Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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martedì 26 giugno 2012

Ritiri e miracoli

Di Hagai Segal
Centocinquant’anni dopo la rivoluzione francese il leader cinese Zhou Enlai, intervistato su come la valutasse, rispose che era troppo presto per darne un giudizio ponderato. Esagerava, naturalmente. Ma in linea di principio aveva ragione. È sempre pericoloso celebrare troppo in fretta i grandi eventi storici.
Circa trentaquattro anni dopo che Israele ha accettato di ritirarsi dalla penisola del Sinai, e trent’anni dopo che ha completato quel ritiro, tutt’a un tratto si scopre che abbiamo fatto un errore madornale. Due leader, Menachem Begin e Anwar Sadat, vennero premiati con il Nobel per la pace per quella sventatezza, considerata a lungo una delle cose migliori che fossero accadute, qui, dal 1948. E invece, un bel giorno, ci ritroviamo senza il Sinai e senza la pace.

Anche i più accaniti oppositori del ritiro non avevano potuto paventare, all’epoca, uno scenario così catastrofico. Abbarbicati alla cittadina di Yamit (poi fatta sgomberare dalle forze israeliane), mettevano in guardia che un giorno ci saremmo potuti ritrovare con l’esercito egiziano di nuovo schierato nel Sinai in assetto di guerra. Ma non potevano immaginare che la minaccia dell’esercito egiziano potesse risultare un problema minore rispetto alla nuova minaccia che oggi ci troviamo ad affrontare in quella regione che abbandonammo nel 1982-‘85: tutti i peggiori psicopatici del campo islamista jihadista stanno inondando la penisola e hanno iniziato a tormentare le nostre vite. L’Afghanistan è qui. E, a differenza che in passato, non possiamo nemmeno reagire per non trovarci invischiati in uno scontro frontale con il nuovo Egitto, un Egitto in salsa iraniana. Tutto quello che possiamo fare è costruire una barriera difensiva lungo il confine e sperare in un miracolo.
Per la verità, un miracolo è già accaduto. Nonostante tutte le pressioni interne ed esterne, per fortuna non avevamo ancora firmato un trattato “di pace” con la Siria (di Assad) fondato sul modello egiziano, cioè sul ritiro delle forze israeliane fino all’ultimo centimetro. 
In questo senso, anche l’impasse nella creazione di uno stato palestinese è una specie di miracolo: significa che, almeno finora, ci siamo risparmiati le salve di razzi Qassam che si abbatterebbero su Tiberiade, Afula ed Herzliya, per non dire su Gerusalemme e Tel Aviv. Che sono, in effetti, l’ultima cosa di cui avremmo bisogno in questo momento.



(Da: YnetNews, 22.6.12)

venerdì 22 giugno 2012

Più di 120 ordigni palestinesi sparati su Israele in 48 ore

Dall'inizio dell’escalation, lunedì sera, sono più di 120 gli ordigni (razzi Qassam, Grad e colpi di mortaio) che i palestinesi hanno sparato dalla striscia di Gaza contro le comunità del sud di Israele. Nella sola giornata di mercoledì non meno di 70 ordigni si sono abbattuti in territorio israeliano.
Il sistema difensivo israeliano “cupola di ferro” è entrato in funzione intercettando un primo razzo Grad nella zona di Netivot. Altri razzi sono stati intercettati mercoledì pomeriggio sopra Sdot e Shaar HaNegev.
Mercoledì mattina l’aviazione israeliana ha attaccato e ucciso presso Rafah (nella parte sud della striscia di Gaza) un terrorista della jihad globale implicato nell’attentato perpetrato lunedì mattina dal Sinai egiziano e costato la vita al lavoratore arabo-israeliano Fashfasha Said. Il terrorista ucciso è Aleb Armilat, identificato da Hamas come un operativo delle Brigate Al Quds, braccio armato della Jihad Islamica palestinese. Nel raid aereo è stato seriamente ferito un secondo terrorista che figura fra i principali organizzatori dell’attentato. Si tratta di Mohammed Rashdan, da diversi anni coinvolto in attacchi contro civili e militari israeliani, nel rifornimento di armi ed esplosivi, nel lancio di ordigni e tiro di cecchini contro il territorio israeliano e nel traffico di terroristi da e verso la striscia di Gaza.
L’establishment della difesa israeliana è particolarmente preoccupato per la crescente presenza nella striscia di Gaza di gruppi affiliati alla jihad globale e ad al-Qaeda, alcuni composti da palestinesi ex membri della Jihad Islamica palestinese o di Hamas, altri da terroristi provenienti da paesi arabi come Arabia Saudita ed Egitto.
Mercoledì mattina, poco prima del raid aereo, Hamas aveva lanciato sei razzi sulla zona di Eshkol, quattro dei quali si erano abbattuti su un villaggio agricolo israeliano. I razzi avevano causato diversi danni e innescato un incendio. Tre donne sotto shock avevano dovuto essere soccorse.
Come non accadeva da parecchio tempo, le Brigate Izzadin a-Kassam, ala armata di Hamas, avevano direttamente rivendicato i lanci, definendoli in un loro video “un risposta alle aggressioni israeliane”.
Martedì sera, dopo che una quarantina di ordigni palestinesi si erano abbattuti sul suolo israeliano, nella zona di Ashkelon una decina di agenti della guardia di frontiera, che non erano riusciti a mettersi in tempo al riparo, erano rimasti feriti da schegge di Qassam, uno in modo serio. Nel kibbutz Yad Mordechai un razzo aveva centrato e incendiato un edificio. Un portavoce di Hamas confermava che nella sola giornata di martedì il movimento islamista aveva lanciato 45 razzi contro Israele, compresi 10 Grad.
Nella notte fra martedì e mercoledì, mentre altri ordigni palestinesi venivano lanciati dalla striscia di Gaza, le Forze di Difesa israeliane avevano condotto sette attacchi contro obiettivi terroristici, tra cui un campo di addestramento delle Brigate Izzadin a-Kassam nella zona di Rafah.
Nella giornata di martedì fonti palestinesi diffondevano la notizia che una bambina di due anni era morta per un’esplosione nel quartiere di Zeitun, nella parte est della città di Gaza, attribuendone la responsabilità all’aviazione israeliana. Le Forze di Difesa israeliane, tuttavia, smentivano categoricamente d’aver compiuto operazioni in quell’area. L’esplosione, dicevano, deve essere stata causata dal malfunzionamento di un razzo palestinese. Mercoledì un portavoce di Hamas, citato dal corrispondente della BBC Jon Donnison, ha ammesso che la bambina, Hadil al-Haddad, è rimasta uccisa dall’esplosione di un razzo palestinese difettoso (evidentemente lanciato da un’area abitata da civili).
Nel corso della giornata di mercoledì si sono susseguiti i lanci di almeno altri 70 ordigni palestinesi, fra i quali un razzo Grad che ha raggiunto la regione di Bnei Shimon, vicino a Beersheba. A Sdot Negev un razzo palestinese ha centrato una casa israeliana, diverse le persone soccorse per shock. Tutti i residenti delle comunità israeliane in prossimità della striscia di Gaza hanno ricevuto istruzione di mantenersi sempre a 15 secondi da un’area protetta. Nella zona di Eshkol, diverse famiglie le cui abitazioni sono sprovviste di rifugio anti-aereo sono state trasferite nelle scuole materne della città che, per legge, sono meglio protette.
In una dichiarazione riportata dalla Reuters, le Forze di Difesa israeliane hanno affermato che, pur non avendo alcuna intenzione di alimentare l’escalation, continueranno “a operare con perseveranza e determinazione contro chi pratica il terrorismo contro lo stato di Israele”. Funzionari del ministero della difesa hanno sottolineato che Israele non può permettere che gli attacchi missilistici proseguano senza reagire e che “sono all’esame diverse possibili risposte”. “Faremo fronte a qualunque minaccia, in qualunque momento”, ha dichiarato mercoledì il capo di stato maggiore israeliano Benny Gantz.

(Da: YnetNews, Ha’aretz, Jerusalem Post, Israel HaYom, 20.6.12)



mercoledì 20 giugno 2012

Ancora razzi...

Sono oltre cento (100) i razzi con i quali i palestinesi di Gaza hanno bombardato Israele in meno di tere giorni.
Al momento la reazione israeliana è stata ridotta a due raid aerei per colpire una cellula terroristica responsabile del lancio di razzi lo scorso venerdì e magazzini di armi di hamas.

Quanto ancora deve subire Israele prima che si levi una forte condanna nei confronti dei palestinesi che DELIBERATAMENTE tentano di colpire la cittadinanza israelian?
Quanto può frenare la sua rabbia uno stato che ha il DIRITTO/DOVERE di proteggere i suoi cittadini?
Quando capiranno gli arabi che la pace, l'abbanodno del terrorismo e il riconoscimento di Israele come stato ebraico sono il minimo che debbono fare per cambiare veramente le cose?

Razzi, sonniferi e vittime

Cari amici,
se avete letto i giornali di oggi NON lo sapete, perché non ne parlano affatto, o mistificano totalmente la situazione, come fa quel Bollettino ufficiale della disinformazione", detto anche "Manifesto". Ma ieri è stata una giornata pirotecnica a Gaza, nel senso più letterale del termine: i terroristi hanno sparato 45 razzi contro il territorio israeliano (http://www.idfblog.com/2012/06/19/updates-rocket-fire-from-gaza-in-past-two-days/ ), circa 15 volte la media giornaliera degli ultimi dieci anni (eh già, dal 2001 hanno sparato circa 12.700 razzi e colpi di mortaio, circa tre al giorno, ferie e feste comandate incluse; se volete una statristica istruttiva, aggiornata all'altro ieri, guardate qui: http://www.idfblog.com/facts-figures/rocket-attacks-toward-israel/ ; per un'analisi più dettagliata vedete qui: http://en.wikipedia.org/wiki/Palestinian_rocket_attacks_on_Israel ; se volete un'analisi giorno per giorno del 2011,
Ancora oggi del resto, hanno continuato. L'altro aspetto interessante della giornata è che i lanci li ha rivendicati in parte direttamente Hamas, cosa che non faceva da tempo. Probabilmente a eccitarli dev'essere stata la gioia per l'autoproclamazione a presidente dell'Egitto del loro fratello musulmano Morsi: quando qualcuno vi parla del carattere "moderato" dei Fratelli Musulmani, pensate che - ufficialmente, non per maligna supposizione - la loro filiale "palestinese" si chiama Hamas.
Ma non sono stati i soli. Chi più si è dato da fare sono quelli della Jihad islamica, certamente arrabbiati per il fatto che l'esercito israeliano ha disturbato il loro sport preferito del tiro al bersaglio (con fucile di precisione e su bersagli umani) dal confine di Gaza. Dopo un po' di questi sparacchiamenti addosso ai lavoratori dei campi nei kibbutzim vicino a Sderot, Tzahal ha dovuto far capire loro che la ricreazione era finita e ha mandato un elicottero a rispondere, uccidendo un paio di cecchini. Loro sono contentissimi, perché sono in Paradiso con le loro 72 vergini e finalmente si occupano di cose meno sgradevoli di bombe e fucili. Ma chi li aveva mandati si è dispiaciuto: impedire ai "palestinesi" il terrorismo è violare la loro natura profonda, cancellare la loro identità. Di qui l'ira e i razzi, che per fortuna sono caduti quasi tutti fuori bersaglio, senza neanche bisogno per Israele di attivare gli antimissili. Ci sono state due rilevanti eccezioni. La prima è che uno di questi razzi ha colpito, con considerevoli danni, una casa... a Gaza, il che non è inconsueto, vista la grandissima perizia tecnico-scientifica degli islamisti medi (http://elderofziyon.blogspot.it/2012/03/terrorist-rocket-hits-house-in-gaza.html ).
Prima di parlarvi della seconda, volevo smentire la voce comune secondo cui a Gaza non si produca niente, a parte attentati e morte e che i "palestinesi" o in generale gli arabi siano incapaci di innovazione tecnologica. Dovete sapere che la Jihad Islamica ha pubblicato un filmato di rivendicazione di questi ultimi attentati. Bene, forse senza neppure che lo sappiano, con questo prodotto hanno inventato un meraviglioso sostituto tecnologicamente avanzato, senza effetti collaterali e del tutto informatico di sonniferi quali Aliseum, Ansiolin, Buspar, Chloradurat, Control, En, Eridan, Esilgan, Euipnos, Dalmadorm, Darkene, Diazemuls, Dormicum, Farganesse, Felison, Flunox, Frontal, Halcion, Imovane, Ivadal, Lendormin, Lexotan, Librium, Loramet, Lorans, Madar Notte, Minias, Mogadon, Nenia, Nimbisan, Niotal, Noan, Noctamid, Nopron, Normison, Nottem, Oniria, Planum, Prazene, Quazium, Rem Due, Rohypnol, Somnium, Sonata, Songar, Stilnox, Tavor, Toquilone, Tranquirit, Transene, Valdorm, Valium, Valsera, Vatran, Xanax.
Vi prego, fornitevi di un'accogliente poltrona, prima di aprire il link che sto per darvi. Superate la sigla iniziale, che è un po' inquietante per fornire contrasto e immergetevi nei nove minuti nove con l'immagine di terroristi schierati sotto un albero e di una voce che legge un foglietto. Dormirete infallibilmente. C'è una sola controindicazione, ed è il sense of humour. Se vi scappa da ridere non dormirete più, d'altro canto è maleducato ridere delle cerimonie altrui, bisogna sempre essere democraticamente multiculturali di fronte ai terroristi.Ecco il link: http://www.youtube.com/watch?v=JuU41IkoGpY&feature=youtu.be
Dopo questa esperienza di medicina molto alternativa, devo parlarvi di una cosa seria e davvero triste. In uno di questi attacchi è morta una bambina di due anni. I terroristi hanno cercato di dare la colpa a un bombardamento israeliano, ma non è proprio vero. Quel che è successo è che i terroristi hanno cercato di sparare un razzo dal cortile di una casa in una zona fittamente popolata, come fanno spesso per procurarsi scudi umani e inibire la reazione israeliana. Il razzo è esploso (sempre per la perizia tecnica di cui vi ho parlato), facendo numerosi feriti e uccidendo la neonata (http://elderofziyon.blogspot.it/2012/06/gaza-rocket-misfires-kills-2-year-old.htm ). Ora se c'è una colpa ancora peggiore di quella che i terroristi arabi hanno nei confronti del popolo ebraico, che hanno martoriato quanto più hanno potuto, è quella verso i propri bambini. Li usano come scudi umani, li indottrinano di scempiaggini violente, li travestono da guerrieri, inculcano loro la violenza e l'odio, li fanno morire per stupidaggine e vigliaccheria
Sarà difficile, per la prossima generazione araba, uscire dal pozzo dell'odio in cui i loro stessi genitori li hanno gettati.

Ugo Volli



Baghdad, Giugno 1941: una storia che in pochi conoscono

Il Pogrom Farhud (farhud in arabo = devastazione), perpetrato a Baghdad il giorno di Shavuoth 1941 e protrattosi per due giorni (1 e 2 Giugno 1941) non e’ molto conosciuto. Secondo alcune fonti furono massacrati almeno 600 ebrei in quei giorni. Qui di seguito troverete una testimonianza di quell’atroce episodio


[…] Il 30 maggio, Rashid Ali Kailani e il Gran Muftì di Gerusalemme, que¬st’ultimo con le sue centinaia di seguaci, fuggirono a Teheran, approfittando della copertura diplomatica dei convogli organizzati dagli ambasciatori tede¬sco e italiano. Hajj Amin al Husseini si salvò grazie a un passaporto diplomatico prosaicamente intestato al signor Rossi Giuseppe. Prima di abbandonare Baghdad, però, i militari golpisti, tra cui anche Adnan Khayrallah, zio e padre spirituale di Saddam Hussein, ordinarono un pogrom nel quartiere ebraico.
Questo il ricordo di una ebrea di Baghdad, testimone di quella giornata:
A Baghdad c’erano quattro club per gli ebrei: il Rashid, lo Zawra, il Rafidain e il Laura Kadoorie e c’era anche un club misto di arabi ed ebrei, nella zona di Mansour, dove si giocava a Bingo, si nuotava, c’erano le «notti orientali», feste, musica. A marzo e aprile le ragazze si facevano collane di fiori d’arancio e la città ne profumava. Frequentavamo la so¬cietà araba, ci sentivamo iracheni come loro, a casa parlavamo l’arabo e avevamo molti usi in comune, per esempio quello che le mogli non chiamavano mai i mariti per nome, ma «eben ammy», il figlio di mio suocero, o «abu flan», il padre del figlio maggiore [...].
A fine maggio del 1941, Rashid Ali Kailani e gli ufficiali scapparono in Iran, l’esercito iracheno si arrese senza condizioni agli inglesi e al Palmach – la brigata ebraica che ha combattuto al fianco degli inglesi – e si ritirò distrutto.Gli inglesi ebbero la meglio e marciarono verso Baghdad; corse voce che il piccolo re e il reggente fossero tornati e che si sarebbe formato un governo filoinglese. Noi ebrei tirammo un sospiro di sollievo.
Di colpo, una sera di giugno, il primo giorno di Shavuot, sentimmo degli spari, le radio e le telecomunicazioni erano state distrutte dalla Roval Force.Gli arabi attaccarono i quartieri ebraici di Baghdad, centi¬naia di ebrei furono uccisi, tirati giù dagli autobus, accoltellati da gio¬vani armati e lasciati morire dissanguati per la strada, migliaia di case e negozi saccheggiati.
II pogrom durò quarantotto ore, gli omicidi avvennero quasi tutti nella notte, i saccheggi il giorno dopo. Sentii con le mie orecchie i musulma¬ni gridare: «Farhood, farhood-intissar al Islam ala el Yeehod!» («Sac¬cheggiate, saccheggiate, è la vittoria dei musulmani sugli ebrei!»). L’uni¬ca via di fuga era salire sul tetto.
Tremo ancora al ricordo delle terribili scene della popolazione terroriz¬zata che salta da una terrazza all’altra scappando. Hitler, possano il suo nome e il suo ricordo essere spazzati via, era al culmine del suo trionfo.
Trecento (ma secondo alcune fonti addirittura seicento) furono gli ebrei vitti¬me del pogrom, durante il quale furono distrutti 586 loro negozi e 911 case.(da Carlo Panella, Il libro nero dei regimi islamici, Rizzoli, pp.95-96)

Aggiungo che oltre alle centinaia di morti vi furono anche migliaia di feriti.
Aggiungo che voglio ricordare questo massacro perché a troppi, occupati a tempo pieno a chiamare massacro e sterminio e genocidio la morte delle unità e delle decine di una parte, non resta più tempo per occuparsi delle centinaia e delle migliaia dell’altra parte.
Aggiungo che durante i due giorni e due notti di massacro l’esercito inglese, accampato alla periferia di Baghdad, non ha mosso un dito per impedirlo o fermarlo (ricorda qualcosa?), ma nessuno si è mai sognato di accusare l’esercito inglese, o il suo comandante, o la Gran Bretagna, o il suo ministro della difesa, di crimini contro l’umanità.
Aggiungo, per chi dovesse avere qualche problema di memoria, che questo massacro, così come tanti altri che lo avevano preceduto e tanti altri ancora che lo hanno seguito, non era una “legittima e comprensibile reazione” alle “infamie” commesse dallo stato di Israele, perché lo stato di Israele non c’era.
Aggiungo – e concludo – che nel 1941 gli ebrei iracheni, presenti nell’area da circa due millenni e mezzo, ossia almeno un millennio prima degli arabi, erano circa 150.000; nel 1948 erano circa 135.000; nel 2001 ne erano rimasti circa 200. Oggi ce ne sono sette a Baghdad, meno di 100 in tutto l’Iraq. Perché Hitler è vivo e lotta insieme a loro, con il fattivo aiuto e l’entusiastico tifo di milioni di euroarabi.



Pioggia di missili su Israele: almeno 11 i feriti. Ma i pacifinti e i mass media tacciono…

Gerusalemme, 20 Giugno 2012 – Una vera e propria pioggia di missili si è abbattuta nelle ultime 24 ore su Israele. Oltre 50 missili sono stati sparati dai terroristi verso il Negev occidentale dove a farne le spese sono state 11 guardie di frontiera rimaste ferite. Missili su Hof Ashkelon, Eshkol e altre località.
E’ un vero e proprio attacco indiscriminato che mira a fare vittime civili, una escalation prevista dagli esperti e puntualmente verificatasi che mira a costringere Israele a reagire per dare ai Fratelli Musulmani in Egitto una scusa per attaccare lo Stato Ebraico e per spingere la folla islamica a chiedere alla giunta militare di reagire o di lasciare il potere. Una tattica denunciata anche ieri che sembra trovare conferma in queste ore.
Pressoché immediata la risposta di Israele che con la sua aviazione ha colpito sette obbiettivi terroristici nella Striscia di Gaza. L’Home Front Command ha dato disposizione ai cittadini israeliani che vivono nei pressi del confine con Gaza di rimanere in prossimità dei rifugi e comunque di non portare avanti la consueta routine (lavoro, scuola, ecc. ecc.) a causa del forte pericolo di essere colti all’aperto da un attacco terroristico. Milioni di persone condizionate dagli attacchi provenienti da Gaza.
Si fa quindi sempre più impellente la necessità di risolvere il “problema Gaza” una volta per tutte. Non è possibile che milioni di persone siano tenute in ostaggio da un gruppo terrorista che mira deliberatamente a uccidere i civili (con buona pace di Amnesty International). Per questo motivo il Ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, ha convocato una riunione urgente dei vertici militari per valutare la situazione e decidere il da farsi. Per il momento il Governo Israeliano sembra orientato a singole azioni di ritorsione mirata, ma se gli attacchi dovessero continuare nessuna opzione sarà esclusa, compresa quella di un attacco militare a Gaza.

Righst Reporter

martedì 19 giugno 2012

Mario Balotelli e Noa.

Due personaggi diversi, appartenenti a mondi distanti.
Uno campione del dribbling e del gol, al centro del tifo e delle accese passioni degli stadi, l’altra raffinata interprete musicale, capace di fondere tradizioni diverse in nuove, inedite melodie.
Molte cose, indubbiamente, li dividono, ed è probabile che non si siano mai incontrati.
Ma hanno anche non pochi punti in comune.
Entrambi vantano antenati vissuti in terre lontane, in luoghi ai margini della civiltà occidentale, come i villaggi dell’Africa o le lande pietrose dello Yemen.
Entrambi, al termine di una catena di esodi e peregrinazioni, sono cresciuti in Paesi, quali l’Italia, Israele e gli Stati Uniti, che hanno permesso loro di esprimere i rispettivi talenti.
Entrambi, grazie alle doti naturali, al sostegno delle loro famiglie, al lavoro e all’impegno, hanno raggiunto il successo, divenendo oggetto di ammirazione da parte di un pubblico internazionale.
Ma i punti di contatto non sono finiti, in quanto entrambi hanno degli ‘antipatizzanti’.
È normale, si dirà, che chi si esibisca in pubblico possa piacere o non piacere.
Noa può ben essere fischiata se prende una ‘stecca’, Balotelli se sbaglia un passaggio, così come può non essere amato dai tifosi delle squadre avversarie.
Ma, in questo caso, stiamo parlando di antipatizzanti di tipo un po’ diverso, che non protestano per qualcosa che essi possano fare o non fare, ma semplicemente per il fatto che esistono, che sono quello che sono.
Un gruppo di neonazisti ha espresso dei commenti poco amichevoli a proposito della recente visita ad Auschwitz del calciatore, durante la quale ha dichiarato di avere una nonna (la madre di uno dei suoi genitori adottivi) ebrea: “non solo è negro – hanno scritto sul loro sito -, è pure ebreo e quindi se ne deve andare a giocare nella nazionale di Israele”.
L’esibizione di Noa a Napoli, in occasione dell’inaugurazione del festival di danza israeliana, oltre ad avere riscosso uno strepitoso successo, ha anche sollevato le vibrate proteste di un nutrito gruppo di esponenti dei centri sociali, che ha ritenuto la presenza della cantante un’offesa alla città, perché – come urlavano nei loro megafoni - “Napoli è simbolo della Resistenza”.
Hanno ragione.
Credevamo, ingenuamente, che la Resistenza fosse stata combattuta per dare a tutti la libertà di viaggiare, di parlare e di cantare, ma è evidente che non avevamo capito.
Particolare motivo di contestazione, il fatto che Noa, pur dichiarandosi a favore della pace, avrebbe comunque prestato servizio militare (che nel suo Paese, com’è noto, è obbligatorio).
Anche in questo caso, hanno ragione.
Noa avrebbe potuto facilmente ‘imbucarsi’, ‘darsi malata’, trovare una delle tante soluzioni “all’italiana” (o, ancora meglio, avrebbe potuto rinunciare alla sua cittadinanza), e non l’ha fatto.
Quindi è colpevole.
Anche i due distinti gruppi di ‘antipatizzanti’, come i due personaggi in questione, hanno alcune cose che li dividono, e alcune (anzi, una sola) che li accomunano.
Le estrazioni culturali, le letture, i gusti, con ogni probabilità, sono diversi.
I neonazisti odiano negri, ebrei, zingari, omosessuali ecc. ecc., gli altri dicono di non avere niente contro queste categorie, anzi, si dicono a difesa di tutte le diversità e di tutte le “minoranze oppresse”.
È difficile che tra le due comunità ci siano delle amicizie, o delle frequentazioni.
Insomma, si tratta, anche per loro, di mondi diversi.
C’è un solo argomento, probabilmente, che li vede assolutamente d’accordo, ed è Israele.
Per i ‘neri’, gli israeliani sono “ebrei al cubo”.
E i ‘rossi’ (chiamiamoli così), quando vedono passare un israeliano – si tratti di un cantante o di un muratore, di un vigile urbano, un pizzaiuolo o una donna cannone -, si sentono ribollire il loro sangue proletario.
I due mondi diversi trovano, così, un solido punto d’incontro.
Ma si tratta di una mera coincidenza, senza alcun significato particolare.
Non vale la pena fermarsi a rifletterci su.
Chi avrebbe mai voglia di farlo?
Mondi diversi

Claudio Vercelli (UCEI)

Aiutati da neo-nazisti i terroristi palestinesi della strage di Monaco ’72

Quarant’anni dopo lo sconvolgente attentato terroristico che portò all’assassinio degli undici atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco del 1972, si viene a sapere che il gruppo palestinese Settembre Nero responsabile di quella strage venne aiutato da ambienti neo-nazisti. Ne ha dato notizia il settimanale tedesco Der Spiegel nel numero pubblicato domenica. La polizia di Dortmund, scrive Der Spiegel, era venuta a conoscenza diverse settimane prima dell’attentato della collaborazione fra terroristi palestinesi e neo-nazisti, ma non intervenne.
Rivela il servizio di Der Spiegel che, stando a documenti storici recentemente resi pubblici dal servizio di intelligence tedesco BfV (Bundesamt für Verfassungsschutz), sette settimane prima dell’attentato l’attivista neo-nazista Willi Pohl si incontrò con un arabo conosciuto come “Saad Walli”. Si ritiene che “Saad Walli” fosse il nome in codice di Abu Daoud, la mente palestinese dietro alla strage. Secondo il rapporto, si ritiene che Pohl, all’epoca uno dei leader del movimento neo-nazista in Germania, abbia fornito ai membri di Settembre Nero i documenti falsi che permisero loro di entrare in Germania senza suscitare sospetti nelle autorità tedesche. Il giornale tedesco cita lo stesso Pohl che afferma d’aver “inconsapevolmente” provveduto al trasporto di Abu Daoud attraverso la Germania e d’averlo portato ai rendez-vous con altri membri del commando terrorista palestinese in varie città.
A quanto risulta, la polizia di Dortmund monitorava i movimenti di Pohl, ma non venne in possesso di prove relative ad accordi specifici fra i due uomini prima che avesse inizio l’attacco alla palazzina israeliana nel villaggio olimpico di Monaco, nelle prime ore del 5 settembre 1972.
Nell’ottobre 1972 la polizia tedesca arrestò Pohl, trovandolo in possesso di granate, mitragliatori e munizioni. Pohl venne condannato a due anni di carcere per possesso di armi destinate all’utilizzo in ulteriori attentati contro obiettivi tedeschi da parte dei terroristi di Olp/Settembre Nero. Rilasciato poco dopo, Pohl si rifugiò per qualche tempo a Beirut. Oggi sostiene d’aver abbandonato da decenni la violenza e le attività terroristiche, e si mantiene scrivendo romanzi polizieschi sotto pseudonimo.
Dopo la strage della delegazione sportiva israeliana, il Comitato Olimpico Internazionale fermò i giochi per un giorno e tenne una cerimonia in memoria degli undici atleti assassinati. I giochi ripresero il giorno successivo, nonostante le proteste dei rimanenti membri della delegazione israeliana. Finora, a parte quella prima commemorazione, nessun minuto di silenzio in memoria delle vittime della strage del 1972 è mai stato osservato nei giochi olimpici dei decenni successivi, né il Comitato Olimpico è intenzionato ad accogliere la richiesta di tributare un minuto di silenzio ai prossimi giochi, che cadono nel quarantesimo anniversario dell’attentato.

(Da: Israel HaYom, YnetNews, 18.6.12)

lunedì 18 giugno 2012

Attacco terroristico palestinese.

Nella mattinata odierna, una cellula terroristica palestinese ha sferrato un attacco contro Israele attraverso il confine con l'Egitto. Tre uomini hanno fatto esplodere un ordingno nei pressi della costruenda barriera difensiva che servirà a proteggere i 200 e oltre km che separano Israele dall'Egitto.
Dopo essere penetrati nello stato ebraico hanno lanciato un razzo contro due veicoli di lavoratori israeliani uccidendone uno e ferendone gravemente un altro. Una pattuglia della brigata Golani subito intervenuta ha risposto al fuoco uccidendo due terroristi mentre il terzo fuggiva in Israele.
Il dopo Mubarak si immaginava sicuramente difficile per Israele ma oggi, a ridosso della  vittoria del candidato dei fratelli mussulmani alle ultime elezioni, le cose sembrano ancora più fosche. 

mercoledì 13 giugno 2012

Piccoli shahid crescono....

Nella recita di fine anno di un asilo della striscia di Gaza gestito dalla Jihad Islamica, i bambini, in uniforme militare e armi giocattolo, hanno cantato canzoni e slogan inneggianti alla distruzione di Israele e alla morte per “martirio”. “E’ nostro dovere insegnare ai bambini chi è il nemico e ad amare la resistenza per la causa della Palestina e della guerra santa in nome di Allah”, ha spiegato il direttore dell’asilo. “Quando sarò grande entrerò nelle Brigate al-Quds della Jihad Islamica, sparerò missili e mi farò saltare in aria su un autobus per uccidere i sionisti”, ha recitato un bambino davanti al pubblico di parenti e insegnanti. Il tutto pubblicato sul sito web delle Brigate al-Quds.

Fieri di essere gay, anche in uniforme

Siate fieri, anche in uniforme. Questo il senso di una foto postata lunedì sulla pagina Facebook delle Forze di Difesa israeliane che sta suscitando un’ondata di reazioni positive sul web. La foto, che ritrae un soldato dell’Artiglieria e uno della Brigata Golani che passeggiano tenendosi per mano, intende esprimere il sostegno dell’esercito israeliano per i soldati gay. La didascalia recita: “E’ il Mese dell’Orgoglio [omosessuale]: lo sapevate che le Forze di Difesa israeliane trattano tutti i propri soldati in modo eguale?”.
Il portavoce delle Forze di Difesa israeliane spiega che la foto è stata scattata nell'ambito degli eventi del Mese dell’Orgoglio della comunità gay e lesbica, con la piena collaborazione della coppia ritratta.
È noto che diplomatici e portavoce israeliani all’estero citano volentieri la piena accettazione dei soldati dichiaratamente omosessuali da parte delle Forze di Difesa israeliane come un esempio della natura civile ed evoluta del paese, ma questa è la prima volta che l’esercito abbraccia pubblicamente la comunità gay su uno dei suoi social media. Il messaggio è chiaro: le Forze di Difesa israeliane sono un esercito progredito e liberale che non discrimina in alcun modo i soldati gay e lesbiche.
L’iniziativa delle Forze di Difesa israeliane su Facebook deve aver toccato il tasto giusto: nel giro di poche ore ha generato svariate migliaia di “condividi”, di “mi piace” e di commenti positivi.
L’ufficio del portavoce militare ha aggiunto che, per quanto è dato sapere, “nessun altro esercito al mondo ha mai preso una tale iniziativa”.

(Da: YnetNews, Israel HaYom, 12.6.12)



In memoria degli atleti israeliani trucidati a Monaco nel 1972

Lettera aperta agli atleti, allenatori e giudici italiani che parteciparono alle XX olimpiadi Monaco 1972

In particolare:

Alle medaglie d’oro

Klaus Dibiasi, Antonella Ragno, Michele Maffei, Mario Aldo Montano, Mario Tullio Montano, Rolando Rigoli, Cesare Salvatori, Graziano Mancinelli, Angelo Scalzone.

Alle medaglie d’argento
Novella Calligaris, Franco Cagnotto, Alessandro Argenton.

Alle medaglie di bronzo
Paola Pigni, Giuseppe Bognanni, Gian Matteo Renzi, Anselmo Silvino, Silvano Basagni, Pietro D’Inzeo, Raimondo D’Inzeo, Vittorio Orlandi.
Nel caso non più in vita ai loro parenti.
Il rifiuto del Comitato Olimpico Internazionale alla richiesta del governo israeliano di ricordare con un minuto di silenzio, all’apertura delle olimpiadi di Londra 2012, e a quaranta anni di distanza dai fatti, gli atleti israeliani che rimasero vittime del vile attentato alle Olimpiadi di Monaco 1972, oltre ad essere oltraggiosa per la memoria delle vittime infanga ancora una volta tutti quegli ideali in cui certamente credete e che già allora furono violentati dalla furia omicida.
Noi del organizzazione spontanea per il ricordo di: Moshe Weinberg, Yossef Romano,Yossef Gutfreund, David Berger, Mark Slavin, Yaakov Springer, Zeev Friedman, Amitzur Shapira, Eliezer Halfin, Kahat Shor e André Spitzer, chiediamo a voi, atleti della squadra italiana alle Olimpiadi di Monaco 1972, che nel villaggio olimpico abitavate non lontano dalla palazzina in cui si svolsero i tragici fatti, di far sentire il vostro pensiero sia al C.O.N.I che al C.I.O. in modo che non venga perpetrato uno sfregio alla memoria di morti innocenti.
Siamo sicuri che avete portato nel vostro cuore e nei vostri ricordi quei colleghi, amici e forse anche avversari che persero la vita proprio dove amicizia e la convivenza avrebbero dovuto regnare.
Con la speranza che seguiate, singolarmente o in gruppo, il gesto di Pietro Mennea che già nei giorni scorsi ha fatto sentire la sua voce con una toccante lettera aperta Vi ringraziamo sentitamente

lunedì 11 giugno 2012

Come difendersi

Interessante video sulle tecniche di difesa personale ideate dall'IDF.

Per chi ancora non avesse capito gli islamici....

La moglie del capo di Al-Qaeda, Ayman al-Zawahiri (già vice di Osama bin Laden), con un messaggio postato sul sito web islamista Al-Fajr, si è complimentata con le musulmane per il loro contributo alla ''primavera araba'' e le ha esortate a crescere i loro figli nel culto della jihad (guerra santa). “Mi congratulo con tutte le donne musulmane per queste rivoluzioni benedette'', scrive Oumaima Hassan Ahmad Mohammad Hassan. E aggiunge: ''C’è stata la primavera araba, ci sarà primavera islamica. Vi esorto a crescere i vostri figli nel culto della jihad e del martirio e di radicare in loro l'amore della religione e quello della morte (...) e che ogni donna allevi il proprio figlio come un nuovo Saladino dicendogli: sei tu che ripristinerai la grandezza della nazione islamica, sei tu che libererai Gerusalemme”.

domenica 10 giugno 2012

Una questione di confini. E di stermini

Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli


Cari amici,
avete presente la cartina dell'Europa fra il 1919 e il '36? Forse no, ma potete guardarla qui (http://www.tntvillage.scambioetico.org/?act=showrelease&id=156445), se vi interessa: L'Italia aveva l'Istria e un pezzo di Dalmazia, la Francia la Saar, la Polonia comprendeva un bel pezzo dell'attuale Russia e Ucraina, su cui c'era anche un po' di Cecoslovacchia. La Germania aveva perso un pezzo di territorio a favore della Francia, ma teneva quella che oggi è Polonia occidentale e addirittura l'enclave che oggi è Russia, intorno a Kaliningrad (allora Koenigsberg)?
Giusto, sbagliato? Difficile dire, le città istriane erano italiane da sempre, A Koenigsberg erano nati Kant e Hanna Arendt... Fino al '39, poi Hitler si annesse Austria e l'attuale Cechia (http://www.lager.it/espansione_della_germania_nazista_1936_1939.html). Nel '45 la carta era del tutto diversa: l'Italia aveva perso l'Istria e provvisoriamente anche Trieste, la Germania tutta la parte a est della linea Oder-Neisse ma anche la Polonia aveva dovuto arretrare di 100 chilometri i suoi confini orientali. (http://www.naturalmentescienza.it/ipertesti/1900/900figure/confini.htm). 
I movimenti di popolazione furono immensi, i rifugiati decine di milioni, mescolati alle vittime della guerra e della Shoàh. Probabilmente i confini del '29 corrispondevano meglio ai dati storici ed etnici, ma quelli del '45 garantirono la pace e reggono ancora, a parte le divisioni interne ai paesi successive al crollo del "socialismo reale".
Perché vi dico questo? Per affermare due principi: il primo è che a seconda della data che si sceglie come punto di riferimento i confini cambiano. La seconda è che il modo per produrre una convivenza pacifica fra nazioni che sono state nemiche, è accettare i confini risultanti dalla storia. Questo può non avvenire subito: l'Italia accettò la perdita dei territori orientali solo trent'anni dopo la fine della guerra col trattato di Osimo (10 settembre 1975).
L'importante è che se qualcuno oggi dicesse in Italia che dobbiamo riconquistare Fiume e Zara, per non parlare di Nizza e la Corsica, sarebbe preso per un pazzo pericoloso.
E così per i tedeschi che rivolessero Praga o Breslau, o per gli ungheresi che puntassero a riprendersi la Transilvania. In buona parte le popolazioni interessate si sono trasferite o assimilate. Pochi ricordano la lunga storia italiana di Nizza (che include Garibaldi) o quella di Pola e Spalato.
A questa regola, c'è un'eccezione, Israele.
Nell'opinione pubblica internazionale è passata l'idea che ci sia un confine "giusto" che separerebbe Israele e la Palestina e che questo non è quello acquisito nell'ultima guerra (quella del Kippur 1973), che comprendevano l'intero Sinai e bei pezzi dei paesi arabi circostanti, e neppure della penultima, quella del '67, che ebbe risultati analoghi; e neppure la terzultima, quella del '56, che portò comunque alla conquista del Sinai; ma quella del '48-49  (http://it.wikipedia.org/wiki/Conflitti_arabo-israeliani).  
Notate che tutte queste guerre, compresa quest'ultima, si conclusero con accordi armistiziali che escludevano esplicitamente che le linee del cessate il fuoco fossero confini definitivi; ma chissà perché oggi si parla delle linee del '49 come "confini" del '67. Notate che dall'altra parte di queste linee non c'era mai uno stato Palestinese, mai esistito da quelle parti (prima del '48 c'era un mandato britannico finalizzato dalla Società della Nazioni alla costruzione di uno stato nazionale ebraico, prima degli inglesi, da secoli, i turchi), ma solo eserciti di stati arabi invasori (Egitto, Giordania, Siria, perfino l'Iraq...).
E notate anche che tutte le guerre di cui stiamo parlando furono guerre di aggressione e di sterminio, da cui Israele si dovette difendere: di qui l'esigenza di "confini sicuri e riconosciuti" per Israele , che la risoluzione 242 dell'Onu collega al ritiro da alcuni dei territori conquistati in guerra (non necessariamente tutti, il testo inglese della risoluzione, ponderato con cura, dice "from territories" non "from the territories" - cosa che Israele ha fatto lasciando il Sinai e Gaza.
Ultima considerazione. I nemici di israele, quelli esterni al mondo ebraico come Sergio Romano (http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=2&sez=120&id=44811)  e anche quelli interni "pacifisti", partono dal fatto che i territori al di là della linea verde fossero privi di ebrei al momento della guerra del '67.
In effetti lo erano, ma solo perché al momento della conquista giordana del '49, gli arabi avevano proceduto a una spaventosa pulizia etnica, espellendo tutti gli ebrei non solo da Gerusalemme ("Est", cioè la città vecchia) e da Hebron, dove stavano ininterrottamente da tremila anni, ma anche dagli insediamenti agricoli che avevano fondato molti decenni prima su zone desertiche e spopolate.
Per esempio la cintura a SudEst di Gerusalemme, chiamata Gush Etzion, che Romano vede come un'invasione programmata dal governo attuale, risale agli anni Venti del Novecento (http://en.wikipedia.org/wiki/Kfar_Etzion).
E qui di nuovo bisogna tornare alla nostra cartina dell'Europa.
Nel 1935 la popolazione ebraica di città come Varsavia e Cracovia era intorno al 20%. Nel '45 era vicina a zero. Qual è il termine di riferimento per discutere dell'insediamento ebraico orientale? Prima o dopo gli stermini nazisti? Lo stesso vale per Gerusalemme. Se guardate la tabella contenuta in questo sito (http://it.wikipedia.org/wiki/Gerusalemme), vedete che gli ebrei sono sempre stati maggioranza (assoluta o relativa) nella città, che significava fino alla fine dell'Ottocento solo la città vecchia e poi a lungo soprattutto questa.
Nel '49 però d'improvviso, grazie alla bestiale e programmata violenza della legione araba (l'esercito giordano), non ci fu più un ebreo nella città vecchia e in rioni come Shimon Hatzaddik, o se volete Sheik Jarrah. Chi sopravvisse alla guerra si concentrò a Ovest, costruendo sui campi rimasti a Israele.
Poi nel '67 gli ebrei tornarono, e alcuni recuperarono le loro vecchie proprietà grazie a lunghe cause legali, o ricostruirono i villaggi distrutti e li fecero naturalmente crescere.
Un'invasione? O piuttosto un ritorno. E infine, a proposito di questa storia: perché nessuno dice che Israele ha mantenuto e fatto sviuluppare la sua popolazione araba e che invece i giordani l'hanno massacrata ed espulsa? E che l'Autorità Palestinese si propone di fare altrettanto, cioè di "espellere tutti gli ebrei" dal territorio "palestinese"?

Ugo Volli



venerdì 8 giugno 2012

Incredibile ma vero: gli arabi israeliani preferiscono vivere in Israele!!!

La maggior parte dei cittadini arabo-israeliani preferisce vivere in Israele rispetto a qualsiasi altro paese del mondo, stando ai risultati dell’Indice delle relazioni arabo-ebraiche per l’anno 2011 condotto dal prof. Sammy Smooha, dell'Università di Haifa. L'indagine ha rilevato che il 68,3% degli arabi-israeliani intervistati preferisce vivere in Israele più che in qualsiasi altro paese del mondo, che il 58% di loro accetta il fatto che Israele, come paese, abbia una maggioranza ebraica, e che il 56,6% accetta che la lingua principale del paese sia l'ebraico. “Nonostante il profondo divario – commenta Smooha – vi è accordo tra la maggioranza degli ebrei e la maggior parte degli arabi sul fatto di vivere insieme in Israele”.


Sapranno farsene una ragione i sinistrati pacifinti che sputazzano cazzate a ogni più sospinto sui presunti soprusi israeliani nei confronti degli arabi?

Primavera araba....

“La conquista dell’Andalusia [Spagna meridionale] è un antico sogno, una cosa che i musulmani devono continuare ad auspicare e che noi continueremo a sperare in avvenire”. Lo ha dichiarato il 25 maggio scorso, alla tv Al-Aqsa, Subhi Al-Yaziji, decano degli studi coranici presso l'Università Islamica di Gaza. Ne ha dato notizia mercoledì l'Istituto Memri.

mercoledì 6 giugno 2012

Ragazzo sgozzato e decapitato in Tunisia

Un ragazzo di fede islamica convertitosi al cristianesimo viene sgozzato e decapitato in Tunisia, nella Tunisia vicino casa nostra...




Vi avverto: le immagini del video su youtube sono veramente agghiaccianti: guardatele sapendo bene cosa state per fare.
Io mi astengo da fare commenti perchè sarebbe troppo facile.
Prego solo di diffondere il video e di non dire più una parola sulla "primavera araba"!

In memoria di Daniel Jacobi

 di Federico Steinhaus


Ieri sono stati arrestati gli assassini di Daniel Jacobi, 4 palestinesi di Kalkilya.
Chi era Daniel Jacobi, per meritare questa lapide commemorativa?
Era uno studente di medicina a Milano, come tanti giovani israeliani, quando si offrì per officiare le funzioni di culto nelle comunità ebraiche prive di un rabbino. Merano non era tra queste, e rifiutò la proposta, anche perché non sarebbe stata in grado di pagare l’elevato compenso richiesto. Un paio di anni dopo, però, la Comunità ebraica di Merano si trovò improvvisamente senza rabbino nel breve periodo che intercorre tra le più solenni festività, quelle del Capo d’anno e del Giorno dell’espiazione. Un momento quanto mai infelice. Chiese a Daniel se era disponibile, spiegandogli la situazione, e lui accettò senza fare alcuna obiezione. Venne, celebrò le funzioni dello Yom Kippur con solennità, e con la sua bellissima voce diede ai fedeli la sensazione di calore e di intima emozione che promana da questa celebrazione. E quando fu il momento di dargli il meritato compenso, lui lo rifiutò: eravate in difficoltà, disse, ed era mio dovere darvi il mio aiuto.
Daniel Jacobi venne a Merano nei successivi 7 anni, fino a quando si laureò e tornò in Israele per lavorare in un ospedale.
Il 27 luglio 2006 Jacobi andò da un meccanico di fiducia, a Kalkilya, una cittadina della Cisgiordania vicinissima a Kfar Saba, per far riparare la sua vecchia automobile. Ma il meccanico era fratello di uno dei suoi assassini: avvertiti, lo presero, lo malmenarono con un bastone, lo colpirono con un cacciavite, lo rinchiusero nella sua vettura e le diedero fuoco. In questo modo, essi hanno confessato, intendevano vendicare l’uccisione avvenuta il giorno precedente di un comandante della Jihad Islamica.
Un medico assassinato per vendicare la morte di un capo terrorista. Un medico che si fidava di loro, una persona religiosa e buona.
Ricordiamolo, e ricordiamoci che questa è la logica perversa alla quale si conformano i nemici giurati d’Israele.

Informazione Corretta

martedì 5 giugno 2012

Un minuto di silenzio per gli 11 di Monaco: sostenete l'appello

Dear Minute of Silence Supporters,

CURRENT:
Momentum continues to build, but we still need your help! We are now at over 65,000 signatures and our GOAL is to get 80,011 by the end of June.
We have not given up on a Minute of Silence for the Munich 11 at the upcoming London Olympics!
UPDATES:
For all current updates and news reports check the Petition Updates section of our petition at: http://www.change.org/oneminute
ACTION:
If you have any suggestions to increase our petitions numbers or have an affiliation with a high profile person who would be willing to support our cause and speak out for us or a contact at a large media outlet, please email Donna Schmidt at, donnas@rjccampus.org.
Please keep up the momentum and reach out to additional friends, families, colleagues and organizations in the upcoming three weeks.

Thank you,

Ankie Spitzer and the Minute of Silence Committee

Ungheria: profanata la statua di Wallenberg


Questa che vedete è la statua dedicata al coraggioso diplomatico svedese Raoul Wallenberg che tra il luglio e il dicembre del 1944 salvo decine di migliaia di ebrei ungheresi destinati ai campi di sterminio nazisti.Il 17 gennaio del 1945, durante l'occupazione dell'Armata Rossa, venne catturato con l'accusa di spionaggio e fatto sparire. Morì il 17 luglio del 1947 nel carcere moscovita dell'NKVD della Lubjianka. Come noterete, la statua è stata profanata con "l'aggiunta" di zampe di maiale insanguinate: un orribile affronto alla memoria di questo giusto tra le nazioni e alla memoria delle vittime della Shoah.
Oggi in Ungheria semrba essere questo il clima, ci sono persone che apertamente rinnegano la Shoah e il massacro degli ebrei e dei gitani, anche in parlamento ci sono dei fascisti che si rifanno alle ideologie antisemite più violente e che rivendicano l'appoggio dato al nazismo nel 44.

Il musulmano britannico che si batte contro i pregiudizi anti-Israele

Da bambino Kasim Hafeez sentiva spesso suo padre elogiare Adolf Hitler, lamentando solo il fatto che il tiranno nazista non fosse riuscito a uccidere più ebrei, durante la seconda guerra mondiale. Nato in una famiglia britannica di origini pakistane, Kasim Hafeez è cresciuto in una comunità fondamentalista dove si invocava la distruzione di tutti gli ebrei e gli veniva insegnato a credere che Israele fosse uno stato terrorista. Ma dopo anni passati a partecipare ad attività anti-israeliane, quando non apertamente antisemite, a un certo punto le convinzioni di Hafeez hanno subìto una inaspettata sterzata di 180 gradi.
L’uomo, che oggi si definisce “un fiero sionista musulmano”, è giunto sabato scorso in Israele per una visita di quattro giorni nel quadro della sua attività volta a combattere la disinformazione sullo stato ebraico. In un incontro domenica con il vice ministro degli esteri Danny Ayalon e con la stampa, Hafeez ha sottolineato che gran parte dell’odio e dell’intolleranza verso Israele nasce dall’ignoranza. “Dico sempre che il problema, nel sostenere le ragioni di Israele, è che non riusciamo a comunicare la pura e semplice verità. La gente non conosce i fatti. Io dico a tutti: vieni in Israele a vedere i diritti che hanno, qui, i musulmani”. E aggiunge: “Poco fa sono stato tranquillamente in una moschea. È una bella cosa: Israele è davvero la nazione di tutti i suoi cittadini”.
La percezione dello stato ebraico dell’attivista e blogger Hafeez mutò radicalmente alcuni anni fa, dopo che si era imbattuto in una copia del volume “The Case for Israel” del celebre avvocato americano Alan Dershowitz. Sulle prime aveva disdegnato il libro come “ignobile propaganda sionista”, poi però aveva deciso di dargli comunque un’occhiata: una decisione che scatenò quella che egli definisce “una vera e propria crisi di coscienza”, conducendolo a un periodo di ricerche e riflessioni. I suoi studi e una visita in Terra Santa gli insegnarono infine ad apprezzare Israele, spingendolo ad aderire a "StandWithUs", un gruppo internazionale di sostegno a Israele. Ora Hafeez coordina la Israel Campaign, un’iniziativa dedita a sostenere l’istruzione su Israele.
Parlando domenica alla stampa, Hafeez ha affermato che i mass-media del Regno Unito danno prova di un profondo pregiudizio avverso a Israele, un fatto che – a suo dire – gioca un ruolo cruciale nell’orientare l’opinione pubblica contro lo stato ebraico. “Per la stampa britannica, Israele non può fare nulla di giusto: Israele ha sempre torto e tutto ciò che lo riguarda ha sempre un taglio molto negativo. È tutto bianco o nero: i palestinesi hanno sempre ragione e Israele ha sempre torto. Il che contribuisce ad invelenire la gente verso Israele, perché non le viene detta la verità sul conflitto. Penso – ha aggiunto Hafeez – che siamo di fronte al caso classico in cui, ripetendo una bugia abbastanza volte, la gente finisce per accettarla come verità”.
La missione che si è dato, ha spiegato Hafeez, è di evitare che altri giovani crescano nell’indottrinamento come è capitato a lui. “E’ fondamentale far conoscere i fatti – continua – Noi ci troviamo, qui, nell’unica autentica democrazia liberale di tutto il Medio Oriente, dove non esistono restrizioni a ciò che la gente può pensare. La gente può votare ed eleggere i propri leader. Qui convivono persone di ogni colore, di ogni credo, di ogni discendenza, e tantissimi là fuori semplicemente non lo sanno”.
Hafeez ha elogiato un video realizzato dal vice ministro degli esteri Ayalon insieme a "StandWithUs", sottolineando che il suo valore sta nel modo con cui trasmette la verità circa il conflitto israelo-palestinese. “Non è mai esistita finora una Palestina nel senso di uno stato arabo-palestinese – ha ricordato – Questo è un dato di fatto, e la gente semplicemente non lo sa”.
Nel loro incontro di domenica, Ayalon ha esortato Hafeez a organizzare un gruppo di musulmani europei che venga a visitare Israele per conoscere il paese di prima mano. Ayalon ha spiegato che uno dei problemi con cui deve fare i conti la diplomazia israeliana è la difficoltà di superare il muro dell’ostilità preconcetta. Ayalon ha espresso l’auspicio che altri musulmani vogliano imboccare la strada di Hafeez, notando che questo è il vero modo per cambiare l’idea che si ha di Israele e per contribuire in modo determinante a risolvere il conflitto.

(Da: YnetNews, 4.6.12)

lunedì 4 giugno 2012

Pillole da Israele

  •  La Maratona Olimpica di Londra è stata già vinta, dall'ultima arrivata nei giochi per disabili.Claire Lomas, 32 anni, paralizzata alle gambe da un incidente a cavallo, ha percorso l'intero tracciato di 42 km, sia pure in 16 giorni, camminando con l'aiuto di ReWalk, un fantascientifico esoscheletro israeliano che consente ai disabili agli arti inferiori perfino di salire le scale. ReWalk è un prodotto, non un prototipo!

  • L'Università Ebraica di Gerusalemme, l'Hadassa e l'Universotà della Corea del Sud hanno recuperato in una mummia di 600 anni un antico virus dell'epatite B e sono riusciti a mappare l'intera sequenza genetica del DNA del virus. Il risultato che permette di comprendere l'evoluzione dei virus ha grandi potenzialità teoriche e pratiche in biologia e medicina.

  • Fate la vostra ultima mammografia. La volta prossima tra un paio di anni tutto ciò che più infastidisce nell'operazione, raggi X compresi, sarà sparito. Sedute in poltrona senza nemmeno spogliarvi un apparecchio israeliano vi esaminerà senza toccarvi, da 70 cm di distanza a luce infrarossa. Darà una risposta molto più accurata dei raggi X attuali, da immagini comprensibili per qualunque medico non specializzato. L'apparecchio della Real Imaging che ha sede a Tel Aviv, vicino all'aereoporto, è già in vendita.

  • Fino ad oggi non esisteva un singolo test del sangue per diagnosticare il morbo di Parkinson. Ricercatori del Technion di Haifa hanno identificato un gruppo 5 geni che permettono di identificare con un semplice esame con efficacia al 100% la presenza della malattia ancor prima che vi siano sintomi: diviene così possibile non solo una cura precocissima ma anche lo studio più accurato delle fasi iniziali nella prospettiva di debellare il morbo.

domenica 3 giugno 2012

Gaza: inquietanti retroscena sul tentativo di infiltrazione terrorista. Escalation degli attacchi

di Sarah F.
Ci sono inquietanti retroscena resi pubblici dai vertici dell’IDF sul tentativo, fallito, di un terrorista palestinese di infiltrarsi in Israele avvenuto ieri nelle prime ore della giornata. Il terrorista, poi ucciso da una pattuglia di Golani che ha perso un uomo nello scontro a fuoco (il Sergente maggiore Netanel Moshiashvili), aveva una sofisticata apparecchiatura per la visione notturna.

Questo fatto fa pensare che l’intenzione del terrorista fosse quella di rapire un militare israeliano così come ordinato nelle scorse settimane dai vertici di Hamas. Secondo quanto dichiarato ieri in serata dal Colonnello Tal Hermoni, comandante della “Divisione Gaza” dell’IDF, “il tentativo di infiltrazione era stato preparato in maniera molto accurata e mirava certamente a rapire un militare israeliano”. Il terrorista oltre ad avere la già citata apparecchiatura per la visione notturna, era armato con una pistola e un fucile mitragliatore e aveva mappe della zona con la collocazione delle pattuglie israeliane. Durante lo scontro a fuoco con la pattuglia della Divisione Golani, il terrorista è riuscito ad afferrare il sergente Netanel Moshiashvili facendosi scudo con il suo corpo. L’azione è stata rivendicata dall’ala armata della Jihad Islamica (Al-Quds ) che ha identificato il terrorista ucciso in Ahmed Abu Nasser, 22 anni, ma l’IDF è convinto che Hamas fosse perfettamente al corrente delle intenzioni del terrorista e che abbia fornito la logistica.

L’escalation – Poco dopo questi fatti è iniziata una escalation di attacchi. Verso le 11 del mattino una serie di colpi di mortaio sono stati sparati dal nord di Gaza verso la zona Eshkol, fortunatamente senza provocare danni, mentre verso le 12 aerei israeliani hanno sorpreso un gruppo di terroristi che si stavano apprestando a lanciare dei missili verso Israele, colpendoli prima che potessero attuare il loro criminale intento. Quattro terroristi sono stati uccisi mentre altri quattro sono rimasti feriti.

Ora si teme la ripresa massiccia degli attacchi su Israele e nuovi tentativi di rapimento di soldati. Per questo motivo tutta la divisione Sud dell’IDF è passata al massimo stadio d’allerta mentre sono aumentate le missioni di controllo e prevenzione dell’aviazione israeliana.

Free Italian Press

venerdì 1 giugno 2012

Pillole da Israele

  • Operare tumori al seno, al cervello, alle ossa senza nemmeno aprire il corpo? Curare il Parkinson e altri disturbi del sistema nervoso centrale? Lo fa l'israeliana InSightech combinando risonanza magnetica e ultrasuoni in macchine ormai operative in molti paesi. Forte l'interesse del colosso General Electric che punta al 40% del capitale.
  • Prendete delle cellule staminali adulte da un cuore compromesso. Riprogrammatele, trasformatele in cellule sane di muscolo cardiaco. Reimpiantatele nello stesso cuore senza rischio di rigetto perché in breve lo rigenerino. Lo hanno fatto, primi al mondo, al Rambam di Haifa in una ricerca congiunta con il Technion e dopo 24 ore il nuovo tessuto cominciava a battere. Ora però occorrono almeno 5 anni per l'inizio delle prove cliniche.
  • Per spiegarlo ci vorrebbe un libro ma il succo è questo: quattro dipartimenti del Techion di Haifa, lavorando insieme, hanno brevettato dei metodi matematici che consentono di elaborare le immagini dei più potenti microscopi aumentando l'ingrandimento di dieci volte, oltre i limiti fisici della luce. Tutto senza modificare una vite negli apparati, a costi ridicoli. Non c'è ricerca scientifica nel mondo, medica, biologica, metallurgica che non ne beneficierà.
  • All'Hadassah di Gerusalemme nuovi studi su una molecola del Weizmann di Rechovot hanno visto rallentare del 90% l'evoluzione del tumore polmonare nelle cavie. Poiché la molecola è già certificata per l'uso umano, la sperimentazione sull'uomo sarà molto più veloce del consueto.
  • Ricordatel a PillCam, la pillola israeliana che inghiottita fotografava l'intero tubo digerente? Viene superata dalla nuova CheckCap di una start up della Galilea che fa i raggi X all'intestino, li trasmette ad un "orologio" e consente di prevenire il cancro senza nemmeno il fastidio delle purghe di "preparazione". Dai prossimi mesi gli studi clinici in Israele, Europa e USA.

Attentato palestinese: morto un soldato israeliano

Il sergente della Brigata Golani, Netanel Moshiashvili è stato ucciso questa mattina presto da un terrorista palestinese (a sua volta morto) che tentava di penetrare in Israele dalla striscia di Gaza per compiere un attentato.
In ricordo di questo ragazzo morto per difendere il suo paese.

Staff Sgt. Netanel Moshiasvili, Deceased


Staff Sergeant Netanel Moshiashvili, Deceased