Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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sabato 29 settembre 2012

Il discorso di Netanyahu all'ONU


La ringrazio molto signor Presidente. 
E' un piacere vedere l'Assemblea Generale presieduta dall'Ambasciatore di Israele, ed è bello vedere tutti voi, signori delegati.

Signore e Signori,

Tremila anni fa, il re Davide regnò su lo Stato ebraico nella nostra capitale eterna, Gerusalemme. Lo dico a tutti coloro che proclamano che lo Stato ebraico non ha radici nella nostra regione e che sparirà presto. Nel corso della nostra storia, il popolo ebraico ha superato tutti i tiranni che hanno cercato la nostra distruzione. E le loro ideologie sono state rifiutate dalla storia. Il popolo di Israele  vive. Noi diciamo in ebraico Am Yisrael Chai, e lo Stato ebraico vivrà per sempre.  

Il popolo ebraico ha vissuto nella terra di Israele, per migliaia di anni. Anche dopo che la maggior parte del nostro popolo fu esiliato da esso, gli ebrei hanno continuato a vivere nella terra di Israele nel corso dei secoli. Le masse del nostro popolo non hanno mai rinunciato al sogno di tornare alla nostra antica patria.
Sfidando le leggi della storia, abbiamo fatto proprio questo. Abbiamo raccolto gli esuli, restaurato la nostra indipendenza e ricostruito la nostra vita nazionale. Il popolo ebraico è tornato a casa. Non saremo mai sradicati di nuovo. 

Ieri era Yom Kippur, il giorno più sacro dell'anno ebraico. Ogni anno, da oltre tre millenni, ci riuniamo in questo giorno di riflessione e di espiazione. Facciamo il bilancio del nostro passato. Preghiamo per il nostro futuro. Ricordiamo i dolori della nostra persecuzione, ricordiamo i travagli grandi della nostra dispersione; piangiamo lo sterminio di un terzo del nostro popolo, sei milioni, durante la Shoah. Ma alla fine dello Yom Kippur, festeggiamo. Festeggiamo la rinascita di Israele. Celebriamo l'eroismo dei nostri giovani, uomini e donne, che hanno difeso la nostra gente con il coraggio indomito di Giosuè, Davide, e i Maccabei di un tempo. Celebriamo la meraviglia del fiorente Stato moderno ebraico.  

In Israele, camminiamo sulle stesse strade percorse dai nostri patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe. Ma tracciamo vie nuove nel campo della scienza, della tecnologia, della medicina, dell'agricoltura. In Israele, il passato e il futuro trovano un terreno comune. Purtroppo, questo non è il caso in molti altri paesi. Oggi  una grande battaglia è in atto tra il moderno e il medievale. Le forze della modernità cercano un futuro luminoso in cui siano tutelati i diritti di tutti, in cui una continua espansione delle informazioni digitali sia disponibile nel palmo di ogni bambino, in cui ogni vita sia sacra.  
Le forze di medievalismo cercano un mondo nel quale siano sottomesse le donne e le minoranze, in cui la conoscenza sia soppressa, in cui non la vita, ma la morte sia glorificata.
Queste forze si scontrano in tutto il mondo, ma in nessun luogo più crudamente che in Medio Oriente. Israele si erge con la forza della modernità. Proteggiamo i diritti di tutti i cittadini: uomini e donne, ebrei e arabi, musulmani e cristiani - tutti sono uguali davanti alla legge.

Israele lavora anche per rendere il mondo un posto migliore: i nostri scienziati vincono premi Nobel. Il nostro know-how è in ogni telefono cellulare e in ogni  computer utilizzato. Preveniamo la fame  (insegnando) a irrigare le terre aride in Africa e in Asia. Recentemente, sono stato profondamente commosso quando ho visitato il Technion, uno dei nostri istituti tecnologici a Haifa, e ho visto un uomo paralizzato dalla vita in giù salire una rampa di scale, abbastanza facilmente, con l'aiuto di un'invenzione israeliana. E la creatività eccezionale di Israele si sposa con la compassione notevole del nostro popolo. Quando il disastro colpisce in tutto il mondo - ad Haiti, Giappone, India, Turchia, Indonesia e altrove - i medici israeliani sono tra i primi sul posto, eseguendo interventi chirurgici salva-vita. 
L'anno scorso, ho perso mio padre e mio suocero. Negli stessi reparti ospedalieri  nei quali sono stati trattati, i medici israeliani stavano trattando  arabi palestinesi. Infatti, ogni anno, migliaia di arabi dai territori palestinesi e da tutto il Medio Oriente vengono in Israele per essere curati in ospedali israeliani da medici israeliani.

So che non lo sentirete urlare dagli altoparlanti intorno a questo podio, ma questa è la verità. E' importante che siate consapevoli di questa verità. È perché Israele nutre la vita, che Israele nutre la pace e cerca la pace. Noi cerchiamo di mantenere i nostri legami storici e i nostre storici trattati di pace con Egitto e Giordania. Cerchiamo di creare una pace duratura con i palestinesi. Il Presidente Abbas ha appena parlato qui.  
Io dico a lui e io vi dico: Non risolveremo il nostro conflitto con i discorsi diffamatori alle Nazioni Unite. Non è questo il modo per risolverlo. Non risolveremo il nostro conflitto con le dichiarazioni unilaterali di statualità. Dobbiamo stare insieme, negoziare insieme e raggiungere un compromesso reciproco, in cui uno stato palestinese smilitarizzato riconosca il solo e unico Stato ebraico. 

Israele vuole vedere un Medio Oriente di progresso e di pace. Vogliamo vedere le tre grandi religioni che sono nate nella nostra regione - Ebraismo, Cristianesimo e Islam - coesistere in pace e nel rispetto reciproco. Eppure le forze medievali dell'Islam radicale, che avete appena visto all'assalto delle ambasciate americane in tutto il Medio Oriente,  vi si oppongono. Essi cercano la supremazia su tutti i musulmani. Sono intenzionati a conquistare il mondo. Vogliono distruggere Israele, l' Europa, l' America. Vogliono spegnere la libertà. Vogliono la fine del mondo moderno. L'Islam militante ha molti rami - dai governanti dell'Iran con i loro guardiani della rivoluzione, ai terroristi di Al Qaeda, alle cellule radicali in agguato in ogni parte del globo. Ma nonostante le loro differenze, sono tutti radicati nello stesso  terreno  amaro dell' intolleranza. Intolleranza  diretta prima di tutto contro i loro fratelli musulmani, e poi contro i cristiani, ebrei,I buddisti, indù, non credenti, tutti coloro che non si sottomettono al loro credo non sono perdonati.
Vogliono trascinare l'umanità alla un'epoca di indiscutibile dogma e inesorabile conflitto. 

Sono sicuro di una cosa. Alla fine verranno a mancare. In ultima analisi, la luce penetra le tenebre. Abbiamo visto già questo accadere prima. Circa cinquecento anni fa, la stampa ha contribuito a sollevare l'Europa dalla clausura di un periodo oscuro. Alla fine, l'ignoranza ha lasciato il posto all'illuminismo. 
Allo stesso modo, la chiusura in Medio Oriente alla fine cederà al potere irresistibile della libertà e della tecnologia. Quando questo accadrà, la nostra regione sarà guidata non dal fanatismo e dalla cospirazione, ma dalla ragione e dalla curiosità. Credo che la domanda in questione sia questa: non è tempo che questo fanatismo sia sconfitto? E quante vite saranno perse prima che sia sconfitto? Abbiamo già visto  questo.

Circa 70 anni fa, il mondo ha visto un' altra ideologia fanatica alla conquista del mondo. E' andata in fiamme. Ma  prima ci sono voluti milioni di persone morte. Coloro che si opponevano al fanatismo hanno aspettato troppo a lungo per agire. Alla fine hanno trionfato, ma a un costo terribile. Amici miei, non possiamo permettere che accada di nuovo. La posta in gioco non è solo il futuro del mio paese. La posta in gioco è il futuro del mondo. Niente puo' porre in pericolo il nostro futuro comune più dell'armamento nucleare dell' Iran. Per capire ciò che il mondo sarebbe  con un Iran dotato di nucleare, basta solo immaginare il mondo con un armamento nucleare di Al-Qaeda. Non fa differenza se queste armi letali sono nelle mani del regime terrorista più pericoloso del mondo o della più pericolosa organizzazione terroristica del mondo. Sono entrambi mossi dallo stesso odio: sono entrambi mossi dallo stesso desiderio di violenza. 
Basta guardare a ciò che il regime iraniano ha fatto fino ad oggi, senza armi nucleari. 

Nel 2009, hanno brutalmente represso le  proteste di massa che chiedevano la democrazia nel loro paese. Oggi, i loro scagnozzi stanno partecipando al massacro di decine di migliaia di civili siriani, tra cui migliaia di bambini, partecipando direttamente a questo omicidio. Hanno incoraggiato l'uccisione di soldati americani in Iraq e continuano a farlo in Afghanistan. Prima di allora, i mandatari iraniani hanno ucciso centinaia di soldati americani a Beirut e in Arabia Saudita. Hanno trasformato il Libano e Gaza in roccaforti del terrore, incorporando quasi 100.000 missili e razzi in aree civili. Migliaia di questi razzi e missili sono già stati sparati contro le comunità israeliane dai loro delegati terroristi. Nell'ultimo anno, hanno diffuso le loro reti terroristiche internazionali in due dozzine di paesi nei cinque continenti - dall'India e dalla Thailandia al Kenya e la Bulgaria. Hanno anche complottato per far saltare in aria un ristorante a pochi isolati dalla Casa Bianca per uccidere un diplomatico. 

E, naturalmente, i governanti iraniani ripetutamente negano la Shoah e invitano alla distruzione di Israele quasi ogni giorno, come hanno fatto anche questa settimana dalle Nazioni Unite. Quindi vi chiedo, dato il record di aggressione iraniana senza armi nucleari, figuriamoci l'aggressione iraniana con armi nucleari. Immaginiamo i loro missili a lungo raggio con testate nucleari, le loro reti del terrore armate di bombe atomiche. Chi di voi si sentirebbe al sicuro in Medio Oriente? Chi sarebbe al sicuro in Europa? Chi sarebbe al sicuro in America? Chi sarebbe al sicuro da qualsiasi parte? Ci sono quelli che credono che un Iran dotato di nucleare possa essere dissuaso come l'Unione Sovietica. Questo è un presupposto molto pericoloso. I Jihadisti militanti si comportano in modo molto diverso dai marxisti secolari. Non c'erano kamikaze sovietici. Eppure l'Iran ne produce orde.
La deterrenza ha funzionato con i sovietici, perché ogni volta che i sovietici dovettero scegliere tra la loro ideologia e la loro sopravvivenza, scelsero la loro sopravvivenza.

Ma la deterrenza non può funzionare con gli iraniani una volta ottenute le armi nucleari. C'è un grande studioso del Medio Oriente, il Prof. Bernard Lewis, che lo ha meglio esposto. Ha detto che per gli ayatollah dell'Iran, la distruzione reciproca assicurata non è un deterrente, è un incentivo. I leader iraniani apocalittici credono che un uomo sacro medievale riapparirà sulla scia di una devastante guerra santa, in modo da garantire che il loro marchio di Islam radicale giudicherà la terra. Questo non è solo ciò in cui credono. Questo è ciò che  in realtà guida le loro politiche e le loro azioni. Basta ascoltare l'ayatollah Rafsanjani che ha detto, cito: "L'uso di una sola bomba nucleare all'interno di Israele distruggerebbe tutto, però danneggerebbe solo il mondo islamico".

Rafsanjani ha detto: "Non è irrazionale contemplare una simile eventualità." Non è irrazionale ... E proviene da uno dei cosiddetti moderati dell'Iran. Incredibilmente, alcune persone hanno cominciato a spacciare l'idea assurda che un Iran con armi nucleari sarebbe in realtà stabilizzante per il Medio Oriente. Sì, come no ... E' come dire un armamento nucleare di Al-Qaeda potrebbe inaugurare un'era di pace universale. 

Signore e Signori, 

Sto parlando della necessità di impedire all'Iran di sviluppare armi nucleari da oltre 15 anni. Ne ho parlato nel mio primo mandato come Primo Ministro, e poi ne ho parlato quando ho lasciato l'incarico. Ne ho parlato quando era di moda, e ne ho parlato quando non era di moda. Ne parlo ora perché l'ora è tarda, molto tarda. Ne parlo ora perché il calendario nucleare iraniano non ha più tempo per qualcuno o per qualcosa. Ne parlo ora perché quando si tratta della sopravvivenza del mio paese, non è solo il mio diritto di parlare: è mio dovere. E credo che questo sia il dovere di ogni dirigente responsabile, che vuole preservare la pace nel mondo.

Per quasi un decennio, la comunità internazionale ha cercato di fermare il programma nucleare iraniano con la diplomazia. Non ha funzionato. L'Iran usa trattative diplomatiche come mezzo per guadagnare tempo per far avanzare il suo programma nucleare. Da oltre sette anni, la comunità internazionale ha imposto sanzioni all'Iran. Sotto la guida del presidente Obama, la comunità internazionale ha applicato alcune delle più forti sanzioni fino ad oggi. Voglio ringraziare i governi rappresentati qui che si sono uniti in questo sforzo. Ha avuto un effetto. Le esportazioni di petrolio sono state frenate e l'economia iraniana è stata colpita duramente. Ha avuto un effetto sull'economia, ma dobbiamo affrontare la verità. Le sanzioni non hanno fermato il programma nucleare iraniano. 
Secondo l'Agenzia internazionale per l'energia atomica, durante l'ultimo anno soltanto, l'Iran ha raddoppiato il numero di centrifughe nel suo impianto nucleare sotterraneo a Qom. In questa ora tarda, c'è solo un modo per evitare che l'Iran  ottenga tranquillamente bombe atomiche. E' mettere una chiara linea rossa sul programma di armamento nucleare iraniano. Le linee rosse non portano alla guerra; le linee rosse la prevengono.  

Guardiamo alla Carta della NATO: è chiaro che un attacco contro un paese membro sarebbe considerato un attacco a tutti. La linea rossa della NATO ha contribuito a mantenere la pace in Europa per quasi mezzo secolo. Il Presidente Kennedy traccio' una linea rossa durante la crisi dei missili a Cuba. Quella linea rossa ha impedito la guerra e ha contribuito a preservare la pace per decenni. In realtà, è l'incapacità di mettere linee rosse che ha spesso invitato all'aggressione. Se le potenze occidentali avessero disegnato chiare linee rosse nel 1930, credo che avrebbero fermato l'aggressione nazista e la seconda guerra mondiale avrebbe potuto essere evitata. 
Nel 1990, se a Saddam Hussein fosse stato chiaramente detto che la sua conquista del Kuwait avrebbe attraversato la linea rossa, la prima guerra del Golfo avrebbe potuto essere evitata. Cancellare linee rosse è lavorare con l'Iran.  

All'inizio di quest'anno, l'Iran ha minacciato di chiudere lo Stretto di Hormouz. Gli Stati Uniti hanno tracciato una chiara linea rossa e l'Iran ha fatto marcia indietro. Linee rosse potrebbero essere tracciate su diverse parti del programma di armamento nucleare iraniano. Ma per essere credibile, una linea rossa deve essere tracciata prima di tutto in una parte vitale del loro programma: gli sforzi dell'Iran di arricchire l'uranio. E spiego il perché: 

Fondamentalmente, qualsiasi bomba consiste di materiale esplosivo e di un meccanismo per innescarla. L'esempio più semplice è della polvere da sparo e un fusibile. Cioè, accendete la miccia e attivate la polvere da sparo. Nel caso dei piani dell'Iran per la costruzione di un'arma nucleare, la polvere da sparo è l'uranio arricchito. Il fusibile è un detonatore nucleare. Per un paese come l'Iran, ci vogliono molti, molti anni per arricchire l'uranio per una bomba. Ciò richiede migliaia di centrifughe spinning in tandem in impianti industriali molto grandi. Tali impianti iraniani sono visibili e sono ancora vulnerabili. Al contrario, l'Iran potrebbe produrre il detonatore nucleare - il fusibile - in molto meno tempo, forse meno di un anno, forse solo pochi mesi. Il detonatore può essere fatto in un piccolo laboratorio delle dimensioni di una classe. Può essere molto difficile da trovare e colpire tale laboratorio, specialmente in Iran. Un paese che è più grande di Francia, Germania, Italia e Gran Bretagna messe insieme. Lo stesso vale per il piccolo impianto in cui potrebbero assemblare una testata o un dispositivo nucleare che potrebbe essere collocato in un container di una nave. È probabile che non poterlo trovare mai. 

Quindi, in realtà l'unico modo con il quale sii può credibilmente impedire all'Iran di sviluppare un'arma nucleare, è quello di impedire all'Iran di accumulare abbastanza uranio arricchito  per una bomba. Quindi, che quantità di uranio arricchito è necessario per una bomba? E quant'è vicino l'Iran ad ottenerlo?  
Lasciate che vi mostri. Ho portato uno schema per voi. Ecco il diagramma. 

***
Questa è una bomba, questo è un fusibile. Nel caso di piani nucleari iraniani per costruire una bomba, questa bomba deve essere riempita con abbastanza uranio arricchito. E l'Iran deve passare attraverso tre fasi. La prima fase: devono arricchire abbastanza uranio a basso arricchimento. La seconda fase: devono arricchire abbastanza uranio arricchito mediamente. E la terza e ultima tappa: devono arricchire abbastanza uranio altamente arricchito per la prima bomba.  A che punto è l'Iran? L'Iran ha completato la prima fase. Ci sono voluti molti anni, ma hanno completato e sono al 70% della strada. Ora sono  nel secondo stadio. Per la prossima primavera, al massimo entro la prossima estate alla velocità corrente di arricchimento, avranno terminato l'arricchimento medio e passaranno alla fase finale. Da lì, sarano solo un paio di mesi, forse un paio di settimane prima di ottenere abbastanza uranio arricchito per la prima bomba.
***


Signore e Signori,  
Che cosa vi ho detto ora non si basa su informazioni segrete. Non su servizi segreti militari. Si basa su relazioni pubbliche da parte dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica. Chiunque può leggerli. Sono on-line. Quindi, se questi sono i fatti, e lo sono, da dove tracciare la linea rossa? La linea rossa deve essere redatta proprio qui ...Prima che l'Iran completi la seconda fase di arricchimento nucleare necessario per costruire una bomba. Prima che l'Iran arrivi a un punto in cui si tratterà di un paio di mesi o di un paio di settimane di distanza dall' accumulare abbastanza uranio arricchito per costruire un'arma nucleare. Ogni giorno, quel momento si avvicina. Ecco perché parlo oggi con un senso di urgenza. Ed è per questo che tutti dovrebbero averlo. Alcuni di coloro che sostengono che anche se l'Iran completasse il processo di arricchimento, anche se attraversasse quella linea rossa che ho appena disegnato, i nostri servizi segreti saprebbero quando e dove l'Iran farà il fusibile, assemblerà la bomba, e preparerà la testata. Guardate, nessuno apprezza le nostre agenzie di intelligence più del primo ministro di Israele. Queste importanti agenzie di intelligence sono eccezionali, compresa la nostra. Hanno sventato molti attacchi. Hanno salvato molte vite. Ma non sono infallibili. Per più di due anni, i nostri servizi segreti non hanno saputo che l'Iran stava costruendo un grande impianto di arricchimento nucleare sotto una montagna. Vogliamo rischiare la sicurezza del mondo, partendo dal presupposto che troveremmo in tempo un piccolo laboratorio in un paese grande la metà dell' Europa? 

Signore e Signori,

La questione rilevante non è se l'Iran avrà la bomba. La domanda in questione è in quale fase si può più impedire all'Iran di ottenere la bomba. La linea rossa deve essere disegnata sul programma di arricchimento nucleare iraniano perché questi impianti sono gli unici impianti nucleari che si possano sicuramente vedere e mirare. Io credo che di fronte a una chiara linea rossa, l'Iran tornerebbe indietro. Questo darà più tempo alle sanzioni e alla diplomazia per convincere l'Iran a smantellare del tutto il suo programma di armi nucleari. Due giorni fa, da questo podio, il presidente Obama ha ribadito che la minaccia di un Iran dotato di nucleare non può essere contenuta. Apprezzo molto la posizione del presidente come tutti nel mio paese. Condividiamo l'obiettivo di fermare il programma di armamento nucleare iraniano. Questo obiettivo unisce il popolo di Israele. Esso unisce gli americani, democratici e repubblicani, ed è condiviso da importanti leader di tutto il mondo. Quello che ho detto oggi contribuirà a garantire che questo obiettivo comune sia raggiunto. 
Israele è in trattative con gli Stati Uniti per questo problema, e sono fiducioso che si possa tracciare un percorso in avanti insieme. 

Signore e Signori, 

Lo scontro tra modernità e medioevo non deve essere uno scontro tra progresso e tradizione. Le tradizioni del popolo ebraico risalgono a migliaia di anni. Essi sono la fonte dei nostri valori collettivi e il fondamento della nostra forza nazionale. Allo stesso tempo, il popolo ebraico ha sempre guardato verso il futuro. Nel corso della storia, siamo stati in prima linea negli sforzi per espandere la libertà, promuovere la parità, e far avanzare i diritti umani. Sosteniamo questi principi non malgrado le nostre tradizioni, ma grazie a loro. Abbiamo ascoltato le parole dei profeti ebraici Isaia, Amos, Geremia  di trattare tutti con dignità e compassione, di perseguire la giustizia e di amare la vita e pregare e lottare per la pace. Questi sono i valori senza tempo del mio popolo e sono il più grande dono del popolo ebraico all'umanità. Cerchiamo di impegnarci oggi per difendere questi valori in modo da poter difendere la nostra libertà e proteggere la nostra comune civiltà.


Grazie.

tradotto da Sionismo: istruzioni per l'uso

venerdì 28 settembre 2012

Se il francescano semina odio (raccontando menzogne)


Di Sergio Della Pergola

Solo ora, molti mesi dopo, vediamo su YouTube un filmato del Fatto Quotidiano dello scorso aprile in cui il francescano Atermio Victores, Vicario della Custodia di Terra Santa, parla della riduzione dalla popolazione cristiana a Gerusalemme e nella zona circostante. Victores attribuisce il calo demografico alla discriminazione di cui sarebbero vittime i cristiani in Israele. I fatti sono ben diversi.
Nella città di Gerusalemme nel 1947, prima dell'occupazione della città vecchia e dei quartieri orientali da parte della Legione Araba, i cristiani erano 32.700. Nel 1967, al momento dell'annessione di quegli stessi quartieri orientali da parte di Israele dopo la guerra dei Sei Giorni, i cristiani erano ridotti a 12.900. Oggi sono 14.600.
In tutta Israele, al momento dell'indipendenza nel 1948, vivevano 34.000 cristiani e all'inizio del 2012 il loro numero era aumentato a 154.000. Dunque sotto regime israeliano i cristiani sono aumentati, anche se meno di fronte all'enorme crescita proporzionale e assoluta dei musulmani.
La fuga dei cristiani è avvenuta interamente dai territori governati dall'Autorità palestinese. Città storicamente cristiane come Betlemme-Beit Jalah e Ramallah-El Bireh, sono diventate roccaforti musulmane. Atermio Victores dica allora tutta la verità: la fuga dei cristiani non è dalle aree ebraiche, è dalle aree islamiche sotto la spinta della continua intimidazione retorica e fisica della dirigenza politica e religiosa e dei movimenti terroristici palestinesi.
Il fra’ Victores che attribuisce il calo demografico dei suoi correligionari agli israeliani è un rozzo polemista, un demagogo manipolatore di mezze verità, e un seminatore di odio e di discordia che fanno molto male al dialogo inter-religioso. Concediamo pure a fra’ Victores di essersi espresso a titolo personale, magari per far piacere alla redazione del Fatto Quotidiano. Ma ci aspettiamo dal Custode di Terra Santa, Monsignor Pierbattista Pizzaballa, un autorevole esplicito cenno di rettifica delle false e nocive esternazioni del suo vicario.

(Da: moked.it, 27.9.12)

Napoli: il Sindaco De Magistris armatore della Freedom Flotilla


Il 4 ottobre sarà un giornata memorabile per Napoli e il suo porto. Sta infatti per arrivare la terza Freedom Flotilla per Gaza. Il sindaco Luigi De Magistris non sta più nella pelle. Anzi, è già in spolvero e rilascia dichiarazioni ad effetto alle tv locali. Ad esempio parlando di «assedio dell’esercito israeliano» e di «cibi e medicine che non passano». Tutte banalità plurismentite dai fatti, ma sempre buone per il volgo. Al tg di Julie Italia parla di «Napoli città di pace», e di «pagina storica da scrivere a Napoli», «laddove persino l’amministrazione Obama non è riuscita».
Bellissime parole, ma diventeranno fatti sponsorizzando un’iniziativa a senso unico, dichiaratamente anti israeliana, come la Freedom Flotilla? Che naturalmente neanche quest’anno si dirigerà verso i porti del Libano, magari per poi dirigersi in Siria, ma sempre verso la detestata patria degli ebrei. Con tanto di concerto dei 99 Posse a fungere da fanfara di accoglienza e di raccolta fondi.
In sostanza, la nave Estelle partirà da Barcellona ed arriverà a Napoli il 4 ottobre come ultima tappa, per potersi rifornire di soldi e altri beni, grazie anche al concerto che si terrà la sera dello stesso giorno, presso la Mostra d’Oltremare. Il sindaco De Magistris ha patrocinato personalmente l’evento, insieme al suo assessore alle politiche sociali, Sergio D’Angelo, sicuro candidato alle prossime elezioni nazionali nella Lista Civica Arancione, che probabilmente farà parte di una coalizione dove ci sarà anche Rifondazione comunista.
Una non indifferente parte della popolazione napoletana, compresa la locale comunità ebraica e le associazioni di amicizia con Israele, non ha però ben digerito l’ennesima trovata pubblicitaria dell’ex pm Lugi de Magistris. E così, dichiarandosi «indignata», gli ha scritto una lettera aperta dai toni molto duri. A essa si è aggiunta la lettera da Israele vergata dall’ex rabbino capo di Napoli, Pierpaolo Pinhas Punturello, che si definisce «un cittadino napoletano, nato a Napoli, di famiglia napoletana da molte generazioni per parte di madre, da appena una sola per parte di padre».
«Ho vissuto a Napoli – esordisce la missiva – dove sono stato rabbino della locale comunità ebraica e certamente Lei avrà già conosciuto chi mi sostituisce, il rabbino Scialom Bahbout. Dico certamente perché da buon primo cittadino il 27 gennaio avrà onorato la Memoria delle vittime della legislazione e persecuzione razzista che ha visto dolore anche nella nostra città, anche tra gli ebrei partenopei».
E ancora: «le Leggi Razziali resero Napoli non più madre ma matrigna e molti ebrei di origine straniera persero per decreto leggi il passaporto italiano e furono espulsi dal Regno di Italia. Così, dopo meno di vent’anni dal loro arrivo a Napoli, molti ebrei greci, ormai partenopei, si ritrovarono di nuovo al porto, imbarcandosi per non tornare. Non erano emigranti, caro sindaco, erano espulsi: apolidi per legge, rifiutati per identità. I fortunati che riuscirono a partire per le Americhe si salvarono, ma molti di loro preferirono tornare in Grecia, dove trovarono la morte per deportazione dopo l’invasione nazifascista».
Poi l’ex rabbino entra nel vivo: «Il nostro porto ha continuato, come il mare che lo bagna, ad accogliere e veder partire umanità e proprio pochi minuti fa ho letto che il veliero Estelle, il convoglio internazionale della “Freedom Flotilla”, dal 4 al 6 ottobre sarà accolto nella nostra città che Lei al momento amministra. Ho letto anche del bel concerto che il 22 settembre sarà un momento di raccolta fondi per “sensibilizzare la cittadinanza sulle tragiche condizioni di vita dei palestinesi”. Ho citato le informazioni prese dal sito del Comune di Napoli. Caro Sindaco, io le ho raccontato, in poche righe, storie reali, documentate, che Lei potrà verificare di persona, ma a questo punto, Lei mi potrebbe descrivere e documentare le “tragiche condizioni di vita palestinese” che la “Estelle” verrà a lenire?».
«Nel mio piccolo – prosegue la lettera aperta dell’ex rabbino capo di Napoli – nel mio essere cittadino napoletano e gerosolomitano, nel mio essere stato rabbino di quella città, Le chiedo: è mai stato in visita in Israele e Palestina? Prima di pensare al suo dovere di “sensibilizzare la cittadinanza sulle condizioni di vita a Gaza” Lei, gentile Sindaco, è mai stato a Gaza o Ramallah? O ha mai passeggiato per le città israeliane di Sderot, Ashdod, Ashkelon, Beer Sheva ed altre ancora che sono sotto il costante lancio di missili che partono proprio da Gaza? Queste condizioni di vita israeliane non meritano una Flotilla o un concerto? I bambini che hanno imparato a correre nei rifugi prima ancora che a parlare, non hanno diritto ad una qualsiasi barca salvifica?».
Poi la chiosa finale: «Egregio Sindaco, Napoli, attraverso questa iniziativa voluta dalla Sua amministrazione, mi ha schiaffeggiato in quanto suo figlio e non è meno matrigna di quando fece imbarcare i suoi figli espulsi per mondi lontani dai quali non tornarono. Sono certo che il prossimo 27 gennaio Lei renderà omaggio alla Memoria delle vittime degli anni bui del fascismo, prima di farlo, La prego di venire a trovarmi in Israele. Sarà mia cura portarla ad Ashdod. Impari prima a correre però e sappia che il porto di Ashdod è chiuso a causa dei missili lanciati da Gaza. Sensibilizzi i miei concittadini anche su questo argomento».
Insomma una brutta gatta da pelare per il sindaco ex pm e neo-Masaniello del sentire popolare, che si scorda degli ebrei napoletani convinto, forse, che i “poveri palestinesi” di Gaza facciano più audience. Ora si aspetta una sua risposta, possibilmente non burocratica o di repertorio.
(Fonte: L”Opinione, 26 settembre 2012)

mercoledì 26 settembre 2012

Hiriya: da incubo ambientale a parco modello per il riciclaggio


Appena fuori Tel Aviv, una grande discarica lunga mezzo miglio ha rappresentato fino a poco tempo fa un vero incubo ambientale. Hiriya era sostanzialmente un’enorme montagna di rifiuti puzzolenti, e non era certo il genere di luogo vicino a cui si vorrebbe vivere, e men che meno andarci in gita.
Oggi invece il sito è stato trasformato in una struttura per l’educazione ambientale, un fornitore di bio-gas naturale e una stazione di trasferimento. Presto, inoltre, diventerà sede di un parco di riciclo orientato alle famiglie.
Doron Sapir, a capo del sito, spiega in un video che nella montagna di rifiuti sono stati trivellati 84 pozzi per catturare il gas metano prodotto dall’immondizia. Il gas viene trasportato da un condotto fino a una fabbrica tessile, a circa quattro chilometri dalla discarica, alimentando l’intera operazione. "Siamo una struttura eco-ecologica” dice Sapir, mostrando come tutti i materiali vengono separati e riciclati. E aggiunge: “Quello che c’è di unico è che mentre in tutto il mondo si separano i rifiuti in strutture asciutte, con un procedimento a secco, qui invece gli operatori israeliani hanno pensato di fare l’opposto: non solo non fanno seccare i rifiuti, ma li mettono nell’acqua!”.
Ogni giorno della settimana si possono vedere studenti di tutte le età che vengono a visitare e a imparare come ridurre, riusare e riciclare i rifiuti.

Per vedere il video (in inglese):

lunedì 24 settembre 2012

Un’altra infamia dei terroristi


Poche ore dopo il mortale attacco terroristico del pomeriggio di venerdì scorso, al confine fra Israele ed Egitto, è apparsa chiara la dinamica degli eventi che hanno causato la morte di un soldato delle Forze di Difesa israeliane e di tre terroristi. Dai primi risultati dell’inchiesta militare emerge che i terroristi hanno approfittato dell’arrivo di un gruppo di immigranti clandestini africani e del fatto che i soldati israeliani avevano abbandonato brevemente la loro postazione per offrire dell’acqua ai clandestini. In quel momento i tre terroristi sono balzati fuori da dietro una roccia e hanno aperto il fuoco da circa 100 metri di distanza contro i soldati del Corpo d’Artiglieria incaricati di garantire la sicurezza in un tratto di confine montagnoso di circa 17 km dove la barriera di sicurezza è ancora in costruzione. È stato in quel momento che il caporale Netanel Yahalomi, 20 anni, originario di Nof Ayalon, è stato colpito a morte.

Secondo i risultati dell’inchiesta, i terroristi avevano raccolto informazioni nel Sinai e si erano accodati, in abiti civili, al gruppo di quindici immigranti clandestini africani. Quando i quindici sono arrivati al confine, diversi soldati hanno lasciato la loro postazione per portare loro dell’acqua. I terroristi hanno approfittato di quel momento per attaccare, saltando fuori dal nascondiglio dove erano appostati da parecchie ore e sparando a raffica sui soldati. Questi hanno risposto al fuoco uccidendo uno dei terroristi. Pochi minuti dopo i rinforzi dell’unità di combattimento mista (maschile-femminile) Karakal, immediatamente sopraggiunta nella zona, individuavano e uccidevano gli altri due terroristi. Durante lo scontro è scoppiato l’ordigno esplosivo fissato al corpo di uno dei terroristi ferendo un secondo soldato israeliano, che è stato trasportato al Soroka Medical Center di Beersheba.
Il portavoce delle Forze di Difesa israeliane, Yoav Mordechai, ha detto che i tre terroristi erano armati di mitra, granate e munizioni. “Avevano armi sufficienti per reggere un lungo scontro e miravano a realizzare un grosso attentato, ma sono stati eliminati quindici minuti dopo che avevano esploso il primo colpo”, ha spiegato il portavoce.
Domenica l’attacco è stato rivendicato da un gruppo jihadista salafita vicino ad al-Qaeda chiamato “Ansar Bayt al-Maqdes” (“Sostenitori del luogo santo”), con un comunicato diffuso via internet in cui si afferma che l’operazione costituisce “un attacco punitivo contro coloro che hanno insultato il beneamato Profeta”: un riferimento al video denigrante Maometto (prodotto negli Stati Uniti da cristiani copti di origine egiziana) che ha scatenato sanguinose proteste nel mondo arabo-islamico. Nel comunicato, il gruppo terrorista accusa “gli ebrei” di coinvolgimento nella produzione del filmato, senza peraltro spiegare come, e dichiara d’essere “determinato a punire gli ebrei per i loro atti atroci”. Secondo la rivendicazione, il commando era composto da tre egiziani armati di mitra Kalashnikov, mitragliatrice PK, granate RPG, bombe a mano e cinture esplosive.
Nell’agosto 2011 lo stesso gruppo, che fa base nel Sinai, aveva rivendicato l’attacco contro un autobus israeliano, nei pressi del confine con l’Egitto, che aveva provocato la morte di otto israeliani e almeno sette terroristi. Nell'agosto scorso, il gruppo ha rivendicato il lancio di due razzi Grad dal Sinai verso Eilat e il sabotaggio del gasdotto egiziano che porta gas in Israele e Giordania.
Quella di venerdì scorso è stata la quarta grande incursione transfrontaliera in poco più di un anno, a partire dalla rivolta che l’anno scorso ha rovesciato il presidente egiziano Hosni Mubarak.



(Da: YnetNews, Ha’aretz, Jerusalem Post, 21-23.9.12)

sabato 22 settembre 2012

Attentato palestinese: ucciso un soldato israeliano

Nel tardo pomeriggio di ieri 21 settembre, una cellula terroristica forse composta di elementi salafiti jihadisti dal Sinai o da palestinesi di Gaza, ha tentato di infiltrarsi in territorio israeliano attraverso il confine con l'Egitto. Una pattuglia di Tsahal che si trovava nei pressi per assistere dei profughi africani che volevano entare in Israele. I terroristi aprivano il fuoco colpendo alla testa il soldato Netanel Yahalomi di 20 anni che moriva sul colpo. I militari risopndevano al fuoco uccidendo due terroristi:. Una pattuglia della Polizia di Frontiera accoreva in copertura dei militari e uccideva il terzo terrorista che però indossava una cintura esplosiva che detonava ferendo uno dei militari.
Addosso ai tre terrosti morti venivano scoperte numerose armi da fuoco che dovevano probabilmente servire per un grande attentato contro civili israeliani

Perché si perpetua il mito delle “provocazioni anti-islamiche”

di Ruthie Blum

Il 28 settembre 2000 l’allora leader dell’opposizione israeliana Ariel Sharon fece visita al Monte del Tempio, a Gerusalemme. A causa della controversia politica che riguarda quel sito, la visita di Sharon al luogo santo doveva essere coordinata in anticipo. E così fu. L’allora ministro per la pubblica sicurezza Shlomo Ben-Ami diede luce verde a Sharon dopo aver ricevuto assicurazione dal capo delle sicurezza dell’Autorità Palestinese, Jibril Rajoub, che la cosa non avrebbe causato problemi. Rajoub diede il suo consenso a condizione che Sharon, durante la visita, non entrasse nella moschea Al-Aqsa; ma avvertì che se fosse sorto qualche problema, la polizia palestinese non sarebbe intervenuta a protezione di Sharon. Di conseguenza, dovette essere allertata la polizia israeliana.
Sharon si attenne alle regole. Si recò sul luogo durante il normale orario di visita per turisti e non entrò nella moschea. Restò sulla spianata del Monte del Tempio per circa mezz’ora. Per tutto il resto della giornata, i palestinesi scatenarono il caos gridando e gettando pietre dal Monte del Tempio sulle forze di sicurezza sottostanti. Al calar della notte si contavano 28 agenti israeliani feriti. Il giorno dopo i mass-media ufficiali dell’Autorità Palestinese lanciarono un appello a tutti i palestinesi perché accorressero a “difendere la moschea di Al-Aqsa”, mentre venivano organizzati autobus carichi di adolescenti palestinesi che venivano portati al Monte del Tempio a prendere parte ai disordini. Il giorno successivo era la vigilia di Rosh Hashana (il capodanno ebraico). I palestinesi radunati sul Monte del Tempio di diedero a gettare sassi e pietre sui fedeli ebrei in preghiera nel sottostante piazzale del Muro Occidentale (il cosiddetto “muro del pianto”). Quel 30 settembre segnò l’avvio ufficiale di quella che i palestinesi chiamarono “l’intifada di Al-Aqsa”: che ebbe inizio con sommosse violente nelle città arabe in tutto Israele e nei territori sotto controllo palestinese, per poi deflagrare in cinque anni di vera e propria guerra stragista a base di attentati suicidi contro lo stato ebraico e i suoi abitanti.
Il vero impulso a quella guerra non fu la visita di Sharon al Monte del Tempio, bensì la reazione del capo dell’Olp Yasser Arafat al fallimento dei vertice di Camp David del luglio precedente: un fallimento da lui stesso orchestrato. Il che non solo è stato documentato dal Rapporto Mitchell, pubblicato nell’aprile 2001, ma anche successivamente riconosciuto, sia pure indirettamente, dalla stessa dirigenza palestinese attraverso la stampa da essa controllata.
Tutto ciò non ha impedito ai “pacifisti”, israeliani e non, e a tutto il loro coro nei mass-media locali e stranieri, di continuare per anni ad attribuire comunque l'orrenda catena di attentati sugli autobus, nei centri commerciali e nei bar di tutto Israele alla “provocazione” di Sharon sul Monte del Tempio (o alla “passeggiata di Sharon alle moschee”). Ancora oggi, in effetti, capita di sentir citare quell'evento come il catalizzatore se non addirittura la causa di quella che il mondo non-arabo chiama “la seconda intifada”.
Un fenomeno analogo sta capitando oggi nel mondo arabo. È interessante notare che anche in questa occasione tutto è iniziato alla vigilia del capodanno ebraico, ma questa volta i fatti non sono legati a Israele. Si tratta piuttosto di un “regalo” agli Stati Uniti nell’undicesimo anniversario degli attacchi dell’11 settembre alle Torri Gemelle e al Pentagono. È iniziato in Libia, con lo spietato assassinio dell’ambasciatore degli Stati Uniti e di altri tre americani innocenti, e si è poi rapidamente diffuso a macchia d’olio in tutte le comunità musulmane del mondo. La causa apparente di questa nuova carneficina, che sta mietendo decine di vite, sarebbe un video-clip postato su YouTube che ritrae il profeta Maometto come un depravato sessuale. Tutti i fatti, però, indicano che gli attacchi libici che hanno incendiato il resto della regione erano stati accuratamente preparati in anticipo, senza alcun nesso con quel filmetto di quart’ordine che era già in circolazione da un pezzo prima che qualcuno se ne adontasse tanto. Il che, naturalmente, non ha impedito all’amministrazione Obama e al dipartimento di stato di Clinton di perpetuare il mito secondo cui quest’ennesima follia di massa anti-americana (e anti-israeliana) sarebbe dovuta alla “provocazione” di un oscuro filmmaker pornografo che vive in quel di Los Angeles; né ha attenuato la contrita posizione di Washington di fronte ai poveri musulmani mortalmente offesi dal filmetto; né ha indotto i mass-media ha modificare il modo in cui riferiscono degli orrori quotidiani di questi giorni.
In questo caso come in quello di Sharon sul Monte del Tempio, il motivo per cui i “pacifisti” occidentali perpetuano questo genere di falsità è sempre lo stesso: finché possono attribuire a Israele e all’America tutta la colpa per il comportamento degli estremisti islamisti, possono rimanere attaccati alla loro fede nella soluzione dei conflitti attraverso semplici gesti di buona volontà (da parte di Israele e dell’America, ovviamente). Indipendentemente da quante volte questa idea si sia ritorta contro chi la propone, in senso letterale e figurato, essi si rifiutano di abbandonarla. Fortunatamente per il resto di noi – che preferiamo vivere nel mondo reale anziché essere massacrati nel mondo delle favole – gli islamisti non fanno mistero del loro odio e delle loro intenzioni.

(Da: Israel HaYom, 19.9.12)



domenica 16 settembre 2012

Razzi contro Israele

Continua il lancio di razzi contro Israele da parte dei terroristi palestinesi di Gaza.
In risposta a questi continui attacchi, l'aviazione israeliana ha bombardato la scorsa notte una fabbrica di armi ed esplosivi, utunnel per il contrabbando e la sede di una cellula terroristica.: si ritiene che dei terrorsti siano morti.
Nel mese di settembre sono già 15 i razzi con i quali i terrorsiti palestinesi hanno sparato contro Israele colpendo una casa e causando gravi danni.
Come sempre, le IDF continueranno a colpire tutti coloro che attentano alla vita e alla tranquillità dei cittadini israeliani.

Shanà Tovà

 Shanà Tovà! from Israeli soldiers

Innocence of Muslims: il regista non ha cittadinanza israeliana. Ennesima bufala antisemita

Il regista e produttore del cortometraggio “Innocence of Muslims” che sta provocando tanti sommovimenti nel mondo islamico (sfociati in proteste e assalti alle rappresentanze diplomatiche USA in Egitto e Libia, quest’ultima sfociata nell’uccisione dell’Ambasciatore Chris Stevens e di altri tre membri dello staff diplomatico USA) non è un cittadino israeliano. A confermarlo a diversi organi di stampa israeliani è un alto funzionario del consolato israeliano a Los Angeles.
«Non ci risulta che esista alcun Sam Bacile e non risulta nemmeno essere conosciuto da qualcuno della comunità ebraica in America». Queste le parole lapidarie del funzionario israeliano. Sembra che il consolato israeliano di Los Angeles, pressato dalle richieste, abbia fatto anche una veloce indagine tra i produttori di Los Angeles e nessuno conosce, nemmeno di nome, questo Sam Bacile.
Secondo Morris Sadek, cristiano copto di origine egiziana residente negli USA che ha promosso il film sul suo blog, Sam Bacile sarebbe americano e nemmeno ebreo. «L’obbiettivo del film – ha detto Sadek – è quello di denunciare la discriminazione contro i cristiani in Egitto. Non so come sia uscito il legame tra Sam Bacile e Israele».
Noi invece lo sappiamo benissimo. Basta andare a vedere la spiegazione che ne da un video di RAINEWS24 (di tale Iman Sabbah) per vedere il palese tentativo di accostare Israele e l’ebraismo a questo cortometraggio. La giornalista, presumibilmente araba, da informazioni precise su Sam Bacile affermando con certezza che ha il doppio passaporto e che “ha prodotto quel video per aiutare la sua patria, Israele”. Evidentemente la giornalista araba di Mineo & C. non è molto informata oppure ha deliberatamente cercato di aizzare la violenza musulmana contro Israele, come se ce ne fosse bisogno.

Rights Reporter



domenica 9 settembre 2012

Israele: prima Medaglia d'oro ai giochi paraolimpici di Londra

L'israeliano Noam Gershony ha vinto la medaglia d'oro nel tennis in carrozzella, battendo l'americano David Wagner 6-3 6-1
Gershony, pilota di elicotteri Apache prima che rimanesse ferito durante la guerra del Libano del 2006, ha ricevuto la telefonate del premier Netanyahu che si ècongratulato con lui perchè "simboleggia il trinfo dello spirito umano sulle difficoltà della vita" e del Presidente Peres che gli ha detto "hai portato una sorpresa emozionante alla nazione, hai dimostrato di essere bravo sul campo (di tennis) così come avevi dato prova di essere un valido pilota nei cieli".
Gershony ha vinto anche una medaglia di bronzo nel doppio insieme a Shraga Weinberg.
Salgono così a otto le medaglie della delegazione israeliana a queste paraolimpiadi:
oltre alle medaglie di Gershony e Weinberg, ci sono anche quelle del tiratore Doron Shaziri e del ciclista Koby Lion (argenti) del nuotatore Inbal Pearo (due bronzi) e del nuotatore Itshak Mamistvalov (bronzo)

sabato 8 settembre 2012

Hadas Yaron vince il premio come miglio attrice al Festival di Venezia

L'attrice israeliana Hadas Yaron ha vinto oggi il premio come miglior attrice al 69 Festival del Cinema di Venezia, per il suo ruolo nel film "Fill the Void"
Il film narra la storia di una giovane sposa divisa tra l'amore e gli obblighi familiari ed è in anteprima oggi.

Israeliani (ebrei e arabi) soddisfatti del loro paese, anche se vedono lontana la pace

Tre cittadini israeliani su quattro si dichiarano ottimisti circa il futuro del paese, nonostante la situazione della sicurezza, le difficoltà socio-economiche e tutte le sfide altre che lo attendono. È quanto emerge dal sondaggio “Democracy Index” diffuso giovedì dall’Israel Democracy Institute.
Il Democracy Index è un vasto e approfondito sondaggio d’opinione che il Centro Rilevamenti Guttman dell’Israel Democracy Institute conduce ogni anno dal 2003. Il questionario di 57 domande ha fotografato le opinioni di un campione rappresentativo su base nazionale di 1.025 israeliani adulti (834 ebrei e 191 arabi), raccolto dal Cohen Institute for Public Opinion dell’Università di Tel Aviv fra il 16 e il 17 aprile 2012. Il margine di errore è di 3,1 punti percentuali.
Secondo l’Index, il rapporto complessivo fra ottimisti e pessimisti è di 75,6% contro 21,8%. Tra i cittadini ebrei, il 78,8% si dichiara ottimista circa il futuro di Israele mentre solo il 18,1% si dichiara pessimista. Fra i cittadini arabi, il 60,2% è ottimista contro il 39,3% di pessimisti. “E’ importante sottolineare che la maggior parte degli israeliani vede con ottimismo il futuro del paese – dice la prof. Tamar Hermann, che supervisiona il progetto per l’Israel Democracy Institute – La nostra resilienza nazionale si basa fortemente sul fatto che, se pure tanta gente può sembrare sconfortata e talvolta sembra che lo zeitgeist, lo spirito del tempo, sia lo scoraggiamento, appena si scava un po’ più a fondo si scopre che la gente, qui, non è affatto abbattuta”.
Il dato complessivo israeliano risulta l’esatto inverso di quello registrato negli Stati Uniti, dove su un campione di 1.441 cittadini registrati come elettori, intervistati recentemente dalla società di ricerche di mercato Ipsos, il 76% si è dichiarato convinto che il loro paese sia sulla strada sbagliata. Israele risulta inoltre ottavo in una lista di 36 paesi esaminati in base al grado complessivo di soddisfazione dei cittadini nell’ultimo Better Life Index dell’Ocse. Gli Stati Uniti risultano al 12esimo posto, l’Italia a 26esimo:
Intervistati su perché si dichiarino ottimisti, il 21,5% degli ebrei israeliani ha dato una riposta generica, il 18,2% ha citato la sicurezza e le Forze di Difesa, il 13,7% la solidarietà nella società israeliana, il 12,2% il sionismo e il patriottismo, l’8,4% la propria famiglia, l’8,2% economia e tecnologia, il 7,1% la propria fede religiosa, il 6,4% la politica. Solo il 2% ha citato un futuro di pace.
Fra gli arabi israeliani, le principali motivazioni citate sono l’ottimismo in generale, la politica, l’economia e la tecnologia d’Israele, l’istruzione superiore.
Alla domanda sul prossimo futuro, l’85,4% degli intervistati ebrei ha detto che Israele sarà capace di difendersi militarmente e l’84,9% che il paese manterrà il suo status di nazione leader nell’alta tecnologia. Solo il 17,1% ha detto che Israele finirà col perdere il suo carattere ebraico, e solo il 32,7% ritiene che Israele si troverà internazionalmente più isolato di oggi.
Solo il 22,5% degli intervistati ebrei ritiene che verrà firmato un accordo di pace coi palestinesi. Ben più alta la percentuale di arabi israeliani convinti che verrà raggiunto un accordo di pace (38,7%), mentre è più bassa quella degli arabi che considerano Israele capace di difendersi (62,8%).
Alla domanda se desiderino continuare a vivere in Israele a lungo termine, la percentuale di risposte positive sia dei cittadini ebrei che di quelli arabi si aggira intorno al 90%.
Intervistati su quale considerino il fattore di tensione più vistoso nella società israeliana, gli israeliani hanno citato la divisione fra ebrei e arabi, seguita da quella fra laici e religiosi e da quella fra ricchi e poveri. Solo successivamente è stata menzionata la disputa fra destra e sinistra sulle questioni diplomatiche e di sicurezza. La percentuale di coloro che hanno citato la tensione fra ebrei askenaziti e sefarditi è risultata così bassa da essere inferiore al margine d’errore.
L’Index ha anche indagato l’opinione di vari gruppi sociali rispetto alla questione se per loro sia più importante che Israele abbia un carattere ebraico e/o democratico. Fra gli haredim (ultra-ortodossi), l’80,4% ha detto che è più importante il carattere ebraico, il 19,2% che carattere ebraico e democratico sono importanti allo stesso modo. Nessun ultra-ortodosso ha preso in considerazione uno stato democratico non ebraico. Fra i cittadini ebrei che si dicono laici o tradizionalisti (e che costituiscono la grande maggioranza), il 43,3% ha definito altrettanto importanti il carattere ebraico e quello democratico, il 35% ha definito più importante il carattere democratico, il 20% quello ebraico.
Più del 50% degli israeliani intervistati si definisce politicamente di destra, il 30% si definisce di centro, il 17% di sinistra. Alla domanda su come il governo attuale (di destra) stia gestendo i problemi del paese, il 14,1% degli intervistati di sinistra ha detto “bene”, l’83,6% ha detto “non bene”. Fra gli intervistati di centro, il 32,3% ha detto “bene”, il 64,4% “non bene”. La destra risulta articolata: quelli che si definiscono moderati si dividono a metà fra coloro secondo cui il governo sta gestendo bene i problemi e coloro che affermano il contrario, mentre quelli che si definiscono di estrema destra hanno per il 56% un’opinione negativa e per il 41% un’opinione positiva.
Intervistati circa il loro grado di fiducia nelle istituzioni, le Forze di Difesa risultano in prima posizione con l’85,2% dei consensi, seguite dalla Presidenza dello Stato (78,6%) e dalla Corte Suprema (73,4%), il Consigliere giuridico del governo (72,7%), la polizia (60,9%), il governo (56,8%), il primo ministro (56,4%) e la Knesset (52,7%). In fondo alla scala i mass-media (46,3%) e i partiti politici (34,1%). Disaggregando il dato, gli arabi israeliani mettono per prima la Corte Suprema, seguita dalla polizia e poi dai mass-media, mentre le istituzioni che fra gli arabi riscuotono meno fiducia sono i partiti politici e il primo ministro. Anche gli ebrei israeliani di sinistra ripongono la massima fiducia nella Corte Suprema e la minima fiducia nei partiti. Gli israeliani di destra e di centro hanno massima fiducia nelle Forze di Difesa e nel presidente, e minima fiducia nei partiti politici e nei mass-media.
La maggioranza degli intervistati ritiene che le proteste sociali dell’estate 2011 siano riuscite a suscitare l’attenzione dei mass-media e una presa di coscienza nell’opinione pubblica, ma pensa che abbiano avuto meno successo nel modificare le priorità del governo e non siano riuscite a intaccare la condizione del ceto più ricco.
Gli israeliani ebrei hanno tre volte più probabilità degli israeliani arabi di affermare che la leadership politica della comunità araba è più estremista degli stessi cittadini arabi che dice di rappresentare.
Il 58,3% degli intervistati ebrei ritiene che i cittadini arabi israeliani non subiscano discriminazioni, mentre il 74,9% degli intervistati arabi pensa il contrario.
Secondo la prof. Hermann, le divisioni su molte questioni rilevate dal sondaggio dimostrano la forza della democrazia nello Stato ebraico. “Sono convinta che la democrazia israeliana è viva e vegeta – dice – E’ una democrazia vivace e vitale, più di molte democrazie occidentali: il cittadino medio è interessato, informato ed esprime opinioni su questioni politiche che in altri paesi sono considerate appannaggio delle élite. È un buon segno, per una democrazia, il fatto che la gente è coinvolta e impegnata”.

(Da: Jerusalem Post, israele.net, 6.9.12)



Iran: «I sionisti diffondono l’omosessualità per controllare il mondo»

Un servizio della scorsa settimana sul giornale iraniano Mashregh News, controllato dal governo e affiliato agli islamisti estremisti di Qom, sostiene che “il regime sionista diffonde l’omosessualità” in tutto il mondo allo scopo di perseguire il suo obiettivo di dominare il pianeta. L’articolo ha suscitato aspre critiche fra vari esperti occidentali di cose iraniane per il suo carattere esplicitamente omofobo e antisemita.

Scrive infatti Mashregh News che Stati Uniti e Regno Unito usano il denaro che ricevono dagli “ebrei” per diffondere l’omosessualità in tutto il mondo, e attacca Israele che accusa di “promuovere manifestazioni per i diritti dei gay”, denunciando in particolare Tel Aviv come il “paradiso dei gay sulla terra”. Il giornale iraniano deride poi l’ebraismo “conservative” che accetta rabbini gay, ed esorta i governi occidentali a impedire alla gente di dedicarsi ad attività gay in quanto “immorali” e a sottoporre a "trattamento medico" gli omosessuali al fine di porre termine alla loro condotta.

“Sembra di leggere un articolo di propaganda nazista tratto dal Der Stürmer”, ha scritto lunedì Chris Karnak sul sito gay tedesco GGG. Secondo Wahied Wahdat-Hagh, esperto di minoranze in Iran, si tratta di un articolo “anti-gay, anti-occidentale e antisemita”. “Il testo – aggiunge – legittima l’esecuzione dei gay in Iran: l’hanno fatto non solo per deridere l’Occidente, ma per motivare il fatto che il regime in Iran mette a morte i gay”.

L’articolo su Mashregh News attacca anche Hollywood, "colpevole" di dipingere i gay sullo schermo in termini positivi. Inoltre, secondo l’articolo, le scuole in California includono l’omosessualità nei loro programmi educatovi per via di una raccomandazione in questo senso di una "università ebraica".

“Quest’ultimo attacco alla dignità umana da parte del regime iraniano non desta tragicamente nessuna sorpresa – dice Saba Farzan, tedesca di origine iraniana, esperta nel campo dei diritti umani nella Repubblica Islamica – E tuttavia parole così perfide continuano a ferire. Ancora una volta questa barbara dittatura ha svelato il suo odio verso gay e lesbiche, oltre che verso lo Stato d’Israele e i paesi occidentali. Il che è particolarmente assurdo visto che in Medio Oriente Israele è l’unico Stato dove la comunità gay è al sicuro e tutelata. Con questa incivile visione del mondo la Repubblica Islamica mostra fino a che punto è veramente senza speranza”.
(Da: Jerusalem Post, 5.9.12)

Nella vignetta in alto: il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad: “Non ci sono gay in Iran… non più”.


Questo articolo è dedicato a coloro (anche esponeti delle associazioni per i diritti degli omosessuali), che boicottano Israele perchè "perseguita i palestinesi".

giovedì 6 settembre 2012

5 settembre 1972: la strage di Monaco

Oggi ricorre il 40° anniversario della strage di Monaco.
Il 5 settembre del 1972, durante lo svolgimento dei giochi olimpici, un gruppo di assassini palestinesi prese in ostaggio 11 atleti della delegazione israeliana. Ne uccisero subito uno, Moshe Weinberg di 33 anni, lottatore, che per cercare di far fuggire un compagno, benche ferito, con un pugno fratturò la mascella a un terrorista facendogli saltare diversi denti.
La cosa agghiacciante è che i giochi non vennero interrotti, solo dopo la morte del secondo ostaggio si decise di fare una cerimonia di commemorazione.
Durante tuto il tempo le gare non si interruppero e a distanza di 40 anni a Londra, il Comitato Olimpico Internazionale ha negato anche un minuto di silenzio per commemorare l'eccidio degli 11 atleti israeliani.
La vergogna rimarrà indelebile su coloro che hanno fatto questa scelta.
Ricordiamo gli israeliani massacrati a Monaco:
1.David Berger, 28 anni, pesista, nato negli Stati Uniti d'America e recentemente emigrato in Israele
2.Ze'ev Friedman, 28 anni, pesista, nato in Polonia e sopravvissuto alle persecuzioni razziali
3.Yossef Gutfreund, 40 anni, arbitro di lotta greco-romana, padre di due figlie
4.Eliezer Halfin, 24 anni, lottatore, nato in Unione Sovietica, cittadino israeliano da pochi mesi
5.Yossef Romano, 31 anni, pesista, nato in Libia, padre di tre figli e veterano della Guerra dei Sei Giorni
6.Amitzur Shapira, 40 anni, allenatore di atletica leggera, nato in Israele, padre di quattro figli
7.Kehat Shorr, 53 anni, allenatore di tiro a segno, nato in Romania, aveva perso la moglie e una figlia durante le persecuzioni razziali
8.Mark Slavin, 18 anni, lottatore, nato in Unione Sovietica ed emigrato in Israele nel maggio 1972
9.André Spitzer, 27 anni, allenatore di scherma, nato in Romania e padre di una bimba di pochi mesi
10.Yakov Springer, 51 anni, giudice di sollevamento pesi, nato in Polonia e unico sopravvissuto del suo nucleo familiare alle persecuzioni razziali
11.Moshe Weinberg, 33 anni, allenatore   Onore a loro.