Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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Sempre con Israele!!!

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Lettori fissi

sabato 22 dicembre 2012

Lettera aperta del rabbino Shalom Bahbout al sindaco di Napoli

Egregio dottor de Magistris,

la sua iniziativa di offrire la cittadinanza onoraria ad Abu Mazen, leader dei Palestinesi di Cisgiordania, nella misura in cui si propone di dare un contributo alla soluzione di un lungo conflitto, può essere condivisibile. Tuttavia, se non verrà accompagnata da iniziative tese a creare un’atmosfera di pacificazione tra le parti e se non sarà seguita da iniziative verso il territorio e verso le altre popolazioni coinvolte nei conflitti presenti nel Mediterraneo e nel Medio Oriente, rischia di essere un’iniziativa di parte e alla fine inutile e dannosa. Come uno del milione di profughi dai Paesi arabi (la Libia) ho una conoscenza diretta del conflitto arabo-israeliano: mio padre, mio nonno e mio bisnonno sono nati a Gerusalemme e vi hanno abitato fin dai tempi dell’Impero Ottomano, quindi assai prima che si parlasse del problema palestinese e a buon diritto possono essere dichiarati palestinesi ante litteram. Mio padre era suddito della Palestina britannica e parlava e scriveva correntemente l’arabo classico e quello palestinese. Proprio per questo mio background mi permetto di darle alcuni consigli sulle iniziative da prendere nello specifico sia per quanto riguarda il conflitto tra palestinesi ebrei e palestinesi arabi che per quanto riguarda gli altri Paesi arabi che sono stati coinvolti nel conflitto.
1. Dovrebbe chiedere ad Abu Mazen di fare le seguenti dichiarazioni: ritrattare sia in inglese che in arabo quanto esposto nella sua tesi di dottorato in Storia presso il Collegio orientale di Mosca in cui bontà sua ritiene che si possa ridurre il numero delle vittime del nazismo a poche centinaia di migliaia; dichiarare che rinuncia al terrorismo come arma di pressione e condanna l’uso che ne fa Hamas con il lancio di oltre 15mila missili da Gaza verso Israele; condannare ancor più il lancio di missili verso Gerusalemme (ma non sarebbe santa anche per i musulmani?); riconoscere il diritto all’esistenza dello Stato d’Israele; fare una campagna di informazione interna alle nuove generazioni di arabi palestinesi per spiegare come ha avuto inizio il conflitto (ivi compresi i Pogrom compiuti a Hevron verso la popolazione ebraica, la rinuncia all’applicazione della risoluzione dell’ONU del 1947 che prevedeva la spartizione della Palestina tra arabi ed ebrei, il successivo attacco di tutti i Paesi arabi per eliminare la presenza ebraica etc.): una vera pacificazione inizia dalla conoscenza dei fatti a tutti i livelli e a tutte le latitudini; trasformare la Palestina araba in una società basata sulla democrazia e il riconoscimento della diversità (si pensi alla discriminazione e alla persecuzione nei confronti degli omosessuali); organizzare un sistema basato sulla giustizia e non sulla giustizia sommaria come accaduto, ad esempio, nei giorni dell’ultimo conflitto in cui sono stati barbaramente uccisi dei palestinesi arabi e sottoposti poi al ludibrio popolare.
2. In qualità di Sindaco veramente amante della pace dovrebbe: offrire la cittadinanza onoraria a una personalità dello Stato d’Israele che occupi un ruolo politico omologo a quello di Abu Mazen, chiedendo nel contempo una serie di impegni e dichiarazioni, quali ad esempio la rinuncia a fare nuovi insediamenti; prendere iniziative della stessa portata tese a difendere le minoranze in tutti i Paesi del Medio Oriente in cui vi sono conflitti (Siria, Egitto, Iraq, Arabia Saudita etc.); fare una vasta campagna di informazione, con la presenza di studiosi e persone coinvolte, sul conflito arabo-israeliano nelle scuole e nelle istituzioni a partire dalle decisioni dell’ONU; organizzare una visita da parte dell’amministrazione napoletana nello Stato d’Israele, in Cisgiordania e a Gaza; inviare scolaresche del Napoletano nello Stato d’Israele, in Cisgiordania e a Gaza; organizzare iniziative comuni nel campo della cultura e dello sport. Certamente la sua amministrazione saprà indicare alcune altre strade per far sì che l’informazione sia la più ampia e obiettiva possibile perchè, al di là degli slogan, è nell’interesse di tutti – noi cittadini italiani, palestinesi arabi e israeliani – conoscere la verità e costruire un futuro comune di pace a partire dalla verità dei fatti. Napoli, come città che si trova nel centro del Mediterraneo, deve assumere una posizione equilibrata e non di parte, perché altrimenti perderebbe di credibilità, già minata dopo le decisioni prese in merito all’accoglienza riservata alla flottiglia. Limitarsi a dare la cittadinanza ad Abu Mazen, oltre che essere una decisione di parte, sarebbe solo una decisione di facciata, senza nessun risvolto pratico e senza nessuna possibilità di incidere positivamente sul processo di pace, che è interesse di noi tutti. La pace – e se vogliamo il Nobel della Pace – non può essere raggiunta con iniziative di parte: sono pronto a incontrarla per studiare un piano operativo per lo sviluppo di un programma di pace che possa fare di Napoli città della pace.

Shalom Bahbout

Rabbino Capo di Napoli e del Meridione

(Fonte: Il Mattino, 18 Dicembre 2012)

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