Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

CERCA NEL BLOG

Translate this page

Pallywood

Loading...

Sempre con Israele!!!

Sempre con Israele!!!

Lettori fissi

domenica 22 giugno 2014

Il senso di Zoabi per la democrazia


Checché ne dicano i suoi detrattori, Israele deve proprio essere una delle società più liberali e tolleranti del mondo, anche secondo gli standard delle più consolidate democrazie: è difficile infatti immaginare un’analoga situazione in cui una società che si dibatte in una lunga e dolorosa guerra per la propria sopravvivenza tolleri nel proprio stesso parlamento delle voci che con tutta evidenza si schierano dalla parte del nemico. La questione è se questa tolleranza si sia spinta sin troppo avanti, soprattutto quando vengono sfacciatamente giustificate e assolte delle ignobili atrocità a danno di minorenni (qui l’appello da firmare per far tornare i ragazzi a casa).
Questo è esattamente ciò che ha fatto martedì scorso (e ribadito nei giorni successivi) la parlamentare arabo-israeliana del partito Balad Hanin Zoabi, quando ha affermato alla radio che i sequestratori di tre adolescenti che tornavano a casa da scuola non sono terroristi. Più tardi, dopo una scenata aggressiva in una riunione alla Knesset (durante la quale ha cercato di zittire la presidente di commissione Aliza Lavi, di Yesh Atid, dandole della razzista), Hanin Zoabi – il cui stipendio è pagato dai contribuenti israeliani – ha cercato di aggiustare le cose andando a spiegarsi in tv. “Se mi avessero chiesto di compiere questa operazione [il sequestro] – ha detto – avrei risposto che non è utile né efficace, e quindi che non la appoggio. Ma accusarli [i sequestratori] di essere i colpevoli, questo assolutamente no”. È chiaro che Hanin Zoabi non riesce a condannare il sequestro di minorenni sulla base di principi morali: ne contesta solo l’efficacia. Per chiarire ulteriormente il suo pensiero, Zoabi ha detto alla tv iraniana che “l’unica forza terroristica in Medio Oriente è Israele”. Vale la pena rileggere con attenzione: l’unica forza terroristica in Medio Oriente…
D’altra parte, da lei non ci saremmo aspettati nulla di diverso. Zoabi reagisce esattamente allo stesso modo ad ogni attacco terroristico. Dopo l’attentato suicida del 2012 a un bus di turisti a Burgas, in Bulgaria, in cui morirono bruciati cinque israeliani e l’autista locale, ha sostenuto in un’intervista a Canale 10 che “Israele non è una vittima, nemmeno quando vengono uccisi dei civili”.
In effetti Zoabi è una consumata esperta quando si tratta di distorcere la verità a difesa del terrorismo. È in grande confidenza coi capi di Hamas di cui tesse lodi sperticate; ha preso parte personalmente alla provocazione della nave pro-Hamas Mavi Marmara del 2010; ha festeggiato con i terroristi scarcerati da Israele con il  ricatto per la liberazione dell’ostaggio Gilad Shalit; ha firmato una violenta prefazione a un libro di Ben White che calunnia Israele, nella quale etichetta Israele come un “progetto razzista colonialista”. Zoabi approva esplicitamente il concetto di “sfruttare la forza insita nella democrazia per minare la legittimità morale e politica d’Israele”. Tra le sue perle di saggezza si contano frasi come: “lo stato ebraico conduce alla fine della democrazia”, “la più grande minaccia per il sionismo è la democrazia” e “la rivendicazione di piena uguaglianza civica e nazionale significa in pratica chiedere la fine del sionismo. Noi non odiamo il sionismo, è il sionismo che odia la democrazia”.
Zoabi si atteggia a fautrice della democrazia. Il succo del suo pensiero è che la scomparsa di Israele come stato ebraico è un obiettivo meritorio e progressista della democrazia. Opporsi a tale obiettivo è per definizione antidemocratico.
Va subito riconosciuto, per quanto possa essere frustrante, che Hanin Zoabi è protetta da immunità. I tentativi di interdire il suo partito Balad dalla candidatura per la Knesset sono stati respinti per due volte dalla Corte Suprema sulla base del principio della libertà d’espressione. Per la democrazia israeliana (sionista?), Zoabi ha il diritto di dire praticamente qualunque cosa.
Le cose stanno in modo assai diverso per un suo parente, il 17enne arabo-israeliano Mohammad Zoabi che sostiene apertamente Israele e che ha pubblicato un video in cui invoca in inglese, ebraico e arabo l’immediato rilascio dei “nostri ragazzi”. Impugnando una bandiera d’Israele, il paese di cui è cittadino e in cui si sente libero, Mohammad Zoabi afferma: “Sono israeliano e resterò israeliano”. Tanto è bastato perché si meritasse parole di ingiuriosa denigrazione da parte della cugina Hanin Zoabi e minacce di morte anche dall’interno della sua famiglia, tanto che la polizia ha dovuto approntare un programma di protezione.
 
Questa triste farsa deve farci riflettere sulla clamorosa assenza di indignazione e repulsione da parte del settore arabo israeliano: come se il sostegno al proprio paese da parte di un coraggioso adolescente arabo-israeliano fosse alto tradimento mentre prevale l’approvazione – tacita o esplicita – per la posizione espressa da Hanin Zoabi, secondo la quale non vi sono limiti a ciò che può essere fatto a qualsiasi israeliano, di qualsiasi età sesso o condizione, perché gli (ebrei) israeliani se lo meritano comunque. Israele è l’incorreggibile cattivo della saga del Medio Oriente, ha stabilito impunemente Hanin Zoabi; e pazienza per la spaventosa carneficina che si va consumando in Siria e in Iraq.

(Fonte:: Jerusalem Post, 18 Giugno 2014)

2 commenti:

  1. Be anche i palestinesi potrebbero lanciare l'ashtag #BringBackOurBoys...a giusto...i loro boys non vengono rapiti, vengono uccisi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. nessuno uccide i ragazzini palestinesi.... e basta con queste cazzate.
      Se i loro genitori li mandassero a scuola invece che a fare da scudo ai criminali terroristi....

      Elimina