Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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Sempre con Israele!!!

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Lettori fissi

domenica 31 marzo 2013

Palestinesi: campioni mondiali di lancio dei sassi contro le auto israeliane!

Cari lettori,
in questo video potrete "ammirare" le prodezze atletiche di cui sono capaci i palestinesi in quella disciplina "sportiva" che il C.I.O. porterà alle prossime olimpiadi: il lancio di sassi contro le auto guidate da ebrei.
Dalle immagini si nota il grande impegno profuso dagli "atleti" palestinesi in questo sport: sono ben coscienti di essere i numeri uno al mondo e non vogliono certo perdere l'occasione di vincere tutte le medaglie!
Credo che a breve Abu Mazen chiederà ufficialmente agli organi internazionali sportivi preposti, che questa nuova disciplina venga inserita nelle gare di atletica per permettere ai palestinesi di dimostrare tutto il loro valore "sportivo": che non si dica (come sono soliti fare i sionisti") che loro sono non sono capaci di dedicarsi allo sport!
La propaganda israeliana avrà ben poco da dire sulle capacità dei lanciatori arabi di fronte alle immagini del video: i palestinesi sono in grado di colpire solo le auto guidate da ebrei (si preoccuapno infatti di effettuare un rigoroso controllo al fine di evitare di colpire le auto guidate dagli arabi) e questo non è poco visti pochi secondi che gli ebrei si ostinano a lasciare ai "lanciatori" per farsi colpire (chissà perchè gli ebrei non capiscono la valenza sportiva e non apprezzano gli sforzi arabi di emergere in questa disciplina e non fanno nulla per agevolarli, alcuni addirittura fanno montare vetri rinforzati come la donna del filmato...i soliti boicottatotri sionisti che pensano solo a salvare le loro vire!).
Immaginate la gioia delle mamme ebree che tornano a  casa con i loro bambini in macchina e che non vedono l'ora di essere prese a sassate da questi valenti giovani arabi!
Certo, a volte capita che qualche ebreo ci rimetta la vita come un papà con il suo bambino di pochi mesi, ma il progresso sportivo arabo non si può di certo arrestare!
Immaginate cosa sucederebe se le parti fossero invertite: immaginate se a lanciare sassi contro auto guidate da arabi fossero degli ebrei... fatto???
Ecco io ho immaginato e ho visto piazze invase da folle urlanti odio bruciare bandiere israeliane, ho visto ignobili cartelli inneggiare alla distruzione di Israele invocando hitler....





Israele verso l'indipendenza energetica

Dopo quattro anni di attesa, oggi pomeriggio ha iniziato l'afflusso di gas naturale del giacimento Tamar, dalla piattaforma off-shore nel mar  Mediterraneo verso la stazione ricevente di Ashdod.
Tamar e l'altro grande giacimento vicino, il Leviatano, rappresentano una enorme opportunità per Israele di affrancarsi dal gioco arabo delle fonti energetiche. Due anni fa infatti, con l'inizio della "primavera araba" sono iniziati i bombardamenti da parte dei terroristi salafiti, delle condotte di gas che dall'Egitto arrivavano in Israele e i rifornimenti si sono interrotti definitavmente un anno fa, con conseguete aggravio per l'economia israeliana.
Questo immens giacimento permetterà invece a Israele di abbattere i costi energetici e migliorare la qualità della vita dei propri cittadini, diminuendo sensibilmente anche le emissioni di anidride carbonica.

giovedì 28 marzo 2013

Manipolazione a Gerusalmme. Conferenza di Ruben Salvatori

Cari amici, vi ripropongo questa interessante conferenza di un giovane fotoreporter italiano a proposito dei clamorosi falsi mediatici e della manipolazione delle immagini che viene fatta per rendere più drammattico il conflitto arabo-israeliano.
A voi le conclusioni...
http://youtu.be/i2HoEo82ZxA

martedì 26 marzo 2013

Tempestivamente rimosso da Betlemme il monumento che cancella Israele

Alla vigilia della visita, venerdì scorso, del presidente americano Barack Obama, la municipalità di Betlemme (Autorità Palestinese) ha precipitosamente rimosso una stele che rappresenta le ambizioni territoriali palestinesi come una mappa che copre tutto il territorio dal mar Mediterraneo al fiume Giordano, implicando la cancellazione dello stato d’Israele.

L’itinerario di Obama verso la Basilica della Natività a Betlemme prevedeva il passaggio proprio nella piazza dove si trovava la stele, nota come “Monumento dello Stato”, che rappresenta quello che dovrebbe essere il futuro stato palestinese.

Il quotidiano dell’Autorità Palestinese Al-Hayat Al-Jadidah è stato il primo a riferire dell’improvvisa rimozione. In un articolo del 19 marzo in cui celebrava “lo scoppio della gloriosa rivoluzione” di Fatah nel 1965 (prima che Cisgiordania e striscia di Gaza cadessero sotto controllo israeliano) e il successo dei palestinesi nell'ottenere il riconoscimento all’Onu (senza negoziato né accordo con Israele) a dispetto dell’opposizione americana, il giornale scriveva con evidente disapprovazione: “Gli abitanti [di Betlemme] sono rimasti sorpresi nel constatare che una riproduzione della mappa della Palestina incisa con i dettagli della Nakba [“catastrofe”, il termine con cui i palestinesi indicano la nascita di Israele nel '48] e un albero di ulivo sono stati rimossi da piazza Al-Karkafa, per essere sostituiti da una riproduzione di quella che viene descritta come una colomba della pace. Cosa che ha fatto infuriare molta gente lì convenuta”.

Il giorno successivo il sindaco di Betlemme, Vera Baboun, e il governatore Abdul Fattah Hamail hanno tenuto una conferenza stampa durante la quale hanno cercato di negare che la rimozione fosse in qualche modo collegata alla visita di Obama e a un tentativo di nascondere ai suoi occhi il progetto di cancellazione dello stato d’Israele. “Tutti sanno che gli americani non dettano le decisioni dei palestinesi”, ha dichiarato il governatore Hamail, citato da Al-Hayat Al-Jadidah.

Obama, parlando il 4 giugno 2008 al Congresso AIPAC, aveva affermato: “Non scenderò mai a compromessi quando si tratta della sicurezza di Israele […]: né quando ci sono gruppi terroristici e leader politici votati alla distruzione di Israele, né quando ci sono mappe in tutto il Medio Oriente che non riconoscono nemmeno l'esistenza di Israele”.

Come l’istituto Palestinian Media Watch e www.israele.net hanno più volte documentato (si veda in inglese: “PA depicts a world without Israel” http://palwatch.org/main.aspx?fi=466 ), tutta la pubblicistica irredentista araba e palestinese, ufficiale e ufficiosa, rappresenta la “Palestina” costantemente e senza reticenze con mappe che ignorano del tutto l’esistenza di Israele o ne vagheggiano esplicitamente la cancellazione dalla carta geografica. Un recente studio indipendente condotto su libri di testo israeliani e palestinesi ha rilevato che il 96% delle mappe nei testi scolastici palestinesi ignora l’esistenza dello stato di Israele.



(Da: PMW Bulletin, Times of Israel, Israele.net, 24.3.12)



A proposito di persone in malafede...

Da qualche tempo, una persona si diverte a inviare commenti su questo blog che hanno almeno un paio di caratteristiche: sono espressione di chi nutre una profonda avversione nei confronti dello stato di Israele e nei confronti del sottoscritto che ha come unica colpa quella di amare Israele.
Da questi commenti traspare poi una supponenza e una tracotanza che rasenta la strafottenza, e oltre a non credere neanche a banali dichiarazioni come la mia appartenenza a una certa fede religiosa e la mia cittadinanza, evidenziano una presunta superiorità morale e intellettuale tipica dei sinistrati pacifinti che abbondano nei centri sociali.
Il massimo credo (ma il peggio non è mai morto come dicevano gli antichi) lo abbia raggiunto con il seguente commento a proposito del post relativo al razzismo nei libri di testo palestinesi nei confronti degli israeliani "Ma chi sono questi tre autentici idioti che sono andati a visionare i libri scolastici in uso presso i palestinesi? Anche l’idiozia ha un limite nella decenza. E comunque il testo è asseverativo e mancano gli esempi concreti... E tu ti alimenti di simili idiozie e pretendi pure che qualcuno ci caschi?... Ma davvero all’Hasbara credono di trovare di simili idioti disposti a bere simili cose? Certo, se vuoi ti posso commentare riga per riga un testo così idiota, ma mi sembrava di averlo già fatto... Nessun problema possiamo cominciare di nuovo. Alla prossima..."
Caro ano.nimo ho avuto molta pazienza con te, come diceva un mio professore del ginnasio ad alcuni alunni a dir poco ignorantelli  "Figliolo, ognuno ha il diritto di essere fesso, ma tu esageri!" ma avresti fatto miglior figura ad informarti prima di definire "tre autentici idioti" il professore Sami Adwan, docente palestinese dell’Università di Betlemme, il professor Daniel Bar-Tal, dell’Università di Tel Aviv, e il professore Bruce Wexler, dell’Università americana di Yale. Vedi, non so se sei al corrente di un portentoso strumento che da qualche anno è presente in molti computer: si chiama "motore di ricerca" e consente di trovare su internet di tutto, da un ago per cucire a una portaerei passando per le notizie relative a tre professori universitari.
Dico questo perchè ritengo che se fossi stato al corrente di questo portentoso strumento, avresti sicuramente evitato di fare una poderosa figura da cioccolataio e avresti scoperto chi sono Sami Adwan, Daniel Bar-Tal e Bruce Wexler e avresti anche avuto modo di leggere il resoconto del loro lavoro intitolato Israeli-palestinian schoolbook project

Se poi ti fossi peritato anche solo di leggere con attenzione l'ottimo articolo di Libero, avrestia vuto modo di trovare degli indizi preziosi in merito alle nefandezze perpetrate sulle menti dei bambini palestinesi allevati nell'odio nei confronti degli ebrei.
In effetti per un sinistrato pacifinto è più facile credere alle "notizie" pubblicate su Repubblica o su "il manifesto" piuttosto che a quelle pubblicate su un giornale come Libero, ma questo è solo un tuo limite figliolo.
Spesso sbraiti dicendo che mi limito a copiare e incollare articoli: mai detto che è solo tutta farina del mio sacco (riporto sempre le fonti e gli autori dei vari articoli che inserisco sul blog). Sinceramente ho una vita piuttosto intensa tra lavoro e famiglia e scrivere articoli o post presuppone una ricerca approfondita che il poco tempo a disposizione non mi consente di fare. Mi limito così a commentare alcune notizie, riportare quegli articoli ritenuti più interessanti, tradurre quelli signiicativi tratti da giornali israeliani o da siti israeliani e cercare di dialogare anche con persone come te. E ti assicuro che questa è una cosa comune a molti bloggers (anche di provata fede arraffattiana!)

VIVA ISRAELE!



giovedì 21 marzo 2013

Razzi da Gaza sul Sud di Israele durante la visita di Obama

Gerusalemme, 21 Marzo 2013 – Questa mattina i terroristi palestinesi della Striscia di Gaza hanno dato il loro personalissimo benvenuto al Presidente USA Barack Obama, durante il suo secondo giorno di visita ufficiale in Israele, lanciando ben cinque razzi Qassam dalla parte nord della Striscia di Gaza verso il sud di Israele.
Uno dei razzi si è abbattuto sul cortile di una casa a Sderot causando alcuni danni; un secondo su un terreno non edificato nella stessa zona. Altri due razzi si ritiene siano ricaduti all’interno del territorio palestinese.
L’ultimo razzo palestinese lanciato contro Israele prima di quelli di giovedì si era abbattuto alla fine di febbraio su una strada alla periferia sud di Ashkelon.



(Fonte: Israele.net)



martedì 19 marzo 2013

Israele stato di apartheid? Ma basta!!!!



Queste che vedete qui sopra sono le foto dell'ambasciatore israeliano in Norvegia. La particolarità qual'è? E' che questo rispettabile diplomatico è un cittadino israeliano appartenente alla comunità drusa, così come Reda Mansour, che è stato ambascitore in Equador e Console Generale negli USA.



Tra l'altro la comunità dusa e quella beduina contano alti ufficiali nelle forze armate come il generale Yusef Mishleb

  
e beduino è pure il giovanissimo Console a S. Francisco, il dott. Ismail Khaldi.
Arabo era George Kara, il giudice della Corte Suprema che ha condannato l'ex Presidente della Repubblica Moshe Katzav a sette anni di carcere per stupro e molestie sessuali.
Gli arabi israeliani hanno ottenuto la piena cittadinanza subito dopo la fondazione di Israele nel 1948 e nel primo parlamento democraticamente eletto vi erano già rappresentanti delle loro comunità.

A suo tempo l’obbligo del servizio militare non fu imposto agli arabi israeliani essenzialmente per due motivi: 1) per evitare che si trovassero ad affrontare in battaglia i loro fratelli palestinesi d’oltre confine o i loro correligionari arabi; 2) il governo di Israele non aveva piena fiducia nella loro fedeltà allo Stato. Temeva quindi che, dando loro delle armi, avrebbero potuto rivolgerle, in tempi di crisi, contro lo Stato che li aveva arruolati.
Voglio infine ricordare “miss Israele”, Yityish Titi Aynaw etiope di nascita, che ha ricevuto il titolo quattordici anni dopo l’incoronazione a “miss Israele” di Raslan Rana, araba cristiana.

 


 Di seguito altri fulgidi esempi del "razzismo" israeliano...


Ora, per fare come dicono i pro palestinesi, inserisco anche i palestinesi nell'argomento...ma che succede? Leggo delle dichairazioni di Abu Mazen piuttosto razziste.... non saràmica un ebreo e magari pure un agente del Mossad che vuole solo screditare la Palestina??? 

sabato 16 marzo 2013

Lo sport preferito dai palestinesi: il lancio dei sassi per uccidere ebrei


 Sembra che il lancio di sassi contro le auto, lo sport preferito dai palestinesi di Giudea e Samaria ,sia più popolare che mai e i risultati si vedono in questi giorni: ieri la bambina di 3 anni che vedete in questa foto
è rimasta coinvolta in un incidente provocato dal lancio di grosse pietre contro un camion che è andato a sbattere contro l'auto guidata dalla mamma. La piccola Avigail ora versa in condizioni disperate presso lo Sheba Medical Center di Tel Hashomer.

Poche ore fa un'altra auto israeliana con a bordo padre, madre e tre bambini di 8, 6 e 1 anno è stata colpita da rocce scagliate da palestinesi mentre perscorreva la strada 443

 






   



 
I lanci di pietre e sassi sono piuttosto frequenti in quelle zone, e spesso sono seguti dal lancio di molotov e hanno un unico scopo: cercare di uccidere civili israeliani.
I palestinesi dimostrano quotidianamente il loro intento di trucidare a sangue freddo civili inermi e nessuna organizzazione "umanitaria" interviene mai per condannare questi orrori.

Un preghiera per la piccola Avigail, che possa tornare presto a sorridere in braccio alla sua mamma.

venerdì 15 marzo 2013

La tv israeliana e quella palestinese

In questo video si può vedere come la televisione israeliana presenta gli arabi e come quella palestinese parla degli ebrei.
A voi trarre le conclusioni...

Se non fosse così penoso sarebbe persino comico

Di Tuvia Book

Benvenuti! Anche quest’anno, in questo periodo, riapre la stagione degli odiatori di ebrei e dei calunniatori di Israele. Eh già, la Settimana dell’Apartheid Israeliano. Orsù, celebriamola nei migliori campus universitari, dalla Columbia ad Harvard a York. Come disse l'umorista satirico Kirchen, in realtà avrebbero voluto chiamarla la-settimana-spazza-via-l’entità-ebraico-sionista-dalla-carta-geografica, ma “Settimana dell’Apartheid Israeliano” suona politicamente più corretto.
Se non fosse così penoso potrebbe essere persino comico. Definire apartheid Israele è assurdo almeno quanto sostenere che vigono eguali diritti per tutti i popoli che vivono nei paesi attorno a Israele.
Sono cresciuto in Sudafrica, l’unico regime di apartheid che il mondo ha conosciuto. Ho aspettato il mio scuola-bus (solo per bianchi), per andare alla mia scuola (solo per bianchi), su una panchina che diceva, in inglese e in afrikaans: “Fermata d’autobus solo per bianchi”. Terminate le lezioni, raggiungevo spesso una spiaggia passando davanti a un identico cartello. Era un regime brutalmente oppressivo dove il razzismo sancito dallo stato era radicato nelle leggi. Il colore della pelle era il solo fattore che determinava se uno aveva o non aveva diritti.
Il contrasto fra il Sudafrica dell’apartheid e lo stato d’Israele è totale. La dichiarazione d’indipendenza d’Israele sancisce l’eguaglianza di tutti i cittadini, affermando categoricamente che “lo stato dì’Israele garantirà completa uguaglianza di diritti sociali e politici a tutti i suoi abitanti senza distinzione di religione, razza o sesso; garantirà libertà di religione, di coscienza, di lingua, di istruzione e di cultura; tutelerà i Luoghi Santi di tutte le religioni”.
Se si vuole trovare dell’apartheid, in Medio Oriente, non occorre cercare molto lontano. La maggior parte dei regimi nella regione dove si trova Israele praticano alla grande l’apartheid di genere. Giusto la settimana scorsa l’annuale maratona di Gaza (organizzata dall’Unrwa) è stata cancellata quando i mullah di Hamas hanno vietato la partecipazione delle donne. Il Rapporto sullo Sviluppo Umano dalle Nazioni Unite (un organismo non particolarmente amichevole con Israele) afferma, a pag. 22: “Le donne nei paesi della Lega Araba soffrono di ineguale cittadinanza e diseguali diritti legali, spesso evidenti nel diritto di voto e nei codici giuridici così come nella disuguaglianza di opportunità che si evidenzia nelle condizioni di lavoro, nelle retribuzioni e nella segregazione di genere sul lavoro. La loro partecipazione politica ed economica rimane la più bassa del mondo”.
Nel mondo arabo e in Iran l’adulterio è un reato per entrambi i sessi, ma le donne subiscono punizioni molto più dure. In alcuni di questi paesi l’adulterio è un reato capitale che prevede la condanna a morte per lapidazione. Questo è apartheid sessuale.
Sicché, amici miei, la prossima volta che qualcuno ricomincia a snocciolare la vecchia calunnia secondo cui Israele sarebbe “un regime di apartheid proprio come era il Sudafrica”, rendetevi conto che lo fa solo perché, dopo la Shoà, non è politicamente corretto dichiararsi espressamente un ignobile antisemita spandi-odio, intollerante e analfabeta. Il mondo può tollerare deboli ebrei nel ruolo di vittime del razzismo; quello che non può sopportare è vedere dei forti ebrei come esempi di tolleranza, comprensione ed eguaglianza.
A tal proposito, vorrei cogliere l’occasione per brindare alla neo eletta “miss Israele”, Yityish Titi Aynaw, etiope di nascita, che ha ricevuto il titolo quattordici anni dopo l’incoronazione a “miss Israele” di Raslan Rana, araba cristiana.
Chi è che aveva parlato di apartheid?



(Da: Times of Israel, 13.3.13)



sabato 9 marzo 2013

Marcia del berrretto del Caracal Battalion

Un video breve e veramente toccante: è il resoconto della marcia del berretto del Caracal Battalion composto per il 60% da donne. Lo spirito di corpo, la solidarietà che lega questi ragazzi fieri di servire e difendere il loro paese da coloro che vorrebbero distruggerlo, è una cosa che fa capire bene la forza di Israele. Qui si vede che la gioventù viene educata al rispetto, alla solidarietà, al senso del dovere e non ad uccidere, odiare e negare il diritto all'esistenza degli altri.
Per vedere il video cliccare qui

venerdì 8 marzo 2013

Il Battaglione Druso in azione


Il Battaglione Herev, composto esclusivamente  di soldati Drusi presta servizio al confine nord di Israele. Attualmente l'83% dei giovani della comunità Dusa chiede di arruolarsi in Tzahal, e la maggior parte di questi vuole servire nelle unità combattenti.
La scorsa settimana, le nuove reclute del Battaglione hanno completato il loro periodo di addestramento al termine della marcia del berretto di 45 km: sono passati anche attraverso i loro villaggi dove i familiari li accoglievano con orgoglio offrendo cibo e bevande.
Nelle foto sottostanti, si può vedere con quale orgoglio e gioia questi ragazzi indossano la divisa dell'esercito israeliano, fieri di servire il loro paese.

  














Sulle ali di Rita


In un evento più unico che raro per Israele, per le Nazioni Unite e per la tesa dinamica dei rapporti fra i due, la cantante israelo-iraniana Rita Yahan-Farouz si è esibita martedì sera nella sala dell’Assemblea Generale del Palazzo di vetro, a New York, offrendo all'ambasciatore d’Israele Ron Prosor e al Segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon l’occasione per lanciare un appello a favore di più stretti legami culturali fra le popolazioni dello stato ebraico e della repubblica islamica.
Rita Yahan-Farouz ha cantato in farsi (persiano), in ebraico e in inglese davanti alla sala gremita di ambasciatori, diplomatici ed esponenti delle comunità ebraica e iraniana, per un evento che aveva il chiaro intento di far arrivare da Israele all’Iran il messaggio che quello che considerano un nemico mortale è invece una nazione aperta, ricca di cultura e desiderosa di pace, come ha spiegato lo stesso ambasciatore Prosor. Che aggiunge: “Con il linguaggio della musica diciamo che non abbiamo nulla contro il popolo iraniano. E mentre Teheran suona tamburi di guerra, noi suoniamo canzoni di amore e di pace. Si tratta di un messaggio diverso, e sono sicuro che può fare la differenza per le persone in Iran che lo stanno ascoltando”.
Dice Rita che esibirsi nella stessa sede dove è stato affermato il diritto alla sovranità di Israele le ha dato una straordinaria sensazione di appagamento, nonostante il fatto che proprio pochi giorni prima fosse mancato suo padre, che era stato insegnante a Teheran prima di trasferirsi con la famiglia in Israele quando lei aveva otto anni. Era un concerto a cui lui non sarebbe mancato. “Laggiù in Iran – continua la cantante – la gente, la gente vera, non i governanti, desidera vivere una vita normale. È gente come noi. E non dobbiamo mai stancarci di ricordaglielo”.
Rita si augura che brani registrati del concerto vengano trasmessi dalle emittenti televisive iraniane. In passato è accaduto che i suoi spettacoli riuscissero a passare fra le maglie delle agenzie d’informazione iraniane. “Credo – aggiunge – che se noi, la gente, cercheremo punti di incontro, qualcosa può accadere. Davvero siamo tutti uguali”.
L’artista nata cinquant'anni fa a Teheran (oggi probabilmente la più famosa dei 250.000 ebrei di origine iraniana che vivono in Israele) dice di sé: “Mia madre mi ha insegnato l'amore per la musica mentre cucinava. Due anni fa mi hanno chiesto di incidere le canzoni persiane che erano state la colonna sonora della mia vita. Per tutto il tempo della registrazione non riuscivo a smettere di sorridere, perché mi rendevo conto che stavo celebrando la mia vita: il fatto di essere sia iraniana che israeliana ha trovato espressione nella musica”.
L’evento, intitolato “Armonie per la pace”, è stato organizzato dalla missione diplomatica d’Israele all’Onu con la sponsorizzazione delle sezioni di New York e di Los Angeles della Federazione americana degli ebrei iraniani e del United Jewish Appeal di New York. Quello di Rita è stato il terzo concerto integrale che sia mai stato organizzato nella sala plenaria dell’Assemblea Generale dell’Onu e si è aperto con un interludio suonato con il kamanche, uno strumento a corde persiano, da Mark Eliyahu, uno dei nove membri della band di Rita, anch'egli di origini persiane, che ha studiato in Azerbaijan prima di stabilirsi in Israele.
All'evento era presente Ban Ki-moon con la moglie, e l’ambasciatore Prosor ha osservato che sia lui che il presidente dell’Assemblea Generale, il serbo Vuk Jeremić, non potevano fare a meno di danzare nelle loro poltroncine mentre Rita interpretava successi del passato ispirati alle scritture ebraiche e alla poesia iraniana e canzoni originali tratte dal suo nuovo album intitolato “My Joys” (Le mie gioie).
"La musica in questa sala – ha notato l’ambasciatore Prosor – non è sempre armoniosa. La nostra missione stasera era quella di cambiare questa situazione: volevamo tessere un arazzo musicale ricco e variegato come le stesse Nazioni Unite. Le Nazioni Unite di solito si uniscono contro Israele, ma questa sera si sono unite con Israele sulle le ali di Rita – ha poi concluso l’ambasciatore, facendo riferimento al titolo di una delle sue canzoni – Con la sua musica, Rita trascende davvero i confini e i continenti, e con il suo canto raggiunge il cuore e la mente delle persone. E non ci potrebbe essere messaggio più forte di questo”.

(Da: Jerusalem Post, Times of Israel, 6.3.13)

giovedì 7 marzo 2013

Lettera di Lucio Dalla per Yom Hazamut

“Cari amici.
Mi ha colpito come ultimamente alcuni artisti di pregio, come Leonard Cohen ed Elton John hanno reagito alle vili campagne di boicottaggio che colpiscono sovente Israele, e hanno portato con raggiante quiete il loro messaggio di musica e di pace al popolo ebraico nella sua Terra.
L’armonia non solo della loro musica, ma della gioia, della gratitudine, dell’entusiasmo del pubblico parlava da sola:
ISRAELE è un Paese pieno di sogni, di amore, di desiderio di pace e vi mando questo messaggio per dirvi che IO LO AMO.
Qui dopo l’incredibile persecuzione nazista del grande popolo che vi era nato, esso ha ritrovato la forza di costruire e di vivere pienamente l’arte, la scienza, la medicina, l’agricoltura e purtroppo ha dovuto farlo sempre in condizioni di guerra.
Spero con tutte le mie forze che giunga anche il tempo della pace e della giustizia per quel Paese, e penso che tutti debbano cominciare ad aiutare dicendo con chiarezza:
è tempo di smetterla di aggredirlo con bugie e mistificazioni che ce ne danno un’immagine completamente diversa dalla realtà!
AUGURI ISRAELE, IO SONO CON TE DALLA PARTE DELLA VERITA', DELLA STORIA E DELLA VITA."

Lucio Dalla

sabato 2 marzo 2013

Ambiente, Israele promette auto elettriche con autonomia di 500 km


Continuano le ricerche nel campo della mobilità sostenibile in Israele con il duplice obiettivo di migliorare la qualità della vita e anche di ridurre la dipendenza dal petrolio, e quindi dagli stati territoriali limitrofi. Lo stato di Israele ha fatto delle innovazioni e della tecnologia green il suo cavallo di battaglia e, dopo diversi anni di lavoro, presenta oggi i suoi primi frutti: una batteria super in grado di fornire energia elettrica per 500 km.
Per ridurre la dipendenza dal petrolio, lo stato di Israele sta mettendo a punto una super batteria per auto elettriche con un’autonomia di 500 km. La notizia, apparsa sul “No Camels. Israeli Innovation News”, descrive una batteria capace di un viaggio di 500 km senza necessità di ricarica. Sarebbe la prima al mondo a garantire una copertura così lunga. Lo studio sarà portato avanti dall’Israeli National Center for Electochemical propulsion che conta su un budget di 45 milioni di shequel, circa 11,7 milioni di dollari, per i prossimi quattro anni. L’istituto, fondato con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dal petrolio e favorire la mobilità sostenibile e la ricerca nel campo della green technology coordinerà la ricerca di altri 12 team provenienti dalle università di Tel Aviv, da Bar Ilan e dal centro universitario Ariel della Somalia. Come spiega Doron Urbach, il direttore dell’Israeli National Center for Electochemical propulsion: "Il petrolio non ha futuro, sia a causa delle politiche che a causa delle future scarsità. C’è stato un cambiamento di mentalità nei politici che ha permeato l’automotive industry e ha portato un nuovo futuro per i produttori di batterie. Tutti vogliono le auto elettriche."
Attualmente le batterie al litio permettono di guidare un’auto elettrica per 150 km, ma l’ambizioso progetto israeliano punta a batterie che possano garantire un’autonomia di 500 km avendo un dispositivo che permetta lo stoccaggio dell’energia e che offra migliori prestazioni per il motore, come la maggiore velocità di percorrenza. Aspettiamo i risultati.

Erdogan come Ahmadinejad


Intervenendo mercoledì a un convegno Onu, il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha definito il sionismo “un crimine contro l’umanità” paragonandolo ad antisemitismo, fascismo e islamofobia.
“Dovremmo adoperarci per comprendere meglio la cultura e il credo degli altri”, ha detto Erdogan intervenendo all'apertura ufficiale a Vienna del quinto Global Forum “Alleanza di civiltà”, un organismo delle Nazioni Unite dedicato al dialogo fra occidente e islam. E ha poi aggiunto: “Invece vediamo persone che agiscono sulla base di pregiudizi, escludendo e disprezzando gli altri. Ecco perché è necessario considerare l’islamofobia un crimine contro l’umanità così come il sionismo, l’antisemitismo e il fascismo”.
L’organizzazione non governativa di monitoraggio “UN Watch”, con sede a Ginevra, ha denunciato le parole di Erdogan “che contraddicono radicalmente lo scopo stesso di un forum che si vuole votato alla tolleranza reciproca”, ed ha esortato il Segretario Generale dell’Onu Ban Ki-moon, “che era presente sul palco ed è rimasto in silenzio”, a prendere posizione e condannare l’affermazione del primo ministro turco. “Vogliamo ricordare al Segretario Generale – afferma UN Watch – che il suo predecessore Kofi Annan ha riconosciuto come un’espressione di antisemitismo la risoluzione Onu del 1975 che equiparava il sionismo al razzismo, e ne aveva accolto con favore l’abrogazione”. La risoluzione 3379 dell’Assemblea Generale dell’Onu, che definiva "il sionismo una forma di razzismo e di discriminazione razziale”, è stata abrogata dalla stessa Assemblea Generale nel 1991 con la risoluzione 4686.
“L’abuso che ha fatto Erdogan di un pulpito internazionale per istigare all'odio, e il suo ricorso a proclami in stile Ahmadinejad appiattendosi sul minimo comun denominatore del mondo musulmano - scrive UN Watch - non faranno che rafforzare la convinzione che l’attuale governo turco non intende abbandonare la linea dello scontro, rimanendo fondamentalmente indisponibile a porre fine alla sua ostilità verso Israele che dura ormai da di quattro anni”.
Nelle scorse settimane, affermano fonti governative a Gerusalemme, Israele aveva ripetutamente fatto sapere ad Ankara di essere interessato a creare una "dinamica positiva" nel deteriorato rapporto fra i due paesi affinché possano tornare a cooperare per promuovere gli interessi comuni. Tali messaggi sono stati inviati in vista del primo viaggio all'estero del nuovo segretario di stato americano John Kerry che si recherà in nove paesi, tra cui la Turchia dove è in arrivo venerdì.
Giovedì il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha condannato duramente le parole di Erdogan: “Si tratta – ha detto – di una dichiarazione cupa e falsa, di un genere che pensavamo non avesse più posto nel mondo”.

(Da: Jerusalem Post, Israel HaYom, Times of Israel, 28.2.13)

venerdì 1 marzo 2013

Le violenze palestinesi non hanno bisogno di scuse


Di Noah Klieger

Siamo onesti, i palestinesi non hanno bisogno di nessuna scusa particolare per inscenare disordini e attaccare gli ebrei. L’attuale ondata di tumulti, che era in corso da un paio settimane, non è iniziata in seguito allo sciopero della fame intrapreso da quattro detenuti (due dei quali, detto per inciso, hanno ripreso a mangiare). Lo sciopero è soltanto un pretesto, giacché è chiaro che se anche i due rimanenti riprendessero a mangiare, i loro fratelli continuerebbero i disordini nei territori. La verità è che i nostri vicini semplicemente non ci vogliono. In parole semplici, non è che vogliono un paese accanto a Israele; vogliono un paese al posto di Israele. È un dato di fatto, che è stato comprovato numerose volte.
Sia Ehud Barak che Ehud Olmert hanno offerto ai palestinesi uno stato quasi sulle linee del ’67, e loro non l’hanno accettato. Lo sgombero forzato di migliaia di israeliani e di decine di insediamenti dalla striscia di Gaza, voluto da Arik Sharon, non ci ha avvicinati di un centimetro alla possibilità di un accordo. Al contrario la concessioni non hanno fatto che incoraggiare i palestinesi, che hanno iniziato a lanciare razzi su comunità e città all'interno di Israele al solo scopo di uccidere ebrei. I capi di Gaza hanno proclamato innumerevoli volte, anche di recente, che il loro obiettivo è uccidere ebrei e distruggere “l’entità sionista”. Alla luce di queste dichiarazioni, quand'anche domani venissero scarcerati tutti i detenuti compresi assassini e terroristi, i tentativi di uccidere ebrei non cesserebbero. Anzi.
Dunque, e anche questo è un dato di fatto, non c’è alcun nesso fra qualunque politica o decisione di Israele e il desiderio, o meglio la smania dei palestinesi di attaccare Israele e i suoi cittadini. Coloro che non lo capiscono, o non lo vogliono capire, nonostante i dati di fatto comprovati per decenni, sono semplicemente ingenui o ciechi rispetto a ciò che accade sul terreno.
E non mi si dica che è stata la politica israeliana ha spingere i palestinesi ad agire in questo modo. Mio zio, Natan Klieger, venne assassinato da agitatori arabi a Haifa nel 1939. Se non sbaglio, a quell'epoca non c’era nessuna occupazione né alcuna politica del governo israeliano. Golda Meir un giorno ebbe a dire che un accordo con i palestinesi sarà possibile solo quando loro ameranno i loro figli più di quanto odino gli ebrei. Aveva ragione.