Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

CERCA NEL BLOG

Translate this page

Pallywood

Loading...

Sempre con Israele!!!

Sempre con Israele!!!

Lettori fissi

domenica 30 marzo 2014

Israel Palestinian Conflict: The Truth About the West Bank


The Truth about the UN


Negato in Arabia il visto a un cronista del Jerusalem Post. La Casa Bianca protesta


Washington,25 Marzo 2014 – ”Siamo profondamente delusi da questa decisione ai danni di un bravo giornalista”. Cosi’ una portavoce della Casa Bianca ha ufficialmente protestato contro le autorita’ saudite che hanno negato il visto a Micheal Wilner, cronista del Jerusalem Post e cittadino americano che avrebbe dovuto seguire la visita di Barack Obama in Arabia Saudita.
Lo stesso giornale israeliano ha fatto sapere che sia la responsabile della Sicurezza Nazionale Susan Rice, sia il suo vice Tony Blinken hanno espresso il loro dissenso alle autorita’ di Ryad.
E’ noto come l’Arabia non abbia mai riconosciuto lo stato di Israele, tuttavia, come ha ricordato il quotidiano, Wilner e’ un ebreo americano che non ha mai vissuto in Israele e non ne ha mai preso la cittadinanza.
(Fonte: ANSAmed, 25 marzo 2014)

FRANCIA: UN ALTRO ATTACCO ANTISEMITA, PICCHIATO EBREO ORTODOSSO


Parigi, 24 Marzo 2014 – Continuano senza sosta le aggressioni antisemite contro gli ebrei in Francia. Domenica, un ebreo ortodosso di 28 anni è stato strangolato e picchiato sulla metro, da quattro ragazzi arabi, a Parigi.
“Ebreo, ti stiamo per abbattere” e “Non avete un paese” sono le frasi pronunciate dagli aggressori durante l’attacco al ragazzo, appartenente al movimento Chabad Lubavitch, che ha riportato diverse ferite.
Giovedì scorso intanto tra giovani di origine maghrebina avevano aggredito un uomo di 59 anni al grido di “Morte agli ebrei”, denudandolo e disegnandogli una svastica sul petto. La vittima stava uscendo da un ristorante kosher ed indossava la kippà.
Come viene riportato settimanalmente, la situazione per gli ebrei francesi è diventata insostenibile e invivibile. Gli attacchi, le aggressioni fisiche, gli atti vandalici e le minacce sono all’ordine del giorno, e la comunità ebraica non sa se deve difendersi di più dall’estrema destra o dal fanatismo islamico.
Oggi, all’indomani dei grandi numeri ottenuti dal partito razzista e xenofobo di Marine Le Pen, l’Unione Europea dovrebbe interrogarsi su come affrontare la situazione, e su come tutelare i cittadini francesi ebrei, coloro che, ancora una volta, si sentono considerati di serie B. Intanto a migliaia optano per l’emigrazione verso Israele, un paese da cui sanno non potranno mai esser traditi.
Thanks to Progetto Dreyfus

domenica 23 marzo 2014

Iran, Khamenei torna all’attacco: “In Europa hanno paura di dubitare dell’Olocausto”

Teheran, 21 Marzo 2014 – In occasione del nuovo anno iraniano, l’Ayatollah Khamenei ha attaccato i paesi europei, che pretendono di essere “liberi”, ma dove “nessuno osa parlare dell’Olocausto”.
Secondo la Guida suprema dell’Iran “i paesi che pretendono di essere liberi hanno delle linee rosse e sono molto decisi nel difenderle”: “Nei paesi europei nessuno osa parlare dell’Olocausto (…). Non diciamo se è stato reale o meno, se c’è stato come è stato”, ha dichiarato nel corso di un intervento a Mashhad, prima città santa dell’Iran dove si trova il Mausoleo dell’Imam Reza, ottavo e più importante imam sciita.
Khamenei ha invitato inoltre alla resistenza di fronte all’”invasione culturale” dell’Occidente, in particolare per quanto riguarda il principio di libertà d’espressione. “Dubitare dell’Olocausto è considerato un grande errore, lo impediscono, arrestano chi lo fa e lo processano e pretendono di essere liberi – ha attaccato l’Ayatollah, sottolineando – e vogliono che noi non difendiamo le nostre linee rosse in termini di fede e valori rivoluzionari?”.
(Fonte: TMNews, 21 Marzo 2014)

SCOPERTA RETE DI TUNNEL SOTTERRANEI DA GAZA A ISRAELE: SI TRATTA DELLA PIU’ LUNGA E ORGANIZZATA DI SEMPRE

Gerusalemme, 21 Marzo 2014 – Stamattina una alta fonte dell’IDF ha svelato di aver scoperto uno dei più grandi e spaventosi tunnel terroristici mai visti prima, che parte da Gaza e per centinaia di metri percorre il territorio israeliano.
La lunghezza dell’intero tunnel ancora non si conosce, ma durante la scoperta, martedì scorso, sono state trovate tracce fresche, il che fa pensare che l’attività di scavatura era stata portata avanti fino a pochi giorni prima. Un generatore e degli strumenti da lavoro sono stati rinvenuti, ma non sono state trovate armi. La fonte militare sostiene che questa sia la più grande ramificazione di gallerie mai realizzata, per di più di altissima qualità.
Ad un primo giudizio, pare che per la realizzazione ci sono voluti mesi e mesi, che un grande studio ingegneristico è dietro alla progettazione; il principale sospetto è che le strade sotterranee siano state costruite per rapire soldati o civili israeliani e portarli a Gaza, oppure che siano funzionali ad un grande attacco studiato a tavolino già da tempo. La maggior parte dei tratti del tunnel raggiunge gli 8-9 metri di profondità, mentre alcuni arrivano fino a 20 metri; la divisione ingegneristica dell’esercito israeliano che si occupa soltanto della difesa da Gaza, sta lavorando in questi giorni per conoscere ogni centimetro della cittadina sotterranea e per capire fino a dove arriva la ramificazione.

domenica 16 marzo 2014

La metamorfosi di Amnesty International. Da Nobel per la pace a marionetta araba

di Miriam Bolaffi
Ormai da diversi anni quella che a detta di tutti sarebbe la più grande e imparziale organizzazione per la difesa dei Diritti Umani, Amnesty International, è diventata una marionetta nelle mani dei regimi arabi del Golfo che la finanziano a grandi mani. Se prima era sospetto ora è una certezza.
Basti guardare l’ultimo rapporto diffuso da Amnesty International su Israele per rendersi conto che questa organizzazione è tutto fuorché imparziale.Sul sito italiano di Amnesty International si può leggere un sunto di questo cosiddetto “rapporto”, una sintesi che esordisce con:
“Negli ultimi tre anni, le forze israeliane hanno mostrato un profondo disprezzo per la vita umana uccidendo decine di civili palestinesi nella Cisgiordania occupata, bambini compresi, nella pressoché totale impunità”
Ora, se io faccio una affermazione così grave sostenendo che qualcuno ha ucciso decine di civili come minimo ne pubblico la lista, riporto il luogo dove questo “omicidio” è avvenuto, riporto i fatti che hanno portato a questi “omicidi”, insomma ne fornisco una dettagliata descrizione proprio perché l’affermazione è grave. Bene, nel rapporto di Amnesty International non c’è nulla di tutto questo, anzi, proprio in cima al rapporto capeggia una fotografia fuorviante che riguarda un episodio nel quale ad essere attaccato è stato un mezzo dell’esercito israeliano che in quella specifica occasione non ha nemmeno reagito (qui il video). In tutto, il cosiddetto rapporto di Amnesty International, riporta i nomi di 15 palestinesi che, prendendo esclusivamente fonti palestinesi, si afferma essere stati uccisi dall’esercito israeliano. Non vi è stata riguardo a quelle morti alcuna indagine da parte di Amnesty International, si sono semplicemente limitati a fare il copia-incolla di alcune agenzie palestinesi e in un paio di casi hanno fatto il copia-incolla di articoli di Haaretz, notoriamente filo-arabo. Delle “indagini imparziali” non c’è nessuna traccia.
In compenso il cosiddetto “rapporto imparziale” di Amnesty International non affronta minimamente le motivazioni che sono alla base degli scontri che hanno portato alla morte di alcuni palestinesi, non parla minimamente delle decine di attentati contro civili israeliani, non menziona i morti israeliani uccisi a sangue freddo da palestinesi, non parla dei 32 morti israeliani (quelli si documentati) e dei 109 feriti a seguito di attacchi palestinesi, non parla dei 979 incidenti stradali e dei conseguenti 398 feriti causati solo nell’ultimo anno dal lancio di “innocue”pietre da parte dei palestinesi ( e i dati non sono aggiornati).
Insomma, siamo di fronte al punto più basso mai toccato da Amnesty International nella sua lunga carriera e nella sua altrettanto lunga metamorfosi che ha trasformato un premio Nobel per la pace in una marionetta al soldo dei regimi arabi del Golfo. E c’è ancora chi prende per oro colato le parole di questi burattini le cui fila vengono tirate da regimi totalitari che in teoria proprio loro dovrebbero combattere.

sabato 15 marzo 2014

Attacchi dal Libano

Un convoglio militare israeliano in transito nell'area di Har Dov, al confine con il Libano, è stato il bersaglio di un ordigno esplosivo attivato dai terroristi di Hezbollah la notte scorsa.
Uno dei veicoli è stato colpito senza che i soldati all'interno riportassero ferite.
Tre di loro sono stati comunque portati in ospedale a Tzfat per motivi precauzionali.
In risposta blindati e artiglieria israeliana hanno distrutto una postazione di Hezbollah nel villaggio di Kfar Kileh in Libano.
Non ci sono stati ulteriori scambi di colpi e la situazione è al momento tranquilla.
 

 

mercoledì 12 marzo 2014

Gaza bombarda Israele

Ci risiamo, quei vili topi di fogna terroristi di Gaza hanno sferrato un duro attacco a Israele: nella giornata di oggi hanno bombardato lo stato ebraico con 41 razzi dei quali 5 hanno colpito zone popolate e 3 sonos tati intercettati dal sistema di difesa Iron Dome.
Questo è il più imponente attacco dalla Striscia di Gaza dalla fine dell'Operazione Scudo di Difesa del novembre 2012.
Dall'inizio del 2014 i terroristi di Gaza hanno sparato oltre 80 razzi contro Israele.L'esercito israeliano ha prontamente risposto agli attacchi colpendo 29 strutture terroristiche nella Striscia.
Dietro tutto questo c'è la Jihad Islamica ma Hamas è responsabile in prima persona di ogni attacco proveniente dalla Striscia.
Le IDF faranno tutto quanto in loro potere per proteggere la popolazione israeliana e colpire i terroristi


I razzi "artiginali" come amano definirli i pacifinti amici dei terroristi, minacciano 3,5 milioni di cittadini israeliani, ossia il 40% della popolazione dello stato ebraico.












 

martedì 11 marzo 2014


L'11 marzo del 2011 due palestinesi TRUCIDARONO con ferocia inaudita una famiglia israeliana: pugnalarono e sgozzarono mamma Ruth, papà Udi, il figlio di 11 anni Yaov, il figlio di 4 anni Elad e la bimba di soli TRE MESI Hadas... anche lei pugnalata al cuore! 

Tutti sembrano aver dimenticato l'eccidio di Itamar, tutti sembrano aver dimenticato queste vite spezzate dall'odio viscerale degli arabi: questi "coraggiosi militanti" se la sono presa di notte con una famiglia di agricoltori: sono entrati in casa loro come topi di fogna e li hanno massacrati nel sonno. Non hanno avuto pietà neanche di un bimbo di 4 anni e della sorellina di soli tre mesi.... quando l'hanno sentita piangere (dormiva nel lettone con mamma e papà già trucidati) sono tornati indietro per "finire la loro missione".

IO NON DIMENTICO!

Qui sotto ci sono le foto di quell'ignobile massacro: guardate di cosa sono capaci quegli assassini palestinesi!









In Francia, dove “è meglio non dire di essere ebrei”

Il 21 febbraio 1944 i nazisti giustiziarono un gruppo di partigiani della Resistenza noto come “Manouchian”, composto in gran parte da ebrei (in realtà erano 9 su 27). Accadeva settant’anni fa, quando quegli ebrei vennero tacciati dai nazisti di essere dei “terroristi”. Nei giorni scorsi lo storico francese Benoît Rayski è andato a parlare di questi eroi alla scuola superiore di Mantes-la-Jolie. Prima di entrare in classe, l’insegnante gli ha chiesto di non citare il fatto che fossero ebrei, ma di descriverli come “immigrati” e “stranieri”. “Sa, con la Palestina e il resto…”, ha detto l’insegnante.
Questa è la Francia di oggi, dove i terroristi musulmani in armi diventano “freedom fighters” e gli israeliani “i nuovi nazisti”. Lo pensavano così Stephane Hessel e Jacques Vergès, ad esempio. Nei mesi scorsi, il famoso museo parigino degli impressionisti, Jeu de Paume, ha esposto sessanta fotografie di kamikaze palestinesi. La brochure della mostra paragona quei cannibali palestinesi ai membri della Resistenza. La douce France, vecchia signora antisemita.

domenica 9 marzo 2014

Cori Ultras Juve: Anti Fiorentina







Questo è quello che accade negli stadi italiani... raccapricciante....

Eccellenza israeliana

Il settimanale economico di Londra Times Higher Education ha classificato l’istituto tecnologico Technion di Haifa fra le 100 università più prestigiose del mondo, nella sua lista del 2014 pubblicata mercoledì. La classifica viene compilata in base a un sondaggio fra 10.536 affermati accademici, in 133 paesi, invitati a elencare quelle che considerano le migliori accademie nel mondo per i loro rispettivi settori di competenza.

Peres: «Sempre di più gli arabi che vedono il terrorismo, e non Israele, come il loro vero nemico»


Il presidente d'Israele Shimon Peres
Il presidente d’Israele Shimon Peres

Intervistato in diretta da Panet, il sito web di notizie in arabo collegato al settimanale arabo-israeliano Panorama, il presidente d’Israele Shimon Peres si è rivolto giovedì alla comunità degli arabi israeliani e dell’intero Medio Oriente esprimendo la speranza in una migliore cooperazione dal momento che “sono sempre più numerosi i paesi arabi che vedono il terrorismo come il loro vero nemico, e hanno ragione”.
Peres ha risposto fra l’altro a molte domande sulla spedizione iraniana di armi intercettata mercoledì dalla Marina israeliana nel mar Rosso, sul “blocco di Gaza” e sui negoziati di pace con i palestinesi.
“Perché gli iraniani stanno facendo questo? – ha chiesto Peres ai suoi ascoltatori – Se tu fossi un abitante di Gaza, in cosa investiresti? Che cosa otterranno da questi traffici? Il terrorismo non ha mai portato a nulla, tranne che distruzione e disgregazione”. Investire in quei missili, ha insistito Peres, è per Gaza uno spreco assoluto: “Li spareranno, e noi risponderemo immediatamente al fuoco”.
Parlando in generale della chiusura della striscia di Gaza, Peres ha detto: “Quando da Gaza cesserà il fuoco, non ci sarà più bisogno di alcun blocco, come non c’era prima che sparassero. La chiusura non ha lo scopo di rendere la vita difficile agli abitanti di Gaza. Che bisogno ha mai Gaza di investire milioni di dollari in missili? Sapete quello che realmente accade a Gaza? Non c’è soltanto Hamas, ci sono quattro o cinque organizzazioni terroristiche. Il nostro interesse è che Gaza diventi aperta e progredita. Che gusto potremmo mai avere a vederli soffrire, e per che cosa?”.

Peres negli studi di Panet
Peres negli studi di Panet

Per quanto riguarda i negoziati con i palestinesi, il presidente israeliano ha detto: “Conosco il presidente Abu Mazen da molti anni, penso che sia un uomo serio, un vero interlocutore e che possiamo negoziare con lui per arrivare alla pace. È vero – ha aggiunto – che vi sono israeliani che la pensano in modo diverso, ma il dato di fatto è che Israele sta negoziando con lui”.
Il sito web arabo Panet, dai cui studi a Tayibe Peres ha inviato le sue risposte, è molto popolare tra i lettori arabo-israeliani, ma è seguito anche in altri paesi del Medio Oriente. Durante il colloquio in diretta, Peres ha risposto anche a domande inviate al sito da lettori di paesi come Iran, Siria, Arabia Saudita, Libia, Libano, Giordania ed Egitto. A un certo punto il sito si è addirittura bloccato a causa della quantità di traffico informatico da tutto il mondo arabo.
Peres ha ribadito che l’Iran è diventato una centrale di terrorismo e sviluppo di armi di distruzione di massa, dicendo che il mondo presto scoprirà la verità sulle intenzioni di Teheran. “L’Iran deve smettere di bluffare – ha detto – L’operazione di mercoledì nel mar Rosso ha mostrato il vero volto dell’Iran, che dice una cosa ma fa il contrario: indossano una maschera da innocenti e poi, violando le leggi internazionali, mandano i missili più pericolosi a un’organizzazione terroristica che uccide persone innocenti. È arrivato il momento che le persone responsabili dicano all’Iran e a Gaza di fermarsi, per il bene di tutti coloro che vogliono vivere in pace”.

Peres con una parte dello staff di Panet
Peres con una parte dello staff di Panet

Un iraniano ha chiesto a Peres se a suo avviso l’Iran riconoscerebbe Israele e cesserebbe le sue minacce se venisse raggiunto un accordo di pace con i palestinesi. Peres ha detto di non riuscire a capire perché l’Iran, che non ha una frontiera comune con Israele, voglia la distruzione di Israele e perché si dedichi alla produzione di armi nucleari. Il precedente presidente iraniano negava addirittura la Shoà, ha ricordato Peres, aggiungendo che l’Iran deve imparare a riconoscere la verità. Come ha già fatto più volte in pubblico e privato, Peres ha ribadito che Israele non ha nulla contro il popolo iraniano, e che ha un problema solo con i dirigenti e il regime iraniano.
Dalla quantità e dal tenore delle domande è apparso evidente che Israele viene attentamente seguito nel mondo arabo non solo dalle persone al potere, ma anche dai cittadini comuni.
Verso la fine della trasmissione Peres ha detto che a suo parere il mondo arabo sta imparando a capire che Israele non è il suo problema principale. Israele è interessato a vedere un mondo arabo che si evolve e sviluppa e che fa gli stessi progressi che è riuscito a fare Israele attraverso la scienza e le innovazioni tecnologiche.
“Tanti protestano sempre, ebrei e arabi – ha detto Peres – Ma chi desidera una vita migliore deve innanzitutto mettersi al lavoro per realizzarla. Quello che può fare Israele, tutti lo possono fare. Guerre etniche e guerre civili sono solo un enorme spreco di tempo ed energie”.
(Da: YnetNews, Jerusalem Post, 6.3.14)

lunedì 3 marzo 2014

«I profughi ebrei dai paesi arabi siano inclusi nel negoziato»

New York Times, 16 maggio 1948: “Ebrei in grave pericolo in tutti i paesi musulmani”

“I presidenti di tutte le associazioni di ebrei originari da paesi arabi, sotto l’ombrello della nostra ‘Organizzazione centrale degli ebrei dai paesi arabi’ guidata da Meir Kahlon, sono grati a John Kerry e a Martin Indick per aver incluso nell’accordo-quadro in discussione il tema degli indennizzi per gli ebrei dai paesi arabi, accanto agli indennizzi per i palestinesi”. Lo afferma Levana Zamir, presidente dell’Associazione Internazionale degli ebrei dall’Egitto, sottolineando che dal febbraio 2011 esiste una legge approvata dalla Knesset che stabilisce che tutti i negoziati relativi ai profughi palestinesi devono comprendere anche i diritti dei profughi ebrei dai paesi di lingua e cultura araba. “E’ una legge speciale – continua Zamir – in cui si afferma che ogni volta che Israele parla di processo di pace, ogni volta che il tema dei profughi palestinesi entra nel negoziato, Israele deve sollevare il tema del risarcimento dei profughi ebrei dai paesi arabi”.
Nel aprile 2008 il Congresso degli Stati Uniti riconobbe la realtà dei profughi ebrei dai paesi arabi. Il paragrafo 8 dell’Accordo fra Israele ed Egitto firmato nel marzo 1979 dal primo ministro israeliano Menahem Begin, dal presidente egiziano Anwar Sadat e dal presidente Usa Jimmy Carter, successivamente ratificato dal governo e dal parlamento israeliani, stabiliva che venisse istituito un Comitato congiunto israelo-egiziano per negoziare le richieste di compensazioni finanziarie da entrambe le parti. Sebbene questo comitato non sia mai stato creato, i negoziatori israeliani dichiararono alla comunità ebraica egiziana che le loro richieste sarebbero state negoziate in un accordo di pace globale. “Questo può avvenire ora o non avverrà più – dice Zamir – Più di 7.000 domande di risarcimento sono state consegnate dagli ebrei d’Egitto al Ministero della giustizia, sul totale di 20.000 dossier degli ebrei di tutti i paesi arabi inoltrati quattro anni fa al Ministero per i cittadini anziani. Si tratta di dossier che assommano a perdite di beni per centinaia di miliardi di dollari”.

Ebrei nei paesi arabi: nel 1948 e nel 2000

Secondo Zamir, alcuni elementi della società israeliana non prendono abbastanza sul serio la situazione dei profughi ebrei dai paesi di lingua araba, sebbene siano circa un milione gli ebrei che furono costretti ad abbandonare nei paesi arabi le loro case e tutto ciò che possedevano, vuoi attraverso un’espulsione esplicita sulla scorta della dichiarazione d’indipendenza d’Israele, vuoi a seguito di intense ondate di violenza antisemita. “La settimana scorsa – aggiunge Zamir – il Controllore di Stato israeliano ha consegnato un rapporto molto critico su come i vari ministeri hanno trattato i diritti dei profughi ebrei dai paesi arabi, accusandoli con severità d’averli praticamente abbandonati a se stessi”.
Alcuni parlamentari sembrano ritenere l’eventuale risarcimento dei profughi ebrei dai paesi arabi come una sorta di “mazzetta” che costringerebbe Israele a ritirarsi dai territori. Dal canto suo, il Ministro israeliano della giustizia Tzipi Livni ha affermato che non vi è collegamento tra profughi palestinesi e profughi ebrei dai paesi arabi. Haim Saadun, dalla Open University, preferisce vedere i profughi ebrei dai paesi arabi come convinti sionisti che hanno fatto la aliyah (immigrazione) in Israele. A tutti costoro Zamir risponde: “Abbiamo perso tutti i nostri beni. Perché non dovremmo chiedere un risarcimento? Come può essere che ci sia gente che dice che noi non siamo profughi? Perché non posso reclamare il mio patrimonio, quello che è mio? Dobbiamo essere risarciti”. E prosegue: “Non vi sarà mai il ‘diritto al ritorno’: quattro milioni di arabi che venissero a stabilirsi qui ci ridurrebbero a dhimmi (cittadini di classe inferiore). Dovunque vi siano ebrei e arabi, gli ebrei sono dhimmi. Sarebbe di nuovo la guerra”. E per quanto riguarda l’idea che siano gli ebrei a tornare nei paesi arabi, dichiara: “Bruciano chiese e perseguitano i cristiani. Vi pare un posto adatto per noi ebrei?”.
Conclude Zamir: “Non vi sarà nessun ritorno: devono esserci invece risarcimenti per entrambe le parti, per i profughi ebrei e per i profughi palestinesi. Già Bill Clinton chiese di creare una commissione internazionale sugli indennizzi, e Israele accettò. Arafat disse di no a tutto. Ora John Kerry sta dicendo la stessa cosa di Clinton”. I profughi ebrei dai paesi arabi, sottolinea Zamir, si battono per i risarcimenti come parte di una giusta soluzione della annosa questione di tutti profughi del conflitto mediorientale, e ora è arrivato il momento di dare seguito ai risarcimenti.
(Da: Jerusalem On Line, 11.2.14)