Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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Sempre con Israele!!!

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Lettori fissi

lunedì 19 gennaio 2015

La Francia sta solo cominciando a capire.


di Giulio Meotti

Ci sono state molte ipocrisie in questi ultimi giorni: i giornali USA che non hanno pubblicato le caricature di Charlie Hebdo, gli intellettuali francesi che puntano il dito corrotto contro la [cosiddetta] “islamofobia”, i leader musulmani e il Presidente Francese Hollande che hanno detto che i massacri di Parigi non hanno nulla a che fare con l’Islam. Parlavo con Roger Scruton, il più celebre filosofo conservatore britannico. Egli ha aggiunto un’altra ipocrisia: “Nello slogan “Siamo Tutti Charlie Hebdo” risiede l’appeasement dell’Occidente. È come dire: “lasciateci in pace”. Accadde dopo le bombe del 7/7 a Londra, quando l’opinione pubblica britannica diceva “Non abbandoneremo il nostro stile di vita”.
Vorrei aggiungere anche un’altra ipocrisia. Ovunque, da Roma a Londra, c’è ora un’onda spontanea e importante di solidarietà con i giornalisti e i caricaturisti e, in una certa misura, i clienti del supermercato kosher assassinati a Parigi la settimana scorsa. Adesso si sentono parole che condannano il terrorismo islamista dall’Indonesia a Londra, ma Gerusalemme non viene mai menzionata. È come se gli Ebrei se lo meritassero, se Israele fosse la causa di tutto; come se non ci fosse posto per il sangue, il pianto e le urla d’Israele nella coscienza frivola dell’Europa e dell’Occidente.
Un articolo del New York Times intitolato, “Gli Israeliani collegano questo attacco alla loro lotta“, proprio lo conferma: a Parigi era terrorismo, a Tel Aviv e Gerusalemme sarebbe una “lotta legittima” contro “l’occupazione”. È come con la tragedia di due anni fa. Il giorno dopo l’attacco assassino di Tolosa, molti tenevano cartelli e striscioni che dicevano “Non dimenticheremo mai”. Tuttavia, due anni dopo quel massacro, gli Ebrei di Tolosa sono stati dimenticati. Chi ci ricorda i nomi di Miriam Mensonego [la piccola bimba ebrea assassinata – ndt]?
Persino per alcuni dei giornalisti di Charlie Hebdo che sono stati assassinati dai terroristi, Israele era diventata la fonte principale d’inquinamento del Mediterraneo. L’antisemitismo europeo di tipo nazionalista, quello che odia gli Ebrei come gente senza radici e incapace di avere uno stato e di difenderlo, degli stranieri, ha poi cominciato a vedere Israele come il vendicatore malvagio, il grande distruttore, il peggior colonialista, l’usurpatore più sanguinario di case e terra. Il 7 Gennaio francese può diventare un giorno di ricordo internazionale del male, ma la sofferenza d’Israele è stata dimenticata e giustificata di proposito.
Durante l’anno appena trascorso, i terroristi hanno versato sangue di occidentali nel Parlamento Canadese, nel Deserto Siriano, in un bar australiano e ora in un quotidiano [síc! in realtà settimanale, ndt] e in un piccolo supermercato. Per quel sangue innocente, i pianti e le urla di solidarietà sono arrivati ad appoggiare la lotta, almeno nominale, contro il terrorismo.
Ma che dire del terrorista kamikaze di Rishon LeZion che massacrò un gruppo di anziani che si godevano inermi l’aria fresca d’un dehors? E che dire degli attacchi ai centri commerciali di Efrat, all’isola pedonale di Hadera, alle fermate dell’autobus di Afula e Gerusalemme, alle stazioni ferroviarie come quella di Naharia, alle pizzerie come quelle di Karnei Shomron, alle discoteche di Tel Aviv, agli scuolabus di Gilo, ai bar e ristoranti come quello di Herzliya e ai caffè come quello di Haifa? Oh no, quel sangue, sangue di Ebrei, non sarebbe innocente e la rabbia dei terroristi e la profanità dei morti ebrei sono state completamente giustificate.
Gli assassini a Charlie Hebdo non avevano come piano specifico di dare ulteriore dolore ai sopravvissuti. In Israele, pezzi di metallo vengono aggiunti dai terroristi nei loro giubbotti, cinture e zainetti esplosivi, con il risultato di avere l’amputazione totale degli arti. Ma ancora, per questi Ebrei non c’è pietà o comprensione, mentre ora il mondo intero si chiede come si sentano e come si rapportano al massacro i sopravvissuti di Charlie Hebdo. La vedova del Direttore di Charlie Hebdo è ora su tutti i canali televisivi, com’è giusto che sia. Ma dove sono i media occidentali quando Israele conta cosí tante vedove in lacrime a causa del terrorismo?
Negli ambienti più influenti della Francia, che è ora in lutto per Charlie Hebdo, gli Ebrei sono un gruppo che non avrebbe il diritto di difendersi dal terrorismo genocida. La vittima ebrea, ma soprattutto la vittima israeliana, dovrebbe non solo accettare il proprio destino di essere assassinata, ma anche essere inghiottita dall’amnesia generale.
L’11 Settembre e il 7 Gennaio, come anche prima di essi l’11 Marzo spagnolo e il 7 Luglio britannico, dovrebbero essere ricordati per sempre come un punto di svolta nella storia del mondo. Ma le vittime civili israeliane dovrebbero essere onorate non solo nello stesso dolore globale che abbiamo visto in questi giorni, ma con una considerazione persino più profonda e drammatica dal momento che gli Ebrei d’Israele hanno sofferto tutto ciò ogni giorno negli ultimi settant’anni.
(Fonte: Arutz Sheva 7, 11 Gennaio 2015 – traduzione di Sergio Tezza)

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