Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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lunedì 7 gennaio 2013

Ma Abu Mazen è un partner credibile?

Di Shlomo Cesana e Daniel Siryoti

La scorsa settimana il presidente d’Israele Shimon Peres ha esortato il governo israeliano ad abbracciare il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) definendolo “un interlocutore per la pace”. Ma un nuovo sguardo ai cosiddetti “Palestine Papers” trapelati circa un anno fa offre un’immagine completamente diversa del leader palestinese.
I documenti, che espongono in dettaglio le consultazioni circa il processo di pace dietro le quinte del versante palestinese fra il 1999 e il 2010, finirono nelle mani della tv pan-araba Al-Jazeera lo scorso mese di gennaio, sebbene una parte del loro contenuto fosse già stata rivelata in precedenza da WikiLeaks.
Attraverso questi documenti si può anche apprendere fino a che punto fossero disposti a spingersi nei negoziati i leader israeliani e come vennero accolte le loro proposte dalla controparte. Alla luce delle osservazioni di Peres, Israel Hayom ha ritenuto di riesaminare gli aspetti controversi dei Palestine Papers.
I documenti mostrano che, quando l’allora primo ministro israeliano Ehud Olmert mise sul tavolo quella che si presentava come l’offerta di pace di più ampia portata, Abu Mazen disse alla sua squadra di negoziatori di “non impegnarsi con nessuna controfferta per evitare che i palestinesi vi restassero vincolati”.
Le carte indicano che le due parti appianarono numerosi dettagli di un potenziale accordo per lo status definitivo, fino al momento in cui Olmert consegnò ad Abu Mazen una proposta di pace complessiva. I documenti raccontano una storia assai diversa dalla vulgata più comune secondo cui Abu Mazen non ebbe il tempo di rispondere perché Olmert fu costretto a dare le dimissioni, nel 2008, a seguito di accuse di corruzione: innanzitutto perché Abu Mazen non aveva alcuna intenzione di rispondere all'offerta di pace.
Nel settembre 2008 il capo negoziatore palestinese Saeb Erekat riunì la sua squadra e passò in rassegna tre possibile risposte. La prima era una controfferta comprendente anche una mappa che sarebbe stata mostrata agli interlocutori israeliani, ai quali però non sarebbe stato permesso trattenerla. La seconda opzione era di dare una risposta evasiva o ambigua. L’ultima opzione era un rifiuto puro e semplice.
Poco dopo la rivelazione di questi documenti, Erekat annunciò che abbandonava l’incarico, sebbene ad oggi le sue dimissioni non siano ancora diventate effettive.
Erekat, stando ai documenti, disse ai suoi colleghi di considerare una quarta possibile risposta, da formulare in modo tale da garantire che i palestinesi non venissero incolpati del rifiuto di un possibile accordo. La risposta avrebbe inoltre incluso una richiesta di ulteriori negoziati su questioni irrisolte. Soprattutto, la risposta doveva essere formulata in modo da consentire facilmente, se necessario, una marcia indietro.
A quanto risulta, il piano israeliano prometteva ai palestinesi il 98% dei cosiddetti territori occupati. Il testo non proclamava la fine del conflitto e non prevedeva disposizioni a garanzia che le parti non avanzassero in futuro ulteriori rivendicazioni. Contrariamente a quanto riportato dai mass-media, il piano di Olmert non prefigurava che un’entità internazionale amministrasse l’area del Monte del Tempio di Gerusalemme nota come “Bacino Sacro” (che include il Muro Occidentale o “del pianto”, il Monte degli Ulivi e il quartiere ebraico). Piuttosto Olmert voleva che la questione venisse lasciata fuori dall'accordo per essere successivamente risolta attraverso ulteriori negoziati con il coinvolgimento di negoziatori palestinesi, israeliani, statunitensi, sauditi ed egiziani. Ma qualunque soluzione di compromesso avrebbe dovuto essere innanzitutto accettata da Israele e Autorità Palestinese, e non imposta da parti terze.
Interpellati su quanto emerge dai Palestine Papers, i rappresentati palestinesi di Ramallah si sono rifiutati di commentare. Tuttavia un alto funzionario dell’ufficio di Abu Mazen ha detto: “Come già a suo tempo, quando questi documenti vennero fatti trapelare, noi pensiamo che siano solo un’ennesima cospirazione ordita da Israele, insieme ad alti funzionari di Al-Jazeera e WikiLeaks”.

(Da: Israel HaYom, 1.1.13)

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