Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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giovedì 11 aprile 2013

Cancellate tutti gli ebrei (da Internet)

In Israele oggi si celebra lo Yom HaShoah: la Giornata del Ricordo dell’Olocausto (il 27 gennaio nel resto del mondo). La commemorazione dei sei milioni di vittime ebree della ferocia antisemita del nazismo è stata istituita nel 1953 per iniziativa dell’allora premierBen Gurion. Un buon momento per fermarsi un attimo a riflettere sulla barbarie umana, e affinché non accada più.
Non la pensano allo stesso modo i militanti di Anonymous, che hanno fatto coincidere con questa dolorosa ricorrenza una iniziativa quantomeno discutibile, per tempistica e modalità: il tentativo di cancellare tutti gli ebrei, perlomeno virtualmente, dai siti Internet.
Divertente la contromossa degli attivisti israeliani, che ieri, poco dopo la mezzanotte, in un gesto che ricorda vagamente l’ardita azione dell’aviazione israeliana allo scoppio della Guerra dei Sei Giorni, ha oscurato la home page del sito di “OPIsrael.com”, sostituendola con una pagina che riporta una famosa accesa discussione sul canale Al Jazeera, in cui si difese memorabilmente lo stato ebraico.
Tutto sommato, i risultati sono stati di gran lunga inferiori alle intenzioni della vigilia: i siti governativi e istituzionali sono in buona parte al loro posto, regolarmente funzionanti,malgrado i tentativi di intrusione. Duole rilevare come simile attivismo non sia manifestato nei confronti delle dittature islamiche, antiche – Assad continua a mietere vittime in Siria, e il conteggio dei morti ha superato da tempo le 70.000 unità; e il mese di marzo è stato finora il peggiore, nell’ambito della guerra civile in essere da più di due anni – e recenti (Egitto e Tunisia, per citare solo due casi).
Due casi di intrusione meritano di essere citati. Uno, grottesco; l’altro, raccapricciante. E’ stato hackerato il sito di Haaretz, il giornale filoarabo pubblicato in Israele, salito agli onori della cronaca per aver ospitato pochi giorni fa l’invito a usare l’arma degli assalti a colpi di pietre come legittima forma di manifestazione del dissenso; e pazienza se ciò provoca la morte o il ferimento di vittime innocenti. Potevano scegliere meglio il loro obiettivo, i pirati di Anonymous… (Aggiornamento: dopo accurata verifica, è stato accertato che gli articoli deliranti e di simpatia verso le istanze del terrorismo islamico, fanno parte dell’ordinaria politica editoriale del quotidiano).
Il secondo obiettivo poteva essere evitato: getta ulteriore discredito su un’organizzazione che di sicuro non è ricordata per onestà e moralità. L’attacco cibernetico ha colpito il sito di Larger than Life, una ONG che aiuta i bambini malati di cancro. Come recita la pagina Facebook dell’organizzazione umanitaria, «E’ un peccato che questo stia accadendo, lo scopo della nostra organizzazione il cui scopo è di dare amore e l’assistenza a tutti i bambini colpiti dal cancro in cura in Israele, senza distinguere in base a religione, razza o nazionalità».
Per gli odiatori di Israele e della civiltà, il vandalismo informatico di oggi è un autogol che allontana sempre più i simpatizzanti da quella che una volta pomposamente era definita la “questione palestinese”.

Il Borghesino


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