Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

CERCA NEL BLOG

Translate this page

Pallywood

Loading...

Sempre con Israele!!!

Sempre con Israele!!!

Lettori fissi

mercoledì 16 luglio 2014

PARIGI: MANIFESTAZIONE PROPALESTINA SFOGA IN SCONTRI DAVANTI LA SINAGOGA


Parigi, 13 Luglio 2014 – E’ di un ebreo francese ferito gravemente per accoltellamento il bilancio della manifestazione propalestinese di oggi a Parigi dove al grido “Juifs à la mort, Jihad! Jihad!” centinaia di persone hanno manifestato contro Israele per le vie della capitale francese.
Al termine della manifestazione un gruppo piuttosto numeroso di facinorosi si è diretto verso la vicina sinagoga di Rue de la Roquette, dove in quel momento si stava svolgendo una funzione religiosa, dando letteralmente l’assalto al luogo di culto.
In quel momento non erano presenti le forze dell’ordine all’esterno della sinagoga e quindi gli assalitori, al grido di “Hitler aveva ragione” sono venuti alle alle mani con gli addetti alla sicurezza della comunità ebraica parigina.
Tra i manifestanti sono comparsi coltelli e mazze. Solo il tardivo intervento delle forze dell’ordine ha placato gli animi.
Thanks to Progetto Dreyfus

martedì 15 luglio 2014

The Israeli Palestinian Conflict: 10 Myths Preventing Peace (Calev Myers)


Israele sotto attacco: ancora missili dalla Striscia di Gaza sulle città israeliane. Lancio di missili anche dal Libano

Gerusalemme – Non si interrompe l’attacco di Hamas contro i civili israeliani: questa mattina le sirene d’allarme sono suonate nuovamente a Tel Aviv dove il sistema di difesa antimissile Iron Dome ha intercettato 3 missili lanciati dalla Striscia di Gaza. Ad Ashdod un uomo di 50 anni è rimasto gravemente ferito dall’esplosione di una stazione di servizio colpita da un razzo di Hamas.
L’impatto sulle pompe di benzina ha causato un grande incendio; l’uomo è rimasto intrappolato nella sua macchina in fiamme e a nulla è servito il tentativo dei presenti di aiutarlo. Quando è stato tirato fuori dai vigili del fuoco, aveva già ustioni in tutto il corpo; il Magen David Adom fa sapere che diverse persone, oltre al 50enne, sono state medicate e curate in loco (qui alcune foto dei danni causati dai missili che sobno sfuggiti ad Iron Dome).
Sfiorata la strage anche a Beersheba, una delle città più colpite dai missili a medio/lungo raggio,  dove un missile ha centrato una palazzina, i cui residenti si sono salvati grazie ai bunker. Distrutto anche un centro sportivo. Paura anche nella zona di Sha’ar ha Negev ed Eshkol, dove i colpi di mortaio hanno distrutto una palazzina (per fortuna gli abitanti della stessa hanno fatto in tempo a correre nei rifugi) e ferito due soldati. Le sirene sono suonate anche nelle città di Holon, Bat Yam, Rishon LeZion, Lod,  Ramat Gan e Bnei Brak. Tensione anche all’aeroporto internazionale Ben Gurion di Tel Aviv, a causa delle triettorie di alcuni missili. Mentre scriviamo queste righe il conto dei missili lanciati dalla Striscia di Gaza contro le città iraeliane è salito a 570 in poco meno di 4 giorni. Nel frattempo la marina israeliana ha reso noto di aver fermato una nave iraniana con un carico di armi dirette ai terroristi palestinesi della Striscia di Gaza.
Attacchi anche dal nord: 5 razzi sparati dal sud del Libano. Due hanno colpito Israele fra cui un’area vicino al Kibbutz Kfar Yuval; uno è caduto in Libano, non riuscendo a superare il confine; altri due sono stati intercettati dal sistema di difesa missilistica Iron Dome (in ebraico Kippat Barzel)

venerdì 11 luglio 2014


Gerusalemme – 365 missili lanciati dalla Striscia di Gaza contro le città israeliane in meno di 72 ore: uno ogni 10 minuti in media. Con questa tempesta di razzi i terroristi palestinesi di Hamas hanno voluto attaccare i cittadini israeliani negli ultimi 3 giorni, dimostrandosi ancora una volta semplici criminali di guerra e non semplici “miliziani” come ama definirli più di un corrispondente dal Medio Oriente che scrive sui quotidiani italiani.
Anche nelle ultime 24 ore le sirene d’allarme antimissile sono suonate in gran parte delle città israeliane, costringendo la popolazione civile a correre nei rifugi fino al cessato allarme se non addirittura a passarci la notte. Per fortuna il sistema di difesa antimissile Iron Dome è riuscito ad intercettare quasi il 90% dei missili lanciati dai terroristi, ma ciò non toglie che l’aggressione da parte del terrorismo palestinese sia stata incessante ed inaccettabile. Missili contro Tel Aviv, Gerusalemme e Dimona (nelle cui vicinanze si trova la centrale atomica israeliana) e la base aerea di Ramon, vicino a Mitzpe Ramon, tutti luoghi ben lontani dalla Striscia di Gaza, a testimonianza di come le armi in mano ai terroristi siano sempre più potenti e pericolose. Ricordiamo che dal 2001 quasi 70 civili israeliani hanno perso la vita a causa dei missili sparati da Gaza (quelli che per qualcuno erano “innocui mortaretti”…) e che da quando Israele si è completamente ritirato dalla Striscia di Gaza, nel 2005, sono stati sparati più di 10.000 razzi e colpi di mortaio palestinesi.
Come reazione a questi continui attacchi l’esercito israeliano ha lanciato l’operazione antiterrorismo denominata Protective Edge (“Margine Protettivo”) contro le sedi operative di Hamas e i depositi di armi dei terroristi palestinesi.  “Abbiamo raggiunto 326 obiettivi a Gaza durante la notte portando a 750 il numero totale di obiettivi di Hamas colpiti dall’esercito dall’inizio dell’operazione  ‘Border Protection’ “, ha detto Peter Lerner, un portavoce dell’esercito. “Più di 20 mila soldati riservisti sono stati chiamati, ma un attacco di terra sarà l’ultima opzione solo se la riterremo necessario“, ha aggiunto.
Ricordiamo come le azioni antiterrorismo israeliane siano il più mirate possibile. Le Forze di Difesa israeliane sono le uniche al mondo che, pur di minimizzare al massimo le perdite fra i non combattenti, adottano tattiche come la procedura detta “bussare sul tetto” (un piccolo colpo di mortaio sul bersaglio per avvisare i presenti dell’attacco imminente e permettere loro di mettersi in salvo). In altri casi gli abitanti ricevono una telefonata di preavvertimento dall’intelligence israeliana se non addirittura un volantino che li avvisa dell’imminente attacco. Purtroppo spesso sono i terroristi stessi di Hamas che costringono con la forza i civili a non abbandonare le proprie abitazioni o a salire sui tetti per servirsene come scudi umani, costringendo a volte l’aviazione israeliana a sospendere l’attacco.

martedì 8 luglio 2014

Orrore senza limiti

Ecco a cosa ha portato la violenza e l'odio cieco e folle degli arabi: ha portato all'efferato omicidio da parte di 6 ebrei israeliani di un ragazzino arabo di Gerusalemme est.
Non si sa bene ancora il motivo, secondo le prime indiscrezioni dello Shin Bet (il servizio segreto interno) uno degli arrestati avrebbe confessato l'uccisione di Mohammed Abu Khdeir per motivi di vendetta per il rapimento e la morte dei tre giovani studenti ebrei.
Nessuno in Israele riesce ancora a credere a questo abominio, ma è sicuramente degno di nota che le istituzioni, la polizia, la magistratura abbiano portato avanti a ritmo serrato le indagini, decisi tutti a scoprire i responsabili di questo barbaro omicidio per portarli davanti a un tribunale e condannarli.
Non verranno celebrati come eroi in nessun posto in Israele, non verranno inaugurate piazze, scuole o palestre in loro onore, nessuno ha distribuito dolci quando ha saputo della morte di Mohammed: questo fa la differnza tra un paese democratico, civile e rispettoso del diritto e tra una entità votata alla distruzione di questo stesso stato.
Ancora di più oggi faccio sentire il mio supporto allo stato di Israele.
Ancora di più oggi rispetto i cittadini dello stato di Israele e le istituzioni che lo governano.
Un pensiero alla famiglia del ragazzo ucciso: mai più simili barbarie!

Israel "Kipat Barzel" shooting down missiles launched from Gaza.


domenica 6 luglio 2014

Hanin Zoabi's nephew -"the traitor Semitic, Go Away"


Il pregiudizio e le “colonie”

Cartoline da Eurabia
di Ugo Volli

Cari amici,
l’entità sionista, come si sa, continua a costruire nuove colonie e a “divorare” la terra palestinese. Segno del suo irrefrenabile colonialismo/imperialismo e del suo ostinato rifiuto ad accettare la pace che generosamente i palestinesi le offrono. Ma quanta terra “l’entità” “divora” esattamente? E come e quante sono queste maledette colonie, luogo di ogni male al mondo? Questo normalmente non si sa, i giornali non lo dicono. Eppure è importante: per fare efficacemente il bene bisogna conoscere il male, no? Trovate ogni informazione su questa pagina , in cui i terribili colonialisti si confessano; ma per rendervi le cose più comode, vi do qui un riassunto.
Le “colonie” vere e proprie in Giudea e Samaria sono 122. Per lo più sono villaggi: 24 hanno una popolazione fra i 1000 e i 2000 abitanti, pardon “coloni”; 22 fra i 500 e i 1000 abitanti e 49  sotto i 500. Solo 5 contano più di 10 mila persone. Il numero totale dei “coloni” a giugno scorso era 303.900. Dei 122 insediamenti (pardon colonie) 23 non hanno avuto crescita di popolazione nel 2009, 51 sono cresciuti di meno di 50 persone, 21 fra i 50 e i 100; solo 2 sono cresciute di più di 1000 persone. Come divoramento della terra, permettetemi, mi sembra un po’ anoressico. Ma le colonie nuove che crescono come funghi? Ecco i dati: 47 insediamenti sono stati costituiti fra il ’67 e il ’79; altri 70 fra l’80 e l’89, solo 5 fra il ’90 e il ’99.
L’ultima “colonia” autorizzata  dal governo israeliano, Negahot, è del ’99. Dopo d’allora non si sono più avute autorizzazioni a costruire se non nel perimetro degli insediamenti già realizzati. Certo, ci sono stati “avamposti” non autorizzati, spesso baracche, tende o roulottes; molte volte queste costruzioni non autorizzate sono state smantellate dalla polizia, e non sono mai state stabilizzate negli ultimi vent’anni. Le costruzioni di cui si discute sono tutte all’interno degli insediamenti esistenti: stanze in più per famiglie che crescono, villette nuova per i figli che si sposano. Ma quante, chiedete voi? Nel 2009 le costruzioni in tutte le “colonie” sono state di 1920 appartamenti. Dal ’96 al 2009 sono state costruite 33.591, tutte dentro comunità preesistenti: un divoramento molto molto cauto, ammetterete.
Nel frattempo, i territori dell’autorità palestinese conoscono un vero e proprio boom edilizio. C’è per esempio una città vera e propria nuova di zecca costruita 20 chilometri a nord di Gerusalemme, c’è il raddoppiamento delle città esistenti, c’è un “boom edilizio” in città come Ramallah.
I dati complessivi non si riescono a trovare, perché la gestione dell’autorità palestinese è un po’ più – come dire – creativa di quella israeliana sul tema dei permessi edilizi come su tutto il resto, ma una cosa è chiara: i palestinesi non hanno mai smesso di costruire in Giudea e Samaria, anche mentre gli israeliani frenavano prima informalmente e l’anno scorso bloccavano le loro costruzioni. E questo, vedete, è un problema. Perché lo statuto giuridico di Giudea e Samaria non è affatto quello di “territori occupati” come semplicisticamente immagina la stampa euraraba (su opportuno, sacrosanto suggerimento plestinese, è chiaro), ma quella di “territori contesi”.
Infatti dopo il mandato britannico non si realizzò lo stato palestinese previsto dall’Onu, gli arabi fecero una guerra in seguito alla quale Giudea e Samaria furono occupate dalla Giordania, cui nessuna istanza internazionale o trattato le aveva mai attribuite. Dopo altre due guerre degli arabi contro Israele, perdute entrambe, i territori passarono sotto l’amministrazione israeliana. Ora sono rivendicati dai palestinesi, che mai nella storia hanno avuto uno stato e dunque non possono averli posseduti. E’ possibile che un  futuro trattato di pace gli conceda stato e territori, in tutto o in parte. Ma per ora sono semplicemente contesi. E dunque, se c’è un blocco delle costruzioni, esso dovrebbe valere per tutte le parti contendenti, Israele e Palestinesi.
Vi sembra un’idea strana? Infatti il blocco delle costruzioni palestinesi non solo non c’è mai stato, neppure se ne parla mai, non si accenna neanche all’ipotesi. Perchè? Non certo per ragioni giuridiche, ma per pregiudizio o schieramento politico, spesso ormai diventato quasi incosciente. Perché quelli, nell’immaginario collettivo, sono diventati “territori palestinesi occupati”, la casa dei palestinesi, cosa che giuridicamente non sono. Tutti pensano che loro abbiano diritto di costruire e i “coloni” no, ma è un “diritto” che deriva solo dal desiderio.
Un po’ come la cartina del Medio Oriente pubblicata dalla prestigiosa London School of Economics su una sua rivista in cui il territorio di Israele è scomparso, magicamente non c’è più. “Non è una scelta, non ce ne siamo proprio accorti”, hanno spiegato gli economisti britannici a chi ha chiesto loro spiegazioni. Io gli credo, come credo che nessuno abbia scelto deliberatamente di non porre il problema del blocco delle costruzioni palestinesi. Semplicemente gli è venuto naturale. Ma, come dice un celebre aforisma di Karl Kraus, “il fatto di non averlo fatto apposta  è solo un’aggravante”. Perché implica la non percezione dell’altro, il suo annullamento. Il pre-giudizio sui diritti dell’altro, così incosciente che non ci si accorge neanche di averlo. Come nella mappa dell’università londinese.

venerdì 4 luglio 2014

La morte del ragazzo arabo a Gerusalemme

Con incredibile tempismo, è accaduto un fatto di una gravità immensa: un ragazo arabo di 17 anni è stato ucciso e bruciato in un bosco nei pressi di Gerusalemme. Come per incanto sono spuntate troupe televisive e frotte di giornalisti nella capitale israeliana radunati intorno alla casa del ragazzo. Hanno intervistato la madre, la sorella che in inglese malediceva gli ebrei, un tizio incappucciato che faceva una pausa dalle devastazioni che stava compiendo alla fermata della metro leggera e alla fitta sassaiola contro la polizia ha trovato il tempo di fare il suo proclama contro gli ebrei e Israele "colpevoli di aver ucciso il ragazzo (secondo lui/loro/la stampa)
Non so se ci avete fatto caso ma la stessa cosa non era accaduta per i tre ragazzi israeliani rapiti e trucidati a Hevron: nessuno si è recato a casa loro, ha parlato con le mamme, una ONG ha dovuto cedere il suo tempo a Bruxelles per permettere a una di loro di parlare e ottenere l'attenzione al tragico fatto.
Le indagini della polizia sono ancora in corso ed p meglio attendere prima di parlare, eppure tutti hanno subito accusato gli ebrei definendo questa morte una "vendetta" dei coloni.
Ora sembra che la famiglia del ragazzo sia una di quelle che "contano" nella malavita di Gerusalemme e che da tempo sia sottoposta ad attacchi da altre famiglie rivali.
Sembra inoltre che il ragazzo appartenesse alla comunità GLBT, cosa deplorevole per un mussulmano e che in precedenza era stato oggetto di aggressioni in famiglia e di un tentativo di rapimento.
Ora, in considerazione del fatto che per gli arabi la vita non vale nulla (sono loro che lo dicono e sono loro che lo dimostrano andando a farsi esplodere in mezzo alla gente) viene da pensare che il ragazzo sia stato "sacrificato" per la causa politica araba. In fondo è stato ammazzato un ragazzo indegno (l'omosessualità è condannata nei paesi arabi e perseguitata fino alla morte un po ovunque dalla Palestina, a Gaza all'Iran e all'Arabia Saudita). La sua morte è servita due volte: la prima a lavare l'onta della famiglia, e la seconda a scatenare violenze contro lo stato e a distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica mondiale dalla vicenda dei tre ragazzi israeliani rapiti e uccisi.
Mi auguro che le indagini siano rapide e dimostrino quanto adffermo, in caso contrario ossia in caso la raesopsnabilità di questo orribile assassinio sia da attribuire a fanatici ebrei, so per certo che la polizia fara di tutto pre trovarli e la giustizia li condannerà con la mssima severità.

martedì 1 luglio 2014

Uccisi i ragazzi israeliani rapiti

Tre ragazzi israeliani, "colpevoli" di essere ebrei, rapiti 17 giorni fa dai palestinesi sono stati ritrovati morti oggi pomeriggio.
Gilad, Naftali e Eyal non ci sono più.
Ora festeggeranno a Gaza e nei Territori contesi, distribuiranno caramelle e dolci questi "valorosi eroi" che se la sono presa con tre ragazzini... il dolore sovrasta, non posso neanche pensare a come possono stare le mamme di quei ragazzi. La mamma di Naftali ha detto che questo è il momento del piano e non delle maledizioni. Ci si commuove quando i cristiani "perdonano" coloro che hanno fatto del male alla loro famigli, il giornalista va a chiedere "perdonerà l'assassino di suo figlio signora?", ma so che nessuno parlerà del composto dolore di queste mamme che hanno perso i loro figli. Un intero paese li ha cercati, migliaia di persone hanno frugato ovunque per trovarli, migliaia di persone si sono radunate e Tel Aviv l'altra sera per chiedere il ritorno a casa di quei ragazzi, e così era accaduto a Roma, Parigi, New York.
Ora resta solo un immane dolore per la predita di qeuesti nostri figli.
Che la terra vi sia lieve ragazzi.