Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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giovedì 27 dicembre 2012

Roma, 27 Dicembre 1985: il terrorismo palestinese colpisce l’aeroporto di Fiumicino

Alle nove del mattino del 27 dicembre 1985, un commando terroristico formato da quattro uomini entra nell’atrio dell’aereoporto Leonardo da Vinci di Roma Fiumicino e si posiziona di fronte ai banchi accettazione delle compagnie aeree El Al (la compagnia di bandiera israeliana) e Twa. Poco dopo i quattro uomini, armati di kalashnikov, cominciano a lanciare bombe a mano e a sparare sulla folla assembrata davanti ai banchi del check-in e nel bar vicino. Gli agenti della sicurezza israeliani e le forze dell’ordine italiane rispondono al fuoco; circa due minuti dopo tre attentatori sono uccisi e il quarto catturato. L’attentato provoca tredici morti e settantasette feriti.
Contemporaneamente, in Austria, un commando formato da tre terroristi mette in atto lo stesso tipo di azione all’aeroporto Schwechat di Vienna, provocando tre morti e quaranta feriti. Fu la seconda volta che il terrorismo internazionale sparse sangue sul territorio italiano: la prima era stata tre anni prima con l’attentato alla sinagoga di Roma.
I giovani che formano i commando di Fiumicino e Vienna sono di età compresa tra i venti e i venticinque anni, provengono dai campi profughi di Sabra e Chatila in Libano e considerano se stessi palestinesi. L’azione che hanno intrapreso è stata concepita come un’azione suicida. Questa nuova manifestazione del terrorismo internazionale di matrice palestinese ebbe risultati politici disastrosi sia per l’Olp che per i suoi sostenitori in Europa, mettendo in serio pericolo i tentativi di dare vita a colloqui di pace in Medio Oriente.
Gli atti terroristici furono rivendicati da quattro gruppi diversi. La prima rivendicazione giunse il giorno stesso dell’attentato, alle 16.30, con una telefonata alla rete radiofonica spagnola Ser: l’attentato è rivendicato a nome dell’organizzazione Abu Nidal nella Costa del Sol. La seconda rivendicazione, che riguarda l’attentato di Vienna, venne fatta attraverso una telefonata a una stazione di polizia austriaca: rivendica l’attentato a nome di un’organizzazione chiamata Ottobre Rosso. La terza rivendicazione, per entrambi gli attentati, arrivò ad un’agenzia di stampa internazionale a Beirut a nome di un’altra organizzazione, le Cellule della guerriglia araba. La quarta rivendicazione, all’Agenzia Ansa di Milano e rivendicava l’attentato a nome dell’OLP dichiarando: «Abbiamo colpito a Roma e a Vienna perché l’Italia tiene prigioniero un nostro capitano». Nonostante queste diverse rivendicazioni, gli attentati saranno infine attribuiti ad Abu Nidal, la cui fazione rappresentava una delle ali più estreme di tutto il terrorismo palestinese.
Nato nel ‘ 37 a Jaffa, nel sud di Israele, da famiglia benestante, sotto quello che era ancora un protettorato britannico, Sabri al-Banna, vero nome di Abu Nidal (il nome in arabo significa “Il padre della lotta”), fu costretto a lasciare la sua casa nel ‘ 48, per stabilirsi a Nablsu, dove divenne maestro di scuola ed entrò a far parte dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina di Yasser Arafat. Rappresentante dell’ Olp in Sudan e in Iraq, quando alla fine della guerra arabo-israeliana del ‘ 73, Arafat decise di limitare le azioni militari contro obiettivi in Israele e nei Territori, Abu Nidal si stacca da Arafat: ai suoi occhi è diventato «troppo moderato».
A quel punto fonda il gruppo «Al Fatah Consiglio Rivoluzionario», e dà il via alla sua di guerra: contro Israele e contro i moderati palestinesi. Su suo ordine vengono uccisi i rappresentanti dell’ Olp da Roma a Islamabad, da Madrid al Kuwait. L’Iraq prima, la Siria poi gli danno asilo e rifugio. Abu Nidal diventa terrorista anche per conto di altri, per credo ma anche per finanziare il suo gruppo: nell’82 probabilmente Saddam Hussein gli chiede di organizzare l’ attentato contro l’ ambasciatore israeliano a Londra che darà a Gerusalemme l’ occasione per invadere il Libano e cacciare l’ Olp dell’ ex amico Arafat.
E’ negli anni Ottanta che esplode la sua ferocia sanguinaria. Nell’attentato di Fiumicino, muoiono tre attentatori che in tasca hanno un «testamento da martiri» che ricorda quelli di oggi: «Per ogni goccia di sangue arabo versato ne scorreranno fiumi». Da lì in avanti è una tragica sequela di morti. L’ attacco alla sinagoga di Istanbul e a quella di Roma, dove nell’ 82 rimane ucciso un bimbo di due anni. Il dirottamento di un aereo Pan Am a Karachi, l’ assalto a una nave di turisti in Grecia, l’ attentato al Café de Paris in via Veneto, 16 settembre ‘ 85, dove 40 persone sono ferite dall’ esplosione di due bombe «ananas» lanciate tra i tavoli. Per l’ America è «il terrorista più pericoloso». Lascia la Siria. Trova rifugio in Libia. «Mollato» anche da Gheddafi, malato di leucemia, passa prima in Egitto e poi in Iraq gli ultimi anni della sua vita. Viene trovato morto a Bagdad il 19 agosto del 2002 a 65 anni. Si parla di suicidio, ma l’ipotesi non convince nessuno perché sul suo corpo vengono trovati troppi colpi di arma da fuoco.

Il Journal

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