Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

CERCA NEL BLOG

Translate this page

Pallywood

Loading...

Sempre con Israele!!!

Sempre con Israele!!!

Lettori fissi

giovedì 26 dicembre 2013

Gaza: impiegati palestinesi pagati (dai contribuenti europei) per non lavorare

L’Unione Europea dovrebbe smettere di pagare gli stipendi a funzionari palestinesi nella striscia di Gaza che non lavorano. È la conclusione che emerge da un rapporto della Corte dei Conti europea pubblicato mercoledì.
In quanto maggiori donatori di aiuti ai territori palestinesi, i contribuenti europei pagano un quinto dei 170mila stipendi di dipendenti pubblici palestinesi (insegnanti, medici, burocrati ecc.) non solo in Cisgiordania ma manche nella striscia di Gaza, il territorio costiero da cui Israele ha ritirato civili e militari nel 2005 e che dal 2007 è sotto il completo controllo del gruppo islamista Hamas.
Ora, a seguito di un’indagine sul modo in cui vengono impiegati gli aiuti dell’Unione Europea, la Corte dei Conti (Court of Auditors) europea ha scoperto che un gran numero di questi destinatari non forniscono in realtà nessun servizio pubblico.
La Corte afferma di non essere in possesso delle cifre sulle dimensioni globali del fenomeno, ma dai suoi controlli a campione risulta, ad esempio, che 90 dei 125 dipendenti del National Audit Institute of Palestine ammettono di non svolgere alcun lavoro, mentre da un altro controllo è risultato che non svolge alcun lavoro il 40% dei dipendenti pubblici.
I dati sono stati divulgati in conferenza stampa da Hans Gustaf Wessberg, il membro della Corte de Conti europea che ha condotto le ispezioni nel corso degli ultimi 16 mesi. “Il nostro suggerimento è quello di interrompere il programma per i dipendenti a Gaza” ha detto Wessberg, spiegando che il denaro potrebbe essere invece indirizzato in Cisgiordania.
I revisori europei hanno analizzato circa un miliardo di euro spesi nei territori palestinesi tra il 2008 e il 2012. In particolare, non hanno potuto stabilire che fine abbiano fatto 90 milioni che dovevano servire per pagare le tasse sul carburante e mantenere in funzione l’unica centrale elettrica attiva a Gaza.



Il rapporto dei revisori solleva interrogativi circa l’attività di supervisione esercitata dalla Commissione Europea, l’esecutivo della UE responsabile della sorveglianza sui programmi di aiuto europei. Negli ultimi due decenni l’Unione Europea ha destinato 5,6 miliardi di euro ai territori palestinesi.
Il programma di aiuti dell’Unione Europea, afferma la Corte dei conti, ha contribuito “in maniera significativa a coprire la massa salariale dell’Autorità Palestinese”. Il meccanismo, sostiene la Corte nel rapporto, ha contribuito al funzionamento dei servizi pubblici essenziali, ma a Gaza, a causa della situazione politica, “un numero considerevole di pubblici dipendenti viene pagato senza che si rechi al lavoro né fornisca alcun servizio pubblico”. Infine il rapporto osserva che l’Autorità Palestinese, nonostante i finanziamenti, nel 2012 ha registrato “un grave disavanzo di bilancio, che ha anche minacciato di incidere negativamente sulle riforme della gestione delle finanze pubbliche”.
Più di 60mila funzionari pubblici e membri delle forze di sicurezza palestinesi hanno smesso di presentarsi al posto di lavoro, a Gaza, quando Hamas nel 2007 ne ha preso il controllo. Il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) decise all’epoca di continuare a pagare i loro stipendi a condizione che restassero a casa e non lavorassero per il “governo” di Hamas. Il Ministro del lavoro dell’Autorità Palestinese, Ahmed Majdalani, difende la pratica di pagare stipendi a persone che non lavorano dicendo: “Il problema è politico, giuridico e umano. Sono innanzitutto dipendenti pubblici, e sono vittime di un colpo di stato militare [di Hamas], e hanno famiglie da sfamare. Non possiamo buttarli in strada”.
In una dichiarazione, la Commissione Europea ha affermato che, aiutando l’Autorità Palestinese “a fare fronte al pagamento di stipendi, pensioni e assegni sociali per i gruppi più vulnerabili, l’Unione Europa dà un contributo concreto alla preparazione della soluzione a due Stati per il conflitto israelo-palestinese”.
(Da: YnetNews, Jeruisalem Post, Reuters, Adnkronos, 11.12.13)

Nessun commento:

Posta un commento