Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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Sempre con Israele!!!

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Lettori fissi

mercoledì 9 maggio 2012

«Anche quando saltavano i nostri autobus, Israele offriva rifugio ai gay palestinesi»

Tel Aviv è considerata la miglior destinazione al mondo per il turismo gay. È quanto è emerso da un sondaggio condotto a livello internazionale, lo scorso gennaio, da GayCities.com in collaborazione con American Airlines: un record che i diplomatici israeliani riferiscono con orgoglio. In evidente imbarazzo per questa vera e propria cartina di tornasole del carattere democratico e tollerante della società, molti propagandisti anti-israeliani, sedicenti “liberal”, cercano di sostenere che si tratta solo di una manovra volta a “occultare dietro ai diritti dei gay le politiche israeliane di occupazione e apartheid”. Di recente è stato persino creato un apposito sito web per esortare la comunità LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali) a boicottare la 20esima edizione annuale di Equality Forum, a Philadelphia, che quest’anno vede Israele come ospite d’onore, rappresentato dal suo ambasciatore negli Stati Uniti, Michael Oren. In realtà, la delegazione israeliana ha regolarmente partecipato all’evento e sabato sera l’ambasciatore Oren ha tenuto il previsto intervento, brevemente interrotto soltanto da un unico contestatore.
Oren ha informato il convegno di quel diplomatico israeliano, nominato a capo di una prestigiosa ambasciata in un paese europeo, al quale e al cui compagno di vita lo Stato ha riconosciuto tutti i normali benefit matrimoniali previsti per quell’incarico. Ha poi raccontato delle severe punizioni che sono state comminate ad alcune soldatesse riconosciute colpevoli d’aver molestato una soldatessa lesbica. Ha parlato della parata Gay Pride che si è tenuta anche a Gerusalemme, nonostante la contrarietà di alcuni ambienti religiosi. Ha ricordato la cantante transessuale Dana International che nel 1998 vinse il concorso Eurovision in rappresentanza di Israele, e il primo evento LGBT israeliano organizzato a Washington che ha visto la partecipazione del cantante israeliano Ivri Lider, un dichiarato paladino dei diritti della comunità gay.
Ovviamente, ha spiegato l’ambasciatore all’uditorio LGBT, non è difficile per Israele far meglio dei suoi vicini in fatto di diritti degli omosessuali. Ma Israele vanta standard elevati anche in confronto a molti paesi occidentali. E ha ricordato che “nello stesso anno in cui gli Stati Uniti istituivano nelle loro forze armate la controversa politica del Don’t Ask Don’t Tell (non chiedere né dichiarare se un soldato è gay), le Forze di Difesa israeliane vietavano esplicitamente ogni forma di discriminazione a danno delle minoranze sessuali”.
A proposito dell’accusa di voler occultare dietro ai diritti dei gay le politiche di occupazione, Oren ha detto: “Esiste un gruppo, piccolo ma loquace, secondo il quale la libertà e gli eguali diritti che Israele garantisce alla comunità LGBT non sarebbero che un tentativo di mascherare la nostra presunta oppressione dei palestinesi. Ma la semplice verità storica è che il movimento per i diritti LGBT, in Israele, è nato prima della conquista israeliana della Cisgiordania nel 1967. Ed anche negli anni in cui i terroristi suicidi palestinesi facevano strage nei nostri autobus e ristoranti, e i razzi dei terroristi da nord e da sud martellavano i nostri quartieri, Israele non ha mai smesso di offrire rifugio ai palestinesi LGBT. Esistono due organizzazioni palestinesi che si battono per i diritti delle persone LGBT in Cisgiordania – ha spiegato Oren – ma là non possono in alcun modo operare liberamente ed entrambe hanno la loro sede in Israele. Ogni mese la taskforce nazionale israeliana LGBT riceve circa tremila richieste di aiuto da un po’ tutti i paesi del Medio Oriente”.
L’ambasciatore ha concluso il suo intervento invitando tutti i presenti a venire in Israele il prossimo 8 giugno per partecipare alla consueta parata Gay Pride.

(Da: Ha’aretz, 06.05.12)

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