON ISRAELE SEMPRE!

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  5. Ascolta, il fatto che io critichi il tuo infelice banner non significa che approvi il linciaggio di soldati, ti pare? Così come il fatto che Israele ha diritto ad esistere non implica che tu abbia il diritto di inneggiare alla morte di palestinesi (e se ci sono siti pro palestinesi che inneggiano all'uccisione di israeliani, non siginifica che tu debba metterti allo stesso livello). Quanto alla Palestina, io intendo l'entità geografica. Attualmente Israele si trova in una regione del Vicino Oriente che si chiama Palestina (come la Spagna si trova nella penisola iberica). L'hai detto benissimo tu: la Syria Palestina dei romani. Prima ancora fu provincia persiana e già i greci la chiamavano Palestina intendendo la Giudea + Samaria + terre circostanti (Erodoto). Poi fu conquistata da Aless Magno che tuttavia lasciò una certa autonomia a patto che venissero versati i tributi alla Macedonia. Alla morte del re la regione fu duramente contesa tra Seleuco (che controllava Syria, Coele Syria, Babylonia e Susiana) e Tolomeo (Egitto e Sinai), ma si mantenne di fatto indipendente fino alla conquista dei romani. Con la caduta di Roma la regione tornò indipendente ma purtroppo intorno al VII sec. dc fu conquistata dai Sassanidi (dinastia che governò la Persia riportandola quasi ai fasti dell'epoca pre-alessandrina) che saccheggiarono le città e sterminarono gran parte della popolazione. Poi passò ai turchi selgiudichi (da non confondere coi seleucidi, che erano greci) che divennero ottomani. Nelle cui mani è restata la regione fino al XX sec, tranne le brevi parentesi dei regni crociati. Da quel che ho capito tu pensi che il nome Palestina fu inventato e imposto dai romani, ma non è così. Già Erodoto parlava di Palestina e cmq neanche l'impero più potente del mondo può imporre un nuovo nome a una regione perchè tutti continuerebbero a chiamarla col vecchio nome. Basti pensare alla Birmania che ufficialmente si chiama Nyam'mar ma che tutti chiamano Birmania, o allo Zaire, che tutti chiamavano giustamente Congo. Riguardo a Gerualemme capitale, se l'ONU vale ancora qualcosa, allora la capitale è Tel Aviv

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  6. Questione di punti di vista. Il mio banner significa che Israele ha diritto di difendersi da chi tenta di sterminare i suoi cittadini. Da chi nello statuto ha come principio fondamentale quello di distruggere lo stato ebraico. Mai inneggiato alla morte dei palestinesi: attenzione. Mai datto da nessuna parte. POsso concordare con l'eliminazione dei TERRORISTI palestinesi, posso concordare con le eliminazioni mirate, ma non ho mai inneggiato alla morte dei civili palestinesi.
    Ma l'esistenza del regno di Israele rientra nelle tue conoscenze storiche o no?
    Spero che tu non voglia negare l'intenzione dei Romani di cancellare la memoria della presenza ebraica in quelle terre. Aelia Capitolina e la deportazione degli ebrei e il divieto per loro di tornare a Gerusalemme stanno lì a testimoniarlo.
    La capitale di Israele è Gerusalemme: il fatto che gli arabi impongano il veto al suo riconoscimento ha poco valore.

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