Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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domenica 9 marzo 2014

Peres: «Sempre di più gli arabi che vedono il terrorismo, e non Israele, come il loro vero nemico»


Il presidente d'Israele Shimon Peres
Il presidente d’Israele Shimon Peres

Intervistato in diretta da Panet, il sito web di notizie in arabo collegato al settimanale arabo-israeliano Panorama, il presidente d’Israele Shimon Peres si è rivolto giovedì alla comunità degli arabi israeliani e dell’intero Medio Oriente esprimendo la speranza in una migliore cooperazione dal momento che “sono sempre più numerosi i paesi arabi che vedono il terrorismo come il loro vero nemico, e hanno ragione”.
Peres ha risposto fra l’altro a molte domande sulla spedizione iraniana di armi intercettata mercoledì dalla Marina israeliana nel mar Rosso, sul “blocco di Gaza” e sui negoziati di pace con i palestinesi.
“Perché gli iraniani stanno facendo questo? – ha chiesto Peres ai suoi ascoltatori – Se tu fossi un abitante di Gaza, in cosa investiresti? Che cosa otterranno da questi traffici? Il terrorismo non ha mai portato a nulla, tranne che distruzione e disgregazione”. Investire in quei missili, ha insistito Peres, è per Gaza uno spreco assoluto: “Li spareranno, e noi risponderemo immediatamente al fuoco”.
Parlando in generale della chiusura della striscia di Gaza, Peres ha detto: “Quando da Gaza cesserà il fuoco, non ci sarà più bisogno di alcun blocco, come non c’era prima che sparassero. La chiusura non ha lo scopo di rendere la vita difficile agli abitanti di Gaza. Che bisogno ha mai Gaza di investire milioni di dollari in missili? Sapete quello che realmente accade a Gaza? Non c’è soltanto Hamas, ci sono quattro o cinque organizzazioni terroristiche. Il nostro interesse è che Gaza diventi aperta e progredita. Che gusto potremmo mai avere a vederli soffrire, e per che cosa?”.

Peres negli studi di Panet
Peres negli studi di Panet

Per quanto riguarda i negoziati con i palestinesi, il presidente israeliano ha detto: “Conosco il presidente Abu Mazen da molti anni, penso che sia un uomo serio, un vero interlocutore e che possiamo negoziare con lui per arrivare alla pace. È vero – ha aggiunto – che vi sono israeliani che la pensano in modo diverso, ma il dato di fatto è che Israele sta negoziando con lui”.
Il sito web arabo Panet, dai cui studi a Tayibe Peres ha inviato le sue risposte, è molto popolare tra i lettori arabo-israeliani, ma è seguito anche in altri paesi del Medio Oriente. Durante il colloquio in diretta, Peres ha risposto anche a domande inviate al sito da lettori di paesi come Iran, Siria, Arabia Saudita, Libia, Libano, Giordania ed Egitto. A un certo punto il sito si è addirittura bloccato a causa della quantità di traffico informatico da tutto il mondo arabo.
Peres ha ribadito che l’Iran è diventato una centrale di terrorismo e sviluppo di armi di distruzione di massa, dicendo che il mondo presto scoprirà la verità sulle intenzioni di Teheran. “L’Iran deve smettere di bluffare – ha detto – L’operazione di mercoledì nel mar Rosso ha mostrato il vero volto dell’Iran, che dice una cosa ma fa il contrario: indossano una maschera da innocenti e poi, violando le leggi internazionali, mandano i missili più pericolosi a un’organizzazione terroristica che uccide persone innocenti. È arrivato il momento che le persone responsabili dicano all’Iran e a Gaza di fermarsi, per il bene di tutti coloro che vogliono vivere in pace”.

Peres con una parte dello staff di Panet
Peres con una parte dello staff di Panet

Un iraniano ha chiesto a Peres se a suo avviso l’Iran riconoscerebbe Israele e cesserebbe le sue minacce se venisse raggiunto un accordo di pace con i palestinesi. Peres ha detto di non riuscire a capire perché l’Iran, che non ha una frontiera comune con Israele, voglia la distruzione di Israele e perché si dedichi alla produzione di armi nucleari. Il precedente presidente iraniano negava addirittura la Shoà, ha ricordato Peres, aggiungendo che l’Iran deve imparare a riconoscere la verità. Come ha già fatto più volte in pubblico e privato, Peres ha ribadito che Israele non ha nulla contro il popolo iraniano, e che ha un problema solo con i dirigenti e il regime iraniano.
Dalla quantità e dal tenore delle domande è apparso evidente che Israele viene attentamente seguito nel mondo arabo non solo dalle persone al potere, ma anche dai cittadini comuni.
Verso la fine della trasmissione Peres ha detto che a suo parere il mondo arabo sta imparando a capire che Israele non è il suo problema principale. Israele è interessato a vedere un mondo arabo che si evolve e sviluppa e che fa gli stessi progressi che è riuscito a fare Israele attraverso la scienza e le innovazioni tecnologiche.
“Tanti protestano sempre, ebrei e arabi – ha detto Peres – Ma chi desidera una vita migliore deve innanzitutto mettersi al lavoro per realizzarla. Quello che può fare Israele, tutti lo possono fare. Guerre etniche e guerre civili sono solo un enorme spreco di tempo ed energie”.
(Da: YnetNews, Jerusalem Post, 6.3.14)

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