Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

CERCA NEL BLOG

Translate this page

Pallywood

Loading...

Sempre con Israele!!!

Sempre con Israele!!!

Lettori fissi

venerdì 30 novembre 2012

Netanyahu: «Sì a uno stato palestinese, purché siano garantite esistenza e sicurezza dello stato ebraico»

"Israele è pronto a vivere in pace con uno stato palestinese, ma perché la pace possa durare deve essere garantita la sicurezza di Israele. I palestinesi devono riconoscere lo stato ebraico e devono essere pronti a porre fine al conflitto con Israele una volta per tutte”.
Lo ha ribadito giovedì mattina il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu parlando al Menachem Begin Heritage Center di Gerusalemme.
“Nessuno di questi interessi vitali, di questi interessi vitali per la pace – ha continuato Netanyahu – nessuno di essi compare nella risoluzione che viene presentata oggi all'Assemblea Generale dell’Onu, ed è per questo Israele non la può accettare. L'unico modo per arrivare alla pace è attraverso accordi che vengano raggiunti direttamente dalle parti, attraverso validi negoziati fra di esse, e non attraverso risoluzioni dell’Onu che ignorano completamente la sicurezza di Israele e i suoi vitali interessi nazionali”.
Israele, ha chiarito Netanyahu, non può accettare “una risoluzione così unilaterale, che non promuove la pace e anzi la fa arretrare”.
“E per quanto riguarda i diritti del popolo ebraico in questa terra – ha concluso il primo ministro israeliano – ho un semplice messaggio per tutti coloro che si riuniscono oggi nell’Assemblea Generale: nessuna decisione delle Nazioni Unite può spezzare il legame di quattromila anni tra il popolo di Israele e la terra di Israele”.

(Da: MFA, 29.11.12)



UNA VIOLAZIONE DEGLI ACCORDI CHE NON MERITA RISPOSTE ECLATANTI

Israele intende adottare un “profilo basso” circa il tentativo dei palestinesi di elevare lo status della loro rappresentanza all’Onu (senza negoziato né accordo con Israele) perché non vuole che eventuali misure israeliane distolgano l’attenzione dalla violazione degli accordi internazionali commessa dall'Autorità Palestinese. Lo ha spiegato mercoledì un alto rappresentante del governo di Gerusalemme, che ha aggiunto: “Reagiremo a tempo debito. Faremo tutto ciò che è possibile in conformità alla legge israeliana e gli accordi internazionali”.
Israele considera la manovra palestinese all’Onu una chiara violazione del principio di base del processo di pace, secondo cui tutte le questioni in sospeso devono essere risolte mediante un accordo negoziato fra le parti. La fonte israeliana ha lasciato intendere che, come conseguenza della mossa unilaterale palestinese, Israele potrebbe decidere di attenersi puntigliosamente alla lettera degli accordi firmati, compreso il Protocollo siglato a Parigi nel 1994 sulle relazioni economiche fra Israele e Autorità Palestinese. In base a quel Protocollo, Israele ha il diritto di trattenere i fondi riscossi come tasse per conto dell’Autorità Palestinese, a titolo di pagamento di beni e servizi forniti all'Autorità Palestinese. L’Autorità Palestinese deve più di 800 milioni di shekel (più di 160 milioni di euro) alla Società Elettrica Israeliana, un debito che Gerusalemme potrebbe ora detrarre dai prossimi trasferimenti mensili di fondi fiscali.
Secondo il rappresentante israeliano, il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) sta procedendo con questa mossa alle Nazioni Unite al solo scopo di coprire i suoi fallimenti sul fronte interno e la sua incapacità di provvedere almeno in parte a un miglioramento delle condizioni di vita dei palestinesi. I recenti fatti di Gaza, continua la fonte, hanno dimostrato quanto Abu Mazen sia irrilevante, per cui cerca un modo per dimostrare che conta qualcosa: “La sua mossa all’Onu non riguarda il popolo palestinese né uno stato palestinese, ma soltanto la sua sopravvivenza personale”.
Ci saranno un po’ di “fuochi d’artificio” a Ramallah, conclude il rappresentante di Gerusalemme, ma non cambierà niente di concreto. E Israele non ha intenzione di diramare dichiarazioni drammatiche né adottare eclatanti misure di ritorsione.

(Da: Jerusalem Post, 28.11.12)



giovedì 29 novembre 2012

Vergogna Italia!

Vergogna per l'Italia che ha cambiato campo all'ultimo momento sul voto all'ONU per la Palestina: infischiandosene persino di tutto l'operato del parlamento legittimamente eletto, il governo tecnico ha voltato gabbana e si è schierato con i nemici di Israele (Francia e Spagna su tutti) e con i paesi islamici che vogliono la distruzione di Israele.
La politica estera italiana, da anni ormai schierata sinceramente con Israele, ha subito una brusca sterzata con questa mossa del tutto inaspettata.
Si va contro tutti i principi internazionali, si va contro ogni dialettica e colloquio faticosamente intessuto e ripetutamente interrotto dall'intransigenza araba con la convinzione (errata e la storia dirà quanto errata!) che si vuole favorire il "moderato" Abu Mazen, il mandante della strage di Ma'alot, il propugnatore del terrorismo, colui che inaugura centri sportivi intitolati a terroristi suicidi che si sono fatti esplodere in mezzo a inermi civili israeliani, colui che rifiuta di riconoscere Israele come stato ebraico, colui che pretende i confini del 67 e il "rientro" di 5 milioni di "profughi" in Israele (dimostrando che vuole la distruzione di Israele) a discapito dei terroristi di hammazz al potere a Gaza.
Sembra che nessuno si renda conto che questo è solo un altro passo degli arabi verso il loro unico vero obiettivo che da oltre 60 anni condiziona la loro esistenza: eliminare Israele, ricaccaire in mare gli ebrei e distruggere quanto da loro creato in oltre cento anni.
Sinceramente sono profondamente deluso da questa cosa: spero che non segni l'inizio di un cambiamento della politica italiana a favore di Israele, sarebbe un tradimento inaccettabile.

VIVA ISRAELE!

Sde Avraham (Israele): sventato nuovo tentativo di strage. Ma questo i media non ce lo racconteranno…

Gerusalemme, 26 Novembre 2012 – Nonostante la tregua (già messa a dura prova dal lancio di razzi nei giorni scorsi e dal tentativo di infiltrazione sul territorio israeliano dei giorni scorsi), un uomo di etnia araba proveniente dalla Striscia di Gaza è penetrato lunedì mattina nel moshav (villaggio cooperativo) Sde Avraham, nella regione di Eshkol, dove ha accoltellato una donna, madre di quattro figli che erano con lei in casa, che tuttavia si è difesa lottando, e lo ha messo in fuga .

Affrontato dai soldati venuti ad arrestarlo, il terrorista ha cercato di aggredirli ed è rimasto ucciso dalla loro reazione. Sde Avraham si trova a pochi chilometri dal confine con Gaza e l’Egitto.

(Fonte Progetto Dreyfus, Israele.net, 26 Novembre 2012)

martedì 27 novembre 2012

Hamas, un drappello di eroi per i soliti indignati d'Europa

Rimettiamo le cose in ordine. L'esercito israeliano Tsahal ha evacuato Gaza, unilateralmente, senza condizioni, nel 2005, su iniziativa di Ariel Sharon. Da allora, non c'è più presenza militare israeliana in questo territorio che, per la prima volta, è sotto controllo palestinese. Le persone che lo amministrano - e che, tra parentesi, non sono arrivate al potere attraverso le urne ma con la violenza e al termine (giugno 2007) di uno scontro sanguinoso con altri palestinesi durato parecchi mesi - non hanno ormai, con l'ex occupante, nemmeno l'ombra di un contenzioso territoriale, come quello per esempio che aveva l'Olp di Yasser Arafat.
Si poteva ritenere che le rivendicazioni di Arafat, e quelle di Mahmoud Abbas oggi, fossero eccessive, o formulate male o in parte inaccettabili: almeno esistevano e lasciavano la possibilità di un accordo politico, di un compromesso. Mentre ora, con Hamas, prevale un odio nudo, senza parole né sfide negoziabili: solo una pioggia di razzi e missili sparati secondo una strategia che, avendo come unico fine la distruzione della «entità sionista», bisogna pur chiamare guerra totale.
Quando Israele si accorge infine di questo, quando i suoi dirigenti decidono di rompere il riserbo che per mesi li aveva portati ad accettare quello che nessun altro dirigente al mondo ha mai dovuto accettare; quando constatano, oltretutto nel terrore, che il ritmo dei bombardamenti è passato da una media di 700 lanci all'anno a quasi 200 in qualche giorno, e che l'Iran ha cominciato a consegnare ai suoi protetti i razzi Fajr-5 che possono colpire non più soltanto il Sud, ma il cuore stesso del Paese, fino ai sobborghi di Tel Aviv e Gerusalemme, e si decidono a reagire e a farlo con vigore, cosa crediamo che succeda?
Il Consiglio di sicurezza dell'Onu, che raramente abbiamo visto negli ultimi mesi così pronto a scattare, si riunisce con urgenza: non tuttavia per dibattere dell'eventuale sproporzione della legittima difesa israeliana, ma del suo principio stesso.
Il ministro degli Esteri britannico - al quale non auguriamo di vedere il Sud del suo Paese sotto il fuoco di una organizzazione che riprendesse il sentiero della guerra terroristica - avverte minaccioso lo Stato ebraico che, facendo il suo lavoro di proteggere i propri cittadini, perderà gli ultimi magri sostegni che egli ha la bontà di riconoscergli sulla scena internazionale.
La responsabile della diplomazia europea, Catherine Ashton, comincia con lo sdoganare Hamas da attacchi che, secondo lei, sarebbero in parte fomentati da «altri gruppi armati» e - stimando nel più puro stile tartufesco che i torti siano da condividere fra gli estremisti dei due campi - si limita a deplorare una «escalation della violenza» in cui, come nella notte hegeliana, tutte le vacche diventano nere.
Il Partito comunista, in Francia, esige «sanzioni».
I Verdi, che non si son quasi sentiti né sulla Siria né sulla Libia, né sulle centinaia di migliaia di morti delle guerre dimenticate in Africa o nel Caucaso, proclamano che «l'impunità di Israele deve finire».
I manifestanti «pacifisti», che non si degnano di uscir di casa quando sono Gheddafi o Assad a uccidere, scendono in piazza: ma è per dire la loro solidarietà con l'unico partito che, in Palestina, rifiuta la soluzione dei due Stati, dunque la pace.
E non parliamo degli esperti in complotti che in questa storia vogliono vedere solo la mano demoniaca di un Netanyahu felice di una nuova guerra che faciliterà la sua rielezione.
Non mi addentrerò in conteggi che dimostrerebbero a questa gente ignorante come tutti i sondaggi, prima della crisi, davano Netanyahu già vincitore.
Non mi abbasserò a confidare a coloro che comunque ritengono Israele, qualsiasi cosa faccia, come l'eterno colpevole, i motivi che, se fossi israeliano, mi dissuaderebbero dal votare per la coalizione uscente.
Cosa serve ricordare a tali piccoli furbi che, se c'è una manovra, una sola, all'origine dell'attuale tragedia, è quella di un establishment Hamas pronto a tutti gli eccessi e a tutte le fughe in avanti, e deciso, in realtà, a lottare fino all'ultima goccia di sangue dell'ultimo palestinese pur di non dover restituire il potere, e i relativi vantaggi, ai nemici giurati del Fatah?
Di fronte a questo concerto di cinismo e di malafede, di fronte al due pesi e due misure, secondo cui un morto arabo è degno di interesse solo se si può incriminare Israele; di fronte all'inversione dei valori che trasforma l'aggressore in aggredito e il terrorista in resistente; di fronte all'abile gioco di prestidigitazione che vede gli Indignati di ogni Paese «eroicizzare» una Nomenklatura brutale e corrotta, spietata con i deboli, le donne, le minoranze, e che arruola i propri bambini in battaglioni di piccoli schiavi inviati a scavare i tunnel attraverso cui transiteranno i traffici fruttuosi che la arricchiranno ancora di più; di fronte all'ignoranza crassa della natura reale di un movimento di cui i Protocolli dei saggi di Sion sono uno dei testi costitutivi, e di cui è capo Khaled Meshaal, che fino a poco tempo fa lo dirigeva da una confortevole villa di Damasco, c'è una sola parola: oscenità.
Bernard-Henri Lévy
22 novembre 2012
 

domenica 25 novembre 2012

Già partita la corsa dell’Iran al riarmo dei terroristi di Gaza

Satelliti spia israeliani hanno avvistato una nave nel porto iraniano di Bandar Abbas che veniva caricata di missili destinati, secondo gli analisti, alla striscia di Gaza. Lo ha scritto domenica il Sunday Times. Secondo il reportage, il carico comprenderebbe missili Fajr-5 a media gittata come quelli che Hamas ha lanciato su Tel Aviv e Gerusalemme e le cui scorte le Forze di Difesa israeliane hanno significativamente impoverito durante i recenti combattimenti anti-Hamas nella striscia di Gaza, ma anche missili balistici Shahab-3 che potrebbero essere posizionati in Sudan allo scopo di minacciare direttamente Israele.
“Con un grosso sforzo – ha detto una fonte israeliana citata dal quotidiano britannico – l’Iran è abilmente riuscito a creare un braccio strategico militare puntato contro Israele da sud”.
Il carico potrebbe passare per il Mar Rosso, il Sudan e l’Egitto lungo un percorso consolidato, già usato dall’Iran per contrabbandare armi verso Gaza, scrive il Sunday Times. “Riteniamo che navi militari iraniane all’ancora in Eritrea accompagneranno la nave carica di armi non appena farà il suo ingresso nel Mar Rosso”, ha detto la fonte israeliana.
A quanto risulta, la spedizione è stata approntata la scorsa settimana nel momento stesso in cui Israele e Hamas accettavano il cessate il fuoco dopo otto giorni di combattimenti. “Indipendentemente dal cessate il fuoco – ha dichiarato al Sunday Times una fonte della Difesa israeliana – noi attaccheremo e distruggeremo qualunque carico di armi diretto a Gaza dovessimo individuare”.
Mahmoud al-Zahar, uno dei più alti esponenti di Hamas a Gaza, citato sabato dalla Reuters, ha dichiarato che Hamas continuerà ad armarsi con l’aiuto dell’Iran, nonostante la tregua sottoscritta al Cairo preveda la cessazione di tutti i lanci di razzi contro Israele. “Non possiamo fare altro che continuare a importare armi con tutti i mezzi possibili – ha dichiarato Zahar ai giornalisti, spiegando di contare sul fatto che Tehran “incrementerà il suo sostegno militare e finanziario a Hamas”. Ed ha aggiunto: “Abbiamo tutto il diritto di prendere soldi e armi dall’Iran, che ce li dà per amore di Dio senza porre condizioni, e io ne sono testimone”.
In una inconsueta telefonata al “primo ministro” di Hamas a Gaza Ismail Haniyeh, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad si è personalmente complimentato per quelle che ha definito la sua "resistenza" e "intransigenza" contro Israele, stando a quanto riferito dall’agenzia ufficiale IRNA.
Nel recente passato il Sudan, che gli analisti considerano una delle principali vie di transito del traffico di armi verso la striscia di Gaza controllata da Hamas, ha accusato più volte l’aviazione israeliana d’aver colpito sul suo territorio dei convogli e una fabbrica di armi. Israele si è sempre astenuto dal commentare tali accuse.

(Da: Ha’aretz, Jerusalem Post, Israel HaYom, 25.11.12

sabato 24 novembre 2012

Cambiano solo i nomi


Israele non ha alcun bisogno di un successo militare per porre fine alla battaglia. Non ha bisogno di una “foto” di vittoria per terminare l’operazione “Colonna di nube difensiva”.
Fin dal suo inizio il movimento sionista, nelle sue diverse forme, si è trovato in stato di guerra con arabi e palestinesi, ormai da più di centoventi anni. I “tumulti del 1929”, la “guerra d’indipendenza”, la “guerra dei sei giorni” e una sfilza di altri nomi per ogni operazione, scontro e battaglia. I nomi sono l’unica cosa che cambia.
Anche l’operazione “Colonna di nube difensiva” fa parte di quella stessa guerra, che verosimilmente non è destinata a finire tanto presto. Come tale, essa ha già registrato diversi risultati: l’eliminazione del capo militare di Hamas e di altri capi terroristi, colpi diretti inferti ai centri di Hamas, l’intercettazione di intere raffiche di razzi con il sistema “Cupola di ferro”. Dunque non c’è alcun bisogno di un “colpo vittorioso”, di una immagine che soddisfi il desiderio popolare di una tangibile vittoria militare.
Lo Stato d’Israele è circondato da più di 200.000 missili e razzi. I paesi arabi attorno a noi, e i palestinesi, hanno imparato la lezione: non possono sopraffare esercito e forze aeree dì Israele. Hanno anche imparato un’altra cosa, molto probabilmente con la Guerra del Golfo del 1991: la popolazione civile è vulnerabile e reagisce con sbalzi d’umore estremi. In base a questa consapevolezza, i paesi arabi e i gruppi terroristici si sono armati con una incredibile quantità di missili e razzi. Ma le azioni delle Forze di Difesa israeliane in quest’ultima settimana hanno messo gli arabi di fronte a una nuova prospettiva: la combinazione di un eccellente lavoro di intelligence e di forze aeree eccezionali può neutralizzare in modo significativo la minaccia di razzi e missili. Il sistema “Cupola di ferro” accresce il duro colpo che ha subito la loro strategia.
“Colonna di nube difensiva” non è che l’ennesimo capitolo nel libro delle guerre che Israele ha dovuto combattere. Fra due mesi, o due anni, se non addirittura prima, la situazione tornerà a ripetersi. Ancora una volta cercheranno di colpirci con i missili, ancora una volta le forze aeree israeliane si lanceranno nei raid, e ancora una volta le batterie di “Cupola di ferro” si attiveranno per neutralizzare la minaccia sulle città israeliane.
Così è la nostra vita, in questa “villa in mezzo alla giungla” – come una volta ebbe a definire Israele il ministro della difesa Ehud Barak.
Non vi è alcuna necessità di una “immagine di vittoria”. È più che sufficiente che il capo di stato maggiore Benny Gantz, il cui esercito ha fatto un ottimo lavoro in questi ultimi giorni, dichiari che questa fase è finita. Con la scritta “continua alla prossima puntata”, purtroppo.

(Da: YnetNews, 20.11.12)

mercoledì 21 novembre 2012

A proposito di quei vigliacchi di hammazz....

Che quei topi di fogna di hammazz si nascondessero dietro i bambini è cosa risaputa, che si nascondessero dentro le ambulanze dell'ONU è cosa risaputa e fotografata negli anni scorsi, che usassero gli uffici dell'UNRWA come depositi è noto, che si facessero scudo dei giornalisti è meno noto. Un esempio del genere è venuto oggi, quando un capo mafia di Hamas è stato preso di mira dalle forze aeree israeliane mentre era alla guida di un veicolo con la scritta "TV" sul cofano.
Muhammed Shamalah, comandante delle forze di Hamas nel sud della Striscia e responsabile dei programmi di formazione di HAmaz, è stato preso di mira da un attacco aereo israeliano mentre era alla guida di un'auto con l'indicazione "TV", come se fosse un veicolo di un giornalista televisivo, abusando della tutela concessa ai giornalisti.
L'incidente è avvenuto il giorno stesso che quattro dirigenti palestinesi agenti della Jihad islamica ha preso possesso di un piano del palazzo della stampa estera a Gaza e lo ha usato come luogo di incontro, mettendo a rischio la vita di tutti i giornalisti all'interno. L'IDF ha individuati gli obietivi e un colpo diretto è stato confermato. I giornalisti sono stati avvertiti di rimanere a distanza dai terroristi o dai siti terroristici nella Striscia, per la loro sicurezza.

«Siria e Iran avevano tutto l’interesse a istigare l’escalation di Hamas contro Israele»

Mentre tutto il mondo arabo condanna gli attacchi israeliani contro i terroristi di Hamas nella striscia di Gaza e l’operazione “Colonna di nube difensiva” occupa tutti i titoli dei mass-media arabi, una guerra civile (assai più sanguinosa) continua a imperversare in Siria fra i ribelli e il regime del presidente Bashar Assad: una guerra che dura ormai da un anno e otto mesi (con un bilancio di vittime che praticamente ogni giorno equivale a quello di tutta la “guerra” di Gaza).
È su questo sfondo che Tariq Alhomayed, direttore di "al-Sharq al-Awsat", il quotidiano più influente nel mondo arabo, ha cercato di riportare l’attenzione dei suoi lettori su quest’altra tragedia del mondo arabo, sottolineando l’elemento-chiave che a suo parere ha portato all’escalation nel sud di Israele: gli iraniani e Assad.In un editoriale intitolato “La soluzione per Gaza: tornare alla Siria”, Alhomayed scrive: “Purtroppo le guerre nella nostra regione sono diventate come una gara, sicché ogni guerra ne copre un’altra. In altre parole, queste guerre non sono altro che una mossa per fughe in avanti. Dunque ciò che sta accadendo a Gaza è una fuga in avanti, in particolare nella speranza di salvare Assad, o almeno assicurarsi che il prezzo del suo rovesciamento sia più caro per tutti. E il grande architetto di queste guerre è l’Iran”.
Secondo Alhomayed, gli iraniani hanno cercato di incendiare i fronti sui confini di Israele attraverso i loro agenti. Non avendo avuto successo sui fronti siriano e libanese, hanno optato per la striscia di Gaza. “Quando il fronte del Golan non si è mosso abbastanza in fretta, Assad e Iran hanno fatto ricorso al fronte di Gaza, che può essere infiammato molto più velocemente”.
Riguardo alla Siria, Alhomayed scrive: “Ora, la migliore soluzione per uscire da questa guerra, o raid aerei, a Gaza è tornare alla Siria, e con forza, giacché chiunque sia responsabile del lancio dei razzi da Gaza, lo ha fatto pur sapendo benissimo che non c’era nessuna equivalenza. L’unico scopo era salvare Assad, i cui giorni sono contati: anzi, la sua cacciata è dietro l'angolo”.
Mentre le forze di Assad continuano a bombardare pesantemente città e quartieri ribelli e le vittime in Siria si contano a decine ogni giorno, la scorsa settimana il regime siriano ha approfittato della crisi nella striscia di Gaza per condannare quelli che ha definito “i crimini della barbarie israeliana contro la nazione palestinese e il governo di Gaza”, e ha fatto appello alla comunità internazionale perché costringa Israele a cessare i raid. E al giornale statale siriano "Al-Tishreen" non è parso vero di poter riempire le sue pagine con i fatti di Gaza e le condanne del “nemico occupante”.

Esattamente come gli altri mass-media del mondo arabo, e non solo.

(Da: YnetNews, 19.11.12)


Quella di Tariq Alhomayed non è una voce isolata. Accanto alle condanne arabe ufficiali dell’operazione israeliana a Gaza e alle proteste popolari, non mancano editorialisti e opinionisti arabi che accusano pesantemente Hamas. Sono critiche che giungono prevalentemente da stati del Golfo, Autorità Palestinese e alcuni elementi in Egitto: cioè dal campo di coloro che si oppongono a Iran, Siria e Hezbollah. I critici sostengono che gli attacchi missilistici di Hamas su Israele sono irresponsabili e inefficaci, e che non fanno che offrire un pretesto a Israele per attaccare Gaza. Molti accusano l'Iran di sfruttare la causa palestinese e infiammare l'intera regione al fine di dimostrare la propria forza, migliorare la propria posizione nei negoziati sul nucleare e distogliere l'attenzione dalla crisi in Siria. Vale la pena sottolineare che questi critici danno per scontato che la crisi è stata innescata dai lanci di razzi di Hamas che hanno scatenato la reazione di Israele.

Per una rassegna di articoli di questo tenore (tradotti in inglese), si veda:



Nonstante i razzi dei terroristi, Israele invia medicinali e cibo a Gaza

Gerusalemme, 18 Novembre 2012 – Malgrado l’incessante e continuo lancio di missili e razzi sempre più potenti dalla Striscia di Gaza contro le città israeliane (750 solo in questa settimana), il governo di Netanyahu ha continuato ad inviare beni di prima necessità alla popolazione palestinese. Questa mattina 124 camion hanno attraversato attraverso i valichi di Kerem Shalom e di Erez. I veicoli contengono generi alimentari, prodotti caseari, farmaci, tessuti, combustibili, materiali da costruzione, giocattoli e aiuti umanitari.

Lo ha comunicato il Coordinatore per le attività nei territori, aggiungendo che 35 diplomatici e rappresentanti internazionali hanno lasciato Gaza attraverso i valichi, insieme a una trentina di palestinesi bisognosi di cure in ospedali israeliani.

(Fonte: Il Borghesino, Israele.net, 18 Novembre 2012)

Da Gaza razzi su Gerusalemme. Ma non era una città santa anche per l’Islam?

Gerusalemme, 20 Novembre 2012 – Per la seconda volta dall’inizio dell’operazione anti-terrorismo denominata “Amud Anan” (Colonna di nube difensiva) sono risuonate le sirene d’allarme in tutta la zona di Gerusalemme, oggi intorno alle ore 14.15 (ora locale), poco prima dell’arrivo nella città del segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon.

Uno o due missili palestinesi lanciati dalla striscia di Gaza si sono abbattuti su terreni non edificati nella zona di Gush Etzion, fra villaggi israeliani e palestinesi, vicino Betlemme. Non si esclude la possibilità che vi siano vittime nelle aree sotto giurisdizione dell’Autorità Palestinese. La Stella Rossa di Davide ha offerto il proprio aiuto alla Mezzaluna Rossa palestinese. Le Brigate Izz al-Din al-Qassam (Hamas) hanno rivendicato i lanci su Gerusalemme.

Come giustamente hanno fatto notare i nostri amici de Il Borghesino nessuna voce di condanna dal mondo arabo per l’aggressione di quella che è ritenuta la terza città santa al mondo, dopo la Mecca e Medina.

(Fonte: Israele.net, 20 Novembre 2012)

Alcune puntualizzazioni necessarie

Care "anime" belle:

1) La capitale di Israele è Gerusalemme, non Tel Aviv
2) Israele è una democrazia compiuta, non un regime (per quello rivolgersi a paesi arabi, Iran, Turchia ecc. ecc.)
3) Gaza non è un territorio occupato. Israele ha lasciato Gaza definitivamente nel 2005 alla Autorità Nazionale Palestinese. Di seguito il territorio è stato occupato con la forza da Hamas e ogni struttura lasciata da Israele (tra cui delle modernissime serre del valore di 10 milioni di dollari) distrutta.
4) Hamas non è un partito politico o un gruppo di resistenza, Hamas è un gruppo universalmente riconosciuto come terrorista.
5) La Palestina non esiste così come non esiste il popolo palestinese. Si può parlare di territori ebraici concessi e occupati dagli arabi.
6) L’assedio di Gaza è una invenzione (una delle tante) degli arabi che occupano i territori ebraici (leggi palestinesi). Ogni giorno da Israele entrano decine di camion con ogni tipo di materiale, compreso la benzina per poter far funzionare le centrali elettriche. Israele è l’unico Stato al mondo a inviare aiuti ai suoi nemici.
7) I raid difensivi di Israele contro le basi terroristiche nella Striscia di Gaza sono una normale reazione di legittima difesa al continuo lancio di missili. Se ci sono morti tra i civili è solo perché i terroristi islamici sono così vigliacchi da nascondere le batterie di lancio e i depositi di armi tra le case civili facendosi scudo dei civili stessi.
8) Non esiste il concetto di “risposta spropositata”. Una risposta militare ad uno o più attacchi terroristici è sempre una risposta militare data con i mezzi di cui uno dispone. Esiste invece il concetto di “difesa inqualificabile o vile” che significa non portare una divisa per confondersi tra i civili e farsi scudo dei civili stessi, la stessa adottata dai terroristi arabi.
9) Gli arabi che compiono attentati contro Israele non sono “resistenti” ma sono “terroristi” perché cercano di colpire deliberatamente la popolazione civile. Un resistente queste cose non le fa.

lunedì 19 novembre 2012

Resto qui per parlare al mondo

Di Assaf Farhadian
La mia vita quotidiana a Beersheva è regolata sul fatto che trascorro il tempo, qui, come studente: studiando, lavorando, andando a qualche festa e al pub con gli amici, e insomma facendo tutte le cose che potete immaginare. Mercoledì scorso, quando è iniziata l’operazione “Colonna di nube difensiva”, i corsi sono stati improvvisamente sospesi e ci è stato detto di fermare tutto e sgomberare l’università, secondo le disposizioni della Protezione Civile. Poche ore dopo Beersheva era deserta, vuota e silenziosa – ad eccezione della sirena dell’allarme anti-aereo che suonava a tutto volume un paio di volte ogni ora.
Non intendo giudicare quelli che hanno scelto di andarsene da qui all'inizio di quest’ennesimo round di attacchi sul sud di Israele. Rispetto e capisco la loro scelta, quale che sia. Io, per quanto mi riguarda, ho deciso di restare, come tanti altri, per mostrare a noi stessi, agli altri cittadini d’Israele, ai nostri alleati e ai nostri nemici in tutto il mondo, che il nostro fronte interno è forte e saldo. Anche nei momenti in cui le sirene suonano nel sud di Israele, la mia casa è qui, a Beersheva, e non intendo andare da nessun altra parte.
Non è un sentimento di missione speciale, ma la semplice basilare consapevolezza che questa è la mia casa: non nel centro di Israele dove vivono i miei genitori, non su al nord dove stanno molti miei amici, ma qui nel sud. E come tanti altri israeliani che non hanno voluto lasciarsi tutto alle spalle quando le loro città sono state in pericolo, anche gli abitanti del sud di Israele non se ne andranno.
Non sto negando che c’è pericolo. In effetti non c’è un motivo logico perché io resti qui: non è che aiuto a combattere i terroristi, né sto rischiando la vita nella difesa del paese. Suppongo che in questo caso l’aspetto emotivo sovrasta quello razionale. In effetti, per me è importante il morale della nazione e detta il mio comportamento.
Non chiedo a nessuno di rischiare la vita, Dio non voglia. Ma possiamo restare in luoghi protetti, come i rifugi antiaerei, e diffondere il messaggio che i cittadini di Israele presi di mira dai razzi di Gaza sono forti e saldi. Abbiamo passato di peggio, sopravvivremo anche a questo. E non andremo da nessun altra parte.
Ripensiamo per un momento alla prima volta che il fronte interno si trovò in pericolo. Per tutti questi 64 anni da quando è nato lo Stato d’Israele, il fronte civile interno – non le basi militari – è stato preso di mira. I cittadini e le loro case sono stati il fronte di guerra, a difesa di Israele. L’ethos nazionale è sempre stato e sarà fermo, risulto e forte. “Tutto il paese è in prima linea e tutti i cittadini sono soldati al fronte”.
Questa volta le cose non stanno in modo diverso, e bisogna capire che il nostro atteggiamento caparbio e la nostra forza interiore sono necessari non solo per noi stessi, ma per i nostri nemici e per coloro nel resto del mondo che devono capire quanto è complessa quaggiù la realtà. La mia esperienza di lavoro e di volontariato mi ha insegnato come la realtà assuma maschere diverse. Ho visto come la nostra realtà in Israele appaia completamente differente vista dall'esterno, attraverso i mass-media, sul web e nei campus universitari in giro per il mondo. La mia scelta di restare qui non è solo per rafforzare il fronte interno e mostrare determinazione. È un dovere rispetto a come Israele viene visto dal resto del mondo: non credete a tutto quello che leggete o vedete nei telegiornali.
Ecco perché registro brevi video ogni volta che suonano le sirene: per chiunque sia interessato e voglia sentire in prima persona cosa si prova a vivere a Beersheva nel novembre 2012. Sappiamo tutti che un’immagine vale più di mille parole. Credo che sia nostro dovere far circolare la verità, dare alla gente il quadro autentico e la reale sensazione della realtà israeliana attraverso ogni mezzo possibile.
Non faccio finta d’aver capito che cosa hanno passato i cittadini del sud di Israele nell'ultima dozzina d’anni, da quando i razzi hanno iniziato ad abbattersi direttamente sulle loro città. Questo è il mio quarto anno a Beersheva, dove onestamente le cose non andavano poi tanto male, e dunque non posso nemmeno immaginare come abbiano vissuto le famiglie e i bambini di Sderot e delle altre cittadine prossime alla striscia di Gaza. La loro vita quotidiana non è cambiata granché, in tutti questi anni. Per anni e anni sono stati bersagliati con i razzi lanciati verso le loro case, le scuole, gli ospedali, i giardini d’infanzia. Personalmente non credo che nessuno, da nessuna parte, meriti di vivere in una situazione di questo tipo.
Tuttavia, in questo round, nel momento in cui i terroristi lanciano razzi praticamente ad ogni ora sui civili innocenti di Beersheva, io – un semplice studente dell’Università Ben Gurion del Negev, semplice cittadino d’Israele abitante a Beersheva – resto qui, con la schiena dritta, per mandare un messaggio al resto del mondo.
(Da: YnetNews, 18.11.12)

Video registrato durante un allarme alle 14.00 del 16 novembre:

Video registrato durante un allarme alle 13.00 del 16 novembre:

Video registrato durante un allarme alle 10.00 del 17 novembre:




La parola alle immagini

Nel corso degli ultimi dodici anni sono stati lanciati più di 12.000 razzi e obici di mortaio palestinesi dalla striscia di Gaza contro la popolazione civile israeliana. La “guerra” dei terroristi guidati da Hamas è sistematicamente e deliberatamente rivolta contro la popolazione civile indifesa.
In questo video sono raccolte alcune immagini della vita nelle regioni circostanti la striscia di Gaza, dove un milione di israeliani (compresi anziani, bambini, portatori di handicap…) hanno meno di un minuto di tempo per correre in un rifugio da quando viene suonato l’allarme.


 
Le Forze di Difesa israeliane conducono una guerra esclusivamente mirata contro i terroristi e le loro strutture, cosa resa particolarmente dal fatto che i terroristi piazzano metodicamente armi ed esplosivi dentro o a ridosso delle strutture civili, e si fanno scudo dei civili palestinesi.
In questo video, diffuso dalle Forze di Difesa israeliane, è documentato il bombardamento chirurgico del 18 novembre di una postazione di lancio interrata su un terreno di fronte a una moschea della striscia di Gaza (che resta intatta):


 
In quest’altro filmato è documentato il bombardamento del 17 novembre dell’abitazione di un capo delle Brigate di Hamas, nel nord della striscia di Gaza, utilizzata per immagazzinare ordigni esplosivi. Le esplosioni secondarie attestano la presenza di tali ordigni:


 
Se un missile, già lanciato contro un obiettivo terroristico, rischia di colpire dei civili, il pilota israeliano fa deviare la traiettoria del missile verso un punto diverso per preservare vite innocenti, come documentano i casi riportati in questo filmato:


MENTITORI SERIALI

 
Nei giorni scorsi Hamas ha diramato una gran quantità di affermazioni clamorose. Vale la pena passarle in rassegna per vedere come funziona “l’informazione” di Hamas.

 
Video Uno


 
Hamas si è vantata d’aver colpito in pieno Tel Aviv – Falso
Hamas si è vantata d’aver colpito tre basi delle Forze di Difesa israeliane – Falso
Hamas ha diffuso come se fosse scattata a Gaza una foto scattata un mese fa in Siria
Hamas si è vantata d’aver colpito la Knesset (il parlamento israeliana a Gerusalemme) – Falso
Hamas si è vantata d’aver ucciso tre soldati israeliani in una jeep – Falso
Hamas si è vantata d’aver colpito la Borsa israeliana (a Tel Aviv) – Falso
Hamas ha diffuso le immagini di un uomo ferito – ed eccolo che pochi minuti dopo se ne va sulle sue gambe

 
Video Due


Hamas ha sostenuto che un missile si è abbattuto a 200 metri dall’Ambasciata degli Stati Uniti (a Tel Aviv) – Falso
Hamas si è vantata d’aver colpito una nave militare israeliana uccidendo un soldato e ferendone altri tre – Falso
Hamas si è vantata d’aver abbattuto un caccia israeliano – Falso
Hamas ha sostenuto che Israele ha usato armi da fuoco contro rivoltosi presso il carcere di Ofer (in Israele) – Falso
Hamas ha sostenuto che Israele ha ammesso che civili sono stati feriti dai missili su Tel Aviv – Falso

 
(Da: idf, israele.net, 18.11.12)



Nella grafica qui a sinistra: Il 45% degli israeliani vive nel raggio dei razzi di Hamas. Equivarrebbero a: 28 milioni di britannici, 30 milioni di francesi, 140 milioni di americani [27 milioni di italiani]. Voi cosa fareste?



sabato 17 novembre 2012

Gaza: Hamas non rispetta la tregua e continua il lancio di razzi contro le città israeliane. Allarme anche a Tel Aviv

Gerusalemme, 16 Novembre 2012 – Operazione “Amud Anan”: durante la notte tra giovedì e venerdì l’aviazione israeliana ha colpito e distrutto i depositi sottorranei di armi e munizioni palestinesi (qui il video: si notino le “esplosioni secondarie” dopo il primo colpo, a dimostrazione dell’effettiva presenza di munizioni e armi nel luogo colpito). Da quando è iniziata l’operazione, sono state colpite 500 installazioni belliche dei terroristi, per la maggior parte magazzini di armi e missili di fabbricazione iraniana, a media e lunga gittata, e rampe di lancio operative, e oltre 300 missili hanno colpito Israele, di cui 100 sono stati intercettati da Iron Dome.

L’esercito israeliano, dalle prime ore del mattino, sta osservando un cessate il fuoco di tre ore per favorire la visita del Primo Ministro egiziano Hisham Qandil, ma il braccio armato di Hamas, contro tutte le regole e convenzioni internazionali, sta approfittando di questa pausa per lanciare indisturbato quanti più missili possibile verso le città israeliane (uno dei quali ha centrato, ironia della sorte, un veicolo sul quale viaggiava un reporter della Reuters), alcuni dei quali dal centro abitato di Gaza. Sono più di otto, tre in simultanea, i missili che il sistema ‘Cupola d’Acciaio’ ha neutralizzato sui cieli di Ashdod. Nel corso della mattinata è suonato l’allarme anche a Tel Aviv, seguito da una forte esplosione.

“Per Hamas cessate il fuoco significa che loro possono sparare e che a noi è proibito”. Ha detto uno dei portavoce dell’esercito durante un’intervista alla televisione ed ha aggiunto poi: “… alla fine di questa campagna, vi assicuro, avranno perfettamente capito il significato del termine “cessate il fuoco”.

venerdì 16 novembre 2012

IDF Aircraft Target Rockets Warehouse in Gaza

Hamas Hides Fajr-5 Rocket in Underground Launch Site in Gaza

IDF Pinpoint Strike on Ahmed Jabari, Head of Hamas Military Wing

Netanyahu: «Israele non intende tollerare attacchi di razzi su un quinto della sua popolazione»


“Nelle settimane e nei giorni scorsi Hamas e le altre organizzazioni terroristiche della striscia di Gaza avevano reso impossibile la vita di più di un milione di cittadini israeliani nel sud del paese. Nessun governo tollererebbe una situazione che vede un quinto della propria popolazione vivere sotto un incessante fuoco di fila di razzi e missili. E Israele non intende tollerarla”.
Inizia con queste parole una dichiarazione che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha rilasciato giovedì pomeriggio alla stampa estera. “Questo è il motivo per cui il mio governo – ha proseguito Netanyahu – ha dato istruzione alle Forze di Difesa israeliane di condurre raid chirurgici mirati contro le strutture terroristiche a Gaza. Per lo stesso motivo Israele continuerà a intraprendere tutte le iniziative necessarie per difendere la propria popolazione. Voglio ricordare che sette anni fa Israele si è ritirato da Gaza fino all'ultimo centimetro quadrato. Poi Hamas ha preso il controllo delle aree sgomberate. E che cosa ha fatto? Anziché costruire un futuro migliore per gli abitanti di Gaza, i capi di Hamas, sostenuti dall'Iran, hanno trasformato Gaza in una roccaforte del terrorismo. Hanno sparato migliaia di razzi sulle nostre città e cittadine, sui nostri civili, sui nostri bambini. Hanno introdotto clandestinamente a Gaza migliaia di razzi e missili, li hanno piazzati deliberatamente nelle aree civili: nelle case, nelle scuole, a ridosso degli ospedali. Solo dall'inizio di quest’anno hanno sparato più di mille razzi e missili contro Israele, compresi i duecento lanciati in queste ultime ventiquattro ore. Sottolineo tutto questo perché è importante capire un punto molto semplice: non c’è alcuna simmetria morale, non c’è alcuna equivalenza morale fra Israele e le organizzazioni terroristiche della striscia di Gaza. I terroristi commettono un doppio crimine di guerra: sparano sui civili israeliani e si nascondo dietro ai civili palestinesi. Israele, al contrario, adotta ogni misura possibile per cercare di evitare vittime civili. Ho visto oggi la foto di un bambino sanguinante. È un’immagine che dice tutto: Hamas prende deliberatamente di mira i nostri bambini e piazza deliberatamente i suoi razzi in mezzo ai loro bambini. Nonostante questa realtà di fatto, ed è una realtà di fatto estremamente difficile, Israele continuerà a fare tutto quanto in suo potere per evitare vittime civili".
"Devo dire – ha concluso il primo ministro israeliano – che dai miei colloqui coi leader del mondo traggo la convinzione che capiscono bene questo stato di cose. Ieri ho parlato col presidente Obama e l’ho informato sulle operazioni di Israele. Voglio esprimere ancora una volta apprezzamento al presidente Obama per il suo inequivocabile sostegno al diritto di Israele di difendersi. Così come voglio esprimere apprezzamento agli altri leader con cui ho avuto occasione di parlare nelle ultime ventiquattro ore: il presidente francese Hollande, il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon, il ministro degli esteri dell’Unione Europea Catherine Ashton, il rappresentante del Quartetto Tony Blair. Desidero ringraziarli per la loro comprensione della necessità e del diritto che ha Israele di difendersi. Nelle ultime ventiquattro ore Israele ha messo in chiaro che non intende tollerare attacchi di razzi e missili sui suoi civili. Mi auguro che Hamas e le altre organizzazioni terroristiche di Gaza abbiano recepito il messaggio. In caso contrario, Israele è pronto a prendere ogni iniziativa necessaria per difendere la propria popolazione”.

(Da: MFA, 15.11.12)

Un’operazione necessaria (ma non risolutiva)


Ahmed Jabari è stato eliminato mercoledì. Meglio tardi che mai. Il raid contro di lui e quelli successivi contro i siti dei missili Fajr e contro altri capi di Hamas erano passi necessari per Israele per ripristinare la sua forza deterrente, che negli ultimi mesi era andata disgregandosi. L’unico modo possibile di fermare i lanci di razzi dalla striscia di Gaza per un periodo prolungato è che le Forze di Difesa israeliane e i servizi di sicurezza facciano pagare a Hamas un prezzo pesante. Questo era l’obiettivo dell’azione israeliana di mercoledì. L’operazione militare attualmente in corso non è cosa da poco, ma non è nemmeno la soluzione complessiva del problema Gaza.
Per un momento Israele è stato di nuovo all’altezza della sua reputazione, agendo con agilità e furbizia. Il ministro Benny Begin, membro del gabinetto di sicurezza, è stato mandato a dire in radio che la tornata di violenze volgeva al termine. Il primo ministro Benjamin Netanyahu e il ministro della difesa Ehud Barak hanno pronunciato frasi fatte e poi hanno ingannato Hamas andando a visitare il confine al nord con la Siria: intanto davano al capo di stato maggiore Benny Gantz l’ordine di lanciare la controffensiva.

Israele avrebbe potuto lanciare prima l’operazione “Colonna di nube difensiva” e togliere di mezzo altri capi di Hamas, ma i servizi di sicurezza avevano indicato che c’era una possibilità di beccare Jabari. Quindi è stata presa la decisione di aspettare la giusta occasione per eliminarlo. Intanto l’intelligence militare aveva impiegato tempo ed energie per mappare con precisione i siti della striscia di Gaza dove erano immagazzinati i missili a lungo raggio Fajr (quelli capaci di raggiungere il cuore di Israele e Tel Aviv).
Hamas è stata colta completamente di sorpresa. Non pensava che il governo israeliano avrebbe avuto il fegato di rispondere alle sue provocazioni. Il “primo ministro” di Hamas a Gaza, Ismail Haniyeh, si era spinto a dichiarare che, se l’attuale governo egiziano fosse stato al potere nel 2008, non ci sarebbe stata nessuna “operazione Piombo fuso”. Hamas non poteva immaginare di trovarsi di fronte a una nuova operazione militare israeliana. Ha sbagliato valutazione, convinta che Israele fosse in una posizione di debolezza. 
In ogni caso, mercoledì Netanyahu e Barak hanno evitato toni arroganti o trionfalistici. Anzi, il portavoce delle Forze di Difesa israeliane Yoav Mordechai ha sottolineato che ci attendono “giorni duri”.
Il governo ha fissato obiettivi realistici per questa operazione, nell’ovvia consapevolezza che operazioni come questa non possono offrire soluzioni complete. Alla fine dell’operazione non vi sarà un accordo di pace e nemmeno una tregua a lungo termine. Gli abitanti del sud di Israele avranno un po’ di quiete solo se Israele riuscirà a ristabilire un livello di deterrenza che duri qualche anno. Ma la strada per arrivarci è lunga. Vi saranno alti e bassi. Vi saranno dure battaglie diplomatiche sia con i nostri vicini mediorientali, sia con i nostri amici in Europa e Stati Uniti. Altri Grad colpiranno Israele e un missile Fajr potrebbe anche raggiungere l’area densamente popolata di Tel Aviv. Gli israeliani devono evitare ogni isterismo e rafforzare la loro solidarietà verso i concittadini del sud. Le divisioni politiche interne scompariranno temporaneamente, ma naturalmente alcuni partiti romperanno l’ampio consenso nazionale appena si verificheranno i primi inevitabili errori e le prime difficoltà.
Lanciare l’operazione “Colonna di nube difensiva” è stata sicuramente la mossa corretta, ma la parte difficile sarà portarla a termine. Interverranno soggetti internazionali, amichevoli e ostili, e avranno inizio i mercanteggiamenti. L’operazione merita ampio sostegno, ma bisogna prendere un bel respiro profondo. Gli israeliani sul fronte interno dovranno avere pazienza, ragionevolezza e sangue freddo. Tutti devono capire sin d’ora che i vantaggi ottenuti con i successi dell’operazione saranno limitati solo al futuro immediato.



(Da: Israel HaYom, 15.11.12)



Nelle foto in alto: razzi palestinesi lanciati da Gaza; il sistema anti-missile israeliano “Cupola di ferro” in azione

Tre civili israeliani uccisi da razzi palestinesi


Tre civili israeliani, due donne e un uomo, sono stati uccisi nella loro abitazione a Kiryat Malachi giovedì mattina, centrata da un razzo palestinese.
I tre stavano cercando di raggiungere il vano scale rafforzato, ma non hanno fatto in tempo. Ferite altre persone, fra cui due bambini. Colpita anche un’altra abitazione della cittadina.
I lanci di razzi palestinesi dalla striscia di Gaza sulle città israeliane sono proseguiti per tutta la notte e la mattina di giovedì. Colpita un’abitazione a Ashdod e una scuola (vuota) a Ofakim. Razzi anche su Beersheba, Ashkelon, Eshkol e Gan Yavne. Un'ottantina i razzi intercettati dal sistema anti-missilistico “Cupola di ferro”.
Più di 240 razzi palestinesi sono stati lanciati dalla striscia di Gaza contro città israeliane tra mercoledì sera e giovedì mattina, dopo l’inizio dell’operazione anti-terrorismo “Colonna di nube difensiva” durante la quale le forze aeree israeliane a metà giornata di giovedì avevano colpito circa 200 obiettivi terroristici: soprattutto lancia-razzi e depositi di armi di Hamas e Jihad Islamica, spesso posizionati in edifici civili, ma anche cinque cellule terroristiche impegnate nel lancio di razzi contro Israele. Sarebbero quindici i palestinesi morti in questi raid. Le forze aeree israeliane hanno iniziato a lanciare volantini sulla striscia di Gaza avvertendo i civili di tenersi lontani da covi e basi terroristiche, che sono l’obiettivo dei raid. Immagine e traduzione in inglese del volantino sono visibili su: http://www.idfblog.com/2012/11/14/live-updates-idf-terror-targets-gaza . Lo stesso messaggio viene inviato anche per telefono a migliaia di abitanti di Gaza.
Nel frattempo, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu (che nei giorni scorsi non si era occupato dei lanci di razzi palestinesi nonostante le ripetute denunce israeliane) si è riunito giovedì mattina su richiesta di Egitto, Marocco e palestinesi. L’ambasciatore sudanese, Daffa-Alla Elhag Ali Osman, parlando a nome del gruppo dei paesi arabi ha chiesto al Consiglio di condannare “l’odioso e barbarico attacco israeliano”. Dopo 90 minuti di discussione, il Consiglio non ha votato nessuna risoluzione.
L’ambasciatore Usa Susan Rice ha difeso con determinazione il diritto di Israele a difendersi dagli aggressivi attacchi palestinesi dicendo che “nulla giustifica la violenza di Hamas e altre organizzazioni terroristiche” diretta contro Israele. L’ambasciatore israeliano Ron Prosor ha riferito che anche altri rappresentanti hanno difeso il diritto di Israele all'autodifesa condannando gli attacchi indiscriminati contro civili israeliani.
Parlando al Consiglio di Sicurezza, Prosor ha detto: “Tutti voi qui riuniti sapete bene quante volte ho fatto appello a questo Consiglio in merito alla terribile realtà che subisce la popolazione del sud di Israele. Non è certo la prima volta che metto in guardia circa il potenziale esplosivo della situazione a Gaza. Ho sollevato la questione intervento dopo intervento, lettera dopo lettera, incontro dopo incontro. Il Consiglio non ha fatto nulla e non ha detto nulla: neanche una parola. Noi israeliani abbiamo dato dimostrazione della massima moderazione per anni, ma Israele ha il diritto e il dovere di rispondere a questi attacchi. Israele non intende giocare alla roulette russa con la vita dei suoi cittadini”.

L’ultima importante offensiva anti-terrorismo israeliana nella striscia di Gaza (operazione “piombo fuso”) si ebbe tra la fine di dicembre 2008 e gennaio 2009, dopo che per due mesi il sud del paese era stato bersagliato da razzi palestinesi. L’operazione comportò raid aerei per sette giorni, seguiti da un’offensiva di terra di 15 giorni contro basi e centri di Hamas e altre organizzazioni terroristiche. Nei due anni successivi si registrò un netto calo dei lanci di razzi e colpi di mortaio palestinesi: poco più di 250 in tutto negli anni 2009 e 2010 contro i circa 1.000 del solo 2008. Tuttavia, Hamas e altri gruppi iniziarono subito un’intensa attività di riarmo facendo entrare nella striscia di Gaza migliaia di razzi Grad, razzi anti-carro, granate RPG, missili anti-aerei a spalla e proiettili di mortaio attraverso il confine con il Sinai egiziano. Dall'inizio del 2011 più di 1.100 ordigni sono stati lanciati contro il sud di Israele, circa 800 dei quali nel solo 2012.

(Da: YnetNews, Jerusalem Post, 15.11.12)

Nelle foto in alto: la casa di Kiryat Malachi dove tre civili israeliani sono stati uccisi da un razzo palestinese; un bambino israeliano ferito nella stessa città; civili israeliani in un rifugio anti-aereo a Nitzan

Capire Gaza, capire Israele


Editoriale del Jerusalem Post
La recente escalation di attacchi sul sud di Israele è stata innescata da terroristi della striscia di Gaza, verosimilmente affiliati alla Jihad Islamica palestinese, quando sabato scorso hanno sparato un razzo anti-carro contro una jeep delle Forze di Difesa israeliane in normale servizio di pattuglia sul versante israeliano del confine, nei pressi del kibbutz Nahal Oz. I quattro soldati della Brigata Givati a bordo della jeep sono rimasti feriti, uno in modo molto grave (versa ancora in pericolo di vita e rischia di perdere la vista).
Dopo quell'attacco condotto totalmente a freddo, più di 150 fra razzi e colpi di mortaio palestinesi sono stati sparati contro centri civili del sud di Israele come Ashdod, Ashkelon, Gan Yavne, Netivot, Sderot e altri. Centinaia di migliaia di abitanti della zona – uomini donne e bambini – vivono nella costante paura di essere colpiti da un razzo o da un proiettile di mortaio.
Non è la prima volta che terroristi della striscia di Gaza controllata da Hamas lanciano raffiche di attacchi prendendo deliberatamente di mira civili israeliani. Gli abitanti del sud di Israele conoscono purtroppo molto bene i mortai e i razzi Qassam e Grad sparati dalla vicina Gaza. Solo dall'inizio di quest’anno sono stati sparati un migliaio di ordigni su città e cittadine del sud di Israele. Quest’ultima escalation di attacchi ha convinto molti, anche nel governo e nell’establishment della difesa, della necessità che Israele ripristini la sua forza deterrente con una reazione più decisa e determinata all'aggressività dei terroristi.
Lo Stato d’Israele – come ogni altro Stato sovrano – ha il dovere morale di proteggere i propri cittadini dalle aggressioni del terrorismo. Non a caso la responsabilità di proteggere i cittadini costituisce un principio dell’Onu, adottato nel 2005 sulla scorta dei massacri in Rwanda, fondato sul concetto che la sovranità non rappresenta solo un diritto, ma anche una responsabilità. Se Israele non facesse tutto ciò che è in suo potere per garantire agli abitanti nel sud la necessaria protezione dal terrorismo estremista islamico, si macchierebbe di una grave inadempienza anche sul piano del diritto internazionale. A quel punto la comunità internazionale avrebbe l’obbligo di intervenire per garantire ai cittadini israeliani la dovuta protezione dai terroristi che operano dalla striscia di Gaza controllata da Hamas.
Purtroppo, però, troppi nella comunità internazionale non solo non fanno nulla per fermare i terroristi che dalla striscia di Gaza prendono di mira innocenti civili israeliani, ma si rifiutano anche solo di riconoscere il fondamentale diritto d'Israele di difendere i suoi cittadini. Le legittime operazioni militari israeliane – lanciate per contrastare gli attacchi terroristici che partono dalla striscia di Gaza – vengono falsamente descritte come atti d’aggressione non provocati.
Un esempio eclatante di questa tendenza nei consessi internazionali a delegittimare moralmente il diritto di Israele all'autodifesa è dato dal Rapporto Goldstone. Richard Goldstone e gli altri membri della commissione di indagine nominata dal Consiglio Onu per i Diritti Umani, dopo l’operazione anti-Hamas “piombo fuso” del gennaio 2009, accusarono ingiustamente i militari israeliani d’aver intenzionalmente preso di mira i civili palestinesi nella striscia di Gaza. Alcuni mesi dopo che il rapporto era stato pubblicato e l’immagine d’Israele era stata diffamata, con un editoriale apparso sul Washington Post Goldstone ammise che Israele “come linea di condotta non ha preso intenzionalmente di mira i civili”. La realtà, infatti, è che Israele fa tutto ciò che è in suo potere per evitare di colpire civili nella striscia di Gaza, anche ricorrendo alle tecnologie più avanzate e mettendo a repentaglio la vita dei propri soldati. Ma quando Hamas e le altre organizzazioni terroristiche si mimetizzano di proposito da civili, posizionano se stessi e le loro armi nei centri più popolati e usano i civili come scudi umani, è chiaro che i civili rischiano di essere colpiti. Troppo spesso queste morti tragiche e non volute vengono falsamente descritte come “crimini di guerra” non solo da Hamas e dalle altre organizzazioni terroristiche, ma anche da ong e agenzie Onu per i dritti umani che in teoria dovrebbero essere “obiettive”, come la commissione Goldstone.
Israele potrebbe essere sul punto di intraprendere un’altra operazione militare nella striscia di Gaza con lo scopo di ripristinare la sua deterrenza e proteggere gli abitanti del sud del paese dai terroristi di Gaza. Se una tale operazione deve essere intrapresa, è necessario fare uno sforzo per spiegare alla comunità internazionale come stanno le cose. Può darsi che l’opinione mondiale sia prevenuta contro Israele, ma non si deve abbandonare la speranza. Chiunque, nella comunità internazionale, abbia un minimo di onestà intellettuale non potrà non riconoscere che, se soltanto i palestinesi di Gaza abbandonassero la violenza e si riconciliassero con l’esistenza di Israele, il conflitto finirebbe immediatamente.

(Da: Jerusalem Post, 12.11.12)

mercoledì 14 novembre 2012

Hanno tirato troppo la corda e ora pagano le conseguenze

I capi mafia terroristi di hammazz non si sono resi conto di aver esagerato e di aver tirato troppo per la giacchetta Israele.
Credendo di restare impuniti per sempre, hanno continuato lo stillicidio di lanci di missili, razzi, colpi di mortaio e quant'altro in loro possesso contro lo stato ebraico.
In tre giorni ne hanno sparati oltre cento dicasi C-E-N-T-O!
Ora è accaduto che Israele, in tutta segretezza, ha approntato una risposta su larga scala da dare a questi assassini patentati e alla fine è stato dato il semaforo verde all'aviazione che, con un preciso e meticoloso raid mirato, ha eliminato il capo delle brigate Ezzedimvattelapesca che si era reso responsabile tra l'altro del rapimento del soldato Gilad Shalit.
c'è da aspettarsi il consueto osceno teatrino occidentale e arabo contro il "cattivissimo" Israele che non permette ai poveri palestinesi di divertirsi un pò sparacchiando i loro "innocui" missiletti contro i civili israeliani.
E mi aspetto le solite pagliacciate dei sinistri pacifinti e dei bds che tireranno fuori dal cilindro chissà quale mirabile azione contro le aziende israeliane per boicottare un paese democratico che difende i propri cittadini.
Questi pagliacci ben si guardano dal protestare contro il pluriomicida Assadssino a capo della Siria che da oltre un anno sta massacrando il proprio popolo. E ben si guardano dal protestare contro le impiccagioni dei gay o addirittura delle donne incinta in Iran, o dal manifestare contro la brutalità del regime sudanese, contro la mancanza di democrazia dell'Egitto "primaverato" che ha annullato la parità tra uomo e donna sancita dalla costituzione (anche se di fatto molto disattesa) e si appresta a buttare giù piramidi e Sfinge perchè contrari all'islam.
Meno che mai protestano contro le decapitazioni in Arabia saudita, e contro la sistematica violazione dei diritti umani nella quasi totalità dei paesi arabi/islamici/mussulmani che dir si voglia.
Chissà se anche quel fenomeno di Er Dogana avrà qualcosa da ridire contro il raid israeliano: ma forse non avrà tanta faccia tosta dopo che la sua artigleiria ha spianato le postazioni siriane ree di aver tirato qualche colpetto di mortaio contro qualche villaggetto turco di confine. Ma si sa in quel caso è tutto permesso perchè la Turchia è un paese che deve difendersi e Israele è invece un paese che deve subire e magari anche farsi annientare!

Ben fatto dal governo israeliano: la forza e la violenza sono gli unici linguaggi che vengono capiti dagli arabi. Ti rispettano solo se dimostri la tua forza, altrimenti ti spolpano vivo.

VIVA ISRAELE!

Raid mirato contro capo terrorista a Gaza

Forze aeree israeliane hanno colpito e ucciso, mercoledì pomeriggio, Ahmed Jabari, capo delle Brigate Izzadin Kassam, l’ala militare di Hamas. Il raid, ha spiegato il portavoce delle Forze di Difesa israeliane Yoav Mordechai, segna l’avvio dell’operazione “Colonna difensiva” contro le organizzazioni terroristiche Hamas e Jihad Islamica nella striscia di Gaza. Jabari è stato ucciso da un missile israeliano che ha colpito la sua auto in transito nella parte centrale della striscia di Gaza. Nel raid sarebbe stato colpito anche Raed Attar, un altro dirigente dell'ala militare di Hamas.
Dopo l’attacco, le forze aeree israeliane hanno colpito più di venti postazioni lancia-razzi e magazzini di armi appartenenti a Hamas e Jihad Islamica. I raid hanno preso di mira in particolare i razzi a lunga gittata in possesso dei terroristi, come i Fajr-5, capaci di raggiungere Tel Aviv da Gaza. Le Forze di Difesa israeliane ritengono d’aver eliminato gran parte della minaccia a lunga gittata.
“Il primo obiettivo di questa operazione – ha dichiarato il portavoce Mordechai – è quello di riportare la calma nel sud di Israele. Il secondo è di colpire le organizzazioni terroristiche. Il messaggio a Hamas è chiaro: se continuano col terrorismo contro Israele, saranno eliminati”.
Le Forze di Difesa israeliane hanno specificato che Ahmed Jabari aveva organizzato, realizzato e ordinato un grande numero di attacchi e aggressioni contro Israele, compreso il sequestro del soldato Gilad Schalit e il lancio, negli ultimi anni, di centinaia di razzi contro la popolazione civile israeliana. "Continuando a importare armi - ha aggiunto il portavoce militare - Hamas e Jihad Islamica hanno trasformato Gaza in un avamposto di prima linea iraniano".
La maggior parte degli arsenali colpiti mercoledì dalle forze aeree israeliane erano localizzati all’interno di edifici residenziali civili. “Questa è una prova ulteriore della tattica di Hamas, che usa gli abitanti di Gaza come scudi umani”, hanno sottolineato i militari israeliani.
Le Forze di Difesa israeliane hanno intanto invitato tutti i civili israeliani della zona ad attenersi strettamente alle istruzioni del Comando della difesa civile. Chiusi tutti gli istituti scolastici della regione fino a nuovo ordine.
 
(Da: Jerusalem Post, YnetNews, 14.11.12)

martedì 13 novembre 2012

Dove sono i cialtroni pacifinti?

E' una domanda che mi sorge spontanea leggendo le notizie degli attacchi missilistici palestiensi contro i civili israeliani.
Dove sono i cialtroni pacifinti, quelli per intenderci che sono sempre pronti a boicottare tutto ciò che "profuma" di israeliano, pronti a impedire agli israeliani di parlare ed esprimere le loro opinioni in perfetto stile dittatura araba mentre i loro "amati" palestinesi sparano razzi, missili e quant'altro contro il sud di Israele?
Dove sono i sopra citati pacifinti mentre i civili israeliani vengono feriti e le loro c ase demolite dai missili Grad in "dotazione" ai terroristi che comandano a Gaza?
Non so se avete entito parlare di loro ferme prese di posizione contro questi abomini, io no!
Se poi vi state chiedendo dove siano finiti, bè ve lo dico io: sono tutti al balletto all'Auditorium di Roma per "boicottare" la Bet Sheva Dance Company, rea di non voler cedere ai ricatti dei pagliacci di bds (mi rifiuto di scriverlo in maiuscolo) e di continuare a portare in giro per il mondo i suoi meravigliosi spettacoli.
Quei vigliacchi senzapalle non hanno il fegato di andare a protestare contro Assad che sta massacrando il popolo siriano!
Quei cialtroni antisemiti non hanno i coglioni per mettere in mare una flottilla per aiutare il popolo siriano allo stremo e alla fame (questi si altro che i ben pasciuti e panciuti palestinesi!).
Sono solo capaci di abraitare come isterici bambocci "boiycott Israel"
Vorrei sapere da questi impostori che si definiscono pacifisti, come reagirebbero dopo che per 3 giorni sono piovuti missili e razzi sulle loro zucche vuote!
Ripeto, non hanno le palle per andare a protestare sotto le finestre dell'amabasciata siriana che si trova ai piedi del Campidoglio!

VIVA ISRAELE!
VIVA LE I.D.F.!
FREE GAZA FROM HAMAS

Un soldato israeliano, che ha chiesto di restare anonimo, ha mandato domenica questa lettera al blog curato da Corey Feldman su “Times of Israel”:
«Nelle ultime 24 ore si sono abbattuti sul sud di Israele centosette razzi. Centosette razzi sparati con l’intenzione di uccidere, ferire, mutilare. Centosette razzi puntati contro la popolazione civile di uno stato sovrano. E dal momento che finora non ci siamo lanciati in un’operazione su larga scala per affrontare i responsabili di queste aggressioni violente, pongo una domanda banale: “Quale altro paese al mondo tollererebbe tutto questo?”. Quale altra nazione sovrana al mondo permetterebbe una così palese violazione dei suoi confini e della sua sicurezza senza reagire con la massima determinazione? Alcuni colpi mirati su qualche obiettivo terroristico sono solo un inizio di reazione, ma non sono la risposta necessaria di fronte a tali attacchi.
Il motivo della reazione così misurata da parte di Israele è in parte legato al fatto che da Israele si pretendono standard di comportamento che non si pretendono da nessun altro paese al mondo, e Israele tiene in grande considerazione l’opinione del mondo. Il mondo chiede continuamente a Israele di “esercitare autocontrollo” di fronte ad aggressioni totalmente ingiustificate contro la sua popolazione, e allora io pongo un’altra domanda: “Sulla base di quali precedenti?”. Attacchi molto più piccoli di questi hanno provocato reazioni molto più dure da parte di altre nazioni. Tra il 1936 e il 1939 gli inglesi affrontarono un'insurrezione araba bruciando interi villaggi e uccidendo tremila palestinesi. Nel 1970 re Hussein di Giordania reagì a tumulti palestinesi massacrando non meno di 2.500 palestinesi in soli dieci giorni. Nel 1989, a Panama, quattro marines americani disarmati sbagliarono strada e incapparono in un posto di blocco al quale non si fermarono: uno fu ucciso, un secondo ferito. Il presidente Bush (padre) definì l’incidente “una gravissima violenza” e invase Panama con ventimila soldati.
Dall'inizio del 2009 sono stati sparati dalla striscia di Gaza su Israele circa 2.262 razzi, soprattutto contro centri abitati da civili. Stando al sito ufficiale delle Forze di Difesa israeliane, nei tre anni seguiti all'ultima operazione anti-terrorismo nella striscia di Gaza undici persone sono state uccise e 127 ferite da lanci di razzi e mortai palestinesi. Nelle scorse settimane gli attacchi da Gaza si sono considerevolmente intensificati. Lo scorso 23 ottobre un ufficiale israeliano in normale servizio di pattuglia al confine è stato ferito in modo molto grave. La settimana scorsa altri tre soldati sono stati attaccati e feriti mentre erano in servizio di pattuglia. Due giorni dopo, terroristi da Gaza hanno aperto il fuoco contro un’altra pattuglia israeliana. Ieri [sabato] l’ultima raffica di attacchi è iniziata alle 4 del pomeriggio quando una jeep della mia base con a bordo quattro soldati (due sono miei amici) è stata colpita da un razzo anti-carro. Uno dei soldati versa in condizioni critiche, colpito alla testa e agli occhi, e potrebbe non farcela. Oggi [domenica], tre civili sono stati feriti da schegge mentre si recavano al lavoro nella città di Sderot.
Da quando è iniziata quest’ultima serie di attacchi, quelli di noi che sono incaricati della prima risposta al confine con Gaza hanno ricevuto l’ordine di restare dentro ai blindati. Abbiamo dormito un po’ di minuti, non ore. Dentro quei blindati abbiamo mangiato, abbiamo tentato di dormire, abbiamo riso, abbiamo brontolato, abbiamo cantato, scherzato e a volte pregato. Una delle nostre principali responsabilità come forze di primo intervento è quella di proteggere le comunità e i kibbutz nelle vicinanze del confine contro le infiltrazioni terroristiche, e spesso i lanci di razzi preludono ad attacchi terroristici. Di conseguenza, quando piovono i razzi le forze di prima risposta si precipitano nei loro mezzi mentre i civili si precipitano nei rifugi. E così da ieri sera abbiamo assistito in prima fila allo spettacolo di decine di razzi che da Gaza si abbattevano su Israele. Quando vedi un razzo lanciato nella tua direzione sembra sempre, in un primo momento, che sia diretto proprio contro di te. Se si è abbastanza scaltri, si impara a smettere di guardare. Quando cessava la sirena dell’allarme antiaereo, riprendevamo a cantare, gridare, pregare, insultarci: qualunque cosa pur di non pensare troppo a quel che accadeva attorno a noi. Inevitabilmente, poi, il razzo si abbatte sul terreno e la terra trema, di più o di meno a seconda della distanza, scuotendo non solo il nostro mezzo, ma anche la nostra salute mentale collettiva.
E così ora scrivo non come semplice cittadino, ma come soldato. Sono pronto. Quello che so è che tutto questo è inaccettabile. Anche uno stillicidio di razzi sarebbe inaccettabile, figuriamoci un diluvio. Le nostre famiglie si meritano di meglio. Il nostro paese si merita di meglio. Sia chiaro: nessuno vuole la guerra, men che meno un soldato di una unità di combattimento in servizio al confine con Gaza. Capisco i rischi e non li prendo alla leggera. Ma, anche se non abbiamo chiesto noi questa escalation, siamo pronti a difendere le nostre case e le nostre famiglie.
Chiedevamo la pace, e i nostri nemici hanno risposto con i razzi. Chiedevamo di poter mandare i nostri bambini a scuola senza la paura che possano non tornare, di poter andare in auto al lavoro senza la paura che cadano razzi sul traffico nell'ora di punta, di poter vivere la nostra vita senza la paura per i razzi e il terrorismo, e ci è stato risposto un sonoro “no!”.
Da quando ci siamo nuovamente ritirati dalla striscia di Gaza dopo l’operazione anti-terrorismo del 2009, il nostro desiderio di pace è stato accolto da migliaia di razzi e mortai: razzi e mortai che equivalgono a una dichiarazione di guerra. Non abbiamo chiesto noi tutto questo, non siamo noi che l’abbiamo voluto. Ma a un certo punto, il costo dell’ inerzia diventa troppo alto. Come scisse John Stuart Mill, “la guerra è una cosa brutta, ma non è la cosa più brutta. Molto peggio è lo stato decadente e degradato della morale e del sentimento patriottico che porta a pensare che non vi sia nulla per cui valga la pena di fare la guerra. Colui che non ha niente per cui sia disposto a combattere, niente che sia più importante della propria sicurezza personale, è un misero essere che non ha altra possibilità di essere libero se non quella di diventarlo, o di restarlo, grazie a sforzi di uomini migliori di lui”.»

(Da: The Times of Israel, 12.11.12)



Escalation di razzi palestinesi contro Israele

Gerusalemme, 11 Novembre 2012 – Escalation di razzi Qassam, Grad e proiettili di mortaio palestinesi, tra sabato e domenica, dalla striscia di Gaza contro Israele. Non meno di 38 i lanci di domenica mattina, che portano a più di 60 il totale degli ordigni sparati a partire da sabato pomeriggio contro Ashkelon, Ashdod, Gan Yavne e altre località minori (la Jihad Islamica palestinese ha rivendicato 70 lanci, ma è probabile che alcuni non abbiano raggiunto il territorio israeliano). Anche Hamas ha dichiarato d’aver preso parte ai lanci contro Israele. Almeno otto razzi a lunga gittata hanno raggiunto Ashkelon, Ashdod, Sderot, l’area di Eshkol e quella di Be’er Tuviya. Alcuni razzi diretti sulle località più popolose sono stati intercettati in tempo dal sistema difensivo israeliano “Cupola di ferro”.

Tre civili israeliani feriti domenica mattina sono stati ricoverati negli ospedali Soroka e Barzilai. Due sono stati raggiunti da schegge mentre viaggiavano nella loro auto, il terzo è stato ferito nei pressi di un istituto educativo a Shaar HaNegev. Danneggiati dai razzi palestinesi anche una fabbrica nella zona di Sderot (colpita per la quarta volta), alcuni veicoli e una centralina elettrica. Decretata la chiusura delle scuole nelle municipalità di Eshkol, Shaar HaNegev, Sdot Negev e Gan Yavne. Sospesi i corsi anche nel college accademico Sapir di Sderot. Raggiunto dai razzi palestinesi anche un campo di calcio.

Le Forze di Difesa israeliane hanno reagito domenica colpendo un’officina di armi palestinese, due magazzini di munizioni e due postazioni di lancio nella parte nord della striscia di Gaza. Secondo fonti palestinesi, nei raid sarebbero rimasti uccisi due terroristi della Jihad Islamica.

La nuova escalation è iniziata sabato quando terroristi palestinesi hanno colpito con un razzo anti-carro un veicolo delle Forze di Difesa israeliane in normale servizio di pattuglia al confine fra Israele e striscia di Gaza, nei pressi del valico di Karni, ferendo quattro soldati, uno dei quali versa in gravi condizioni con ferite alla testa. I quattro sono stati ricoverati all’ospedale Soroka di Beersheba. Subito dopo, alcuni carri israeliani aprivano il fuoco verso l’area da cui era partito l’attacco (rivendicato da sia dall’FPLP che da Hamas) e contro alcuni obiettivi militari preselezionati nella zona di Sa’ajiya, di fronte a Nahal Oz. Secondo fonti palestinesi, quattro palestinesi erano rimasti uccisi dal fuoco di risposta israeliano.

Domenica mattina la Jihad Islamica palestinese ha diffuso da Gaza un breve filmato che mostra il lancio in rapida successione di tre razzi ad opera di quello che il gruppo terrorista annuncia come la sua nuova rampa di lancio SK8.

(Fonte: Jerusalem Post, YnetNews, 11 Novembre 2012)

lunedì 12 novembre 2012

Israele sotto attacco

In due giorni ammontano a 100 (dicasi CENTO!) i razzi, missili e copli di mortaio con i quali i palestinesi  hanno bombardato Israele.
La risposta dell'aviazione di Gerusalemme non si è  fatta attendere: strutture e depositi di hamas sno andati distrutti.
Il bilancio dei feiti israeliani ammonta a una decina di persone con diverse case danneggiate dalle bombe.
Come se non bastasse, anche dalla Siria sono stati sparati dei colpi di mortaio che hanno visto la rapida e letale reazione israeliana che ha provveduto a distruggere la batteria di mortai responsabile dell'aggressione.
L'escalation tra arabi e israeliani sta conoscendo una nuova e proccupante frase.
I palestinei, che ormai mirano al riconoscimento ONU come stato, vogliono alzare il livello dello scontro sia a livello diplomatico che sul campo.
Israele è intervenuto rapidamento contro la Siria  per far capire subito sia ai paesi arabi che all'U che non verranno tollerati atti di aggressione.
Il dato di fatto è che un milione di Israeliani sta vivendo l'incubo delle sirene anti missile nella zona propsiciente la striscia di Gaza e come al solito la cosa non è importante per ONU, mezzi di informazione, organizzazioni umanitarie ecc. ecc.

Opinionista liberale saudita: Israele non è il vero nemico del mondo arabo

di 'Abd Al-Latif Al-Mulhim

"Trentanove anni fa, il 6 ottobre 1973, scoppiava la terza importante guerra tra arabi e Israele. La guerra durò solo 20 giorni. Le due parti avevano combattuto in altre due guerre importanti, nel 1948 e 1967. La guerra del 1967 durò solo sei giorni. Queste tre guerre non sono stati i soli confronti arabo-israeliani. Dal periodo del 1948 e fino ad oggi, ce ne sono stati molti. Alcuni erano piccoli scontri e molti invece vere e proprie battaglie, ma nessuna guerra importante a parte quelle sopra menzionate.
"Il conflitto arabo-israeliano è il conflitto più complicato cui il mondo abbia mai assistito. Nell’anniversario della guerra del 1973 tra arabi e israeliani, molti nel mondo arabo stanno cominciando a porsi varie domande sul passato, presente e futuro, riguardo al conflitto arabo-israeliano. Le domande che ora si pongono sono: quale è stato il vero costo di queste guerre per il mondo arabo ed il suo popolo? E la domanda più difficile, che nessuno di nazionalità araba vuole porre, è: quale è stato il vero costo di non aver riconosciuto Israele nel 1948 e perché gli stati arabi non spesero le loro risorse nell’istruzione, sanità e infrastrutture invece che in guerre? Ma la domanda più difficile di tutte, che nessun arabo vuol sentire,è se Israele sia il vero nemico del mondo arabo e del popolo arabo.
"Decisi di scrivere questo articolo dopo aver visto foto e reportage su un bambino che moriva di fame in Yemen; un antico souk bruciato ad Aleppo, Siria; la sottosviluppata regione del Sinai in Egitto; autobombe in Irak, e gli edifici distrutti in Libia. Le foto e i servizi sono apparsi sulla rete Al-Arabiya , che è la più seguita e rispettata fonte di notizie nel Medio Oriente.
"Il denominatore comune di tutto quello che ho visto è che la distruzione e le atrocità non sono perpetrate da un nemico esterno. La fame, le uccisioni e la distruzione in questi paesi arabi sono perpetrati dalle stesse mani che dovrebbero proteggere e costruire l’unità di questi paesi e salvaguardare le popolazioni. Così, ora la domanda è: chi è il vero nemico del mondo arabo?"
"Gli arabi hanno sprecato centinaia di miliardi di dollari e perso decine di migliaia di vite innocenti per combattere Israele, che consideravano il nemico giurato, un nemico la cui esistenza non hanno mai riconosciuto. Tuttavia, il mondo arabo ha molti nemici e Israele sarebbe dovuto essere al fondo della lista. I veri nemici del mondo arabo sono corruzione, mancanza di buona istruzione, mancanza di sanità, mancanza di libertà, mancanza di rispetto per la vita umana. Infine, il mondo arabo ha molti dittatori che hanno usato il conflitto arabo-israeliano per sopprimere la loro stessa gente. Le atrocità di questi dittatori contro i loro popoli sono molto peggiori di tutte le guerre arabo-israeliane. In passato, noi parlavamo di come alcuni soldati israeliani attaccano e maltrattano i palestinesi. Vedevamo anche aerei e carri armati israeliani attaccare vari paesi arabi. Ma questi attacchi sono comparabili alle attuali atrocità che vengono commesse da alcuni stati arabi contro la loro stessa popolazione?
"In Siria, le atrocità vanno al di là di qualunque immaginazione. E non sono gli iracheni che stanno distruggendo il loro stesso paese? Non è stato il dittatore della Tunisia che è riuscito a rubare 13 miliardi di dollari ai tunisini poveri? E come può un bambino morire di fame in Yemen se quella terra è la terra più fertile del mondo? Perché i cervelloni iracheni lasciano l’Irak quando questo paese fa 110 biliardi di dollari con l’esportazione del petrolio? Perché i libanesi non riescono a governare uno degli stati più piccoli del mondo?E che cos’è che ha fatto cominciare gli stati arabi a sprofondare nel caos ?
"Il 14 maggio 1948 fu dichiarato lo stato d’Israele. E solo un giorno dopo, il 15 maggio 1948, gli arabi dichiararono guerra a Israele per riprendersi la Palestina. La guerra finì il 10 marzo 1949. Durò nove mesi, tre settimane e due giorni. Gli arabi persero la guerra e chiamarono questa guerra Nakba (guerra catastrofica). Gli arabi non ci guadagnarono nulla e migliaia di palestinesi divennero profughi.
"E nel 1967, gli arabi, guidati dall’Egitto sotto il commando di Gamal Abdul Nasser, entrarono in guerra con Israele. Persero altro territorio palestinese e crearono altri profughi palestinesi che ora dipendono dalla benevolenza dei paesi che li ospitano. Gli arabi chiamarono questa guerra Naksah (sconvolgimento). Gli arabi non ammisero mai la loro sconfitta in entrambe le guerre, e la causa palestinese divenne più complicata. Ed ora, con l’infinita Primavera Araba, il mondo arabo non ha tempo per i profughi palestinesi o per la causa palestinese, perché molti arabi sono profughi essi stessi e sono sotto costante attacco da parte delle loro forze. I siriani stanno lasciando il loro paese, ma non perché gli aerei israeliani sganciano bombe. E’ l’aeronautica siriana che sgancia le bombe. Ed ora i musulmani arabi iracheni, i più intelligenti, stanno lasciando l’Irak per l’occidente. In Yemen, gli yemeniti stanno scrivendo la tragedia umana più triste. In Egitto, la popolazione del Sinai è dimenticata.
"Infine, se molti degli stati arabi sono in tale scompiglio, che cos’è accaduto al nemico giurato degli arabi (Israele)? Israele ha oggi le più avanzate strutture per la ricerca, le migliori università e infrastrutture sofisticate. Forse gli arabi non sanno che l’aspettativa di vita dei palestinesi che vivono in Israele è molto più alta di quella in molti paesi arabi, e che essi godono di una libertà politica e sociale molto maggiore di molti dei loro fratelli arabi. Perfino i palestinesi che vivono sotto l’occupazione israeliana nella West Bank e nella striscia di Gaza godono di più diritti politici e sociali che non gli arabi in alcuni posti del mondo arabo. Uno dei giudici che hanno mandato in carcere un ex presidente israeliano non è forse un israelo-palestinese?
"La primavera araba ha mostrato al mondo che i palestinesi sono più felici e in condizioni migliori dei loro fratelli arabi che hanno combattuto per liberarli dagli israeliani. Adesso è tempo di metter fine all’odio e alle guerre e di cominciare a creare condizioni di vita migliori per le future generazioni arabe."

(Da: Memri, 16.10.12)