Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

CERCA NEL BLOG

Translate this page

Pallywood

Loading...

Sempre con Israele!!!

Sempre con Israele!!!

Lettori fissi

mercoledì 13 agosto 2014

“Noi palestinesi dobbiamo sbarazzarci di Hamas”

Di Bassem Eid
 
Per ventisei anni ho dedicando la mia vita alla difesa dei diritti umani. Ho visto guerre e terrorismo. Eppure, il mese scorso è stato uno dei momenti più difficili della mia vita.
Vivo a Gerusalemme est e sono testimone della distruzione della vita attorno a me. L’autostrada 1 è stata ancora una volta trasformata nella linea di separazione tra est e ovest. I palestinesi della capitale hanno attaccato e vandalizzato i semafori, il tram metropolitano, le linee elettriche. Ma non posso accettare l’idea che si tratti di una forma di protesta sociale: è puro e semplice spirito vendicativo. La coesistenza per la quale mi sono battuto per tutta la vita è stata “giustiziata” nella piazza della città.
Non c’è dubbio che morte e distruzione hanno colpito pesantemente Gaza. Entrambe le popolazioni soffrono, ma ogni parte nega il dolore dell’altra parte, e così la sofferenza peggiora.

Opinione pubblica palestinese: “Come definisce i fanatici islamisti assassini di agenti israeliani, civili ebrei e palestinesi moderati? – Li chiamo eroi! – E come mai? – Perché non sono un suicida!”

E tuttavia, in quanto palestinese, lo devo ammettere: sono in parte responsabile di quanto è successo. Non possiamo più negare la nostra responsabilità per le morti del nostro popolo.
La maggior parte dei palestinesi era contro il lancio di razzi su Israele. Si rendevano conto che i razzi non ci avrebbero portato nulla. Hanno chiesto a Hamas di cessare il fuoco, sapendo che Hamas aveva aperto la strada alla morte della sua stessa gente.
Sapevamo che Hamas stava scavando i tunnel che avrebbero portato alla nostra distruzione. E Hamas sapeva che un attacco contro Israele avrebbe portato a morte di massa, ma i suoi capi sono più interessati alle loro vittorie che alla vita delle vittime.
In verità Hamas dipende dalla morte, che le conferisce potere e le permette di raccogliere fondi e acquistare armi. Hamas non è mai stata interessata a liberare il popolo palestinese dall’occupazione. E Israele non sarà mai in grado di distruggere tutte le infrastrutture che Hamas ha costruito. Solo noi, popolo palestinese, possiamo farlo.
Era responsabilità degli abitanti di Gaza ribellarsi contro il dominio di Hamas. Sapevamo quello che ci stavano facendo, ma abbiamo lasciato correre e abbiamo permesso che accadesse.
Sapremo trarre una lezione da tutta questa devastazione? Lo spero. E la lezione è che dobbiamo sbarazzarci di Hamas e smilitarizzare completamente la striscia di Gaza. E poi aprire i valichi di frontiera.
Lo dico in quanto leale palestinese. Lo dico perché sono preoccupato per il futuro del mio popolo.

(Da: YnetnNews, 12.8.14)

domenica 10 agosto 2014

«Fuori da Gaza, lontano dalle rappresaglie di Hamas»

E’ stato detto che quando parlano i cannoni, le muse tacciono. Nel caso dei giornalisti stranieri nella striscia di Gaza, il silenzio derivava principalmente dalla paura.
Un giorno dopo che si è conclusa l’operazione anti-terrorismo “Margine protettivo”, ha cominciato lentamente ad emergere un quadro un po’ più autentico. I giornalisti stranieri che lasciano la striscia di Gaza iniziano finalmente a rivelare ciò che Israele ha sostenuto sin dall’inizio: che Hamas sparava facendosi scudo della popolazione e delle strutture delle Nazioni Unite. Perché non hanno segnalato questi fatti quando i combattimenti erano in corso? Stando a quanto ammettono loro stessi, perché temevano per la propria vita. “Vedevamo cosa facevano gli uomini di Hamas – ha spiegato un giornalista spagnolo – Ma se avessimo osato puntare le telecamere su di loro, avrebbero aperto il fuoco contro di noi e ci avrebbero ucciso”.
Ora che sono fuori della striscia di Gaza, i giornalisti rivelano ciò che Hamas cercava di impedire al mondo di vedere. Un giornalista indiano, ad esempio, ha documentato come i militanti di Hamas lanciassero i razzi da una postazione appena fuori dalla finestra dell’albergo dove alloggiava, nella striscia di Gaza, poco prima che entrasse in vigore il cessate il fuoco. Il video è stato messo in onda solo dopo che il giornalista aveva lasciato Gaza. Intervistato a questo proposito, ha risposto: “C’è una congiura del silenzio che nasce dalla paura: nessuno è disposto a riferire in tempo reale”. Il reportage del giornalista indiano Sreenivasan Jain, per il canale di news in lingua hindi NDTV, dice: “E’ iniziata con una tenda misteriosa, con una tettoia blu apparsa improvvisamente ieri (4 agosto) alle 6.30 del mattino, in uno spiazzo di terra accanto alla nostra finestra. Abbiamo visto tre uomini andare molte volte dentro e fuori la tenda, a volte con dei cavi. Un’ora dopo sono usciti, hanno smontato la tenda, si sono cambiati i vestiti e se ne sono andati”. Il giornalista sottolinea che “è importante riferire su come Hamas mette in pericolo questi civili sparando razzi dal cuore stesso delle zone civili”.
https://www.youtube.com/watch?v=fuH9drEQTkQ

Il corrispondente di France 24 Gallagher Fenwick ha trasmesso un servizio che mostra razzi in fase di lancio a soli 50 metri dall’hotel dove alloggiavano i giornalisti stranieri, e a 100 metri da una struttura delle Nazioni Unite. “L’esercito israeliano ha ripetutamente accusato i militanti palestinesi di sparare dall’interno di aree civili densamente popolate, e questo è esattamente il tipo di situazione che abbiamo qui: razzi impiantati a ridosso di edifici con dentro un sacco di abitanti”, ha riferito il giornalista dopo aver lasciato Gaza.

https://www.youtube.com/watch?v=WXdEWrN3IEw

Anche il giornalista italiano Gabriele Barbati ha detto la verità su Hamas, una volta uscito dalla striscia di Gaza e dunque non più sotto la minaccia dei terroristi. In un tweet, Barbati ha scritto: “Fuori da Gaza, lontano dalle rappresaglie di Hamas: razzo fuori bersaglio ha ucciso i bambini ieri a Shati. Testimoni: miliziani sono accorsi e hanno rimosso i rottami”. Ed ha aggiunto: “Il portavoce IDF (Forze di Difesa israeliane) ha detto la verità nel comunicato di ieri sul massacro del campo Shati: non era per fuoco israeliano”.

Un altro giornalista straniero ha definito un segreto di Pulcinella il fatto che Hamas sfrutta l’ospedale Al-Shifa come suo centro di comando, ma i giornalisti a Gaza non ne parlano per paura di mettersi in pericolo (si veda: La semplice logica dovrebbe dirci che se Hamas nasconde razzi e comandanti nelle scuole e negli ospedali è perché sa che davvero Israele fa di tutto per non colpire i civili).
Ma non erano solo i giornalisti stranieri ad aver paura delle probabili vendette di Hamas. Anche i reporter palestinesi hanno subito minacce quando hanno tentato di criticare l’organizzazione terroristica e di riferire notizie veritiere. Il giornalista palestinese Radjaa Abu Dagga, ad esempio, ha riferito d’essere stato convocato per un interrogatorio all’ospedale Al-Shifa dove uomini armati di Hamas volevano sapere se scriveva per un giornale israeliano. Abu Dagga, che scrive per testate francesi e algerine, ha detto che gli è stato sequestrato il passaporto e gli è stato vietato di lasciare la striscia di Gaza. In seguito ha pubblicato un articolo sul quotidiano francese Libération, ma è stato costretto a rimuoverlo dopo aver ricevuto minacce.
I giornalisti a Gaza subivano non solo minacce, ma anche manipolazioni. Sudarsan Raghavan, del Washington Post, ha raccontato come gli uomini di Hamas hanno organizzato la messa in scena di un attacco israeliano: ha riferito d’essere stato portato a fotografare una moschea bombardata, dove ha scoperto che qualcuno aveva “preparato” la scena mettendo in bella mostra un tappeto da preghiera e pagine bruciate del Corano. Stando al suo racconto, era evidente che qualcuno li aveva messi lì per creare simpatia verso la lotta palestinese. Niente di più facile che avessero anche fatto sparire armi compromettenti.
Il sito web CBN ha scritto che, oltre alle moschee, Hamas ha utilizzato anche le chiese per lanciare i suoi attacchi. Nel suo reportage, il giornalista George Thomas ha detto che il più eminente esponente cristiano di Gaza, l’arcivescovo Alexios, “ha portato CBN News sul tetto a terrazza fuori dal suo ufficio per mostrare come gli islamisti avessero utilizzato l’edificio della chiesa per lanciare razzi su Israele”. L’arcivescovo ha spiegato che “l’islam comanda in questo luogo e si deve obbedire a tutto ciò che dice Hamas, o affrontarne le conseguenze”.

(Da: YnetNews, 7.8.14)

Testimonianza a YnetNews di un giornalista straniero che ha chiesto di non pubblicare il suo nome: «Il controllo di Hamas sul lavoro dei giornalisti stranieri durante i giorni di combattimento a Gaza non era molto sofisticato, ma molto efficace. In primo luogo, Hamas ha stabilito che i portavoce dell’organizzazione potevano essere intervistati solo nel cortile dell’ospedale Al-Shifa. Come risultato, si sono create lunghe file di giornalisti in attesa di un’intervista i quali, durante l’attesa, non avavno altro da fare che vedere i feriti che arrivavano all’ospedale. Il che ha creato l’impressione che Hamas voleva trasmettere: uno stato di emergenza con imminente disastro umanitario. In secondo luogo, Hamas non ha mai permesso ai giornalisti stranieri di accedere ai siti militari attaccati da Israele, che fossero basi delle organizzazioni armate, siti di lancio dei razzi o altri obiettivi affiliati a Hamas. I morti e i feriti appartenenti all’organizzazione armata non sono mai stati filmati e quindi, dal punto di vista dei mass-media, non esistevano. Tutto questo è servito a Hamas per creare l’impressione che le vittime fossero tutte civili. In terzo luogo, era chiaro che Hamas lanciava razzi da aree popolate da civili, ma l’organizzazione ha imposto ai fotografi della stampa di non documentare questo fatto». (Da: YnetNews, 7.8.14)
Alcune cifre poco note circa la guerra a Gaza (sulla base di stime delle Forze di Difesa israeliane):
- Il 18% dei razzi lanciati da Hamas, vale a dire circa 600 razzi, sono stati sparati da scuole, ospedali, moschee e cimiteri.
- Il 14% dei razzi lanciati da Hamas, vale a dire circa 450 razzi, sono ricaduti all’interno della striscia di Gaza. Tenerlo presente, prima di accusare Israele di ogni singola distruzione e di ogni singola vittima civile all’interno di Gaza. (Da: Israel HaYom, 7.8.14)

giovedì 7 agosto 2014

Quel terribile piano di Hamas per il Capodanno ebraico: sarebbe stato l'11 Settembre israeliano

Sotto Gaza c’è un’altra città“, ha commentato un ufficiale dell’esercito israeliano. Durante la guerra di Gaza, Hamas ha inferto due colpi a Israele: i missili sull’aeroporto di Tel Aviv e la rete di tunnel. Come è possibile che Hamas, un movimento sorto nel 1987, sia diventato una tale macchina da guerra e un nemico così sofisticato? Il padre dei tunnel di Hamas è Imad Mughniyeh, il capo militare di Hezbollah, ne ha diretto la guerra contro Israele del 2006 e serviva da collegamento con Teheran. Prima che Israele lo eliminasse a Damasco (fatto in realtà mai confermato), Mughniyeh mandò istruttori a Gaza e portò membri di Hamas in Iran. La tecnologia, l’equipaggiamento e i fondi della rete dei tunnel di Hamas è quasi tutta iraniana. Israele scoprì i tunnel di Hezbollah nel 2006, domandandosi perché i raid della sua aviazione non infliggevano abbastanza perdite. E allora Israele scoprì che villaggi interi, le abitazioni, gli ospedali, le scuole venivano usate dai terroristi libanesi come fossero cartoni da sovrapporre ai tunnel.
Oggi, allo stesso modo, l’intelligence israeliana teme che Hezbollah pianifichi “l’invasione della Galilea” attraverso una rete di tunnel dal Libano simile a quella di Hamas a Gaza. L’unica differenza con Gaza è che il territorio della Galilea è più difficile da lavorare. Il movimento islamista palestinese ha 15 mila operativi. Molti sono caduti nei bombardamenti israeliani a Beit Hanoun, Shejaiya e Khan Yunis. Israele non ha dovuto affrontare, almeno finora, combattimenti faccia a faccia con i terroristi. Hamas, infatti, ha emulato Hezbollah usando missili anti tank ed esplosivi improvvisati (Ieds). L’altra arma di Hamas sono le bombe dentro le case. Come ha spiegato il generale Micky Edelstein, capo della divisione meridionale di Tsahal, “in una strada di Khan Yunis ho trovato 19 case con trappole esplosive su 28“.
Gran parte delle armi di Hamas arrivano dall’Iran e dal Sudan, ed entrano nella Striscia attraverso il Sinai. A marzo, Israele ha intercettato la Klos-C, una nave iraniana piena di missili siriani M-302 con un potenziale raggio di 200 chilometri. I terroristi di Hamas sono addestrati dentro la Striscia, ma i veterani vengono tutti dai campi in Iran. La costruzione dei tunnel è iniziata quattro anni fa e ha richiesto il quaranta per cento delle risorse di Hamas. Generalmente i tunnel sono scavati 25 metri sotto terra, ma l’esercito ha trovato anche tunnel a 35 metri. “E’ come un palazzo a dieci piani nel sottosuolo“, ha detto un ufficiale dell’Idf.
L’ex capo di stato maggiore, Shaul Mofaz, ha detto che i tunnel sono una minaccia “strategica” per Israele e non meramente “tattica”. I miliziani di Hamas come i vietcong, che scavarono una rete di gallerie sotto il paese per combattere, con tecniche di guerriglia, l’esercito americano. Il parallelo è tracciato dal sito israeliano di intelligence Debka. Ma sono stati gli Hezbollah a insegnare a Hamas come e cosa fare dei tunnel.
Hezbollah aveva scavato un vasto sistema di bunker e di magazzini le cui aperture erano dissimulate in vario modo nelle colline, nelle grotte e all’interno di appartamenti. Gli accessi erano totalmente mimetizzati nella natura “in stile vietcong”. Rintracciarli dal cielo, ad esempio con gli aerei spia, non è possibile. Un mega bunker venne scavato dagli Hezbollah presso Naqura, a soli quattrocento metri dal confine con Israele. In ogni postazione di Hezbollah c’erano docce, gabinetti, aria condizionata e uscite di emergenza.
Alla fine della guerra del Libano, l’allora capo dello Shin Bet, Yuval Diskin, lanciò un allarme: “Fra due o tre anni, se non intervengono cambiamenti significativi, potremmo trovarci in una situazione simile a quella che affrontiamo contro Hezbollah in Libano, cioé con una rete di bunker, gallerie, infrastrutture e armamenti pericolosi“. Sbagliò solo la data.

In almeno tre attacchi nei giorni scorsi, squadre di terroristi di Hamas si sono infiltrate in Israele attraverso queste gallerie del terrore. L’ultimo attacco è avvenuto il 28 luglio, quando i terroristi si sono infiltrati in Israele attraverso un tunnel nei pressi di Nahal Oz. Il loro obiettivo era quello di attaccare una comunità israeliana vicino al confine. Il 17 luglio, i terroristi erano usciti da un tunnel vicino alla comunità israeliana di Sufa, a pochi chilometri dal confine con Gaza. Quattro giorni dopo, i terroristi indossavano uniformi dell’esercito israeliano. Sotto avevano giubbotti suicidi. Il loro obiettivo era quello di massacrare i civili israeliani. Nei tunnel di Hamas sono stati trovati farmaci per addormentare i soldati israeliani rapiti.

Per costruire ogni tunnel servono 350 camion di cemento. Ogni tunnel costa tre milioni di dollari. Con le risorse usate per ogni tunnel della morte, Hamas avrebbe potuto costruire 86 case, sei scuole e 19 cliniche mediche. Ogni mese Israele trasferisce materiali da costruzione a Gaza destinati a progetti civili. Questi materiali sono cooptati da Hamas per i tunnel. Dal gennaio scorso, 4.680 camion che trasportavano 181 mila tonnellate di ghiaia, ferro, cemento, legno e altri materiali di consumo sono passati attraverso il valico di Kerem Shalom a Gaza. Hamas ha usato il materiale per ampliare la città sotterranea del terrore.

Ma a cosa servivano tutti questi tunnel? Hamas pianificava un “D-day” per il Capodanno ebraico, Rosh Hashanah, a settembre. Duecento terroristi mandati a rapire e uccidere quanti più israeliani possibile nei kibbutz lungo la Striscia di Gaza, come Kfar Aza e Nahal Oz. I terroristi avrebbero indossato le uniformi di Tsahal. Hezbollah era pronta ad aprire un fronte a nord. Così, l’operazione militare israeliana ha evitato un evento di dimensioni paragonate dai servizi israeliani alla guerra dello Yom Kippur. Come ha detto il ministro dell’Economia, Naftali Bennett: “Senza l’operazione militare, ci saremmo svegliati un giorno con un 11 settembre israeliano“.

(Fonte: Il Foglio, 2 Agosto 2014)

martedì 5 agosto 2014

Scoperto un piano di Hamas per una grande strage contro civili israeliani


Hamas avrebbe potuto far passare da questo tunnel scavato fin nel territorio israeliano decine di terroristi, forse anche centinaia, prima che ne avessimo trovato l’apertura. La sua scoperta ha sventato un attentato di grande portata”: Lo ha affermato un ufficiale dell’esercito israeliano, il colonnello Max, conducendo nelle vicinanze del Kibbutz di Nir-Am (Neghev occidentale) un pool di giornalisti stranieri all’ interno di uno dei tunnel scavati da Hamas sotto ai reticolati di confine ai margini della Striscia di Gaza. ”Finora – ha proseguito l’ufficiale – Israele e’ riuscito a scoprire oltre 30 tunnel, con 100 aperture diverse”. Secondo il quotidiano Maariv, Hamas progettava di lanciare una vasta offensiva alla fine di settembre, in occasione del Capodanno ebraico.
In quella circostanza centinaia di palestinesi armati sarebbero sbucati all’improvviso dal terreno, attaccando sei localita’ israeliane di confine. Il loro compito era di seminare la morte e di catturare numerosi civili da portare come ostaggi nella Striscia. Una delle localita’ che, secondo Maariv, sarebbero state attaccate da Hamas era appunto il kibbutz di Nir-Am, di fronte alla popolosa cittadina palestinese di Khan Yunes, nel Sud della Striscia. La scoperta dello sbocco del tunnel nel Neghev, ha spiegato il colonnello alla stampa estera, e’ avvenuta due mesi fa, in seguito ad una intensa attività di intelligence.
Giorni fa militari israeliani entrati nella Striscia sono riusciti ad indentificarne anche il punto di partenza, a tre chilometri di distanza, in una serra di Khan Yunes. Il tunnel e’ stato scavato ad una profondita’ di 13 metri sotto terra. La sua altezza e’ 1,75 metri, la larghezza di 70 centimetri: consente il rapido passaggio di un combattente armato. Le pareti sono coperte da lastre di cemento. Di cemento sono pure il pavimento ed il soffitto a forma di volta. Lungo le pareti corrono fili elettrici, mentre sul pavimento vi sono binari utilizzati per lo smaltimento del terriccio. Il suo costo e’ stimato da Israele sui 3-4 milioni di shekel: 600-800 mila euro. ”Quando abbiamo scoperto questo tunnel – ha detto il col. Max – Hamas ci stava ancora lavorando”.
Erano arrivati a poco piu’ di un chilometro da Nir-Am. Adesso l’esercito e’ impegnato nella distruzione di questa rete di tunnel, ma si tratta di una operazione rischiosa che va condotta con circospezione. I soldati che nella striscia di Gaza cercano le aperture dei tunnel sono esposti al fuoco di cecchini, dell’artiglieria palestinese, di ordigni o di razzi anti-carro. All’interno dei tunnel, inoltre, potrebbero nascondersi ancora combattenti palestinesi; oppure potrebbero celarsi cariche esplosive. L’ufficiale ha spiegato che per Israele non e’ sufficiente demolire le imboccature dei tunnel. Occorre invece distruggerne l’intero tragitto, senza pero’ che vi entrino i soldati. Vengono cosi’ compiute trivellazioni e dai fori viene introdotto il materiale esplosivo necessario. Dove possibile, i tunnel sono bombardati dall’aviazione. Finora solo sette sono stati messi fuori uso. Per neutralizzare i rimanenti, al ritmo attuale, occorrerà ancora una settimana.

domenica 3 agosto 2014

Ambasciatore palestinese al Consiglio Onu per i diritti umani: “I nostri razzi contro i civili sono un crimine, i raid israeliani no”


Dovendo spiegare agli ascoltatori della TV dell’Autorità Nazionale Palestinese i rischi che comporterebbe una denuncia di Israele alla Corte Penale Internazionale, il rappresentante palestinese presso il Consiglio Onu per i diritti umani Ibrahim Kraishi ha affermato con chiarezza che, per il diritto internazionale, i lanci di razzi palestinesi contro civili israeliani sono un “crimine contro l’umanità” mentre non lo sono le operazioni israeliane che mirano ai nemici facendo di tutto per non colpire civili (qui il video della dichiarazione).
Dopo aver premesso di non essere candidato a nessuna carica e quindi di sentirsi libero di parlare senza doversi preoccupare della sua popolarità presso il pubblico palestinese, l’ambasciatore ha dichiarato: «I missili che in questo momento vengono lanciati contro Israele, ognuno di quei missili, costituisce un crimine contro l’umanità, che colpisca o che manchi [il bersaglio], perché è diretto contro obiettivi civili». E ha aggiunto: «Che sia contro un civile o mille civili, è considerato un crimine contro l’umanità». Per contro, Israele è nella legalità perché le forze armate israeliane si adoperano per avvertire i civili palestinesi di lasciare siti e aree prima di colpire. «Non si dimentichi – ha spiegato il rappresentante palestinese – che molti dei palestinesi di Gaza hanno detto in televisione che i militari israeliani li avevano avvertiti di sgomberare le case prima del bombardamento. In questo caso, se qualcuno resta ucciso, per la legge si tratta di un errore e non di omicidio intenzionale, perché sono state seguite le procedure legali. Per quanto riguarda i missili lanciati dalla nostra parte, noi non avvertiamo mai nessuno circa il luogo dove questi missili stanno per cadere o circa le operazioni che effettuiamo. Dunque – ha concluso Ibrahim Kraishi – la gente dovrebbe conoscere meglio le cose prima di parlare in modo emotivo circa appelli da fare alla Corte Internazionale».

(Fonte: Times of Israel, 14 Luglio 2014)

Israele.net

“Riaprite i campi di sterminio”: la proposta nazista di Lanfranco Lancione, ex consigliere di Rifondazione a Teramo


Riaprite i campi di sterminio, subito!“. E per risultare maggiormente chiaro, aggiunge la foto dell’entrata di Auschwitz con la scritta ‘Arbeit macht frei’, il lavoro rende liberi. È questo il post che Lanfranco Lancione, ex consigliere di Rifondazione comunista a Teramo, ha voluto pubblicare il 23 luglio sulla propria bacheca Facebook.

Il post è finito sul quotidiano abruzzese “Il Centro” ma Lancione, presidente dell’associazione Social Cuba e particolarmente sensibile al destino dei palestinesi, non ritratta: “Dopo la prima pagina de ‘Il Centro’ di oggi c’è da aspettarsi anche una denuncia…raccontare la verità è proibito per legge!” scrive oggi nei commenti.

Agli amici che non concordano con la sua visione filonazista spiega: “Non è affatto una provocazione…e per favore cominciamo a dire le cose come stanno! Gli ebrei con la storia dell’antisemitismo hanno stufato. Non si può dire ne fare nulla contro di loro, sono autorizzati a fare tutto, da 50 anni stanno massacrando un Popolo che ha come unica colpa quella di essere stato invaso e costretto ad abbandonare la propria terra“.

Alcuni utenti sottolineano: “Ecco servito un esempio di antisemitismo a sinistra“.

Huffington Post

Bischoshofen (Austria): attivisti propalestinesi aggrediscono calciatori israeliani durante amichevole Lille-Maccabi Haifa

Per chi se la fosse persa, ripropongo la notizia qui sotto:

Bischoshofen (Austria), 23 Luglio 2014 – Un tranquillo pomeriggio di sport si è trasformato in un vero e proprio inferno. L’amichevole di Bischofshofen in Austria tra i francesi del Lilla, ex squadra del tecnico della Roma Rudi Garcia e il Maccabi Haifa ha avuto un epilogo a dir poco inaspettato. Il friendly match è stato sospeso definitivamente a pochi minuti dal termine dopo un’assurda invasione di campo, per motivi politici. Alcuni manifestanti pro Palestina hanno deciso di entrare sul terreno di gioco scatenando una rissa con i giocatori israeliani. Scene che non hanno nulla a che fare con lo sport e che hanno sconvolto il pubblico presente, che ha abbandonato immediatamente gli spalti.
Erano tifosi di origine turca, avevano bandiere palestinesi, e hanno attaccato i giocatori, che si sono difesi ma hanno lasciato il campo senza riportare ferite. Il club aggredito ha dichiarato: «Non è accaduto per motivi sportivi, ma perché rappresentiamo Israele. Noi siamo contro la violenza, crediamo nella convivenza e nella tolleranza».
L’incidente accade proprio ora che si teme una nuova ondata di antisemitismo in Europa, in crescita da quando c’è stata l’escalation di violenza tra Hamas e Israele. Nel weekend scorso ci sono stati gravi scontri davanti alla sinagoga di Parigi, sono stati bruciati negozi gestiti da ebrei e 19 persone sono state arrestate.
In Germania si sono sentiti slogan nazisti, inneggianti alle camere a gas, un turista israeliano è stato salvato dagli agenti mentre un gruppo di persone gli gridava: “Ebreo, noi ti prenderemo”. A Essen 14 persone sono state arrestate perché pianificavano un attacco alla sinagoga, la casa del rabbino olandese è stata attaccata due volte in questa settimana. L’ambasciatore israeliano in Germania ha parlato di persecuzioni: «Pare di essere tornati al 1938».
La Germania ha assicurato che non tollererà questi comportamenti razzisti e la Merkel in conferenza ha dichiarato che la Germania farà di tutto per tenere al sicuro i cittadini ebrei. Francia, Italia e Germania sono uniti nel condannare la violenza. C’è comunque preoccupazione. Spesso non si grida “Morte a Israele”, ma “Morte agli ebrei”, segno che dietro l’indignazione per il conflitto in Medio Oriente, si potrebbe nascondere un sentimento profondamente antisemita.
(Fonte: Ansa.it, Repubblica.it, Calciomercato.com, 24 Luglio 2014)
 
da notare il colpo di tae kwon do del "tifoso" al calciatore israeliano....

sabato 2 agosto 2014

Margine protettivo

Quasi un mese di operazioni sul campo stanno cominciando a dare i primi risultati: la "metropolitana" di hammazz sembra sia quasi compeltamente smantellata. I soldati israeliani hanno trovato e distrutto decine di tunnel (alcuni dei quali percorribili in moto dai terroristi palestinesi) pur continuando a subire perdite per avanzare cautamente in un territorio ostile. Solo ieri tre soldati sono morti per lo scoppio di un ordigno piazzato in un ambutlatorio dell'UNRWA che a quanto pare serve a tutto: deposito di armi, sede di indottrinamento e di incitamento all'odio contro Israele e partenza di tunnel.
Se Israele avesse voluto, come amano dire i pacifinti sinistri, sterminare la popolazione palestinese  non avrebbe rischiato la vita dei suoi figli in combattimenti corpo a corpo: avrebbbe dato via libera ai bombardieri fino a distruggere ogni infrastruttura di Gaza. Ma non è questo che vuole lo stato ebraico, il suo governo e il suo popolo! Israele pretende sicurezza per i suoi cittadini,  il disarmo dei terroristi palestinesi e il riconoscimento della sua ebraicità.