Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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domenica 22 luglio 2012

Israeliani e giordani: munizioni per la pace

da un articolo di Assaf David

Alla fine di giugno le relazioni israelo-arabe hanno vissuto un evento storico, un evento che, senza clamori e lontano dalle luci della ribalta, ha commosso tutti coloro che vi hanno assistito, alcuni fino alle lacrime: veterani di guerra israeliani e giordani, che quarantacinque anni fa si sono aspramente combattuti, hanno visitato insieme il campo di battaglia che condivisero a Gerusalemme, rendendosi omaggio a vicenda e offrendo un tributo alla memoria dei loro compagni caduti.
Nel secondo giorno della guerra dei sei giorni del 1967, dopo il bombardamento dell’artiglieria giordana sui quartieri ebraici della città, i paracadutisti israeliani presero d’assalto la cosiddetta Ammunition Hill (“Collina della munizioni”), un’altura fortificata di Gerusalemme che (dal 1948) era controllata da due compagnie di fanteria giordane. Dopo quattro ore di durissimi combattimenti la collina fu presa, al prezzo di 36 morti israeliani e 71 giordani, e di decine di feriti da entrambe le parti. Colpiti dal coraggio e dalla tenacia dei loro nemici, i soldati israeliani improvvisarono un piccolo epitaffio sottoforma di un cartello, issato su un fucile giordano, che diceva: “Le Forze di Difesa israeliane – qui giacciono 71 coraggiosi soldati giordani – 7 giugno 1967”. Da allora la battaglia di Ammunition Hill (Giv'at HaTahmoshet) è diventata una delle pietre miliari della storia delle guerre di Israele.
Lo scorso giugno, quarantacinque anni dopo, un gruppo di veterani giordani che presero parte alla battaglia di Gerusalemme ha visitato i luoghi dei combattimenti insieme ai loro ex nemici. La visita di due giorni, patrocinata dalla Fondazione Friedrich Ebert Stiftung e organizzata dalla Israeli Economic Cooperation Foundation e dall’Amman Center for Peace and Development, comprendeva incontri tra ex ufficiali israeliani e giordani, un tour congiunto dei luoghi delle battaglie e una cerimonia commemorativa all’Ammunition Hill.
Ho accompagnato il gruppo durante il primo giorno della visita. È stato uno spettacolo incredibile. Combattenti che avevano dovuto uccidere e mandare i loro soldati a distruggere e morire sedevano in circolo, sorridenti, rievocando i momenti della battaglia. Un ufficiale giordano, entrato nell’esercito dopo che suo padre era stato ucciso in combattimento nel 1956, è rimasto sorpreso nell’apprendere che l’ufficiale israeliano che gli sedeva di fronte aveva comandato l’azione militare in cui era caduto suo padre. Scherzando, i giordani hanno suggerito a loro collega di attuare una vendetta contro il padre dell’ufficiale israeliano o, in alternativa, una riconciliazione tribale tra le due famiglie. Io traducevo le loro parole in ebraico, osservando tra me e me l’aspetto surreale di quel dialogo. L’ufficiale giordano ha proseguito raccontando il modo in cui aveva imbrogliato gli israeliani che lo avevano catturato, dichiarandosi un “insegnante militare”. Un mese dopo i soldati israeliani gli mostrarono una sua altera fotografia in un album dell’Army War College dove veniva definito “il più cocciuto prigioniero di guerra giordano” che avessero mai catturato.
Questa atmosfera leggera è cambiata in modo drammatico quando siamo arrivati all’Ammunition Hill per la cerimonia commemorativa. Il poeta nazionale israeliano Haim Gouri, comandante di compagnia nel 1967, ha letto la sua famosa e vibrante poesia “Qui giacciono i nostri corpi”. Subito dopo ho letto la traduzione in arabo della poesia, che avevo preparato il giorno prima. Ho recitato quelle potenti parole, Ha hiyya ajsaduna jathima, trasformare il nemico in amico e lottare con le lacrime per la perdita di giovani vite senza distinzione di nazionalità. Il comandante giordano della compagnia che aveva difeso la collina ha poi letto a uno a uno i nomi dei soldati giordani caduti, seguito dal vicecomandante israeliano del battaglione che aveva conquistato la collina, che ha letto i nomi dei soldati israeliani caduti. È stata la prima cerimonia commemorativa congiunta in cui siano stati mai letti i nomi di caduti israeliani e arabi gli uni di seguito agli altri. Volendo prendere a prestito le parole della poesia di Guri, per un breve momento i soldati delle silenti compagnie della collina, quella israeliana e quella giordana, sono tornati in vita e si sono guardati l’un l’altro in silenzio per l’ultima volta attraverso gli occhi dei loro famigliari e dei loro compagni d’armi. La piccola folla dei presenti si è profondamente commossa quando gli israeliani hanno consegnato ai giordani una grande fotografia dell’epitaffio improvvisato nel giugno 1967.
Quando la cerimonia si è conclusa, gli ex paracadutisti israeliani hanno circondato gli ex ufficiali giordani tirandomi per la manica perché traducessi tutte le loro parole. Digli che noi saremo stati leoni, ma loro erano tigri. Digli che non sono mai stato a una cerimonia commemorativa così emozionante. Digli che mai e poi mai avevamo incontrato tanta determinazione. A un certo punto un paracadutista israeliano e il comandante della compagnia giordana scuotevano la testa increduli essendosi resi conto che avevano combattuto l’uno contro l’altro a mani nude nella trincea che si trovava proprio lì, ai loro piedi. Il comandante giordano, scosso, mi esortava: dì loro che solo quelli che hanno combattuto l’uno contro l’altro in questo modo possono comprendere il vero significato della pace.
Ce ne siamo andati al tramonto. Nella mia mente risuonavano le parole di un ex paracadutista: digli che se gli israeliani che sono qui fossero tutti gli israeliani, e se i giordani che sono qui fossero tutti gli arabi, avremmo una vera pace già da un pezzo. Ho tradotto la frase al comandante giordano, e per un momento ho pensato: forse ha ragione.

(Da: Ha’aretz, 01.07.12)

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