Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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Sempre con Israele!!!

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mercoledì 17 dicembre 2014

INCONTRO NETANYAHU- KERRY

Dopo un incontro di tre ore a Roma con il segretario di stato Usa John Kerry, il primo commento del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è stato sull’attacco al caffè di Sydney, in Australia. Nell’inviare le condoglianze al governo e al popolo australiano, Netanyahu ha sottolineato che il terrorismo internazionale islamista non conosce confini e che la lotta contro di esso deve essere globale. A proposito dei temi trattati nell’incontro con Kerry, Netanyahu ha ribadito che Israele “farà tutto il possibile” perché il Consiglio di Sicurezza non arrivi ad imporre una soluzione pericolosa, aggiungendo che Israele si riserva “libertà di azione” per respingere i tentativi di diktat. Alla domanda se lascia Roma più o meno sicuro che gli Stati Uniti ricorreranno al veto contro risoluzioni dannose per Israele, Netanyahu ha risposto che lascia Roma “sicuro che quello che aveva da dire è stato ascoltato”. Netanyahu ha spiegato che Israele si aspetta che gli Stati Uniti si attengano alla posizione tenuta da 47 anni, da quando cioè la risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza ha stabilito, dopo la guerra dei sei giorni, che qualsiasi soluzione al conflitto dovrà emergere da negoziati fra le parti, e non essere imposta dall’esterno. “Non accetteremo diktat su questo punto – ha ribadito Netanyahu – e non vediamo motivo perché gli Stati Uniti debbano cambiare posizione”. Secondo Netanyahu, che ha definito l’incontro “serio e approfondito”, Kerry capisce bene il deterioramento della situazione e i pericoli per Israele che deriverebbero dalla risoluzione palestinese. Netanyahu ha detto che nell’incontro sono state affrontate anche altre questioni come l’Iran, la Siria e lo “Stato Islamico” (ISIS). Per quanto riguarda la minaccia palestinese di portare Israele davanti alla Corte Penale Internazionale nel caso la loro risoluzione non venisse accettata dal Consiglio di Sicurezza, un funzionario israeliano ha detto che questo “è un campo dove possono giocare diversi attori”, e che Israele potrebbe e sarebbe pronto a “rendere pan per focaccia”.

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