Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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Sempre con Israele!!!

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Lettori fissi

martedì 3 luglio 2012

«Questo è il nostro paese e ha bisogno d’essere difeso. Da parte di tutti i suoi cittadini»

Quando, giovedì scorso, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che “tutti i cittadini, anche arabi e haredim (ebrei ultra-ortodossi), devono fare la loro parte nel servizio obbligatorio, militare o civile”, i parlamentari arabi che siedono alla Knesset si sono dichiarati indignati. “Il tentativo di imporre il servizio obbligatorio ai giovani arabi – ha dichiarato il parlamentare Jamal Zahalka (lista Balad) – equivale a una dichiarazione di guerra contro il settore arabo”.
Ma non tutti la pensano così.
“Anche gli arabi, non solo gli haredim, devono assumersi la propria parte del fardello, smetterla di lamentarsi e iniziare a prestare servizio nelle Forze di Difesa, o perlomeno nei programmi di servizio civile nazionale”. E' quanto ha affermato a Yedioth Ahronoth una cittadina araba israeliana.
Facendo visita mercoledì scorso alla cosiddetta “tenda dei turlupinati” – un sit-in di protesta organizzato in varie città da riservisti dell’esercito affiliati al “Forum per un Onere Eguale” che chiedono che tutti i cittadini israeliani siano chiamati a prestare servizio militare o civile senza eccezioni – Anet Haschaya, 43 anni, ha dichiarato: “Gli arabi in questo paese devono dare di più se vogliono ottenere di più”.
Haschaya è la prima a dare l’esempio. Suo figlio Deddo, di 22 anni, è stato da poco congedato dopo aver prestato servizio per due anni nel Battaglione Duchifat; sua figlia Suha, 20 anni, serve nel Corpo Istruzione delle Forze di Difesa israeliane, mentre il terzo figlio, Hussam, 19 anni, è in attesa d’essere arruolato nella Brigata Golani dopo aver completato un anno di servizio civile nazionale nel sud del paese. “Gli arabi d’Israele – dice Haschaya – non dovrebbero cercare di far tornare indietro il tempo della storia; dovrebbero invece alzare la testa e guardare al futuro”.
Haschaya, musulmana nativa di Akko, ventidue anni fa, dopo il divorzio, si trasferì coi suoi figli nel kibbutz Yechiam. Oggi risiede a Kfar Vradim, dove gestisce un negozio di parrucchiera. “Sono nata e cresciuta in Israele – dice – non ho un’altra patria. I miei figli hanno studiato nel sistema scolastico ebraico dove hanno imparato ad amare questo paese e a dare il massimo contribuito possibile”.
Haschaya, che ha parole estremamente critiche verso i parlamentari arabi che siedono alla Knesset, dice di sentirsi vicina alle posizioni di Yisrael Beitenu, Kadima e del partito laburista. “Secondo me – afferma – i parlamentari arabi pensano solo a promuovere se stessi, anziché prendersi cura delle esigenze della comunità araba d’Israele. Invece di avvicinare gli arabi, non fanno che perpetuare il loro senso di disparità: denigrano questo paese, il paese che li paga per farlo! Quelli che vogliono combattere contro questo paese in quanto tale, dovrebbero andarsene e farlo da fuori”.
“Vuoi i tuoi diritti? Allora fai la tua parte. Se non nell’esercito, aiuta per lo meno la tua comunità, il tuo settore, la tua città”. Non sono parole del presidente della Commissione Plesner (quella che doveva trovare la formula legislativa per allargare la leva obbligatoria ad arabi e haredim), bensì di Ibrahim al-Huzeil, un arabo beduino israeliano originario di Rahat, che aggiunge: “Non vedo un problema nel fatto che tutti siano arruolati, compresi arabi e haredim”.
Evidentemente i parlamentari arabi alla Knesset non rappresentano l’intera comunità degli israeliani non ebrei. Al-Huzeil definisce i parlamentari Ahmad Tibi e Talab el-Sana “dei profittatori che non rappresentano il Negev e i suoi beduini: rappresentano piuttosto l’Autorità Palestinese e il terrorismo. Ai beduini fanno più male che bene”.
Padre di nove figli, otto dei quali si sono arruolati nelle Forze di Difesa israeliane, al-Huzeil è presidente della sezione beduina dell’Associazione per il Benessere dei Soldati d’Israele e si adopera a favore dell’arruolamento di giovani beduini. “Chiunque viva in questo paese – spiega – deve difenderlo semplicemente perché non ce n’è un altro. Un paese è come una madre, e non si abbandona tanto facilmente una madre. Considero l’uniforme la vera manifestazione dell’eguaglianza. L’arruolamento nelle Forze di Difesa israeliane forma i giovani, che siano beduini o haredim”. Al-Huzeil vede nell’esercito un trampolino di autopromozione, e porta l’esempio di suo figlio che ha completato gli studi superiori nelle forze armate. “Oggi è laureato e comandante di battaglione: tutto grazie alle Forze di Difesa israeliane”.
Anche G., soldato di 21 anni nel Battaglione Druso del Deserto, è favorevole alla leva universale. “Perché non dovrebbe essere così? Viviamo in questo paese, un paese che ha bisogno di essere difeso. Certo, non tutti i beduini si arruolano, ma la maggior parte lo fa. Poi ci sono sempre degli estremisti, anche fra gli ebrei non tutti servono nelle forze armate. Ma mio fratello lo ha fatto, mio padre lo ha fatto e i miei figli lo faranno. È una tradizione”.
"Alcuni parlamentari estremisti arabi – ha commentato il ministro dell’istruzione israeliano Gideon Sa'ar – non sono realmente interessati ai processi di integrazione, ma solo ad aumentare intransigenza e segregazione”. La maggioranza dell'opinione pubblica araba in Israele, ha aggiunto Sa'ar, “è molto più moderata rispetto ai suoi parlamentari: vuole integrarsi e noi abbiamo il dovere di elaborare un percorso speciale, nel servizio nazionale, rivolto al settore arabo della società israeliana: un fatto positivo per loro e per tutto il paese”.

(Da: YnetNews, 28-29-30.6.12, 1.7.12)

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