Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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Lettori fissi

venerdì 26 dicembre 2014

Attentato con molotov contro auto israeliana

"Eroici" palestinesi, ma li definirei merdosi aSSaSSini del cazzo, hanno lanciato una molotov contro un'auto israeliana in transito in Cisgiordania nei pressi dell'insediamento di El MAtan a Shomron.
In gravissime condizioni una bimba di 11 anni, Ayala Shapira con ustioni di terzo grado al torso, testa, gambe e bracca. Meno grave il suo papà Avner.
I medici dello Sheba Medical Center lottano per salvarle la vita.
Solo lo scorso sabato un bimbo israeliano di soli quattro anni è stato ferito dal lancio di pietre contro l'auto sulla quale viaggiava.
Questa è la "feroce colona israeliana" contro la quale lottano i palestinesi.
 

E questo è quello che resta dell'auto del papà di Ayala


 

mercoledì 17 dicembre 2014

Sventato un attentato suicida a Tel Aviv

Gerusalemme, 15 Dicembre 2014 – Un attacco suicida che doveva essere realizzato a Tel Aviv è stato sventato nelle ultime settimane con gli arresti in Cisgiordania (Giudea e Samaria)  di cinque palestinesi, fra cui una donna offertasi volontaria per l’operazione.
Lo afferma lo Shin Bet, il servizio di sicurezza israeliano. Gli attentatori, del villaggio arabo di Atil (vicino Tulkarem) erano in contatto con terroristi di Gaza dai quali erano stati istruiti su come maneggiare ed assemblare esplosivi.
Il piano prevedeva che la donna – Yasmin Shaaban, 31 anni, di Jenin – doveva raggiungere Tel Aviv e lì travestirsi da ebrea ortodossa per giunta anche incinta, dopo essere entrata in Israele grazie ad un permesso medico. Una volta sul posto la donna avrebbe dovuto farsi esplodere innescando gli ordigni che aveva addosso sotto il travestimento. L’identità politica degli altri palestinesi coinvolti nell’indagine, i cui nomi sono Munadil Takaz, 22 anni, suo fratello Muatez Takaz, 20 anni, Abd al-Haleq Masimi, 22 anni, e Marwan Tzadki, 20 anni,  non è stata ancora precisata.
(Fonte: L’Unione Sarda, 15 Dicembre 2014)

Quelle stragi palestinesi dimenticate dall’Italia


di Alessandro Frigerio

È il secondo mattatoio dello stragismo dopo la stazione di Bologna. Ma è anche il simbolo perverso della selettività con cui istituzioni e opinione pubblica elaborano il ricordo. Perché ci sono fatti di sangue che si vuole rafforzino il comune sentire, di una parte più o meno ampia della collettività, e altri che ragion di Stato e ideologia rigettano come corpi estranei.
All’aeroporto «Leonardo Da Vinci» di Fiumicino i corpi estranei sono quarantotto. Tante le vittime causate dal terrorismo arabo-palestinese nel corso di due diversi attentati, nel 1973 e nel 1985. E il primo di questi è un modello di rimozione storica esemplare.
«A mio fratello Antonio hanno conferito la medaglia d’oro al valor militare – spiega Angelo Zara -, il suo nome compare su due caserme, su un pattugliatore della Guardia di finanza e sulla targa di una piazza nel paese. Ma questa storia è ancora un buco nero: non ho mai avuto notizia di un’indagine, di un processo. Solo tempo dopo ho appreso dai giornali che il Mossad aveva scovato i terroristi». Daniela Ippoliti aveva nove anni quando le uccisero il padre. Ricorda il funerale così vicino al Natale, l’assedio sfrontato dei giornalisti e poi il silenzio. «I colleghi di lavoro gli dedicarono un busto, ma dove siano finiti i terroristi e perché fecero quella strage non ce l’ha mai detto nessuno. Siamo stati dimenticati».
Un abbandono che si spiega con i numerosi aspetti mai chiariti della vicenda: le ambigue scelte di politica internazionale del nostro Paese negli anni Settanta, la Libia di Gheddafi che ospitava e sosteneva il terrorismo palestinese e il ruolo dei nostri servizi segreti. «Il Sid aveva avuto notizia dell’imminente attacco – racconta il generale Corrado Narciso, fratello di un’altra vittima – ma l’aeroporto non venne messo in sicurezza».
E l’inchiesta fu sbrigativa. Appurò che alle 12 e 50 di lunedì 17 dicembre 1973 un commando composto da cinque uomini di Settembre Nero, proveniente con volo Alitalia da Madrid, aveva aperto il fuoco nella zona transiti dello scalo romano e lanciato due bombe al fosforo in un jumbo fermo sulla pista, uccidendo 32 passeggeri. Tra loro anche quattro italiani: l’ingegnere Raffaele Narciso, il funzionario dell’Alitalia Giuliano De Angelis, la moglie Emma Zanghi e la figlia Monica, di nove anni. Prima di sequestrare un aereo della Lufthansa i terroristi avevano ucciso il finanziere Antonio Zara e preso in ostaggio sei agenti di polizia e un addetto al trasporto dei bagagli, Domenico Ippoliti. Il dirottamento, dopo una tappa ad Atene, che con l’assassinio di Ippoliti aggiunse sangue a sangue, si concluse a Kuwait City tra l’affettuosa simpatia riservata ai terroristi dalle autorità. Alla richiesta di estradizione il governo kuwaitiano oppose un rifiuto, adducendo il carattere «politico» della carneficina.
Pochi mesi dopo i cinque furono affidati all’Egitto e quindi rilasciati come contropartita per la liberazione degli ostaggi di un aereo di linea britannico.
Fin qui la tragica sequenza dei fatti. Ai quali seguì l’immediata rimozione. Lo fece a modo suo l’Unità, evitando di citare nei titoli, nei sommari e nell’articolo di fondo del 18 dicembre l’origine degli attentatori. Vi contribuì il Pci, definendo la strage «un chiaro tentativo di marca reazionaria» contro il popolo palestinese. Fece molto di più la Dc, spingendo il piede sull’acceleratore della politica di appeasement verso il mondo arabo.
A funerali appena conclusi l’allora ministro degli esteri Aldo Moro visitò le principali capitali del mondo arabo, compresa Kuwait City. Ci si aspettava, se non un atteggiamento intransigente, almeno parole ferme e chiare. Invece la richiesta di consegna dei colpevoli fu sacrificata sull’altare della crisi energetica e dell’esigenza di nuove forniture petrolifere. E per scongiurare nuovi attacchi, il governo perfezionò con l’Olp il patto scellerato che avrebbe garantito impunità e libertà di transito agli uomini dell’organizzazione palestinese.
Da allora su quei 34 morti è calato il silenzio. I loro nomi non sono negli elenchi delle associazioni delle vittime del terrorismo e nelle pubblicazioni ufficiali. Una lapide nella zona transiti dell’aeroporto di Fiumicino ricorda solo il sacrificio di Antonio Zara.
Per tutti gli altri, compresi i 14 dell’attentato del 1985 ai banchi della Twa e dell’El Al, non una riga. Passati trentacinque anni dagli eventi ci sembra doveroso rimuovere questa cappa di omertà. Per ricordare chi non c’è più. E per inserire a pieno titolo il terrorismo arabo-palestinese nella galleria degli orrori del Novecento.

Liberali per Israele

INCONTRO NETANYAHU- KERRY

Dopo un incontro di tre ore a Roma con il segretario di stato Usa John Kerry, il primo commento del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è stato sull’attacco al caffè di Sydney, in Australia. Nell’inviare le condoglianze al governo e al popolo australiano, Netanyahu ha sottolineato che il terrorismo internazionale islamista non conosce confini e che la lotta contro di esso deve essere globale. A proposito dei temi trattati nell’incontro con Kerry, Netanyahu ha ribadito che Israele “farà tutto il possibile” perché il Consiglio di Sicurezza non arrivi ad imporre una soluzione pericolosa, aggiungendo che Israele si riserva “libertà di azione” per respingere i tentativi di diktat. Alla domanda se lascia Roma più o meno sicuro che gli Stati Uniti ricorreranno al veto contro risoluzioni dannose per Israele, Netanyahu ha risposto che lascia Roma “sicuro che quello che aveva da dire è stato ascoltato”. Netanyahu ha spiegato che Israele si aspetta che gli Stati Uniti si attengano alla posizione tenuta da 47 anni, da quando cioè la risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza ha stabilito, dopo la guerra dei sei giorni, che qualsiasi soluzione al conflitto dovrà emergere da negoziati fra le parti, e non essere imposta dall’esterno. “Non accetteremo diktat su questo punto – ha ribadito Netanyahu – e non vediamo motivo perché gli Stati Uniti debbano cambiare posizione”. Secondo Netanyahu, che ha definito l’incontro “serio e approfondito”, Kerry capisce bene il deterioramento della situazione e i pericoli per Israele che deriverebbero dalla risoluzione palestinese. Netanyahu ha detto che nell’incontro sono state affrontate anche altre questioni come l’Iran, la Siria e lo “Stato Islamico” (ISIS). Per quanto riguarda la minaccia palestinese di portare Israele davanti alla Corte Penale Internazionale nel caso la loro risoluzione non venisse accettata dal Consiglio di Sicurezza, un funzionario israeliano ha detto che questo “è un campo dove possono giocare diversi attori”, e che Israele potrebbe e sarebbe pronto a “rendere pan per focaccia”.

lunedì 15 dicembre 2014

Gerusalemme: terrorista palestinese lancia acido contro famiglia di ebrei. Ferite 4 bambine


Gerusalemme, 12 Dicembre 2014 – Un terrorista palestinese ha gettato dell’acido contro una famiglia di israeliani, con padre, madre, tre giovani figlie e una nipote, che gli avevano dato un passaggio in auto. Sette in tutto i feriti nell’aggressione, compresi due passanti. Il palestinese ha poi cercato di infierire su un israeliano brandendo un cacciavite, ma è stato colpito a una gamba da un passante armato, quindi arrestato e ricoverato.
L’incidente è avvenuto venerdì sera, in Cisgiordania (Giudea e Samaria), lungo la Strada 60 tra il villaggio palestinese di Husan e quello israeliano di Beitar Illit, non lontano da Gerusalemme. Dei feriti, quattro sono bambine di età compresa tra 8 e 10 anni che hanno subito ustioni da acido agli arti. Un uomo di 40 anni ha subito ustioni da acido al viso e gli occhi, sembra non gravi.
(Fonte: Israele.net, 12 Dicembre 2014)

venerdì 5 dicembre 2014

Quei "giornalisti" e "politici" al servizio del terrorismo palestinese


Col passare delle settimane si ridimensiona inevitabilmente il conteggio delle vittime civili del conflitto della scorsa estate a Gaza. Il numero complessivo dei moti rimane immutato; si modifica la composizione: prevalgono militari e militanti, si riducono i civili, fra cui purtroppo spiccano gli scudi umani adottati da Hamas in spregio alla Convenzione di Ginevra. Un crimine di guerra che sarà fatto pesare, quando finalmente i territori palestinesi saranno riconosciuti come stato.
Nel frattempo tardano ad asciugarsi le lacrime versate da Irina Bokova, direttore generale dell'UNESCO, che ad agosto denunciava l'uccisione di Abdullah Murtaja, di professione giornalista. L'agenzia ONU sottolineava il ruolo insostituibile della stampa nella società moderna. Il fatto che il reporter in questione fosse dotato di un moderno fucile non ne sminuisce la missione: chi non possiede un'arma da fuoco?

Ma fino ad ora si ignorava il secondo lavoro di Murtaja: e chi nel tempo libero non si dedica ad attività ricreative? si apprende che il nostro solerte giornalista ha lasciato ai posteri un testamento: con le sue ultime volontà da jihadista. Sì, perché oltre a lavorare per Al Aqsa TV, l'emittente dell'Autorità Palestinese, Abdullah Murtaja era un membro delle brigate Ezzedin Al Qassam, braccio armato nientemeno di Hamas, che non a caso si è affrettata a salutarlo come "martire" (H/t: Elder of Ziyon, Israellycool).

Non ci si può fidare di nessuno: i pescatori trasportano armi e munizioni, i muratori costruiscono gallerie del terrore, i giornalisti hanno l'hobby del lanciarazzi. Tutto si fa, affinché il terrorismo prevalga su Israele. Il reclutamento di volontari dilaga su Internet: come ha evidenziato egregiamente un articolo apparso oggi su Rightsreporter, l'istigazione all'odio mediante diffamazione, diffusione di notizie false e campagnie denigratorie montate su bufale più o meno note, si esprime attraverso le pagine di Facebook, di Twitter e di altri social media. Un fenomeno sottovalutato, ma adesso preso di petto dalle autorità competenti.
Si tratta purtroppo dell'azione di menti labili, spesso sempliciotte e culturalmente arretrate. Ma l'istigazione non si manifesta soltanto nei ceti sociali medio-bassi. Capita di scorgere addirittura un membro del parlamento di Svezia, il cui governo di sinistra è caduto dopo appena tre mesi, avendo nel frattempo varato provvedimenti di cogente importanza come il riconoscimento dello "stato palestinese"; ostentare orgoglioso la mappa riportante addirittura i confini di questa Palestina. Hillevi Larsson, questo il nome della deputata, mostra lieta una targa in cui Israele è addirittura cancellato, come farebbe tanto piacere ad Hamas: tutta la terra, dal Mediterraneo al Giordano, è Palestina. Scomparse Tel Aviv, Gerusalemme, Haifa, Ashkelon, il Sinai: niente, sono tutti territori palestinesi, ed Israele - voilà! - non esiste più.
D'accordo che l'Associazione Palestinese di Malmoe, dove è stata tenuta la cerimonia, è nota alle cronache soprattutto per vantare "Mohammed" e varianti come nome più diffuso fra i neonati e per una sistematica caccia agli ebrei tuttora rimasti in città, dopo 250 anni di operosa e pacifica residenza; ma arrivare a cancellare un intero stato, riconosciuto da tutti e membro delle Nazioni Unite dal 1949, non è fanatismo: è insanità mentale da affrontare con adeguato trattamento sanitario obbligatorio. Ovvio che una simile ostilità sia bocciata dagli elettori - il governo svedese dimissionario non godeva della maggioranza in parlamento - ma esaltata dagli antisemiti.
 
Fonte "Il Borghesino"

giovedì 4 dicembre 2014

Parigi sotto shock. Raid antisemita contro coppia di ebrei: lui picchiato, lei stuprata!

Parigi, 2 Dicembre 2014 – Francia sotto choc per una brutale aggressione a sfondo antisemita compiuta a Creteil, nella periferia di Parigi. Le vittime sono un giovane uomo di 21 anni e la sua fidanzata 19enne: lui è stato picchiato e derubato. Lei, invece, stuprata. Il motivo? La loro appartenenza alla religione ebraica.
I fatti risalgono a lunedì mattina, quando tre uomini incappucciati e armati di pistole hanno fatto irruzione nell’appartamento dei genitori di lui. Dopo un’ora e mezza di efferate violenze, gli aggressori sono fuggiti portando via gioielli, carte di credito e telefoni cellulari. Due di loro sono stati fermati e arrestati poco tempo dopo, mentre il terzo complice è riuscito a fuggire ed è ancora ricercato.
Secondo gli inquirenti si è trattato di un “attacco premeditato”. Gli stessi aggressori hanno dichiarato “di conoscere le origini ebraiche della famiglia” e dunque, come dichiarato dal ministro dell’Interno transalpino Bernard Cazeneuve, “il carattere antisemita dell’aggressione sembra confermato“.
(Fonte: L’Unione Sarda, 3 Dicembre 2014)

Attentato a Gerusalemme


Gerusalemme, 3 Dicembre 2014 – Terrore in un supermarket nella zona industriale denominata Mishor Adumim, vicino a Ma’ale Adumim (periferia est di Gerusalemme), dove un palestinese di 16 anni originario di Al-Eizariya ha ferito a colpi di pugnale due israeliani di mezza età. Una guardia di sicurezza fuori servizio presente all’attacco ha sparato al terrorista ferendolo agli arti.
Due persone sono rimaste ferite – ha raccontato un testimone – con ogni probabilità stavano semplicemente facendo la spesa qui al supermercato e sono state raggiunte da una serie di colpi, probabilmente di coltello, all’addome e alle braccia. Hanno riportato gravi ferite. Il terrorista è stato messo in condizione di non nuocere. E’ stato ferito con un colpo di pistola alla gamba“.
Le due vittime sono state ricoverate all’Hadassah Hospital di Gerusalemme in condizioni non gravi. Altri due palestinesi, tra cui un dipendente dello stesso supermercato teatro dell’attacco, sono stati arrestati mercoledì sera in connessione con l’attentato.
(Fonte: Israele.net, 4 Dicembre 2014)