Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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Lettori fissi

giovedì 22 maggio 2014

Se i palestinesi capissero cosa accadde davvero quel fatidico 15 maggio

Abdulateef Al-Mulhim, editorialista saudita, autore di questo articolo
Abdulateef Al-Mulhim, editorialista saudita, autore di questo articolo

Qualche settimana fa molte persone nel mondo arabo hanno sentito parlare di Joshua Teitelbaum, un israeliano che è senior fellow presso il Dayan Center for Middle Eastern Studies nonché visiting professor presso il Center on Democracy and the Rule of Law di Stanford. Per ironia della sorte, sono gli arabi che lo hanno reso famoso. Teitelbaum infatti ha scritto un libro sul Medio Oriente che inizialmente molti si sono rifiutati di tradurre in arabo a causa della nazionalità dell’autore. Alla fine, comunque, pare che il libro si stato tradotto. Ma la domanda che resta è: gli arabi conoscono davvero Israele? Molto probabilmente la risposta è no. E la ragione è che noi non leggiamo la loro letteratura, mentre la maggior parte degli studiosi e dei politici israeliani leggono ciò che viene scritto nel mondo arabo. Gli arabi non sono famosi come forti lettori, figuriamoci come lettori o traduttori di letteratura israeliana. È almeno dal 1948 che viene considerato sconveniente leggere o tradurre un libro scritto da un autore israeliano, che potrebbe però aiutarci a capire Israele. Per inciso, è interessante notare come invece, in caso di malattia, venga considerato perfettamente appropriato curarsi con una terapia scoperta da uno scienziato israeliano.
Allora, che cosa è accaduto quel famoso 14 maggio 1948? Fu il giorno in cui lo Stato di Israele comparve sulla mappa del mondo. Ma conosciamo il resto della storia? No. Noi non conosciamo tutta la storia perché siamo soliti fare i conti con gli eventi attraverso le lenti delle passioni. Il giorno dopo che era scaduto il Mandato delle Nazioni Unite (15 maggio) scoppiò un lungo e sanguinoso conflitto, e quando le acque si furono calmate gli arabi lo chiamarono Nakba, “catastrofe”. Fu una sconfitta, ma gli arabi preferirono chiamarla catastrofe. Molti palestinesi vennero sfollati dalla loro patria e venne loro promesso che sarebbero tornati presto alle loro case. Benché siano passati più di sei decenni, quella promessa deve ancora concretizzarsi. Intanto le migliaia di palestinesi fuggiti dalle loro case si sono trasformate in milioni.
«E se invece quei palestinesi avessero accettato la decisione Onu e deciso di vivere a fianco degli israeliani?». Nella foto: il convoglio sanitario ebraico attaccato il 13 aprile 1948 sulla strada per il Monte Scopus, a Gerusalemme (78 morti fra medici, infermieri, studenti e pazienti)
«E se invece quei palestinesi avessero accettato la decisione Onu e deciso di vivere a fianco degli israeliani?». Nella foto: il convoglio sanitario ebraico attaccato il 13 aprile 1948 sulla strada per il Monte Scopus, a Gerusalemme (78 morti fra medici, infermieri, studenti e pazienti)

Ora, la domanda è: e se invece quei palestinesi avessero accettato la decisione Onu e deciso di vivere a fianco degli israeliani? Chiedo cortesemente ai lettori di notare che sto solo ponendo una domanda. Dunque, il destino dei palestinesi sarebbe stato lo stesso? Lo chiedo perché oggi veniamo a sapere dei profughi palestinesi a cui non è permesso fuggire dalle atrocità della Siria per cercare rifugio in Libano. Una doppia agonia.
Vi sono molti fatti che non erano chiari ai palestinesi, quel 15 maggio 1948. Molti di loro non dovettero affatto abbandonare le proprie case. È stato detto che fu il mufti (Amin el-Husseini) ad incoraggiarli a fuggire. E il mufti non era una figura molto popolare in Occidente e in Unione Sovietica per via della posizione che aveva assunto coi nazisti. E poi sì, è vero, molti palestinesi vennero attaccati e uccisi, ma quelli erano giorni di caos e da tutte le parti ci si combatteva aspramente. In quei giorni Israele non aveva ancora delle forze armate completamente organizzate, tanto che vollero disarmare l’Irgun e quando questi rifiutò, le forze israeliane attaccarono una delle sue navi. In altre parole, c’era il caos, ma i palestinesi avrebbero potuto agire assai più saggiamente.

«Ai palestinesi continuarono a promettere che sarebbero tornati alle loro case». Tutta la pubblicistica revanscista palestinese ripropone in modo martellante la rappresentazione grafica del rifiuto e della cancellazione di Israele
«Ai palestinesi continuarono a promettere che sarebbero tornati alle loro case». Tutta la pubblicistica revanscista palestinese ripropone in modo martellante la rappresentazione grafica del rifiuto e della cancellazione di Israele

Col passare del tempo ai palestinesi continuarono a promettere che sarebbero tornati alle loro case. Ma dopo 66 anni, e molte guerre, e la perdita di vite umane, il conflitto continua. Dal 15 maggio 1948 fino al 1967 i palestinesi e tutte le nazioni arabe hanno insistito sul concetto: o tutta la terra o niente pace. Nel frattempo i palestinesi venivano usati, maltrattati e imbrogliati dai loro stessi capi. La sofferenza dei palestinesi è diventata una macchina per fare soldi a vantaggio di alcune élite palestinesi. Molti paesi, arabi e non arabi, hanno versato aiuti finanziari, ma il palestinese medio ha ricevuto poco o nulla da quegli aiuti. Molti capi palestinesi che non metterebbero mai piede in un campo profughi nei paesi vicini di Siria e Libano per vedere com’è lì il tenore di vita, volano a migliaia di chilometri di distanza per soggiornare nei migliori hotel delle capitali straniere.
Attualmente i negoziati di pace sono a un punto morto senza che si intraveda la luce alla fine del tunnel. E se la situazione dei profughi palestinesi non si risolve, non ci sarà alcuna soluzione per questo conflitto. Cerchiamo di essere realisti e razionali. Come potrebbero, i palestinesi di Gaza e Cisgiordania, ospitare i milioni di palestinesi dei campi profughi? E se anche si arrivasse a una pace piena e venisse accettata la soluzione a due stati, come potremmo mai trasferire milioni di profughi nelle città e nei villaggi dei loro nonni e bisnonni?
Il conflitto israelo-palestinese si sarebbe potuto risolvere il 15 maggio 1948 accettando la decisione delle Nazioni Unite, oppure assorbendo nel mondo arabo le migliaia di profughi palestinesi. In questo 15 maggio 2014 non siamo semplicemente al punto di partenza, siamo lontani da esso. E infine, dico i palestinesi: non illudetevi, nessuno è mai stato realmente sensibile alle vostre sofferenze. Basta guardare a ciò che alcuni regimi del mondo arabo stanno facendo alla loro propria popolazione: se non si preoccupano minimamente del dolore della loro gente, perché mai dovrebbero avere a cuore il vostro dolore? In passato i palestinesi hanno avuto migliori opportunità di pace, ma non hanno mai voluto leggere i particolari e i moniti tra le righe.

(Da: ArabNews, 14.5.14)

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